Voci di corridoio dicono che…

Nuove tasse per 6 miliardi, ce lo chiede l’europa. Ma dopo le europee: prima prenderanno i voti dei gonzi che credono nel pd, poi bastoneranno tutti con una nuova manovra di Francesco Bonazzi

“Non è prevista alcuna manovra correttiva”, dicono alle agenzie di stampa fonti di Palazzo Chigi. Per una smentita destinata a durare qualche mese, quattro paroline ufficiose sono più che sufficienti. In realtà, al Tesoro come alla Ragioneria generale, sono in molti a essere convinti che a luglio il governo Renzi sarà “costretto” a farla eccome, una manovra straordinaria. La si farà “perché ce lo ha chiesto l’Europa” e naturalmente sarà “imprevista”. Del resto anche i conti della legge di stabilità sfornata da Gelatina Saccomanni, fino all’altro ieri, tornavano perfettamente. E quei 4-6 miliardi che evidentemente mancavano all’appello già per il 2014 sembravano una fissa di Olli Rehn, il commissario Ue agli affari economici e monetari, e di qualche libero pensatore isolato. Nel saluto che oggi Pier Carlo Padoan ha rivolto ai dirigenti generali dell’Economia (agenzie a ranghi ridotti e inviti ristretti per ragioni di riservatezza) la parola “manovra” non è ovviamente risuonata. Anche se i convenuti nella Sala della maggioranza – l’appuntamento era fissato per le 11 e 30 – al momento di incrociare i bicchieri non parlavano d’altro. Già, perché a differenza della cerimonia di addio di Saccodanni, per il quale molti si attendono una consegna del Tapiro di Striscia la notizia in tempi rapidi, stamani c’era da bere. Anche se nessuno dei presenti è in grado di confermare che Lurch Cottarelli abbia effettivamente brindato.

Del resto è proprio dalla spending review che Padoan adesso si aspetta 5 miliardi di euro, che sono due in più di quelli previsti prudenzialmente da Lettanipote, ma uno in meno di quelli che Cottarelli è convinto di poter portare a casa. E poi ci sarebbero le cosiddette privatizzazioni, alle quali il precedente premier credeva molto, a cominciare dal 4% di Eni e dal 40% di Poste, ma sulle quali ci sono al momento fortissime perplessità del Rottam’attore fiorentino. Un vero dilemma, quello delle privatizzazioni, perché lo staff di Padoan, che è di marca lettian-dalemiana, sa perfettamente che il momento dei mercati è favorevole e che c’è liquidità estera in arrivo sulla Penisola. Ma se il quadro di finanza pubblica peggiora, rischia di cambiare bruscamente anche quello dei mercati. In ogni caso la manovra correttiva che Bruxelles implicitamente ci ha chiesto non si può certo fare prima del 25 maggio, quando si andrà a votare per il parlamento europeo. Il rischio, per Renzi e per il Pd, è di prendere una stangata memorabile alla prima verifica popolare. Ma soprattutto c’è un rischio per Bruxelles e per la stabilità dell’eurozona, perché nuova austerità sarebbe un regalo favoloso per i partiti anti-moneta unica.

Più facile dunque ipotizzare una serie di palliativi fino a maggio. Poi un richiamo concordato di Bruxelles al governo italiano. Quindi una manovra correttiva a luglio. Il tutto nella speranza che nei prossimi mesi le agenzie di rating risparmino l’Italia. Se il quadro è questo, c’è da accogliere con la giusta comprensione l’appello “alla coesione, al lavoro in team e alla riservatezza” che il ministro Padoan ha rivolto ai vertici dell’Economia questa mattina. Il lavoro di squadra prossimo venturo si priverà tuttavia, con molta probabilità, dell’apporto del direttore generale delle Finanze, Fabrizia La Pecorella. A lei sarebbero state addossate parte delle colpe della saga Imu, saga che di fatto ha poi lasciato ai box Er Gelatina ben più del buco (negato) nei conti. Quasi certo, al suo posto, l’arrivo dall’Abi di un’altra donna, Laura Zaccaria. Nel segno di quel connubio “banche&sinistra” che non è solo una fissa di Silvio Berlusconi.

Col solito cappello in mano…

Padoan a Bruxelles assicura: “Cuneo con tagli alla spesa”. Il ministro dell’Economia all’Eurogruppo per illustrare il programma del governo Renzi: “Effetti significativi in 2-3 anni” di Chiara Sarra

Pier Carlo Padoan è volato a Bruxelles e ha illustrato all’Eurogruppo il programma del nuovo governo, aggiungendo che si tratta di un piano i cui effetti potranno essere visti solo tra qualche tempo. “Bisogna cominciare subito”, ha detto, “I risultati saranno crescenti nel tempo e probabilmente veramente significativi nel giro di 2-3 anni”. “Il programma è basato su aggiustamenti strutturali improntati su orizzonti temporali di medio termine cioè l’orizzonte che si è posto il governo”, ha spiegato il ministro dell’Economia alla fine del vertice, aggiungendo che per quanto riguarda il cuneo fiscale l’ipotesi è quella di coprire la sua riduazione “in modo permanente da tagli di spesa”. Una condizione – dice – “importante per garantire la sostenibilità di bilancio”. Parlando della ripresa e delle stime sul pil (riviste al ribasso dall’Europa nei giorni scorsi) Padoan ha poi sottolineato che “i numeri che abbiamo sott’occhio sono più vicini a quelli della Commissione di quanto non fossero in passato”. “Il mio atteggiamento è di esser prudente, preferisco tenermi basso”, ha precisato, “L’Italia viene in Europa per fare delle cose non per chiedere dei favori. Alcuni degli squilibri sono ben noti a tutti da tempo e sono impedimenti alla crescita. Il governo saprà comunque dare una risposta adeguata nel rispetto dei vincoli assegnati”. Per quanto riguarda poi i debiti delle Pa con le imprese, il ministro ha assicurato che il governo “sta lavorando ad uno strumento legislativo che colleghi il completamento del processo di pagamento al riassetto permanente del sistema, per evitare che l’accumulo si ripresenti”. Il provvedimento potrebbe arrivare sul tavolo dell’esecutivo già nel Cdm di mercoledì.

La pena sbagliata

Condannato a 3 anni e 4 mesi il pirata che investì e uccise Beatrice. La sedicenne era stata travolta nel luglio scorso mentre viaggiava in bicicletta in una strada di Gorgonzola. Deluso il padre Nerio Papetti: «La pena non è giusta»

È stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione Gabardi El Habib, il pirata della strada che il 10 luglio scorso travolse e uccise a Gorgonzola (Milano) Beatrice Papetti, una ragazza di 16 anni che era in sella alla sua bicicletta. Lo ha deciso il gup di Milano Simone Luerti al termine del processo in abbreviato e a 8 mesi mesi di distanza dalla morte della giovane. Nessuna attenuante all’imputato che si era costituito alle forze dell’ordine dopo una settimana. Era accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. Il giudice ha disposto anche la sospensione della patente per 3 anni a carico del marocchino e ha stabilito che il risarcimento a favore dei familiari, difesi dall’avvocato Domenico Musicco, dovrà essere quantificato in sede civile. Il pm Laura Pedio, titolare dell’inchiesta che aveva portato all’arresto del marocchino che si era presentato ai carabinieri dopo una settimana, aveva chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi.

«La pena non è giusta»: «La pena non è giusta – ha spiegato il padre della ragazza, Nerio Papetti – ma questa è la legge italiana. Sono abbastanza soddisfatto, anche se noi chiedevamo di più. Comunque rispetto a quel che si sente in giro, di condanne a un anno e 6 mesi per omicidio colposo, va bene così». Il fatto che l’imputato, ha aggiunto, «venga a chiedere scusa il giorno del processo, fa capire che le scuse non sono autentiche, anche se il suo avvocato ci ha detto che erano mesi che pensava di farlo». Secondo Nerio Papetti, inoltre, «il cerchio si stava stringendo, questo non è costituirsi, ha solo anticipato di un quarto d’ora quello che sarebbe successo».

«Segnale positivo»: Per l’avvocato Musicco, anche presidente dell’Associazione vittime di incidenti della strada e sul lavoro, la condanna di oggi è un «segnale positivo perché c’è una pena effettiva, anche se speravamo fosse applicata la pena chiesta dal pm, che riteniamo adeguata». Le pene per questi fatti «in ogni caso – ha spiegato il legale – non sono quelle che ci sarebbero se venisse finalmente introdotto l’omicidio stradale. Noi – ha concluso – abbiamo depositato una proposta di legge al Ministero dei Trasporti che prevede pene da 6 anni a 16 anni per omicidio stradale». Il marocchino, tra l’altro, qualche giorno dopo l’arresto aveva ottenuto i domiciliari. La difesa dell’uomo aveva presentato anche un’istanza di patteggiamento ad una pena attorno ai due anni, che era stata respinta dal gup.

Adam Kabobo e la schizofrenia paranoide…

Uccise i passanti col machete, Kabobo rischia 20 anni di cella: “sconto” per la semi infermità. Lo scorso 11 maggio ha ucciso con un machete tre passanti. Il pm chiede vent’anni di carcereapplicando lo “sconto” della seminfermità mentale di Sergio Rame

Il pm di Milano Isidoro Palma ha chiesto vent’anni di reclusione e altri sei di ospedale psichiatrico giudiziario come misura di sicurezza per Adam Mada Kabobo, il ghanese che lo scorso 11 maggio ha ucciso con un machete tre passanti. Uno dei possibili moventi del triplice omicidio sarebbe stato “il rancore verso la società” del ghanese che si sentiva escluso. Kabobo avrebbe, infatti, agito con lucidità e con una “finalità depredatoria”. Non a caso, dopo aver ucciso la 21enne Daniela Carella, Alessandro Carolé (40 anni) e Ermanno Masini (64 anni), gli ha anche rubato i cellulari. Nel processo con rito abbreviato davanti al gup di Milano Manuela Scudieri, il pm Palma ha chiesto di condannare a vent’anni di carcere Kabobo applicando lo “sconto” della seminfermità mentale. Dopo aver espiato la pena, tuttavia, è stato chiesto che il ghanese passi sei anni in una casa di cura e custodia come misura di sicurezza. Nella scorsa udienza il giudice aveva rigettato la richiesta della difesa di un supplemento di perizia psichiatrica dopo che una perizia, disposta in fase di indagini e depositata lo scorso ottobre, aveva riconosciuto che Kabobo non era totalmente incapace di intendere e di volere ma soltanto semi infermo di mente. L’immigrato soffrirebbe, infatti, di una forma di “schizofrenia paranoide”. Nelle scorse settimane il tribunale del Riesame si era, infatti, opposto al trasferimento di Kabobo in un’ospedale psichiatrico giudiziario.

Tamburi di guerra per evitare il default del dollaro?

 
 
 
Ho detto spesso che quelle finanziarie speculative sono guerre combattute… con altri mezzi. E che gli sciacalli che le scatenano hanno comunque in mente di conculcare i diritti dei popoli e di appropriarsi degli stati-nazione realizzando cessione di sovranità,  sudditanza e satellizzazione. Questo quando va bene (si fa per dire). Quando invece non basta, quando si rischia il crollo mondiale del Dollaro, l’opzione bellica manu militari (per interposta persona, o per esportare la democrazia mercatile e usuraia, o attraverso false rivoluzioni che sono di fatto dei colpi di stato, o quale bombardamento Nato come avvenne nei Balcani) resta pur sempre l’opzione per antonomasia. E l’Europa sarà allo servizio dello zio Sam, offrendo le basi aeree come avvenne per la guerra contro la Serbia? In Italia abbiamo una ministruccia (la Mogherini)  della giunta (golpista) Renzi, che la prima cosa che ha fatto è stata quella di allinearsi a Victoria Nuland.
Morire per Kiev? E che ce ne viene a noi?  Leggete un po’ qui…

C’è l’intento del Pentagono di colpire la Russia prima del collasso planetario del dollaro». In questa chiave Carlo Tia inquadra i drammatici sviluppi che oppongono Mosca e Washington in Ucraina. «Gli scambi tra la Cina e la Russia sono ormai in yuan, fra la Cina e l’Iran in oro», scrive Tia su “Megachip”. «La stessa Cina si sta liberando di circa 50 miliardi di dollari al mese – trasformati in obbligazioni “ricomprate” forzosamente dal Belgio, non si sa esattamente da chi – per sostenere il dollaro (più esattamente, i petrodollari). Lo stesso George Soros sta pesantemente speculando al ribasso a Wall Street. Sono tutti segni di una prossima depressione mondiale, da cui forse gli Stati Uniti potrebbero uscire solo con una prolungata guerra in Europa». A conferma del “pilotaggio” della crisi esplosa a Kiev, lo scoop del “Giornale”: in una telefonata alla “ambasciatrice” dell’Ue, Catherine Ashton, il ministro degli esteri dell’Estonia, Urmas Paet, dice che i cecchini che hanno sparato sulla folla di piazza Maidan non erano uomini di Yanukovich ma probabilmente «della coalizione appoggiata dall’Occidente».
 
Resta la domanda: perché gli europei non si sono resi conto della trappola mortale tesa a loro dagli Usa? E’ ormai chiaro, sostiene Tia, che secondo i piani dei registi delle Ong operanti in Ucraina (gente del calibro di George Soros e Zbigniew Brzezinski) è contemplata una guerra civile fra i russofoni dell’est e gli ucraini dell’ovest. «Pochissimi media occidentali – continua Tia – hanno trasmesso la registrazione trapelata del colloquio di Victoria Nuland (ndr: quella del “Fuck Europe!”), incaricata Usa della cura dei rapporti diplomatici con Europa ed Eurasia, con l’ambasciatore statunitense in Ucraina». La Nuland disponeva e comandava la composizione del nuovo governo di Kiev dopo aver cacciato Yanukovich, presidente pessimo ma regolarmente eletto. La “strategia della tensione” innescata a Kiev darebbe agli Usa e alla Nato «il pretesto di intervenire per “pacificare” l’Ucraina, stabilirsi minacciosamente nel Mar Nero e proiettarsi sempre di più nel Caucaso e verso il Mar Caspio, ricchissimo di risorse petrolifere e di gas».
 
Grazie alle nuove tecnologie di “fracking”, aggiunge Tia, la stessa Ucraina è diventata nel giro di pochi anni un campo d’interesse primario per esplorazioni e sfruttamento di nuove aree. Lo sviluppo di simili giacimenti (specie da parte di compagnie nordamericane) insidia direttamente la posizione dominante russa di Gazprom. Molto evidente anche la volontà di colpire la Cina, che in questa crisi è schierata con Putin: «I cinesi – rivela l’analista di Megachip – hanno di recente acquistato diritti di sfruttamento agricolo su circa 6 milioni di ettari di terre ucraine coltivabili. Cosa che ha fatto venire il sangue alla testa alla Monsanto e affini. Dico “aveva”, perché il governo fantoccio messo su dagli americani ha revocato subito i diritti concessi l’anno scorso ai cinesi». Per Carlo Tia, il rischio concreto è drammatico: «I meccanismi della guerra sono innescati. Se dovesse fare fino in fondo la sua corsa il gioco automatico delle alleanze, fra non molti giorni ci troveremo in guerra».

Nel piano bellico, secondo Tia, si collocano anche le dotazioni del Muos in Sicilia, l’installazione di scudi antimissile in Polonia, l’apertura di basi americane in Romania e Bulgaria, senza contare la Turchia, membro della Nato, che controlla gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Il governo di Ankara ha appena concesso a una grande nave da guerra Usa di entrare nel Mar Nero, in violazione della Convenzione di Montreaux, mentre ad Atene c’è una presenza navale ancora più pesante, la portaerei “George Bush”. Secondo la Russia, la convenzione che vieta l’ingresso nel Mar Nero di navi da guerra non appartenenti a paesi affacciati su quel mare, è già avvenuta in questi giorni con la comparsa della fregata statunitense “Taylor” e della “Mount Whitney”, nave-comando della Sesta Flotta».

Da questa crisi, è evidente, l’Europa ha tutto da perdere. Perché allora asseconda l’offensiva statunitense alla frontiera russa? «La Germania – scrive Tia – ha abboccato all’amo di una espansione verso un mercato ucraino di 46 milioni e mezzo di abitanti, previa distruzione del modello di economia sociale di mercato dell’Ucraina, e della sua industria, soprattutto all’est del Paese». E la Francia di François Hollande «è stata pesantemente minacciata a partire dal dossier iraniano nel corso del recente viaggio del presidente francese a Washington». Bocciata, di fatto, la missione a Teheran condotta da 140 grandi industriali francesi, «che avevano creduto al clima (fasullo) di buoni nuovi rapporti con l’Iran». 
 Motivo: «Obama ha detto senza peli sulla lingua che tutte le relazioni della Francia (e dell’Europa) devono rispettare non solo le sanzioni che non sono ancora state tolte, ma anche quelle, soprattutto commerciali e finanziarie, che gli Usa dettano unilateralmente».
Un gioco pericoloso, che potrebbe chiamarsi Terza Guerra Mondiale, se gli Usa faranno precipitare la situazione con l’adesione dell’Ucraina all’Ue, spingendo i missili della Nato fino ai confini con la Russia. «La Cina, da parte sua, ben sapendo di essere il prossimo obiettivo, ha dichiarato di sostenere la Russia, ed è comunque sotto attacco, sia finanziariamente sia economicamente: il piano americano attuale consiste nel far deragliare l’economia cinese e poi destabilizzarla nelle regioni occidentali, che saranno, per la Cina, l’equivalente dell’Ucraina per la Russia». Di fatto, aggiunge Tia, il mondo si sta avviando ad una bipolarizzazione molto pericolosa: Cina e Russia da un lato, Stati Uniti e Europa al suo guinzaglio dall’altro lato. «È questa una tappa del disegno di dominio planetario degli Usa: ricreare un clima di tensione continua, di fronte alla quale gli europei non potranno che compattarsi attorno allo Zio Sam, per non buttarsi nelle braccia dell’altro blocco».

 

http://www.libreidee.org/2014/03/piano-usa-guerra-in-europa-prima-che-crolli-il-dollaro/ (segnalato da Josh).

Renzi segna il passo

Entrato a Palazzo Chigi in un turbinio di chiacchiere e cinguettii, il bulletto di Firenze finora ha saputo fare quel che qualunque Letta avrebbe fatto.
Sproloqui sulle riforme.
Lecchinismo acuto verso l’unione sovietica europea.
Promesse.
E tasse, sempre, solo tasse.
I primi effettivi provvedimenti del putto fiorentino sono infatti stati:
aumento delle accise sulla benzina;
licenziamento del decreto fiscale che consente ai comuni un aumento ulteriore 0,8 per mille di rapina sulle nostre case e, in aggiunta, la revisione in aumento degli estimi catastali sui quali si basano i parametri per il calcolo della tassa sulla casa;
regalie ai comuni, a cominciare da Roma per quasi eicento milioni di euro che non rivedremo mai più.
Inoltre sarebbe interessante conoscere, nel momento in cui non si sa dove Renzi andrà a sottrarre i soldi per mantenere, almeno in parte, le sue roboanti chiacchiere, quanti di quegli 11 miliardi di euro (ben 22mila miliardi di lire !!!) che l’unione sovietica europea regalerà a Kiev per comprarsi l’Ucraina, saranno sottratti ai risparmi degli Italiani.
Ma il finto Fonzie non è riuscito neppure a promuovere le riforme a costo zero come la riforma elettorale, nonostante i ripetuti salvagenti che gli ha lanciato Berlusconi.
L’ultima è che la legge elettorale, che sembrava l’unico provvedimento dovesse essere assunto sin dal febbraio 2013, è ferma per … le quote rosa.
In pratica non abbiamo una nuova legge elettorale perchè un gruppo di neofemministe scalmanate pretende l’imposizione di un provvedimento medievale e oscurantista che impedirebbe la libera determinazione di un partito su chi candidare, sopprimerebbe il merito, esproprierebbe gli elettori del diritto di vedere il proprio partito formare una lista con i migliori rappresentanti che non potranno mai essere, alternativamente, un uomo e una donna, ma sono necessariamente più uomini o più donne.
E quale libertà avrebbe il partito dei padri separati (che pure si era presentato in passato) se dovrà alternare a padri separati, magari quelle madri che proibiscono loro di vedere i figli ?
Per questa baggianata delle quote rosa non trova il via libera una riforma di suo ampiamente pasticciata con quattro o cinque quorum, con il doppio turno, con il senato che non viene considerato, con le quote panda per altoatesini e valdostani, trova il via libera.
E siamo solo alla prima lettura.
Cosa resterà a Renzi ?
Esattamente quello che avevano Letta e Monti: la rapina fiscale.
E potete star certi che la userà, perchè di tagliare realmente gli ottocento miliardi di spesa annui non ci pensa proprio, pesterebbe troppi piedi, anzi per piacere a tutti aumenterà ancora la già ipertrofica spesa pubblica e clientelare.
A spese nostre, rapinando i nostri risparmi, espropriando le nostre case e falcidiando i nostri redditi.
Fino a quando sopporteremo ?



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La DESTRA è DESTRA, cara Giorgia…

Come da anni, concordo con Marcello Veneziani. Ed aggiungo, in basso, il mio commento…

“Il diritto di essere ancora di destra.
Ma cosa dovrebbero fare quelli di destra, legarsi una pietra al collo e buttarsi a mare ?”di M. Veneziani.

“Ma cosa dovrebbero fare quelli di destra, legarsi una pietra al collo e buttarsi a mare? Ingrillirsi, impadanirsi, irrenzirsi, neoberlusconizzarsi? Dovrebbero suicidarsi per seguire anche nella sventura il loro leader, muoia la destra con tutti i finistei?

Non voglio far polemiche né coi fratellini d’Italia né col fiuggi fiuggi dalla destra. E nemmeno mettermi a dire che così si fa il gioco di qualcuno; ormai i giochi sono finiti e l’età dei giochi pure. Mi limito a dire che la scelta è tra il nulla e chi invece pensa che sia meglio qualcosa piuttosto che il nulla. Meglio il nulla meno meno che il nulla e nulla più. Poi si può essere severi, e giustamente, sulle scelte e sulle stature, sugli errori commessi al potere e rivendicati pure oggi, sulla paura di scommettere tutto sul formare una nuova destra di domani.

Ma non si può chiedere a quelli di destra l’eutanasia collettiva per espiare, facendo sparire del tutto i temi della sovranità nazionale e della tradizione.

Su Fini mi limito a una diagnosi asettica del suo errore politico: dichiarò guerra nello stesso tempo alla sua destra in tutte le sue anime e a Berlusconi che l’aveva portato a Palazzo. Pensò di disfarsi della prima e sfasciare il secondo. Avrebbe potuto fare una delle due cose, ma mai aprire due fronti insieme.

Fu questa la sua presunzione, che bastasse lui, perché pensava che Berlusconi sarebbe finito e che lui, Fini, da solo valesse più della sua destra, di cui si riteneva prigioniero politico. Ma erano i suoi polmoni e non le sue catene.” .

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“Sono di DESTRA da quando sono nato. A casa mi definirono “Nato col Fez”.
A 13 anni mi scolvonse il Maggio francese, a 14 anni un compagno, anche di ginnasio, D.D. , mi disse: “Non avrai MAI il coraggio di farlo…”. Ed il giorno dopo mi presentai in sede e mi iscrissi alla Giovane Italia. A 16 anni (prima non si poteva…), al MSI. Invece che odiare i genitori, li amavo, crebbi col Mito del Padre Fascista e ONESTO, che pagò la scelta di non cambiare casacca il 26 aprile con una dura epurazione. Sono riconoscente a Mio Padre dell’ Educazione Patriarcale, Agraria, Italiana e Cattolica. A Mia Madre di quella Monarchica e Delle Piccole Cose. Sono arciconvinto che il MSI non avrebbe mai dovuto sciogliersi, avendo vinto noi la Guerra contro DC, PCI,PSI e partitocrazia. Sono di DESTRA, orgogliosamente; credo che Pasolini, Che Guevara, Gramsci, Il Fascismo immenso e rosso, il bolivarismo, il vietnam comunista, siano agli antipodi con il Mio Mondo; non amo la democrazia, almeno questa fittizia, che ha fatto anni di lutti, odi, furti, grasserie. Mi stanno sui piedi i furbetti che dicono “Destra e sinistra sono concetti superati”. NO ! Non per me. A DESTRA c’è e ci sarà sempre DIO,PATRIA E FAMIGLIA. A sinistra il vuoto, il nulla, il Diavolo. Non ho conosciuto MAI, nè in Italia, nè in Romania, nè nel resto del mondo, “comunisti buoni”. Vorrei essere aFascista, come insegnatomi da Giorgio Almirante. Ma quando sento parlare gli antifascisti, i libertari, i cattocomunisti, i buonisti, la Boldry, la Kiengy, i nazionalbolscevichi ed altri simpaticoni, corro al mio armadio ad indossare la Mia Camicia NERA, quella con Croce Celtica davanti, e dedica ad Aldo Resega sulla spalla. 

Sono Nero, Nero come il Lutto, come diceva una Nostra Canzone. Nero come certa Aristocrazia Reazionaria Cattolica Romana. Nero da voler essere sepolto con quella Camicia e la mia fascia del Servizio d’Ordine del MSI che ancora conservo. Questa è la MIA DESTRA, altre sono tentativi di incollare un giocattolo che noi semplici Militanti non avremmo mai rotto…”

Via Indipendenza imbrattata dai no tav

Chi ha avuto modo di passare per via Indipendenza dopo la manifestazione dei no tav, può verificare di persona lo sconcio prodotto dalla vernice che quei manifestanti hanno abbondantemente usato per le loro scritte sulle colonne e sui muri.
Una autentica indecenza ed ancor più indecente è la pusillanimità di chi non ha disposto l’uso delle Forze dell’Ordine, obbligate quindi a guardare senza reagire.
In tal modo quei devastatori sono venuti a Bologna, l’hanno imbrattata e se ne sono andati senza pagare dazio.
Toccherà ai cittadini mettersi le mani in tasca e pagare la ripulitura delle colonne e dei nostri portici.
Fino alla prossima volta.
Quando altri manifestanti si crederanno in diritto di fare altrettanto e sporcare di nuovo colonne e portici.
E questo accadrà finchè non si porrà fine con punizioni esemplari.
Ad esempio con il fermo dei responsabili e il loro incatenamento alle colonne imbrattate finchè non le avranno ripulite tutte.
Io lascerei solo una scritta: “Galere in fiamme”.

Con una piccola postilla: “con tutti voi dentro”.


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