Renzi come Monti e Letta

Ricordate quando Monti fu insediato a palazzo Chigi, con un colpo di mano ispirato da coloro presso i quali nei giorni scorsi Renzi è andato in pellegrinaggio ?
I quotidiani intonavano il Te Deum e sembravamo alla vigilia di una nuova età dell’oro.
Il risultato lo abbiamo toccato tutti, nessuno escluso, con mano: più poveri.
Depredati i risparmi, taglieggiati i redditi, tassata anche la prima casa.
Risultati: zero.
Il debito pubblico è aumentato e siamo qui ancora a dover rattoppare i buchi.
Letta fu una meteora, anche lui però salutato dal Te Deum dei soliti noti, abituati alla piaggeria di regime che, oggi, ripetono verso il bulletto fiorentino.
La Merkel ha praticamente salutato il putto con le stesse parole di Monti e di Letta che ha liquidato senza tanti complimenti: non sono più utili ai suoi scopi.
Non mi sorprendono i lecchini in servizio permanente effettivo, mi sorprendono i sondaggi che indicano quasi il 60% di fiducia verso Renzi.
O i sondaggi sono taroccati o l’Italia, con tanti creduloni, si merita Renzi e un’altra stagione di rapine ai propri redditi, risparmi e proprietà.
Intanto viene millantata come una riduzione delle tasse, la detrazione di ottanta euro a soli 8,5 milioni – su 35 milioni di lavoratori !!! – di Italiani (l’altro 1,5 milione per arrivare alle dieci milioni di baionette renziane è di immigrati ai quali Renzi regala i soldi che sottrae dai nostri risparmi).
Balla colossale.
L’unica riduzione delle tasse si ha quando ne viene cancellata una senza inventarsene o aumentarne un’altra per continuare a spendere.
Tutto il resto è un deja vu che appartiene alla tradizione del partito delle tasse, cioè il pci/pds/ds/pd, cioè il partito di cui Renzi è segretario e di cui Renzi incarna perfettamente il dna.


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Nell’anniversario della morte del Re

Il Re Umberto II alla sua scrivania.

Il Re Umberto II alla sua scrivania.

Da 31 anni, non è più tra noi.

Ma lo sarà per sempre.

Il 18 marzo del 1983 si spegneva in una clinica di Ginevra, dopo una lunga malattia, Sua Maestà Umberto II di Savoia, Re d’Italia.

Per tutti, semplicemente, Umberto.

Aveva 78 anni di cui 37 passati in esilio a Cascais in Portogallo. Non estraneo alla scelta di questa destinazione fu sicuramente anche il ricordo dell’esilio del trisnonno, il re Carlo Alberto, morto ad Oporto nel 1849.

Ed in esilio fu lasciato morire.

Il Re, pur senza abdicare al suo status di sovrano, aveva scelto l’esilio per amore: la falsa Repubblica, asseritamente nata dalla Resistenza e sorta sui brogli referendari, glielo imponeva per odio.

Ed in esilio riposa ancora condividendo la sorte dei suoi genitori.

Pochi mesi più tardi dalla sua partenza, allorché  Re Vittorio Emanuele III stava per morire, la falsa Repubblica, ciarpame istituzionale, negò ad Umberto di sorvolare l’Italia per giungere in tempo a vederlo vivo. E non lo vide.

Agli Italiani delle nuove generazioni non fu concesso conoscerlo, grazie ad una congiura del silenzio che non si fermò neanche in occasione dei suoi funerali che non furono trasmessi in televisione e nell’oblìo si è voluto che la sua figura si nascondesse.

Oggi Umberto dorme dimenticato a nell’Abbazia di Hautecombe – un antico monastero cistercense, fondato dal conte Amedeo III di Savoia, poi morto e sepolto a Cipro, di ritorno da una crociata – al fianco delle spoglie del Re Carlo Felice, nello stesso dipartimento francese della Savoia dalla quale la Casa Reale d’Italia ha tratto le sue origini storiche.

I recenti Presidenti della Repubblica hanno dimostrato quale peso, ignominiosamente di parte, può avere un capo dello stato anche in una democrazia parlamentare.

Da Scalfaro a Cossiga, attraverso Ciampi fino all’attuale.

E senza rappresentare quell’Unità Nazionale che la Costituzione del ‘48 vorrebbe.

Per un sovrano come Umberto non era importante che a governare fosse la Destra o la Sinistra, perché il Re doveva essere davvero il punto di massimo equilibrio della Nazione. Come ebbe a dire lo stesso Re: “La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla”.

Il Re non è, infatti, eletto ed, in quanto tale, non deve rendere conto a consorterie politiche o a lobby affaristiche.

La sua responsabilità è nei confronti soltanto del suo popolo.

E per questo ancora oggi, a tanti anni di distanza, si sente il bisogno del Re.

Un sovrano come Umberto, legato alla sua gente. Quella gente che al suo Re non venne mai meno.

Ad ogni Popolo la SUA Nazione

Il referendum in Crimea che legittima il ritorno di quella regione alla Russia alla quale fu sottratta da un dittatore ubriacone come Kruscev, riapre il discorso (mai accantonato) sull’autodeterminazione dei Popoli.
Una volta era l’Occidente a sostenere il diritto di ogni Popolo a scegliere, con il voto, dove stare, quale sistema adottare e da chi essere governato.
Anche se non sempre (ricordo la guerra civile americana che impedì agli stati del sud di costituirsi in Confederazione autonoma, ricordo i farseschi plebisciti per l’annessione al regno di Sardegna del Veneto e dell’Emilia, ricordo il referendum tra monarchia e repubblica del 1946) lo strumento del voto era la nota che distingueva una dittatura da una democrazia.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica sembra che la tara del comunismo sia passata in Occidente, a molti governanti e organizzazioni sovranazionali di nominati che, senza mandato, non solo si arrogano il diritto di imporre i loro voleri ai Popoli Sovrani, ma decidono anche se, come, quando e chi votare.
Vediamo così le grandi difficoltà che abbiamo in Italia (e in tutta europa) nel far passare il principio che ogni rinuncia alla Sovranità, cominciando da quella di battere moneta, deve passare attraverso l’espressione del voto di chi quella Sovranità detiene: il Popolo.
E vediamo come un governo, il terzo consecutivo, che non ha la fiducia popolare derivante dalla vittoria in una elezione, si permetta di criticare la scelta della Crimea di sottoporre a referendum popolare se essere regione dell’Ucraina o della Russia.
E’ la paura che porta Obama e la Merkel, Hollande e Renzi a dichiarare unilateralmente illegittimo un voto popolare, quello stesso voto che loro non consentono nei loro stati per decidere se restare nell’euro o se tornare alla lira.
Un voto al quale vogliono anche si presentino candidati solo quelli da loro prescelti e così assistiamo anche alla vergognosa gazzarra che vorrebbe impedire a Berlusconi di presentarsi al suo Popolo e al suo Popolo la possibilità di votarlo ancora una volta.



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Referendum in Crimea: è plebiscito!

 

Sì sapeva già che il referendum con quesiti chiarissimi per l’annessione della Crimea alla Russia, avrebbe avuto un esito plebiscitario (il 96, 7% secondo “La Stampa“).

I quesiti erano due: «Siete a favore della riunificazione della Crimea con la Russia come entità costituente?» oppure «Siete a favore dell’applicazione della costituzione della Repubblica di Crimea del 1992 come parte dell’Ucraina?». Niente quesiti tortuosi lunghi un chilometro dove non si capisce niente, come è uso fare da noi coi referendum “abrogativi”. Perciò non c’era possibilità di fraintendimenti.
Riporta Fausto Biloslavo, de Il Giornale , che conosce bene quelle realtà, per aver fatto un ottimo lavoro di inviato, e che ha cercato di informare, a differenza della maggioranza dei suoi colleghi giornalisti: “Di referendum illegittimo non vogliono sentir parlare. «L’Europa usa un doppio standard – sbotta Misha -. L’indipendenza del Kosovo va bene, ma l’autodeterminazione della Crimea no”.

Quindi da quelle parti, a differenza che da noi, c’è chiarezza sui progetti nefandi delle forze Nato e della dottrina Brzezinski propugnata e imposta dagli Usa (dall’amministrazine Obama, ma anche da quelle precedenti).

Se la sghignazza il CorServa sull’illegittimità del referendum, quello stesso giornale che in questi giorni ha ospitato gli editoriali di Franco Venturini, uno dei pennivendoli di politica estera (è legato ai circoli del CFR), più mistificatori che ci siano nel cortile dei gazzettieri usi a razzolare nel guano delle menzogne.  E’ sempre lo stesso quotidiano che oggi pubblica un’intervista dai toni sarcastici di Francesco Battistini al cantante Riccardo Fogli (ex Pooh) chiamato a cantare canzoni italiane per la Crimea russofona  a vittoria referendaria conseguita, in mezzo a una marea di bandiere bianche rosse e blu della Santa Madre Russia. Il poveretto nell’intervista di Battistini ha pure dovuto fare l’indiano (in realtà ha capito benissimo cosa succede da quelle parti), per non subire ostracismi canori o etichette di “collaborazionista” qui da noi. A che punto di ridicolaggine siamo arrivati!
Il problema dei problemi per i popoli e per le nazioni che intendono riprendersi in mano il loro destino, è fare esattamente il contrario di quel che vogliono le forze MONDIALISTE (Usa, Nato, Onu, Ue, Troika, ecc.) : quando queste sbandierano ai quattro venti l’unità nazionale, allora si deve diventare perfino “separatisti”. Viceversa quando questi fanno i “separatisti” e i “secessionisti” in modo unilaterale,  come è avvenuto per il Kosovo il 17 febbraio del 2008, allora è il caso di essere compattamente nazionalisti.
Insomma, non è facile afferrare i loro disegni geostrategici così inarrivabili, ma piano piano arriveremo a imparare a fare i nostri interessi. O almeno, lo spero.
Purtroppo, è da un bel pezzo che stanno facendo saltare non solo il diritto nazionale, ma anche quello internazionale. Da quando abbiamo girato la boa del XXIesimo secolo, siamo precipitati in “terra incognita” nella quale la realtà dimostra che il diritto di un territorio a diventare indipendente e a determinare il proprio destino dipende dalla FORZA esercitata dal suo Santo Patrono e dalla posizione di questo “protettore” all’interno della cosiddetta “comunità internazionale”. Detta in soldoni, alla diplomazia, si è voluta sostituire la legge della giungla, delle guerre preventive e delle “rivoluzioni” telecomandate altrove.


Lo  scacco matto di Putin (prelevata dal blog di Johnny Doe)

 

Un’ultima noticina di folklore: i due nanerottoli Hollande e Renzi (le disgrazie non vengono mai sole) ovviamente hanno deprecato l’illegittimità del risultato (plebiscitario) del referendum. Ad essi si è aggiunto anche Prodi (ovvero la Mortadella ritrovata) e Napolitano. Avevate qualche dubbio, nel merito?

I ragazzi del coro

Con una unanimità che, di suo, è sospetta e induce alla diffidenza, la gran parte della stampa italiana ha accolto con atteggiamento servile e dispendio di salivagli spettacoli che hanno visto come produttore e mattatore il bulletto di Firenze.
Anche i ponderosi editoriali della domenica, che hanno visto in campo i direttoroni più allineati, non hanno fatto eccezione.
Persino i giornali che dovrebbero contrastare Renzi, Il Giornale e Libero, sono molto cauti nella loro opposizione e se, da un lato, organizzano una meritoria campagna di raccolta firme per vedere Berlusconi candidato alle europee e dall’altro forniscono utili indicazioni per acquistare quei titoli (emessi da organismi finanziari internazionali come BEI, BERS etc.) che continueranno a subire la trattenuta del 12,5% (disinnescando l’aumento della imposta sui risparmi di Renzi) oltre ad evitare di finanziare il debito italiano, sul complesso della sceneggiatura renziana si trincerano dietro il “sarebbe bello, ma dove li trova i soldi”.
Mi aspetterei invece una maggiore incisività informativa non solo da parte del Giornale e di Libero, ma anche di tutti gli altri quotidiani, perché quella è la loro sola ragion d’essere.
E allora sottolineo come venga occultata, dietro le mirabolanti fandonie della fiction scritta per il putto, la cruda realtà.
Le tasse, lungi dal diminuire, crescono, perché quegli ottanta euro a 8,5 milioni di Italiani (il restante 1,5 è di immigrati che beneficeranno dei nostri soldi) saranno presto assorbiti dagli aumenti delle irpef locali e dei prezzi che chi non beneficerà degli aumenti (commercianti, artigiani, autonomi) dovrà porre in essere per sopravvivere.
Gli altri venti milioni di Italiani che non beneficeranno di alcun ritorno economico, vedranno ridotta la loro capacità finanziaria tanto dai predetti aumenti, quanto dalla rapina sui risparmi.
Renzi ha detto una balla colossalequando ha parlato della prima grande diminuzione delle tasse, perché non vi è alcuna diminuzione , ma solo una detrazione limitata e circoscritta ad una minoranza di contribuenti.
Ben diverso sarebbe stato se avesse decapitato le aliquote, così da farne beneficiare tutti i contribuenti, come fece Berlusconi nel 2002 e nel 2005, quando la sinistra irrise ai 40 euro in più.
Ma erano quaranta euro del 2005 (nove anni fa !) ed erano per TUTTI, non solo per alcuni.
Poi ci pensò Prodi a ripristinare le aliquote vergognose che ancora oggi sono applicate per depredare i nostri redditi e che Renzi si è ben guardato dal toccare.
Ma anche ammettendo (e non è così) che Renzi riesca a pareggiare le detrazioni e l’irap con la rapina sui risparmi e i “risparmi” sulla spesa pubblica, quindi ottenendo un saldo zero, come farà con i 68 miliardi della restituzione dei debiti della pubblica amministrazione ?
Come compenserà i costi dell’edilizia scolastica ?
Come compenserà i costi della nuova indennità di disoccupazione ?
Come pagherà gli incentivi per le assunzioni ?
A margine dell’abboccamento con Hollande, Renzi ha parlato di uno 0,4% di margine nel rapporto deficit/pil, quindi la possibilità di aumentarlo dal 2,6% al 3 %.
Ma questo significherebbe aumentare il debito pubblico e tutti sono capaci di farsi belli aumentando i debiti che poi altri dovranno pagare.
Viene così ad essere sbugiardata anche la bella frase ad effetto che il bulletto fiorentino pronuncia in ogni circostanza da almeno dieci giorni: noi manteniamo sottocontrollo il debito non perché ce lo chiede l’europa, Hollande o la Merkel, ma per rispetto verso i nostri figli.
Che bella frase !
Peccato che la sua politica realizzi esattamente il contrario.
Per rispetto verso i nostri figli dovremmo ridurre, azzerare, il debito pubblico, perché che nasce non debba essere ancora gravato di un debito di 37mila euro (74 milioni di lire) al primo vagito.
Ricordo che nei primi anni settanta, quando si cominciavano a fare questi conti, il debito pro capite era di 20 milioni di lire, siamo oggi a quattro volte quel debito e Renzi ci propone di aumentarlo ancora.
Sì, perché non c’è alcun programma per tagliare veramente gli ottocento miliardi di spesa annui, anzi tutte le proposte di Renzi vanno nel senso di incrementare la spesa pubblica, semmai compensandola con un accresciuto ladrocinio sui nostri redditi, risparmi e sulle nostre case.
Di tutto questo non si legge nulla su una stampa che già aveva salutato Monti come un salvatore, salvo poi deriderlo per la figuraccia elettorale e quindi incensato in Letta il secchione della politica che ci avrebbe fatto uscire dalla crisi, salvo poi archiviarlo senza un fiato quando si è dimostrato privo di quelle “palle d’acciaio” di cui si era vantato.
Ora l’ordine di scuderia è diesaltare Renzi tacendo sulle tante e prevalenti ombre dei suoi copioni.
Non sia mai – e questo deve essere il timore serpeggiante nelle cancellerie e tra gli gnomi europei – che gli Italiani tornino a votare per il Cavaliere Nero.
Una ragione in più per sostenere la campagna che vuole Berlusconi candidato in tutte le circoscrizioni nelle europee.

Ve l’immaginate la faccia della Merkel qualora si trovasse a Strasburgo, quale capo del più numeroso raggruppamento del suo PPE, proprio Berlusconi ?

P.S.: A proposito di tagli della spesa.
Ascolto il giornale radio e sento che Renzi, ALfano e la Pinotti vorrebbero tagliare le spese per le Forze dell’Ordine (caserme, presenze di presidi) e le Forze Armate (Carabinieri e F35).
Esattamente le uniche spese che andrebbero aumentate, per la Sicurezza di tutti noi e perchè rappresentano il core business di uno stato che si rispetti.


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Napolitano è una sicurezza

Se abbiamo dei dubbi se qualcosa, un evento, un comportamento, una scelta, possa essere utile, giusta o equa, abbiamo una sicurezza rivolgendo la nostra attenzione a quel che dice Napolitano.
Se quel che pensiamo è il contrario di ciò che ci viene propinato dai suoi sermoni, allora siamo nel giusto.
Ex contrario, se quel che dice Napolitano corrisponde al nostro pensiero, allora dovremmo preoccuparci e ripensare alle nostre opinioni.
Anche ieri, a Cassino, Napolitano ne ha dette due che mi confortano.
L’elogio sperticato dell’unione europea e la contrarietà allo spirito secessionista.
Con la prima Napolitano si appiattisce (come dubitarlo ?) sulle consorterie finanziarie internazionali che vorrebbero trasformare l’Italia in una loro colonia da dove attingere la propria servitù.
E l’esibizione di Renzi di ieri a Parigi è pedissequamente sulla stessa linea servile e priva di novità.
Con l’ostilità alla secessione, Napolitano rispolvera il suo spirito comunista la cui natura vuole impedire al Popolo Sovrano di decidere, per imporgli invece le scelte assunte da una ristretta gerontocrazia burocratica, preoccupata più del proprio interesse e di compiacere i potentati economici, che del benessere dei cittadini.
Non siamo mai stati peggio che con l’unione europea e l’euro, eppure Napolitano e i suoi Monti, Letta, Renzi non fanno altro che dirci quanto bella sia questa unione.
E non potendo più sostenere che l’euro sia stato un bene, ci raccontano la favoletta per cui se siamo andati in crisi è perchè c’è poca europa e dobbiamo metterne dosi ancora maggiore.
Sarebbe come curare un eroinomane aumentandogli la dose … ah, già, Napolitano e Renzi stanno con la stessa parte politica che vorrebbe liberalizzare le droghe con speciose e ridicole distinzioni tra “pesanti” e “leggere”, “uso personale” o meno …


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Col cucchiaio di legno…

Che uno si chiede perchè le cose non funzionano… perchè la squadra riesce sempre a perdere così clamorosamente. Dicono che non ci sono grandi ricambi generazionali. Però, noi tifosi ci siamo sempre e comunque. Ci abbiamo sperato anche se non ci credevamo. Abbiamo urlato con quanto fiato avevamo in gola ma niente. E dopo due anni, abbiamo vinto di nuovo il cucchiaio di legno. Oltre 73 mila persone allo stadio. E’ evidente che la sei nazioni comincia a smuovere qualcosa. Tutti ce la mettono tutta, anche i giocatori… ma sbagliano paurosamente. Ma è comunque sempre bello esserci. Perchè è divertimento e folclore allo stato puro.

Se Berlusconi fosse candidato

Io lo voterei.
Lo voterei perchè sarebbe il più sonoro schiaffone, la più evidente presa di distanza dalle consorterie “politicamente corrette” che hanno i loro tentacoli 
nelle toghe rosse, 
in Napolitano e nei suoi compagni eternamente  falce e martello senza speranza di redenzione, 
nella stampa servile, 
negli imprenditori proni al potere, 
nei sindacati obsoleti, 
nei “no tutto” in servizio permanente effettivo per distruggere e devastare le proprietà altrui, 
nelle consorterie finanziarie internazionali che sostengono la Merkel e gli gnomi di Bruxelles.
Lo voterei quindi “contro”, anche se è ancora troppo morbido verso l’uscita dall’euro e il rientro nella lira e troppo accomodante verso la politica predatoria assassina del ceto medio del nuovo tassatore mascherato, il bulletto fiorentino.



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