L’imbecille e la cittadinanza agli immigrati

Immigrazione, Grasso: “Rivedere la legge sulla cittadinanza”. Dall’inizio del 2014 sono già sbarcati 15mila clandestini. Eppure il presidente del Senato loda la società multietnica: “Scuole italiane arricchite dai bei volti di ragazzi che arrivano da lontano” di Andrea Indini

Non gli importa che dall’inizio dell’anno a oggi siano già sbarcati più di 15mila clandestini sulle coste italiane. Non gli importa nemmeno che a promettere si creano aspettative che difficilmente il Belpaese riuscirà a mantenere. Eppure il presidente del Senato Piero Grasso chiede al parlamento una nuova legge di cittadinanza. Un’intrusione politica che arriva a ridosso dei maxi sbarchi dello scorso fine settimana che hanno riversato in Sicilia oltre duemila extracomunitari. “È giunto il momento di pensare a un nuovo percorso di cittadinanza – ha spiegato – le nostre norme sono fra le più severe in Europa e rischiano di escludere dai diritti migliaia di persone che con il loro lavoro onesto contribuiscono al benessere e al progresso della nostra società, che è anche la loro società”.

Tutti gli annunci hanno un prezzo. Oggi l’Italia paga, infatti, le promesse del governo Letta che, anche attraverso gli annunci dell’ex ministro all’Integrazione Cecile Kienge, ha di fatto dato un segnale di speranza a migliaia di persone in fuga dal Nord Africa. Tanto che i fondi stanziati per l’operazione “Mare Nostrum” sono già finiti e la Marina Militare è costretta a mettere mano alle proprie casse. Il governo Renzi non sta certo facendo di meglio. L’emergenza immigrazione non rientra nemmeno tra gli ultimi punti del programma. Proprio per questo il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha annunciato, giusto ieri, che presenterà una sfiducia del ministro all’Interno Angelino Alfano. Di tutta risposta Grasso ha invitato il parlamento a mettere mano alla legge di cittadinanza per aprire la società agli immigrati. “Penso ai giovani nati nel nostro paese, che qui studiano, che parlando la nostra lingua e i nostri dialetti, che tifano o giocano nelle nostre squadre di calcio – ha aggiunto Grasso – mi sono sempre chiesto amaramente perché questi giovani combattono per la giustizia e per il futuro di un paese di cui non sono e non saranno mai cittadini, almeno finché la legge non sarà cambiata”. Per il presidente del Senato, il futuro dell’Italia dipende dalla capacità di integrare i nuovi arrivati: “La sfida della costruzione di una nuova società multietnica e multiculturale deve muovere dalla scuola, che oggi è arricchita in tutta Italia dai bei volti di ragazzi che arrivano da luoghi geograficamente e culturalmente lontani”.

Nel tessere le lodi della società multietnica Grasso si guarda bene dall’affrontare tutte le problematiche connesse alle ondate migratorie che nelle ultime settimane hanno ripreso a muovere contro le nostre coste. Alfano ha già fatto sapere che il governo rivedrà i tempi di permanenza dei clandestini nei Centri di identificazione ed espulsione. Il titolare del Viminale non ha indicato quali saranno i nuovi termini né se si agirà con un decreto legge o con un altro provvedimento, ma ha detto chiaramente che la normativa sarà rivista. Non solo: il governo punterà anche a “rafforzare il sistema dei richiedenti asilo” per fare in modo che “le risposte arrivino prima”. Aperture che hanno messo in guardia la Lega Nord che rinfaccia al titolare del Viminale di essere il responsabile non solo della “cancellazione della Bossi-Fini” e di una “fallimentare politica sull’immigrazione”, ma anche dello “svuota-carceri e dello smantellamento della politica di sicurezza”. “L’incredibile accoppiata Renzi-Alfano – ha tuonato Salvini – sta riuscendo in ciò che neanche la Kyenge era riuscita a fare: riempirci di clandestini”.

Senza un Capo non si vince

La dimostrazione ce lo ha data, ripetutamente, il pci/pds/ds/pd che, nella sua iconoclastia verso ogni leadership è sempre riuscito a perdere anche quando otteneva (in qualche modo) la maggioranza parlamentare.
Ma anche il fallimento sostanziale delle politiche, di TUTTE le politiche, dei governi italiani deriva da una costituzione redatta da un gruppo di pavidi, tornati al potere grazie alle armi angloamericane e timorosi che emergesse un nuovo Mussolini.
Così la costituzione del 1946 – che meriterebbe solo di essere archiviata negli scantinati di un museo – impedisce a chiunque di fare, costringendolo a virtuosismi verbali ed a continue, estenuanti mediazioni.
Allora abbiamo bisogno di un Comandante in Capo, di un Leader che possa realizzare il SUO programma, non l’aborto che ne esce dopo essere stato filtrato ed emendato nelle decine di riunioni e mediazioni.
Un Capo è necessario per governare uno stato e un Capo è necessario per portare un partito, una idea alla vittoria.
La sinistra è cronicamente malata di assemblearismo e lo si vede dai suoi riti stantii e dai personaggi che ne emergono.
Giusto con Renzi ha provato a cambiare e per farlo ha dovuto ricorrere ad un clone dell’odiato Cavaliere.
Il Centro Destra ha Berlusconi, purtroppo perseguitato giudizialmente e con il traguardo degli ottanta anni sin troppo vicino.
Berlusconi ha nominato un consiglio direttivo di Forza Italia dove sono presenti una settantina di persone.
Sono tutte quelle più in vista, più note, ex ministri, animali da arena televisiva, ma nessuno che emerga.
Il rischio è un duplicato sul Centro Destra del pci/pds/ds/pd.
Anche le idee hanno bisogno di un Capo.
C’è molto entusiasmo per il successo di Marine Le Pen, ma la Destra antieuro è piena di leaders in Inghilterra, Olanda, Austria, Germania, Ungheria, dovunque c’è un movimento forte antieuro c’è un capo che fornisce la linea chiara al movimento.
Sapranno mettersi d’accordo e, portando a Strasburgo un esercito arrabbiato, colpire all’unisono per abbattere il mostro € ?
Dobbiamo e possiamo auspicarlo, aggiungendo anche il nostro contributo, anche se sarà probabilmente modesto … almeno per questa volta. 



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La germania e gli extracomunitari…

Lampedusa in Berlin, il sogno dei migranti parte dalla Sicilia e si ferma a Kreuzberg. A Berlino qualche centinaio di migranti ha organizzato un presidio permanente a Oranienplatz: il nome scelto richiama esplicitamente l’isola siciliana. Il presidio, che da circa un anno occupa la piazza, critica le legislazioni europee in materia di permessi di soggiorno e, nello specifico, la politica tedesca che non sta dando risposte adeguate al problema di Stefano Tieri

Passeggiando a Kreuzberg, quartiere multietnico di Berlino storicamente legato alla presenza di giovani artisti e studenti, ci si imbatte in uno spettacolo inusuale, che qualche turista si ferma sorpreso a fotografare. Un agglomerato di baracche in lamiera occupa Oranienplatz, presenziato costantemente da qualche decina di migranti africani. Davanti al complesso di costruzioni improvvisate c’è un gazebo informativo al cui interno una cassetta raccoglie le offerte dei berlinesi solidali alla causa. C’è anche chi aiuta portando del riso, coperte o indumenti: “Fino a qualche settimana fa qui c’era la neve, faceva molto freddo”, spiega il ragazzo che raccoglie le donazioni. Sono circa 300 i profughi che stanno abitando da quasi un anno Oranienplatz. La maggior parte di loro proviene dalla Libia ed è passata attraverso Lampedusa. Vogliono ottenere il permesso di soggiorno e di lavoro in Germania, divenendo così “regolari”, per poter ricostruire la loro vita. Ma i loro desideri sono costretti a scontrarsi con la chiusura politica della Germania, paese in cui il 78% delle domande di richiesta asilo viene respinta. Per molti di loro l’inizio dei problemi è coinciso con l’intervento della Nato in Libia: “Prima che l’Europa ci bombardasse non avevo mai pensato di emigrare, lavoravo per un’azienda francese e stavo bene”, racconta il trentasettenne Issa. La sua vita da profugo è iniziata nel 2011, con lo scoppio delle rivolte contro Muammar Gheddafi e l’intervento decisivo della Nato. Sbarcato a Lampedusa, Issa è stato spedito nel Cie di Milano nel quale è rimasto per alcuni mesi. Dopo numerose traversie è arrivato infine a Berlino, dove i suoi problemi sono tutt’altro che risolti: “Sono da tre anni in Europa e non ho ancora il diritto di lavorare: com’è possibile?”.

Nel 2013 i profughi sbarcati via mare in Italia sono stati 42.925, di cui 14.753 sono approdati a Lampedusa. Di questi, più della metà (27.314) sono partiti dalle coste libiche. Un numero destinato a non diminuire, complice la situazione di guerra civile che sta ancora oggi vivendo la Libia, dove gli attacchi a militari e obiettivi occidentali si verificano quotidianamente: l’ultimo attentato, l’esplosione di un’autobomba, risale al 17 marzo e ha provocato la morte di almeno cinque soldati. La méta degli sbarchi è l’Italia, ma il Belpaese per molti rappresenta solamente la prima tappa del viaggio alla ricerca di lavoro e condizioni di vita più dignitose. Una terra di passaggio, da cui diventa però difficile separarsi a causa della legislazione europea: il “regolamento di Dublino” prevede infatti che il rifugiato debba richiedere lo status di perseguitato politico nel primo Paese in cui viene identificato. E, nei tempi lunghi per ottenere una risposta, non gli è consentito spostarsi. “Una volta che l’Italia ti ha preso in ‘carico’ si potrà finire nel Cara dove, teoricamente, l’accoglienza è disposta per il tempo necessario all’esame della domanda di asilo politico”, testimonia Marco Barone, avvocato ed esperto sui diritti dei migranti. Il lasso di tempo di permanenza nel Cara non dovrebbe superare i 35 giorni, ma può accadere che i tempi per avere una risposta si allunghino a dismisura, anche oltre i sei mesi: “se dopo sei mesi dalla presentazione della domanda di protezione internazionale non è ancora stata presa una decisione sul caso, il richiedente avrà diritto a ricevere un permesso di soggiorno che avrà validità di ulteriori sei mesi e che gli consentirà di lavorare regolarmente fino a che la decisione non verrà presa”. Ma, nell’attesa di ricevere questa risposta definitiva, il richiedente asilo politico “non potrà lasciare l’Italia, perché se si spostasse in un altro Paese europeo rischierebbe di soggiornare irregolarmente, nonostante abbia avviato la procedura di asilo”, conclude Marco Barone.

Se il regolamento europeo permette che si finisca in simili impasse, la politica tedesca – pressata dalla “scomoda” presenza dei profughi a Oranienplatz – si sta muovendo per cercare di arginare il problema. Tra i richiedenti asilo trenta hanno assistito, lo scorso ottobre, ai lavori parlamentari che dovrebbero portare a una soluzione legislativa del problema dell’integrazione dei rifugiati: un accesso più facile al mondo del lavoro, l’organizzazione di corsi di lingua tedesca, la semplificazione e la riduzione dei tempi della procedura per ottenere asilo. Ma la disillusione, fra di loro, è molta: “Per ora solo tante promesse e pochi fatti”, rispondono con una sola voce, parlando una lingua che oscilla fra tedesco e italiano.

La lega contro Angelino Jolie

Immigrazione, tegola su Alfano: dalla Lega mozione di sfiducia. Salvini inchioda il ministro dell’Interno: “I confini se ci sono e se hanno un senso vanno difesi”. E a livello europeo prepara un’alleanza anti immigrazione di Sergio Rame

I numeri sono quanto mai allarmanti. I numeri gridano all’emergenza. I numeri parlano di oltre 15mila extracomunitari soccorsi in acque italiche dall’operazione “Mare Nostrum” che ha già definitivamente esaurito i fondi stanziati e sta mettendo mano al bilancio ordinario della Marina. È il risultato di una politica lassista nei confronti dell’immigrazione clandestina che, a suon di slogan buonisti e promesse bonarie, hanno attirato migliaia di disperati che adesso affollano i centri di prima accoglienza. Per la Lega Nord il colpevole numero uno è il ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Gli sbarchi sono quadruplicati – ha spiegato il segretario Matteo Salvini – ha fatto tagli alla polizia, la chiusura dei commissariati, lo svuotacarceri e la cancellazione della Bossi-Fini, siamo al disastro”. Per questo i lumbard presenteranno una mozione di sfiducia.

Salvini sbatte i pugni sul tavolo. E alza la voce col governo Renzi che ha messo l’emergenza immigrazione all’ultimo posto delle proprie preoccupazioni. “E se è il ministro dell’Interno di un presunto centrodestra a farlo è inaccettabile”, ha tuonato oggi il segretario del Carroccio che, in conferenza stampa, ha annunciato una mozione di sfiducia per Alfano. “I confini se ci sono e se hanno un senso vanno difesi”, ha ricordato. Il tema dell’immigrazione sarà anche al centro della proposta di alleanza con gli altri partiti di destra in Europa come il Front National di Marine le Pen. “Proporremo un’alleanza contro l’immigrazione di massa”, ha spiegato Salvini. Insieme al capogruppo del Senato Massimo Bitonci e al responsabile Giustizia Nicola Molteni, Salvini ha illustrato le cifre dei recenti smistamenti di immigrati sbarcati in Italia e dei richiedenti asilo come rifugiati politici: “In tre giorni 1.500 persone sono arrivate nei centro di accoglienza di tutta Italia senza che i sindaci sapessero niente e la metà di loro sono scappati dopo due giorni trascorsi nei centri di accoglienza a rifocillarsi”. Ma non solo: “Delle 168mila domande di diritto all’asilo presentate dal 2005 al 2012 sono stati riconosciuti come profughi solo 14mila persone, vuol dire che il 90% di quelli che sbarcano in Italia sono clandestini”.

Festa dell’Annunciazione: “Si”

La risposta essenziale di Maria all’Annunciazione: il suo semplice «sì». [Maria] si dichiara serva del Signore. «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Bernardo di Chiaravalle, in una sua omelia di Avvento, ha illustrato in modo drammatico l’aspetto emozionante di questo momento. Dopo il fallimento dei progenitori, tutto il mondo è oscurato, sotto il […]

Un Fronte Nazionale per l’Italia

La chiarezza paga.
Ecco il succo del risultato positivo del Fronte Nazionale al primo turno delle amministrative francesi che lancia la volata a Blue Marine per le europee del 25 maggio.
In Italia siamo ancora in tempo a sostenere un movimento che dica, con chiarezza: fuori dall’euro, riprendiamoci la Sovranità, l’Indipendenza, la Libertà e la Dignità Nazionale.
La Lega, timidamente, ora con Salvini con più decisione, ha imboccato la strada giusta, ma ancora non basta.
La Meloni di Fratelli d’Italia ha parlato ugualmente di uscita dall’euro, purtroppo condizionandola al comportamento dei burocrati europei.
Berlusconi è tentato, ma è fortemente condizionato da chi lo circonda e non si decide a sostenere con vigore il ritorno alla Lira.
Gli altri, tutti gli altri, sono, chi più chi meno, in ginocchio davanti agli gnomi europei.
Grillo ?
A quello non andrà mai bene nulla.
Pur di avere spazio e far casino se decideremo di uscire dall’euro, lui strillerà come un assatanato per restarci, insultando tutto e tutti coloro che organizzeranno il ritorno alla lira.
Una elezione la si può perdere nell’ultimo mese (Bersani docet) ma sicuramente non la si vince in un mese.
Occorre da subito che il Centro Destra sia chiaro, a prescindere dal risultato immediato del 25 maggio: il primo punto del programma è uscire dall’euro.
Gli Italiani devono essere convinti che appena sarà formato il nuovo governo di Centro Destra il primo provvedimento sarà di riprendere a stampare moneta nazionale.



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Benedetta Primavera!

Questa primavera è foriera di tante belle novità. Sembra  sempre che nulla debba mai cambiare …eppur si muove. Le elezioni in Francia hanno dato vincitrice Marine Le Pen, mandando in pensione il dogma dell’antifascismo militante di prammatica e della “honte” (la vergogna, quella che portò a coalizzare la sinistra intorno all’Ump di Chirac, per non mandare al governo Jean-Marie Le Pen). Marine se ne infischia di sentirsi chiamare “populista” e mostra di saper calamitare anche voti  “di sinistra” come  quelli degli operai della Renault.  Il partito di Marine Le Pen ha presentato le liste in 600 comuni su più di 36000, raccogliendo però il 7% a livello nazionale. Questo vuol dire che dove si è presentato ha letteralmente fatto il pieno. “I francesi si sono ripresi la loro libertà”, dichiara lei felice. Una Waterloo, invece, per Hollande che si è recato alle urne con un costoso Jet Presidenziale, facendoci una figura barbina.

Marine Le Pen ou la fierté d’ être française

Noi invece abbiamo ancora un Tirannosauro esaurito dagli anni (parlo di Napolitano) che va alle Fosse Ardeatine a minacciare gli Italiani. Della serie, o vi fate strangolare dall’euro fino alla vostra morte per soffocamento, o se rifiutate, vuol dire che c’è un ritorno di nazifascismo, di fosse, di lager. Tutto questo ha un nome:  RICATTO morale. Il bello è che per giustificare  tale ricatto salta su a pontificare: “Solo 70 anni fa, avvenne che …”.
Già, solo?  Quasi un secolo… Ma lui viaggia con le ere quaternarie. Nelle fosse ci siamo già hic et nunc,  o vecchio Matusalemme imbolsito! ma chi vive nel lusso quirinalizio come te,  non se ne è ancora accorto.

Ma, andiamo avanti con le cose belle, dato che non ho voglia di guastarmi il fegato con le brutture. Prima del trionfo di Marine, c’è stato il referendum on line del Veneto che ha visto l’avanzata spontanea di forze autonomiste: un SI al 90%, con due milioni e 360 mila votanti, ignorati dalla grande stampa, che solo a cosa evidenti, non ha potuto fare a meno di darne notizia. C’era anche un ex del commando dei Serenissimi che nel 1997 assaltarono il campanile di San Marco quella sera a Treviso, per la lettura dei dati del referendum online. Torna a sventolare il vessillo della Serenissima Repubblica di Venezia col  leone di S. Marco e le provincie venete  esultano in tripudio.

Senza contare (siamo tornati all’estero) la mossa abilissima e fulminea di Putin per annettersi la Crimea con un plebiscito al 96. 7% lasciando con tanto di princisbecco Obama, la Nuland, la Clinton ed altri. C’è aria di risveglio tra i popoli e nessuno ha più voglia di essere tenuto alla catena. O di cedere alle false sirene delle rivoluzioni telecomandate dai servizi segreti. C’è sete di autodeterminazione.

Ma a questo punto si pone un dilemma. Nazionalismo o Secessione ?  Non possiamo permetterci di essere coerenti, in epoca di deregolamentazione  spinta come questa. La risposta è: dipende dalle circostanze, dai tempi, dai luoghi.  Se gli oligarchi temono e paventano l’unità nazionale, sarà il caso di essere nazionalisti. Se  ci impediranno di gestire il nostro territorio, saremo localisti e secessionisti. In ogni caso, liberi di pensare a noi stessi e di imporre i nostri interessi. Soprattutto, di amministrare  senza deleghe un paese  concreto, tangibile e sovrano.  O se non potremo farlo integralmente, almeno una sua parte. Vedremo…

Fiori nuovi, stasera esco

Quanto resterà a galla Renzi ?

Grillo lo chiama bamboccio e tale appare in televisione.
Un nerd goffo e ripetitivo (quante volte è risuonata la frase “non lo facciamo perchè ce lo chiede l’europa ma perchè ce lo chiedono i nostri figli” ?).
Renzi ha indubbiamente saputo vendere il prodotto che porta il suo nome, ma resterà a galla ?
E’ entrato a Palazzo Chigi per fare le riforme: istituzionali, elettorali, fiscali, per il lavoro e per imporre la visione dell’Italia in europa.
Le prime due potrebbe anche riuscirci se reggerà l’asse con il Cavaliere, diversamente la melassa della burocrazia ingoierà anche lui come già ha fatto con tutti i suoi predecessori.
In europa, abbiamo visto che già dal suo primo appuntamento suscita ironici sorrisini che, prima di essere rifilati a Berlusconi attesero quasi venti anni e la definizione di un colpo di stato che lo avrebbe rimosso (e avrebbe rimosso i suoi veti all’asse franco tedesco), tanto che Renzi ha già cambiato registro.
Lo spazio di manovra che gli resta è molto limitato e circoscritto a questioni che non possono interessare gli gnomi europei e della consorteria finanziaria internazionale.
Non può infatti interessare dove Renzi prenderà i soldi per mantenere gli impegni.
Che sia l’esproprio della casa, il taglieggiamento dei redditi, un fisco predatorio sui risparmi o tagli alla spesa, è indifferente.
Non lo è però per noi Italiani.
Come non è per noi indifferente se Renzi, per “fare” qualcosa, si dedicherà a perseguire una politica legislativa di deriva morale che porterebbe all’approvazione di leggi favorevoli all’eutanasia (già sollecitata da Napolitano), al “matrimonio” omosessuale, al passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli per concedere cittadinanza e voto alle migliaia di immigrati che arrivano sempre più numerosi grazie alle Boldrini ed ai Bergoglio.
Alla fine, dopo tutte le parole, le slides, le chiacchiere che Renzi ha propinato in questo periodo, tireremo le somme sul nostro personale bilancio: quanto abbiamo guadagnato dalla politica di Renzi ?
Oppure abbiamo perso altri soldi ?
Le scadenze sono dietro l’angolo.
L‘imu/tasi avrà a giugno una prima rata e sapremo se pagheremo più o meno dello scorso anno.
Ogni operazione che facciamo sui nostri risparmi viene gravata da una pluralità di imposte.
Ogni mese abbiamo il polso del nostro reddito, di quanto incassiamo e di quanto ci tocca spendere, quindi di quanto rimane per noi stessi.
Tirando le somme, Renzi potrà anche manifestare l’intenzione di far sorridere le famiglie italiane, ma se non taglia veramente gli 800 miliardi di spesa annui intervenendo sugli statali, sulla sanità e sull’istruzione, cioè le principali fonti di spesa, se non rinuncia a nuovi capitoli di spesa che derivano dalla inconsulta politica dell’accoglienza o dalla estensione di diritti quali l’assistenza sanitaria o la reversibilità pensionistica a presunti “coniugi”, a sorridere continueranno ad essere i Barroso e i Van Rompuy.



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