Contro Renzi

Qualche giorno fa, Nessie  aveva commentato sui post contro Renzi, con l’auspicio che un post al giorno levi il bulletto di torno.
Purtroppo di post ne servirebbero migliaia, milioni e finchè non avremo la possibilità di votare, neppure quelli.
Vedo però che Renzi, grazie ad una martellante campagna stampa, è riuscito ad accreditarsi come “nuovo” e, addirittura, come “uno di noi”, nel senso che non avrebbe le caratteristiche del vecchio comunista trinariciuto, ma sarebbe quasi un Berlusconi collocato a sinistra.
Purtroppo anche il Cavaliere è pesantemente responsabile per questa aperture di credito verso un soggetto che nulla ha di diverso rispetto ai suoi predecessori da Togliatti a Bersani e, con l’aumento della aliquota tasi, della benzina, lo sperpero per Roma e la nomina di una pletora di sottosegretari bilanciati tra le varie correnti della sua maggioranza, non rappresenta nulla di nuovo.
Il bulletto fiorentino, infatti, non ha minimamente modificato la politica del pci/pds/ds/pd che rimane un partito comunista per le idee che professa e le sue frequentazioni, anche in sede europea.
Infatti, proprio nei giorni scorsi, ha aderito al partito socialista europeo, con buona pace degli ex democristiani di sinistra che, gettata la maschera, si sono dimostrati quelli che, sin dagli anni settanta, dicevamo che fossero: comunisti mascherati.
E non solo il pci/pds/ds/pd con Renzi segretario ha buttato a mare la sua apparente neutralità sposando la causa socialista, ma si è anche fatto promotore della candidatura di Schultz a presidente dell’unione sovietica europea.
Un tedesco, nella più negativa accezione della paola, che mi piace accostare ad un vopos che, come i vopos della Germania est, si candida ad impallinare tutti coloro che, per salvarsi, vorrebbero uscire dall’europa sovietizzata e germanizzata.
Ma, per tornare al terzo presidente del consiglio non eletto dal Popolo, che dire delle idee che professa ?
Dell’europa abbiamo scritto, così come dello sposalizio con i socialisti, lui che ogni domenica si presenta (ma con che faccia !) a messa.
L’americanata del “job act“, che si risolve in un mero assistenzialismo di stampo vetero marxista, soprattutto se si fonderà sul reddito di cittadinanza a mille euro mensili che premierebbe immigrati, lavativi e fannulloni e che, naturalmente, sarebbe pagato con le tasse di chi produce.
La parodia dei “diritti civili”, con l’Italia che sperpera denaro per gli immigrati, addirittura istituendo un canale privilegiato per chi non parla italiano: ma se non parlano italiano, che restino a casa loro !
Perchè dobbiamo spendere soldi per insegnare loro pure a parlare la nostra lingua, invogliandoli così a fermarsi sulla nostra terra ?
La liturgia delle “unioni di fatto” che si trasformano essenzialmente nella elevazione alla dignità di legge del “matrimonio” omosessuale (sempre da parte di uno che alla domenica si presenta a messa …).
Le elargizioni a enti tecnicamente falliti, come il comune di Roma.
Le tasse, aumentate come primo atto con la autorizzazione ad elevare l’aliquota tasi di quasi un punto (0,8), l’aumento della benzina, la revisione del catasto che rischia di raddoppiare la tassa sulla casa.
Cosa starebbe facendo di “nuovo” questo tizio che, come aggravante, almeno ai miei occhi, parla in modo tale che mi ricorda Benigni ?
“Cinguetta” e poi ?
Probabilmente, vista la sua “esperienza” lavorativa, confonde la vita reale con quella virtuale e crede che sia sufficiente scrivere su feisbuc o su tuitter da mane a sera per aver svolto il proprio dovere.
Purtroppo quando esce dalla “casa“, sa solo pensare a rastrellare denaro dai nostri risparmi per pagare le sue fantasie.
E allora che cosa lo distingue da un Togliatti, Longo, Pajetta, Berlinguer, Natta, Ochetto, D’Alema, Napolitano, Fassino e Fassina, Vendola, Bertinotti, Veltroni, Bersani … e l’elenco potrebbe continuare ?
Perchè non proviene dalle botteghe oscure, ma da un oratorio ?
Abbiamo visto che quelli che provengono dall’oratorio non hanno battuto ciglio (tranne Fioroni dal quale mi aspetto il gesto nobile di uscire dal pci/pds/ds/pd) per l’adesione alla consorteria socialista d’europa e alla candidatura di Schultz.
E allora come qualificare, nella geografia politica, uno che porta avanti le idee comuniste, uno che vive nel partito assieme ai comunisti, uno che si è fatto eleggere nel partito erede del pci,  uno che si è fatto eleggere sindaco in una città notoriamente rossa e dal partito dominante, uno che porta i comunisti al governo ed uno che aderisce ai socialisti europei ?
Dov’è la novità ?
Nella carta di identità ?
Beh, allora preferisco un ottantenne magari un po’ rincoglionito ma sicuramente anticomunista, ad un quarantenne vispo e tecnologico, ma portatore del virus marxista e di tutte le idee e proposte più malsane che da tale ambito promanano.





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Disse: "abbasserò le tasse"…

Tasi, stangata da un miliardo per le imprese italiane. I sindaci potranno aumentare la Tasi fino all’11,4 per mille. Anche gli immobili della Chiesa dovranno pagare. Durissimo colpo per le imprese di Sergio Rame

E Tasi fu. Il governo Renzi parte dalla casa. E parte con una stangata, la solita a cui ci avevano abituati gli ex premier Mario Monti e Enrico Letta. Nel primo Consiglio dei ministri il premier Matteo Renzi traduce in un decreto legge l’accordo coi Comuni sulla tassa sui servizi indivisibili come l’illuminazione pubblica. I sindaci potranno alzare l’aliquota di un altro 0,8 per mille sulla prima casa, passando dal 2,5 al 3,3 per mille, oppure sulle seconde case, salendo dal 10,6 all’11,4 per mille. Una vera e propria mazzata che andrà a colpire privati cittadini e imprese indistintamente. Per queste ultime si profila una stangata di almeno un miliardo di euro. Secondo un’analisi della Cgia di Mestre, con l’aliquota base all’uno per mille, solo sui capannoni, è previsto un aumento di quasi 650 milioni di euro entrate fiscali. La Tasi costerà alle imprese italiane almeno un miliardo di euro.

“È deludente e preoccupante che il  primo Consiglio dei ministri del governo Renzi cominci sulla linea sbagliata del governo Letta-Alfano”, commenta Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera. Con un’allarmante soluzione di continuità, la stangata di Letta non viene interrotta nemmeno da Renzi. Altro che rinnovamento, si va avanti sulla strada delle tasse. E, a questo giro, a pagare saranno davvero tutti. A rimetterci maggiormente saranno le imprese, già stremate dall’eccessiva pressione fiscale e da una crisi economica che non accenna a diminuire. Le imprese italiane dovranno sborsare almeno un miliardo di euro. L’importo, che la Cgia ritiene addirittura sottostimato, è stato calcolato applicando l’aliquota base dell’1 per mille. Sulla base delle decisioni prese ieridal governo, però, l’aliquota massima Imu più Tasi sulle abitazioni diverse da quella principale e sugli immobili strumentali potrà arrivare all’11,4 per mille. “Se teniamo conto che l’aliquota Imu media applicata a livello nazionale nel 2012 (il dato 2013 non è ancora disponibile) sugli immobili destinati ad uso produttivo è stata del 9,33 per mille, si deduce che l’aliquota Tasi del 2,07 per mille costituisce, nel nostro secondo caso, la soglia massima applicabile agli immobili strumentali – spiega il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – corrisponde alla differenza tra l’11,4 per mille e il 9,33 mille”. In questa seconda simulazione l’aumento potrebbe superare addirittura i due miliardi di euro. È chiaro chesi tratta di un caso limite puramente teorico. Un dato, però, è certo: il prelievo della Tasi su negozi, uffici e capannoni supererà il miliardo di euro.

Anche gli immobili della Chiesa dovranno far fronte alla nuova tassa sui servizi. Faranno eccezione solo circa venticinque immobili capitolini “protetti” dai Patti lateranensi, dalla Basilica di Santa Maria Maggiore all’Università Gregoriana, dal Palazzo della Cancelleria, dove ci sono gli uffici della Rota, alla Basilica di San Paolo. Fuori da Roma, esentato dalla tassa anche il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, la residenza estiva dei Papi. Tutti gli altri pagheranno, secondo quanto si evince dal comunicato diramato da Palazzo Chigi, e questa sarebbe una novità assoluta. Perché si includerebbero per la prima volta nella tassazione degli immobili anche i luoghi strettamente dedicati al culto o alle attività no profit all’interno delle strutture ecclesiastiche. “Ma nel passato la tassa era sul patrimonio, non sui servizi, come invece è la Tasi”, ha spiegato il sottosegretario al Tesoro Pier Paolo Baretta ai microfoni dell’Ansa. Nel caso di immobili della Chiesa che svolgano attività commerciale, secondo quanto si apprende, alla Tasi si dovrebbe sommare anche l’Imu. Per gli immobili “misti”, in parte dedicati al culto e in parte dedicati alle attività commerciali, si dovrebbe pagare la Tasi più l’Imu per la quota di immobile che fa profitto.

Garanzia giovani, immigrati e carcerati…

Il piano per il lavoro di Renzi? Mille euro a tutti i disoccupati. Il Jobs act è in dirittura d’arrivo: sussidio di disoccupazione anche per i precari. Una misura da 8,8 miliardi di euro. Dubbi sulla copertura economica di Andrea Indini

“Noi vogliamo partire immediatamente con la ‘Garanzia Giovani’. Era già stata predisposta, va rifinita ma in un paio di settimane siamo in grado di presentarla”. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti coglie al volo l’accelerata data ieri dal premier Matteo Renzi dopo aver visionato gli allarmanti dati sulla disoccupazione e si butta anima e corpo sul Jobs Act. La riforma del mercato del lavoro è quasi pronta. E Repubblica già ne anticipa i contenuti, a partire dal sussidio di disoccupazione che sarà esteso anche ai lavoratori precari. “La platea dei potenziali beneficiari – spiega Filippo Taddei, responsabile economia del Pd, alla Stampasi allargherebbe di oltre trecentomila lavoratori attualmente sprovvisti di una vera protezione dalla disoccupazione”.

“Per noi lasciare una persona senza niente da fare è una condanna senza nessun tribunale che ti abbia condannato – spiega Poletti a margine della conferenza di Libera in Campidoglio – essere inutili a sè e agli altri è per noi la peggiore delle condanne”. L’obiettivo del governo Renzi è piuttosto chiaro: “Moltiplicare le opportunità e fare in modo che ogni cittadino abbia la possibilità di avere qualcosa da fare e questo vale per i disoccupati, per i carcerati, per gli immigrati”. Una strada che, però, rischia di costare tanto, troppo, alle casse dello Stato. Per il momento non c’è niente di concreto, ma i rumors parlano di un piano imponente e tutt’altro che a costo zero. Insieme allo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione, agli interventi sull’edilizia scolastica e al taglio del cuneo fiscale Renzi vuole stare una sferzata all’occupazione. per farlo si prepara a introdurre un sussidio di disoccupazione universale che andrà sotto il nome di Naspi. L’assegno, ipotizzato dal politologo Stefano Sacchi, andrà a tutti i disoccupati, anche ai collaboratori a progetto che l’ex ministro Elsa Fornero aveva invece deciso di escludere. Insomma, la platea si allarga a dismisura: sotto l’ombrello statale finiranno, dunque, 1,2 milioni di disoccupati fino ad oggi esclusi. Tant’è che in molti hanno iniziato a storcere il naso sulle coperture economiche. Dallo staff di Renzi fanno sapere che il suissidio di disoccupazione universale costerà 1,6 miliardi in più rispetto a quanto sborsa oggi lo Stato: 8,8 miliardi di euro che dovrebbero essere finanziati con uno spostamento di risorse dalla Cig in deroga.

“In 15 giorni immaginiamo di dover mettere in campo la proposta sul lavoro che è molto urgente – ha spiegato Renzi – ci viene chiesta non solo dalle istituzioni internazionali ma da quel 12 per cento di giovani e cinquantenni che hanno perso lavoro e non riescono a ritrovarlo”. Le 56 pagine del Jobs act già pronte dovranno ora essere discusse e mediate con gli alleati. Il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano preme per alleggerire i vincoli sulle assunzioni. Tra i punti del piano economico c’è anche la riduzione dei contratti e il passaggio a un contratto unico. In realtà sono ben poche le pagine del documento dedicate alle regole del mercato del lavoro: il vero nodo sono le norme fiscali. E la vera partita, appunto, giocata sarà sulle coperture. A preoccupare maggiormente è appunto l’assegno universale di disoccupazione che dovrebbe aggirarsi intorno ai 1.100-1.200 euro al mese con “l’obbligo di seguire un corso di formazione” e di “non rifiutare più di una proposta di impiego”. Non solo. Il Naspi durerà un anno per i lavoratori dipendenti e sei mesi per i contratti atipici. “L’attuale tutela Aspi (il minisussidio garantito dalla riforma Fornero, ndr) – assicura Taddei – può essere  esteso ai lavoratori a progetto e allungata nella copertura con una spesa comparabile alla somma dell’Aspi e della cassa integrazione”.

Al lavoro ! Al lavoro !

Da dieci giorni il putto fiorentino non fa altro che “cinguettare”: e adesso al lavoro.
Anche ieri, dopo aver imposto le sue prime tasse-rapina, pagato, a spese nostre, il “pizzo” a Marino e nominato i sottosegretari, ha ripetuto: e adesso al lavoro.
Al lavoro ! Al lavoro !
Sembra di essere a teatro con quello che si spolmona urlando “partiaaaam ! partiaaaam !” e poi resta sempre al centro del palcoscenico.
Certo che se il “lavoro” significa tasse (aliquote tasi aumentate, benzina aumentata, revisione del catasto) ed elargire posti ai compari e denaro a Roma, allora molto meglio che Renzi si limiti a “cinguettare” credendo che quello sia un lavoro.
Farebbe meno danni.


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Tutti sentono le voci che amano

Siamo a Londra. In una vasta e tumultuosa via alberata di Londra. Strepito di cavalli e di carrozze, vociare di mercanti e di strilloni. Trambusto di uomini e di mezzi. Chi corre perché ha fretta. Chi passeggia. Un po’ di tutto. Un via vai continuo.Ma ecco… quel signore che si è fermato. Pare in ascolto. Ma di che? Trattiene […]

Tutti gli uomini del Presidente fantoccio

Era già tutto previsto. Non  è solo il titolo di una canzonetta di Cocciante, ma la realtà. Dietro all’abusivo fiorentino stanno facendo un tifo sfegatato un po’ tutti i poteri sovranazionali: dalla Merkel, a Obama, a Tony Blair; dalla Lagarde del FMI, al Time di Fareed Zakaria. Chi è quest’ultimo?  Un pezzo da novanta dei media mainstream statunitensi. Scrive articoli per la Trilateral Commission, per il Council on Foreign Relations (CFR), per l’ International Institute of Strategic Studies, e per la Columbia University’s International House oltre a collaborare per la CNN, ex direttore del Newsweek e ora  editorialista del Time. Questa è l’intervista concessa da Fareed Zakaria al Corriere della Sera.  Se la leggete, vi accorgerete che ci trattano proprio come se l’Italia fosse un avamposto, una costola del loro Impero.


Fareed Zakaria

 

Che deve fare secondo costui l’Italia per uscire dalla crisi? «Attenti alle facili illusioni: avete superato la fase peggiore della crisi, è vero, ma senza ridurre il costo del lavoro per unità di prodotto, come invece hanno fatto gli altri Paesi in difficoltà, dalla Spagna alla Grecia passando per l’Irlanda».
Che diavolo significa “ridurre il costo del lavoro”? E di che lavoro parla costui? di quello che non esiste  più? Dovremmo basarci sui morti per denutrizione come in Grecia, Spagna per poter risorgere?  Non bastano le migliaia di suicidi già  subiti?
Fate ricoverare subito questo “esperto”…In manicomio, possibilmente!
Ovviamente con Matteuccio al potere tutto sarà più veloce, più snello, più dinamico… “Una novità tremendamente positiva” come sottolinea Zakaria.
A quanto pare, Italia’s got talent e quel talentone  applaudito ovunque “preventivamente”, senza aver fatto ancora nulla, si chiama Matteo Renzi. In realtà come già spiegato in questo post, noi siamo  di fatto commissariati, ma in modo soft, senza che ce ne vogliano  dare l’impressione. La favoletta di “Un americano a Firenze” o se preferite  di “Un fiorentino in America“, ce l’hanno confezionata così bene, che in molti ci credono pure.
 
Non entro nel merito della squadra dei nuovi ministri dell’Abusivo di Palazzo, poiché quello che conta davvero lo hanno già detto Draghi e Olli Rehn:  Pier Carlo Padoan (un altro tecnico killer per conto Troika, nominato ministro dell’Economia), “sa quello che deve fare”,  è stato il loro avvertimento minaccioso. E a parte questo ministero di “peso” (e che peso!) dell’Economia, tutto il resto della squadra è fatto di comparsame, di riciclati (Alfano e alfanoidi), di dilettanti allo sbaraglio (Orlando con malapena la maturità scientifica passato con disinvoltura dall’Ambiente alla Giustizia, per far contento Napolitano che non voleva il magistrato Nicola Gratteri), di belle statuine  di cui 8 donne quali “quote rosa-Panda”, che verranno certamente sbandierate come l’asino che vola in occasione dell’imminente 8 marzo (aspettiamoci di vederle attorniate da un nimbo di mimose dorate offerte da Napolitano).  Inoltre è di recente nomina  uno  stuolo di viceministri e sottosegretari (44 in tutto), molti dei quali di marca piddiota. Alla faccia della rottamazione!

Mi soffermo invece sugli uomini-ombra che stanno dietro a Matteuccio, facendo un breve compendio dei suoi supporter internazionali e nazionali, alcuni dei quali, vecchie, vecchissime conoscenze.

Carlo De Benedetti
Carlo  De Benedetti – Ci sarebbe da scrivere una serie di post solo per lui, e per le sue malefatte passate, presenti e, presumo, anche prossime venture.  Mi limito alla sua intrusione diretta in questo governo con la cooptazione personale (mancata) di Fabrizio Barca al ministero dell’Economia, intercettata, nella famosa telefonata tra un falso Vendola e lo stesso Barca da La Zanzara. Ora il governo non eletto c’è, e  la sua Sorgenia che  è in “profondo rosso” e corre il rischio di saltar per aria, può trovare finanziamenti di stato. Qualcuno è più uguale degli altri, visto che è tra i pochi a beneficiare del decreto Letta, mentre i piccoli e medi imprenditori si impiccano (in tutti i sensi!) senza aver ancora riscosso tutti i crediti dallo stato. L’ingegnere “svizzero” aspetta dunque fiducioso “l’aiutino pubblico”. E dato che Federica Guidi, neo ministro dello Sviluppo, come imprenditrice  della Ducati energia ha i suoi scheletrucci nell’armadio con la  delocalizzazione delle sua aziende in Romania, il Patron di Repubblica  otterrà facilmente il suo cum quibus senza che lei si metta troppo di traverso.
 

Itzhak Yoram Gutgeld –  È stato senior partner e Direttore della McKinsey & Company, una delle

Yoram Gutgeld

principali multinazionali nel settore delle consulenze e del marketing, ma non è nuovo al mondo della politica italiana, avendo partecipato nel 2006 alla stesura del programma di Romano Prodi, oltre a essersi candidato ed eletto come parlamentare nelle liste del  Pd nel 2013, dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana (è nato in Israele).

Come emerso dai principali quotidiani, Gutgeld avrebbe confezionato per Renzi un vero e proprio programma di governo tendenzialmente liberista, con tutta una serie di proposte e provvedimenti per “risanare e riqualificare la situazione economica”. Mmmm!

Michael Ledeen

Michael Ledeen –  L’allarme su questo vecchio  agente destabilizzatore che ha pure collaborato con il Sismi per deviarne le indagini, lo ha lanciato Blondet nel suo sito. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra “preventiva”  al terrore promossa dall’Amministrazione Bush (Shock and Awe), oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è l’uomo-ombra di Renzi che ne condizione la politica estera. Altro che la giovanissima Margherita Mogherini, subentrata troppo frettolosamente alla Bonino! Quella poveretta è solo un “segnaposto”.
 

Davide Serra. Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra è  titolare del fondo speculativo  Algebris, il suo hedge fund alle Cayman,  e della sua fondazione Metropolis. La sua ambizione? Togliere e/o tagliare le pensioni per favorire “l’occupazione giovanile” e la “crescita”. Nemmeno il Politsburò sovietico era mai giunto a tanto, in materia di espropri.

Davide Serra, “il bandito delle Cayman”

 Oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), dà del tu a tutti i principali banchieri della City,  fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande collettore di denaro, attraverso cene da lui  stesso organizzate.

In ambito nazionale (si fa per dire) c’è Marco Carrai, l’uomo che gli  fa da trait- d’union col mondo degli affari, l’esperto di fund rasing, la raccolta fondi. La dote portata a Renzi da Carrai è notevole. L’arruolamento dell’economista bocconiano Zingales si deve a lui, ma anche i contatti preziosi del sindaco con certi ambienti  neocon Usa, dato che  Carrai che fa affari d’oro col mercato israeliano,  è  pure ottimo amico di Micheal Ledeen.
C’è lo scarparo di Tods Diego della Valle, che stravede per Renzuccio. Ci sono stilisti del livello di Cavalli e di Ferragamo, ci sono uomini Mediaset come Claudio Gori e Fedele Confalonieri, c’è la nobiltà fiorentina dei Frescobaldi. Ci sono i Bini Smaghi e tanta altra aristocrazia del denaro, quella che conta. Ovviamente, in questo caso, non olet!

Ora avrete  finalmente capito perché il Piazzista  fiorentino si è insediato con tanta facilità a Palazzo Chigi, senza trovare la minima resistenza. Se fosse arrivato a bordo di un carro armato invece che sulla Smart, con simili protezioni, avrebbe trovato ugualmente la strada sgombra, tappeti rossi e porte spalancate. Ma i carri armati per il momento non servono, le rivoluzioni colorate (leggi, “guerre civili”) con la minaccia di secessione, nemmeno.
Renzi?! Col tempo finirà “rottamato” come Letta, da quei potentati che per ora lo coccolano e lo sostengono nell’ascesa della sua “brillante carriera”. Perciò dovrà servirli con tutto lo zelo di cui è capace. E in fretta.

E noi? Beh, se il buongiorno si vede dal mattino, ha appena esordito col varare il decreto Salva Roma, e l’aumento delle tasse per la casa  e dei fabbricati industriali e agricoli (decreto Tasi). A’ suivre…