La demenziale follia di madonna boldrini

La presidente della camera alla presentazione del rapporto che registra il crollo dell’afflusso turistico. «Non si può offrire servizi di lusso ai turisti e trattare male i migranti». Boldrini: «Le politiche per il turismo andrebbero pensate in modo integrato con le altre politiche»

Un’affermazione da interpretare. E che sicuramente farà discutere. «Non possiamo, senza una insopportabile contraddizione, offrire servizi di lusso ai turisti affluenti e poi trattare in modo, a volte inaccettabile i migranti che giungono in Italia dalle parti meno fortunate del mondo, spesso in condizioni disperate» afferma la presidente della Camera Laura Boldrini. «Le politiche per il turismo andrebbero pensate in modo integrato con le altre politiche rivolte all’accoglienza degli stranieri che vengono da noi per ragioni di lavoro, di studio, di cura o semplicemente alla ricerca di pace, di diritti e di sicurezza» ha aggiunto la Boldrini.

Rapporto

Boldrini, ha aperto il suo intervento alla presentazione del Rapporto 2014 di Italiadecide, «Il Grand Tour del XXI secolo – L’Italia e i suoi Territori», in corso nella sala Regina di Montecitorio. Rapporto che, come evidenziato dal Corriere in un articolo di Gian Antonio Stella, vede l’Italia aver perso in 64 anni, significative quote del turismo mondiale (dal 20% al 4,4%). Perdita di quote di mercato però che secondo il rapporto, sembrano dovute soprattutto ad un calo della qualità media dei nostri servizi al turismo. Per Boldrini invece il Paese deve dare «l’esempio concreto di una cultura dell’accoglienza che sia integrale, a 360 gradi, e che sappia misurarsi con la sfida della globalizzazione, quella sfida che porta con sé, come è ovvio, anche maggiori opportunità di circolazione delle persone, e non soltanto delle merci, dei capitali delle informazioni».

*************** 
Peccato però che i turisti paghino per gli alberghi di lusso… Meglio toglierci dai coglioni quegli stronzi danarosi turisti e tenersi la feccia nordafricana, vero signora?

La Destra con Berlusconi

La politica è l’arte del possibile e dopo aver tentato una strada autonoma per ricostituire un partito che desse piena rappresentanza alla comunità di Destra, ottenendo il miglior risultato nel 2008 grazie all’impegno profuso da Daniela Santanchè come candidata premier, La Destra di Storace si accorda per presentarsi in comune con Berlusconi e Forza Italia.
Condivido la scelta di Storace, perché porta più Destra in Forza Italia, cioè il partito guida del Centro Destra, il partito che dovrebbe portarci a sconfiggere Renzi e il pci/pds/ds/pd alle prossime politiche.
Più Destra in Forza Italia consentirà anche di portare al parlamento europeo un gruppo più disponibile collaborare con i gruppi antieuropeisti che auspicabilmente il 25 maggio potranno conquistare un buon bottino, almeno tale da contrastare Schultz e gli gnomi dell’eurocrazia tirannica.
La scelta di Storace deriva da oggettive difficoltà a ricostruire il vecchio MSI, sia per ruggini personali, che per le priorità nei programmi.
La scelta di Storace mi sembra correttaperché, come giustamente ha dichiarato, la politica di Fini ha disperso un patrimonio umano e politico che ha ritrovato un suo Leader nella persona di Silvio Berlusconi che rappresenta l’unità del Centro Destra ed al quale gli elettori di Destra guardano come un riferimento, valutazione, peraltro, che non si estende a Forza Italia o, almeno, a quella parte di Forza Italia troppo succube delle parole d’ordine del politicamente corretto e che insegue la sinistra sul femminismo, sull’omosessualità, sulla liberalizzazione delle droghe, sull’aborto, sul divorzio, sulla manipolazione genetica, sull’eutanasia e che solo grazie alla presenza del Cavaliere ha il silenziatore..
Semmai il problema di una Destra organizzata si potrà porre quando si aprirà il dopo Berlusconi, non adesso, ma nel frattempo la permanenza sotto lo stesso tetto con una “unione personale” come quando nel passato due territori e due popoli trovavano unità grazie alla figura unificante del medesimo monarca, rappresenta un reciproco vantaggio.
Tanto più che i temi maggiormente qualificanti della Destra sono ormai appannaggio di altri movimenti che li hanno sottratti ai loro legittimi proprietari, sviluppandoli e rilanciandoli.
Così vediamo che la battaglia contro le tasse è propria sia della Lega che di Forza Italia, mentre quella contro l’europa e l’euro è appannaggio sempre della Lega e ora anche di Grillo (almeno a parole).
Ma anche bandiere più identitarie sono state abbandonate dalla Destra che appare sostenerli con voce flebile e con troppi distinguo:
  • contro l’immigrazione, lo ius soli, la cittadinanza e il voto agli immigrati;
  • contro il “matrimonio” omosessuale e tutti gli altri “must” del politicamente corretto (divorzio, aborto, eutanasia, manipolazione genetica);
  • contro la droga che non esiste “leggera” o “per uso personale” ma che dovrebbe vedere puniti in egual modo fruitore e spacciatore di qualunque tipo di sostanza.
E anche su queste materia spicca la Lega di Salvini, più che i Fratelli d’Italia di una Meloni sempre meno incisiva o di un Alemanno bollito.

Allora ben venga la scelta di Storace, perché Berlusconi è e resta il Leader del Centro Destra e perché, così, si può organizzare il futuro di una vera Destra che, però, non potrà escludere quel movimento che è Forza Nuova e che rappresenta il cuore in cui viene conservata la Tradizione della Destra e che, come è in Francia per il Front National, dovrà essere, meglio prima che poi, integrato nel gioco politico complessivo.


Entra ne

B come Bologna

Il Bologna andrà in serie B.
Le brutte partite con Sassuolo, Verona, Cagliari, Livorno, Chievo e Atalanta che avrebbero dovuto rappresentare il ciclo della salvezza e nelle quali invece abbiamo raccolto solo cinque punti quando ci attendono, nell’ordine Inter, Parma, Juventus e Fiorentina, certificano la pochezza di una squadrain cui entrambi gli allenatori le hanno provate tutte, senza cavare il classico ragno dal buco.
I tifosi organizzati e che vanno allo stadio, come quelli che, come me, preferiscono guardarsi le partite seduti nella poltrona di casa, non meritano la serie B.
Non lo meritano gli ultracinquantenni come me che hanno il ricordo di quando, bambini, videro il Bologna vincere il suo ultimo scudetto in quella magica giornata del 7 giugno 1964 e ancora di più non lo meritano coloro che, più giovani, dalla passione per il Bologna hanno ricevuto, al massimo, la soddisfazione di una salvezza dalla retrocessione.
E’ sicuramente più difficile tifare per squadre, come il Bologna, oggi di quanto non lo fosse ai primi anni sessanta quando, almeno, esisteva la possibilità perché ogni tanto qualche squadra meno sostenuta finanziariamente vincesse lo scudetto o lo contendesse fino all’ultimo ai soliti noti.
Dopo il Bologna il Cagliari, il Verona, la Sampdoria, ma anche il Perugia e il Vicenza di Paolo Rossi (che pure non vinsero) rappresentavano il bello di un calcio di provincia che poteva azzeccare l’anno giusto per competere con le corazzate Inter, Juve e Milan.
Un qualcosa che, oggi, può essere rappresentato da una Udinese o da una Atalanta, sia pur per obiettivi minori e con l’obbligo finanziario di vendere, ogni anno, i pezzi migliorati e valorizzati per scoprirne di nuovi.
Il Bologna non ha saputo trasformarsi nell’Udinese e nell’Atalanta di oggi, pur avendo alle spalle una realtà territoriale che dovrebbe essere più attrezzata.
Non ha saputo farlo perché la città non ha risposto in più occasioni continuando a sostenere quelle strutture grige e burocratiche che la stanno soffocando.
Il Bologna aveva un Presidente che, per competenza, per solidità, per conoscenza del mondo sportivo, avrebbe potuto trasformarsi nel Pozzo felsineo: Cazzola.
La città invece gli ha voltato le spalle quando tentò la scalata a Palazzo d’Accursio preferendogli il prescelto del partito comunista che, con una breve parentesi dovuta alla pessima scelta del proprio candidato, domina Bologna dal dopo guerra.
I bolognesi preferirono a Cazzola Delbono: uuuh ottima scelta, vero ?
Molto intelligente, complimenti !
Poi hanno perseverato nell’errorescegliendo un nuovo sindaco, Merola, estraneo alla città (origini campane) e che neppure sapeva in quale serie giocasse il Bologna.
Con il pci (nei suoi vari nomi arrivati ad oggi al pd) le coop che a Bologna gestiscono la massima parte delle attività di investimento economico in colleganza con le strutture pubbliche.
Pci e coop esprimono giunta e sindaco che prediligono la demagogia ideologica (immigrazione, “diritti” omosessuali, centri sociali) a spese dello sviluppo della città, naturalmente con costi a carico dei cittadini produttivi sui quali gravano tasse e uno tsunami di divieti (Merola ha ampliato i divieti di circolazione al sabato e domenica) senza ricevere in cambio sicurezza, servizi e manutenzione della città.
Bologna rappresenta, considerando la sua dimensione di media città, l’esempio più lampante della devianza che provoca l’immissione senza regole in un tessuto sociale, etnico, territoriale, economico di elementi estranei.
Mancano quindi i bolognesi veri, quelli disposti ad un progetto di prospettiva che impone investimenti e costi iniziali, ma anche capacità imprenditoriale.
O, meglio, ci sono ma sono osteggiati dal potere pubblico nelle mani di coop e partito comunista perché sono estranei al loro perimetro di obbedienza e, quindi, non essendo controllabili non deve essere concesso loro di operare con quelle agevolazioni che, altrove, hanno permesso di sviluppare quegli stessi progetti che a Bologna sono tabù.
Ci sono poi imprenditori che bolognesi non sono e quindi non hanno la passione per il Bologna, perché magari tifano Inter o Napoli o Juventus e che, quindi, non hanno motivazione interiore per investimenti iniziali costosi.
Ma anche questa situazione è responsabilità di giunte e sindaci, di un sistema politico ingessato che ha preferito annacquare la bolognesità con l’immissione di elementi estranei che di Bologna vedono solo il succo da spremere.
Così anche il Bologna calcio non può che essere amministrato da elementi che siano troppo modesti per poter impensierire il potere del partito comunista e delle coop, a maggior ragione se sono stati messi assieme da un coordinatore che bolognese non è e che ha bazzicato, ai massimi livelli, le coop.
Ma il fatto di non impensierire vuol dire anche che non hanno quei mezzi necessari a spingere con forza per il rinnovamento della squadra che richiederebbe soldi, soldi e ancora soldi.
Del resto l’unico aspetto che non condivido al tifo organizzato è la contestazione a Guaraldi.
Il presidente ci mette soldi suoi ed ha tutte le ragioni per non volerli bruciare così come di voler vendere rientrando, almeno in parte, di quanto ha speso.
Se uno pretende lo squadrone,beh … che ci metta i soldi suoi, troppo facile fare gli “spanizzi” con il denaro altrui come sta facendo Renzi e il suo governo !
Per questi motivi la prossima – salvo miracolo al quale comunque ci votiamo ma che non cambierebbe la sostanza dell’analisi – retrocessione del Bologna è da imputare alla città che continua a votarsi e a votare per il partito comunista, per le coop che esprimono giunta e sindaco dello spessore che possiamo quotidianamente verificare.
Io e i tifosi sicuramente non meritiamo che la nostra squadra sia di serie B.

Ma la Bologna degli elettori, del pci, delle coop, di Merola, è una città cui la serie B sta anche molto larga.


Entra ne

I veri scopi della visita di Obama

Obama ha appena lasciato il nostro Paese e penso  sia ora di chiedersi qual è lo scopo precipuo del suo viaggetto in Italia, che non è certo la classica passeggiata al Colosseo né la spaghettata alla carbonara, o le penne all’arrabbiata  o le cartoline da Roma con la sua scritta: “Rome is amazing”di cui i media vogliono farci credere. Abbiamo assistito a due giorni di svenevole melassa mediatica nei quali  tutti gli Italiani erano felici di sventolare bandierine a stelle e strisce e i giorni del dissenso anti-americano è un ricordo remoto: Nixon, Bush padre, Bush figlio. Ma già, ora siamo in tempi di “pace” e la “pace” costa – dice Obama.
Disgustosa e servile  la sinistra (compresa quella antagonista) che ha mostrato acquiescenza al politicamente corretto, secondo cui un presidente di colore non si può contestare (sarebbe “razzista”). 
Eppoi cosa dovrebbe contestare, se è stata proprio l’amministrazione Obama e i suoi circoli  statunitensi ad averci rifilato la “patacca” di un Renzi non eletto che parla di Jobs Act, di Yes you can e di altre  ridicole smargiassate da Fonzie di quarta? 
Napolitano è per Obama un “old friend” e gli Italiani  a detta di costui, dovrebbero essere ultra-felici di avere una tale “roccia di stabilità”. Ovvero un monarca assoluto che non muove più le sue consunte terga dal trono quirinalizio, imponendoci quel che passa per la sua mente.
Grillo parla di un Obama venuto qua per vendere il suo gas (facendo fuori commercialmente il suo nemico Putin) e gli F35. Certo c’è anche questo, ma non solo. E del resto non si può chiedere a Grillo di avere più di un’idea alla volta. La realtà è ben più terrificante.

 Mentre alla Casa Bianca e alle commissioni Ue stanno a guardare la pagliuzza (per me sacrosanta) della Crimea,  la vera annessione è arrivata qua da noi, ma  nessuno ne parla: il TTPI alias Transatlantic Trade and Investment Partnership. Ovvero la stipula tra UE e Usa del trattato segreto chiamato comunemente ”Nato Economica”. Una totale e cieca ANNESSIONE dell’Europa agli Usa che ne diviene una costola, un’appendice, più di quanto non sia già. Ovviamente questo patto non è ancora stato formalmente ratificato, perché? 
Ma perché ci sono le imminenti elezioni europee. E  tutto questo potrebbe essere un’ottima ragione per fare deflagrare l’eurozona e le sue istituzioni. Sono  già molto molto allarmati dalla crescita dei partiti contrari alla Ue e che vogliono l’uscita dall’euro. Ma davvero pensate che l’Abbronzato d’Oltre Atlantico non ne abbia fatto menzione con Napolitano?  I media anche se lo sapessero non ce lo direbbero mai. E noi, non lo sapremo che a cose fatte. 

Col TTPI,  la libera circolazione degli uomini , delle merci, dei capitali, l’ingresso delle lobby e dei servizi  finanziari ad esse annesse, diverrebbe  legge inderogabile e ineludibile.
Parlamenti locali e nazionali, governi, ordinamenti giuridici ed istituzioni verrebbero spogliati di ogni potere anche nel caso di disperata difesa del supremo interesse pubblico, (salvaguardia dell’istruzione, della salute e della sicurezza dei cittadini,  diritto a una sana alimentazione e all’agricoltura).
Ogni multinazionale, ogni lobby viene autorizzata a trascinare in giudizio quel miserrimo Staterello che dovesse sgarrare o contrapporsi alla loro invadenza, ottenendone (grazie ai loro collegi di potenti avvocati) colossali risarcimenti per danni, visto che l’unico tribunale abilitato ad arbitrare le controversie tra Stati e multinazionali è un collegio facente capo alla Banca Mondiale.
Insomma le lobby hanno diritto di far fallire gli stati con mega cause miliardarie se questi si rifiutassero di farle entrare nel mercato. Noi stiamo qui a parlare di Europa col “deficit di democrazia”? Ma all’avidità, alle interferenze, alla lesione dei diritti  dei popoli non c’è più alcun limite nel mondo. Ricordate la sigla mortifera:   TTPI. Ovvero Nuova Nato Economica.  
Siamo  di fatto già “annessi” e senza nemmeno un referendum  confermativo come è avvenuto  democraticamente in Crimea.

Dev’essere per questo che Obama ha regalato al papa le sementi dell’orto della Casa Bianca? E saranno “sementi approvate” da Monsanto e Syngenta o sementi biologiche?

Il piccolo fan

Da sempre i politici italiani hanno trovato motivo di lustro facendosi riprendere con i leaders delle nazioni più importanti.
Regno Unito, Francia, Germania, Russia e, soprattutto, Stati Uniti.
Il pellegrinaggio a Washington era un dovere per ogni presidente del consiglio neoeletto sin da De Gasperi, poi però i presidenti Americani (quando erano in grado di rappresentare quel Cpmandante in Capo di tutto l’Occidente Libero … cioè tutti fino al predecessore compreso dell’attuale …) sapevano concedere i giusti riconoscimenti, il maggiore e più ambito dei quali era parlare al Congresso in seduta riunita.
Onore che toccò in tempi recenti solo a Berlusconi, a dimostrazione di quanto sia vero che nemo propheta in patria.
Il bulletto che oggi presiede il governo italiano ha una copertura mediatica fatta di tante marchette della stampa e della televisione.
Non è però certo che sia un buon servizio, visto che lo mostra scodinzolante a fianco della Merkel, di Hollande e, ieri, di Obama, che sicuramente geni non sono (anzi … soprattutto i due maschietti) come un piccolo fan che non ha altro da dire e fare che   il farsi fotografare o ottenere l’autografo di qualche persona famosa, di cui ripete a pappagallo i tormentoni.
Davanti a simili scene, come possiamo pensare che l’Italia possa essere rispettata e non trattata con quella sufficienza riservata a tutti i postulanti un po’ lecchini e molto servili ?



Entra ne

Depero

Il Museo Archeologico Regionale di Aosta  passa in rassegna un’altra
avanguardia del ‘900: Fortunato Depero, con una mostra dal titolo “Universo Depero”, in riferimento all’opera d’arte “totale” in cui l’artista credeva, che doveva coinvolgere tutti i campi dell’esistenza.

L’esposizione a cura di Alberto Fiz e Nicoletta Boschiero,
aperta fino all’11
maggio 2014 ha il patrocinio

Romania-Bessarabia: UNIONE SUBITO !

27 Marzo 1918 – 27 Marzo 2014.
La Bessarabia (Moldavia) si riunisce con la Madrepatria Romania.
Presto NUOVAMENTE l’ UNIONE per contrastare il nazionalbolscevismo di DUGHIN e RasPutin. Giù le mani da Transnistria e Gagauzia ! 

L’improvvisazione dissipatrice di Renzi

Chi non ha cultura di governo non può amministrare bene la cosa pubblica, esattamente come chi non conosce e rispetta il valore del denaro non ha scrupoli nel depredare e dissipare i risparmi altrui.
Quando, come nel caso di Renzi, i due fattori confluiscono in un unico soggetto, abbiamo gli Unni che fanno razzia del patrimonio pubblico che, poi, non è altro che il frutto dei nostri risparmi e dei nostri redditi.
Abbiamo così imparato da una pulzella di Renzi creata ministra (e poi dicevano di Berlusconi …) che gli 85000 esuberi statali (l’un per cento circa del totale … non una cifra che sposti le montagne dei debiti !) saranno radunati anche attraverso i prepensionamenti.
Ohibò !
Ci avevano raccontato (Monti e Fornero e poi Letta) che bisognava lavorare più a lungo perchè l’inps (lo stato) non era in grado di sopportare il mantenimento troppo a lungo di persone e adesso si scaricano sull’inps (visto che l’ente pensionistico degli statali, in fallimento cronico, è stato assorbito a posto a carico dell’inps) i prepensionamenti statali ?
I soliti privilegiati, mentre i lavoratori privati, autonomi, professionisti, sono costretti a vedersi allontanare il traguardo del meritato riposo, gli statali (che certo non si ammazzano di lavoro !) sfrutteranno le disponibilità del fondo creato con i contributi dei lavoratori privati, l’inps.
Almeno, penserà qualcuno, si tratta di una partita di giro (lo stato invece di pagare statali attivi, li paga per oziare) e aumenterà giocoforza la produttività di chi rimarrà in servizio.
Pensa male.
Perchè l’obiettivo è assumere altri statali “per dare lavoro ai giovani”.
Il solito becero assistenzialismo comunista, che sperpera i soldi rastrellati dai risparmi e dai redditi dei cittadini per un maquillage senza futuro e con l’unica prospettiva di ottenere un pugno di voti in più.
Renzi accelera restando sull’autostrada della distruzione della nostra società.
E qualcuno osa ancora dare torto ai Veneti che votano e pretendono l’Indipendenza ?



Entra ne