Nemico del Pd… insieme a Berlusconi

“Grillo indagato per istigazione militari a disobbedire a leggi”. Ma non a Genova. L’esposto è stato presentato dal coordinatore dei giovani del Pd Fausto Raciti: “Nessuno lo autorizza a fomentare il colpo di Stato”. Nel mirino la lettera collegata alle proteste dei Forconi con cui il fondatore del Movimento cinque stelle chiedeva alle forze dell’ordine di “non proteggere più i politici” e di “unirsi al popolo”. Intanto da Torino arriva la richiesta di condanna per aver violato i sigilli dei carabinieri sulla porta della baita No tav in val Clarea

Il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce smentisce di aver aperto un fascicolo su Beppe Grillo, ma spiega: “Per la lettera aperta ai capi delle forze di polizia, sono arrivati numerosi atti da diverse procure dove risulta già indagato“. In mattinata si era diffusa la notizia secondo cui il fondatore del Movimento 5 Stelle era indagato per istigazione ai militari a disobbedire alle leggi. Il magistrato genovese però ha specificato di essere ancora in fase di valutazione: l’inchiesta partirebbe in seguito a un procedimento inviato da Roma dove era stato presentato un esposto da parte del coordinatore dei giovani Pd Fausto Raciti, a seguito dell’esortazione del leader del M5S a non difendere più la classe politica e l’invito ai militari a unirsi alla protesta dei forconi. Intanto a Torino arriva la richiesta per Grillo di condanna a 9 mesi di carcere e 200 euro di multa per aver violato i sigilli dei carabinieri sulla porta della baita No tav in val Clarea.

L’esposto si riferisce ai fatti del 10 dicembre scorso quando il comico genovese aveva pubblicato sul suo blog una lettera rivolta ai vertici di polizia, carabinieri ed esercito per chiedere loro di ripetere quanto avvenuto il giorno precedente durante le manifestazioni del movimento dei Forconi a Torino, Genova e Rho (Milano), ossia togliersi il casco dopo l’incitamento dei manifestanti. Un gesto che aveva aperto la strada a molteplici interpretazioni: secondo i comunicati ufficiali non si era trattato di un modo per solidarizzare con la protesta, semplicemente erano venute meno le condizioni di pericolo. Il Siulp aveva cantato vittoria: “E’ stato un segno della totale condivisione delle ragioni”. I due sindacati più rappresentativi delle forze dell’ordine (Siulp e Sap) avevano però subito respinto l’invito al mittente. Il Coisp aveva bollato il gesto come “un’idiozia”, mentre il Siap aveva parlato di “farneticanti inviti”.

“Alcuni agenti di polizia e della Guardia di finanza a Torino si sono tolti il casco – scrisse Grillo – si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. E’ stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari”. Quindi, sosteneva: “Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare. Le forze dell’ordine non meritano un ruolo così degradante. Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro. Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini. Sarà un segnale rivoluzionario, pacifico, estremo e l’Italia cambierà. In alto i cuori”.

“Beppe Grillo non è indagato, sono arrivati atti da varie procure, li stiamo valutando per capire se aprire una indagine o meno, stiamo valutando le carte”, ha detto il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce parlando delle voci sull’iscrizione nel registro degli indagati del leader del Movimento 5 Stelle. L’attività della procura di Genova è incentrata non solo sulla lettera aperta alle forze dell’ordine, postata sul blog del 10 dicembre 2013, ma anche su una serie più ampia di affermazioni che, secondo quanto appreso, non sarebbero esclusivamente state riportate nel blog. La procura conferma che una volta ricevuto il fascicolo da Roma il reato ipotizzato, ancora contro ignoti, è il 266 del codice di procedura penale, ovvero l’istigazione di militari a disobbedire alle leggi che prevede una reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso pubblicamente. I documenti arrivati sono stati accorpati in un unico fascicolo, su cui stanno lavorando i magistrati Nicola Piacente, Federico Manotti e Silvio Franz.  “A noi non è arrivato nessun avviso di garanzia. Non sappiamo nulla”. E’ il commento di Enrico Grillo, nipote e avvocato del leader del Movimento 5 Stelle.

La Manif di Francia: così vicina, così lontana

Premetto che essere cattolici in Francia comporta qualche rischio in più che fare i papisti relativisti,  nonché buonisti catto-italioti del genere volemose bene, davanti a S.Pietro . Non dimentichiamo che è la patria dove Napoleone Bonaparte profanava le chiese entrandovi con la cavalleria;  è la terra della Vandea contro i ghigliottinatori. Non è un caso che lo scrittore Alexander Solgenytzin tenne proprio nella regione della Vandea (1993) il suo  alto discorso contro le rivoluzioni. Insomma  essere cattolici in Francia storicamente significa  essere resistenti contro vere e proprie stragi.
Non so se qualcuno è al corrente del programma educativo di educazione sessuale precoce che la Ue sta approntando per le scuole, con la scusa del superamente dei “generi”.
Il sito Reseau International ha rivelato che già da  due anni, la petizione contro la “sessualizzazione della scuola pubblica” (materna e primaria) ha raccolto quasi 92.000 firme nella  Svizzera tedesca. Come è noto  sono stati utilizzati peni in legno e vagine in pelouche messi sotto accusa da parecchi genitori, pedagoghi, e semplici cittadini.  
Il famoso Piano Educativo 21, con effetto a partire dal 2014, ha attirato le ire di gran parte della popolazione, a partire dall’UDC (che non ha nulla a che fare col nostro Udc di casiniana memoria) di Lucerna.  Strane scatole magiche che contengono dunque…strani giocattoli: peni in legno e vagine in pelouche. Senza dimenticare la proliferazione di manuali che incoraggiano i bambini a toccarsi e a scoprire le parti intime del proprio corpo e quello altrui.  Inoltre esiste un libretto con intenzioni “educative” dal titolo Lisa e Jan , fatto di vignette e sequenze esplicite di bambini in procinto di masturbarsi e a guardarsi. Ve ne risparmio le immagini!
Vi consiglio la lettura integrale del pezzo da me linkato su Reseau , o in alternativa, questa traduzione:   http://www.aleteia.org/it/societa/articolo/educazione-sessuale-in-svizzera-arriva-il-sex-box-per-le-maestre-di-asilo-18424001 
Educazione sessuale nei giardini di Infanzia?
Non metto immagini  né altri dettagli per decenza, ma qui rasentiamo senz’altro la diffusione
“legalizzata” della pedopornografia e l’erotizzazione precoce dell’infanzia.
Ma vengo alle reazioni nella vicina Francia, dove ci sono nuove Giovanne d’Arco come Ludovine de La Rochère che organizzazano manifestazioni oceaniche (La Manif pour tous)  coi bonnets rouges in testa. Su che cosa? Udite, udite o Italioti: su temi eticamente sensibili per i quali  voi non rinuncereste a una partita o a un derby a S. Siro.  Intanto però la Manif pour tous è riuscita con successo e Hollande ha dovuto ritirare la legge sulla famiglia.
Ludovine de La Rochère
Ecco cosa dice il Corriere sulla Legge: “Una delle misure principali della riforma prevedeva di riconoscere il ruolo dei patrigni e delle matrigne nelle famiglie «ricomposte». Ma il tema «esplosivo» riguarda l’eventuale estensione del diritto alla procreazione assistita per le coppie di donne omosessuali, una misura (come del resto quella sulla maternità surrogata) che in realtà non figurava nel progetto di legge. Ma che, voluta dalla ministra della Famiglia, Dominique Bertinotti, e da una parte di socialisti, divide profondamente la maggioranza. La spaccatura era stata sancita dal ministro dell’Interno, Manuel Valls, che per smorzare le polemiche aveva fatto sapere che il governo avrebbe respinto ogni eventuale emendamento sui due temi controversi” (fonte Corsera).
Ma ciò non è del tutto vero, scrive Tempi, polemizzando proprio sull’articolo del Corriere – 3 febbraio a firma Stefano Montefiori,  che come al solito evoca lo spettro dell’omofobia e pure dell’antisemitismo (un’ipotesi di reato passepartout  diventata ormai  una sorta di ricatto morale), senza nemmeno degnarsi di entrare nei dettagli della legge. A completare la cronaca dell’inviato in Francia (ma Montefiori poi si sarà mosso da Via Solferino?) ci sono i  suoi toni scandalizzati contro la “quenelle”, il gesto col braccio lanciato verso il basso, lanciato dal comico Dieudonné. Mamma mia, che problemi! La quenelle!
Il ministro Peillon ha scritto a tutti i rettori il 4 gennaio scorso di diffondere la campagna di “ligne azur”, che insegna che «l’eterosessualità non è la sola via» e invita tutti, con un apposito test, a scegliere il proprio sesso, pardon, la propria identità di genere.
E a conferma che questi sono obiettivi dell’attuale governo socialista, si possono ascoltare le parole pronunciate sabato da Laura Slimani, nuova presidente dei Giovani socialisti: «Sì, le differenze tra uomini e donne sono costruite , il genere esiste e sì, noi lo insegneremo nelle scuole». Capito?
Tutto questo il Corriere non lo scrive per ricordare perché centinaia di famiglie il 27 gennaio scorso non hanno mandato i loro figli a scuola in occasione della “Journée de Retrait de l’Ecole”. In compenso, critica i manifestanti per essersi espressi contro l’introduzione «di una legge che allarghi il ricorso alla Pma (Fecondazione assistita) alle coppie di lesbiche o la legalizzazione dell’utero in affitto».
Montefiori fa notare che «nessuna di queste due misure è all’ordine del giorno» ma non ricorda che durante la discussione intorno alla legge sulla Famiglia se ne parlerà e che il 19 luglio scorso quattro deputati hanno depositato un progetto di legge che ha come scopo quello di aprire la fecondazione assistita proprio alle coppie lesbiche. Senza contare che tra le doti di Hollande non c’è quella di
mantenere le promesse (fonte “Tempi”).

E comunque, Corserva e altri pennivendoli a parte, l’oceanica Manif è riuscita per ora a far recedere il governo Hollande dalle sue intenzioni. Non c’è di che dormire sugli allori però, perché la sessualizzazione ed erotizzazione precoce nelle scuole nonché l’omolatria è un nefando progetto delle associazioni mondialiste (OMS in testa) e delle commissioni europee che verrà trasmesso capillarmente ai Ministeri della Pubblica Istruzione dei paesi membri. I quali poi la diramano a loro volta nella scuole d’ogni ordine e grado a partire dalle materne.

E noi? Mi piacerebbe sentire se c’è qualche gruppo di insegnanti  volonterosi che si sveglia.  O se invece (come temo) durante i collegi docenti sonnecchieranno in ultima fila come scolaretti svogliati, quando i loro direttori didattici e presidi proporranno questo bel pacco. Oltralpe c’è già una coraggiosa mobilitazione: migliaia di famiglie francesi sono scesi in piazza  con passeggini colorati, palloncini bianchi, rossi e blu per dire che “nessuno tocchi i bambini”, per difendere l’istituto della famiglia e l’identità del loro paese. In qualche circostanza, hanno buscato botte, spintoni, cariche  della polizia e assalti di gruppi laicisti organizzati (Femen in testa) nonché scherno e sputi. Nel migliore dei casi, denigrazione e calunnie da parte della stampa di regime. Ma resistono… 
Già, la Francia, così vicina, così lontana.

Indietro non si torna

Napolitano ha tuonato al parlamento europeo con l’appoggio di Schultz (il cui ruolo da presidente del parlamento europeo ci fornisce la misura esatta dello spessore di chi ci vuole imporre l’europa sovietica) che, da singolo parlamentare, interruppe ed offese il nostro Premier Berlusconi ma che oggi, si rivela un perfetto interprete di un “kapò” o, meglio, di un “vopos” intervenendo contro le pacifiche, giustificate e legittime interruzioni a Napolitano.
Indietro non si torna.
L’europa c’è e ce la teniamo.
Parla uno che, male che vada, dovrà sorbettarsela (e in una nicchia di assoluto privilegio) per pochi anni ancora.
Chissà se Napolitano, con quel suo indietro non si torna, pensava anche ai carri armati sovietici che, con la sua benedizione, invasero l’Ungheria ?



Entra ne

L’ultimo soldato del Re

Originally posted on Berlicche:
Osservatorio Caterina: le farfalle. Ne venivano spesso, aleggiando, a posarsi sui bordi di terra smossa della nostra trincea, forse per suggerne l’umidità. Un pomeriggio ne arrivò una particolarmente bella: era nero-velluto, striata di fuoco, con macchie bianche. La mia attenzione fu attirata dalla leggiadria di quei colori, i quali – mi…

Altri mille…

Immigrazione: 6 imbarcazioni soccorse. In arrivo a Lampedusa circa 550 migranti

ROMA, 5 FEB – Sono sei le imbarcazioni individuate dalle navi e dagli elicotteri della Marina Militare impegnate nel dispositivo Mare Nostrum. A bordo circa 1000 migranti. Il pattugliatore Vega, terminate le operazioni di soccorso a un gommone in difficolta’ individuato stamani con a bordo 102 migranti, si e’ diretto verso un’altra imbarcazione per prestare soccorso. La nave anfibia San Marco ha invece ultimato il soccorso a un gommone con a bordo 126 migranti. In arrivo a Lampedusa circa 550 migranti.

Tornando a casa

Casini getta la spugna e torna nella Casa del Padre.
Mauro lo seguirà e Alfano è solo in attesa del pretesto per fare altrettanto.
Fini, se potesse, lo farebbe (ma ormai non conta nulla e non interessa più a nessuno).
Sinceri ?
Neanche un po’.
Sono convinto che il ragionamento dei figlioli prodighi sia pressapoco questo.
Berlusconi ha quasi ottanta anni: quanti ancora potrà farne restando in sella ?
Ecco che il riavvicinamento ha un obiettivo molto personale: proporsi come erede.
La Santanchè ha ragione, ancora una volta mi ritrovo completamente nelle sue parole.
Un bluff.
Chiedano pubblicamente scusa, ammettano di avere sbagliato e operino per la vittoria del Centro Destra in modo disinteressato, senza un posto sicuro in lista, senza imporre i propri uomini.
Allora, forse, redenti, potranno riproporsi all’attenzione degli elettori che ne avranno apprezzato il ravvedimento operoso.



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Pappappero, faccio affari coi barbuti io!

Letta: “Kuwait investe 500 milioni in Italia. Confindustria dia segnali di fiducia”. Il denaro sarà versato nelle casse del Fondo Strategico italiano della Cassa Depositi e prestiti al momento impegnato in 7 imprese. Il presidente del Consiglio a Confindustria: “Dia segnali di fiducia, non solo di disfattismo”

Il Kuwait decide di investire 500 milioni di euro in Italia. Lo farà attraverso il Fondo Strategico della Cassa depositi e prestiti. Un segnale che secondo Enrico Letta rappresenta “una iniezione di fiducia straordinaria nel nostro Paese”, a differenza di quanto dichiarato nei giorni scorsi da Confindustria che ha delineato un quadro negativo di ripresa e numeri che “non ci consentono di guardare al futuro con ottimismo”. Il presidente del Consiglio annuncia l’investimento in conferenza stampa da Kuwait City e coglie l’occasione per dare una stoccata a Giorgio Squinzi: “Spero che Confindustria colga quello che è successo in questi giorni – ha detto – e dia segnali di fiducia nel Paese e non soltanto di disfattismo”.

Kia, il fondo strategico dell’emirato arabo, ha deciso di mettere a disposizione la somma “tutta d’un colpo” perché i Paesi del Golfo “hanno deciso di scommettere sul futuro dell’Italia, su quello delle nostre imprese”. O, meglio, su quelle partecipate dal Fondo Strategico, che al momento sono sette: la farmaceutica Kedrion, la società della fibra Metroweb, la joint venture con Qatar Holding per l’investimento in alcuni settori del made in Italy IQ Made in Italy Investment Company SpA, il pacchetto delle Generali rilevato lo scorso anno da Bankitalia, Ansaldo Energia, la multiutility Hera e Valvitalia. Letta, in ogni caso, ha sottolineato che “nessuno regala soldi a nessuno”, perciò “se si fanno investimenti così vuol dire che c’è fiducia”. Vorrebbe “che questa fiducia ci fosse anche in Italia“, nonostante ci siano “tanti problemi, tanti elementi di fatica sociale dovuta alla crisi, ma oggi siamo in condizione di uscire da questi problemi con forti e profondi progetti di sviluppo”. Nonostante ciò Letta “dopo questi giorni nei Paesi del Golfo”, aggiunge di “tornare a Roma ancora più determinato che la strada intrapresa per far ripartire l’Italia sia quella giusta”. Ricorda anche quanto rilevato da Bruxelles in merito alla legge sulla corruzione in Italia che “lascia irrisolti” vari problemi perché “non modifica la disciplina della prescrizione, la legge sul falso in bilancio e l’autoriciclaggio e non introduce reati per il voto di scambio“. Letta ritiene “giusto che Bruxelles frusti paesi, e anche l’Italia, su questi temi: corruzione e legalità. Lavoreremo e nei prossimi giorni vedrete elementi. Ne parleremo a Roma – conclude – è un dossier su cui abbiamo da tempo riflessioni e lavoro pronto”.

L’inps di Fornero e Mastrapasqua

Inps, 2013 in rosso per altri 14,4 miliardi. Quest’anno atteso un buco nel patrimonio. I conti non migliorano neanche nel 2014, quando è previsto un passivo di 11,9 miliardi. Lo si apprende dall’ultimo documento firmato da Mastrapasqua, che ha lasciato sabato scorso la presidenza dell’Istituto. Pensioni, effetto Fornero: nuovi assegni crollano del 43%

Il risultato d’esercizio dell’Inps per il 2013 sarà negativo per 14,4 miliardi. Continuano quindi a peggiorare, anno dopo anno, i conti dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, a pochi giorni dall’addio di “mister 25 poltrone”, Antonio Mastrapasqua, che ha lasciato sabato scorso la presidenza dopo l’approvazione di un ddl sul conflitto di interessi. Ma il dato più preoccupante è un altro: l’azzeramento del patrimonio dell’Istituto atteso nei prossimi mesi. Dal preventivo per l’esercizio appena iniziato emerge infatti che negli ultimi quattro anni il patrimonio netto è passato dai circa 40 miliardi di euro del 2009 a 7,47 miliardi del 2013. E per il 21 dicembre 2014 è atteso un rosso di 4,5 miliardi. Le attese per il 2014 non sono quindi più rassicuranti. Per l’esercizio appena iniziato è previsto un ulteriore passivo di 11,99 miliardi in attesa di chiarire però se lo Stato si accollerà in via definitiva l’onere delle pensioni dei dipendenti pubblici dal 2012 in poi, cioè dall’anno in cui l’ente di previdenza pubblica, Inpdap, è stato fuso nell’Inps in scia alla riforma Fornero. Da ricordare inoltre che l’Inps è anche azionista della Banca d’Italia e quindi beneficerà della rivalutazione delle quote di via nazionale prevista dal decreto Imu-Bankitalia, come le banche tra cui Intesa SanPaolo e Unicredit.

Pensioni, effetto Fornero: nuovi assegni crollano del 43%. Dal confronto tra il bilancio preventivo Inps per il 2014 (nel quale sono contenuti i dati 2013 assestati che risentono della riforma Fornero) e il bilancio sociale per il 2012 emergono poi dati preoccupanti sulle pensioni. Nel 2013 sono stati stati liquidati 649.621 nuovi assegni con un calo del 43% rispetto ai 1,14 milioni di nuovi assegni liquidati nel 2012. E il divario dovrebbe aumentare ancora nel 2014, con 596.556 nuove pensioni previste e 739.924 assegni che si prevede di eliminare. Tra il 2013 e il 2014 si prevede un crollo dei nuovi trattamenti di anzianità. Nel 2013 – secondo i dati assestati – sono stati nel complesso 170.604, mentre nel 2014 si stima che scendano a quota 80.457 (57.891 delle quali ai lavoratori dipendenti) con un calo del 52,8 per cento.

“Conti poco trasparenti, separare previdenza e assistenza”. “Sono anni che ci battiamo per fare chiarezza sui conti dell’Inps chiedendo innanzitutto la separazione della spesa previdenziale pura da quella assistenziale“, ricorda il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, sottolineando che “il dato che emerge dal documento di previsione 2014 dell’Inps è frutto di questa commistione, sulla quale bisogna far chiarezza attraverso un’operazione di trasparenza finanziaria“. E aggiunge: “Sui conti dell’Inps pesa anche l’altissimo livello di disoccupazione degli ultimi anni che, in un sistema a ripartizione, incide negativamente attraverso la diminuzione della contribuzione versata”.

Consumatori, azione di responsabilità verso Mastrapasqua. Di fronte al buco di bilancio dell’Inps, Adusbef e Federconsumatori auspicano invece che venga avviata una “doverosa azione di responsabilità verso l’artefice unico di questa catastrofe, l’ex presidente e collezionista di poltrone il dimissionario Antonio Mastrapasqua”. E’ quanto si legge in una nota dei consumatori. “Come mai – si chiedono – sono stati disattesi i richiami della Corte dei Conti e le segnalazioni alle commissioni parlamentari su una situazione allarmante dei bilanci Inps, che gettano ombre su una gestione quanto meno discutibile?”.

Morire per la Ue

Napolitano difende l’euro: “Proteste marginali”. Salvini lo sfida: “Provi a girare senza scorta”. Il capo dello Stato alla plenaria di Strasburgo: “Nulla può farci tornare indietro dall’Ue”. Contestato dai leghisti: “Euro kills”. Ma Schulz lo difende: “Nessuna simpatia per chi critica” di Andrea Indini

L’Europa dei burocrati e dei poteri forti celebra Giorgio Napolitano. Il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz alterna lodi sperticate all’impegno di Re Giorgio a tenere l’Italia e l’Ue unite a feroci attacchi a partiti e movimenti, bollati come “populisti”, che osano criticarlo. È un elogio a senso unico che il capo dello Stato raccoglie a piene mani difendendo l’unione monetaria e rigettando sia “l’irresponsabilità demagogica” sia “il ripiegamento su situazioni di deficit e di debiti eccessivi”. Una presa di posizione che scatena una dura contestazione degli eurodeputati leghisti: “L’euro uccide”.

“Sono assolutamente marginali e modeste – si limita a chiosare Napolitano – sono le tradizionali proteste della Lega”. Non intende prestare nemmeno una briciola del suo tempo agli euroscettici che, infuriati dopo anni di politiche regressive, vogliono che sia messa la parola “fine” all’Europa dei poteri forti. Tant’è che è contro i “populisti” che si scagliano prima Schulz, poi Napolitano. “La costruzione europea – spiega il capo dello Stato – ha ormai fondamenta talmente profonde che si è creata una compenetrazione tra le nostre società, le nostre istituzioni, i nostri cittadini e i giovani dei nostri Paesi, e nulla, nulla, può farci tornare indietro”. Secondo Napolitano, i cittadini non devono scegliere tra “un’agitazione puramente distruttiva contro l’euro e contro l’Ue” o tra un’Europa che pure “ha mostrato gravi carenze e storture nel suo cammino”. Il discorso al parlmento di Strasburgo è una tirata di mezz’ora contro chi ha “assunto atteggiamenti liquidatori” nei confronti dell’Unione europea. Così, in vista delle elezioni di maggio, lancia un appello ad attrezzarsi contro un “possibile ritorno di nazionalismi aggressivi”.

“Al posto suo starei più attento a dire che le proteste sono marginali”, commenta su Facebook il segretario della Lega Matteo Salvini. Che gli lancia una sfida: “Provi a farsi un giro, senza scorta, fra giovani disoccupati, cassaintegrati, imprenditori e artigiani rovinati, per dir loro che l’euro è bello e non si tocca”. “Non ho alcuna simpatia per coloro che violentemente e volgarmente la critica con l’unico obiettivo di aumentare la loro visibilità e di gettare il paese nel caos”. Per ben due volte Schulz sottolinea con forza le proprie simpatie per Napolitano. Simpatie che non ammettono posizioni divergenti. Eppure il sentimento anti-Europa e, in particolar modo, anti-euro è vivo. La contestazione, breve e pacifica, del Carroccio è solo una parentesi nel lungo discorso del presidente della Repubblica a Strasburgo. Eppure la dice lunga sul malessere strisciante nei confronti dei tecnocrati di Bruxelles. Tanto da mettere le elezioni, che si terranno a fine maggio, al centro del dibattito politico. Il consenso delle formazioni euroscettiche cresce di settimana in settimana. I sondaggisti concordano nel pronosticare una quota consistente dei 751 seggi in palio. C’è addirittura chi parla di un 25-30%. Uno spicchio più che consistente da cambiare il volto al prossimo Europarlamento, proprio quando sarà chiamato a eleggere il presidente della Commissione. Lo scorso aprile Marine Le Pen e l’olandese Geert Wilders hanno unito la destra sotto il vessillo dell’Alleanza europea per la libertà. “L’embrione di un gruppo parlamentare è già costituito”, aveva annunciato Le Pen. A gennaio la leader del Front National ha incontrato Salvini e, insieme, hanno buttato giù un accordo di massima. L’obiettivo è “fare fronte comune contro l’euro, che è uno strumento criminale, contro l’invasione islamica e contro un’immigrazione incontrollata”.