Non lo avevamo capito…

Già nell’estate del 2011 Napolitano. sondò Monti come premier. Berlusconi lasciò a novembre

La torrida estate del 2011 è un momento molto importante e storico per l’Italia. Il capo dello Stato è preoccupato per le sorti del Paese. La crisi della zona euro è in pieno svolgimento. Le conseguenze del salvataggio della Grecia portano la speculazione a puntare sui debiti sovrani dei Paesi in difficoltà: inzia a essere minacciata anche l’Italia. In agosto arriverà la famosa lettera della Banca centrale europea che chiede – ma assomiglia più a un’imposizione – misure drastiche di finanza pubblica. La Germania della Merkel non ama il primo ministro in carica, Silvio Berlusconi. Lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi punta pericolosamente verso l’alto. Sui mercati finanziari le operazioni spregiudicate si moltiplicano. Ma tra giugno e settembre di quella drammatica estate accadono molte cose che finora non sono state rivelate. E questo riguarda soprattutto le conversazioni tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Mario Monti, che precedono di quattro o cinque mesi la nomina dell’allora presidente della Bocconi a Palazzo Chigi il 13 novembre 2011. Per il grande pubblico Monti è quasi uno sconosciuto all’epoca. L’élite politico-economica lo stima, è un economista, un editorialista del Corriere della Sera, un ex-commissario europeo, e in quel momento guida una delle più prestigiose università italiane. Per gli annali della storia il presidente Napolitano accetta le dimissioni di Berlusconi il 12 novembre e avvia, come si conviene, le consultazioni con i gruppi parlamentari e politici. Poi, ventiquattro ore dopo, Monti viene indicato come premier al posto di Berlusconi.

Proprio mercoledì scorso, Napolitano, durante un incontro con gli eurodeputati italiani al Parlamento europeo di Strasburgo, e riferendosi ai governi Monti e Letta, ha detto che «sono stati presentati quasi come inventati per capriccio dalla persona del presidente della Repubblica». Questo, ha tenuto a precisare il presidente della Repubblica, non è vero perché non si tratta di nomi diversi da quelli indicati nel corso delle «consultazioni con tutti i gruppi politici e parlamentari, come si conviene». Stando alle parole di Carlo De Benedetti e Romano Prodi, entrambi amici di Monti, e per ammissione dello stesso ex premier, in una serie di video interviste rilasciate per il libro «Ammazziamo il Gattopardo» (in uscita per Rizzoli il 12 febbraio) le cose sono andate diversamente. De Benedetti dice che in quell’estate del 2011 Monti, in vacanza vicino casa sua a St. Moritz, è andato a chiedergli un consiglio, se accettare o meno la proposta di Napolitano sulla sua disponibilità a sostituire Berlusconi a Palazzo Chigi, in caso fosse stato necessario. Romano Prodi ricorda una lunga conversazione con Monti sullo stesso tema, ben due mesi prima, a giugno 2011. «Il succo della mia posizione è stato molto semplice: “Mario, non puoi fare nulla per diventare presidente del Consiglio, ma se te lo offrono non puoi dire di no. Quindi non ci può essere al mondo una persona più felice di te”».

Durante oltre un’ora di domande e risposte sotto il calore insistente delle luci allestite nel suo ufficio alla Bocconi per la registrazione video dell’intervista, Monti conferma di aver parlato con Prodi (nel suo ufficio alla Bocconi a fine giugno 2011) e con De Benedetti (nella sua casa di St. Moritz nell’agosto 2011) della sua possibile nomina. Ammette anche di aver discusso con Napolitano un documento programmatico per il rilancio dell’economia, preparato per il capo dello Stato dall’allora banchiere Corrado Passera tra l’estate e l’autunno del 2011. E quando chiedo e insisto: «Con rispetto, e per la cronaca, lei non smentisce che, nel giugno-luglio 2011, il presidente della Repubblica le ha fatto capire o le ha chiesto esplicitamente di essere disponibile se fosse stato necessario?», Monti ascolta con la faccia dei momenti solenni, e, con un’espressione contrita, e con la rassegnazione di uno che capisce che è davanti a una domanda che non lascia scampo al non detto, risponde: «Sì, mi ha, mi ha dato segnali in quel senso». Parole che cambiano il segno di quell’estate che per l’Italia si stava facendo sempre più drammatica. E che probabilmente porteranno a riscrivere la storia recente del nostro Paese.

10 febbraio: cresce la coscienza Nazionale

Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla copertura che quest’anno è stata data al Giorno del Ricordo dei Martiri Italiani assassinati dai comunisti slavi nella vicenda comunemente definita “Foibe” dal nome delle cavità carsiche in cui i nostri connazionali furono gettato, molti ancora vivi.
Certo non vi è (ancora) quella condivisione del Ricordo e vi sono ancora consistenti ostilità, come quelle manifestatesi a Firenze il 31 gennaio allo spettacolo di Cristicchi, a riconoscere la bestialità compiuta dai comunisti slavi.
Non possiamo, peraltro, attenderci atteggiamenti particolarmente intelligenti quando una curva sportiva sbandiera, ogni domenica, l’effige di un criminale terrorista come Guevara, manifestando così uno stolido ideologismo, settario e violento.
Ma è importante che, a dieci anni dalla introduzione per legge di questa celebrazione, l’interesse per una dolorosa storia patria sia aumentato ed abbia raggiunto le coscienze di molti Italiani.
Dobbiamo quindi render grazie a chi nel 2004 era al governo (Silvio Berlusconi, a dimostrazione che per quanti errori possono venire commessi, c’è una grandissima differenza tra avere un governo affine oppure uno palesemente ostile) che con l’istituzione del Giorno del Ricordo ha non solo reso doveroso omaggio ai nostri Martiri, ma ha anche mandato un forte segnale a Croazia e Slovenia circa l’appoggio dell’Italia alle comunità rimaste nelle terre avite, alle rivendicazioni dei risarcimenti dopo gli espropri e i crimini commessi dai comunisti titini (peraltro con la silente complicità dei comunisti italiani per colpa dei quali la zona B di Trieste e oltre metà della Venezia Giulia è finita agli slavi).
Questo recupero di un Ricordo che i comunisti hanno cercato di cancellare dai libri di Storia, probabilmente era il compito assegnato alla nostra generazione, alla generazione di chi non aveva vissuto la guerra, di chi ha beneficiato del sacrificio dei nostri padri, di chi è stato tenuto all’ oscuro di tale vicenda, tramandata, però, nei racconti dei genitori e dei parenti.
Questa coscienza che si sta diffondendo è importante perché mantiene il legame con terre, come Fiume, Pola, Istria e Dalmazia, storicamente Italiane e che, per me, restano Italia e torneranno, prima o poi, in un modo o nell’altro, all’Italia.



Entra ne

A VENEZIA, I BAMBINI DEVONO LEGGERE FIABE GAY

A VENEZIA, I BAMBINI DEVONO LEGGERE FIABE GAY

7 febbr – L’iniziativa è di Camilla Seibezzi, la delegata del sindaco, che ha fatto già parlare di sé per la proposta di sostituzione delle parole “mamma” e “papà” con “genitore”
Un’iniziativa che farà discutere: 46 fiabe “gay” per contrastare la discriminazione e l’omofobia. Come racconta il Corriere della Sera, l’iniziativa è di Camilla Seibezzi, la delegata del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, la stessa Seibezzi che tempo fa fece parlare di sé per la proposta di sostituzione delle parole “mamma” e “papà” con “genitore”. Adesso, la delegato del sindaco ha selezionato i libri di favole da distribuire in dieci asili nido e in 36 scuole dell’infanzia. Nei testi si parla delle diverse forme familiari: da quella con due papà a quella con due mamme, passando per “E con tango siamo in tre”, la storia di due pinguini maschi che covano un uovo.

Sondaggi Cristiani…

Non riesco a trovare, negli Atti degli Apostoli, i vari passaggi in cui i Seguaci di Gesù, attraverso un sondaggio, chiedevano ai diversi popoli che via via convertivano, come avrebbero voluto il Cristianesimo.
Qualcuno,gentilmente, mi aiuta ? 

Berlusconi e Grillo uniti dalle toghe

Non voterei mai per Grillo.
Non potrei mai votare per chi abolisce il reato di clandestinità aprendo l’Italia all’invasione degli immigrati (mentre in Australia un vero Patriota come il nuovo Premier Conservatore Abbot registra 50 giorni senza lo sbarco di un solo illegale).
Non potrei mai votare per chi, attraverso le cosiddette “unioni civili” (civili ?) concede dignità alla pratica omosessuale.
Non potrei mai votare per chi vuole sperperare il mio denaro (sottrattomi con tasse inique e asfissianti) con il reddito di “cittadinanza”.
Non potrei mai votare per chi, ha usato le sue doti ironiche e sarcastiche contro Silvio Berlusconi, l’unico che abbia provato a liberare l’Italia dal giogo finanziario delle consorterie internazionali.
Ma posso sperare che il Cavaliere e il Giullare possano allearsi per fare qualche chilometro assieme, salvo poi tornare a darsele di santa ragione.
Grillo sta subendo lo stesso trattamento di Berlusconi da parte di una magistratura che colpisce duramente chiunque disturbi il disegno egemonico della sinistra alleata alle consorterie finanziarie internazionali.
Berlusconi e Grillo, uniti così, sulla stessa barca, possono allearsi per pochi punti comuni:
– uscire dall’euro;
– riacquistare Sovranità Nazionale;
– rivoluzionare il sistema giudiziario cominciando da un ricambio integrale del personale.
Poi, di nuovo nemici.



Entra ne

La Russia NON è la soluzione al marciume d’ Europa.

Qualcheduno ancora non ha capito. che, nonostante il putinismo dilagante, sono decisamente antirusso. E, siccome non sono democratico, non accetto discussioni, dato che io c’ero, nel 1989 e nel 1990, di persona, e non solo a Bucarest. Che il mio primo viaggio all’ est è del 1972, ma non per cercare donne come il personaggio di Verdone. Ma per conoscere il comunismo, per combatterlo meglio. Che ho letto libri su Ceausescu introvabili; come “Orizzonti Rossi” di Pacepa, il Capo della Securitate. Che Mio Cognato è ingegnere addetto alla sicurezza, ed in passato è arrivato al grado di Generale della Securitate stessa. Che ho parenti acquisiti citati nel libro di Pacepa, ai vertici della Securitate. Che trovo attendibili i reportage di Fausto Biloslavo. Ed inattendibili le posizioni nazionalbolsceviche di Eurasia. Che la Russia mira a ricongiungersi con Bulgaria e Serbia. Invadendo la Romania, dopo la Bessarabia (Rep. Moldavia). Che occupa militarmente l’ enclave tedesca di Koningsberg, patria di Kant; e che vuole riunire questo enclave invadendo i Tre Stati Baltici. Che arma e protegge la Bielorussia comunista. Che vuole dividere l’ Ucraina. Che ha massacrato Tedeschi del Don ed Italiani di Crimea (insediamenti ottocenteschi…). Che arma e protegge (e riconosce, unica al mondo) lo stato CRIMINALE della Transnistria, da dove passano i peggiori terroristi internazionali. Che ha fatto ammazzare la Politkovskaja. Che ha fatto rinascere il Terrorismo Fondamentalista Ceceno, come ben raccontato dai libri della suddetta. Che opprime la Georgia, che non ha incominciato per prima le guerre; ma basterebbe dare un occhio alla situazione degli anni ’90, su quei luoghi, per essere ben informati. 
Se l’ Occidente è MARCIO, la Russia NON è la soluzione. E non me ne frega niente se Putin si fa fotografare con Icone Sacre o lanci strali contro i pederasti. Se qualcuno non crede alle mie parole, prenda la valigetta, ci ficchi dentro spazzolino, registratore e kway, e vada in quei posti. 
STOP. Non morirò americano, ma, perbacco, men che meno russo !