Deriva Italia

La corte costituzionale ha bocciato la Giovanardi-Fini contro la droga.
Droga, repressione delle opinioni, omosessualità, tasse, immigrazione, euro.
Così si distrugge una nazione aprendo le porte alle consorterie lobbistiche e finanziarie internazionali.
L’opera che i comunisti perseguono da sempre per occupare il potere, viene continuata da chi ancora si presta a servire una perversa ideologia invece dell’interesse della Patria.
Ma se possono arrivare, con il “politicamente corretto” a corrompere una Nazione, lo Spirito che questa Nazione ha creato supererà anche questi ostacoli.
Non è un caso che tutte queste “modernità”, dal divorzio all’aborto, dalla “modica quantità” al “matrimonio” degli omosessuali, dalla “discriminazione territoriale” all’abolizione del reato di clandestinità e allo ius soli, dalla rapina fiscale alla svendita della nostra Sovranità, accompagnino una decadenza che fa pesantemente sentire i suoi effetti sulla qualità della nostra vita, il benessere, la sicurezza, il lavoro, i diritti di tutto un Popolo.
E se questa è la “modernità” non tarderemo a renderci conto che la retta via è  la Restaurazione dell’ “antichità”, dei Valori e delle Leggi che hanno consentito alla nostra di diventare la Civiltà che ha concesso di più ai più . 
La domanda non riguarda il “se“, ma solo il “quando” e “chi“.


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Ho sete di Dio

La vita è un continuo incontro. Di qualcuno vorremmo fare tranquillamente a meno, altri invece si possono rivelare decisivi per la nostra vita. Ma tutti sono importanti, se sappiamo individuare il bene per noi che si nasconde dietro a delle parole o dei gesti. Così è stato anche per padre Nouwen che un bel giorno si […]

Shirley Temple e una breve riflessione sul cinema

Apprendiamo in questi giorni della scomparsa di Shirley Temple, signora 85enne,
ex stellina infantile della Hollywood del trapassato.
La sua carriera da bambina fu folgorante, bimba prodigio sfruttata all’estremo dallo star-system, cantante, ballerina, attrice. Soprannominata “riccioli d’oro”, iniziò a ballare a soli 3 anni.

Charles Lamont della Educational Pictures la fece apparire in serie

Napolitano e gli Svizzeri

Qual’è la differenza tra Napolitano e gli Svizzeri che, con un referendum, hanno detto “basta” all’immigrazione ?
Il Popolo Svizzero si è pronunciato con un sonoro pernacchio verso la Merkel e l’europa sovietizzata e i loro governanti rispetteranno il volere popolare.
Napolitano ha fatto un sonoro pernacchio al Popolo Italiano, che aveva voluto e votato Berlusconi Premier,  per compiacere la Merkel e l’europa sovietizzata.
Ecco perchè la Svizzera è la Svizzera e noi siamo solo l’Italia.




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Punti di vista su Napolitano e Monti

Un gioco di potere orchestrato dal corriere. Intervista a Giulio Sapelli

Non è tanto l’iniziativa di Napolitano, che nella calda estate del 2011 già sondava Mario Monti per un cambio al vertice del governo quattro mesi prima della caduta di Berlusconi, a sorprendere un fine analista come il professor Giulio Sapelli: no, ricevere personaggi come l’ex commissario europeo, con cui tra l’altro aveva lavorato insieme nei palazzi di Bruxelles, era per Napolitano una cosa piuttosto normale, che non dovrebbe scandalizzare. Piuttosto, il professore è sorpreso dalla grande attenzione che il Corriere della Sera ha scelto di riservare al presidente della Repubblica, che pure in tempi non sospetti aveva sostenuto e spalleggiato nelle sue iniziative politiche per scansare Berlusconi: “In via Solferino hanno scelto un cambio di strategia, mettendo in moto dinamiche inevitabili in tempi come quelli attuali, quando la crisi economica è peggiore di quella del 2011. Dinamiche che vogliono innescare cambiamenti o riassestamenti di blocchi di potere, in un contesto sociale davvero difficilissimo”.

Professor Sapelli, che idea s’è fatto sulla vicenda portata alla luce da Alan Friedman? Un presidente della Repubblica che lavora dietro le quinte… Guardi, che Napolitano chiami Monti, che quest’ultimo incontri prima De Benedetti e poi Prodi, non mi sembra un grande problema. Piuttosto, mi sono chiesto come mai oggi la notizia si uscita in contemporanea sul Financial Times e sul Corriere della Sera, con due tagli completamente diversi: il primo ha trattato la vicenda in maniera molto asciutta, accompagnando la notizia con un grafico sull’ascesa e il declino di Monti, mentre il quotidiano di via Solferino ha preso di mira Napolitano.

Che risposta s’è dato? Mi pare evidente che questi due giornali sono espressione di gruppi differenti: il Financial Times è legato al mondo economico-finanziario anglo-americano, di cui Friedman è espressione, mentre il Corriere, con la scelta di accendere i riflettori sul Quirinale, si sta riposizionando. Un tempo, infatti, spalleggiava Napolitano e le sue scelte, mentre ora non si capisce bene a quale gruppo di potere faccia riferimento. Sono piuttosto sconcertato.

Perché? Perché evidentemente via Solferino ha scelto di abbandonare il sostegno ai gruppi di potere filotedeschi e filofrancesi, cui Napolitano e Monti sono sempre stati legati, e ha deciso combattere una battaglia tutta interna al nostro Paese, i cui contorni non sono ancora ben definiti. Il fatto che Napolitano abbia scelto di replicare con una lettera a De Bortoli per dire che non c’è stato nel 2011 nessun complotto non fa altro che confermare questa cosa: è un braccio di ferro tutto italiano. Da un lato il Corriere, dall’altro Napolitano e Monti, il cui legame fortissimo è tra l’altro confermato dal fatto che in tanti anni il presidente ha scelto di andare più volte all’inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi, mai a quello di università statali.

Non solo lo stesso Monti, ma anche De Benedetti e Prodi hanno confermato che nell’estate del 2011 Napolitano si stavano muovendo: è solo una coincidenza? Direi proprio di no: sono tutti esponenti dello stesso gruppo di interesse, che in quell’estate aveva messo nel mirino l’Italia e il governo guidato da Berlusconi, la cui caduta a novembre, come ho scritto più volte, è stata una cosa senza precedenti, visto che mai si è verificato che un esecutivo si veda costretto a lasciare pur avendo una maggioranza parlamentare.

Quindi anche la famosa lettera della Bce dell’estate 2011 nasce in questo contesto in cui gruppi di potere ben precisi lavorano al cambiamento? Naturalmente, il legame è del tutto evidente.

Professor Sapelli, viviamo in uno presidenzialismo di fatto? Formalmente no, in quanto il parlamento è ancora centrale. Ma l’azione del presidente della Repubblica descrive un sistema in cui non ci sono più partiti forti e grandi imprese, e dove il Quirinale si prende un peso sempre crescente nelle decisioni che contano, puntando sulla persona che poteva piacere a Francia e Spagna, non certo a Gran Bretagna e Stati Uniti, contro cui Monti, quando è stato commissario, si è sempre schierato. Vede, oggi il potere è in mano a congreghe, circoli, club, grand commis d’etat, direttori dei ministeri, qualche alto funzionario. E al presidente Napolitano.

Un presidente forte, che fa e disfa, come ai tempi di Oscar Luigi Scalfaro. Scalfaro, che notoriamente aveva una forte connotazione politica, in realtà era controbilanciato da poteri altrettanto forti come i partiti, che oggi non sono più come un tempo. Questa è la sostanziale differenza con quel periodo storico, caratterizzato da forti contrappesi che oggi non ci sono.

Perché proprio oggi salta fuori questa vicenda? Perché la situazione economica è terrificante, peggiore di quella del 2011, e quindi si sono rimessi in moto quei sommovimenti che in qualche modo mirano al cambiamento o, quanto meno, al riassestamento.

Terzi contro Monti, caso marò

Marò, Terzi attacca Monti: “Se sono in India è tutta colpa tua”

Sul caso dei marò si riaprono vecchie ferite. Come quelle tra l’ex ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata e l’allora premier Mario Monti. L’attacco durissimo al Loden arriva dall’ex titolare della Farnesina: “Se oggi i nostri marò si trovano in  questa situazione, la colpa è del governo Monti. Questa vicenda è frutto di un vergognoso errore di Monti su istigazione dell’allora ministro Passera”, che hanno rispedito i due militari italiani in India dopo che erano rientrati in Italia. Dimessosi dalla Farnesina in segno di protesta con le decisioni  di Monti, Terzi risponde così quando gli chiedono per quale motivo allora il governo italiano abbandonò la procedura di un arbitrato internazionale, che in un primo momento era stato annunciato e avviato: “Non so perchè fu abbandonata la strada dell’arbitrato. Posso dirvi, però, che le motivazioni che mi vennero vibratamente rappresentate da Monti e Passera per ribaltare la decisione di trattenere i marò in Italia, erano fondate su motivazioni di natura economica, dei danni che avrebbero subito le nostre imprese e dalle reazioni indiane”. Terzi sottolinea: “La procedura di arbitrato internazionale era  statta annunciata l’11 marzo e avviata e io mi ero ormai dimesso. Poi è stata inspiegabilmente lasciata cadere. Ci si è affidati interamente agli indiani e questa decisione è stata confermata dal governo Letta. Non vedo nessuna discontinuità nella linea adottata dall’attuale esecutivo”.

Cecchi Paone, NO !

Leggo che Forza Italia sta esaminando le candidature per le europee di maggio e, al sud, penserebbe di candidare Cecchi Paone.
Berlusconi, che ripetutamente sforna simpatiche battute in proposito, ci pensi bene prima di candidare Cecchi Paone o un qualsiasi omosessuale dichiarato le cui priorità legislative (unioni “civili” et similia con i relativi corollari dell’aumento delle spese statali e delle tasse per pagare pensioni di reversibilità e assistenza sanitaria al “coniuge”) sono totalmente contrarie ad ogni possibile progetto di Centro Destra.
I presunti (perchè inesistenti) diritti speciali da beneficiare agli omosessuali sono funzionali alla politica della sinistra, non del Centro Destra.
Personalmente (e con grande dispiacere verso Silvio Berlusconi) se Cecchi Paone o un qualsiasi altro omosessuale dichiarato dovesse essere candidato in Forza Italia (o in una qualsiasi altra lista di Centro Destra) non prenderò in considerazione il voto per quel partito, certo di trovarne ben altri che possano meglio rappresentarmi.



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Non chiamatelo Gattopardo, ma Pulcinella

Alan Friedman, quel giornalista americano che parla come Ollio (Oliver Hardy) laureatosi alla London School of Economics fa gli affari suoi e pensa già di vendere molte migliaia di copie del suo libro-inchiesta “Ammazziamo il Gattopardo” (Rizzoli). Le venderà, perché ha offerto anticipazioni alle più grandi testate internazionali e nazionali, tra le quali il Financial Times e il Corriere.
Ma chi sarebbe il Principe di Salina (Tomasi di Lampedusa), detto il Gattopardo? Napolitano, per caso? Troppa grazia! Non diciamo fesserie Ollio!  No, Napolitano non è un principe e non c’è nulla di nobile nel suo gesto di aver tramortito il popolo italiano mettendolo alla fame in nome dello spread. Un Pulcinella, un pagliaccio del Colle sapientemente diretto dai poteri internazionali, che ora, a quanto pare, non serve più. Per questo gli stanno tagliando i fili. Hanno chiamato Ollio-Friedman con saccenteria da “economista” nonché di esperto giornalista economico “super partes” a investigare. Che cosa ha raccolto Friedman? Interviste.
Ha intervistato De Benedetti a St. Moritz, il quale confessò di essersi incontrato con Monti, in quella famosa estate 2011. Ha estorto a Monti la confessione (capirai che confessione!) che Napolitano lo teneva in caldo da mesi (ancora prima dell’impennata dello spread che come è noto raggiunse il picco di 553, nell’autunno di quell’anno). Ha intervistato Prodi; ha raccontato di convulsi frenetici meeting tra Monti, Passera, Bazoli (il cattobanchiere massone) e lo stesso Prodi, per far fuori, indovinate un po’ chi? Il solito Berlusca già semi-bollito.

Gli attori in scena sono Monti, De Benedetti che si incontra con Monti e che come finanziere nonché nemico acerrimo di Berlusconi aveva dritte fresche di scuderia circa i mercati  (ipotesi di aggiotaggio? staremo a vedere), Napolitano che coopta Monti e Passera. Quest’ultimo avrebbe avuto il  suo programmino scritto per il rilancio dell’Italia. In cambio volle il Ministero per le Attività produttive. Napolitano che legge e approva detto programmino di Passera. Insomma, il soggetto principale del libro di Friedman  è  la tempistica sospetta che risale al giugno 2011, data nella quale si espletavano le grandi manovre del Pulcinella del Colle. Il quale ora è risentito e replica al Corriere con tono piccato in questa lettera.  (un capolavoro di falsità e di retorica).

In ogni caso resta inteso che Napolitano deve andarsene per aver commesso ALTO TRADIMENTO contro la repubblica italiana. Su questo non avevo dubbi prima del 2011, durante  il golpe tecno-finanziario del 2011 e dopo le sue sporche manovre che ci hanno rifilato l’Ologramma Letta, il quale continua con l’operazione saccheggio.

Una domandina cattiva al  giornalista Friedman:  l’avrà letto davvero il Gattopardo? Tutto, intendo. Ma soprattutto ecco la  vera domanda dalle 100 pistole: perché proprio ora? e a chi giova? chi c’è dietro a Friedman?  In sostanza Napolitano fece l’investitura a Monti quattro mesi prima (nel giugno 2011), quando ancora non esisteva la “tempesta finanziaria”. Perché ora quelli che lo hanno sostenuto hanno deciso all’improvviso di scaricarlo?
Ah, un ultimo significativo dettaglio: da domani Alan Friedman sarà collaboratore fisso del CorServa . il quale dopo averci ammannito per due anni circa la bontà del governo Monti, presentandocelo come salvatore della Patria, ora, come si vede,  ha cambiato opinione. Soprattutto  Ferruccio de Bortoli ha cambiato casacca. Mi sa tanto che questo Carnevale finisca male.

Lettura consigliata: Il complotto di Napolitano e Monti (storia di una democrazia sotto tutela)

La germania e l’italia

La germania sta spolpando le nostre migliori aziende di Libreidee

«Si chiama Spirale della Deflazione Economica Imposta. Ne ho scritto per la prima volta 4 anni fa ne “Il Più Grande Crimine”», ricorda Paolo Barnard. «Dissi che la Germania e la Francia avevano progettato la distruzione dei paesi industrializzati del sud Europa con l’adozione dell’euro, in particolare dell’Italia, perché era la Piccola Media Impresa italiana che aveva stroncato quella tedesca, al punto che nel 2000, prima dell’euro, l’Italia era il maggior produttore e la Germania l’ultimo (dati Banca d’Italia)». Oggi lo scenario si è ribaltato, puntualmente. E le imprese tedesche vengono a fare shopping da noi, perché «in quel comparto industriale abbiamo il miglior sapere al mondo». E, grazie alla trappola dell’euro, che ha «deprezzato l’economia italiana a livello albanese», i tedeschi comprano le aziende italiane a prezzi stracciati. Lo conferma un recente report del “Financial Times”: «Le piccole medie imprese tedesche si sono gettate in un’abbuffata trans-alpina, rendendole le più attraenti acquirenti straniere in Europa di aziende italiane». «Aziende della base industriale del Mittelstand tedesco ottengono accesso al sapere tecnologico di aziende italiane in difficoltà, mentre in alcuni casi spostano i loro quartieri generali oltr’alpe», scrive il quotidiano finanziario il 27 gennaio, sottolineando l’importanza del “sapere tecnologico italiano”. «Le aziende tedesche stanno afferrando opportunità d’espansione mentre la recessione sospinge verso il basso il prezzo degli affari nel sud Europa in difficoltà». Per Barnard, è esattamente «la Spirale della Deflazione Economica Imposta, per comprarci con due soldi» grazie alle restrizioni promosse dal sistema Ue-Bce. Marcel Fratzscher, direttore dell’istituto economico tedesco Diw, ammette che il terreno di caccia del business tedesco è soprattutto l’area in crisi, dove i tedeschi possono “aiutare” le piccole e medie aziende italiane, che «spesso faticano a ottenere credito». Ovvio: «A noi la Germania ha proibito di avere una “banca pubblica” come la tedesca Kfw», protesta Barnard. Una banca che, «barando sui deficit di Stato tedeschi, ha versato miliardi in crediti alle aziende tedesche».

«Le acquisizioni – continua il “Financial Times – sono spesso descritte come accordi strategici, ma degli insider ci dicono che il linguaggio nasconde una serie di acquisizioni aggressive». Di fatto, è la “conquista” di aziende italiane, contro la volontà dei proprietari italiani costretti a vendere. «In alcuni casi gli accordi sono strutturati in modo che il marketing e il management sono esportati dall’Italia, spogliando l’azienda acquistata fino alle sue strutture produttive». Carlos Mack, di Lehel Invest Bayern, dice al “Financial Times” che la logica dietro al trasferimento delle sedi delle aziende italiane «è di avere sia i beni di valore che il marketing e il management in Germania, perché così si ha accesso più facile al credito bancario da banche non italiane». Sempre Mack dice che le aziende tedesche «non sono interessate al mercato italiano, ma solo al prodotto italiano». Ovvero, «sono interessate a vendere il prodotto italiano altrove». Per Barnard, è «la conferma che noi abbiamo le più straordinarie piccole medie imprese del mondo, e ora ci portano via i gioielli della nostra produzione». «A differenza delle aziende italiane – continua il “Financial Times” – le tedesche hanno poche difficoltà a trovare crediti». Una ricerca ha evidenziato che «le banche italiane lavorano bene con le succursali tedesche in Italia, facendogli credito, per proteggersi dai loro investimenti nelle aziende italiane in difficoltà». Ma come, non erano in difficoltà le nostre banche? «Perché prestano ai tedeschi e non a noi?». E’ un “trucco”, innescato dalla Deflazione Economica Imposta dall’euro: «Le nostre aziende affogano, quindi le banche italiane strangolano le aziende italiane perché sono in difficoltà, e arrivano i tedeschi a papparsi i nostri marchi di prestigio a 2 soldi, e le banche italiane ci fanno affari». Norbert Pudzich, direttore della Camera di Commercio Italo-Tedesca a Milano, dice che anche prima della recessione le aziende italiane avevano difficoltà a trovare crediti, perché ad esse manca lo stretto rapporto con le banche “di casa”, che invece le aziende tedesche del Mittelstand hanno. Infatti, osserva Barnard, la stessa Kfw «ha versato miliardi di euro di spesa pubblica sottobanco alle aziende tedesche, barando, mentre costringevano noi a rantolare senza un centesimo dal governo».

«Tutto questo – conclude Barnard – io lo denunciai 4 anni fa, e mi davano del pazzo. Questa è la distruzione pianificata di una civiltà, quella italiana, delle nostre famiglie, dei nostri ragazzi. Questo è un crimine contro l’umanità, perché lo stesso accade in altri paesi europei. Questo è nazismo economico». I tedeschi? «Non cambieranno mai», sono «sterminatori nell’anima», andrebbero «commissariati dall’Onu per sempre». Barnard l’ha ripetuto in decine di conferenze, mostrando una slide dell’“Economist”: ora, con la nostra economia retrocessa a condizioni da terzo mondo «proprio a causa dell’Eurozona voluta da Germania e Francia», la Germania e altre potenze vengono a rastrellare aziende italiane pagandole quattro soldi. Tutto previsto: era un piano preciso. Se cessi di immettere denaro nel sistema, proibendo allo Stato di spendere, vince chi bara – in questo caso la Germania, in cu lo Stato finanzia (di nascosto) le aziende, creando un enorme vantaggio competitivo, completamente sleale. La politica italiana? Non pervenuta. E’ per questo che i “predatori” hanno campo libero. E il paese precipita.