Proposta serissima per divorziati, invertiti e compagni…

Chi mi conosce bene, sa che spesso maschero con ironia e satira le mie preoccupazioni, specie per quanto riguarda il recente Vescovo di Roma.
Per questo devo sottolineare con forza che questa mia è una proposta seria, serissima, o quasi…
Visto che, dato l’ andazzo, Cattolici Adulti e Difensori del Peccato (e non dei peccatori…) sono tornati ad avanzare proposte indecenti già archiviate da Benedetto XVI, chiedendo più Eucarestia per tutti (per molti, non per tutti, come è la Salvezza, direbbe Ratzinger…, che Dio lo Benedica…SEMPRE !), tanto vale ABOLIRE Confessione e Comunione
Così si fa prima, e risolviamo pure l’ annoso diverbio coi Luterani, diventando tutti Riformati. Meno spese, ogni Parrocchia risparmierà su Particole e Vino. Messe più veloci, senza annoiare per via di quelle code farlocche dove, approfittando della distribuzione nelle mani a volte sozze dei comunicandi, anche i satanisti trovano approviggionamento. Niente affaticamento e stress per i Parroci, costretti due volte all’ anno a fare gli straordinari (tanto, per il resto dell’ anno non si confessa più nessuno…).
Lasciandoli più liberi per sviluppare il dialogo ecumenico con le altre religioni. 

Pace e Amore, Peace and Love; and Happiness !

Godiamoci questa vita, perchè dell’ altra non siamo più certi. O no ?

Per molti, non per tutti…

Il beato Don Michele Sopocko

Il Beato don Michele Sopocko (1888-1975), confessore e direttore spirituale di Suor Faustina, per mezzo di lei, fu direttamente legato al mistero delle apparizioni di Gesù Misericordioso. Dio gli assegnò un ruolo di straordinaria importanza – realizzare la missione che il Signore Gesù affidò a Suor Faustina. A questa attività consacrò quasi tutta la sua vita. […]

Dell’avere ragione

Grillo contro Napolitano: “Ci risparmi le consultazioni, sono una presa per il c…”. Il leader del Movimento 5 Stelle poi tuona contro Renzi: “Un carrierista senza scrupoli, un bugiardo incallito”. I grillini non saliranno al Colle di Nico Di Giuseppe

“Il nuovo boss non è Al Capone, ma un carrierista senza scrupoli, in arte Renzie, buon amico di Berlusconi, di Verdini e di gente che avrebbe fatto paura ai gangster del proibizionismo. Oltre ad essere un bugiardo incallito, lo vogliono le banche, la Confindustria, De Benedetti, Scaroni, la finanza. Un perfetto uomo di sinistra. Non ci sarà alcuna discussione parlamentare. Letta non chiederà la fiducia, ma prenderà i suoi stracci e se andrà, licenziato come una serva da chi, nel suo partito, fino a ieri ne elogiava l’azione di governo. Al confronto del pdexmenoelle un nido di serpi è un luogo ameno”. Beppe Grillo tuona dal suo blog nel giorno in cui il premier salirà al Colle per presentare le sue dimissioni.

Il leader del Movimento 5 Stelle rincara la dose: “Napolitano sceglierà Renzie (e non è un capriccio) che non è parlamentare, che non si è mai candidato nel ruolo di presidente del Consiglio durante le elezioni. Lo farà, come lo ha fatto per Monti e per Letta, ignorando il Parlamento, la Costituzione e la volontà degli italiani per la terza volta. Ora Napolitano darà via al rito delle consultazioni che dovrebbe per decenza risparmiarci. Un’immensa presa per il culo, il Presidente a vita riceverà le delegazioni dei partiti che rilasceranno all’uscita del Quirinale le solite frasi condite di ipocrisia ormai insopportabile. Se Al Capone ottenne il controllo del mercato degli alcoolici, Renzie otterrà quello delle nomine delle aziende di Stato, come ENI, ENEL, Finmeccanica e Terna che scadono tra due mesi. Dei luoghi dove risiede il potere reale. Letta e Renzie sono dei prestanome, utili a chi li ha sostenuti e li sostiene. Marionette. Il Parlamento e lo stesso Governo sono un’illusione ottica e il Quirinale una monarchia. Dall’esterno il cittadino assiste a una squallida lotta tra bande per il potere mentre “nel fango affonda lo stivale dei maiali”.

Il M5s non parteciperà alle consultazioni al Quirinale. Lo ha deciso l’assemblea dei deputati del Movimento. I voti contrari alle consultazioni sono stati 62, 17 i favorevoli e 6 gli astenuti. Anche nella Lega Nord ci sono malumori. “Questa volta sono d’accordo con Grillo, queste consultazioni sono inutili e fossi il segretario della Lega non andrei al Quirinale, le crisi extraparlamentari sono un ricordo della prima Repubblica, il passaggio in Parlamento è fondamentale: Letta deve andarci, dimettersi lì e spiegare le ragioni”, ha sostenuto il governatore lombardo Roberto Maroni.

Merkel e il fedelen alleaten Napolitanen

Letta lascia e già la Merkel ordina: “Adesso dovete fare presto”. Letta si dimette. Napolitano esautora il parlamento: “Non è necessario che Letta passi dalle Camere”. Ma come giustificherà agli italiani il terzo premier nominato senza passare dal voto? di Andrea Indini

“Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato”. Alle 13 in punto, poco dopo aver riunito l’ultimo Consiglio dei ministri, Enrico Letta sale al Colle per rassegnare le “dimissioni irrevocabili”. Una pura formalità. Perché l’ennesima manovra di Palazzo consuma sotto gli occhi attoniti degli italiani costretti ad assistere al nascere di un governo auto nominato nella sede del Pd e mai passato dalle urne. Un “golpe bianco” che trova anche il plaudo della Ue e della cancelliera Angela Merkel che invitano gli orchestranti del blitz a trovare “una soluzione rapida” che porti Matteo Renzi al più presto a Palazzo Chigi.

“Non possiamo aspettare ancora”. È questo il tormentone che ha accompagnato la legislatura, ormai a termine, di Letta. Un tormentone che è risuonato piú volte anche in questi giorni convulsi che hanno portato alla capitolazione dell’ennesimo esecutivo partorito nelle stanze del Quirinale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano vuole traghettare la crisi di governo in quattro e quattr’otto. Ecco allora che si profilano, secondo quanto riferiscono fonti del Quirinale, consultazioni lampo. La motivazione (di facciata) è “dare alla finanza mondiale un nuovo presidente del Consiglio italiano già lunedì”. In realtà, Napolitano e i compagni del Pd non vedono l’ora di scalzare Letta da Palazzo Chigi per insediare Renzi. Anche il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso non si scompone per quello che definisce “un processo democratico interno”. In realtà, il passaggio di consegne di oggi ha gli stessi contorni di un “golpe bianco”. Renzi è, infatti, l’ennesimo premier nominato dal Colle. Un’investitura che non arriva dalle urne, un gioco di poteri che getta un’ombra sulla nuova era che il segretario del Pd punta a inaugurare.

La crisi di governo non solo è già scritta, ma è anche un bieco déjà vu degli ultimi tre anni. Letta comunica al Consiglio dei ministri le dimissioni e, come da manuale istituzionale, sale al Colle per rimettere nelle mani del capo dello Stato il mandato da presidente del Consiglio. Auspicando “una efficace soluzione della crisi” Napolitano sceglie la strada delle consultazioni lampo per “la delicata fase economica che il paese attraversa” e per “affrontare al più presto l’esame della nuova legge elettorale e delle riforme istituzionali ritenute più urgenti”. Decide così di “esautorare” il parlamento e iniziare i colloqui subito per terminarli entro domani. Alcuni partiti confermano di essere stati già allertati per sabato. Oggi Silvio Berlusconi andrà, infatti, in Sardegna per chiudere la campagna elettorale di Ugo Cappellacci e farà ritorno a Roma e non a Milano. Domenica, quindi, Matteo Renzi potrebbe già essere incaricato di formare il nuovo governo, con il giuramento lunedì sera al massimo martedì. Rimangono però due nodi da sciogliere: la necessità o meno che ci sia un passaggio di Letta in Parlamento e come giustificare all’opposizione il terzo premier scelto senza volontà popolare.

Figli di papà dalle penne rosse…

… disse il tizio nato in una famiglia di parassiti…
John Elkann: “I giovani non trovano lavoro perché stanno bene a casa”. Il presidente della Fiat, in un incontro con gli studenti a Sondrio, ha dichiarato che “molti non colgono le tante possibilità perché non hanno ambizione”. Il giudizio del rampollo Agnelli va ad aggiungersi a quello dell’ex ministro Fornero che definì i ragazzi italiani troppo choosy e a quelle del collega Padoa Schioppa che li definì “bamboccioni”

I giovani non hanno un lavoro perché stanno bene a casa o non hanno ambizione. La pensa così il presidente Fiat John Elkann, che durante un incontro con gli studenti delle scuole superiori di Sondrio, per parlare proprio di lavoro e di scuola, ha dichiarato: “Molti giovani non colgono le tante possibilità di lavoro che ci sono o perché stanno bene a casa o perché non hanno ambizione”. Ma le parole del rampollo della famiglia Agnelli sono solo le ultime in ordine di tempo di una lunga serie di giudizi sprezzanti sul tema della disoccupazione giovanile. L’ex ministro del Lavoro del governo Monti, Elsa Fornero, sdoganò in Italia il poco conosciuto termine “choosy“. In sostanza, per il ministro, i giovani italiani sono troppo schizzinosi per trovare un’occupazione. Più duro fu il suo vice, Michel Martone, “se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo. Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa”. ”Mandiamo i bamboccioni fuori di casa”, aveva invece sintetizzato con estrema brutalità e molta ironia alla fine del 2007 l’allora ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, nel corso di un’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, lanciandosi in una filippica contro i ragazzi che stanno ancora alle dipendenze dei genitori: “Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. È un’idea importante”. Il presidente Fiat, che nel 2011 ha guadagnato 2 milioni di euro, non è nuovo a dispensare consigli ai giovani. Nel settembre 2013 aveva lanciato un invito: “Ragazzi, studiare vi fa ricchi”, e il riferimento non era allo spirito, ma al portafogli.

Nel corso dell’incontro di Sondrio, Elkann ha risposto alle domande dei giovani. A chi gli chiedeva se la mancanza di occupazione giovanile non fosse legata alla mancanza di domanda, Elkann ha sostenuto che questo non è vero perché “ci sono tantissimi lavori da fare, c’è tantissima domanda di lavoro ma manca proprio l’offerta. Certo io sono stato fortunato ad avere molte opportunità ma quando le ho viste ho saputo anche coglierle”. In ogni caso Elkann suggerisce ai tanti ragazzi di non essere pessimisti anzi “è meglio essere ottimisti e guardare avanti in maniera reale. Le opportunità esistono più oggi che una volta e sono enormi. Una risposta alla disoccupazione giovanile, ad esempio – osserva – può essere quella di creare delle attività in proprio”. A un altro ragazzo che si è presentato come “studente dell’ultimo anno della scuola per elettricisti ed idraulici” e gli ha chiesto di poter lavorare in Fiat, Elkann gli ha replicato: “Prima diventa un elettricista e poi ne parliamo”.

Ma oltre al lavoro, nell’incontro si è parlato anche di tempo libero. A un altro studente che gli ha chiedeva dove lui e il fratello Lapo trovassero le motivazioni per impegnarsi nel lavoro, Elkann ha risposto: “Lapo, Ginevra e io siamo sempre stato stimolati dalla nostra famiglia a fare le cose dando sempre il meglio. Stare sempre in vacanza diventa estremamente noioso”. “Non sono proprio d’accordo”,  ha replicato lo studente con ironia, suscitando gli applausi e le risate dei compagni. Elkann si è soffermato anche sul destino dell’azienda di famiglia: “Sono contento perché Fiat è ancora più italiana e ha le forze che rendono la componente italiana del gruppo ancora più forte”. ”Fiat – ha proseguito – non ha fatto un’alleanza con Chrysler ma si è sposata ed è diventata la settima società al mondo che produce macchine con una gamma completa e oggi può fare cose che prima non poteva fare, Fiat e Chrysler insieme hanno opportunità straordinarie”.  Nessun commento invece sulla caduta del governo Letta e l’arrivo di Matteo Renzi.

Anche Renzi si presta al gioco delle consorterie internazionali

Hanno fallito senza riuscire a passare da palazzo Chigi puntando su Fini.
Poi ci hanno provato con Monti, fallendo di nuovo.
Quindi hanno messo la sella sulla schiena di Letta credendolo un purosangue e scoprendolo un ronzino malconcio.
Adesso giocano la carta Renzi che, a sua volta, appare ben lieto di diventare il terminale italiano delle consorterie lobbistiche e finanziarie internazionali che vogliono asservire l’Italia e rendere sudditi gli Italiani.
Da un governo di diciotto mesi per fare la riforma elettorale, si passa ad un governo di legislatura, con ambizioni spropositate rispetto allo spessore di chi lo dovrà guidare, ma con un unico scopo: sperare che il tempo faccia quello che magistratura, stampa, comunisti, traditori, non sono riusciti a fare.
Far tacere Berlusconi.
Infatti nel 2018, nuovo traguardo di Renzi, il Cavaliere avrà 82 anni e sappiamo tutti che più si avanza con l’età più sono probabili problemi che tarpino le ali al Leader del Centro Destra che probabilmente vincerebbe nuove elezioni con qualunque sistema elettorale.
Infatti Renzi nella direzione del pci/pds/ds/pd avrebbe dichiarato che La strada delle elezioni ha una suggestione e un fascino ma ancora oggi non abbiamo una normativa elettorale in grado di garantire la certezza della vittoria.
Perchè il problema per le Merkel, gli Schultz, i Barroso, gli Hollande e compagni (e loro mandanti …) è proprio quello: avere la certezza che in Italia vinca un loro maggiordomo e non Berlusconi.
E quella certezza non l’hanno.
Se Renzi riuscirà nel suo intento non possiamo saperlo.
L’opposizione al suo governo, qualunque proposta faccia, dovrà però essere totale, prendendo esempio da come i grillini si sono comportati per ostacolare il cammino della legge imu/bankitalia.
Solo così Forza Italia darà soddisfazione ai suoi elettori presenti e futuri.

 

Entra ne

Fratricidio piddiota con regia di Napolitano

Caino-Renzi contro Abele-Letta? quello che sta accadendo dietro le quinte di un partito, il PD, il partito più organico e omologo ai poteri finanziari internazionali, è indecente e rivoltante. Il tutto sotto la regia del solito pulcinellesco Napolitano. Un buon padre di famiglia dovrebbe creare armonia e accordo tra fratelli. Invece non pago di essere un malvagio e subdolo Patrigno nonché “Padrino” della Repubblica, l’attuale inquilino del Colle, fomenta discordie anche all’interno del suo stesso partito.
Per cominciare dopo il libro e l’uscita in tv di Friedman, nel timore di sentirsi scavalcare da chi fino a ieri gli reggeva i fili, il burattino del Colle ha riunito in fretta e furia, Renzi al Quirinale, mentre l’altro suo figlioccio Letta era in viaggio per il governo. Un capolavoro di correttezza istituzionale, non c’è che dire. Poi a chiacchiere avvenute (riservatissime, si intende), ostenta in Portogallo disinteresse per quanto avviene in Italia, tira dritto col cappello nero in testa che gli copre la crapa pelata, dicendo che la crisi dovrà vedersela il Piddì.
Sembra la parodia di una canzoncina di Renzo Arbore: sì, vengo dopo il piddì e poi mi metto lì. Qualcuno pensa forse che il Cappellaio Matto sia  super partes in tutta questa meschina storiaccia? Bene, allora si faccia visitare.
La crisi si apre in diretta nella sede del Nazareno del Pd , dove il Cainetto di Firenze, liquida l’Abelardo di Pisa: “Ho tutto il partito con me”. Maledetti toscani! – direbbe Malaparte. Sempre in prima fila nelle lotte fratricide. 
Bella Napoli finge di non sapere ma sa, e lascia fare. In sostanza, Letta è stato sfiduciato in una sede di Partito, dopo che era già stato scaricato da Napolitano. Domani andrà al Quirinale a rassegnare le sue dimissioni. Chi rischiamo  dunque di avere per nuovo Presidente del consiglio del Ministri? Un “non parlamentare” segretariuccio di partito, che apre una crisi extra-parlamentare facendosi beffe del Parlamento. Mussolini disse che avrebbe potuto fare di “quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli”. “Avrei,” disse, ma poi nemmeno lui, osò farlo. 
Chi invece vuole abolire il Senato e provoca le crisi al “Nazareno” fuori e contro il Parlamento, è un bulletto sindachino che non è nemmeno stato eletto. Però, ci sono i “mercati finanziari” che hanno tanta fretta, troppa fretta. E Matteuccio che ha molti uomini di costoro quali suoi protettori (Davide Serra, Ytzak Gutgeld e ovviamente De Benedetti) si sente molto sicuro di sé. “Dio Mercato è con noi!” Suona bene anche in tedesco (Gott Market mit uns).
Intanto è d’uopo ricordare questa breve  nota di addebito di Giorgio Napolitano, il peggior presidente della storia travagliata della nostra Repubblica.

  • Primo nominato da Napolitano: Mario Monti  13/11/2011
  • Secondo nominato da Napolitano: Enrico Letta il 28/4/ 2013
  • Terzo nominato da Napolitano: Matteo Renzi ? (il 17/2/2014)

Ovviamente il Parlamento non serve più a nulla, e SE e QUANDO ci sarà il famoso “passaggio parlamentare” o la “parlamentarizzazione della crisi” (invocata da FI e dai 5 stelle) i giochi saranno già stati fatti e si tratterà dell’ennesima ratifica. Del resto è già iniziata la questua degli Onorevoli pezzenti, per venire ingaggiati nella squadra di Renzi. 
E’ la “democrazia “dei mercati, Bellezza. Ieri a lui (Monti), oggi a me (Letta) domani a te (Renzi); e la staffetta continua… Il popolo mazziato e cornuto può attendere…
Intanto scordiamoci la legge elettorale, con Renzi  che vorrebbe blindare la legislatura nientemeno che fino al 2018. Non male per un dilettante allo sbaraglio “non eletto”. Ma del resto, votare, come ha detto Napolitano a Lisbona, è “una sciocchezza”.

Ah, dimenticavo quest’ultimo dettaglio. Alan Friedman  non ha fatto in tempo in diretta a “Piazza pulita”  a dire che non stima Letta, che già dal cappellaccio nero di Napolitano spunta il coniglio Renzi. Non c’è che dire: questo paese è terra di pascolo per chiunque voglia farne carne di porco. Ci danno perfino tempi e metodi di quanto deve durare un “nominato” da loro. Lor signori li fanno e lor signori li distruggono. Con la complicità dei lacché interni nostrani.
Ci ricorderemo di questo massacro della democrazia: roba da far impallidire Al Capone. Buon S. Valentino a tutti!

Bologna. I ‘danni’ del Civis (bus a fibra ottica) : 91 milioni di euro

E’ sempre più salato il ‘conto’ del Civis, il tram su gomma mai realizzato a Bologna. La Guardia di finanza provinciale, infatti, ha segnalato alla Corte dei conti altri 48,6 milioni di danno erariale che vanno ad aggiungersi ai precedenti 41 e rotti, e facendo lievitare il totale a 91 milioni.
Contemporaneamente le Fiamme gialle hanno segnalato all’autorità giudiziaria contabile otto persone che potrebbero presto ricevere l’invito a deporre: si tratta dei cinque componenti del cda di Atc nel momento in cui fu pubblicato il bando di gara per l’opera, del direttore dei lavori e di due membri della commissione di pre-qualifica che doveva valutare preventivamente i requisiti delle aziende che avevano presentato domanda per la gara.
La nuova ‘tranche’ di 48,6 milioni si riferisce agli oneri per l’esecuzione di opere ‘urbanistiche’ (strade, marciapiedi, pavimentazioni) realizzate per un sistema di trasporto che risultò ‘irregolare’. dire.it
Bologna: sindaco Merola e giunta Cofferati a giudizio per danno erariale
Una vicenda kafkiana se a riportarci alla concretezza non fosse una montagna di soldi pubblici dilapidata. Sì, sono stati sperperati 150 milioni, arrivati nelle casse comunali attraverso imposte e tasse. Il tutto per un mezzo pubblico di trasporto, il Civis, un maxi-autobus di 18 metri a fibra ottica, progettato, ordinato, poi la fibra posta sotto l’asfalto con disagi per automobilisti, cittadini e commercianti, costruite le banchine con le fermate lungo il percorso oltre ad appositi sottopassi e rotonde, realizzati filmati per illustrarne le meraviglie. Il tutto tra stop and go. Stop, perché fare passare in un centro storico medioevale e alla base delle Due Torri, simbolo della città, un gigante di quel genere non solo trovava l’ostracismo degli ultrà dell’ambiente ma anche di architetti e geologi solitamente pacifici. Go, perché comunque i lavori (per lo più appaltati a cooperative) proseguivano e a ogni ripresa il costo lievitava.
Bologna: chi paga il dietrofront sul Civis?
Bologna: Civis, da Irisbus documento falso per appalto
Bologna: sindaco Merola e giunta Cofferati a giudizio per danno erariale

da Imola Oggi

Entra ne

Emilia Romagna, 7 milioni di euro per rifugiati e detenuti

“6 milioni e trecentomila euro per i rifugiati, un altro milione per migliorare la qualità della vita dei detenuti. E agli emiliani (terremotati e alluvionati) chi ci pensa?” Se lo chiedono i consiglieri regionali Mauro Manfredini, Manes Bernardini, Stefano Cavalli e Roberto Corradi, nel giorno della pubblicazione della graduatoria Sprar e a poche ore dall’intesa Errani-Cancellieri per il miglioramento della qualità della vita dei carcerati, che prevede fino a un milione di euro di cofinanziamento per misure alternative al carcere, formazione, lavoro, corsi di lingua.
 
“Entrambi i protocolli hanno valenza triennale. Errani impegna quindi anche l’amministrazione futura, che almeno per un anno non sarà quindi libera di scegliere se assegnare quei soldi ai detenuti o, magari (in maniera assai più virtuosa), alle nostre famiglie, ai nostri giovani e anziani”.

Rimane inoltre “scoperto un dato, il più rilevante” – sottolineano i consiglieri del Carroccio: “Oltre il 51 per cento dei 3.706 detenuti emiliano romagnoli è straniero. L’unico investimento che sarebbe quindi oculato è quello per rimpatriarli, con specifici accordi a monte. Tutto il resto sono solo i soliti specchietti per le allodole utili alle campagne elettorali del Pd, ma non a risolvere i problemi”

http://www.imolaoggi.it/2014/02/04/e-romagna-oltre-7-mln-di-euro-per-rifugiati-e-detenuti-la-lega-soldi-buttati/

Entra ne