Mentre Mr. hashtag fa i suoi show… in italia succede che…

Immigrazione: Marina soccorre 200 persone. 600 migranti in 24 ore, altri 200 soccorsi da Capitaneria Porto

ROMA, 26 FEB – Sono andate avanti tutta la notte le operazioni di soccorso ai migranti provenienti dalle coste africane da parte dei mezzi aeronavali della Marina M. impegnati nell’Operazione Mare Nostrum nello Stretto di Sicilia. La nave anfibia San Giusto e’ intervenuta su due gommoni entrambi con 97 persone a bordo. La fregata Grecale ha soccorso 100 migranti a sud-est di Lampedusa. In 24 ore soccorsi 596 migranti a bordo di sei natanti, altri 200 imbarcati dalla Capitaneria di Porto.

Non siamo il bancomat di Renzi

Mostrando una faccia da schiaffi simile a quella che ricordavo dei (pochi) emuli di Franti alle elementari e dei (troppi) lavativi e imboscati durante il servizio militare, il bulletto fiorentino ha irriso ai senatori dell’opposizione raccontando una favola lunga 71 minuti, senza alcuna concretezza.
Tutti vorremmo che lo stato pagasse i suoi debiti, così come tutti vorremmo che il “cuneo fiscale” fosse severamente tagliato.
Ma anche i quotidiani proni al bulletto hanno dovuto ammettere che per realizzare il (peraltro parziale) sogno di Renzi, occorrerebbero dai 120 ai 150 miliardi di euro.
Dove li andrà a trovare il Franti fiorentino se il suo predecessore non è stato neppure in grado di trovare otto “miseri” miliardi per l’abolizione completa della tassa sulla prima casa ?
Il sospetto è che il bulletto con la faccia da schiaffi prepari una stangata sui nostri risparmi.
E’ un sospetto fondato sulle dichiarazioni degli accoliti dell’antipatico putto ma, soprattutto, dai vincoli che ci siamo lasciati imporre dalle consorterie finanziarie internazionali che, ora, vogliono il nostro oro, come pretese  Brenno dai Romani.
Vogliamo reagire ?
Io credo che ancora non sia raggiunta la consapevolezza del furto perpetrato ai nostri danni e che continua con Renzi fino all’esproprio totale.
Ma si deve cominciar a far circolare l’idea di una gigantesca obiezione fiscale, per chiudere i rubinetti alle smanie di grandezza di Renzi.
Noi non siamo il suo bancomat.



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Spagna: La giunta d’Andalusia vuole espropriare la Cattedrale di Cordoba

La Cattedrale di Cordoba sta vivendo un curiosissimo caso, che ci dovrebbe mettere in allarme.

In breve, l’edificio è la Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima in Cordova,
ex grande moschea di Cordova, ma la parte-moschea venne comunque edificata al posto dell’antica chiesa visigotica di San Vincenzo.

Qui una breve storia. 

La Basilica Cattolica al di là della complessa

Ucraina, nulla è mai come appare

«Il bello è brutto e il brutto è bello», dicevano le  tre streghe intorno al loro pentolone nel primo atto del Macbeth. Per analogia si potrebbe dire il vero è falso e il falso è vero. In effetti anche quando parliamo di rivoluzioni con cause sacrosante, nulla è mai come appare. Quello che sconcerta di più dei fuochi della rivoluzione in Ucraina è la strana rassomiglianza con altre rivoluzioni “esportate” per il trionfo della “democrazia”.  Mi riferisco alle rivoluzioni colorate dei paesi baltici, a quelle balcaniche e a quelle del Maghreb e del Medio Oriente (Libia, Turchia e Siria comprese). Certamente l’Ucraina ha da sempre avuto la legittima aspirazione ad essere uno stato indipendente. E tutto ciò favorisce gli “aiutini” e le “manine” d’oltreoceano. Nessun commesso viaggiatore viene a bussare alla porta di chi è già rifornito  delle merci che intende piazzare. Si deve poter andare a colpo sicuro. Prelevo alcune note sparse sul perché anche questo dell’Ucraina fa parte della strategia di accerchiamento della Russia da parte degli Usa. Innanzitutto la pistola fumante su chi sta dietro ai roghi ucraini è contenuta  in un’intervista di Richard Perle detto negli ambienti neocon The Prince of Darkness. Egli fu, per chi non lo ricorda, pure il sottosegretario alla Difesa di Ronald Reagan, nonché uno dei teorici della “guerra preventiva” e del disordine mondiale. Titolo “Vladimir non sarà a guardare” intervista di Ennio Caretto – Corsera 23 febbraio.

«L’America e l’Europa devono aiutare l’Ucraina a superare le sue gravi difficoltà economiche fornendole aiuti anche energetici, neutralizzando il ricatto russo. Che dichiarino ufficialmente che all’Ucraina è aperta non solo la strada dell’Ue ma anche quella della Nato».

 Leggete tutta l’intervista (terzo articolo di taglio basso), nella quale Perle non fa mistero di caldeggiare maggior interventismo americano e parla di una Ue troppo lenta, di misure insufficienti, di errori precedenti fatti da amministrazioni americane, nel non aver voluto accogliere l’Ucraina direttamente nella Nato. Ecco una serie di altri indizi del caso Ucraina:

  • L’eccessivo interesse e intrusione della Merkel  nella questione ucraina e l’aver caldeggiato un governo con a capo Yulia Timoshenko.
  • Lo zelo del solito damerino francese radical chic e gauche au caviar  BHL (Bernard-Henri Lévy) nello schierarsi apertamente coi rivoltosi pro-Ucraina. Lo stesso BHL fu sempre favorevole ad ogni destabilizzazione di marca Nato (Balcani, Afghanistan, Pakistan, Cecenia, Rivoluzioni baltiche, attacco alla Libia, alla Siria ecc. ecc.
  • Le confessioni di cecchini sui tetti che sparano addosso alla polizia per poterne  provocare un’immediata reazione sulla folla. Nelle rivoluzioni baltiche (Lituania a Vilnius) un cecchino ammise financo di aver sparato direttamente su quella folla che avrebbe dovuto sostenere
  • La scelta di un’eroina  (un volto tra la folla) da dare in pasto al mondo dei media come l’infermiera ucraina quasi in punto di morte eppoi resuscitata su modello di Neda, la ragazza iraniana fotografata mentre cadde a terra in un fiotto di sangue col velo verde durante una delle rivoluzioni “colorate” ( Onda verde).
  • Ci vuole sempre un satrapo che si circonda di oro, incenso e mirra (come già avvenne per Saddam Hussein), per meglio poter scagliargli contro un popolo inferocito. E quando l’oro (o il Tesoro di Alì Babà) non c’è, lo si inventa, come nel caso di Repubblica che fotografa un water tarocco  aureo, rifiutato dalla BBC. Se poi quel satrapone è, come nel caso di Yanukovich, pure comunista, allora avranno buon gioco a scagliargli contro i fascio-nazisti e le forze “nazionaliste”, infiltrate per l’uopo anche queste. Curiosamente poi uno di questi leader nazi, è stato visto scambiarsi baci d’affetto con il “liberal” e dem John Kerry. Lo fecero anche nel Kosovo col terrorista dell’UCK Hashim Thaci che andò a stringere la mano della Albright. O tempora o mores!
  • C’è sempre un Tribunale Internazionale dell’Aja, o altra nuova “Norimberga” pronta a  istruire processi e a condannare per “crimini contro l’umanità” il Tiranno di turno, ma a tacere dei crimini dei vincitori che lottano per il Common Good. E ormai sappiamo che in nome del Bene Comune si compiono le peggiori efferatezze.
Ora Yanukovic in fuga,  è stato “avvistato” in Crimea. Presto ci sarà una taglia contro di lui, presto ci sarà chi tradirà e lo consegnerà al verdetto degli “esportatori della democrazia”. Oppure sarà Putin stesso che ne farà merce di scambio presso la cosiddetta “comunità internazionale” (due termini ossimorici). Tutto ha un prezzo, tutto ha un qui pro quo. Oppure no, l’Ucraina potrebbe essere la piattaforma americana per una conquista dell’ultimo bastione rimasto in piedi. Dopotutto nei sogni del vecchio “filantropo-speculatore” Soros il titolare della Open Society Foundation, c’è quello di vedere morire Putin e il suo impero.

E questo è una  delle tante guerre sporche per impiantare la “democrazia” dove il bello è brutto e il brutto  è bello, il vero è falso e il falso è vero.  Ora anche in Venezuela, poi in Brasile e ovunque nel mondo.  Beato a chi crede alle versioni ufficiali!

Anche il nostro Paese è sempre in preda a qualche rivoluzione colorata (da Mani Pulite in poi…), ma noi non ce ne accorgiamo e crediamo che siano solo dei giochetti di prestigio di quel Cappellaio matto d’un Napolitano,  fino a quando non ci scappano i  morti. Per il momento,  stiamo vivendo il nostro Truman Show col piazzista fiorentino dalle mani in tasca che va a chiedere fiducia a un Senato che  a breve rottamerà. Ora si è appena auto-insediato a Palazzo insieme alla sua “giunta” abusiva (Otto donne e un Mistero).

La differenza con Kiev è che noi i fuochi e le fiamme le faremo per uscire da questa infernale  Ue nella quale loro, gli Ucraini,  vogliono tanto insistentemente entrare.

Ognuno ha i suoi leader, c’è chi preferisce il tandem Debenedetti-Berlusconi

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Tenetevi i vostri riti, le vostre liturgie, la vostra chiesa. Io sono ateo, in quel senso, sono avulso dalle liturgie piddine e, molto di più, sono contro chi prende in giro i lavoratori predicando bene e razzolando nei pressi delle aree berlusconiane, debenedettianie, montiane, forneriane

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Renzi prossimo Papa ?

Sappiamo che il ragazzo è ambizioso, Cattocomunista e piacione. 
Dunque, dopo aver sistemato l’ italasia, sistemerà il mondo.
E visto il nuovo orientamento Vaticano, non sembra impossibile vederlo sul Soglio di San Pietro…

Confusione creata ad arte

Cosa pensate di uno che parla veloce avendo l’obiettivo di rincoglionirvi con le sue chiacchiere ?
Che ha qualcosa da nascondere.
Può essere semplice insicurezza, ignoranza della materia o, peggio, la volontà di infliggere una stangata.
Renzi è quel commesso viaggiatore che, appena gli si consente di aprire bocca, non restituisce la parola e ci inonda di un diluvio di parole che, nel suo caso, sono discorsi, “cinguettii”, riforme inventate su due piedi come slogan e da realizzare una al mese.
Sono le quote rosa e l’affidare ministeri fondamentali come gli esteri e la difesa a due donne con l’unico (dubbio) merito di derivare dalla storia del pci.
E’ l’affidare l’economia, ancora una volta, ad un gauleiter delle consorterie finanziarie internazionali.
Una volta c’era la domanda: comprereste una macchina usata da questo qui ?
Beh, la domanda vale ancora: comprereste una macchina usata da uno come Renzi ?
Io no.
Ed avergli affidato le sorti della nostra nazione quando ci sarebbe bisogno di un autentico Leader che sappia mettere sugli attenti la Merkel e gli gnomi di Bruxelles non è solo un azzardo suicida, ma è una grave colpa nei confronti di tutti gli Italiani.
Una grave colpa di cui si è macchiato Napolitano, ma di cui si macchieranno tutti coloro che voteranno la fiducia a questo governo e tutti coloro che, male interpretando il vuoto esistente dietro la verbosità del bulletto fiorentino, proporranno una opposizione “costruttiva” o “responsabile” che però non salverà le loro anime



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Renzie Fonzie e il discorso

Governo, Renzi chiede la fiducia al Senato. Renzi presenta il programma di governo al Senato: “Sia legislatura di svolta per il futuro”. E punta a restare a Palazzo Chigi fino al 2018. Nel piano lo sblocco dei debiti alle imprese, il taglio del cuneo fiscale, i fondi di garanzia per le pmi e la riforma della giustizia di Andrea Indini

“Cari senatori, votatemi e vi cancellerò”. Matteo Renzi si presenta nell’Aula di Palazzo Madama augurandosi apertamente di essere l’ultimo presidente del Consiglio a dover chiedere la fiducia al Senato. Un augurio che segna subito il passo del pacchetto di riforme che vuole farsi approvare dal parlamento per governare fino al 2018. Dall’Italicum allo sblocco totale dei debiti della pubblica amministrazione, dal taglio del cuneo fiscale alla riforma della giustizia sono solo alcuni dei punti di un piano pretenzioso. Che ha un semplice vizio di forma: manca di consistenza. Perché aldilà del lungo elenco Renzi non va.

“Avremmo preferito un chiaro mandato elettorale, ma propongo che questa sia la legislatura della svolta”. Ricorda di non avere l’età, Matteo Renzi, citando Gigliola Cinquetti. Non ha l’età per essere eletto senatore. Un espediente anagrafico che puzza di reverenza posticcia. “Ci avviciniamo in punta di piedi e con rispetto profondo e non formale che si deve a quest’Aula e alla storia del paese che qui ha un simbolo”, assicura. Ma è solo forma. Perché, oltre a ricordargli che “presto smetteranno di divertirsi”, non manca di sottolineare la propria appartenenza al Pd, “partito che non ha paura di presentarsi” alle elezioni. Tanto che le “scelte radicali” annunciate porteranno proprio quel marchio di fabbrica. “Sulla legge elettorale e le riforme costituzionali si è raggiunto un accordo che va oltre la maggioranza di governo – promette – quell’accordo lo rispetteremo nei tempi e nelle modalità prestabilite”. Non si lascia zittire dai grillini, che provano più volte a urlargli contro, e tira dritto ai punti cardine del programma che spazia dai nodi più alti, come la giustizia, il mercato del lavoro e la riforma fiscale, alle esigenze più local, come l’edilizia locale, le periferie da “rammendare” e gli argini da rifare. Un programma che, agli occhi del neo premier, servirà a rilanciare un Paese “arrugginito” che, mai come oggi, necessita di “sogni e coraggio”.

Dopo un ampio preambolo sull’Europa, “troppo spesso considerata come la nostra matrigna”, Renzi chiede “un cambio radicale della politiche economiche e provvedimenti concreti”. Tra questi ci saranno sicuramente lo sblocco totale dei debiti della pubblica amministrazione attraverso un diverso utilizzo della Cassa depositi e prestiti, una riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale, la costituzione di fondi di garanzia per sostenere le pmi, la sburocratizzazione del pachidermico apparato pubblico. Misure importantissime che, però, non vuole slegate dalle riforme costituzionali e della giustizia. Proprio per questo, a marzo partiranno contemporaneamente la riforma del Senato e quella del Titolo V. La prima sarà incardinata a Palazzo Madama, la seconda a Montecitorio. “Con quale credibilità possiamo dire che è urgente intervenire sulla legge elettorale – chiede provocatoriamente – e poi perdere l’occasione del contingentamento dei tempi?”. E per stare al passo coi tempi programma anche una “revisione organica” della giustizia.

Nel lungo discorso programmatico Renzi sorvola sull’effettiva entità degli interventi dal punto di vista della spesa e della copertura economica. Come se avesse smarrito il foglio Excel di cui ha parlato molto nelle scorse settimane, illustra velocemente tutta una serie di obiettivi (molti anche condivisibili), ma con una preoccupante vaghezza. Non manca, per esempio, di ricordare i marò ingiustamente trattenuti in India, ma si guarda dallo spiegare come intende riportarli in Italia. Lo stesso vale per la riforma della giustizia che il premier cita senza però declinarla. A conti fatti Renzi parla di una angoscia nel rapporto tra politica e cittadini che porta alla sensazione di un’Italia vista come un Paese che ha giocato le tutte le sue carte: “Noi abbiamo deciso di cambiare”. Peccato che non si sia sprecato a spiegare come intende fare.

Renzi: Yanukovich o Allende ?

I comunisti e i loro caudatari come Alfano & C. (che pare abbiano rimosso le opposizioni a ius soli e “matrimonio” omosessuale adesso che hanno conservato tre poltrone ministeriali), concedendo al putto fiorentino di controllare le Forze Armate (armate in senso lato, di tutte le Forze che abbiano in legittima dotazione armi e strutture di reparto) si sono comportati come quelli che mettessero in mano ad un bulletto di periferia una mitraglietta carica.
Il rischio di vedere Renzi nei panni di Yanukovich è concreto, visto che con un ministro dell’economia proveniente dalla ampia e prolungata frequentazione delle consorterie finanziarie internazionali nonchè dalla direzione dell’associazione di D’alema, i nostri risparmi sono a rischio e l’unica risposta sarebbe la rivolta di piazza (con la relativa repressione modello ucraino).
A Kiev muoiono per entrare nell’europa , da noi si muore (quanti sono ormai i suicidi ?) perchè chi governa non vuole uscirne e, anzi, si prepara a imporne con la forza la permanenza, in piena sudditanza verso la Germania e con rinuncia ad ogni Sovranità Nazionale.
Ma Renzi potrebbe anche essere l’Allende italiano, colui che, con il governo più orientato a sinistra di ogni tempo, spinge a quella deriva marxista che già in Cile vide protagonisti comunisti, socialisti e sinistra democristiana, cioè la stessa combriccola che è al governo oggi in Italia.
Nel momento in cui scrivo non conosco il programma di governo, per cui resto alle dichiarazioni e alla storia dei ministri.
Renzi che voleva lo ius soli, il “matrimonio” omosessuale, la permanenza nell’euro e l’aumento delle tasse sui risparmi dal 20% imposto da Monti (con Berlusconi eravamo al 12,5%) fino al 25 o 28 %.
Il suo ministro dell’economia che, ancora una volta, proviene da sospette frequentazioni straniere (ocse, fondo monetario internazionale, commissione europea, bce) e che ha sempre sostenuto non solo la disastrosa politica dell’austerità folotedesca (tanto da essere definito dal premio Nobel Krugman una cheerleader dell’austerità), ma anche la necessità di tartassare la proprietà, la casa degli Italiani.
La sua ministra della difesa, una pacifinta.
La sua ministra degli esteri di provenienza ds, cioè ortodossianamente comunista.
Il suo ministro del lavoro , patron delle cooperative rosse.
E le foglie di fico rappresentate dai ministri alfaniani che si sono strenuamente battuti per … confermarsi in carica.
Insomma una riedizione dopo più di quaranta anni dell’operazione verticistica e consociativa che portò Allende al potere e al disastro.
Manca solo chi possa interpretare la parte dei consigliori cubani, ma forse questi si trovano già a Bruxelles e a Berlino.
Possiamo fare qualcosa, nel nostro piccolo, in attesa di vedere che si organizzi un qualche movimento nazionale che si rivolti contro questo andazzo ?
Sì.
Possiamo continuare a diffondere, come nei Samizdat al tempo dell’Unione Sovietica, le idee di Libertà, Sovranità, Valori Morali che questo governo mette in pericolo.
Possiamo ostacolare questo governo usando ogni qualvolta sia possibile i contanti e non la monetica.
Possiamo evitare di investire nei titoli del debito pubblico italiani.
Possiamo iscriverci alle iniziative come “Forza Silvio” per far sentire la nostra voce e costringere l’unico movimento organizzato di opposizione a fare vera opposizione e non a consociarsi con chi punta solo ad imbrogliarlo.
Possiamo uscire dai sindacati confederali ed iscriverci a quelli autonomi di categoria.
Possiamo votare, non astenerci !, in massa per uno dei partiti che restano nell’area di Centro Destra e si oppongano, con modalità più o meno incisive, a questo governo.
Possiamo fare sempre il contrario di quel che ci possa invitare a fare il governo.
Possiamo smettere di comprare i quotidiani che sostengono questo governo.
Possiamo smettere di guardare le trasmissioni orientate a sinistra.
Possiamo smettere di comprare i prodotti di quelle aziende che fanno pubblicità orientate a favore delle politiche di Renzi o che addirittura contribuiscono alle sue campagne elettorali.
Anche individualmente, quotidianamente, possiamo contribuire a demolire questo governo, perchè gutta cavat lapidem, la goccia scava la pietra e l’opposizione costante, continua, eroderà le fondamenta (che non sembrano particolarmente solide) del governo Renzi.



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Mr. hashtag, no annunci ma concretezza… certo

Renzi: “Taglieremo le tasse”. Prima domenica di lavoro per il neo premier con Delrio: “Niente annunci spot ma concretezza”. E promette: “Proverò a ridurre le tasse”. Ma i diktat dell’Ue a Padoan non ci fanno stare tranquilli. Per questo lo avvertiamo: #matteononstiamosereni di Andrea Indini

“Nella mia esperienza di amministratore le tasse le ho sempre ridotte. Niente promesse, ma ci proveremo”. È la prima domenica di lavoro all’indomani del giuramento al Quirinale e già Matteo Renzi si lancia in promesse che si spera manterrà. Ai suoi due predecessori, Mario Monti e Enrico Letta, non è andata bene: non solo non hanno ridotto la pressione fiscale, ma si sono addirittura inventati nuovi balzelli. Il neo premier vuole infondere speranza. E così inizia la giornata con un tweet #buonadomenica: “Oggi con Graziano del Rio sui dossier. Metodo, metodo, metodo. Non annunci spot, ma visione alta e concretezza dei sindaci”. Ma non vorremmo fare la fine di Letta che lo stesso Renzi ha illuso e tradito con un tweet che passerà alla storia #enricostaisereno. Per questo al nuovo presidente del Consiglio, che da subito ha dato i primi segnali inquietanti, rispondiamo con un altro tweet #matteononstiamosereni.

Renzi si lascia già a andare a promesse che non sa se riuscirà o potrà mantenere. Sul taglio delle tasse si sono incartati sia Monti e Letta. A dispetto delle promesse fatte al momento di insediarsi a Palazzo Chigi, si sono fatti entrambi prendere la mano. Tanto da inventarsi nuove sigle (vedi Imu e Tasi, per fare un esempio) per stangare gli italiani. Bisogna andare indietro al governo Berlusconi per trovare un effettivo taglio della pressione fiscale. Come annunciato in campagna elettorale, il Cavaliere aveva infatti cancellato l’Ici, l’odiosa imposta sulla casa. Balzello poi reintrodotto da Monti. Adesso anche Renzi si è messo al lavoro per ridurre le tasse. Dice di averlo sempre fatto, quando si trovava in Provincia e poi in Comune. Partirà, probabilmente, da Irpef e Irap. “Non annunci spot – promette – ma visione alta e concretezza da sindaci”. Non sappiamo se ce la farà, ma ce lo auguriamo. Non resta che attendere.

Tuttavia, come spiega anche il direttore Alessandro Sallusti nell’editoriale di oggi, ci sono già i primi segnali inquietanti che non fanno sperare a niente di buono. L’oscuro messaggio lanciato ieri dal commissario agli Affari economici Olli Rehn al neo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan fa venire la pelle d’oca. “Il nuovo ministro dell’Economia italiano sa cosa deve essere fatto”, ha detto dal G20 di Sydney. Non gliel’ha detto in faccia: ha aspettato che Padoan salisse sull’aereo per Roma per concedere una battuta tranchant all’agenzia Bloomberg. La perentorietà del monito, il tempismo spiazzante e le precedenti intromissioni di Bruxelles non fanno sperare niente di buono. E, proprio perché non vogliamo fare la fine di Letta, illuso e tradito, teniamo gli occhi aperti. D’altra parte, per dirla con una parola di Maurizio Crozza, “se Renzi ha fatto questo a Letta, che era suo amico, figuriamoci cosa può fare agli italiani, che manco li conosce”. #matteononstiamosereni