AHAHAHAHAHAH!

L’INTERVISTA ALLA TV AL ARABIYA. Letta: «La crisi è finita in Italia e in Europa». Il premier negli Emirati: «Venite ad investire da noi. Pronto un grande piano di privatizzazioni»

«La crisi è finita in Europa e in Italia». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel corso di un’intervista ad Al Arabiya. Oggi, ha sottolineato Letta in visita negli Emirati, si presenta «l’opportunità di investire nel nostro Paese e di rafforzare i legami tra gli Emirati, i Paesi del Golfo e l’Italia. È un periodo di nuove opportunità, la crisi è finita in Europa».

LE PRIVATIZZAZIONI – L’Italia ha un «ambizioso» piano di privatizzazioni, ha aggiunto il capo del governo, e dopo anni di crisi i mercati sono pronti ad accoglierlo, con l’obiettivo di tagliare il debito ma anche di attrarre investimenti. «La situazione è stata veramente difficile negli ultimi cinque anni – ha ricordato il premier -. C’è stata la crisi dell’eurozona, l’Italia era in difficoltà per il debito pubblico, ora siamo a un un punto di svolta, io sono ottimista perché per la prima volta tagliamo il debito dopo 6 anni, la situazione sta cambiando, la crescita sarà l’1% quest’anno e il 2% l’anno prossimo. La situazione sta cambiando verso la stabilità, io presento qui un piano di grandi privatizzazioni, una grande opportunità di investire in Italia».

Insulti sessisti ?!?!?

Ma che cavolo di reato sarebbe ?
Esiste l’ingiuria, che non è più grave se rivolta a una donna (siamo in regime di parità …) o ad un uomo.
Come non è più grave, da fare tutto questo can can, se rivolta a donne di sinistra, mentre quando era indirizzata alle belle parlamentari del Centro Destra veniva legittimata.
Insulti sessisti ?!?!?
L’ennesima sciocchezza del politicamente corretto, che si accoppia perfettamente con la “discriminazione territoriale” inventata dalla Federazione Gioco Calcio.



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Svendita di Bankitalia e mani legate per gli Italiani





Gli Italiani devono sapere quel che veramente conteneva il decreto “fustino” paghi uno e porti via due che ha scatenato il parapiglia alla Camera. In tale decreto si “accorpavano” la recente rivalutazione delle quote di partecipazione degli enti privati a Bankitalia insieme all’eterno problema della seconda rata dell’IMU 2013. Un decreto-truffa fortemente incostituzionale, oltre che vigliaccamente ricattatorio nei confronti degli Italiani.
 Avrebbero dovuto scorporare le due cose, anziché metterle insieme per far vedere che se non si accettava tutto il pacchetto truffaldino, la colpa sarebbe caduta sui 5 stelle, dato che gli Italiani avrebbero dovuto rimettersi in coda come pecore per un nuovo supplemento di tasse. Quello che poi è accaduto è qualcosa di bassamente miserevole, con una Presidente della Camera alla quale hanno ordinato di applicare “la tagliola” (o ghigliottina)  e di tirar dritto obtorto collo. Ordini di scuderia, dall’alto, si intende.
Ma vengo a Bankitalia. Prima però metto in copia questa intervista dell’europarlamentare di Fratelli d’Italia Marco Scurria su tutti i rischi dovuti a un’altra cessione di quote di Bankitalia. Ovviamente riportarla,  non significa che la sottoscritta sia allineata al gruppo parlamentare FdI. Ergo la pubblico con beneficio di inventario:
In questi giorni si sta chiudendo l’approvazione della legge che privatizza la Banca d’Italia. Cosa cambia rispetto allo status quo?

Il Decreto Legge di Letta e Saccomanni va sostanzialmente a modificare l’assetto dei proprietari della Banca Centrale Italiana, oggi in mano ad una serie di cartelli bancari e finanziari tra cui Intesa San Paolo, Unicredit, BNL e Assicurazioni Generali. Il decreto in questione ha disposto la rivalutazione delle quote di Bankitalia prevedendone la trasformazione in una public company della banca che una volta era degli italiani. Perché con questa operazione ogni tecnico del mercato finanziario globale potrà acquistare le quote di Bankitalia fino a detenere un massimo del 5% delle azioni. Questo significa, ad esempio, che le varie Banche d’affari americane, e non solo, potranno spartirsi insieme ad altri operatori la Banca Centrale Italiana. Per chiarire meglio agli italiani quanto accaduto, vorrei ricordare che il Governo Berlusconi approvò nel 2005 una legge che prevedeva esattamente il contrario: la rinazionalizzazione della Banca d’Italia con il passaggio del 100% delle quote dai privati allo Stato Italiano. Quindi, entro i tre anni successivi all’approvazione della legge, cioè entro dicembre 2008, la proprietà di Bankitalia doveva passare dal cartello di Banche e Istituti finanziari allo Stato. La legge approvata dal Parlamento dall’allora centrodestra non è mai piaciuta ai banchieri italiani, tra cui Saccomanni, e di conseguenza non fu mai resa operativa. In questo contesto s’inserisce anche l’operazione di rivalutazione delle quote di Bankitalia. Perché fino al decreto legge di Letta e Saccomanni, il capitale era di appena 156.000 euro, cifra stabilita dalla legge bancaria del 1936. Con il DL del Governo si è deciso in forza di legge che il valore della BdI sale magicamente a 7 miliardi di Euro, che andranno a gonfiare le tasche dei soliti noti istituti di credito.

C’è il rischio reale che l’oro di Bankitalia vada in mani straniere? Quali risposte da Europa e Governo?

Mentre la Bundesbank si appresta a rimpatriare quasi 700 tonnellate di lingotti d’oro, dagli Usa e dalla Francia, l’Italia rischia di cedere 2.500 tonnellate d’oro, pari a 110 mld di euro a chi comprerà la Banca d’Italia. Dai tempi di Bretton Woods la nostra riserva aurea si è trasformata in un ‘salvadanaio’ di proprietà dello Stato che non dovrebbe far altro che garantire e rappresentare i propri cittadini. Siamo il terzo paese al mondo per consistenza di riserva aurea dopo gli Stati Uniti e la Germania e non possiamo cedere l’ultima garanzia di ricchezza della nostra Nazione alle banche azioniste di Palazzo Koch. Per evitare quest’ulteriore esproprio, Fratelli d’Italia ha chiesto con forza nei giorni scorsi al governo Letta, di difendere l’interesse nazionale, ribadendo che la proprietà della riserva aurea resti nelle mani degli italiani, oltre ad adottare iniziative affinché siano fatte rientrare nel territorio nazionale entro 12 mesi dalla conversione del decreto legge, le riserve auree italiane che si trovano ancora all’estero.

Andiamo avanti. Sono contemplati altri rischi letali per noi.
“Si tratta della più grave operazione di spoglio – quantitativamente e qualitativamente – messa in atto da questo governo”, scrive Gianfranco D’Atri nel sito sussidiario.net. Pertanto…
“Banca d’Italia sarà essenzialmente indipendente dal Governo e dal Parlamento e la sua attività potrà legalmente essere plasmata al volere dei poteri economici prevalenti essenzialmente esterni all’Italia” (dal sito cit.).
Ma non è ancora tutto. In caso di necessità di un’ eventuale exit strategy dall’euro (o piano B), ecco cosa può succederci.

“Con una maggioranza estera della Banca d’Italia (maggioranza che ne deterrebbe quindi il controllo), saremmo costretti a restare, con le mani legate, dentro il sistema dell’Euro perché non conteremmo più nulla. Non avremmo più alcuna voce in capitolo in sede BCE e in sede di istituzioni bancarie, come l’Unione Bancaria Europea, sorvegliata dalla Bce. Saremmo vincolati a tal punto che non potremmo uscire dall’Euro neanche se lo volessimo, o se un eventuale referendum popolare lo sancisse, perché le nostre riserve auree valutarie sarebbero nel totale controllo di banche estere che potrebbero rifiutare di emettere Euro-Lire, garantite da tali riserve” (dal sito http://www.signoraggio.it/fermiamo-questo-governo-sta-regalando-la-banca-ditalia-ad-angela-merkel/). 
Avete capito bene dove vogliono trascinarci il duo Letta-Saccomanni? Resta da vigilare in questi giorni se ci sarà ancora spazio di manovra per dissensi e ribellioni, ma soprattutto per rinegoziazioni.