Salva roma, enti locali e permessi di soggiorno…

Ok a dl Enti locali con Salva-Roma, via la web tax. 44 i sottosegretari. Nelle decisioni del Consiglio dei ministri anche scuola, sanità e semplificazioni sui permessi di lavoro e soggiorno di Luca Romano

Si è concluso intorno alle due del pomeriggio la riunione del Consiglio dei ministri, riunitosi questa mattina a Palazzo Chigi. Un incontro da cui sono scaturiti diversi annunci, compreso il numero dei sottosegretari e ministri che faranno parte del governo Renzi: 44, di cui sono state approvate le nomine. Nel governo ci saranno in totale 62 persone, con tre sottosegretari e un ministro in meno rispetto all’esecutivo precedente. I ministri hanno dato il via libera al Decreto legge sugli enti locali. All’interno si trovano anche le norme del cosiddetto “salva Roma”, per evitare il default della Capitale. Due le proroghe: “fino al 31 marzo” per tamponare l’emergenza di “24 mila addetti alle pulizie delle scuole italiane” e fino al 30 aprile per “fondi di 150 milioni per l’intervento sull’edilizia scolastica”. Ok anche al decreto Tasi, che consente un aumento fino allo 0,8 per mille delle aliquote, al fine di introdurre detrazioni per i cittadini. Se non fossero state introdotte, ha spiegato in conferenza stampa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, “milioni di famiglie rischiavano di pagare la tassa sulla casa”. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato su twitter di avere “rimosso” la webtax, per discutere sul tema “in un quadro di normativa europea”.
 

Salute e immigrazione: Delrio ha annunciato anche il varo di “una unica procedura per la domanda del permesso di soggiorno e di lavoro”, che ha definito “una semplificazione notevole”. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la direttiva “che prevede la sfida della mobilità dei pazienti”, che consentirà al “sistema sanitario nazionale” di diventare “europeo”.
 
Giustizia: Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha chiarito quali saranno le priorità del suo dicastero, ovvero l’efficienza del processo civile e il rafforzamento degli strumenti di contrasto alla criminalità economica. Ha anche detto che il governo pensa di accogliere l’appello di Roberto Saviano, che chiedeva il potenziamento dell’istituto di confisca dei beni.

La prescrizione (accettata) di Penati

Tangenti Sesto, Cassazione conferma la prescrizione per Filippo Penati. All’ex numero uno della Provincia di Milano era stato imputato un presunto giro di mazzette legate alla riqualificazione delle ex aree industriali Falck e Marelli, tangenti incassate – in base all’accusa – all’epoca in cui era il sindaco di Sesto San Giovanni in cambio della concessione di permessi edilizi sui terreni

E’ caduta la coltre della prescrizione sulle accuse più pesanti nei confronti di Filippo Penati mosse in uno dei filoni dell’inchiesta sulle tangenti del cosiddetto “Sistema Sesto“. Il non luogo a procedere per prescrizione nei confronti dell’esponente del Pd è diventato definitivo con il sigillo della Cassazione, nonostante lo stesso Penati avesse presentato ricorso – al fine di essere giudicato nel processo – contro la sentenza del 22 maggio scorso del tribunale dei Monza, che lo proscioglieva. All’ex numero uno della Provincia di Milano era stato imputato un presunto giro di mazzette legate alla riqualificazione delle ex aree industriali Falck e Marelli, tangenti incassate – in base all’accusa – all’epoca in cui era il sindaco di Sesto San Giovanni in cambio della concessione di permessi edilizi sui terreni.

L’intervenuta modifica legislativa della legge anti corruzione aveva accorciato i termini di prescrizione per il reato di concussione e il tribunale in mancanza di un atto formale di rinuncia da parte dell’imputato, aveva dichiarato l’estinzione del reato. Una decisione quella di Monza con la quale hanno concordato gli “ermellini”. La sesta sezione penale della Cassazione, presieduta oggi da Tito Garribba, ha ritenuto “inammissibile” il ricorso. “Celebrare il processo mi avrebbe consentito di difendermi e dimostrare la mia innocenza. Contro di me ci sono solo menzogne, ed io non intendo fermarmi”, ha subito commentato Penati.

Rimane il fatto, come ha sottolineato nella sua requisitoria il sostituto procuratore generale Giuseppe Volpe, che la richiesta di rinunciare alla prescrizione non era stata formulata nell’udienza di Monza: “Anche nel momento clou, quando si doveva dichiarare cosa manifestare al tribunale, la difesa non ha espresso la sua decisione”, quindi – ha aggiunto – “la sentenza è stata resa correttamente” ai sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale (obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità). La decisione di rinunciare alla prescrizione era infatti stata annunciata pubblicamente dall’esponete Pd in fase di indagini preliminari, ma non era mai stata formalizzata.

Per questo, anche se pochi minuti dopo la sentenza di Monza Penati aveva già anticipato la sua volontà di presentare ricorso alla Suprema Corte (“la prescrizione è stata chiesta dai pm e non da me”, aveva tra l’altro detto), non erano mancate le critiche. “Non rinuncio comunque a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti che mi sono stati contestati. Ho dato incarico ai miei legali di promuovere in sede civile tutte le iniziative giudiziarie atte a ristabilire la verità dei fatti, a tutela della mia onorabilità e citerò i miei accusatori per diffamazione”, annuncia ora.

La porcata bankitalia di Letta

Decreto Bankitalia, Ue chiede chiarimenti. Grillo: “Medaglia ai nostri sospesi”. La lettera del Commissario europeo alla concorrenza è sul tavolo del ministero dell’Economia per sospetti aiuti di Stato gli istituti di credito: “Stiamo valutando”. Il decreto del governo Letta aveva scatenato la bagarre in Parlamento, sfociata ieri in duri provvedimenti disciplinari, soprattutto contro deputati M5S. Villarosa: “Sono felicissimo”

Il decreto Bankitalia diventa un caso europeo. Il Commissario Ue per la concorrenza ha inviato al ministero dell’Economia una lettera con una richiesta di chiarimento, per capire se dietro la rivalutazione miliardaria del capitale sociale della Banca centrale – il relativo decreto ha scatenato la bagarre in Parlamento per la quale ieri sono stati puniti in sede disciplinare 24 deputati, tra i quali 22 del’M5S – si celi un aiuto di Stato mascherato perché fortemente limitato dalle norme dell’Unione europea. Aiuti, in particolare, agli istituti bancari che trarranno benefici in termini di patrimonializzazione dalla rivalutazione prima e poi dalla vendita delle quote stesse. L’arrivo della missiva è confermata da fonti del Tesoro: “Il ministero sta ora valutando”, spiegano. Mentre il portavoce del commissario alla concorrenza Joaquin Almunia chiarisce che “i tempi dell’analisi della Commissione Ue delle norme sulle quote di Bankitalia dipendono dall’Italia: ora sta alle autorità italiane rispondere alla nostra richiesta di informazioni”.

“Ventisei M5S sospesi dalla Boldrini, 26 medaglie”, festeggia intanto Beppe Grillo sul suo blog elencando, uno per uno, i nomi dei deputati sanzionati dall’ufficio di presidenza della Camera per gli scontri in Aula del 29 dicembre. “Il M5S fece ostruzionismo, e alla fine la Boldrini applicò per la prima volta nella storia l’ormai famosa ‘ghigliottina’ tagliando gli interventi in aula e approvando il decreto senza altre discussioni. Il M5S protestò rumorosamente, la deputata Lupo si beccò un ceffone in faccia ad opera dell’illustre statista questore Dambruoso, e oggi arriva la sentenza della Presidenza che punisce tutto ciò”.

L’Unione europea – secondo quanto risulta all’Ansa – si è attivata anche su denuncia dell’Adusbef alla quale ha scritto lo scorso 11 febbraio per confermare l’apertura del fascicolo SA.38311 (2014/CP) su “Revaluation of Banca d’Italia – Italy”. Il decreto sotto esame, che l’allora ministro Saccomanni non avrebbe mai notificato a Bruxelles, prevede in particolare la rivalutazione da 300 milioni di lire a 7,5 miliardi di euro delle quote di via Nazionale, in possesso di molti istituti di credito, e in vieta di detenere più del 3% del capitale. Sopra questa soglia sono in particolare Intesa-SanPaolo e Unicredit, ma anche Generali, Cassa di risparmio di Bologna, Inps e Carige. Il decreto prevede, la dismissione delle quote eccedenti che, se non trovano investitori sul mercato, possono essere acquistate “temporaneamente” dalla Banca d’Italia stessa. Un’altra norma, poi, prevede la possibilità della distribuzione di un dividendo, da parte della banca d’Italia, fino al 6% del valore di ogni singola quota. Da qui le proteste in Parlamento, con in testa il Movimento Cinque Stelle, sul regalo miliardario alle banche”. Il caso è stato anticipato oggi da Repubblica. Secondo il quotidiano, la lettera è partita pochi giorni fa per capire dal Tesoro se, dietro la rivalutazione delle quote di Bankitalia, non ci siano aiuti di Stato agli istituti. Nell’articolo si cita in particolare la denuncia dell’eurodeputato dell’Idv, Niccolò Rinaldi, ma sul tavolo della commissione vi sarebbe almeno un altra denuncia: quella delle due associazioni di consumatori Adusbef-Federconsumatori che all’inizio del mese avevano presentato un esposto a circa 130 procure generali e alla Corte dei Conti contro la riforma di Bankitalia.

“Abbiamo ricevuto nei giorni scorsi la mail della Commissione Europea – afferma oggi il presidente di Adusbef Elio Lannutti – C’è indicato un indirizzo al quale mandare ulteriore documentazione. Ho anche chiamato il funzionario e posso dare la conferma che sul tema si è attivata la commissione”. L’articolo di Repubblica, che evidenzia come “per ora Bruxelles non salta alla conclusione, perché il caso Bankitalia è appena agli inizi”, sostiene che al di là delle segnalazioni le autorità europee avevano comunque notato l’operazione, in considerazione anche dell’esame dell’Eba – l’autorità europea sulle banche – sui bilanci degli istituti. “Quando ieri ho saputo della mia sanzione avevo detto che la storia li avrebbe puniti per questo. Ecco, il giorno dopo quella sanzione la storia inizia a punirli…”, commenta il deputato M5S Alessio Villarosa. “Sono felicissimo. Lo avevamo già detto che la Bce non aveva avuto in tempo utile i documenti di quella operazione”. Mentre il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, fa sapere che “il decreto su Banca d’Italia è finito nel mirino dell’Unione europea. Un atto vergognoso. Vogliamo discutere in Parlamento delle critiche”.

Anche Grillo ha i suoi Fini e Alfano

E’ noto che non condivido la maggior parte dei contenuti di Grillo (sì all’uscita dall’euro, ma non potrei mai e poi mai condividere l’abolizione del rato di clandestinità, lo ius soli, il reddito di cittadinanza, il “matrimonio” tra omosessuali, il no alla Tav e al nucleare) mentre approvo il metodo con cui fa opposizione e lo vorrei vedere applicato anche dal Centro Destra.
Annoto quindi, senza sorpresa, come, nonostante i contenuti politicamente corretti di quasi tutte le idee grilline, sia sufficiente l’ostilità all’europa, agli gnomi di Bruxelles, alle consorterie finanziarie internazionali perchè Grillo riceva lo stesso trattamento subito da Berlusconi e trovarsi in casa i propri Fini e Alfano.
Guarda caso, subito dopo il giuramento di fedeltà all’europa di Renzi, ecco che, presumibilmente a rafforzare una maggioranza traballante, arrivano le volanti rosse dei “dissidenti” grillini, coperti di elogi per la loro “responsabilità” allo stesso modo in cui la stampa di regime esaltava Fini nel 2009-2010 e Alfano a fine 2013.
Uno dirà: ma è Grillo ad averli espulsi.
A parte il fatto che solo quattro sono stati espulsi, gli altri li hanno prontamente seguiti quasi a dimostrazione di un disegno estero diretto alle spalle, perchè sono stati espulsi ?
Per aver criticato Grillo.
Ma si rendono conto i parlamentari grillini (e berlusconiani) che i voti sono di Grillo (e di Berlusconi) e che quindi sono loro ad aver ogni diritto ad impostare la linea del partito ?
Alfano e compagni (che ben conoscono il flop di Fini) hanno una fifa blu di andare al voto e i grillini fuoriusciti devono dimostrare di poter essere eletti per la loro forza e non per il traino di Grillo (e dubito che ci riusciranno).
Diverso sarebbe se, decidendo di affrancarsi dal “padre-padrone” si dimettessero dal parlamento per non alterare, con manovre di palazzo, gli equilibri usciti dalle urne.
Ma questo significherebbe rispettare il volere del Popolo e dubito che gli gnomi di Bruxelles, che manovrano alle spalle, posseggano questa sensibilità autenticamente democratica.



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UKRAINA: Non aver paura di aver coraggio.

La Finlandia, con un piccolo esercito, tra il Novembre 1939 ed il Marzo 1940, resistette all’ Orso Russo, limitando le perdite alla Karelia e poco altro. Infliggendo gravi perdite agli invasori.
I quali, alla fine del conflitto, fucilarono oltre 500 soldati dell’ Armata Rossa per troppa arrendevolezza al nemico. 
Come loro son soliti fare… Inoltre, durante i bombardamenti su Helsinki, dichiaravano di lanciare ceste di pane…

( la Swastikah dipinta sulle ali, azzurra, non c’entra NULLA con quella nazionalSOCIALISTA, ma venne adottata dai Finnici già nel 1918….)

Marchette di Renzi all’unione sovietica europea

L’europa non è nostra nemica, dice il bulletto fiorentino inopinatamente nominato presidente del consiglio e che, come tutti i Franti di questo mondo, quando trova qualcuno più minaccioso di lui si accuccia ai suoi piedi.
Padoan “Schioppan” ministro dell’economia quando, per stessa ammissione del ministro, ha incontrato Renzi una sola volta: non c’è che dire, una nomina dettata alla sillaba.
Così con due mosse, Renzi ha pagato la sua prima marchetta alla Merkel ed all’idea di europa germanizzata che tanto piace alle consorterie finanziarie internazionali.
E poiché quelle sono consorterie che pensano solo ad accaparrarsi denaro, promette di espropriare i soldi degli Italiani, i NOSTRI risparmi.
Come ?
Aumentando la tassazione sui risparmi, presumibilmente al 25-28%.
In meno di tre anni (in due anni e quattro mesi se ciò accadrà a marzo) siamo passati dal 12,5% di Berlusconi, al 20% di Monti e Letta al 25-28% di Renzi.
Un raddoppio o più che significa analoga decurtazione del frutto dei nostri risparmi.
A questo bisogna aggiungere tutti gli altri regalini di Monti e Letta tuttora vigenti come la tobin tax e i bolli sui depositi (quando ci è stata toltala possibilità di possedere materialmente i titoli sottraendoli al balzello) cui si aggiunge l’ormai annoso capital gain.
Invece di straparlare di “opposizione responsabile”, Forza Italia dovrebbe prendere esempio dai grillini sul modo di fare opposizione, cominciando con il promuovere, sostenere, aiutare gli Italiani in una obiezione fiscale che riporti nella nostra disponibilità i nostri risparmi e i loro frutti.
Per intero.

Ricordando che anche la Rivoluzione Americana iniziò per reazione contro le tasse imposte dal re d’Inghilterra.



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Emilee: “L’aborto mi ha causato l’infertilità!”

Nel 1984 rimasi inaspettatamente incinta, anche se la considero una contraddizione perché fondamentalmente, se una è sessualmente attiva non dovrebbe essere sorpresa se rimane incinta. Prendevo la pillola, ma chiaramente anche la pillola anticoncezionale non funziona al 100% e non ricordavo assolutamente di non averla presa per un giorno. È possibile che stessi prendendo antibiotici […]

Dopo gli show, caos regna…

Cuneo fiscale, Renzi: “Coperture entro un mese”. Confusione su entità taglio. Il premier parla a Ballarò di una riduzione delle tasse sul lavoro di “due cifre percentuali”, mentre alla Camera si riferiva a “due cifre in miliardi”. E annuncia che “c’è spazio per aumentare la tassazione delle rendite finanziarie”, confermando quanto anticipato dal sottosegretario Delrio, ma sottolinea che “non riguarderà i Bot”.

Cuneo fiscale, Renzi: “Coperture entro un mese”. Confusione su entità taglio. Abbattere le tasse sul lavoro è la priorità per Matteo Renzi. Ma sull’entità del taglio regna ancora una gran confusione. Il presidente del Consiglio aveva inizialmente annunciato al Senato una revisione “a due cifre” del cuneo fiscale e in un secondo momento aveva precisato alla Camera che parlava di miliardi e non di punti percentuali. Intervistato da Ballarò, però, quando Giovanni Floris gli chiede come trovare le risorse per ridurre il costo del lavoro “di due cifre percentuali che secondo i primi calcoli costerebbe 10 miliardi”, il premier non fa una piega e promette di dare “entro un mese il percorso preciso su quanto e dove prendiamo i soldi” necessari. Tra le possibili fonti elenca la spending review, l’accordo con la Svizzera sui capitali esportati e una possibile riduzione dei contributi previdenziali. Renzi annuncia poi che “c’è spazio per aumentare la tassazione delle rendite finanziarie“, confermando quanto già anticipato la settimana scorsa da Graziano Delrio (dichiarazioni a cui era seguita una rapida ma confusa smentita da Palazzo Chigi). Ma, mentre il neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio parlava di aumentare le imposte in particolare sui titoli di Stato, il premier precisa che il provvedimento “non riguarderà i Bot, ma le rendite pure”, sottolineando che questo servirà ad “abbassare il costo del lavoro” e che in Italia “abbiamo una tassazione sulle rendite finanziarie tra le più basse in Ue”. Per Renzi bisogna comunque “attendere la riforma complessiva del sistema fiscale”.

Tornando al cuneo fiscale, Renzi ammette che a riguardo “ci sono scuole di pensiero diverse” che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan “sta verificando: alcuni professori della Bocconi insistono su 20-23 miliardi, altri hanno idea diversa. Un modo è abbassare Irap, un altro è abbassare Irpef, il terzo sul quale stiamo ragionando è quello degli oneri sociali“. Il taglio del cuneo porterebbe quindi a un beneficio sulla busta paga degli italiani che, secondo una stima de Il Sole 24 Ore, sarebbe di circa 100 euro per l’85% dei lavoratori nell’ipotesi di un provvedimento da 10 miliardi. Quanto alla Cassa depositi e prestiti, “ci può aiutare a fare quello che ha fatto la Spagna, per circa 60 miliardi di euro, con un effetto benefico immediato. Aiuterà i fondi per lotta al credit crunch, e in 15 giorni permetterà di sbloccare i 60 miliardi che sono bloccati per i debiti della pubblica amministrazione“. Renzi si rivolge infine a Enrico Letta, dicendosi “molto triste per come è stata riportata la vicenda a Palazzo Chigi” con l’ex premier, “ma il tempo è galantuomo”. E conclude con una sfida: “Io vado avanti, al massimo mi mandano a casa. Se la politica sbaglia va in malora il Paese”.