L’immangiabile pastone del putto fiorentino

La stampa ruffiana e quella interessata hanno elevato elegiaci “ah, oh” al pacchetto riformatore del putto di Firenze in trasferta sotto la falce e martello della direzione pci/pds/ds/pd.
Ma voi mangereste un piatto di tortellini annegati nel vino e coperti da strati di rucola, scaglie di cioccolata e peperoncino ?
Credo neppure quei tedeschi che da bambino vedevo a Pinarella di Cervia ingozzarsi di spaghetti al pomodoro e di insalata (una forchettata degli uni e una dell’altra …) oserebbero tanto.
L’unico, forse, sarebbe Cofferati, ma lui è da prendere come esempio, sempre, di ciò che NON si deve fare o dire.
La riforma elettorale di Renzie è uguale ai tortellini con vino, cioccolata, peperoncino e rucola: immangiabile.
Per carità, tutti ingredienti che, correttamente utilizzati, forniscono un qualcosa in più ad ogni piatto, ma assieme ai tortellini rovinano tutto.
Così prendere un sistema proporzionale, con sbarramento alla tedesca anzi, per non essere da meno, con doppio sbarramento di lista e di coalizione, con una spruzzata di doppio turno per calmare i compagni comunisti ed un premio di maggioranza per far credere di voler garantire governabilità e quindi, proprio per non farci mancare nulla, minicircoscrizioni alla spagnola, mescolato, non agitato, ecco che arriva un beverone, un pastone che rischia di uccidere il malato, cioè l’Italia e farebbe rimpiangere il porcellum se fosse approvato (ma non lo credo, sarà impallinato prima e stravolto con gli emendamenti).
Così, alla fine, l’unico aspetto condivisibile sono proprio le liste bloccate, che almeno sono utili ad evitare il controllo sui pacchetti di voti che la criminalità esercita sempre con l’oculata distribuzione dei “santini” con le preferenze.


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Su Matteo Renzi il giovane salvatore…

Al peggio non c’è mai fine di Giorgio Cattaneo

Matteo Renzi che progetta il futuro dell’Italia con Silvio Berlusconi. Renzi, cioè il Nulla elevato a insidia: oggi per il governo Letta, domani per gli italiani tutti. A cui proporrà, tra un sorrisone e l’altro, il Programma di Afflizione Definitiva messo a punto dai “padroni dell’universo” e affidato alla manovalanza tecnocratica di Bruxelles (Barroso, Van Rompuy, Schulz, Draghi) cui obbediscono mercenari e maggiordomi italici, da Letta a Saccomanni, in un tragicomico gioco delle parti secondo cui il pericolo che ci minaccia è Beppe Grillo, è la Costituzione antifascista, è la rappresentanza democratica – e non l’euro-catastrofe, non la disoccupazione a valanga che disintegra il tessuto sociale, non l’astuto Marchionne che ripiega su marchi prestigiosi come Alfa e Maserati per non dire apertamente che l’epoca delle utilitarie Fiat è finita, e che gli operai di Melfi, Pomigliano e Mirafiori, esaurita l’ultima cassa integrazione, dovranno cercarsi un altro lavoro, magari emigrando a Detroit. Ma niente paura, sul futuro dell’Italia deciderà lo storico summit convocato nella tana del Pd il fatidico 18 gennaio 2014. Renzi e Berlusconi: due tipi «la cui bocca è scollegata dagli occhi», scrive Pierfranco Pellizzetti su “Micromega”. «Fateci caso, sia Silvio Berlusconi che Matteo Renzi sorridono all’insegna della massima affidabilità, ma il loro sguardo resta gelido, da gente “che non fa prigionieri”».

E se Berlusconi è il rudere vivente di vent’anni nei quali il centrosinistra ha finto di combatterlo, in realtà sdoganando la dottrina neoliberista euro-globale e smantellando il welfare – fino alla menzogna della flessibilità come leva di sviluppo, spacciata con l’aiuto di sindacati che hanno rinnegato la propria missione – la disinvoltura del sindaco di Firenze conferma una dose di cinismo che supera persino quella del Caimano: a parte la rottamazione dell’indecente legge elettorale, l’insistenza di Renzi è sullo smantellamento della Costituzione, in linea con il Ceo della Jp Morgan, Jamie Dimon, che considera “spazzatura della storia” il nostro impianto democratico così attento, almeno sulla carta, alla tutela del lavoro come diritto. Dietro alle sue false rassicurazioni, Renzi nasconde la fretta di andare velocemente alle elezioni per consolidare la sua leadership, liquidando la succursale italiana della Troika, cioè il tandem Letta-Napolitano. Il che sarebbe una buona notizia, se non fosse che il non-programma renziano – senza uno straccio idea su come superare la grande crisi – non è altro che l’applicazione dogmatica degli ordini della cupola finanziaria, quella che ci ha già imposto Mario Monti ed Elsa Fornero. Curioso, aggiunge lo stresso Pellizzetti: Renzi o non Renzi, «i leader centrosinistri – alla fin fine – corrono sempre al salvataggio di Berlusconi. Sarà perché gli sono antropologicamente affini? Guarda caso, anche D’Alema e Veltroni hanno bocca e occhi scollegati».

Prima di loro, però, e molto lontano da Roma, ci fu chi decise per tutti e all’insaputa dei più: i grandi privatizzatori occulti e i loro tecnocrati oscuri, fino ai profeti nostrani delle riforme strutturali – da Andreatta a Ciampi, da Padoa Schioppa a Bassanini – tutti ben collegati con l’establishment di Washington e di Bruxelles, irritato dall’autonomia finanziaria italiana e dalla capacità economica del Belpaese che tanto disturbava i signori di Berlino. Il Genio Fiorentino però corre veloce, grazie alla leggenda metropolitana del “nuovo che avanza”. E adesso ha fretta di rottamare, in collaborazione con l’amico Silvio, soprattutto l’odiata Costituzione. «Puntano il dito contro le lungaggini del bicameralismo – protesta il grillino Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera – ma per varare il Lodo Alfano gli sono bastati otto giorni». L’obiettivo è sempre lo stesso, da anni: presidenzialismo, potere verticale. Mani libere, per scelte sbrigative truccate da “riforme”, mentre tutto intorno sta crollando: l’unica vera notizia è che l’economia globalizzata della fabbrica-mondo avrà sempre meno bisogno dei lavoratori italiani, a meno che non intervenga – con una svolta radicale – la protezione dello Stato, cioè il potere pubblico che i “nuovisti” vogliono morto, perché fa da argine allo strapotere delle multinazionali.

E intanto parlano d’altro, assecondati dalla loro corte mediatica. “Sburocratizzare”: lo slogan grottesco di Renzi ricorda l’invocazione crepuscolare dell’ultimo Prodi (“un po’ di felicità”), pronunciata con una bonomia sospetta dall’uomo che lavorava per la Goldman Sachs e preparava i micidiali diktat della Commissione, il super-potere europeo mai eletto da nessuno. Oggi però la ricreazione è davvero finita. La verità è un iceberg, e lo schianto si sta avvicinando.

Letta e Alfano ci regalano più clandestini

Che non avesse il “quid” lo avevamo capito presto e il Cavaliere lo aveva anche proclamato Urbi et Orbi.
Che non avesse neppure gli attributi necessari a mantenere il punto lo si era intuito dal suo cedimento sulla “mini imu” e, adesso, lo constatiamo con l’approvazione dell’emendamento governativo che declassa la clandestinità, cioè l’ingresso e la permanenza illegale in Italia, a semplice illecito amministrativo.
Alfano e Letta così ci regalano una massa enorme di clandestini che sciamerà per l’Italia, vivendo di espedienti quando non di atti criminali .
E’ il bilancio di Alfano ministro degli interni.
Almeno trovasse quel briciolo di dignità per autorizzare gli Italiani a difendersi, ampliando il perimetro della legittima difesa e, così, evitando imputazioni e processi a chi non fa altro che difendere se stesso, i suoi cari e le sue proprietà.
Come è giusto che sia.


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Il gioco del Putto fiorentino

 
Siamo ai giardini di Boboli a Firenze. Ma  il nuovo Putto delle fontane fiorentine da molti lodato per energia ed eloquio, non è così innocuo da limitarsi agli zampilli e ai giochi d’acqua. Parlo di Matteuccio  Renzi che in prima battuta poteva sembrare simpatico anche al popolo di destra, poiché  seriamente intenzionato a rottamare le tre streghe macbethiane del Pd Livia Turco, Rosy Bindi e Finocchiaro (nella foto in basso col carrello). E dato che queste tre arroganti fattucchiere non le può soffrire nessuno, ecco scattare il pragmatico “il nemico del mio nemico è quasi mio amico”.  Le cose però sono un po’ più complicate. Renzi non si limiterebbe a “rottamare” le vecchie comari dello stantio apparato Pd.
Come è noto la Consulta ha reso incostituzionale il porcellum e votar si deve con nuova legge.
In altre circostanze, non troverei nulla di male che i capi dei due più numerosi partiti si mettessero d’accordo per avere una nuova legge che ci permetta di andare a votare. Ma qui di normale non c’è più nulla. Se vogliamo applicare la più ferrea logica aristotelica, se il porcellum è nullo, ergo se ne deduce che  anche tutti i parlamentari  e le più alte cariche dello stato eletti col Porcellum dovrebbero essere invalidati (Napolitano compreso).
 
Inoltre la più grave decisione da parte di Berlusconi e della neo-rinascente FI è  di inciuciare con chi ci vuole rifilare lo ius soli, le gaie nozze, e vuole ultimare la svendita dei nostri migliori gioielli di famiglia. Intendiamoci, io non sono una “purista” e se c’è da scrivere insieme regole condivise ben vengano. Ma la realtà è che certe regole si scrivono con alcuni imprescindibili punti fermi. Lo ius soli e le nozze omosessuali dovrebbero essere a priori bandite da chi si appresta a sedersi intorno ad un tavolo con un interlocutore di partito avversario, in quanto non rientrano nemmeno nel dettato costituzionale. Non con chi in caso di vittoria, vuole aiutare a mandare a picco quel che resta dell’Italia. Ecco inoltre sul piano delle politiche economiche chi c’è dietro a Renzi, perché piace il suo Job Act (ridicola l’inglesizzazione di Legge per il lavoro) alle cancellerie della Ue. Osservate e ascoltate bene il filmato del sig. Nessuno tratto dal programma La Gabbia su La7, quel consueto sig. Nessuno,  che “abita nelle stanze del potere e sa le cose”.
 
 
Se avete visionato lo spezzone, vi sarete resi conto che andremo a votare solo quando i giochi sono predisposti in modo tale da far vincere il  politico più organico alla Troika, a Olii Rehn, alla Merkel e brutta Co. Non solo. Uno che piace tanto ai repubblicani, quanto ai democratici americani.   Indovinate un po’ chi può essere…?
 
Se avete ascoltato bene, Renzi è il chou-chou di De Benedetti, di Caltagirone e di Romiti. 
 
E se ascoltate anche quest’altro filmato
 
beh, scoprirete chi,  in relazione ai “poteri forti”, è stato indicato “consigliere economico” di Renzi:  l’economista israeliano (ora deputato del PD) Itzhak Yoram Gutgeld, fino al marzo dello scorso anno, direttore della multinazionale Mc Kinsey nonché nemico giurato della spesa pubblica, già autore del programma politico del governo di Romano Prodi (2006). E come Gutgeld (cognome che in tedesco significa “buon denaro”) abbia confezionato per Renzi un  programmino che contempla lo spolpamento completo di quel che resta delle nostre risorse industriali.
 
Frattanto, per la felicità dei gonzi che a tutto abboccano, i media mainstream presentano l’immagine di un baldo giovin fiorentino di belle speranze che vorrebbe rigirare il sistema partitocratico come un calzino, ostacolato però,  da quei parrucconi vetero bolscevichi dei suoi colleghi di partito. Poverino!
 
S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo… Bisogna che tutto cambi perché tutto resto come prima. Più di prima.

Ancora sul Castrista Abbado.

Marzo 2005, Claudio Abbado e gli altri centonovantanove firmatari (tra cui José Saramago e Nadine Gordimer,ma anche Gianni Minà e Red Ronnie), affermavano che a Cuba «non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria» e che la rivoluzione ha consentito il raggiungimento di livelli disalute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente». Era probabilmente sfuggito a lorsignori che soltanto due anni prima, l’ 11 aprile del 2003, Castro aveva fatto fucilare Enrique Copello Castillo,Barbaro Leodan Sevillan Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac,tre uomini rei di essersi impadroniti di un traghetto con l’ intento di raggiungere la Florida; o che, quello stesso anno, Marcelo Lopez,
membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino, era stato
condannato a una pena di 15 anni di carcere per aver trasmesso
informazioni ad organizzazioni internazionali come Amnesty
International e Human Rights Watch su casi di condannati a morte nel
suo Paese e per essersi fatto inviare copia della risoluzione di
condanna emessa dalla Commissione diritti umani dellOnu di Ginevra.

Oh, ma davvero?

L’allarme arriva dalla Farnesina, per bocca del ministro degli Esteri Bonino: «In milioni di rifugiati, tra donne e bambini trovano facile nascondiglio tutta una serie di altri signori. Si tratta di un problema europeo perché l’Italia è un Paese di transito e dove vanno a finire le cellule dormienti è una questione europea». L’acceno sulla questione è stato messo in commissione Esteri del Senato, davanti all quale il ministro ha definito centrale il tema della «sicurezza» in materia di immigrazione.

GINEVRA 2 – Il tema caldo è ovviamente la Siria e tutto il Medio Oriente. Dalla prima, dall’inizio della guerra civile, sono fuggiti in più di due milioni, una parte dei quali ovviamente è arrivata anche in Europa. «Non è più solo una questione tradizionale di peso tra quanti rifugiati prende ogni paese, a sud del mediterraneo ci sono milioni di persone in movimento: 1 milione in Libano, 500 mila in Giordania, 300mila in Turchia», ha proseguito il ministro. Esseri umani che vanno aiutati. Ma che in Libia trovano «un’autostrada senza controllo». Per questo gli sbarchi e la tragedia di Lampedusa sono solo la punta dell’ iceberg di uno sconvolgimento di masse che si muovono e non si può pensare di risolvere delegando a un paese piuttosto che un altro. Bonino ha riferito anche degli sviluppi di Ginevra 2, il tavolo di pace per la Siria, cui l’Italia partecipa attivamente.«L’unica possibilità che abbiamo anche se sarà una strada lunga, complicata, tortuosa, con ostacoli ogni giorno», ha spiegato il ministro pochi minuti di partire alla volta della Svizzera.

Nuovi disastri…

La soluzione al problema esodati. Giovannini e il piano per gli esodati: un prestito d’onore da aziende e Stato. Il ministro del Lavoro: «Contribuzione di imprese, lavoratori e Stato, senza violare la riforma Fornero»

Il procedimento «è complesso» ha subito precisato il ministro Enrico Giovannini. Ma che gli uffici del dicastero siano a lavoro, è innegabile. La questione su cui si è messo in moto l’ex presidente Istat è cercare una soluzione per eliminare, in futuro, il problema esodati. Come? Anticipando l’assegno previdenziale rispetto all’età di pensionamento prevista dalla riforma Fornero. «Stiamo lavorando — ha puntualizzato il ministro del Lavoro a margine di una conferenza stampa all’Inail — sugli aspetti tecnici. Il procedimento è complesso. Può prevedere anche il contributo da parte delle aziende. L’idea è di avere una contribuzione da parte di tutti e tre i soggetti (lavoratore, impresa ma anche Stato, ndr) ma ci deve essere robustezza finanziaria».

IL PIANO – Il piano che ha in mente Giovannini potrebbe essere una soluzione per quella platea di italiani che, rimasti senza lavoro e senza i requisiti per la pensione, si sono trovati in una situazione di particolare gravità. Gli esodati sono stati la principale conseguenza della Riforma Fornero che alla fine del 2011 ha introdotto, tra le altre cose, un innalzamento dell’età pensionabile. I lavoratori che avevano perso il posto o si erano licenziati in vista della pensione che sarebbe scattata per loro nel 2012, si erano trovati improvvisamente con una riforma che cambiava le carte in tavola. Un pasticcio che il governo non vuole più ripetere. E per questo in futuro, esaurite tutte le soluzioni già possibili (ammortizzatori sociali, mobilità etc etc…), Giovannini sta studiando un prestito pensionistico garantito da aziende e Stato. Prestito che successivamente, una volta ricevuto il primo assegno previdenziale, dovrebbe essere restituito dal lavoratore.

IL PRESTITO – Il procedimento sembrerebbe simile, almeno in questa fase progettuale, a quello del prestito d’onore per gli studenti a cui viene concessa una linea di credito da rimborsare al primo contratto di lavoro. Doveroso l’uso del condizionale. E non solo perché, come ha spiegato Giovannini, il piano dev’essere «robusto dal punto finanziario e giuridico» (sono necessarie le risorse economiche delle aziende) ma anche perché dovrà essere accettato dalle «parti sociali». Non si tratterà comunque, ha voluto precisare il dicastero di Giovannini, di una controriforma pensionistica o di un sistema che violerà le regole della riforma Fornero.

I COMMENTI – «Ci fa piacere che il Governo stia lavorando in queste ore per elaborare una proposta robusta che eviti il formarsi di nuovi esodati — ha commentato Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera —. Adesso, che anche il governo parla di un anticipo del pensionamento rispetto agli attuali tetti, si tratta di capire nel merito quale sarà la proposta». Poi la nota del ministero. «Si ribadisce — ha fatto sapere il dicastero guidato da Giovannini — che l’ipotesi alla quale si sta lavorando non modificherebbe le regole pensionistiche attualmente esistenti, ma offrirebbe uno strumento aggiuntivo cui si accederebbe su base volontaria, con il possibile coinvolgimento delle imprese, come già avviene nei casi previsti dalla legge per le aziende di maggiori dimensioni».

LA LEGA – L’idea del ministro ha messo in sobbuglio Lega Nord Lombardia, che ha rivendicato la paternità del progetto. «Il ministro del Lavoro Giovannini copia i provvedimenti che Regione Lombardia da mesi sta già adottando per il problema esodati — ha fatto sapere il consigliere lombardo Pietro Foroni —. Le sue dichiarazioni fanno riferimento a un prestito d’onore. Noi lo stesso provvedimento lo stiamo già discutendo da tempo e proprio una mia mozione che sta per essere discussa oggi, in consiglio regionale, obbligherà la Giunta ad attivarsi in tal senso, concedendo a qualche centinaio di lavoratori un prestito garantito dalla Regione i cui interessi verranno assorbiti dall’ente».

Via il reato di clandestinità, ringraziando Alfano…

Il governo Letta cancella il reato di clandestinità. Un emendamento del governo converte il reato in illecito amministrativo. Resta la valenza penale per i recidivi. Scaramucce tra Pd e Ncd, ma alla fine la norma passa con 182 sì di Sergio Rame

Il governo Letta cancella il reato di clandestinità. Con un blitz a Palazzo Madama il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri presenta un emendamento al ddl sulla depenalizzazione e sulla messa alla prova che converte l’immigrazione clandestina in illecito amministrativo. Emendamento che passa con 182 voti favorevoli, sedici voti contrari e sette astenuti. Alla fine il governo presenta un proprio testo per modificare le leggi che regolano l’immigrazione clandestina. “Da un lato il reato viene abrogato, dall’altro viene trasformato in illecito amministrativo”, spiega Ferri in Aula. Gli immigrati che, per la prima volta, entra clandestinamente in Italia, non verrà sottoposto a procedimento penale, ma verrà espulso. Qualora dovesse rientrare, commetterebbe reato. “Nessun passo indietro – assicura il sottosegretario alla Giustizia – il governo ha semplicemente voluto specificare espressamente quanto già contenuto nella norma”. Quando il governo ha provato a presentare una proposta di mediazione per tentare di ricucire le diverse posizioni di Partito democratico e Nuovo centrodestra, la seduta è stata subito sospesa per il permanere delle perplessità e consentire ai diversi capigruppo di fare il punto. “Puntiamo i piedi affinché resti la possibilità di espellere i clandestini anche nel caso in cui il reato venga cancellato”, ha commentato il capogruppo del Ncd Maurizio Sacconi. “Non è facile – osservano i democrat – trovare la quadra anche da un punto di vista tecnico-formale”. Nonostante le scaramucce tra alfaniani e piddini, la maggioranza approva la proposta di mediazione del governo che paassa con 182 voti favorevoli.

Ce lo chiede l’europa…

Giustizia, il ministro Cancellieri: “Oltre otto milioni di processi pendenti”. Il Guardasigilli legge alla Camera la relazione annuale sull’amministrazione della Giustizia. Su amnistia e indulto l’appello: “Ci consentirebbero di rispondere in tempi certi e celeri alle sollecitazioni del Consiglio d’Europa”. In diminuzione il numero di detenuti, oltre 1000 ricorsi alla Corte europea. Il M5S al Senato presenta una mozione di sfiducia

Meno detenuti, ma ancora troppi processi. E se la riforma della geografia giudiziaria ha in qualche modo alleggerito la pressione sugli uffici giudiziari più grandi, comunque l’inefficienza del sistema giudiziario pesa sul debito pubblico. E poi l’appello su amnistia e indulto come richiesto dall’Europa. Il Guardasigilli, Anna Maria Cancellieri, alla Camera legge la relazione annuale sull’amministrazione della Giustizia e ritorna sul tema di un provvedimento più volte invocato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Intanto il M5S presenta al Senato una mozione di sfiducia.

“Oltre otto milioni di processi pendenti”. “Il funzionamento del sistema giudiziario” continua a essere secondo il ministro della Giustizia “in sofferenza” “pur a seguito dei numerosi interventi introdotti negli ultimi anni. È sotto gli occhi di tutti l’eccessivo carico di lavoro che affligge gli uffici giudiziari. Alla data del 30 giugno 2013 si contano 5.257.693 di processi pendenti in campo civile e quasi 3 milioni e mezzo in quello penale. Siamo in presenza di un fenomeno imponente di dilatazione, in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi, del lavoro giudiziario provocato non solo da un aumento della litigiosità nel campo civile o della attività criminale in campo penale”, ma anche dalle “trasformazioni della società“. Con la riforma della geografia giudiziaria “non solo sono state eliminate le strutture di modeste dimensioni, dove in alcuni casi era evidente la sproporzione tra il numero di persone addette all’ufficio ed il basso carico di lavoro, ma è stata anche alleggerita la pressione sugli uffici metropolitani di maggiori dimensioni, come Milano, Torino e Napoli” spiega il ministro della Giustizia. In materia penale “è necessario introdurre meccanismi di deflazione del carico giudiziario, capaci di eliminare, già in fase di indagine, gli accertamenti che, per la modestia degli interessi concretamente in gioco, non meritano il vaglio processuale”. Parallelamente, si dovranno “potenziare” i riti alternativi senza dibattimento ed “agire risolutamente sul sistema delle notificazioni degli atti giudiziari” e bisogna “realizzare una calibrata revisione del meccanismo delle impugnazioni, nella prospettiva di rafforzare la vocazione accusatoria del processo e la funzione di garanzia dei ricorsi” dice la Cancellieri aggiungendo che “razionalizzazione della spesa ed incremento di efficienza del servizio sono gli obiettivi che si intendono perseguire attraverso il completamento della procedura sulla gara unica per le intercettazioni”.

“Debito per legge Pinto ammonta a 387 milioni”. “Le inefficienze della giustizia hanno pesanti ricadute anche sul debito pubblico. I ricorsi per il riconoscimento della responsabilità dello Stato per i ritardi in materia giudiziaria, regolati dalla legge Pinto, costituiscono larga parte del contenzioso seguito dal ministero. Numero ed entità delle condanne rappresentano annualmente ancora una voce importante del passivo del bilancio della Giustizia, la cui eliminazione va posta come prioritario obiettivo – dice il ministro -. L’alto numero di condanne ed i limitati stanziamenti sul relativo capitolo di bilancio, hanno comportato un forte accumulo di arretrato del cosiddetto debito Pinto che, ad ottobre 2013, ammontava ad oltre 387 milioni di euro” aggiungendo che sono “circa 1000 i ricorsi proposti alla Corte Europea dei Diritti Umani per lamentare il pagamento ritardato degli indennizzi, che comporteranno ulteriori esborsi a carico dello Stato”.

“Risultati incoraggianti con decreto carceri, diminuiti i detenuti”. “Al 9 gennaio 2014 i detenuti in carcere erano 62.326, in progressivo decremento rispetto alla rilevazione del 4 dicembre 2013 quando il numero era di 64.056. Si registra inoltre un sostanziale dimezzamento degli ingressi mensili” spiega la Cancellieri  facendo un bilancio degli esiti del decreto carceri varato a dicembre, parlando di “primi risultati incoraggianti”. Comunque “l’insieme delle misure programmate ed in corso di attuazione non produce un’alterazione dell’equilibrio sociale, poiché non è previsto alcun automatismo nella concessione dei benefici penitenziari. Ogni decisione è assunta dal magistrato di sorveglianza – ricorda il ministro – sulla base di una valutazione positiva della personalità del detenuto”.

“Con amnistia e insulto si risponderebbe all’Europa”. “Al Parlamento resta la responsabilità di scegliere se ricorrere a quegli strumenti straordinari evocati dal Presidente della Repubblica e che certamente ci consentirebbero di rispondere in tempi certi e celeri alle sollecitazioni del Consiglio d’Europa” dice il Guardasigilli su amnistia e indulto. ”L’attuale condizione di difficoltà in cui versa il sistema giudiziario non deve far prevalere l’erronea convinzione che le cose non possano migliorare, né costituire un alibi per l’immobilismo. Tutti possiamo contribuire a far sì che l’ottimismo della volontà prevalga sul pessimismo della ragione”.

“Magistratura italiana primi posti per produttività”. “Il 2013 ha visto il ministero della Giustizia impegnato a fondo su alcuni temi fondamentali nei più delicati settori di competenza, tutti connotati da una situazione prossima all’emergenza e tutti essenziali per la corretta tutela dei diritti, soprattutto delle persone più vulnerabili” prosegue la Cancellieri. “Il sistema è in sofferenza nonostante la risposta offerta dalla magistratura italiana che l’ultimo rapporto della Commissione Ue per l’efficienza della giustizia colloca ai primi posti in termini di produttività“.

“Aumentano carichi di lavoro e spazio di azione dei magistrati: da qui traggono origine insoddisfazioni per le lentezze dei giudizi e timori che la sovraesposizione della Magistratura possa alterare il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato” afferma il ministro. Che ricorda che è “stata realizzata la tanto attesa completa parificazione tra i figli nati nel matrimonio e i figli nati fuori del matrimonio, eliminando qualsiasi anacronistica discriminazione, anche da un punto di vista sostanziale ed ogni disparità di trattamento sul piano dei diritti e dei doveri dei genitori nei confronti dei figli”. 

“Preoccupante aumento della presenza di minori”. Sulla giustizia minorile, “si segnala un preoccupante aumento della presenza di minori con molteplici disagi e problematiche di malessere sociale correlati a fenomeni di dispersione scolastica, emarginazione e vulnerabilità sociale, disagio psichico, assunzione ed abuso di sostanze stupefacenti, reclutamento nella criminalità organizzata, immigrazione di minori non accompagnati, difficoltà di integrazione dei ‘minori stranieri di seconda generazione, formazione di bande giovanili, sfruttamento, abuso e tratta a danno di minorenni” spiega il Guardasigilli che aggiunge che “negli ultimi anni  si sta assistendo ad una sempre maggiore applicazione del collocamento in comunità, non solo quale misura cautelare, ma anche nell’ambito di altri provvedimenti giudiziari, per la sua capacità di contemperare le esigenze educative con quelle contenitive di controllo. I dati confermano inoltre l’incremento della presenza di cittadini minori stranieri, provenienti dal Nord Africa, in particolare dalla Tunisia e dall’Egitto. L’approccio trattamentale per i minori deve principalmente fondarsi sull’ascolto e l’accoglienza, quindi sul dialogo”.

M5S al Senato: “Mozione di sfiducia. Rassegni le dimissioni”. Intanto al Senato il Movimento 5 Stelle presenta una mozione di sfiducia. “Noi del M5S esprimiamo la sfiducia alla ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri e la invitiamo a rassegnare immediatamente le dimissioni” dichiara in Aula il capogruppo del Movimento 5 stelle Vincenzo Santangelo. “Siamo oggi a presentare nuovamente una mozione di sfiducia alla ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri, in quanto riteniamo che la signora abbia dimostrato nel corso del suo mandato quanto la sua attività normativa e amministrativa sia gravemente inadeguata, inopportuna e frutto di una grave incompetenza”. Intanto sono circa 547 gli emendamenti presentati dai gruppi al cosiddetto decreto Svuota carceri, in esame in commissione Giustizia alla Camera. Il termine era previsto per ieri 16 di oggi. La maggior parte degli emendamenti sono stati presentati dai partiti di opposizione, in testa M5s e Lega Nord. Il decreto è quello che introduce nuove norme sui diritti dei detenuti e sulla riduzione della popolazione carceraria.