Di Francesco in Francesco: c’est rigolo!

 
 
 
Credevo che noi Italiani fossimo messi male, finché non ho dato una sbirciatina a casa d’altri. La Francia ha in François Hollande, un presidente da barzelletta. Una faccia da con  (non traduco in quanto il vocabolo è noto) come la sua è difficile da trovare in giro. Fioccano infatti, vignette su vignette, sulla sua  histoire d’Ho, con tanto di casco e motorino. Fatti suoi? Certamente, finché non ti scoprono. Ma anche la Francia è in sofferenza, a causa della crisi. E certe cosucce, quando si è con le tasche vuote si perdonano di meno. Qui il moralismo non c’entra, dato che in ogni caso i francesi non sono dei puritani.

Ora è  in visita dal papa, suo omonimo. Certo che a guardarli insieme, fanno proprio un bel duetto! Esilarante la vignetta di Pantu che riprendendo la frase di Bergoglio sui gay (chi sono io per giudicare i gay?), ora l’applica alla bigamia del Presidente. Siamo all’apoteosi del relativismo .

Divertente anche quella di Charlie Hebdo qui sotto di Hollande col pischello fuori, il vero presidente della République:
 
 
Liberté, Egalité, Fraternité
 
 
La question d’Etat: Qui suis-je?
La réponse: Une grande  tête de con
 
Beh, quest’ultima è di mia fabbricazione.

Siamo quello che siamo e siamolo bene

Al di sopra di tutto, la nostra risposta all’amore di Dio si tradurrà nella maniera con cui noi viviamo la nostra vocazione. Questo termine designava allora le occupazioni inerenti alla condizione sociale di ciascuno, e Francesco di Sales l’assimila alla vocazione nello stesso tempo che l’esalta. «Dio ama la nostra vocazione, scrive alla signora Brûlart, […]

Il wwf delle liste elettorali

Nel leggere il testo integrale del pastone elettorale renziano, bisogna evidenziare un’altra “chicca” che lo (s)qualifica.
Nelle liste elettorali è fatto obbligo mettere un numero pari di rappresentanti dei due sessi e, per di più, non possono esserci più di due persone dello stesso sesso collocate consecutivamente in lista.
Sono le famose quote panda che già portarono al disastro gli Stati Uniti quando, con la Great Society di Johnson, furono imposte le quote per i negri.
Pensate un po’ se, nel prosieguo, si chiedesse la quota omo, la quota immigrato, quella drogato, quella asiatica e, perchè no, quella per i calvi, i biondi, le rosse
Sono le stesse manie politicamente corrette che vediamo nei telefilm dove il numero dei protagonisti si gonfia sempre di più (in modo inversamente proporzionale alla qualità del prodotto) perchè deve essere dato spazio ai negri, alle donne, agli ispanici, agli omosessuali e via discorrendo.
Se una sciocchezza viene ripetuta all’infinito, non diventa intelligente, ma resta una sciocchezza e  Renzie è lì a dimostracelo.


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L’ennesima fiducia… per l’ennesimo imbroglio

Governo pone fiducia su dl Bankitalia. Proteste in Aula, espulso un deputato. L’annuncio del ministro Franceschini: la votazione si terrà venerdì 24 gennaio. Montano intanto le proteste al provvedimento che prevede la discussa rivalutazione di via Nazionale. Giorgia Meloni: “E’ la rapina del secolo”

Il governo pone la questione di fiducia nell’Aula della Camera sul decreto Imu-Bankitalia. Lo ha formalizzato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ricordando che la votazione si terrà venerdì 24 gennaio a partire dalle 11.45. Montano intanto le critiche al provvedimento che, tramite la discussa rivalutazione delle quote di via Nazionale, garantirà a Intesa e Unicredit – i due più importanti azionisti – un guadagno compreso fra i 2,7 e i 4 miliardi. Massimo Corsaro di Fdi è stato espulso dall’Aula della Camera, perché urlava il suo dissenso contro la scelta del governo di porre la fiducia sul decreto. Mentre Franceschini illustrava le ragioni che inducono il governo a porre la questione di fiducia, il deputato ha iniziato a contestare dal suo posto ad alta voce, urlando “state svendendo Bankitalia, vergognatevi”. Corsaro è stato richiamato all’ordine dalla presidenza dopo di che è stato invitato ad abbandonare l’aula, tra le proteste dei colleghi di gruppo.

Rincara la dose il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Letta privatizza Bankitalia svendendola ai suoi amici delle banche”, scrive su twitter. “E per paura degli emendamenti mette la fiducia. La rapina del secolo“. Ma le critiche al provvedimento riguardano anche gli altri partiti. Settimana scorsa il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento al decreto per chiedere di annullare la discussa rivalutazione delle quote di via Nazionale, “altrimenti sarà guerra totale”. E alcuni giorni dopo la formazione politica Lista civica italiana ha lanciato una petizione rivolta al premier Enrico Letta e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con un comunicato dal titolo: “Giù le mani dalla Banca d’Italia”.

Privatizzazioni, poste

Fabrizio Saccomanni dà il via alle danze, annunciando i primi dettagli del tanto atteso piano di privatizzazioni con cui lo Stato punta a fare cassa. “Al consiglio dei ministri di domani ci sarà il decreto privatizzazioni: si comincia con il 40% di Poste Italiane, poi vediamo”, ha detto il ministro dell’Economia parlando con i giornalisti a margine del World economic forum di Davos. Inizia così dalle Poste, che alla fine del 2013 sono state preziose per salvare con 75 milioni di euro quel che resta di Alitalia, il piano da 12 miliardi annunciato alla fine di novembre dal premier Enrico Letta, che indicava inizialmente la vendita di una quota di controllo di Sace e Grandi stazioni, poi quote non di maggioranza di Enav, Stm, Fincantieri, Cdp Reti, il gasdotto Tag e un 3% di Eni. Il viceministro allo Sviluppo economico, Antonio Catricalà, aveva già fatto sapere nei giorni scorsi che è immaginabile un periodo tra i cinque e i sei mesi per definire i dettagli della privatizzazione delle Poste, sottolineando che “le decisioni sono ormai assunte e sono relative ad una messa sul mercato non di asset ma di una quota della società”. Le intenzioni del governo sono di non cedere il controllo di Poste, con la maggioranza del capitale che dovrebbe quindi rimanere allo Stato. L’esecutivo punta così a incassare entro fine anno una cifra che, secondo stime prudenziali, è di circa 4 miliardi di euro per il 40% del gruppo.

Con il collocamento di Poste Italiane, attualmente interamente controllata dallo Stato italiano, il governo vuole replicare il modello di altre privatizzazioni dei servizi postali a livello europeo. Ultima in ordine di tempo è stata Royal Mail, le poste britanniche, che ha permesso al governo inglese di incassare 3 miliardi di sterline dalla cessione di una quota del 33%. Deutsche Post, le poste tedesche, risultano invece quotate dal 2000 con quota detenuta dallo Stato progressivamente scesa fino al 21% attuale e una capitalizzazione di mercato di oltre 31 miliardi di euro. Non mancano però le critiche al piano del governo. “Scelta Civica non è convinta di come il governo stia gestendo la privatizzazione delle Poste”, afferma un’interrogazione presentata dai senatori Linda Lanzillotta (moglie di Franco Bassanini, che è presidente della Cassa depositi e prestiti, ovvero l’ente pubblico che gestisce i risparmi postali degli italiani) e Benedetto Della Vedova, che chiede al “governo come intenda evitare che una rendita monopolistica sia trasferita ad eventuali soci privati”.

L’iter delle cessioni delle società partecipate direttamente dallo Stato prevede che le modalità siano determinate con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) da emanare su proposta del ministero dell’Economia (Mef) di concerto con il ministero dello Sviluppo economico. Dopo l’approvazione in consiglio dei ministri, lo schema di decreto viene trasmesso in Parlamento per il parere delle commissioni competenti. La delibera definitiva sul Dpcm ritorna in consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva e viene pubblicata in Gazzetta ufficiale. Intanto il Mef, sulla base del primo schema del Dpcm attiverà gli studi necessari e preparerà la cosiddetta “equity story”. Sempre il dicastero dell’Economia predisporrà gli atti necessari per la presentazione al mercato. Inoltre, una volta approvato in via definitiva il Dpcm, l’operazione dovrà essere presentata alla Consob e alla Borsa. Per questo iter ci vogliono circa due mesi. Sembra invece improbabile che lo schema di Dpcm contenga accenni alla governance che potrebbe prevedere l’ingresso nel board dei dipendenti cui, sempre secondo le anticipazioni fin qui circolate, dovrebbe essere riservata una quota della società. Poste Italiane, che nel 2012 ha avuto ricavi per oltre 24 miliardi con un utile superiore al miliardo, ha 145mila dipendenti.

La frustrazione dell’incompetente Bonino

Maro’: Bonino, profonda frustrazione. ‘Scongiurare ricorso a legge che prevede pena morte’

DAVOS, 23 GEN – Emma Bonino ha espresso la “profonda frustrazione” del governo per il caso maro’ incontrando i ministri indiani del commercio e dell’economia a Davos. Lo si apprende da fonti della Farnesina. A loro e’ stato chiesto di attivarsi perche’ non si verifichi l’ipotesi su un possibile uso della legge antiterrorismo che prevede la pena di morte.

Quella sottile linea rossa che divide Abbado dai Sofri e dai Belpiede.

Vedo che alcuni (pochi in verità…) non hanno apprezzato le mie reprimenda contro un “genio” della musica (che non ha composto nulla, peraltro, a differenza di un grandissimo come Andrew Lloyd Webber, che adoro, non perchè Conservatore, ma perchè autore di pezzi memorabili come il Fantasma dell’ Opera ed Evita…). Ebbene, avendo 58 anni ed avendo vissuto gli anni di piombo, io non posso nè dimenticare, nè tacere; troppa gente ha dimenticato, anche quella Maggioranza Silenziosa che, durante quegli anni, per non vedere, pur essendo anticomunista, chiudeva le tapparelle, gli occhi, le orecchie e la bocca, lasciandoci soli nelle piazze, a subire il martirio. Maggioranza Silenziosa che votava per una democrazia sedicente cristiana, ma che nei fatti avvallava divorzio ed aborto. 
E devo ricordare che non c’è molta differenza tra celebrare un regime infame come quello Castrista, responsabile della creazione di un Gulag per bambini, e la partecipazione MORALE ad atti di violenza degli anni di piombo. Una sottile linea rossa. 
Non importa se poi, in campo professionale c’è chi sia arrivato al TOP della bellezza musicale (anche se mi chiedo, occupandomi nella VITA REALE di Estetica, coma si possa essere esteti passeggiando per l’ Avana, lurido e pallido ricordo di tempi migliori…); oppure non importa che sia uno scrittore come Sofri o uno stimato Primario di Ginecologia in Puglia come Antonio Belpiede. Non basta a ridare la vita al Commissario Calabresi od a Sergio Ramelli. Il concorso MORALE resta.
E il CONCORSO MORALE con il Regime Comunista Cubano è accertato. 
Sono macigni pesanti, sulla schiena anche di Premi Nobel, come Gunter Grass che militò nelle Waffen-SS (così faccio par condicio…), e sui firmatari dell’ appello contro Calabresi, con architetti di fama internazionale come Gae Aulenti, registi come Federico Fellini, atei militanti come Margherita Hack ed un altro Premio Nobel, l’ex-combattente dela RSI Dario Fo. 
Non basta essere icone del pacifismo come il Nobel Nelson Mandela, responsabile del concorso morale dell’ attentato stragista di Church Street a Pretoria del 20 maggio 1983 o Rigoberta Menchu, Nobel farlocco di un libro mai scritto. Non basta a dimenticare.
Cristianamente, posso e debbo perdonare, ma NON dimenticare; anche se si tratta di Claudio Abbado.
Perchè le linee rosse sono a volte così sottili da spezzarsi facilmente.

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Anni ’70    di Amici del Vento.


Li hanno chiamati anni di piombo, anni duri, anni di lotta nel mondo. 
Li hanno chiamati anni di fuoco, ma c’ero anch’io a fare quel gioco. E adesso che son finiti sui giornali a colorar le righe dei servizi speciali, mi sembra di non esser più della generazione mia, quella nutrita d’odio e un poco di pazzia. Anni Settanta, anni nel cuore, anni spezzati tra gioie e dolore, anni scolpiti a memoria, anni passati, anni di storia. Anni di razza per chi non deve scuse, per chi non è un pentito, per chi non teme accuse, per chi ha vissuto sempre col cuore nella mano, giocando i suoi vent’anni, in primo piano. M’è rimasto poco e non certo l’allegria, ma la storia non toccatela, quella è storia mia. Al diavolo le scuse, le ragioni ei piagnistei, son sempre gli stessi che fanno i filistei. La mia storia ha troppi nomi, troppi amici che hanno lasciato troppe macchie sull’asfalto e dell’odio non m’importa un accidente, ma non riesco proprio a dire che non è successo niente. Anni Settanta, anni nel cuore, anni spezzati tra gioie e dolore, anni scolpiti a memoria, anni passati, anni di storia. Anni di razza per chi non deve scuse, per chi non è un pentito, per chi non teme accuse, per chi ha vissuto sempre col cuore nella mano, giocando i suoi vent’anni, in primo piano. Me ne frego, te lo dico, se la mano che ha ammazzato oggi è un bravo professore, ce n’è anche uno deputato..L’assassino è un assassino,anche quando chiede scusa.Il perdono glielo lascia ma non è partita chiusa.. E’ fino a quando in gola avrò la voce smaschererò i ruffiani del ricordo fugace , le immagini del tempo sono fui nella memoria e non possono barare come un fatto nella storia….Anni Settanta, anni nel cuore, anni spezzati tra gioie e dolore, anni scolpiti a memoria, anni passati, anni di storia. Anni di razza per chi non deve scuse, per chi non è un pentito, per chi non teme accuse, per chi ha vissuto sempre col cuore nella mano, giocando i suoi vent’anni, in primo piano….Adesso tutti vogliono capire si pruga la storia e si continua a mentire..I giudici complici e i giornali potenti si era sbagliai ma adesso sono contenti. Ma le note di sangue non si possono fermare e i fantasmi di ieri non son merci da buttare..Ogni gioeno passato è scolpito nel tempo,la menzogna di sempre verrà persa nel vento…Anni Settanta, anni nel cuore, anni spezzati tra gioie e dolore, anni scolpiti a memoria, anni passati, anni di storia. Anni di razza per chi non deve scuse, per chi non è un pentito, per chi non teme accuse, per chi ha vissuto sempre col cuore nella mano, giocando i suoi vent’anni, in primo piano.

Piccoli favori tra amici

Levata di scudi dell’Associazione nazionale esperti infortunistica stradale (Aneis) contro la riforma della Rc Auto predisposta in fretta e furia dal governo Letta a fine 2013 con una normativa che fa acqua da tutte le parti inserita a forza nel decreto Destinazione Italia.  La protesta è arrivata per bocca del presidente dell’Associazione, Luigi Cipriano, che ha attaccato duramente il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari, entusiasta sostenitrice della nuova legge contenuta nel decreto in corso di conversione proprio in questi giorni. “E’ bello sapere che il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari, è soddisfatta di tutte le novità sull’Rc Auto introdotte, causa l’urgenza, con decreto legge – ha esordito Cipriano – E’ rassicurante sapere che finalmente i testimoni di un sinistro, non indicati nel frettoloso e spesso incompleto rapporto della Polizia intervenuta per i rilievi, non saranno ammessi ‘in questo modo mettendo uno stop alle testimonianze di comodo’ e rincuora sapere che il diritto al risarcimento decadrà in caso di richiesta presentata oltre novanta giorni dal fatto e così, finalmente, le compagnie potranno archiviare il caso in modo da evitare le denunce tardive. Insomma, giustizia è fatta”.

“In definitiva se i carrozzieri, gli avvocati, i patrocinatori stragiudiziali, i medici, i periti e l’associazione delle vittime della strada protestano energicamente, il sottosegretario Vicari difende altrettanto energicamente le norme sull’Rc Auto contenute nel decreto: almeno una persona è convinta della bontà del decreto, già, perchè anche le compagnie non ne sono più tanto convinte”, ha continuato Cipriano. “Invitiamo il sottosegretario prima della conversione in legge del decreto, a ricevere una delegazione di esperti professionisti del settore Rc Auto e rappresentanti delle vittime della strada –  conclude il presidente Aneis – al fine di acquisire maggiori conoscenze ed elementi di valutazione onde evitare interventi a strenua difesa di norme per molti aspetti incostituzionali, comunque penalizzanti soprattutto per i cittadini danneggiati e per oneste categorie di lavoratori. Norme, come da oltre un decennio siamo abituati a vedere e subire, tutte a favore della lobby delle compagnie assicuratrici“. Intanto prosegue l’iter parlamentare del decreto Destinazione Italia – giovedì 23 è il termine per la presentazione degli emendamenti -, ma finora le aperture degli esponenti del Pd sono state solo in favore della parte della normativa avversa ai carrozzieri. Nessun accenno, invece, ai danni che deriverebbero ai cittadini tutti in quanto potenziali infortunati. A tutto vantaggio delle compagnie assicurative, a partire da UnipolSai che controlla oltre il 30% del mercato e che oltre a risparmiare sui risarcimenti, può fare leva proprio sulla normativa favorevole al settore per tirare su il prezzo dei premi Rc Auto da 1,2 miliardi di euro che sta vendendo al gruppo Allianz per ottemperare alle richieste dell’Antitrust.