Come muore un santo – Tommaso d’Aquino

Visitando la stanza di san Tommaso, si sono incontrate delle iscrizioni che narrano sufficientemente gli ultimi momenti della sua vita; non dicono tuttavia come il santo sia potuto approdare a Fossanova, l’esemplarità del suo contegno nei pochi giorni che vi è stato ospite, l’affettuoso amore di cui l’hanno circondato i monaci, la morte santa che […]

Dimissioni troppo frettolose

Nel giorno in cui l’ex ministro Scajola viene assolto da ogni addebito in relazione alla compravendita della sua casa presso il Colosseo, la ministra De Girolamo, senza aspettare il voto dell’aula, ha presentato le dimissioni da ministro dell’agricoltura.
In realtà le aveva già presentate per la scelta del pci/pds/ds/pd di aggredire Berlusconi poi, per motivi suoi, aveva accettato la decisione di Letta di respingerle e, quando gli “alleati”, votarono per l’estromissione del Cavaliere dal senato, non rinnovò tale giustificatissimo, sotto il profilo politico, atto.
Come non le presentò quando Letta e Saccodanni hanno violato i patti e le promesse facendoci pagare la cosiddetta “mini” imu.
La De Girolamo si dimette per “dignità offesa” dal mancato appoggio del governo e di Letta nella vicenda in cui non c’è nulla di nulla contro di lei e neppure è indagata.
Io avrei apprezzato le dimissioni per solidarietà con Berlusconi, o per solidarietà con i cittadini tartassati, non mi piace chi scappa invece di combattere, soprattutto quando non ha neppure un p.m. alle calcagna.
Non ci si deve dimettere per le aggressioni dei nemici.
Berlusconi si è dimesso due volte (nel dicembre 1994 e nel novembre 2011) e ha fatto malissimo.
Una volta che sei fuori, sei indebolito e gli avvoltoi volano sempre più basso.
Mi auguro, almeno, che la De Girolamo abbia compreso l’errore dell’abbandono del Cavaliere e torni a casa: sarà accolta immolando l’evangelico vitello grasso.



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Bouguereau

William-Adolphe Bouguereau è stato un pittore francese, vissuto tra 1825 e 1905.
Epoca da osservare a fondo, per intenderne la vicenda, quella sottesa tra le 2 date, di rivoluzioni e sperimentalismi pittorici e formali, cui il nostro pare non fare molto caso.

(a sinistra, Ritorno della Primavera)

Nato a La Rochelle il 30 novembre, è considerato (oggi) tra i maggiori pittori accademici del

A cosa servono le tasse ?

Il dibattito sulla legge elettorale (cioè sul sistema che, tirato da una parte o dall’altra, cerca di ribaltare o correggere il volere del Popolo) ha fatto passare in un cono d’ombra la vera emergenza nazionale: le tasse.
Venerdì scorso sono scaduti i termini per pagare la cosiddetta “mini” imu (sempre troppo) e la tares, mentre il 31 sarà la data limite per il canone rai e il bollo auto (tranne quelli che hanno la sua scadenza in corso d’anno).
Poichè, come tutti gli organismi fisici e giuridici, anche i partiti hanno ben sviluppato l’istinto di sopravvivenza, la loro attenzione è tutta rivolta alle alchimie elettorali e non sento più parlare di tasse.
Nel bene (cioè per eliminare dei balzelli come l’imu o il canone rai) e nel male (per introdurre nuove gabelle).
Ma a cosa servono le tasse ?
Le tasse (e qui è inutile fare la distinzione tra imposte e tasse, tanto ci comprendiamo benissimo) servono al funzionamento dello stato, cioè di quella entità che i cittadini, stringendo u patto sociale tra loro, hanno fondato per ottenerne benefici.
Essenzialmente i benefici sono 
la difesa dai nemici esterni
la difesa da quanti, all’interno del consorzio volontariamente costituito, cercano di sopraffare e ingannare gli altri derubandoli delle loro proprietà e della loro vita
la rappresentanza degli interessi dei soci (cittadini) verso le altre associazioni costituite in forma di stato (diplomazia)
l’amministrazione della giustizia per dirimere le controversie tra i soci (cittadini).
Naturalmente per realizzare quegli obiettivi vi sono dei costi (armi, soldati, poliziotti, giudici, ambasciatori, strutture fisiche, burocratiche) ed è per questo che paghiamo le tasse.
Non le paghiamo per compiacere le pulsioni di gruppi che si costituiscono per il loro piacere e potere, come non le paghiamo per finanziare le invasioni di stranieri sul nostro territorio, come non le paghiamo per consentire ad alcuni di noi di vivere senza fornire il loro contributo alla sorte comune della nostra società.
Purtroppo questo è avvenuto con l’ipertrofia di spese inizialmente giustificate dai principi di solidarietà e pari opportunità, poi degenerate in autentici fiumi di denaro sperperati per interessi di gruppi e per il mantenimento delle clientele.
Ci troviamo con un debito pubblico di quasi 2200 miliardi di euro e una spesa annua di oltre 800 miliardi.
Per ridurre il debito pubblico Letta e Saccodanni hanno deciso di vendere quote delle poste e dell’enav, di riprendere cioè le privatizzazioni.
Principio validissimo (personalmente privatizzerei tutto tranne le attività che ho elencato come essenziali dello stato) ma che non può prescindere da due paletti:
1) vendere, non svendere;
2) vendere dopo aver ridotto le spese, sennò riduciamo momentaneamente il debito che, continuando a spendere, tornerà a crescere e noi ci ritroveremo con un debito ancora più alto, ma senza più i “gioielli di famiglia”.
Quindi si torna alle tasse.
Se vengono utilizzate per continuare nella spesa gonfiata che si è prodotta negli anni, sono un danno per la società e perdono la loro intrinseca legittimità, perchè perdono la loro funzione.
Se viceversa, torneranno ad essere solo ed esclusivamente finalizzate al mantenimento di uno stato leggero come era nelle volontà di chi lo costituì con il contratto sociale tra i singoli soci (cittadini) allora vanno tagliate drasticamente, torneranno legittime e tutti le pagheremo senza difficoltà.



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…DA NON PERDERE DI VISTA… Maglia croata “U ime obitelj” (Nel nome della famiglia) 19 gennaio 2014   Parte delle oltre 200 Sentinelle davanti al Duomo di Cremona All’inizio c’era un pianoforte a coda, poi…Archiviato in:Click! Tagged: immagini

Immigrazione

Nuova protesta al Cie di Roma, Kyenge: “Vanno subito chiusi”. Nuovo blitz al Cie romano di Ponte Galeria. Una protesta che la sinistra già cavalca per smantellare la Bossi-Fini e chiudere i Cie di Sergio Rame

Mentre il parlamento si prepara a dare il via libera definitivo alla norma del governo che cancella il reato di immigrazione clandestina, è scoppiata una nuova protesta nel Cie romano di Ponte Galeria. Ieri sera tredici marocchini si sono cuciti la bocca, proprio come avevano già fatto altri clandestini qualche settimana fa, per protestare contro “le condizioni e i tempi di permanenza” nel centro. Una protesta che mira a bucare l’opinione pubblica e dare il megafono a quella sinistra che vorrebbe chiudere i Cie e garantire agli extracomunitari più diritti che doveri smantellando, un passo alla volta, la legge Bossi-Fini che regola i flussi migratori.

Il garante dei Detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, ha subito cavalcato la protesta del Cie di Ponte Galeria chiedendo alla politica di mantenere le promesse. “È evidente che il tempo della  politica scorre molto più lentamente rispetto a quello di queste persone, passate dal dramma di un’immigrazione difficile a luoghi con pochissima dignità come i Cie”, ha spiegato Marroni invitando il parlamento ad approvare “presto le norme necessarie” e a “porre fine a questa vergogna”. La protesta delle tredici persone, che ieri sera si sono cucite la bocca, è scattata dopo che queste hanno saputo che altri connazionali, arrivati in Italia con loro, sono stati dismessi dal Cie di Caltanissetta dove si trovavano. In realtà i tredici marocchini, che provengono da Lampedusa, non possono essere dimessi perché richiedenti asilo e ancora in attesa della pronuncia della commissione competente. In nove sono, infatti, sono arrivati dalla Libia sopra a un gommone.

La dinamica della protesta iniziata ieri sera è identica a quella messa in scena pochi giorni prima di Natale. Dei tredici marocchini che si sono cuciti la bocca ben sette lo avevano fatto anche a dicembre. “I marocchini per il protrarsi della loro permanenza nel centro – ha commentato il direttore del Cie di Ponte Galeria, Vincenzo Lutrelli – si lamentano del fatto che da Natale non è cambiato nulla e dicono di aver avuto notizie da altri loro connazionali che si trovano in altri centri di uscite, mentre loro sono ancora qui”. A Natale gli immigrati avevano interrotto la protesta in cambio dell’impegno a un miglioramento delle loro condizioni. Al loro caso, che aveva avuto una forte eco e aveva subito coinvolto anche altri Cie, si erano interessati il presidente della Commissione diritti umani del Senato Luigi Manconi e il deputato del Pd Khalid Chaouki. Intanto il ministro all’Integrazione Cecile Kyenge ha già annunciato che chiederà la chiusura del Cie di Gradisca. “Dobbiamo pensare sempre di più a delle politiche di integrazione, che sono lo strumento molto forte per combattere i conflitti sociali”, ha commentato la Kyenge nel corso di un incontro con la presidente della Regione Debora Serracchiani. “Non si possono trattenere persone che non hanno commesso alcun reato in strutture degradate e insalubri come i Cie”, ha fatto eco il vicesindaco di Roma Luigi Nieri accodandosi alla richiesta di chiudere il centri di prima accoglienza.

Non arrivare a metà mese…

Il comunista Rizzo si lamenta: “Dopo 20 anni di parlamento vivo con 4.500 euro al mese”. Il 55enne Rizzo si dice ancora “marxista-leninista” ma si lamenta del vitalizio. Rivolta sul web: “Dopo 42 anni di contributi, prendo 1200 euro” di Sergio Rame

Il comunista Marco Rizzo finisce impallinato in rete. A far infuriare gli internauti alcune dichiarazioni rilasciate all’Espresso in una recente intervista. “Noi siamo marxisti-leninisti, che vogliono il socialismo”, ha detto, fiero, l’ex parlamentare dei Comunisti italiani raccontando che, adesso che a soli 55 anni di trova fuori dalla politica dei palazzi romani, riesce a tirare fine mese ricevendo un vitalizio da 4.500 euro netti al mese perché ha lavorato vent’anni in parlamento.

In molti sul web hanno chiosato l’intervista di Rizzo ricordandogli l’età pensionabile degli Italiani. “Volevo semplicemente ricordarie che il sottoscritto, per poter percepire la pensione dovrà versare 42 anni di contributi e lavorare fino all’età di 64 anni – scrive Andrea Mavilla sul suo blog – mentre lei, dopo solo 20 lunghissimi anni in parlamento a ‘scaldare la poltrona’, percepisce una misera pensione di 4.500 euro al mese”. Insomma, un trattamento a dir poco differente. “Se l’Italia fosse stata una repubblica democratica, quindi governata dal popolo – è la stoccata finale – il popolo, essendo sovrano, non avrebbe mai e poi mai permesso queste disparità di trattamento, questi privilegi a senso unico che fino ad oggi hanno contribuito negativamente sulle capacità di sviluppo del nostro Paese”. Un’altra lettrice, Lucia, fa sapere al comunista Rizzo che, pur essendo donna con tre gravidanze alle spalle, potra andare in pensione intorno ai 66 anni, con oltre 46 anni di anzianità. Importo della pensione? Intorno ai 1.300 euro netti. “Secondo me – scrive Lucia – c’è qualcosa che non quadra”.

Claudia, invece, ha iniziato a lavorare a sedici anni. Dopo trentanove anni di contributi, però, è una degli esodati vittime della riforma firmata dall’ex ministro Elsa Fornero. Così all’attuale governo chiede: “Rizzo prende un vitalizio da 4500 euro e mille euro per noi esodati non si trovano proprio?”. “E lei si dice comunista della linea marxista/leninista? – chiede spazientito Nino – allora se lei avesse davvero lavorato come un comunista, dopo vent’anni la sua pensione si aggirerebbe intorno ai 200/300 euro al mese”.

E saremmo noi dubbiosi a far paragoni ???

Mi è arrivato un link che rimanda alla visita di Obama a Sua Santità Benedetto XVI nel luglio 2009; peraltro tratto da Repubblica (!!!!). Non scherziamo. Un conto è la gentilezza di Benedetto. 
Ratzinger il quale, peraltro, nell’ articolo del giornalino scalfarin/scalfarotto dipendente, ribadisce il concetto di diritto di obiezione di coscienza. Inoltre la visita è del 2009, e non era ancora iniziata la grande offensiva di Obama contro i principi non negoziabili; era poi in odor di santità mondiale, ed infatti qualche mese dopo avrebbe preso il Nobel per la pace. Rappresentava il nuovo, il massimo del politicamente corretto mondiale; che oggi non prenderebbe sicuramente il Nobel.
Hollande è massone e figlio di quell’ ideologia sanculotta che da secoli apertamente combatte la Chiesa Cattolica. Inoltre da mesi la sua polizia incarcera e pesta decine di Cattolici che scendono in piazza, tra il silenzio assordante di Roma. Tirare in ballo Giovanni Paolo II (con la visita a Cuba, come ogni tanto leggo, dimenticando la situazione delicatissima dei Cattolici laggiù…) e Benedetto XVI per difendere le mancanze di Francesco è triste, molto triste…
Inoltre ieri ero stato all’ inizio FELICE delle prime notizie, che davano un gelo iniziale tra Francesco ed il pluriconcubino omofilo ed abortista. Poi gli abbracci e sorrisi hanno spazzato via la felicità. 
E sicuramente, non a me solo, come direbbe il Manzoni. Ma anche ai 120.000 Cattolici firmatari dell’ Appello al Vescovo di Roma.
Non si può stare con la Manif pour Tous un giorno, eppoi tacere sui silenzi assordanti di ieri.

Al richiamo dei magistrati Letta scende in trincea

Il governo avrebbe molte e importanti questioni da affrontare, dai Marò ancora sequestrati in India alla povertà crescente che colpisce gli Italiani, alle tasse senza fine che ci tolgono anche quel poco che riusciamo a risparmiare, impoverendo ancora di più tutti.
Enrico Letta, invece, recepisce il messaggio arrivato dalla procura di Milano che, nonostante nove milioni di Italiani siano in attesa di una giustizia in ritardo cronico, pensano ad imbastire il terzo capitolo del processo a Berlusconi su Ruby Rubacuori e così tira fuori dalla naftalina la bufala di questi ultimi venti anni: il conflitto di interessi.
Piccolo e debole presidente del consiglio, senza carisma, senza voti e senza leadership, buono solo a galleggiare (e tutti sappiamo quale sia l’elemento che galleggia meglio …).



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