Servono commenti?

… solo 16mila indagati a fronte di 45/50mila arrivi clandestini. E poveri ‘sti magistrati che devono applicare la legge, eh!
Lampedusa, indagati 16 mila immigrati. I magistrati: «Siamo obbligati dalla legge». Il procuratore di Agrigento: «Fino a quando non sarà cambiata la legge non possiamo fare altrimenti»

In un anno la procura di Agrigento ha iscritto sul registro degli indagati almeno 16 mila migranti sbarcati a Lampedusa o sulle coste della provincia per il reato di clandestistina previsto dalla legge Bossi-Fini. Il dato è stato reso noto dal procuratore della Repubblica Renato Di Natale e dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo nella conferenza stampa di fine anno. Si tratta di un “atto dovuto” in applicazione della legge Bossi-Fini ma ogni volto crea sconcerto.

OBBLIGATI DALLA LEGGE – «Checché ne dica il premier Enrico Letta -ha affermato Di Natale in conferenza stampa- noi siamo obbligati dalla legge a iscrivere sul registro degli indagati i migranti. E fino a quando la legge non verrà modificata non potremo fare altro». Peraltro la procura di Agrigento, la più esposta in materia di immigrazione clandestina, lamenta anche un carenza di organico per via della presenza di soli sette sostituti anziché tredici.

Certo, come no…

“Fra un anno tutte le riforme saranno compiute”. “L’Italia ce la farà perché abbiamo dietro le spalle la parte più complessa di questa crisi”. E ancora: “L’anno prossimo questa nuova generazione darà una svolta all’Italia”. Nella conferenza stampa di fine anno, il premier Enrico Letta fa il bilancio dei primi otto mesi di governo allineando una sequela di buone intenzioni e candidi auspici per un 2014 di prosperità e gioia. Nasconde ad arte il peso della pressione fiscale, che il suo governo ha contribuito ad aumentare, e sorvola sulla crescita economica, che a lungo ha promesso ma che il Belpaese non ha ancora toccato con mano. Dalla legge elettorale alla giustizia, dal mercato del lavoro alla delega fiscale è solo un lungo elenco di desiderata per l’anno nuovo. Intanto, però, la ripresa non è ancora iniziata. E finora gli italiani hanno visto solo tasse.
“L’Italia è come un incidentato che ha avuto un incidente pesante e duro, poi è stato portato al pronto soccorso e in sala operatoria – spiega Letta – abbiamo lasciato pronto soccorso e sala operatorie e siamo alla fisioterapia”. Non una parola sul vortice di tasse introdotte da una legge di Stabilità che difende unicamente gli sprechi di Palazzo e tutela i soliti. Non una parola sui principali indicatori economici che tragicamente descrivono un’Italia in affanno dove gli imprenditori non riescono a pagare le tredicesime a propri lavoratori e le aziende chiudono i battenti perché stritolate dalla pressione fiscale e dalla burocrazia statale. Non una parola su un governo inconsistente che, di fiducia in fiducia, deve sperare che l’azionista di maggioranza Matteo Renzi non decida di staccare la spina. Letta augura agli italiani un buon Natale e un felice anno nuovo blindando la squadra di governo e sciorinando obiettivi mai raggiunti e promesse che mai manterrà. “Alla conferenza stampa di fine anno 2014 sono convinto che commenteremo dati economici diversi e migliori e commenteremo riforme istituzionali compiute, a partire dalla riforma elettorale”, promette Letta assicurando che, già nel 2013, è avvenuta “una svolta generazionale senza precedenti nella storia della Repubblica italiana”.
In realtà, della “svolta” millantata non v’è alcuna traccia. Tanto che il discorso del premier è tutto al futuro. A partire dal mercato del lavoro che, ancora oggi, conta cifre da capogiro sul tasso di disoccupazione e che paga un’eccessiva tassazione. Da qui l’impegno, già annunciato in passato ma mai realizzato, di tagliare le tasse (a partire ad quelle sul lavoro) con i proventi che deriveranno dalla spending review e dal rientro dei capitali illegalmente esportati all’estero. “A gennaio inizieremo una discussione – assicura – perché vogliamo creare occupazione buona, ma non occupazione senza diritti”. Sulle tasse, però, Letta non la racconta giusta. Da una parte loda i benefici del taglio del cuneo fiscale, dall’altra assicura di aver abbassato la pressione fiscale a partire dall’abolizione dell’Imu sulla prima abitazione. In realtà, non solo la legge di Stabilità ha introdotto nuovi balzelli, ma l’imposta sulla casa (che nel 2013 non stata del tutto abolita) è destinata a tornare nel 2014 sotto il nome di Tasi.
Per quanto riguarda le riforme, a partire da quelle costituzionali, Letta si dice “ottimista”. A sentirlo parlare sembra che per il 2014 si prepari a fare un’imponente infornata. Sulla giustizia rimanda alle Camere la competenza su indulto e amnistia, ma spinge all’approvazione di norme sulla custodia cautelare. Tuttavia, ci tiene a sottolineare che l’Italia non ha bisogno di “una mega riforma della giustizia”, ma solo di alcuni “tasselli”. Tra questi anche un’inversione di rotta nella legislatura che regola l’immigrazione. Sul tavolo di Palazzo Chigi ci sarebbero anche la revisione della Bossi-Fini e la riforma dello ius soli. Due punti che potrebbero incrinare maggioramente i rapporti tra le forze politiche che siedono in parlamento. Proprio per questo Letta ha invitato Renzi ad andare avanti a dialogare con Berlusconi: “Le riforme devono essere fatte con una apertura vera fuori dalla maggioranza”.

Sulla banca d’italia

Bd’I, Banda d’Incapaci di Davide Giacalone

Bd’I è l’acronimo di Banca d’Italia, ma si può anche supporre che significhi: Banda d’Incapaci. Un’operazione nata malissimo, che il ministro dell’economia ha battezzato in modo scorretto e demenziale (public company), si sta trasformando in una trappola senza uscita. Dando un vantaggio alla banca centrale tedesca, seguendo i cui dettami finiremo strangolati e pronti a svendere banche, assicurazioni e patrimonio. Non ne racconto nuovamente gli inquietanti particolari, perché già tre volte forniti ai nostri lettori. I quali, del resto, sono pressoché gli unici a saperne qualche cosa, dato che altrove vige il silenzio. La sostanza è che si fa finta che un patrimonio pubblico (Bankitalia) sia privato, nella disponibilità delle banche (allora pubbliche) cui, nel 1936, furono intestate le quote. Da qui si parte per la rivalutazione (necessaria e giusta) al fine d’ottenere due risultati: a. ripatrimonializzare quelle banche (cioè mettere soldi pubblici al posto dei soldi privati, ma lasciandole nelle mani dei privati che non cacciano un soldo); b. far incassare al governo il dividendo fiscale (pari al 12%). Stanno correndo come pazzi, in modo da mettere tutto già nei bilanci del 2013. Ma stanno correndo contro a un muro. Ciò perché, per dare a quelle quote un valore reale, quindi iscrivibile a bilancio, è necessario che siano negoziabili. Almeno teoricamente. Per rendere credibile questa finzione si erano inventati, e avevano scritto in un decreto legge (che al Quirinale avevano firmato, perché finì il tempo dell’occhiuto controllo avverso le castronerie e la coerenza tematica), che quelle quote, rivalutate, potevano anche essere vendute all’estero. La commissione finanze del Senato, però, ha cambiato indirizzo: no, potranno essere comprate solo da soggetti italiani. E qui cascano gli asini.

E’ ovvio che avere una banca centrale posseduta da stranieri è cosa che poteva venire in mente solo a degli sconclusionati, ma aveva il senso, appunto, di dare un valore reale alle quote, se, invece, deve restare tutto italiano chi è che mette i soldi veri per darli a poche banche? Le altre banche? Come dire che alla Barilla compreranno solo pasta De Cecco, per aiutare la concorrenza. Allora ecco spuntare il Consiglio superiore di Bankitalia, che avrà il compito di stabilire chi potrà comprare, sicché, alla fine, si proporrà alla banca centrare, entro 36 mesi, di comprare essa stessa le quote di sé medesima. Quindi gli italiani faranno due regali a quelle banche (Intesa San Paolo e Unicredit): il primo donando loro un patrimonio collettivo e il secondo ricomprandolo con soldi di tutti, ma assai rivalutato. Un affarone. Già che c’erano, in commissione, hanno stabilito che gli odierni proprietari potranno trattenere solo il 3%, e non il 5, come previsto dal decreto. Traduzione: dovremo dare loro ancora più soldi. Vabbe’, ma in questo modo si salvano le banche, ripatrimonializzandole. Dite? La Bundesbank ha già chiarito che possiamo scordarcelo, facendo valere la propria posizione nel parere inviato dalla Banca centrale europea: una cosa (le quote) ha valore se negoziabile, altrimenti stiamo giocando con i soldi di Topolinia. E i soldi finti, la moneta immaginaria, non ha corso legale.

Quindi la Bd’I, la Banda d’Incapaci, ha messo su un’operazione obbrobriosa, una maxi-patrimoniale che gli italiani non avvertono come tale solo perché non entra in casa loro, finalizzata a ottenere quel che non si otterrà. Però, se le banche pagano il 12% (e sottolineo “se”), quadreranno i conti pubblici e si coprirà il buco dell’Imu. Che è come barattare un diamante da un chilo con un bicchierino di cordiale, consumato in un sorso. Si continua a perdere tempo con i trucchetti, fingendosi furbi gli allocchi, lasciando i problemi insoluti e posticipando uno schianto che non meritiamo (le banche malate, salvate anche con i soldi nostri, sono quelle tedesche). Senza che neanche se ne parli. Si conciona sul sistema elettorale, che, per carità, è pure un bel tema. A patto che la si faccia finita prima che abbiano distrutto anche la Banca d’Italia.

Contro lo stato predatore

Le notizie che si sviluppano sulla legge di “stabilità“, confermano l’animo predatorio dei comunisti e della sinistra in genere.
E nulla vale sostenere che assieme a loro ci sono Alfano e tutta la pletora di ex democristiani accucciatisi nel pci/pds/ds/pd, perchè chi va con lo zoppo impara a zoppicare e non si sottraggono ad istigare all’odio di classe neppure coloro che, per le posizioni occupate e le attività svolte, hanno contribuito, con ruoli di primo piano, a spingerci nel baratro.
Ecco allora che pensano a nuove spremiture mentre Letta e Alfano, pur di non sottrarre una lira agli oltre ottocento miliardi di euro di spesa pubblica e, anzi, per poter accrescere le regalie alle cricche amiche, aumentano una già intollerabile e per questo illegittima pressione fiscale, depredando risparmi, proprietà e redditi, rendendoci tutti più poveri e senza prospettive per il futuro.
E se a parole dicono di voler “riequilibrare” i redditi (cosa che già di per sè è una aberrazione perchè il guadagno onesto, poco o tanto che sia, non deve essere “rieliquibrato” rappresentando il valore del singolo) in realtà la loro azione si trasforma, complici dei diktat provenienti da Bruxelles, nel massacro della classe media, visto che chi è veramente ricco, ha sicuramente già messo al sicuro i propri risparmi oltre confine.
Sicuramente tra questi vi sono anche coloro che, dal pulpito di Nomisma, associazione cara a Prodi noto gabelliere europeo, hanno sotto Natale proposta l’ennesima tosatura del gregge.
Naturalmente, per meglio prendere per il naso i soliti beccaccioni che insistono a sostenere la sinistra, parlano di una super tassa, patrimoniale, per colpire il 10% più ricco nei loro depositi bancari.
In tre giorni non ho letto, però, alcuna indicazione su quale sia il limite per essere considerati “ricchi”.
Un deposito di un milione di euro ?
Di cinquecentomila ?
Di centomila ?
E si computa anche il reddito ipotetico delle case ?
Silenzio.
Costoro vorrebbero tenersi le mani libere per poi mettere le loro luride mani sui nostri risparmi, sui risparmi di TUTTI.
Allora non resta che la rivolta, non la rivoluzione, si intenda, ma la RIVOLTA pura e semplice.
Ma non può essere il singolo a farsi promotore di tale reazione, perchè da solo verrebbe massacrato dagli sgherri di regime al servizio dello Sceriffo di Nottingham, come vediamo dai tanti, troppi, suicidi per le difficoltà economiche.
La rivolta deve essere organizzata da un partito o da una Coalizione che, elettoralmente, abbia una forte incidenza.
Un partito o una Coalizione che fornisce strumenti (testi e moduli), assistenza (commercialisti e avvocati) e diffusione mediatica per garantire chi aderirà alla rivolta di non essere lasciato solo ad affrontare la prevedibile rappresaglia del regime dei gabellieri.
Non servono manifestazioni di piazza, vaffaday, parole (sacrosante) di sdegno e protesta, occorre agire.
Singolarmente non possiamo fare nulla se non esprimere la nostra rabbiosa impotenza e tenere viva la Fiamma della Libertà, almeno finchè nuove leggi repressive non ci toglieranno anche la possibilità di esprimere le nostre opinioni e diffonderle con i mezzi a nostra disposizione.
E’ necessario semplificare le tasse e le imposte in modo da tassare, moderatamente, solo i redditi reali, non i risparmi o le proprietà e tarare le spese dello stato su quegli unici introiti, rinunciando ad una mano pubblica invasiva, inefficiente e predatrice.
E’ il mio augurio per Natale, perchè il regalo che gli Italiani possano trovare davanti al loro Presepe, sia uno stato amico, snello e realmente terzo rispetto ai rapporti privati.

Buon Natale



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Dittatura Ue

Contro gli euroscettici persino a Strasburgo tira aria di larghe intese. Gli storici avversari Ppe e Pse pensano a un asse contro le forze anti Unione, dai grillini alla Le Pen di Fabrizio De Feo

Roma – Euroscettici (più o meno) uniti, all’assalto del Parlamento di Strasburgo. Il voto si avvicina e a meno di sei mesi dall’apertura delle urne, sondaggi, scenari e timori sulla futura composizione dell’assemblea si moltiplicano. Le elezioni del 22-25 maggio sono vissute dentro il Ppe e il Pse come una sorta di prova della verità, un rischiatutto politico in cui le due principali famiglie europee si giocano un enorme patrimonio di credibilità. Il pericolo di una slavina euroscettica è ben chiaro a tutti ma l’entità della valanga è tutto da definire.

C’è chi sostiene che si sta soffiando sul fuoco per niente e alla fine gli equilibri non cambieranno più di tanto. Ma c’è anche chi vede nell’alleanza dei populisti uno dei fattori fondamentali della prossima assemblea, con la formazione di una terza forza destinata a sconvolgere gli equilibri del nuovo Parlamento. Se il boom euroscettico dovesse davvero avvenire, anche la tradizionale e storica contrapposizione Ppe-Pse dovrebbe essere rivista. Nessuno a Strasburgo ne vuole parlare troppo perché si teme di favorire la disaffezione, trasmettendo il messaggio che sia tutto già scritto. Ma le larghe intese in salsa europea – una sorta di compromesso storico attraverso cui difendere i valori dell’Ue – rappresentano una ipotesi non solo di scuola.
Sotto la lente, nei ragionamenti dei principali partiti, non c’è solo il possibile balzo in avanti delle forze euroscettiche, da Marine Le Pen ai grillini, ma soprattutto la possibilità che queste formazioni possano unirsi, trovare un terreno di lotta comune e acquisire capacità reale di incidere oltre la semplice protesta. Nei giorni scorsi il quotidiano belga De Morgen ha parlato esplicitamente di «un accordo segreto dell’estrema destra continentale» in vista delle Europee che coinvolgerebbe i fiamminghi del Vlaams Belang, il Front National francese, il Partito della libertà olandese, i liberalnazionali austriaci del Fpö, ma anche la nostra Lega Nord.

Nel Ppe circola il timore di poter perdere una cinquantina di seggi rispetto agli attuali 265, il Pse dovrebbe mantenere i suoi (è sui 180), o forse toccare quota 200. Se questo avvenisse, ragiona qualcuno, la possibilità di dover venire a patti tra le due principali forze su un numero significativo di dossier potrebbe prendere corpo. A Strasburgo gli euroscettici e le forze contrarie al centralismo burocratico sono già riunite nel Gruppo europa della libertà e della democrazia che può contare su 32 eletti, due terzi dei quali appartengono all’Ukip di Nigel Farage e alla Lega. Il resto del gruppo è molto spezzettato tra i Veri finlandesi, il Partito del popolo danese, il Partito popolare danese o il Laos greco (partito popolare ortodosso). Con le percentuali che i sondaggi assegnano oggi agli euroscettici – oltre il 20 per cento per Le Pen e l’austriaco Strache e tra il 10 e il 15 per cento per Wilders e gli indipendentisti fiamminghi del Vlaams Belang – un gruppo che li riunisse tutti potrebbe triplicare la consistenza attuale e moltiplicare la capacità di incidere sulle decisioni.

Di certo nel campo degli euroscettici già nello scorso novembre una alleanza era stata definita: quella tra la presidente del Fn, Marine Le Pen e il capo dei populisti olandesi Geert Wilders. Un primo passo verso il raggruppamento di tutti gli euroscettici. Per costituire un gruppo all’interno del Parlamento Ue c’è bisogno di almeno 25 deputati. Il Fn conta attualmente su 3 deputati, mentre Wilders ne ha 4. Secondo alcune proiezioni i populisti-euroscettici potrebbero toccare quota 90 deputati o rompere la soglia dei 100. Se a questi si aggiungono i parlamentari di estrema sinistra si potrebbe arrivare a 160-170 o anche qualcosa di più (su un totale di 751). E c’è anche chi sogna di poter pescare qualcosa tra i Conservatori e Riformisti europei (di euroscetticismo più moderato). Insomma se la possibilità per gli euroscettici di diventare determinanti è un’ipotetica dell’irrealtà, la radicalizzazione dell’assemblea è uno scenario probabile. Così come la necessità di convergenze e alleanze di necessità tra storici avversari.

… e il chissenefrega? Che ci resti nel cie

“Barricato” a oltranza nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa finché “non sarà ripristinata la legalità”. È la protesta di Khalid Chaouki, deputato del Partito Democratico che da questa mattina si trova nel centro dell’isola siciliana per chiedere al governo Letta di “fare immediatamente qualcosa per questa situazione drammatica”. Dopo che le immagini choccanti del trattamento antiscabbia hanno fatto il giro del mondo creando lo sconcerto generalizzato, l’emergenza immigrazione è tornata ad essere al centro dell’agenda politica. Sentito telefonicamente dall’Agi, Chaouki ha raccontato che all’interno del centro “ci sono 220 persone, sotto la pioggia e in condizioni disumane”. “Non dovrebbero essere qui – ha denunciato l’esponente democrat – perché la legge prevede che non si possa restare all’interno del Cie per oltre 96 ore”. Tra questi ci sarebbero anche sette persone, sei uomini e una donna, scampati alla tragedia dell’ottobre scorso, quando a seguito del naufragio di una imbarcazione libica, morirono 366 persone a largo dell’isola. “Non è tollerabile che perfino le persone che sono sopravvissute a quella tragedia si trovino ancora qui, si tratta di una palese violazione della legge”, aggiunge il deputato piddì chiedendo al governo Letta di intervenire immediatamente per “ripristinare la legalità”. “Resterò qui finchè ciò non avviene”, ha assicurato Chaouki che, nelle ultime ore, si è messo in contatto con Khalid, il giovane siriano che qualche giorno fa ha girato il video choc sul trattamento anti scabbia e che, da giorni, sta facendo lo sciopero della fame e della sete. Il deputato del Pd, che ha inviato una lettera alla Stampa per annunciare la sua protesta, ha postato poco fa una foto sul suo profilo Twitter che documenta il suo arrivo al Cie.

Miracolo a Milano, miracolo italiano

Ricordate? C’era una volta un Androide surgelato senza cervello e senza cuore. L’Androide pensava di farsi una lista elettorale, ma si sciolse come la neve al sole e fu così che  da scelta civica,  divenne sciolta cinica. Purtroppo, numerosi ed ingenti furono i disastri e  i danni da lui provocati durante il suo governo di Replicanti che rimase ibernato per oltre un anno.  Poi venne il suo occhialuto Ologramma, autore di certi pizzini a lui indirizzati:   “Mario, per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!”.
Sogni per lui, incubi per noi.
Nel sogno dell’Ologramma c’è  un doppio panettone di Natale: quello da mangiare nel 2013 e nel Natale 2014. E’ troppo!

Sogno per lui, incubo per noi.

L’Ologramma non ha una parlata robotica e telecomandata come quella dell’Androide, ma in fatto di sacco delle strenne natalizie non è dissimile. E’ un Babbo Natale occhialuto dallo sguardo distratto, freddo e crudele, inespressivo, la cui caratteristica è una profonda anaffettività e sociopatia, come se quel che dicesse non lo riguardasse. Egli  reca nella sua gerla:
  • Tasse immobiliari ancora maggiorate
  • Pesanti tasse sui rifiuti
  • Rincari Iva sui consumi
  • Perdita di  posti di lavoro
  • Nuovi Suicidi (come già avvenne sotto il suo predecessore)
  • Nuove cartelle di Equitalia recapitate anche alle vedove dei morti, già vittime dell’Usura del suo Predecessore
  • Legioni di immigrati a Lampedusa
  • Procedure di infrazione da parte della Ue (a cui l’Ologramma dice “Obbedisco”)
  • Provvedimenti immorali  su come condannare a pagamenti i comuni virtuosi che respingono le slot machines
  • Minacce di “patrimoniali” del 10% da estorcere dai nostri risparmi che trattano già come fosse roba loro.

E molto altro ancora…Di fronte a questo paesaggio di  guerra infinita che ci riporta indietro nel tempo di almeno 60 anni, cos’ha da dire l’Ologramma a sua discolpa?
“Io non sfascio conti”. Certo, i conti no. Il popolo, le persone e il Paese invece sì.
L’Ologramma occhialuto guarda lontano e promette con l’Expo 2015 un Nuovo Miracolo a Milano. Sapessi come è strano, trovare un Ologramma a Milano.
Il finale di questa nuova crudele favola a ridosso del Natale non lo so ancora, ma faccio i miei più sentiti auguri ai lettori di questo blog per trovare sotto l’albero ed il Presepe quel che veramente desiderano. Compresa la via per liberarci di questo nuova tirannia.
Tanti nuovi sogni  da realizzare per noi ma incubi per lui e per il suo vecchio Mentore mummificato del Colle.

Sapessi come è strano, cacciare un Ologramma da Milano. E da tutta l’Italia, naturalmente. Non ci resta che credere nei miracoli, almeno sotto Natale.  Non si può pensare che questi funzionino a senso unico e  soltanto per loro.

Buon Natale a tutti i lettori amici che hanno partecipato, ai blogger e visitatori di questo blog!

Aliquote modificabili ai massimi

Letta s’arrende ai sindaci: sarà mazzata sulla casa con aliquote ai massimi. Tasi ancora più pesante: potrà salire oltre il 2,5 per mille. Mano libera ai Comuni: il governo promette 1,3 miliardi di Gian Battista Bozzo

Roma – La nuova tassa sulla casa rischia di diventare ancora più pesante. Dopo le forti proteste dei Comuni, il governo sembra disposto a permettere l’aumento dell’aliquota massima della Tasi, che la legge di Stabilità fissa al 2,5 per mille. L’aggravio sarà inserito in un decreto da varare nei prossimi giorni, entro la fine dell’anno.

La legge di Stabilità, che ieri ha ricevuto la fiducia alla Camera, stanzia 500 milioni per i mancati introiti dei Comuni, ma – annuncia il ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio – si arriverà a circa 1,3 miliardi. Spetterà ai Comuni decidere se aumentare l’aliquota sulla Tasi, e quanto destinare alle detrazioni per le famiglie a reddito più basso. Anche durante la discussione della legge di Stabilità, del resto, l’Anci aveva chiesto «mano libera» sulle aliquote della Tasi. Enrico Letta dunque cede davanti alle proteste dei sindaci, ma il conto rischiano di pagarlo i cittadini. Alla disperata ricerca di risorse aggiuntive per un 2014 che si prospetta molto più difficile del previsto, il premier annuncia da Bruxelles anche il varo di una «norma forte» per il rientro in Italia dei capitali illegalmente esportati in Svizzera. In gennaio andrà nella Confederazione dove si trova «un tesoro di soldi italiani che devono tornare nel nostro Paese», per cercare un accordo con il governo elvetico «che porterà risultati e rappresenterà un grande sforzo di equità». Il piano per il rientro dei capitali esportati in nero avrebbe dovuto far parte della legge di Stabilità, ma alla fine non se ne è fatto nulla. L’idea di puntare sulla voluntary disclosure, l’autodenuncia spontanea al Fisco evitando così le sanzioni penali, non è andata a buon fine per divergenze tra Palazzo Chigi e i ministeri dell’Economia e della Giustizia. Per inciso, gli introiti sarebbero stati destinati alla riduzione del cuneo fiscale. Il presidente del Consiglio ha anche promesso a Matteo Renzi di cancellare la contestatissima norma sulle slot machine, contenuta nel decreto «salva Roma», che punisce col taglio dei trasferimenti Regioni ed Enti locali che emanano norme restrittive sul gioco d’azzardo. «Una porcata» l’ha definita il neo segretario del Pd. La norma è sbagliata, concede Letta, «e il governo rimedierà, presentando anche un piano d’azione contro la ludopatia e il gioco d’azzardo». La Lega Nord, nell’attesa, annuncia che presenterà mozioni «anti-gioco» in tutti i centri dove il partito è presente in consiglio comunale.

Un’altra norma che rischia di impantanarsi ancor prima di entrare in vigore è il pasticcio della «web tax». Il pesante giudizio preventivo pronunciato dall’Unione europea – una misura «contraria alle libertà fondamentali dell’Ue» – ne decreta di fatto la condanna a morte. Letta non può far altro che prenderne atto. «La web tax – commenta con un certo imbarazzo – ha bisogno di un coordinamento con le norme europee, e per noi l’essere riusciti a inserire questo punto fra i nodi da sciogliere in Europa è molto importante». Sulla web tax «abbiamo fatto una brutta figura, creando sconcerto», commenta Confindustria Digitale. Tutte le categorie produttive, dalla Confindustria ai sindacati, dagli autonomi ai professionisti, sono molto deluse dal provvedimento che avrebbe dovuto aiutare l’Italia ad agganciare la ripresa. Il solo Letta continua a ripetere che «l’inversione di tendenza c’è, e il 2014 sarà l’anno dell’accelerazione». Il governo, aggiunge, «non è in rottura con tutti, come sembra leggendo i giornali, ma noi non possiamo dare risposte a tutti. La somma di ciò che tutti chiedono è la bancarotta dello Stato, e devo fare delle scelte per evitarla. Il taglio del rating Ue da parte di Standard & Poor’s – aggiunge – dimostra che l’Europa resta sotto osservazione».