Salva-Letta

Il Salva Roma è un salva Letta Ecco perché è slittato il decreto. Inserire nel “mille proroghe” il provvedimento per la Capitale consente di congelare i rischi di una finestra elettorale prima del voto europeo. E così le riforme slittano… di Fabrizio Ravoni

Roma – Non avviene tutti i giorni che un governo ritiri un proprio decreto, votato da un ramo del Parlamento il giorno prima del ritiro e per di più con il voto di fiducia. È successo per il provvedimento cosiddetto «Salva Roma», che oggi verrà recuperato in buona parte nel tradizionale decreto «mille proroghe». E l’assemblaggio del testo che andrà all’esame del consiglio dei ministri è a cura della presidenza del Consiglio, e non del ministero dell’Economia. Particolare, quest’ultimo, non secondario. Il nuovo provvedimento dovrà essere convertito entro il 27 febbraio prossimo: ad appena un mese dal tempo ultimo per sciogliere le Camere per abbinare le elezioni politiche a quelle europee, previste per il fine maggio. Ne consegue che il risultato finale sarà il sostanziale prolungamento di quasi due mesi della «sessione di Bilancio»; periodo dell’anno che dovrebbe finire con il 31 dicembre. Ma che quest’anno – proprio per il varo di un decreto «mille proroghe» particolarmente pesante – si allungherà fino alla conversione in legge del nuovo provvedimento. Questa sovrapposizione temporale di appuntamenti legislativi di politica economica rischia di far passare in secondo piano la scaletta che Matteo Renzi vuole imporre al governo. In altre parole, se il Parlamento sarà impegnato con il decreto «mille proroghe» (gonfiato dal «Salva Roma») non potrà approfondire temi come la riforma della legge elettorale o del mercato del lavoro, cari al segretario del Pd. La sensazione che si raccoglie dalle parti del sindaco di Firenze è che Palazzo Chigi stia tentando di stendere una tela di ragno per avviluppare gli slanci riformatori degli uomini di Renzi. E il tempismo della scelta del governo di ritirare un decreto sul quale aveva preso la fiducia e farlo confluire in un altro che allungherà la «sessione di Bilancio» sembrano tessere dello stesso mosaico: quello di chiudere ogni possibile finestra elettorale, prima del voto europeo; a cui farà seguito il semestre di presidenza europea. Vista la situazione, è assai probabile che escano sempre più allo scoperto le richieste renziane di un rimpasto di governo, quale contromossa per evitare di finire nella tela di ragno. E, secondo alcuni, la scelta di portare a Palazzo Chigi il testo del «mille proroghe» è proprio un tentativo di Enrico Letta di mettere Fabrizio Saccomanni al riparo degli strali che gli uomini del sindaco di Firenze sono pronti a lanciare contro il ministero dell’Economia. Ma lo stesso Letta è ogni giorno più consapevole sull’opportunità di mettere mano alla squadra di governo. Durante la conferenza stampa di fine anno l’ha difesa. E non poteva essere altrimenti. Ma non potrà continuare a farlo a lungo. Soprattutto dopo che il pasticciaccio del decreto ritirato verrà interpretato dal gruppo dirigente del Pd come un tentativo di frenare lo sprint di Renzi.

Chi ci guadagna troppo…

Guadagnare con i centri d’accoglienza. Lampedusa e Mineo: stessi gestori. Ad amministrare il Cara in provincia di Catania è un raggruppamento temporaneo di imprese vicine a Legacoop, Comunione e Liberazione, ed esponenti vicini al Nuovo centrodestra. Il consorzio Sisifo, oltre ad essere finito nella bufera dopo la diffusione del video shock della disinfestazione trasmesso dal Tg2, ha appena vinto anche l’appalto per Cara di Foggia e amministra anche il Cspa di Cagliari di Giuseppe Pipitone

Ha annunciato in pompa magna che a Lampedusa verrà mandata la Croce Rossa. Ma mentre Angelino Alfano era intento a spiegare che il consorzio Sisifo verrà esautorato dalla gestione del centro di accoglienza lampedusano (controllato tramite la cooperativa Lampedusa Accoglienza), pochi chilometri più a nord si consumava l’ennesimo delitto senza carnefici: Mulue aveva 21 anni, era eritreo e da maggio attendeva nel Cara di Mineo di ricevere lo status di rifugiato politico. Status che non arriverà mai perché pochi giorni fa Mulue ha deciso di togliersi la vita. Un suicidio anonimo, senza telecamere e titoli sui giornali. Perché se a Lampedusa il video dei migranti disinfettati con l’idrante ha gettato nella bufera i gestori del centro di accoglienza, a Mineo le cose procedono invece senza troppo clamore, malgrado i gestori siano gli stessi. È un centro importante quello di Mineo, forse tra i più grandi d’Europa: è nato in poche ore il 18 marzo del 2011 quando durante le rivolte in nord Africa venne dichiarato lo stato d’emergenza dal governo Berlusconi. Ed è in questo lembo di terra in provincia di Catania, settantamila ettari tra alberi di arance e limoni, che il Ministero pensò bene di allestire il centro per richiedenti asilo. C’erano già 403 appartamenti costruiti quattordici anni prima dalla Pizzarotti e Co. di Parma per essere affittati alle famiglie dei militari statunitensi, di stanza nella vicina Sigonella. Solo che nel 2010 i militari americano decidono di lasciare le villette di Mineo. Poco male, perché poco dopo arriva il Ministero a salvare la Pizzarotti con un indennizzo da sei milioni di euro all’anno: in quel complesso nasce quindi il centro per richiedenti asilo più grande d’Europa.

Ad amministrare il centro in provincia di Catania, c’è un raggruppamento temporaneo di imprese guidato dalla stessa Sisifo, che oltre ad essere finita nella bufera per la gestione del centro di Lampedusa, ha appena vinto anche l’appalto per Cara di Foggia e amministra il Cspa (Centro di soccorso e prima accoglienza) di Cagliari. È un raggruppamento bipartisan quello che ha in mano il Cara di Mineo: oltre a Sisifo, che aderisce alla Legacoop, c’è anche la Cascina Social Service, che si occupa di fornire i pasti ai migranti ed è legatissima a Comunione e Liberazione. Oltre a cattolici e Legacoop, però, hanno trovato rappresentanza nella gestione del Cara di Mineo anche ambienti di centrodestra: fino all’anno scorso il responsabile del centro era il presidente della provincia di Catania Giuseppe Castiglione, poi eletto deputato nelle fila del Pdl, e oggi luogotenente di Alfano e del Nuovo centrodestra in Sicilia. L’ombra del ministro dell’Interno nella gestione del Cara Mineo si allunga però fino a oggi, dato che dopo il commissariamento delle province siciliane, l’ente attuatore del Cara è diventato il consorzio Calatino Terra di Accoglienza che raggruppa i comuni della zona. La poltrona di presidente del consorzio però non ha cambiato proprietario: in sella è rimasto fino a pochi mesi fa Castiglione, oggi sottosegretario all’Agricoltura del Nuovo Centrocestra. A sostituirlo un altro militante del nuovo partito di Alfano, Anna Aloisi, neo eletta sindaco di Mineo e segnalata più volte nei pressi del Centro d’accoglienza (con cui collaborava da avvocato) in campagna elettorale.

Al Cara di Mineo lavorano infatti più di 250 persone: numeri importanti in tempi di elezioni amministrative in un comune che conta cinquemila abitanti. Ma non solo: sono circa quattromila gli ospiti registrati mediamente ogni giorno nel Cara siciliano. Dovrebbero soggiornare poche settimane in attesa di ricevere asilo politico: così non è, dato che le lungaggini burocratiche protraggono la permanenza dei richiedenti nel centro. E di riflesso si allunga anche il contributo che lo Stato elargisce ai gestori di Mineo: 36 euro quotidiane per ogni migrante, per un totale di 144mila euro al giorno, e più di 40 milioni ogni anno. Un vero e proprio affare, con entrate fisse e sicure, che fa del Cara in provincia di Catania l’azienda principale della zona, tra le più ricche dell’intera Sicilia, dove un bilancio a sette zeri è una vera rarità.

Il Natale è passato, Letta purtroppo no

Anche il Natale 2013 è entrato nei ricordi di ognuno di noi.
Un Natale anomalo, senza neve ma con una intensa bufera di pioggia e vento, con ripetute interruzioni dell’energia elettrica nella notte tra il 25 e il 26, tanto da dare al paesino sugli Appennini dove sono, un aspetto spettrale e, per un appassionato di gialli come me, una splendida e stuzzicante ambientazione alla Agatha Christie.
Non ho peraltro contezza di strani eventi e omicidi …
Spero che sia stato per tutti un Natale piacevole e tranquillo, una parentesi di serenità tra la tares, l’imu e la cosiddetta “mini imu“, cui si aggiungono le assicurazioni (che per molti vanno rinnovate a fine anno) , rate condominiali, bollo auto e moto, canone rai, tutti graziosi regali di uno stato predone che spende quello che non ha e, invece di ridurre le spese, spreme i cittadini per continuare nelle sue elargizioni senza senso.
Quanto ci costano, ad esempio, gli immigrati ?
E quanta ingratitudine riceviamo con le devastazioni che loro, clandestini e illegalmente presenti sul nostro patrio suolo, da nessuno invitati, pongono in atto, pretendendo quello che molti Italiani non hanno ?
E che dire di coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana con un tratto di penna, ma si comportano nè più nè meno come dei parvenu arricchiti, magari grazie ad un partito che ha sempre posto come suo obiettivo la distruzione della nostra società, per realizzarne un’altra che hanno già sperimentato sulla loro pelle gli europei dell’est e li ha fatti eleggere deputati o ministri ?
Non sarebbe il caso di revocare loro una immeritata cittadinanza ?
E invece di mettere mano ad una selezione rigorosa dell’immigrazione, attuando un respingimento in mare e introducendo ulteriori restrizioni all’acquisizione della cittadinanza (che, pur non potendo essere equivalente alla nazionalità, deve pur sempre essere un premio meritato e non un automatismo) Letta si sbrodola con lo ius soli, un istituto giuridico barbarico, estraneo alla nostra Civiltà fondata sullo ius sanguinis di Romana memoria.
Lo stesso Letta che con boria pari a quella del suo non rimpianto predecessore, continua a propinarci la manfrina della “luce in fondo al tunnel”, mentre continua a ravanare nelle nostre tasche per sottrarci risparmi, proprietà e redditi.
Sono passati più di due anni da quel novembre 2011, quando con manovre ancora non chiare (o forse sin troppo chiare ma volutamente occultate dai mezzi di stampa di regime) il Presidente eletto dagli Italiani fu costretto alle dimissioni, per rimpiazzarlo con i maggiordomi e i valletti della Merkel.
Si può quindi affermare che si stava meglio con Berlusconi presidente.
Lo sanno persino coloro che, stolidamente, continuano ad aggredirlo, condannarlo e limitarne la capacità di presenza politica.
Il Cavaliere non avrebbe fatto certo peggio dei due che gli sono succeduti anzi, per carattere, avrebbe potuto meglio difendere gli interessi dell’Italia e degli Italiani, scontrandosi con la Merkel e riaffermando la nostra Sovranità, se non altro per una questione di orgoglio personale che gli altri due non hanno, anche uscendo da quella sentina di vizi che è l’unione europea e la sua moneta.
Che i successori di Berlusconi, assieme, non valgano la metà del Cavaliere, è reso evidente non solo dalla valanga di tasse cui sono ricorsi non sapendo fare altro , ma anche dalla inerzia davanti al sequestro continuato dei nostri Marò da parte di un governo che, con il suo comportamento, non può che essere elencato tra quelli canaglia.
Godiamoci dunque questi giorni di pausa e serenità, perchè i Napolitano, i Letta, i Saccomanni sono ancora al loro posto che stanno studiando come renderci più poveri, più servi, più tristi.



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Buon Natale, Mamma Ramelli…

E’ mancata la Mamma di Sergio Ramelli. Il dolore di Anita è stato grande, ma sempre composto. Una Donna Forte, Fortissima. 
Ora, Cara Signora, spero possa ritrovare la Pace in Dio Misericordioso, con Suo Marito ed il Carissimo Sergio. 
Eccola all’ inaugurazione dei Giardini Ramelli, nell’ Aprile 2006, quando ebbi l’ onore di abbracciarla e piangere con Lei. 
Mi mancherà, ci mancherà…

Buon Natale nella Vera Pace !


Buon Natale . Anche a Francesco, da un peccatore…

Stamane mi sono confessato. 
Non faccio la Comunione, senza la Riconciliazione, come invece fanno tanti Cattolici adulti. 

Era qualche mesetto…
Sono andato vicino all’ Esselunga. Comodo…
Dico e penso: “Gli devo dire che ultimamente sono stato critico con Bergoglio. Non mi darà l’ assoluzione.. (come un Frate che la negò a Mio Padre perchè Fascista…). Oppure mi darà una trentina di Ave Maria, se mi va di lusso.” . Gioco in campo neutro, perchè se mi confesso col Mio Don Camillo , anche lui è mooooolto critico. E dunque, non sarebbe giusto.

Patamum ! Dopo la luuunga fila di peccati, arrivo ai miei dubbi su Francesco. Zacchete: mi ha detto che criticare è lecito. Non solo, anche a lui certe cose lo hanno lasciato di stucco, compresa (ed in testa…) la Misericordina…. Era la prima volta che lo vedevo, ma mi ha moooolto tirato su di morale. Ovvero, dovrei essere triste, per via dei dubbi e dei dubbiosi in aumento. Ma, almeno, sembrerebbe che, almeno per il momento, non mi sia giocata l’ Anima, come una santosubitista mi disse.
Bene ! Eppoi c’è sempre la Misericordia !
Buon Natale a Voi, alle Vostre Famiglie, al Nostro Amatissimo Papa Benedetto XVI…
E Buon Natale a Francesco, che prima o poi riesca a sfumare i miei dubbi.
Preghiamo !

Nella notte di Natale

Ascolta, tu che governi Israele, che siedi sopra i cherubini; compari in faccia ad Efraim, scuoti la tua potenza, e vieni. Vieni, redentore dei popoli, vanta il parto da vergine; ne stupisca ogni tempo: parto che si conviene a Dio. Non da seme maschile ma per mistico fiato si è fatto carne il Verbo di […]