Sul redditometro e sul nulla da nascondere

Il redditometro di Vito Schepisi
Per il 2013 avevo pensato di cambiare il mio scooter, poi ho letto che il motorino rientra nel redditometro e ci sto riflettendo. Avevo idea di cambiarlo prima di spenderci soldi per rifare i freni e per cambiare le ruote e la batteria. Voleva essere un modo per risparmiare e per muovermi in sicurezza. Non voglio sostituirlo con un cabinato di 12 metri! Mia moglie mi ha detto: «Ma dai! Che problemi t’inventi? Non farti i film, non abbiamo niente da nascondere.» Ingenua! Non ha capito che è proprio perché non abbiamo niente da nascondere che ci dobbiamo preoccupare di più. In Italia funziona tutto all’inverso: se si tratta di pagare, gli ultimi sono sempre i primi ad essere presi di mira. Qualcosa di simile è scritto anche sul Vangelo secondo Matteo. Non è sufficiente non avere niente da nascondere. L’Agenzia delle Entrate, con i nostri soldi, paga 500.000 Euro l’anno a Befera, ma questi deve guadagnarseli. E su chi se non su di noi?
La centrale operativa dell’Agenzia delle Entrate è come la Cia, ti becca non appena metti il naso fuori di casa. I contanti non li puoi avere e se usi il bancomat e la carta di credito sono guai. Bisogna tenersi alla larga dalle banche – salvo che per pagare le tasse – e dalle attività commerciali. Non si sa come facciano – avranno un sistema di pesa dei contribuenti all’entrata e all’uscita dai centri commerciali – ma sanno cosa ciascuno di noi mangia a colazione, a pranzo e a cena. Figuriamoci se non conoscono anche le abitudini intime! E fanno gli accertamenti. Nooo! Non sulle intimità – almeno, non ancora –: solo sul tenore di vita. L’onere di dimostrare il contrario spetta al malcapitato. Nessuno parla di Costituzione violata. Dicono che la nostra Carta fondamentale sia la più bella del mondo, e ci prendono in giro. Anzi c’è chi ci fa soldi: un comico sulla tv di Stato lo dice più forte degli altri. Il guitto ci mette la faccia, ma da prendere a fischi è chi lo paga con i nostri soldi. L’Agenzia delle Entrate, quando meno lo aspetti, t’invia una lettera raccomandata delirante come un comunicato delle Brigate Rosse. Mentre tu nicchi e reagisci e fai ricorso, l’Agenzia delle Entrate ti propone uno sconto, come i saldi di fine stagione. Sconto di che, se non ho evaso un euro? Ma è inutile illudersi, il fisco non ti molla. Se non paghi, per venti anni e oltre ti tampinerà senza tregua. Sarà come aver dietro un segugio. Che gente!
Vorrei chiedere a Monti: ma chi tra i ricconi, con tanto di auto di lusso, di barche, di case e di ville – rigorosamente intestate alle società con utili di esercizio vicino allo zero – circondati da fior di consulenti, sarà tanto stupido da lasciarsi andare a spese senza controllo e da farsi beccare? Solo chi spende soldi non suoi o i truffatori che non hanno niente da perdere o i poveri cristi che, come me, s’illudono di potersi permettere di cambiare il motorino. Ci sarà chi si farà comprare l’Iphone dall’autista, il caviale e lo champagne dalla cameriera e chi pagare il veterinario per “fufù” dal suo dipendente. Compreranno all’estero l’abitino di Prada e la borsa di Vuitton per la signora. Nessuno più comprerà in Italia il brillantino o il collier per l’amante. Chi cambierà lo scooter, invece, rischierà d’essere beccato! Gli italiani onesti, terrorizzati, non spenderanno più, per non trovarsi nei casini. Si prepara un altro brutto colpo al Pil: il rapporto col debito pubblico arriverà al 200%. Tutto andrà a rotoli in Italia. La Merkel si fregherà le mani e ci comprerà a saldo di fine Nazione. Ci chiederanno persino di ringraziare la Signora, per aver salvato l’Italia, com’è capitato con il salasso di Monti. Che imbecilli che siamo! In che Monti di Fini Casini ci bersaniamo da soli! Poi si legge che un ministro si compra una casa “pubblica” a Roma con vista Colosseo, pagandola come un appartamento in periferia di una città di provincia, dopo averla fatta allocare in zona a rischio sismico, e nessuno dice niente. Neanche uno strumento di tortura per questi impuniti. Neanche un giro attorno a Piazza Colonna col cilicio. Neanche un giro tra quegli incazzati che hanno comprato le obbligazioni del MPS. Neanche un coscienziometro. Solo un redditometro.

Disponibile a distruggere ancora l’italia

Docente a metà. La Fornero torna all’università di Torino ma chiede un altro posto a Roma. Elsa Fornero fa un passo indietro e quattro avanti. Dopo aver annunciato di non volersi candidare torna a fare la Professoressa all facoltà di Economia dell’università di Torino. E fin qui sembra che Elsa voglia farsi da parte ma attenzione a cosa dice: “Torno all’insegnamento, ma sono sempre disponibile a servire il paese, servire il paese con la stessa disponibilità dimostrata in questi mesi. Magari ruoli legati al tema delle pari opportunità”. Insomma fa un appello. Vuole il ministero per le pari opportunità. Più chiaro di così? Dopo i disastri al ministero del lavoro e con le pensioni ora pensa già ad un altro incarico fingendo di mollare la politica. Sulle elezioni alle porte è chiara: “Comunque vadano le cose – dice – c’è un’agenda Monti. E qualsiasi scelta di Monti sarà dettata dalla stella polare dell’Europa”. Ora che torna ai suoi studi attacca frontalemnete i sindacati che tanto l’hanno criticata: “Mi hanno delusa. Le parti sociali – afferma – sono state per me fonte di delusione per la loro resistenza al cambiamento, per il loro arroccamento a difesa di posizioni che ancora reggono ma che non hanno futuro”.

La crisi, le armi e altre spese…

Pensioni, ospedali e scuole sì. Cacciabombardieri, sommergibili e siluri no. Chissà perché in Italia da un po’ di tempo a questa parte si può tagliare di tutto, senza esitare a mettere per strada centinaia di migliaia di esodati, per esempio, o fino al punto da indurre i direttori amministrativi degli ospedali a “suggerire” ai medici di prescrivere ai malati le cure meno care e non le più efficaci. Ma quando si arriva di fronte alle armi i governi come d’incanto smettono la faccia feroce e diventano accondiscendenti e rispettosi come indù al cospetto di vacche sacre e i quattrini gira e rigira riescono sempre a trovarli. L’ultimo caso lo ha sollevato quasi per caso lunedì sera, durante Piazzapulita su La7, l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il quale ha ricordato che tra le spese militari pesanti dell’Italia in questo momento non ci sono solo i 900 milioni di euro per rifinanziare le missioni all’estero, a cominciare da quella in Afghanistan, o i discussi e sofisticatissimi F-35, i cacciabombardieri più costosi di tutta la storia dell’aeronautica militare. Ci sono anche due sommergibili di “ultima generazione” della classe U 212, detta anche classe Todaro. Due battelli, come dicono in gergo, che costano quasi 1 miliardo di euro, che sommato all’altro miliardo già speso per altre 2 unità già entrate in esercizio e con base a Taranto, fanno 2 miliardi. Tanto per avere un ordine di grandezza, è una somma pari a circa la metà di quanto gli italiani hanno dovuto pagare di Imu sulla prima e in moltissimi casi unica casa di proprietà. E una tranche da 168 milioni è stata inserita nella legge di stabilità, varata sotto Natale.
Il programma degli U 212 va avanti da quasi vent’anni e quindi tutti i governi della Seconda Repubblica, di centro-destra, centrosinistra e tecnici, ci hanno messo lo zampino, compreso quelli in cui Tremonti era ministro e non escluso l’esecutivo di Mario Monti con l’ammiraglio Giampaolo Di Paola alla Difesa , che non hanno mosso ciglio di fronte alla conferma delle ingenti spese. Il primo sommergibile battezzato Salvatore Todaro fu consegnato alla Marina militare il 29 marzo 2006, il secondo un anno dopo, mentre nel 2009 è stato dato il via alla fase 2 del piano, cioè la costruzione di altri 2 sommergibili, frutto di una collaborazione italo-tedesca. Gli italiani partecipano con gli stabilimenti Fincantieri di Muggiano alla periferia di La Spezia e i tedeschi con il consorzio Arge in cui spiccano i produttori di acciaio Thyssen Krupp, tristemente famosi per il rogo nella fabbrica di Torino in cui morirono sette operai e per il quale è stato condannato l’amministratore dello stabilimento. Il 9 dicembre 2009 nei cantieri spezzini, alla presenza di “autorità, civili, militari e religiose” è stata celebrata la cerimonia del “taglio della prima lamiera” del battello che porterà la matricola S 528. Secondo informazioni della Difesa, fino a 6 mesi fa era stato costruito meno della metà di quel primo sommergibile (il 43 per cento, per l’esattezza), mentre non era stata avviata l’impostazione e tagliata mezza lamiera del secondo il cui termine ultimo di consegna, compreso un anno di prove in mare, è fissato addirittura per il 2017.
Al ministero della Difesa sostengono che qualsiasi cambio di indirizzo in corsa sarebbe intempestivo e inopportuno perché i contratti sono siglati. Volendo, però, e ammesso che da qualche parte qualcuno abbia la volontà politica di farlo, si potrebbe anche fermare in extremis la costruzione dell’ultimo sottomarino della serie, con un risparmio di circa mezzo miliardo di euro, in considerazione del fatto che da quando fu decisa la sua realizzazione a oggi di cose ne sono cambiate parecchie, e non in meglio per quanto riguarda le condizioni dei conti pubblici e degli italiani in generale a cui continuano ad essere richiesti sacrifici feroci. In altri paesi dimostrano atteggiamenti molto più “laici” nei confronti delle spese militari, non esitando a metterle in discussione, a ridurle o a tagliarle del tutto quando lo considerano opportuno e di fronte ad altre esigenze ritenute più importanti. Caso emblematico di questo approccio pragmatico è quello del governo conservatore canadese che ha deciso di porre un freno al programma dei cacciabombardieri F-35 considerando fosse necessaria una fase di ripensamento visti i costi crescenti e molto elevati dell’operazione e constatati i difetti dell’aereo emersi in fase di realizzazione e di prova.

Le vite degli altri e il Beferometro del Terrore

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregorio Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto. Sdraiato nel letto sulla schiena dura come una corazza, bastava che alzasse un po’ la testa per vedersi il ventre convesso, bruniccio, spartito da solchi arcuati; in cima al ventre la coperta, sul punto di scivolare per terra, si reggeva a malapena. Davanti agli occhi gli si agitavano le gambe, molto più numerose di prima, ma di una sottigliezza desolante.«Che cosa mi è capitato?»

Il resto del racconto lo potrete trovare ne La Metamorfosi di Kafka. Ma non tutti gli Italiani sono in grado di capire che se continuamo passivamente ad accettare le perverse malvagità, il terrorismo fiscale che ci propinano con l’ultima versione “retroattiva” del Redditometro, faremo la fine del povero Gregorio: ci trasformeranno in uno scarafaggio e verremo schiacciati come questi schifosi insetti. Ora tutti sanno che si può andare a ritroso dei redditi e delle spese sostenute dell’anno prima, ma nessuno si può sognare di violare così apertamente i diritti più elementari dei cittadini, fino a privarli d’ogni dignità personale, pretendendo che si trovino i giustificativi di spesa di 5 anni prima. Quante volte sono stato dal parrucchiere nel 2009? Quante volte siete stati in vacanza nel giro di 5 anni? E al cinema? E a teatro? Al bar o al ristorante?  Quanto spendi tu e il tuo nucleo familiare per la spesa alimentare settimanale? Hai comprato qualche maglione o qualche paio di pantaloni? Se sì, quanto sei stato disposto a spendere per il tuo abbigliamento? e per le scarpe? Hai conservato lo scontrino dell’ultimo paio di scarpe acquistati? E quello del meccanico che ti ha cambiato la batteria dell’auto? Se non l’hai conservato i giornali (sia di regime che di “opposizione”) ti danno un buon consiglio: vai in banca, fai una lunga fila, richiedi all’impiegato di farti un tabulato di spese del 2009, del 2010, del 2011, del 2012. Non sono pronti allo sportello? Beh, passa e ripassa altre volte, ma soprattutto fai altre file, chiedendo un permesso al tuo datore di lavoro che ovviamente ti negherà. Ma non basta. Befera e i suoi aguzzini ti staranno alle calcagna lo stesso e sarai costretto ad andare avanti e indietro per l’Agenzia delle Entrate con  sottobraccio dei faldoni voluminosi da far paura. E intanto le tue gambe si assottiglieranno come le zampette fini fini del sopra citato insetto.

Dal film “Le vite degli altri”

I vergognosi quotidiani (quale che sia la loro tendenza politica) invece di insorgere e allertare i propri lettori (che a breve spariranno del tutto) già preparano rubrichette sulle loro colonne in stile “I consigli della contessa Clara”: fai così, fai colà, raccogli questi scontrini, non dimenticare quelle fatture… Ma vergognatevi luridi collaborazionisti di un regime da Stasi della DDR (si chiamavano orwellianamente “democratici” anche loro, guarda caso! ); vergognatevi, o pennivendoli, di concorrere a mettere il cappio al collo dei cittadini già stremati e depauperati,  invece di aiutarli a venirne a capo!
Del resto perché mai Befera si permette di scrivere una lettera intimidatoria formato-lenzuolo al principale quotidiano d’Italia per marcare il suo disappunto da quanto scritto da Ostellino, il quale in Unione Sovietica c’è stato per un bel po’ quando faceva l’inviato, e almeno di burocrazia spionistica se ne intende? (mi riferisco al suo libro “Vivere in Russia“, quando la Russia era sovietica). Un direttore con gli attributi (non un Flebuccio qualsiasi) avrebbe pubblicato solo le prime due righe di detta lettera, rispondendo  per le rime che il suo vero interlocutore è il Ministro Vittorio Grilli, autore del redditometro e che lui, Attilio Befera non è che un suo funzionario (ancorché strapagato). Doveva pertanto, essere il Ministro del Tesoro in persona ad assumersi la responsabilità della sua diabolica invenzione, non il suo tirapiedi. E questo dell’Equitalico Funzionario Stasi che scrive  con jattanza per conto del potente di turno, è  già in sé, un pessimo segno. Ma sappiamo bene che razza di Cuor di Leoni pullulano nelle redazioni!

Non ci vuole certo una scienza per capire la funzione del nuovo Beferometro intimidatorio. Da un lato rastrellare ancora un bel po’ di soldi dalle tasche degli sprovveduti che arriveranno, per darli in beneficenza alle Banche-Stato o allo Stato-Banca (caso Montepaschi docet!) in previsione di un qualche imminente crac . Dall’altro, costringere i cittadini vessati e turlupinati dai frequenti richiami di Equitalia, a invocare essi stessi la “moneta elettronica” e alla rinuncia volontaria del tanto vituperato contante.
Della serie, vedete o Pecore, che alla fin fine la “tracciabilità” e la “moneta elettronica”  vi conviene ed è per il Vostro Bene che lavoriamo?

Rimase in quello stato di vacua e tranquilla riflessione finché l’orologio del campanile suonò le tre del mattino; vide ancora dalla finestra cominciare a sbiancarsi ogni cosa, poi, senza esserne cosciente, chinò definitivamente il capo e dalle narici esalò fievole l’estremo respiro. (Franz Kafka – La metamorfosi).

Confusione in Europa

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Sacrifici che un qualunque deficiente capisce che non possono portare nessuno sviluppo, ma, al contrario, solo recessione e povertà. Un solo deficiente non l’ha capito: l’esimio prof. Monti.

Bersani e Monti guide verso la miseria

Bersani & Monti, per fronteggiare la rimonta di Berlusconi e del Centro Destra, hanno messo in piedi un gioco delle parti nel quale non si capisce chi sia quello buono e quale il cattivo visto che ambedue hanno come stella cometa la volontà di mettere le loro mani nelle nostre tasche.
Così cercano di accreditarsi reciprocamente, fingendo di litigare, quasi ad esorcizzare Berlusconi e il suo consenso elettorale, sperando che gli elettori siano così babbei da votarli anche se la loro proposta cardine è una tassa patrimoniale.
E il punto centrale è proprio questo perchè Bersani & Monti non vogliono tagliare le spese dello stato e, quindi, hanno una unica strada per contenere il debito pubblico: aumentare le tasse, quindi impoverire i singoli cittadini italiani, senza risolvere il problema del debito.
Saremo così tonti da prestarci, con il nostro voto, a mettere la nostra testa sul ceppo preparato dagli stessi aguzzini che ci tortureranno con le loro tasse per condurci ad una miseria senza ritorno ?





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Ma quante balle racconta Monti ?

Monti si difende per aver aumentato le tasse espropriando i risparmi e le case degli Italiani, attribuendone la colpa alla “irresponsabilità” di Berlusconi che lo ha preceduto.
Singolare tesi quella di chi, aumentando l’inflazione, le tasse, la disoccupazione, il debito e la spesa pubblica, attribuisce ad altri la responsabilità delle sue scelte.
Tutti gli Italiani che non abbiano gli occhi foderati dall’odio personale sanno che con Berlusconi si viveva meglio.
Pagavamo meno tasse, i conti erano in ordine, tutti noi avevamo più soldi in tasca.
Se questo è il risultato della “irresponsabilità”, allora VIVA L’IRRESPONSABILITA’ !

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Impressioni di Gennaio

Più volte, in principio d’anno, dall’apertura del blog abbiamo dedicato qualche post intenso al tema.
In breve, anche se di altro argomento, ma di emotività simile, si può fare un passaggio qui , o diversamente qui
o qui
(sopra, Achille Tominetti, “Sole d’Inverno”)

Gennaio ispira sempre.
Le feste cattoliche sono appena trascorse, e con esse abbiamo rivissuto ricordi personali e ci siamo