Disse Fonzie: "basta coi soldi a pioggia"

Governo, legge di Stabilità ecco tutti i “regalini” di Letta e Saccomanni

La legge di stabilità venerdì arriva alla Camera. Il governo ha posto la fiducia. Subito dopo, il 23 dicembre, il testo arriverà in Senato. Letta e Saccomanni hanno fretta di chiudere la partita e, come sempre, tra le pieghe della manovra spuntano i soliti “regalini” di Natale. Ecco che così arriva il momento d’oro per i “portatori d’interesse” che premono sull’Aula e sul governo per ottenere fondi per le proprie attività.

Così nel testo della legge di Stabilità arrivano vere e proprie “mance” da distribuire in giro per l’Italia. Così il fiume di soldi che doveva servire a rimpinguare il fondo per diminuire le tasse sul lavoro si disperde in mille rivoli elencati, da Il Sole 24 Ore. Venticinque milioni di euro andranno al sito di “interesse nazionale” di Brindisi. Altri due milioni di euro all’Istituto italiano di studi filosofici. Per chi va in mare ci sono 3 milioni per la “continuazione del servizio marittimo” e altri 4,5 milioni per il “trasporto veloce sullo stretto di Messina”. Ma le “mance” non finiscono qui.

Soldi per i partigiani e per le scorze d’arancia – Circa 300 milioni andranno al trasporto lagunare. Altri 2 milioni di euro invece andranno a tutti coloro che si occupano della “lavorazione delle scorze di agrumi”. Sul fronte della “memoria storica” ecco che spuntano 2,5 milioni per “tutelare i luoghi di memoria della resistenza”. Ma per gli ex partigiani arrivano altri 3 milioni di euro per il 70 esimo anniversario della resistenza. Soldi anche per Cécile Kyenge: circa 3 milioni di euro saranno spesi per l’integrazione degli immigrati. Altri 900 mila euro invece andranno al Progetto Binario 21 per la fondazione Shoah Milano. E altri 100 mila euro sarnno spesi per finanziare la Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea per ricerche storiche. Infine 2 milioni di euro andranno ai mondiali di pallavolo femminile.

Due milioni a palazzo Chigi – Ma la parte da leone nel banchetto della legge di stabilità la fa proprio il premier Enrico Letta: palazzo Chigi userà 2 milioni di euro per “assunzioni presidenza del Consiglio per attività collegate al semestre europeo”. Una lauta auto-mancia, un succulento giro di assunzioni. A spese nostre.

Imbecilli e gioco d’azzardo

Un ordine del giorno, approvato dall’aula di Palazzo Madama, che impegna il governo a rivisitare, a livello generale, la legislazione in materia di gioco d’azzardo. Un modo molto politico – ma anche piuttosto ipocrita – per mettere a tacere una montagna di polemiche seguite all’approvazione, sempre da parte del Senato nell’ambito del decreto Salva Roma, di un emendamento, firmato da Federica Chiavaroli del Nuovo Centrodestra (e approvato con 140 voti di Pd, Scelta Civica e gli stessi alfaniani) che in pratica stoppa l’intervento degli enti locali nella lotta alla prevenzione del gioco d’azzardo. Emendamento che aveva provocato la reazione indignata di diversi sindaci, ma in particolare del governatore della Lombardia Roberto Maroni: “Ancora una volta – ha commentato – la potente e ricchissima lobby delle slot e del gioco d’azzardo ha colpito duramente. Che vergogna! Ostacoli le slot machines nel tuo territorio? Lo Stato ti taglia i trasferimenti di denaro. La bastonata ai sindaci e alle Regioni che lottano contro il gioco d’azzardo arriva in Senato” ha continuato. “Prevenzione, guerra alla ludopatia e sale bingo lontane dalle scuole: gli spot elettorali di certi partiti e parlamentari scompaiono non appena è ora di fare cassa!”.

L’ira di Maroni, ma non solo la sua, ha costretto il governo a giocare in difesa sull’argomento. Spiegano, infatti, uomini vicini al vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano e al ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello, di cui la Chiavaroli è amica personale nonché corregionale: “E’ inutile che ci nascondiamo dietro un dito, lo Stato non è solo ‘cravattaro’, è anche ‘biscazziere’. E con i proventi del gioco d’azzardo copriamo una marea di buchi di bilancio dello Stato, anche a livello regionale. Dunque, non possiamo permetterci di avere a livello locale legislazioni che superano quelle nazionali in materia di divieti e controlli; il gettito deve essere salvaguardato”.

L’ipocrisia, tutta natalizia, insomma, è salva. La stessa che emerge dalle parole della Chiavaroli in una lettera inviata ad Abruzzo Web dal titolo emblematico: “Cos’è Natale senza Gesù Bambino?”. Già. “Siamo in una fase storica in cui la crisi potrebbe insegnare che il valore di certi giorni va e deve essere ricercato al di là delle cose, che è importante volersi bene e accogliersi gli uni e gli altri. Non è forse così che si combatte quel materialismo esasperato, quel relativismo etico che rappresentano i mali della nostra epoca?”. E il gioco d’azzardo non è forse un elemento cardine di quel materialismo esasperato che la Chiavaroli condanna con tanta foga? Scrive, ancora, la senatrice alfaniana: “Come ci ha ricordato papa Benedetto XVI, la crisi finanziaria in Europa è in gran parte basata sulla crisi etica che incombe”. Però, quando si tratta di far cassa, il legislatore chiude volentieri entrambi gli occhi e anche le orecchie davanti alle sirene delle lobby del gioco d’azzardo che, guarda caso, perseguono gli scopi opposti a quelli che la prima firmataria dell’emendamento pro slot dice di voler salvaguardare. “Se non ripartiamo dai nostri valori – si legge ancora su Abruzzo Web – da quei principi imprescindibili su cui è nata e si fonda la nostra società come potremo superare questo momento?”. Davvero, come? Continuando ad usare due pesi e due misure a seconda della convenienza nel pieno rispetto, verrebbe da dire dell’ipocrisia cattolica imperante da sempre anche tra gli scranni parlamentari?

C’è da dire che qualcuno non la pensa così, ma sono stati in pochi: solo 128 contrari, in maggioranza Lega, Forza Italia, M5S e Sel. Ordine del giorno a parte, con l’emendamento della Chiavaroli, dal prossimo anno (da quando cioè entrerà in vigore il Salva Roma) i Comuni o le Regioni (come la Lombardia) che hanno emanato norme restrittive contro il gioco d’azzardo, diminuendo così le entrate dell’erario cominceranno a subire tagli ai trasferimenti che verranno interrotti solo quando le norme e regolamenti scomodi al dilagare delle slot saranno ritirati. La cassa, insomma, è salva. L’etica, i valori e il contrasto al gioco d’azzardo ne escono a pezzi.

L’ Ultimo Natale ???

Godiamoci questo Santo Natale. Sarà uno degli ultimi. 

Poi, piano piano, col rosso pancione massone diventerà una festa pagana.
Era così nei paesi comunisti, lo sta diventando in italia.
Non disturbiamo i muslìm, gli induisti, i buddisti (anche se non hanno religione, questi…). Stiamo ad ascoltare anche se ci pestano i piedi, dialoghiamo anche se ci massacrano. Eppoi ci sarà Babba Checca e Babbo Lesbo nelle nuove famiglie. Poi ci regaleranno una Babba che abortisce, un Babbo da terminare con l’ eutanasia…. 
Non disturbiamo, con i Nostri Principi Non Negoziabili, vecchie paccottiglie per bigotti/ipocriti come siamo noi Dubbiosi, come l’ ultima santosubitista incontrata oggi ci definisce. Che plaude alle epurazioni…
Siamo antichi, passati, morti e sepolti, Cattolici Bimbi, fumosi cultori del Latino e di vetuste celebrazioni con paramenti da miliardari.
Eppoi, dai, Gesù era sposato con la Maddalena, Costantino era uno stragista sanguinario e Ratzinger ha scarpine di Prada… Per non parlare delle Crociate, Galileo, le Streghe ed il povero Giordano Bruno…
Non disturbiamo, diventiamo amiconi di tutti… Ci troveremo tutti in Paradiso, allegri e contenti, Cattonewage…

Buon Natale, Padre Manelli, Gnocchi e Palmaro, Cardinale Mauro Piacenza.
Buon Natale, Cardinal Burke…
Buon Natale, Benedetto XVI !

La spending review

La Casta ha paura degli italiani. Si comprano 210 auto blindate. Nel giorno della protesta dei Forconi, la Consip indice una gara per l’acquisto di 210 auto blu blindate destinate ai soggetti istituzionali incaricati di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica di Luca Romano

Alla faccia della spending review. Il Palazzo si blinda. Nel giorno della protesta dei Forconi, la Consip indice una gara per la fornitura in acquisto di autovetture blindate destinate alle esigenze dei soggetti istituzionali incaricati di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica. La gara è strutturata in due lotti: il primo prevede la fornitura di un massimo di 150 berline a tre volumi (con una base d’asta di 18.075.000 euro Iva esclusa), il secondo 60 vetture a 5 porte a trazione integrale (con una base d’asta di 7.230.000 euro Iva esclusa). Il tutto avviene mentre il governo sottolinea i progressi nella riduzione delle auto blu per le amministrazioni centrali e locali. Per ciò che concerne lo Stato centrale, al primo dicembre 2013 sono 1663, il 7,6% del totale della P.A., 288 in meno rispetto a fine 2012 (-14,8%). Ridotte le auto di servizio nei Ministeri: sono 1290, ridotte di 201 unità rispetto a fine 2012 (-13,5%), la maggior parte delle quali (1128) concentrate nei dicasteri cui sono affidati servizi istituzionali di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Sono poi 4.557 le auto blu a disposizione delle amministrazioni regionali e locali.

Nel silenzio dei media

Follia Bankitalia di Davide Giacalone
   
La stiamo perdendo. Stiamo assistendo ad un’operazione che baratta campi di grano, mulino e forno in cambio di un tozzo di pane. Il 23 dicembre si terrà l’Assemblea della Banca d’Italia, per cambiare lo statuto, propedeutica alla rivalutazione e cessione delle quote. Poi il Parlamento, cieco alle conseguenze e accompagnato dal complice silenzio di gran parte della stampa e delle tante coscienze inquiete, solitamente ciarliere, approverà il decreto legge con il quale si dispone l’operazione e la si giustifica con l’immediata necessità di coprire il buco dell’Imu. Dopo di che l’avremo persa. Metto nel conto l’ipotesi di star dicendo delle sciocchezze, tanto è impressionante l’isolamento in cui queste parole cadono (unico conforto il prof. Francesco Forte). Ma temo di non sbagliare. Per questo comincio dalle obiezioni che mi sono state mosse, riservatamente, dato che di questa storia nessuno vuole parlare.

1. L’idea di trasformare la Bd’I in una public company è una bubbola. E’ vero, lo ha detto il ministro, Fabrizio Saccomanni, ma l’anglicismo deve averlo tradito. Che obiezione è? Il ministro lo ha detto. Una public company non è una società con molti soci, ma una società quotata in cui nessuno esercita il controllo ed è affidata al management. Se si è sbagliato deve ammetterlo chiaramente. E se non lo ammette ogni sospetto non è lecito, ma doveroso. Non una sola banca centrale ha le caratteristiche descritte dal ministro.

2. L’indipendenza della banca centrale non è garantita dall’assetto proprietario, ma dallo statuto e dalle leggi. Vero, ma è una tesi che dimostra troppo: se è così la cosa migliore consiste nel renderla pienamente e totalmente statale (come altre banche centrali) e rivalutarne le quote, patrimonio pubblico.

3. La ricapitalizzazione è vitale per ripatrimonializzare le banche italiane. Questa obiezione apre la strada a una versione grossolana: si tratta di un regalo alle banche. Respinte entrambe le cose: il sistema bancario italiano conta più di 800 banche (troppe), quelle presenti nella proprietà di Bankitalia sono una sessantina (meno, per le fusioni), quindi più di 740 soggetti restano fuori. Sia dal regalo che dalla ricapitalizzazione. Sotto tale profilo, quindi, questo sarebbe il più squilibrato e dissennato rimedio alla sottocapitalizzazione.

4. Il governatore della Bd’I, Ignazio Visco, ha auspicato che i proventi della ricapitalizzazione servano a “favorire il credito”. Ma il credito non è la benevolenza, bensì il mestiere delle banche: se solo alcune ricevono i proventi, potendo anche rivendere le quote in eccedenza, si distorce irrimediabilmente il mercato.

5. Le banche “beneficiate” sono tali perché investirono a suo tempo, sicché non fanno che raccogliere il frutto della loro lungimiranza. Stiamo scherzando? Nel 1936 le quote vennero intestate alle banche pubbliche, che non scelsero un bel niente né investirono: obbedirono. Non c’è alcun merito, in ciò. Da allora a oggi il sistema ha subito una mutazione genetica, quindi l’enorme vantaggio andrebbe in capo a soggetti che nulla hanno a che vedere con quelli “costretti” allora.

6. Perché le banche “escluse” non protestano? Perché dei tre miliardi necessari a coprire il buco Imu 1.2 verrebbe dalla rivalutazione e 1.8 da altre tassazioni sulle banche, pertanto quelle temono di doversi accollare anche l’1.2. Ma è ragionamento di sconfinata miseria e cecità politica.

7. La rivalutazione è comunque necessaria. Verissimo, anche perché siamo gli ultimi a farla, in Europa. Si tenga presente che Bd’I è la banca centrale più patrimonializzata d’Europa (altro primeggiare italiano, umiliato da una classe dirigente inadeguata), ma anche quella con minore capitale. Sempre a causa della legge del 1936. Si rivaluti, dunque. Ma si tenga presente che saremmo anche gli unici a tassarci (12%) nel rivalutare quel che è già collettivo. Tutto per coprire il mancato gettito Imu: il tozzo di pane, per il quale si liquida un patrimonio immenso.

8. La Bundesbank, banca centrale tedesca, obietta circa la rivalutazione per due ragioni: a. perché è mal calcolata; b. perché cerca merce di scambio con la quale mantenere fuori dai controlli della Banca centrale europea le Landesbank. Scambio inaccettabile. Premessa di ulteriore concorrenza sleale. Ragione in più per non fare le cose così male.

Sono un sostenitore della vendita di patrimonio pubblico, al fine di abbattere il debito. Mi sento spesso rispondere che tale dottrina favorisce le svendite. Rispondo come si può e deve evitarle. Mentre si chiacchiera, però, non solo si svende, ma si strasvende, per giunta una cosa, la Bd’I, che si finge sia privata e in realtà è (come tutte le banche centrali) pubblica. E si strasvende consentendo poi di rivendere meglio le quote, portando ricchezza a poche banche private, nonché consentendo l’ingresso nel cuore della sovranità nazionale a investitori non italiani. Può ben darsi che io non abbia capito nulla, ma se ho capito anche solo un friccico c’è, fra i sostenitori di tale operazione, solo una categoria di persone meritevole di un qualche, sebbene lombrosiano, apprezzamento: quelli che ne traggono profitto.

Giudicocrazia strabica.

Pensierino stupidino di prima mattina.
A Berlusconi alcuni giudici negano il permesso di recarsi a Bruxelles per un importante vertice politico del PPE.
A Genova altri magistrati concedono permessi a iosa ad un povero pluriomicida e rapinatore con problemi mentali.

Questo è il paese normale che piace a Renzi ?

Berlusconi deve andare a Bruxelles

Le toghe che piagnucolano perchè il Cavaliere le critica e non capiscono che si delegittimano da sole con le loro decisioni, pare vogliano inibire a Berlusconi, Leader di dieci milioni di Italiani, di rappresentarci alla riunione del PPE a Bruxelles.
Ora, a me del PPE non importa assolutamente nulla, anzi se Forza Italia ne uscisse acquisterebbe un punto di stima da parte mia.
Ma Berlusconi è indiscutibilmente, il Leader dell’area di Centro Destra in Italia, confermato elezione dopo elezione dal 1994.
Inibirgli la partecipazione alla riunione dell’unione dei partiti di Centro Destra europei sarebbe solo un nuovo abuso, una nuova prepotenza non solo nei suoi confronti, ma nei confronti di dieci milioni di Italiani.
Il Cavaliere vada a Bruxelles (dove non è necessario il passaporto …) e vediamo se i magistrati vorranno arrestare, al suo rientro, il rappresentante di dieci milioni di Italiani.



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Ue, il Paese delle Meraviglie (Spagna e Grecia)

Siamo in Eurolandia, il paese delle Meraviglie. Zona Pigs.  Avete notato lo zittificio globale sulla Spagna e sulla Grecia da parte dei nostri giornali che poi lamentano licenziamenti e riduzioni drastiche di organico? Ditemi voi come si fa a difendere una categoria di disinformatori cronici nonché di congiurati del silenzio permanente, come i giornalisti. Quando poi si decidono a dare notizia come avviene in questo articolo sulla Spagna, lo fanno raccontando la fòla del ritorno del franchismo da parte di Rajoy che fa le leggi speciali sull’ordine pubblico. Qui, un compendio di favolette “antifranchiste” da parte della rassegna-stampaglia internazionalista (Repubblica, El Pais ).  Oh no, cari pennivendoli prezzolati! Non c’è alcun bisogno di resuscitare il fantasma del Caudillo! Ci pensa  già molto bene la Troika a silenziare il popolo spagnolo col divieto di manifestazioni e con le leggi speciali. Lo avete letto bene, o cari disinformatori, il Trattato di Lisbona? Lì c’è già spiegato tutto, anche cosa devono fare i governi degli stati cosiddetti “membri”, in caso di sommosse. Si può perfino sparare. Avete sentito? SPARARE.
Perciò la favola del fu Francisco Franco  e di come agisce dal  suo Regno dei Cieli, contatela ai fessi. Tagliando le tredicesime e lasciando ai suoi scherani  il compito di azzittire il dissenso nelle piazze,  Rajoy o Zapatero, non cambia di molto il quadro, dato che sono ambedue di provata fede euromondialista.  Tuttalpiù divergono solo nella foggia dei calzini. Perché è inutile raccontarci l’eterna favoletta del che cos’è la destra che cos’è la sinistra,  quando ben sappiamo che entrambi gli schieramenti praticano il cieco e ottuso fideismo verso l’Euro, l’Eurocrazia e le politiche di strozzinaggio. Cambiano i premier, ma in ambedue i casi di “alternanza” (ma quale?), ricevono ed eseguono gli stessi ordini di scuderia.

Veniamo ad un altro paese caduto sotto la cortina del silenzio da parte dei nostri media: la Grecia. Perché tacciono  è semplice: dovrebbero ammettere quel che solo i blogger scrivono esplicitamente sul fallimento dell’euro, dell’Europa e sui crimini perpetrati dalla Troika presso il popolo greco.  Temono il de te fabula narratur.
 Qui notizie  sul massacro sociale in Grecia, prelevate dal sito Gaulliste Libre:

Les mots manquent quand on décrit ce qui se passe en Grèce depuis trois ans. Hier, les émissaires de la Troïka sont revenus à Athènes pour de nouvelles négociations, alors qu’un projet de budget pour 2014 doit être voté demain. Les plans européens ont produit une situation révoltante.

Un massacre social

Bien sûr, la notion de crime contre l’humanité a un sens, précis, et il peut paraître excessif de l’appliquer à ce qui passe en Grèce. Quoique… Après tout, en 2012, le nombre de suicides a augmenté de 26%. Médecins du Monde s’alarme du fait que près de 30% de la population vit désormais sans couverture sociale, avec une baisse des vaccinations et une augmentation de 21% des embryons morts nés. On peut également rappeler que le PIB a baissé de 25%, le pouvoir d’achat de la population de 40%, que le taux de chômage (tasso di disoccupazione)  dépasse 25%, et même 50% pour les jeunes, que le SMIC a été baissé de 22%, et même 32% pour les jeunes et enfin qu’1% de la population a quitté le pays en 2011 !

S’il existait une notion de crime économique, il est évident que les plans (que Médecins du Monde a encore la naïveté de qualifier « de sauvetage ») qui sont mis en œuvre dans ce pays seraient de bons candidats pour être qualifiés de la sorte. Les émissaires de la troïka veulent discuter du déficit pour l’année prochaine, qu’ils estiment plus important que les autorités du pays. Ils veulent également une levée du moratoire sur les saisies immobilières (ndr: revoca sulla moratoria dei pignoramenti immobiliari), qui protège plus de 150 000 ménages des banques. La troïka n’a aucun scrupule à protéger les banques des conséquences de la crise mais n’a que faire du sort de ces ménages que la crise a envoyé dans le mur, dans un acte d’une incroyable inhumanité