Lo scippo delle tredicesime

Non sanno come fare a dirci che anche quest’anno le tredicesime degli Italiani saranno erose e  risucchiate dalle tasse. Ce lo chiede l’Europa, naturalmente. Se dovessero non erogarle più e dire chiaro e tondo: “Cari Italiani, quest’anno sarà un Natale da fame, perché le vostre tredicesime ce le teniamo noi, nelle saccocce di Saccomanni”, allora e solo allora finalmente il popolo si solleverebbe furiosamente. E invece no. Il trucchetto-scherzetto è sempre quello di  servirsi di sigle e acronimi per giustificare l’estorsione e lo scippo delle tredicesime.
L’ Imu prima rata : ve l’abbiamo abbuonata quest’estate, ma ora dovrete rendercela. E pure  con gli interessi; più Tares, Tarsu, Trise, Tasi e Tari e altre porcherie che iniziano con T.
T come Troika.

Lo avete sentito Olli Rehn? …Lancia seri dubbi sulla possibilità che quest’anno l’Italia blocchi il deficit al 3%. Per centrarlo è opportuno che tutte le misure previste dal governo siano applicate alla virgola. All’appello, però, mancano 600 milioni attesi dalla sanatoria per i gestori delle slot machine (ne entreranno, 235); 600 milioni dal blocco delle spese discrezionali dei ministeri; ma soprattutto c’è incertezza sul gettito della seconda rata dell’Imu sulla prima casa.
 
 No, gli Italiani  non l’hanno sentito: sono troppo occupati a guardare i partitucoli che non contano più un tubo, mentre litigano in tv  tra di loro (seduti a destra, seduti a sinistra, col falso conduttore super partes che finge di stare nel mezzo). Ebbene, se invece di perdere tempo ad ascoltare questa  piccionaia di futili  minus habentes, qualcuno si fosse preso la briga di ascoltare Olli Rehn, avrebbe capito che più sborsiamo e meno questi eurocrati criminali sono sazi e contenti. Non basta mai….non basta mai…Ancora, ancora…
E se per caso, si dovesse trovare quella famosa “copertura” della fatidica e ormai ridicola prima rata IMU, state certi che ci sarà uno “scoperto” di non so quante altre tasse nascoste sotto altre sigle cui dovremo far fronte.  Sicché questo è il solito gioco delle tre tavolette. Anzi, cinque tavolette, visto il numero di tasse che iniziano per T.
Poi tornerà Olli Rehn, Van Rompuy, la Culona criminale e tutto il caravanserraglio eurobabbeo a scuotere la testa,  e ad aprire nuove procedure di infrazione contro di noi (sui rifiuti, sulle galere esorbitanti, sui delfini negli acquari non a norma, sulla Nutella troppo grassa, sulle api nelle arnie, le mosche,  le zanzare e chissà quale altro demonio…). Non basta mai a questi criminali della Troika.
 Di quel  3%,   che ci soffoca e ci sospinge nel baratro, si muore.

A’ la lanterne les eurocrates! E quando penzoleranno dai lampioni, nessuno avrà pietà di loro.
Già in Bretagna  i contadini con in testa i berretti rossi (les bonnets rouges) del 1675, si rifiutano di pagare l’ecotassa agricola. Nel 1675, gli agricoltori brettoni legiferarono e stabilirono un codice contadino  di varie leggi riguardanti, in particolare, l’abolizione dell’ordine feudale.
Molti anni dopo, nel 2013, i manifestanti brettoni scandiscono uno slogan significativo: “vivere, decidere e lavorare nel Paese”.
Non sarà una semplice jacquerie, ma l’inizio di rivolte anti-Ue che incendieranno la Francia. Hollande (e non solo lui)  ne teme già l’effetto domino.
Berretto rosso di sera, bel tempo si spera…

La ue diversamente democratica

Grecia, in prigione chi si opporrà ai regolamenti Ue. Sanzioni penali di inedita severità per soffocare i sentimenti antieuropei in un Paese provatissimo di Francesco De Palo

Aria di dittatura europea in Grecia? Non bastava la troika ad imporre tagli a stipendi e pensioni, o tasse praticamente su tutto, da qualche giorno un emendamento del governo in via di approvazione da parte del Parlamento di Atene prevede fino a due anni di carcere per chi si oppone ai regolamenti Ue o alla sua politica estera. Identica pena per chi sia in disaccordo con le decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’embargo o sull’opportunità di attaccare uno Stato terzo. In un Paese praticamente governato dalla Ue viene imposta una sanzione penale pazzesca (da sei mesi a due anni di reclusione) per ogni regolamento comunitario disatteso. Come dire che, volendo semplificare la materia, se un cittadino decidesse di produrre i famosi zucchini troppo lunghi o decidesse di utilizzare reti da pesca a maglie più larghe di quelle previste dal regolamento Ue (il numero 40/2013 del consiglio del 21 gennaio 2013) finirebbe in carcere.

Il comma «a» all’art. 458 del codice penale ellenico è stato emendato lo scorso 24 ottobre così: «Ogni persona che viola intenzionalmente le sanzioni o le misure restrittive nei confronti membri o di entità o organismi o persone fisiche o giuridiche, o le decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o di regolamento Ue è punibile con la reclusione per almeno sei mesi, salvo altra disposizione contenuta in più pesante pena». Gli unici a sollevare un’opposizione parlamentare a questo emendamento sono stati gli «estremi», i comunisti del Kke e i nazionalisti degli Indipendenti. «L’emendamento mira ad evitare qualsiasi reazione alla barbarie imperialista», ha detto il portavoce del Kke Thanassis Pafilis. Il deputato Notis Marias dei Greci Indipendenti ha osservato che questo accordo «criminalizza il diritto internazionale». Voci che gridano nel deserto democratico ellenico (e continentale), mentre sui blog di mezza Europa la notizia spopola. Il governo greco, ribattezzato «delle larghe intese con la troika», mira ad approvare quindi una legge-manette non solo per gli oppositori dell’Europa ma per chi semplicemente non osserva i regolamenti. E segnando un precedente pericolosissimo, inserendo di fatto nel Codice Penale ellenico il reato di opposizione all’Europeismo. E dopo i circa due milioni di euro investiti dal Parlamento europeo per bloccare blog, siti e post degli euroscettici. Se la misura votata sic et simpliciter dal governo greco (come d’altronde anche le 400 pagine del memorandum che nessun deputato ha letto per intero perché ricevuto solo un’ora prima del voto nel novembre 2012) voleva nelle intenzioni sopire i sentimenti anti euro alla vigilia delle elezioni europee, potrebbe invece sortire l’effetto opposto, dal momento che dubbi e insofferenza verso un’istituzione che non funziona e che non sana le proprie deficienze strutturali ma si fa dittatoriale, si stanno moltiplicando.

Di sicuro questo è l’ultimo step di una strategia, diversificata e avvolgente, che in Grecia intende mettere in secondo piano anche chi solo si interroga sulla bontà delle cure prescritte da Bruxelles. Ad esempio la notizia della candidatura da parte del Pse a prossimo presidente del Parlamento Europeo del numero uno delle sinistre radicali del Syriza, Alexis Tsipras, primo partito greco nei sondaggi, sarebbe vista come un tentativo di allontanare il giovane leader anti troika da Atene e «parcheggiarlo» sulla poltrona dorata di Bruxelles. Così da non dare troppi grattacapi al governo conservatori-socialisti che prosegue nella svendita di tutto ciò che ha un minimo di introito: alla voce privatizzazioni, per dirne una, dopo aver ceduto il Totocalcio (l’Opap) al singolo partecipante all’asta per una cifra complessiva corrispondente a solo un anno di fatturato, il presidente dell’ente preposto è stato fotografato sul jet privato di chi (il miliardario Melissanidis) quell’affare se l’è portato a casa. Con tanti saluti alla trasparenza e al rigore tanto caro a Frau Angela. Senza dimenticare che a un mese esatto dall’arresto dei dirigenti di Alba dorata (accusati di omicidio, corruzione, sovversione) ancora non si sa se le accuse del pm inquirenti siano fondate o meno, mentre nella capitale torna l’incubo degli anni di piombo, ma con l’ombra dei servizi deviati che altro non cercano se non la destabilizzazione continuata. Ce n’è abbastanza per essere decisamente euro indignati.

Sul lavoro

I mini-jobs all’italiana di Claudio Martini

Nella puntata di Ballarò del 22 ottobre scorso la trasmissione di Giovanni Floris fece quello che probabilmente sarà ricordato come il primo servizio giornalistico della sua storia: un’inchiesta sulla diffusione dei mini-jobs in Germania. Andatela a cercare. È molto interessante. La giornalista descrive quello dei mini-jobs come un “meccanismo infernale”, una specie di “tunnel”, “dal quale è difficile uscire”. Il fatto è che la retribuzione prevista da tali contratti è talmente ridicola (nella maggior parte dei casi sotto i 500 euro al mese) da non garantire la sussistenza del lavoratore che la riceve; conseguentemente, per vivere, questi lavoratori hanno assoluto bisogno di percepire tutta una serie di aiuti e sussidi da parte dello Stato, che comprendono redditi di integrazione del misero salario, aiuti per il pagamento dell’affitto, buoni per il mantenimento dei figli ecc ecc.

Ma per continuare a percepire tali sussidi, il lavoratore deve dimostrare di meritarseli: in pratica, non può permettersi di rifiutare alcuna offerta di lavoro, qualsiasi essa sia, altrimenti perde il sussidio; e lo Stato, dal canto suo, può permettersi di esercitare un controllo invasivo e paternalista sui percettori dei sussidi, con un monitoraggio costante sulla situazione patrimoniale, sui movimenti di capitale, addirittura sulle abitudini di vita. Il lavoratore, che vede ridotto al minimo il suo potere contrattuale e anche un po’ la sua dignità, non rappresenta più un grave costo per l’azienda. E così le imprese ricevono, di fatto, un finanziamento pubblico, tanto che il giurista Luciano Barra Caracciolo ha parlato di indebiti aiuti di Stato, che potrebbero costituire una violazione dei Trattati europei da parte della Germania. In ogni caso, questa tenaglia rappresentata dalla carota dei sussidi e dal bastone dei mini-jobs aiuta a capire cosa intendano i tedeschi per Economia Sociale di Mercato. Senza contare, poi, che i sussidi, in ultima analisi, li pagano gli stessi lavoratori, nella veste di contribuenti (le grandi imprese, dalle loro sedi a Lussemburgo e nelle Isole Cayman, salutano affettuose).

Bene, l’ultima puntata della trasmissione Piazza Pulita, su La 7 il 4 novembre, ha svelato come molti geniali imprenditori italiani abbiano riprodotto, nelle loro aziende e nei loro distretti, condizioni quasi esattamente identiche a quelle tedesche. In via informale, ovviamente.

Il trucco è abbastanza semplice. I lavoratori vengono licenziati, o meglio messi in mobilità; lo Stato, o meglio le regioni, li iscrivono nei programmi della Cassa Integrazione in deroga; i lavoratori vengono poi riassunti, ma “al nero”. I lavoratori percepiscono così lo stesso stipendio di prima, magari un po’ ribassato, ma stavolta senza che l’imprenditore debba versare loro i contributi sociali (il che avrà effetti devastanti sul loro trattamento pensionistico), ma posso integrare questo magro trattamento retributivo con i denari della Cassa Integrazione. L’autosufficienza dei lavoratori è garantita dallo Stato, cioè dai contribuenti, e per l’impresa si materializza un vantaggio fiscale non indifferente. Non è straordinario? È la via italiana ai mini-jobs, lastricata di furbizie e illegalità. Non a caso Lorenzo Bini Smaghi, presente nello studio della trasmissione, ha immediatamente riconosciuto le analogie sostanziali con il modello tedesco- beccandosi l’ovvia rampogna di Claudio Borghi.

Questa storia contiene diversi insegnamenti. Innanzitutto dimostra la differenza, nelle modalità pratiche di esercizio del potere, tra le élite tedesche (politiche ed economiche) e quelle italiane. Le prime dichiarano chiaramente quello che vogliono ottenere, e cercando raggiungerlo per vie legali e standardizzate. Le seconde invece non passano per la via maestra delle riforme e del cambiamento delle leggi, ma per quella della fantasia e della violazione delle regole. È questa un’importante questione antropologica. La questione politica è che, come questo caso (insieme a tanti altri) dimostra, euro e mercato unico europeo sono stati visti, dalle classi dirigenti italiane, come un ring sul quale competere con i tedeschi. Anche il mercantilismo italiano ha una sua tradizione, di cui la Legge Maroni-Biagi e la generalizzata tolleranza verso l’evasione fiscale non rappresentano che i più fulgidi esempi. Ma nel confronto con quello tedesco non c’è scampo per le nostre impres(in)e.

Civiltà nomade

La faida per il controllo dei campi nomadi dura da tempo. sette arresti. San Raffaele, maxi rissa tra famiglie rom rivali: uomo ucciso a sprangate. I capoclan dei Braidic e dei De Ragna si sono incontrati per caso e hanno chiamato i parenti armati di spranghe

I due clan rivali si sono incontrati, per puro caso, nel parcheggio dell’ospedale San Raffaele. Sono volate le prime ingiurie, poi sono arrivati i parenti armati di spranghe ed è scoppiata una maxi rissa, terminata con un uomo a terra con la testa spaccata. Sono finiti in manette in sette, tre uomini del clan Braidic (di cui uno deceduto poche ore dopo) e quattro dei De Ragna. Le due famiglie rom sono storicamente nemiche e in lotta per la supremazia nei campi nomadi milanesi, quello di via Idro e quello di via Chiesa Rossa. Un passato di faide, litigi, pestaggi, dispetti tra le donne. Il 28 gennaio nel campo nomadi c’era stata una sparatoria ed era intervenuta la polizia, che era stata presa a sassate.

LA RISSA – Lo scontro è avvenuto mercoledì mattina alle 11. Secondo quanto ricostruito dagli agenti, una ventina di esponenti dei clan rivali rom si sono incontrati per caso nel parcheggio dell’ospedale. Una delle famiglie accompagnava una donna dall’oculista, l’altra assisteva un altro parente che doveva fare una visita. Da un violento confronto verbale è partita la rissa, alla quale hanno partecipato circa una ventina di persone, alcuni avvisati tramite il cellulare e accorsi sul posto armati di bastoni. Anche una spranga del cancello è stata divelta e usata come arma. Luca Braidic, 49 anni, è finito a terra: ricoverato in prognosi riservata, è deceduto in serata. Ferito Marco De Ragna, di 46 anni.

GLI ARRESTI – Alcuni agenti di polizia in borghese hanno sentito le urla delle donne, hanno chiamato rinforzi e sono riusciti ad arrestare sette persone: oltre ai due feriti, in manette i fratelli Niko e Mirko Braidic, di 28 e 29 anni, e tre fratelli del clan rivale, Kevin, Sean e Valentino De Ragna, di 18, 22 e 27 anni. Sarebbe stato proprio il 18enne Kevin a sferrare il colpo di spranga mortale: è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio.

LA FAIDA – L’ultimo arresto per la storica rivalità tra i due clan risale al 23 settembre scorso, quando è finito in manette un 17enne. Le indagini della polizia , partite dalla sparatoria del 28 gennaio 2013, avevano già portato a tre arresti nei mesi scorsi; tra di loro il cosiddetto «principe» del campo, Diego Braidic, che ha svelato i retroscena di quella sparatoria. L’ondata di violenza nacque perché il clan di nomadi colpito (i De Ragna) «infastidiva» il clan aggressore (i Braidic) nella quotidianità del campo rom. False le dichiarazioni a proposito di un ragazzino che aveva messo gli occhi su una giovane di un’altra famiglia del campo: si trattava di una vera e propria faida per la supremazia, che tuttora prosegue con tragiche conseguenze.

La sinistra è solo tasse

La sinistra di tutto il mondo ha un solo obiettivo: mettere le mani nelle tasche altrui per depredarne i risparmi e rendere tutti più poveri,
In Italia vediamo tutti chi, un giorno sì e l’altro pure, vorrebbe aumentare le tasse sui risparmi, le tasse sulla casa, i costi di “servizi” inesistenti, per poter distribuire alla propria clientela, annidata principalmente nel’ambito del settore pubblico, i soldi che altri guadagnano con fatica.
In Francia, in Germania, in  Spagna, ovunque la sinistra, quando diventa governo, aumenta le tasse in qualche settore o introduce nuovi balzelli con le scuse più disparate: dall’ecologia, all’evasione.
Gli Stati Uniti che erano (prima dell’attuale amministrazione) il più importante stato liberale, non fanno eccezione.
Vediamo così che un demagogo italo (purtroppo) americano viene eletto trionfalmente  sindaco di New York promettendo più servizi, di “non lasciare indietro nessuno”, il tutto a spese di quelli che considera “ricchi” tra i quali molti babbei lo hanno pure votato.
Ricordo che, per la sinistra, “ricco” è chiunque possieda qualcosa.
Un garage, un bot da cinquemila euro, un lavoro.
Sì perchè i veri poveri, quelli da beneficiare con i nostri soldi, sono soltanto coloro che vivono a spese altrui.



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MARCO CREMONESI DEL CORRIERE RACCOGLIE IL PENSIERO DI UN ALTO DIRIGENTE LEGA… – I fatti e le opinioni del Nord – ilnord.it

MARCO CREMONESI DEL CORRIERE RACCOGLIE IL PENSIERO DI UN ALTO DIRIGENTE LEGA… – I fatti e le opinioni del Nord – ilnord.it

6 novembre – «I casi sono due. O Bossi vince, e allora è un casino, oppure Bossi, come è probabile, perde. Ed è quasi peggio. Perché la Lega si spacca». Chi parla è un dirigente leghista di primo piano, dalla lunghissima storia nel movimento. Ma il suo pessimismo è tutto tranne che isolato. «Io credo – prosegue il dirigente – che Bossi non riuscirà ad accettare la sua bocciatura dal partito che ha creato. E così, dopo aver offerto la ”sua” unità si sentirà libero di creare il partito che molti gli chiedono.

10 Racconti Gotici e lo spaccato su un’epoca

E’ uscita un’antologia curiosa e di pregio, che contiene 10 racconti. Autori, tra gli altri, Dickens, Le Fanu, Mérimée. Le sorprese al suo interno non mancano, ma ce ne occuperemo alla fine perchè offre l’occasione di un excursus.
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Un passo indietro.
Per Letteratura Gotica, ci si riferisce al Romanzo Gotico o a racconti, intendendo un genere attivo dal secondo Settecento, che univa

Combattiamo Battaglie Perse…

Quando nel 2000 feci la mia prima comparsa nel web, nell’ ormai scomparsa e mitica piattaforma Atlantide della Telecom/TIN IT, avrei voluto scegliere, come Nick, Rhett Butler, di cui ammiravo la famosa frase: “Ho sempre avuto un debole per le cause perse, quando sono proprio perse. “. 
Purtroppo era già di qualcun altro, e dovetti ripiegare sulla Bandiera Confederata (Vandeaitaliana lo aggiunsi molti anni dopo..), che qualche buontempone confonde ancora con quella yankee. 
Ed oggi devo dire che, guardandomi intorno, la frase del simpatico mascalzone interpretato da Clark Gable in Via col Vento è sempre attualissima. 
Combattiamo, ahimè, battaglie perse. Come quella sul matrimonio per gli invertiti. O contro la legge liberticida sull’ omofobia. 
Se in passato si sono perse battaglie egoisticamente ciniche, come quella sul Divorzio, o addirittura contro un crimine contro l’ Uomo come l’ Aborto, come possiamo infatti sperare di vincere contro nemici ammantati di buonismo, spalleggiati da emeriti deficenti che vedo commentare in qui e là quando si cerca di spiegare l’ innaturalità dell’ omosessualità ? Solite frasi come “L’ amore non ha sesso”, “Se un Papa non li condanna più…”, “Anche loro sono esseri umani…”, “Siete omofobi e moralisti !”, “Siamo nel 2013 !” ed altre tiritere sorrette dalla potentissima lobby omosessuale grazie a trasmissioni televisive discriminanti noi Cattolici (ultimo il caso noto dell’ Avvocato Cerrelli…), giornalacci con direttori omo, politici diversamente normali, bufale a iosa sull’ omofobia con relativi suicidi farlocchi, ricatti dei sodomiti contro industriali costretti alla resa, pubblicità livellanti le menti già annebbiate ?

Abbiamo perso la Buona Battaglia contro il Divorzio con la connivenza di un partito molto Democratico in senso bolscevico e poco Cristiano, dove veniva concessa la permanenza ad un Colombo che parlandone da vivo, dovrei zittirmi…  

Poi, come ho detto, lo stesso partito s’è fatto battere sull’ Aborto. Dico io: da allora milioni e milioni di OMICIDI, di Uomini e Donne MAI nati. 

E tutte e due leggi per poter fare sesso come e quando si vuole, vera essenza diabolica (ohi, se Francesco continua a parlare del Diavolo, possiamo parlarne, senza essere tacciati di credere a leggende ? Il Diavolo esiste, porca paletta !). 
Ed il Demonio continua nella sua nefasta opera di distruzione della Famiglia, con questa nuova offensiva. Fare sesso come si vuole e con chi si vuole, mascherandolo per Amore. Amore de chè, verrebbe a dire. Amore solo di se’ stessi, è la risposta. E del proprio piacere.

No, non voglio essere negativista, ma anche questa Battaglia sarà persa, purtroppo. Non vedo poi in questa Italia fronti possenti come in Francia, dove pure hanno perso contro Hollande ma non demordono. Siamo l’ italia dei raccomandati, delle pensioni facili, della vita comoda, del “Fatti i c**** tuoi !”. Della vita comodosa, sguaiata e volgare. “Fatevi i c**** vostri”, ci urlano, se vediamo le leggi, dello Stato o di Dio, calpestate e cerchiamo di opporci allo sfacelo. “Vivi e lascia vivere”. 

Lo so, perderemo anche questa Buona Battaglia. Ma continuiamo a combattere: Mia Madre mi raccomandava da bambino che la “Vita è una Battaglia, e chi non la combatte è un vigliacco”.
Perderemo altre Battaglie, ma alla fine vinceremo la Guerra, perchè, grazie a Dio, Non Praevalebunt. 

Se alla fine due piccoli Hobbit riuscirono a battere il potente Sauron, spalleggiato da Saruman il Vile, alla fine, vinceremo la Guerra contro il Nulla che avanza, come Atreiu. 

Coraggio, lunga è la via, alla fine dalle macerie si ergerà la Verità… Forse non vedremo noi la vittoria finale, ma la vedranno i nostri discendenti, se saremo di esempio e retti sulla schiena. 

Continuiamo la Buona Battaglia…