Più fumo che arrosto – origini del detto

 
Corneliano Bertario (Parco Adda Nord) – Castello Borromeo XIV sec.

Di “più fumo che arrosto” ai nostri giorni ne abbondano, e forse molti più che nel passato. Si potrebbe fare una carrellata di nomi di tali personaggi, ma, a titolo di esempio, ci limitiamo a quei 32 politici, facenti parte di una schiera di 42 onorevoli deputati che il 16 ottobre scorso  firmarono il documento per una proposta di legge intesa a far pagare l’IMU sulla prima casa per tutti coloro la cui rendita catastale fosse superiore a 750 euro. I 42 si vantavano della genialità, e, orgogliosi della “brillante idea”, andavano a sciorinarla in tutti i talk show televisivi di quei giorni. Di questi firmatari faceva parte anche la onorevole Paola De Micheli, ospite settimanale, e a volte bisettimanale, del programma Quinta Colonna e Quinta Colonna – Il Quotidiano. Ma dal giorno in cui di quella schiera di onorevoli fu smascherata la furbizia, Paola De Micheli non s’è più fatta vedere nei programmi di Paolo Del Debbio. Ma cos’era successo? Si scoprì che 32 di quei 42 avevano la prima casa con rendita catastale di poco inferiore a 750 euro, e gli altri 10 la superavano, ma hanno una cerchia di amici e parenti proprietari di prime case con rendita catastale al di sotto di tale limite.
 
In pratica, i furbetti onorevoli avevano creduto di poter passare per salvatori della patria, senza però pagare di tasca propria per il loro colpo di genio. Ma gli andò male, e da quel giorno in fatto di IMU per chi ha rendita catastale prima casa superiore a 750 non se n’è più parlato. 
  
Ed eccoci alla prassi che ha dato origine al detto “più fumo che arrosto”: il “launechild”.
Il launechild è voce longobarda ch’ebbe molta fortuna. Il termine ebbe dapprima un significato di dono vicendevole o in certo qual modo il prezzo o la caparra della cosa donata. Poi assunse il significato sempre più simbolico: un pizzico, un riccio di capelli, un uovo e perfino il fumo d’un cappone cotto. Il che valse a introdurre il detto “in quella faccenda c’è più fumo che arrosto”.
 
In una Cartula promissionis (compromesso) redatta in Corneliano (Milano) nel gennaio 1023 (documento citato anche in questa pagina di Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Corneliano_Bertario) dal notaio Arnaldo, e giudice della Casa imperiale, 
 
tal Oddone figlio del fu Bertario del luogo di Cornegliano, di legge longobarda, promette a Ugo, suo fratello e pure figlio del predetto Bertario, di non far causa per la metà dei beni posseduti da esso Ugo nei luoghi e fondi di Rovolo (Rogolo) Travanula (Traona) e Melle (Mello) in Valtellina. Come pegno della promessa si pratica il launechild.
I fratelli erano in lite per una questione di eredità sui suddetti beni di loro padre. Si rappacificarono e, come simbolo della promessa pace, praticano il launechild, con un capello, che Oddone consegna al fratello Ugo come pegno della promessa fatta.  

Post ispirato da una pagina del libro “La sepolta Olonio e la sua Pieve” – di Martino Fattarelli.    



Tasse? Quali tasse? Parola di Saccomanni

Legge di Stabilità, il governo assicura. «No aumento tasse, un miliardo per le famiglie». La nota del ministero dell’Economia

Riduzione delle tasse di un decimo di punto percentuale, un miliardo di euro per «ridurre l’impatto delle imposte sugli immobili» e circa un miliardo per le famiglie. È quanto sostiene il ministero dell’Economia riferendosi alla legge di Stabilità. «In merito alle valutazioni espresse da osservatori e commentatori sull’impatto fiscale della Legge di Stabilità 2014 – si legge in una nota del Mef – il ministero dell’Economia e delle Finanze ritiene opportuno ribadire alcuni dati oggettivi, già illustrati dal ministro Saccomanni in occasione dell’audizione alle Commissioni riunite 5a del Senato e V della Camera». «Per la prima volta negli ultimi anni – si legge nella nota del Mef – la manovra finanziaria riduce la pressione fiscale di un decimo di punto percentuale (da 44,3 a 44,2% del Pil) segnando una inversione di tendenza: obiettivo prioritario del Governo è di ridurre le tasse e la diminuzione della pressione fiscale sarà più marcata negli anni successivi (43,7% nel 2016, che potrebbe diminuire ulteriormente grazie alla revisione della spesa recentemente avviata)». Secondo il Tesoro, «le famiglie sono quindi tenute al riparo da significativi incrementi di imposta, sono solo parzialmente interessate dall’aumento dell’imposta di bollo su conti deposito titoli e altri strumenti finanziari e dalla revisione delle detrazioni mentre sono oggetto di sgravi fiscali (1,5 miliardi di maggiori detrazioni Irpef) e di un intervento in favore dei comuni pari a un miliardo teso a ridurre l’impatto delle imposte sugli immobili. Complessivamente le famiglie dovrebbero beneficiare di una riduzione della pressione fiscale di circa 1 miliardo di euro». «L’incremento del gettito fiscale prodotto dalla manovra finanziaria (che, ricordiamo, interviene sul quadro definito dalla legislazione vigente, quindi modifica entrate e spese già precedentemente determinate, entro gli spazi consentiti da un quadro caratterizzato da un elevato debito pubblico) nel 2014 è pari a 973 milioni», ricorda via XX Settembre. «A questo incremento di gettito – sottolinea il Mef – contribuiscono prevalentemente misure che riguardano gli intermediari finanziari (2,6 miliardi) e altre misure di carattere volontario come la rivalutazione delle partecipazioni e dei beni delle imprese».

Dei fallimenti voluti

794 milioni nel quadriennio 2013-2016 per incentivare l’assunzione di giovani «svantaggiati». Giovani, fallisce il bonus assunzioni. «Incentivi? È in crisi anche il sommerso». Doveva servire per centomila posti, sono arrivate 13 mila richieste

ROMA – «Contiamo di attivare potenzialmente 200 mila soggetti, 100 mila con la decontribuzione e 100 mila con tutte le altre misure». Con questa previsione il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, presentò alla stampa il 26 giugno il decreto legge sul bonus assunzione giovani approvato dal Consiglio dei ministri. Cuore del provvedimento era lo stanziamento di 794 milioni di euro nel quadriennio 2013-2016 per incentivare l’assunzione di giovani tra i 18 e i 29 anni “svantaggiati”, cioè con almeno una di queste condizioni: privi di impiego da almeno sei mesi; senza un diploma di scuola media superiore o professionale; single con una o più persone a carico. Insomma, l’intervento urgente era comprensibilmente indirizzato a chi ha più bisogno di lavorare e anche le risorse erano territorialmente ripartire a favore del Mezzogiorno (500 dei 794 milioni) dove maggiore è l’emergenza occupazionale. L’incentivo per l’azienda che avesse assunto non era trascurabile: un bonus contributivo fino a 650 euro per 18 mesi (11.700 euro in tutto) per ogni giovane preso con contratto a tempo indeterminato, oppure fino a 12 mesi (7.800) in caso di stabilizzazione di un contratto a termine. Il bonus dovrebbe appunto favorire 100 mila assunzioni in tre anni. Altri 100 mila posti di lavoro verrebbero invece soprattutto dal potenziamento degli incentivi all’autoimprenditorialità e da un piano di tirocini formativi nel Sud. Finora il bottino è magro. Al 31 ottobre le domande di bonus presentate all’Inps sono solo 13.770.

Meglio di niente, certo. Ma un risultato molto inferiore alle attese, se si pensa che, nei giorni immediatamente precedenti all’apertura di quella che il governo sperava fosse una corsa al bonus, ministero e Inps ci tennero a chiarire che sarebbero state accolte le domande fino a esaurimento dei fondi: 148 milioni quelli disponibili per il 2013, sufficienti per non più di 18-20 mila assunzioni o stabilizzazioni. E dunque era il caso di sbrigarsi per non correre rischi. La corsa si aprì il primo ottobre con il cosiddetto clic day, giorno nel quale l’Inps sarebbe dovuto essere preso d’assalto dalle domande online delle aziende. Ma di richieste il primo giorno ne arrivarono “solo” 5.500. E in un mese siamo appunto arrivati a 13.770 di cui quelle confermate sono ancora meno: 9.284. Magari per la fine dell’anno le poche risorse disponibili per il 2013 si esauriranno, ma certo non ci sarà bisogno di alcun rifinanziamento, come si auspicava quando la misura fu lanciata. Un mezzo flop, insomma. O una goccia nel mare, come preferite, considerando che, per esempio, i giovani che non studiano e non lavorano sono più di due milioni e che quelli disoccupati (hanno perso un lavoro o lo cercano senza trovarlo) sono 654 mila, in aumento di 34 mila nell’ultimo anno.

Ancora una volta si conferma che, quando la crisi è nera, non basta un bonus a convincere un imprenditore ad assumere, tanto più a tempo indeterminato, spiega per esempio Paolo Agnelli, 62 anni, bergamasco, re dell’alluminio in Italia e presidente di Confimi, associazione delle piccole imprese: «Un imprenditore assume un giovane se gli serve, cioè se ha lavoro», ma se per fare questo supera la soglia dei 15 dipendenti e finisce sotto i vincoli dello Statuto dei lavoratori in materia di rapporti sindacali e licenziamenti ci pensa su due volte «perché uno con 16 dipendenti non è mica la Fiat». Se questo discorso è vero, significa che le assunzioni che comunque avvengono sarebbero state fatte anche in mancanza di incentivi. E il rischio, quindi, è che il bonus si riveli inefficace allo scopo dichiarato: creare occupazione aggiuntiva. Sarà un caso ma delle 13 mila e passa domande arrivate finora, ben 8.308 si riferiscono ad assunzioni concluse prima del clic day. La delusione è palpabile anche al ministero del Lavoro, dove il sottosegretario Carlo Dell’Aringa, con un’intervista al quotidiano «Avvenire» ha onestamente ammesso: «I primi incentivi stanziati a giugno sono stati poco utilizzati e sulle assunzioni dei giovani le imprese vanno con i piedi di piombo. Senza una ripresa dei consumi, le aziende non investono. Per questo dobbiamo cercare di dare alle famiglie qualche soldo di più da spendere». Insomma: creare domanda, consumi, cioè lavoro per le imprese che, a quel punto, assumeranno anche senza incentivi.

La crisi è talmente nera che Dell’Aringa rivela: «Abbiamo segnali sul fatto che, nel Mezzogiorno, è in crisi anche il sommerso. E se il “nero” manda a casa i lavoratori non c’è deregolamentazione o incentivo che tenga. Come dire: il rubinetto è aperto, ma il cavallo non beve». Più chiaro di così… Lo ha riscontrato anche la Fondazione studi dei consulenti del lavoro che, dopo un’indagine sul campo, ha concluso: «In assenza di nuovo lavoro risulta assolutamente privo di efficacia qualsiasi provvedimento che incentiva nuove assunzioni». Più promettente sembra la strada delle cosiddette politiche attive del lavoro. Significa: formazione e, in qualche misura, anche l’apprendistato; incrocio tra scuola e lavoro anche attraverso tirocini e stage; collocamento e ricollocamento al lavoro con percorsi individuali di assistenza e con il potenziamento e l’interconnessione delle banche dati di domanda e offerta di lavoro. In questo campo la maggiore opportunità è offerta dal programma europeo Youth Guarantee, «Garanzia Giovani», che grazie a quanto spuntato dal premier Enrico Letta a Bruxelles, metterà a disposizione dell’Italia 1,5 miliardi da spendere tra il 2014 e il 2015 per assicurare ai giovani fra 15 e 24 anni un’offerta di lavoro, apprendistato o tirocinio entro 4 mesi dalla fine del percorso scolastico o dalla perdita di una precedente occupazione. Giovannini ha incontrato giovedì le associazioni rappresentative delle imprese, dei sindacati e dei giovani. Verranno coinvolte, come è normale che sia, le Regioni, gli enti locali, scuole e università.

Il rischio, inutile nasconderselo, è che le risorse vengano disperse in una filiera di iniziative più simboliche che reali, tanto per dire: il colloquio personale è stato fatto, l’opportunità di formazione è stata offerta, e così via. Con un beneficio più per le strutture di gestione del programma che per i destinatari, i giovani. Un po’ come accade per la formazione, fatta più per i formatori che per chi cerca lavoro. C’è tutto il tempo per evitarlo. Guardando magari a modelli esteri che funzionano. E concentrando per esempio le risorse sull’apprendistato e le iniziative di alternanza tra scuola e lavoro, sulla scia di quanto previsto dal decreto legge del ministro del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, appena approvato dalla Camera e che il Senato deve convertire in legge entro l’11 novembre.

RIVOLUZIONE SESSUALE? NON C’E’ MAI STATA!

Inserisco un bell’articolo, anche molto divertente, dell’amico Michele Capozzi, dedicato alla cosiddetta “Rivoluzione Sessuale”. A breve seguirà una mia replica con alcune riflessioni stimolate dalla sua lettura.

Michele Capozzi, una vita tra la nativa Genova e New York, fin dagli anni ’80, nei suoi reportages giornalistici da “Urban Explorer”, ha fatto conoscere ai lettori italiani, con prosa vivace e senso dell’ironia, la Grande Mela trasgressiva e vitale dell’underground a luci rosse, dei locali scambisti e BDSM, dei set dei primi film porno. Ha saputo mostrare l’aspetto umano, e non di rado toccante, di tante/i protagoniste/i di questo mondo, un tempo sommerso e borderline.

Se oggi la pornografia è stata in gran parte “sdoganata” agli occhi della gente, se non è più un sordido regno del peccato, se le dive e i divi dell’Hard godono ormai dello stesso status di quelle/i del cinema c.d. “normale”, se le scene di sesso viste al cinema vengono ormai praticate da milioni di persone in tutto il mondo, molto lo dobbiamo anche al lavoro di Capozzi.

Il quale ci ha insegnato che la pornografia non è nulla più che una diramazione dello Show Biz americano e che, pur presupponendo e avvantaggiandosi  della libertà sessuale,  non necessariamente la realizza, lasciando, per così dire, la scelta a colui che ne fruisce. In altre parole, tutto dipende dagli occhi con i quali la si guarda: per alcuni può significare porno-dipendenza, per altri il primo passo verso la “legalizzazione” e la liberazione delle proprie fantasie erotiche nella vita reale. Tutto dipende, in sostanza, dagli occhi con la quale si guarda il porno, e questa è stata, a mio parere, la migliore lezione che Michele Capozzi ci ha saputo dare col suo lavoro.

A letto per proteggere la verginità delle nostre ragazze si praticava lo ‘infracosce’: si simulava la penetrazione col cazzo che sfregava le cosce e sbatteva contro le mutandine strette e attaccate alla fica, e si sborrava copiosamente . per poi pulire attentamente cosce, pancia e mutandine per uccidere qualche spermatozoo birichino. La necessità di arrivare vergini al matrimonio aveva per la verità due effetti collaterali positivi: alcune di queste fanciulle praticavano con gioia la fellatio e persino l’inculata, e cito a memoria la ‘Ifigenia’:” rotte di dietro ma sane davanti, nell’arte soave di fare pompini, battevan le troie di tutti i casini”.Negli anni ’60 è successo di tutto, la Baia dei Porci, gli assassinii di John e Bob Kennedy, di Martin Luther King, lo sbarco sulla luna, la battaglia a New York nel locale gay Stonewall, tra poliziotti ed omosessuali, i Beatles, i Rolling Stones, la diffusione della pillola, ma anche una importantissima enciclica “Pacem In Terris”, che oltre a spingere i popoli a risolvere i conflitti col dialogo, la comprensione, e non con le armi, ricordava i diritti dei più sfortunati e metteva per la prima volta in discussione il concetto di gerarchia e la infallibilità del Papa. Era l’11 Aprile 1963, ed è stato il testamento morale di Papa Giovanni XXIII che moriva dopo qualche mese.Tutto questo fermento di eventi portava alla nascita di un vero statement politico:MAKE LOVE NOT WAR. FATE L’AMORE E NON LA GUERRA.Dall’ infracosce si passa al sesso vero, a quello di gruppo, alle orge, alle comuni. Gli omosessuali escono dall’armadio e invadono l’ arte, la moda, la letteratura, il cinema.Le donne diventano soggetti attivi e propositivi dell’ esperienza sessuale. Le femministe fanno sentire la propria voce. Il divorzio viene accettato anche in nazioni dalle tradizioni solidamente cattoliche.C’è Woodstock, 1969, in America. C’è l’ Isola di Wight, 1969, 1970, in Inghilterra, che ha prodotto la ‘swinging london’ della minigonna, dei capelloni, raccontata magistralmente da Michelangelo Antonioni in Blow Up, 1969.E’ un vento rivoluzionario che in Europa consente a Bernardo Berolucci di dirigere “Last Tango In Paris” e in America a Gerard Damiano di produrre “Deep Throat”, tutti e due usciti nel 1972; e all’ italianissimo Lasse Braun di presentare a Cannes nel periodo del Festival, “Penetration”, 1974, e “Sensations”, 1975. Io c’ero e mi davo da fare. Nel 1965, l’anno in cui i Beatles vennero a Genova, ho scopato per la prima volta con la mitica Liliana, che era la nave scuola della Genova bene e che ancora oggi a Milano qualche volta vado a trovare. Quel Capodanno feci l’amore con la prima ragazza non vergine ! Nel marzo del ’68, ho scoperto la realtà dei transessuali pre-operazione. Ho vissuto a Londra quasi tutto il 1970, dopo le mie Lauree in Legge e Scienze Sociali, ed ho passato una settimana all’Isola di Wight. Dopo Londra sono andato a Roma ad imparare a fare cinema e viverla proprio negli anni, dal 1972, in cui i giovani uscivano dalle famiglie dei genitori per andare a vivere da soli , se finanziati dai babbi, o in piccole comuni a Trastevere e San Lorenzo.Poi, nell’ aprile del 1978, il mio arrivo a New York, che uscendo dalla crisi economica dei primi anni ’70 era diventata il centro del mondo, la città che non dorme mai, all’avanguardia nell’arte, nella finanza, nella speculazione edilizia, nella sessualità, la patria del Plato’s Retreat il posto piu’ democratico degli scambisti americani, o dell’ Hell Fire, il regno dei feticisti e del sado-maso.Siamo in piena rivoluzione sessuale. I codici di comportamento cominciano a cambiare, i rituali di seduzione si semplificano, il piacere di scopare senza altre motivazioni, per il piacere di trombare, comincia ad allargarsi a luoghi e strati sociali impensabili qualche anno prima. Le donne rivendicano il diritto di gestire la loro fica, fenomeni come il transgender, il feticismo o lo scambismo esplodono in tutte le classi sociali. Il sesso libero è politica. E’ la base della libertà di pensiero. Le motivazioni tradizionali della sessualità, il potere, il successo, il matrimonio, la carriera, il danaro, la merce di scambio, diventano marginali rispetto al senso di libertà della scopata libera, come racconta Angelo Quattrocchi in ” E quel maggio fu rivoluzione”. Ovviamente di Parigi nel 1968.Ma arriviamo al 1981. All’inaugurazione di un ristorante nell’Upper West Side, alla presenza di Mick and Bianca Jagger e Andy Wahrol e tutto il mondo glamour e chic di New York, si sussurra di una malattia che pare colpisca solo i gay di San Francisco che frequentano le ‘bath-houses’, bagni turchi dove succede veramente di tutto. Prima si tromba e poi si chiacchiera. La malattia diventa un’epidemia, poi un’ecatombe che fa stragi di omosessuali, la maggioranza dei quali artisti, disegnatori di moda, scrittori. Poi cominciano ad essere colpiti gli eterosessuali, e in quegli anni si muore, non c’e’ cura.L’ epidemia è misteriosa. Diventa enorme in Africa e ad Haiti complici situazioni igieniche terribili. Circolano ipotesi agghiaccianti di esperimenti di laboratorio di case farmaceutiche fuori controllo, o di interventi esterni nelle bath-houses di San Francisco. E’ arrivato l’HIV, è arrivato l’AIDS. Nel 1984 e 1985 a New York e San Francisco le autorità non possono non chiudere i locali – pubblici, semi pubblici, privati – dove si consuma apertamente sesso. E la rivoluzione sessuale, se mai c’è stata, è fermata. C’è una convergenza di interessi volta a fermare il movimento ‘make love not war’: istituzioni religiose, fabbricanti di armi, movimenti super conservatori, organizzazioni internazionali. Le ipotesi agghiaccianti possono essere devastante realtà. Ma l’umanità non resta immobile. Oggi l’HIV è curabile e si può vivere a lungo. Il preservativo è stato accettato.Nei paesi arabi c’è un vento rivoluzionario incredibile e le donne sono in prima fila, a faccia scoperta in testa ai cortei.Attendibili uomini occidentali di passaggio a Teheran qualche tempo fa riportano di essere stati puntati da donne locali che in macchina li hanno invitati a seguirle in appartamenti privati e discreti, dove li hanno scopati. E non erano prostitute.La spinta delle donne in questo momento rivoluzionario e in quei paesi è fondamentale per un vero cambiamento ed è sconosciuta a noi occidentali. Sesso. Politica. Rivoluzione. Un cocktail infallibile. Eccellente ‘food for thoughts’ per tutti.

Michele Capozzi

http://www.bollezzumme.com/

Saremo costretti a frequentare obbligatoriamente gli omosessuali ?

Un ragazzo che pensava di essere omosessuale si suicida e scatta massiccia la propaganda omolatra che, da un po’ di tempo, latitava per mancanza di opportunità.
Il suicida ha lasciato scritto che l’Italia è un “paese omofobo” (come se, anche se fosse, possa essere un qualcosa di vergognoso e disdicevole) e vi si innestano le lobbies omosessuali che chiedono la punizione dei presunti omofobi (in pratica la sanzione punitiva per una Libera Opinione) e “più diritti” per gli omosessuali (cioè sempre maggiori privilegi a scapito di tutti gli altri).
Ma quanto precede è repertorio consunto e stucchevole di chi, in realtà, vorrebbe imporre la propria visione edonista della vita, concepita esclusivamente come piacere personale di carattere sessuale.
Quel che è peggio è che gli omolatri più infidi hanno cominciato a parlare di educazione all’omosessualità, dei bambini ( ingenerando così altre turbe che portano inevitabilmente a quel disordine mentale che è causa prima dei suicidi non solo degli omosessuali)  ma anche ad una campagna per l’integrazione degli omosessuali, individuando nella loro esclusione (che è poi autoesclusione) la causa prima delle loro tendenze suicide.
Non vorrei che il tutto si traducesse in un nuovo obbligo imposto a tutti noi: frequentare omosessuali, che poi è l’anticamera della conclusione di quella barzelletta dei tre vecchietti al parco che, parlando di omosessualità, finivano con il dire all’unisono: scappiamo prima che la rendano obbligatoria !
Qualche anno fa era solo una barzelletta, di quelle che raccontava in modo impareggiabile Gino Bramieri e che oggi, definite “politicamente scorrette“, sono state messe al bando persino nelle rievocazioni della televisione di una volta, fra qualche tempo potrebbe essere il nuovo traguardo dei “diritti” degli omosessuali.
Del resto “se uno non ha mai provato una pratica omosessuale, come fa a giudicare” ?
Ma oggi, il pericolo presente, assieme ad una legge che eleverebbe a reato di opinione la libera espressione delle proprie idee in campo sessuale, è l’essere obbligati o, meglio, condizionati ad accogliere omosessuali nella propria cerchia di amicizie con la scusa della “integrazione” nel nome della quale (dagli immigrati ai nomadi) si commettono abusi ai danni dei Popoli.
Contribuendo a ridurre sempre più il perimetro delle Libertà Individuali, già gravemente ridotte da leggi (in essere o allo studio) repressive delle opinioni e da leggi predatorie dei redditi, dei risparmi e delle proprietà private.



Entra ne

Cencellieri e Ligresti…

E, così, giusto per… ricordiamo chi è Piergiorgio Peluso e dove stava fino a qualche tempo fa. Proprio qui.
Il Partito democratico interviene sulla vicenda delle telefonate tra il ministro Annamaria Cancellieri e la compagna di Salvatore Ligresti in merito alla scarcerazione della figlia Giulia, in carcere per il caso Fonsai (di cui il figlio di Cancellieri, Pier Giorgio Peluso, era il direttore generale).

DETENUTI DI SERIE A E SERIE B? – «Non c’è dubbio che si tratta di una vicenda molto delicata sulla quale è bene si faccia chiarezza a anche in tempi molto rapidi. Il ministro deve chiarire il senso di quelle parole e fugare ogni dubbio sul fatto che in Italia non ci sono detenuti di serie A e detenuti di serie B», ha commentato Danilo Leva, responsabile nazionale Giustizia del Pd: «Ci sono migliaia di detenuti che non hanno voce e che non volto – ha aggiunto – e le istituzioni devono essere vicine a tutti».

RIFERISCA ALLE CAMERE – Il Guardasigilli si sarebbe occupato delle condizioni di salute di Giulia Ligresti, l’unica ad aver patteggiato fino ad ora, che pochi giorni dopo la promessa di un interessamento sarebbe di fatto stata trasferita agli arresti domiciliari. «Io sto alla nota della procura di Torino che esclude categoricamente qualsiasi tipo di interferenza – precisa Leva – Credo che il ministro Cancellieri debba venire a riferire alle Camere, chiarendo tutti i contorni di questa vicenda, poi valuteremo con grande attenzione».

NON PRIMA DI MERCOLEDÌ – L’intervento non dovrebbe avvenire a breve: sabato Cancellieri sarà impegnata a Chianciano per il congresso dei Radicali, lunedì e martedì a Strasburgo per fare il punto sul piano da presentare entro maggio 2014 dopo la sentenza della Corte Europea che ha condannato l’Italia per trattamento inumano nelle carceri. Il ministro al momento sceglie di mantenere il silenzio sulla vicenda rimanendo ferma sulla linea già indicata giovedì con la nota ufficiale: nessuna interferenza ma soltanto un intervento «doveroso» dopo una segnalazione.

DOPO VALUTEREMO – «Siamo in una fase – ribadisce Leva – in cui in molti cercano di strumentalizzare la vicenda, piegandola anche a logiche particolari, ma per il bene del Paese, il ministro Cancellieri deve riferire all’Aula e, a seguito di quanto lei dirà, dei contenuti della sua relazione, con grande senso di responsabilità ogni forza politica dovrà fare le sue valutazioni e anche noi faremo le nostre». Ironico, via Twitter, Antonio Funiciello, membro della segreteria Pd e vicino a Matteo Renzi: «Il ministro Idem impiegò 10 giorni a dimettersi. Alfano 10 giorni per non dimettersi. Vediamo quale record batterà il ministro Cancellieri».

DIFESA DEL PDL: COME BERLUSCONI-RUBY – A difendere il ministro Cancellieri provvede il Pdl, con la deputata Jole Santelli che ribadisce la posizione del partito: «Al ministro Cancellieri solidarietà, condizionata al riconoscimento che uguale correttezza di comportamento debba essere riconosciuta al presidente Berlusconi, condannato a sette anni per condotta identica». Il riferimento è alla condanna, nel giugno scorso, dell’ex premier per concussione nell’ambito del caso Ruby. Santelli critica il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Enrico Letta invitandoli a esprimere una difesa analoga a quella riservata al Guardasigilli anche nei confronti del leader del Pdl: «In Italia – conclude il sottosegretario al Lavoro – giudizio penale e giudizio morale sono dati in relazione alle condotte o ai soggetti che le compiono? Un atto di correttezza dovuto al popolo italiano».

PERSONA CORRETTA E PULITA – Intanto emerge dai verbali che Gabriella Fragni, la compagna di Salvatore Ligresti che si era rivolta al ministro, ha definito Cancellieri come persona «assolutamente corretta e pulita, che non farebbe mai nulla controcorrente o, meglio, contrario ai suoi doveri istituzionali».

PELUSO CONTRO LIGRESTI? – E anche che i pm di Torino che stanno indagando sulla vicenda hanno cercato di capire se Peluso, figlio del ministro Cancellieri, abbia avuto «l’intento di escludere l’azionista di riferimento (i Ligresti) o abbia fatto emergere lacune (e quindi falsità) relative ai bilanci degli anni precedenti».

Mercanti di carne umana…

Viaggi della morte con i soldi dell’Onu. Il Tg2: profughi libici in Tunisia si pagano la traversata verso l’Italia con il sussidio per integrarsi di Fausto Biloslavo

L’Onu finanzia i migranti per sistemarsi in Tunisia e molti di loro utilizzano i soldi per imbarcarsi sulle coste libiche verso l’Italia. Sembra assurdo, ma l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) «aiuta», suo malgrado, l’arrivo dei clandestini sulle nostre coste. Lo ha rivelato un servizio del Tg2 andato in onda mercoledì sera sull’ex campo profughi di Choucha, che nel 2011 era stato allestito dall’Unhcr in Tunisia. A soli nove chilometri dal confine con la Libia di Ras Jadir accoglieva fino a 18mila profughi al giorno, in fuga dalla rivolta contro il colonnello Gheddafi bombardato dalla Nato. Lo scorso 30 giugno il campo è stato ufficialmente chiuso, anche se ci vivevano ancora circa 400 anime. A ben 262 era stata respinta la richiesta d’asilo, mentre 135 avevano lo status di rifugiato, ma nessuno li ha accolti. Per spingere i profughi rimasti dal 2011 ad integrarsi in Tunisia, le Nazioni Unite si sono inventate un programma che prevede corsi di lingua, formazione lavoro e un aiuto economico. In media 1000 dollari a testa, che possono raddoppiare in base alla composizione del nucleo familiare.

Il problema è che molti rifugiati o presunti tali, dopo aver intascato i soldi non hanno pensato nemmeno un attimo ad integrarsi e restare in Tunisia. Il piccolo gruzzolo è servito per tornare clandestinamente in Libia, attraverso la porosa frontiera nel deserto e raggiungere un punto di imbarco verso Lampedusa. Al Tg2 Samer Fahed, un palestinese di Gaza che vive ancora nel campo dismesso di Choucha, ha raccontato: «Almeno 150 rifugiati hanno preso i mille dollari e attraversato il deserto fino in Libia per imbarcarsi verso l’Italia». Il porto di partenza più vicino e noto, lungo la strada costiera, ad ovest di Tripoli, è Zuara. Un vero e proprio hub dei trafficanti di uomini, che fin dai tempi di Gheddafi imbarcavano clandestini provenienti pure dalla Tunisia. In queste ultime settimane i fatiscenti barconi trovano ad attenderli in mezzo al mare la flotta della Marina militare impegnata nell’operazione Mare nostrum. Uno slancio umanitario in soccorso dei migranti, anche se oltre la metà non ha diritto all’asilo politico e quindi a rimanere in Italia. L’aspetto paradossale è che almeno 150 siano riusciti ad imbarcarsi, negli ultimi mesi, grazie ai soldi ottenuti dall’Onu in Tunisia. Gli stessi attivisti dei diritti dei migranti, che hanno aperto un blog di protesta per i dimenticati del campo di Choucha, scrivono: «Alcuni di loro hanno firmato il modulo per l’integrazione in loco, ma utilizzato i soldi presi dall’Unhcr per pagare il passaggio clandestino sui barconi attraverso il Mediterraneo».

Nelle ultime 48 ore la Marina ha soccorso in mare e trasferito in Sicilia 317 migranti in gran parte di origine subsahariana, che rincorrono il fittizio Eldorado occidentale soprattutto per motivi economici. Non solo: un gruppo di profughi siriani ha denunciato il furto dei loro averi, compresi gioielli, a bordo delle nostre navi militari. La Marina annuncia che sono state aperte tre inchieste e ricorda che nell’operazione di trasbordo dei migranti l’ordine è effettuare «un accurato controllo operato dal team brigata Marina San Marco e dal personale femminile di bordo, avendo cura di restituire gli effetti indossati e ritenuti non pericolosi agli interessati senza operare nessuna sottrazione». Se la denuncia fosse vera sarebbe un’ignominia per un’operazione umanitaria. Se i siriani mentissero, andrebbero rispediti a casa a pedate. Ambedue le ipotesi aggiungono ulteriori punti di domanda su Mare nostrum. Soprattutto tenendo conto che dovrebbe essere la Libia ad intervenire contro l’ondata umana diretta in Europa. Mercoledì notte, per la prima volta dall’inizio di Mare nostrum, la guardia costiera di Tripoli ha tratto in salvo un barcone con 84 migranti bloccato al largo da un guasto. Tutte le persone a bordo sono state riportate in Libia nel porto di Zawia. Ieri il premier libico Alì Zeidan ha annunciato l’avvio “di un sistema elettronico di controllo dei confini con l’aiuto del know-how italiano, sia dal punto di vista tecnico che operativo”. Un contratto della Selex Es del gruppo Finmeccanica chiuso ancora con Gheddafi, ma bloccato dalla rivolta. Radar e sensori controlleranno la frontiera meridionale compresa quella con l’Algeria e la Tunisia per intercettare i clandestini, oltre che terroristi e traffici di droga o armi.

Come valutare l’«efficacia» della Chiesa

Alcune profonde e semplici considerazioni sulla sempre ricorrrente tentazione di valutare la santità della Chiesa secondo parametri efficientistici. di Henri de Lubac La difficoltà in certi spiriti si fa più viva, e la sofferenza, in certe anime, più acuta, quando si crede di dover costatare che, malgrado tutti i possibili sforzi di adeguamento, per effetto […]

L’inflazione che verrà

 Da Libero Quotidiano.it del 31.10.2013

Buste paga stellari

Gli stipendi alla Camera: Segretario da 400mila euro, gli elettricisti da 136mila

Pubblicate tutte le cifre: gli stipendi si allineano, verso l’alto. Un barbiere a fine carriera porta a casa 135mila euro l’anno. Poi tutti i bonus…

Basandoci sulle evidenti disuguaglianze esistenti tra chi lavora di braccia, e quanti sopra, e a prescindere dai meccanismi che metterà in campo l’Europa, in un prossimo futuro bisognerà attenderci una forte inflazione che pareggi il conto. L’inflazione s’innescherà a partire dal basso, lasciando escluse per un pò di anni le categorie di cui sopra, le quali, invece, verranno lasciate al palo. Infatti, non può reggere all’usura del tempo una situazione del genere. Non è più possibile tollerare che tra le due categorie ci sia una così forte e stridente diseguaglianza. Oltretutto, trattandosi di categorie protette, e con posti di lavoro garantiti a vita, le masse dei lavoratori contribuenti non potranno più tollerare che costoro guadagnino così tanto di più rispetto ad uno qualunque di loro. E’ palesemente ingiusto. E poichè la politica non fa nulla per ridurre quei costi, allora, per pareggiare i conti, volenti o nolenti s’innescherà un’inflazione del tipo anni ’80, periodo dell’inflazione galoppante, quando la moneta perdeva di valore oltre il 20 percento all’anno.
 
Una casa nuova di tre locali, che qui in un paese dell’hinterland milanese, all’inizio di quel decennio costava si e nò 15 milioni di lire (circa 7.500 euro), a fine decennio costava già almeno 70 milioni (circa 35.000 euro). Ed il meccanismo inflattivo non si arrestò con la fine di quegli anni. Ora, sia pur costruita con nuovi criteri e nuove tecniche, per una casa nuova di tre locali qui nell’hinterland milanese ci vogliono almeno 300.000 euro. Con buona pace di tutti. E mentre noi discuteremo di queste cose, e ragioneremo del fatto che a questi prezzi più nessuno le comprerà, anche a causa di questa prolungata crisi, il mondo di fuori andrà avanti lo stesso. I costi, e di conseguenza i prezzi aumenteranno comunque, e a prescindere da tutto. E fra trent’anni i prezzi delle case saranno almeno di cinque volte quelli attuali, in contrasto a qualunque genere di ragionamento logico contrario. Sta tutto nella natura delle cose.