27 novembre, Dies Irae

Il 27 novembre 2013 potrebbe essere una data da ricordare con infamia, come l‘8 settembre 1943.
Per il 27 novembre, infatti, il senato ha fissato la votazione che potrebbe sancire la decadenza da senatore del Leader del Centro Destra, votato anche nel 2013 da dieci milioni di Italiani.
La sinistra, incapace di batterlo con il voto democratico, è così andata a rimorchio dei magistrati costretti a condannarlo per toglierlo di mezzo e applicando retroattivamente, con un abuso del diritto, una norma sanzionatoria e, con un altro abuso del diritto, decidendo per il voto palese in aula.
Da quel che si legge, Berlusconi pare speri ancora su interventi di Napolitano e Letta per continuare a fare quello che gli abbiamo chiesto di fare in dieci milioni.
Credo debba togliersi ogni illusione e decidersi, una buona volta, a passare all’opposizione capeggiando, da Arcore o dalla prigione non ha importanza, un durissimo ostruzionismo parlamentare che impedisca l’approvazione di leggi aberranti come l’istituzione di reati di opinioni quali l’omofobia o il negazionismo, la rapina dei risparmi con l’aumento della tassazione sugli interessi o l’esproprio delle case con una tassa senza sottostante come l’imu o comunque la si voglia chiamare.
Il 27 novembre sarà il giorno dell’ira, ma già adesso i nostri parlamentari possono dare i primi, forti segnali di quel che potrà accadere.



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Una classe di stranieri

In una scuola di Bologna, prima media, è stata composta una classe formata esclusivamente di 
stranieri
che non parlano l’Italiano
arrivati da noi per i famigerati “ricongiungimenti”.
Sono insorte le “anime belle” della sinistra per protestare al grido di “così non li integriamo” e, nelle parti apparentemente più riflessive, con la denuncia “così non imparano l’Italiano“.
Allora sgombriamo il campo da ogni ipocrisia.
Per quale ragione dobbiamo pagare i ricongiungimenti degli stranieri, quando chi arriva non produce e non sa neppure la nostra lingua ?
Perchè dobbiamo spendere i (pochi) soldi delle nostre scuole per insegnare l’Italiano ai figli degli immigrati ?
Perchè dovremmo, per far imparare meglio l’Italiano a degli stranieri, rallentare il programma di apprendimento dei nostri figli che, se fossero in una classe mista, disimparerebbero anche quel poco che possono imparare dalla Famiglia ?
Non mi piace l’ipocrisia che circonda l’agiografia dell’immigrato e non credo che siano soldi spesi bene quelli che vengono utilizzati per i ricongiungimenti.
Non so quanto, nella Bologna comunista, potrà resistere il preside che ha avuto il coraggio di difendere il diritto all’apprendimento dei nostri figli, rimuovendo dalle loro classi chi quell’apprendimento ostacolava, ma spero che gli venga riconosciuto il merito di aver aperto uno squarcio nel cupo conformismo immigrazionista.



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Fuori i tecnici dai governi

Il caso che coinvolge la Cancellieri è solo l’ultimo tassello di una presenza tanto ingombrante, quanto inutile: quella dei “tecnici” al governo.
Gente priva di consenso popolare, chiamati alla guida di un ministero in base ad una percezione di competenza in materia, ma che non si sa bene a chi rispondano, visto che del Popolo non si interessano, snobbando ripetutamente il dovere di presentarsi con la propria faccia per ottenere voti.
E quando lo fanno, Monti docet, il flop è inesorabile e senza appello.
Anche la loro “competenza” appare sopravvalutata, come ha dimostrato sempre il Monti con un governo interamente di “tecnici” che ha saputo fare solo quel che riuscirebbe anche qualsiasi passante di limitato intelletto: aumentare le tasse.
Eppure questa aura del “tecnico” continua a mietere vittime e così vediamo che nel governo Letta tre ministeri di grande rilevanza invece di essere attribuiti a politici che si avvalgano dei tecnici per predisporre gli atti legislativi e gli studi sui quali decidere, sono affidati a personaggi che non si sa bene a chi rispondano.
Saccomanni all’Economia è il caso più eclatante, anche se un sospetto sul suo referente, anzi sulla sua referente, io l’avrei.
La Cancellieri ormai è stata rivoltata come un calzino dalla stampa e continua a ricoprire il ruolo di ministro della Giustizia.
Infine abbiamo lo statistico, Giovannini nientepopodimeno che al Lavoro, cioè un contabile là dove si parla di vite, di persone.
Non sarebbe il caso di rimpiazzarli con un politico ?
E visto che si parla di governo delle larghe intese con tre soggetti primari, ecco che non sarebbe difficile sostituire i tre ministri con altrettanti parlamentari, che rispondano delle loro azioni al Popolo perchè sanno di doversi ripresentare al voto, uno per ciascuno dei partiti di governo.
E se Saccomanni, la Cancellieri e Giovannini vorranno rendersi utili, potranno farlo anche da direttori generali dei ministeri.



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ECTR, l’occhio che uccide i popoli



Siamo ad un nuovo terrificante acronimo : l’ECTR. Ovvero Il Consiglio Europeo per la Tolleranza e la Riconciliazione. Sì, avete letto bene. Ed è fin troppo facile fare dei raffronti col Ministero dell’Amore di orwelliana memoria la cui funzione era quella di controllare i membri del partito e di convertire i dissidenti alla sua ideologia, dotato pure di una polizia politica, la psicopolizia, che interveniva in ogni situazione sospetta di eterodossia e di deviazionismo (oggi si direbbe di “negazionismo” e “revisionismo”). Non sto scherzando affatto: la realtà supera la finzione letteraria. Leggete quanto segue e tenetevi forte.

Il Consiglio Europeo per la Tolleranza e la Riconciliazione ( ECTR ) lanciato sotto la guida del presidente polacco Aleksander Kwasniewski e Moshe Kantor, presidente del Congresso Europea Ebraico, ha chiesto l’istituzione di organismi di sorveglianza per monitorare direttamente il comportamento intollerante di certi cittadini e gruppi.

Siamo ancora una volta al linguaggio newspeak di Orwell, laddove tolleranza sta per repressione e riconciliazione sta per guerra ideologica, e  guerra di propaganda senza quartiere. Impariamo a decifrarla questa neolingua, perché queste orripilanti mistificazioni, sono ormai all’ordine del giorno. 

Il Consiglio, che comprende i presidenti della Repubblica Ceca, Slovenia, Albania, Lettonia e Cipro, e i primi ministri della Spagna e della Svezia, ha presentato la proposta in un rapporto consegnato alla Commissione per le Libertà Civili del Parlamento Europeo ( LIBE ). 
Il ECTR ha chiamato la sua proposta “Statuto Nazionale per la promozione della tolleranza” e lo ha , pubblicato con il titolo “Proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall’età o dall’orientamento sessuale”.
L’ECTR richiede la messa al bando delle ”diffamazioni di gruppo” cioè ”commenti diffamatori fatti in pubblico e rivolti contro un gruppo … o dei suoi membri , al fine di incitare alla violenza , ridicolizzarlo o sottoporlo a false accuse“. Vengono considerati diffamatori anche commenti offensivi rivolti a gruppi in tempi (un’altra epoca storica) e luoghi diversi (al di là dei confini dello Stato)”.
Saranno inoltre soggetti a sanzioni penali i “crimini di odio“, che prevedono non solo “incitamento alla violenza”, ma “una palese approvazione di una ideologia totalitaria, della xenofobia o dell’antisemitismo”.
“I membri dei gruppi vulnerabili e svantaggiati “, aggiunge , ”hanno diritto a una protezione speciale” in aggiunta alle normali protezioni legali offerte da parte dello Stato. Questa “protezione speciale … può implicare un trattamento preferenziale ”per quelli individuati come ”vulnerabili ”.
Il fine è quello di prendere “azioni concrete per combattere l’intolleranza, in particolare al fine di eliminare il razzismo, pregiudizi di colore, la discriminazione etnica, religiosa, ideologie totalitarie, la xenofobia, l’antisemitismo, anti-femminismo e l’omofobia”.

Riprende la notizia in oggetto anche il sito Infowars di Alex Jones con un articolo dal titolo.
L’Unione Europa sta monitorando i cittadini intolleranti.

“Una proposta spaventosa attualmente all’esame del Parlamento europeo avrebbe dato mandato  ai governi di controllare i cittadini ritenuti “intolleranti” e potrebbe anche portare ad un divieto di ogni critica dell’Islam e al femminismo”. 

E ancora: 
“Scuole a partire dal livello elementare saranno imposte dal governo a “introdurre corsi di incoraggiare gli studenti ad accettare la diversità e la promozione di un clima di tolleranza per quanto riguarda le qualità e le culture degli altri.”

Ecco nel dettaglio il paragrafo relativo alle sanzioni penali.
Sezione 7. Sanzioni Penali

  • I seguenti atti saranno considerati reati punibili come reati aggravati: 
  • i crimini d’odio come definiti nella sezione 1 . 
  • l’incitamento alla violenza contro un gruppo come definito nella sezione 1 . 
  • la diffamazione di gruppo come definito nella sezione 1 . 
  • la palese approvazione di una ideologia totalitaria, la xenofobia e l’antisemitismo. 
  • l’approvazione pubblica o la negazione dell’Olocausto. 
  • l’approvazione pubblica o la negazione di qualsiasi altro atto di genocidio la cui esistenza è stata determinata da una corte penale internazionale o da un tribunale. (fonte: Comedonchisciotte).

Ovviamente oltre a tutto ciò, ci sarà la messa al bando dei soliti simboli nazisti, fascisti e comunisti. Che è un po’ come voler sbianchettare surrettiziamente la storia. Putin giustamente si rifiuta di fare abiura e di dar vita a operazioni di iconoclastia  e di  cancellazione dei simboli del regime comunista in Russia, perché anche gli errori (ed orrori) della Storia, servono a comprenderla nel suo insieme. E perché la storia di un popolo, nel Bene e nel Male,  è pur sempre il suo destino. Noi Italiani, invece facciamo molto rumore e reprimende a non finire, se solo qualcuno osa proporre di intitolare una via di Roma a Giuseppe Bottai. In questo modo non saremo mai padroni di nulla: senza passato, né presente, né futuro.

Ci attendono tempi foschi, cupi e oscurantisti, e l’Occhio del già famigerato ECTR è l’occhio che uccide. Ferisce a morte la  speranza dei popoli. Ne fiacca la tempra e il loro legittimo desiderio di riscatto. Sopprime il loro spirito critico e ne uccide la ragione.  Li uccide nello spirito e nel corpo.
Che Dio ci aiuti!

Idiozie varie (politically correct) 2

La retromarcia di Guido Barilla: dopo le pubbliche scuse ai gay arrivano le iniziative sulla diversità. Le scuse non bastano. Ora il colosso di Parma ingaggia il leader mondiale Lgbt e lavora a iniziative su “inclusione e diversità” di Sergio Rame

Guido Barilla torna sui suoi passi. “Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale”, aveva detto solo qualche settimana fa scatenando accesissime polemiche da parte della associazioni gay. Polemiche tanto fereoci da obbligare l’imprenditore a una retromarcia senza precedenti. Così, a soli due mesi di distanza, ecco la storica azienda di Parma ha annunciato due iniziative su “diversità, inclusione e responsabilità sociale”. Le scuse di Guido Barilla non erano bastate. L’imprenditore era stato costretto a scusarsi per le frasi pronunciate alla Zanzara sugli spot della sua azienda. Frasi che i benpensanti avevano subito bollato come “omofobe” e che avevano spinto le comunità gay a lanciare il boicottaggio del colosso della pasta. “Sul dibattito riguardante l’evoluzione della famiglia ho molto da imparare”, aveva detto Guido Barilla. Polemica chiusa? Macchè. Le scuse, si vede, non sono state sufficienti. Così, con l’obiettivo di rafforzare il proprio impegno aziendale verso la diversità, il gruppo Barilla ha avviato alcune misure concrete su diversità, inclusione e responsabilità sociale. Già in occasione delle pubbliche scuse di Guido Barilla e dell’incontro “riparatore” con le associazioni gay, il gruppo alimentare si era impegnato “a produrre proposte concrete in tempi certi, che saranno oggetto di un successivo incontro”. Che oggi sono arrivate. “Diversità, inclusione e uguaglianza sono da tempo parte integrante della cultura, dei valori e del codice etico di Barilla. Questi si riflettono nelle politiche e nei benefit offerti a tutto il personale, indipendentemente da età, disabilità, sesso, razza, religione o orientamento sessuale”, ha affermato oggi l’amministratore delegato Claudio Colzani. “Allo stesso tempo – ha concluso – il nostro impegno è volto a promuovere la diversità perché crediamo fermamente che sia la cosa giusta da fare”. Tra le attività il nuovo “Diversity & Inclusion Board”, composto da esperti esterni indipendenti che aiuteranno Barilla a stabilire obiettivi e strategie concrete per migliorare lo stato di diversità e uguaglianza tra il personale e nella cultura aziendale in merito a orientamento sessuale, parità tra i sessi, diritti dei disabili e questioni multiculturali e intergenerazionali. Tra le persone che ad oggi hanno accettato di far parte del board si annoverano David Mixner, leader mondiale della comunità Lgbt, e Alex Zanardi, medaglia d’oro alle Paraolimpiadi.

Idiozie varie

La cultura del “no a tutto” uccide pure il divertimento. Un Paese sopraffatto dal pessimismo e dagli interessi localistici, che si arrende a scelte assurde. Cori razzisti negli stadi? E noi chiudiamo gli stadi anziché i cori di Giuseppe Marino

Aveva ragione Giuliano Zincone: per risollevare l’Italia bisognerebbe cambiarne la ragione sociale iscritta nella Costituzione: «Basta con “è una Repubblica fondata sul lavoro“», e proponeva un’alternativa: «L’Italia è un granducato che promuove il divertimento. Sarebbe post moderno -, chiosava il giornalista come ci ha ricordato Il Foglio in occasione della sua scomparsa – incoraggerebbe il turismo e rilancerebbe il Carnevale di Venezia». Un sagace motto di spirito, ma non da prendere alla leggera. Perché è inutile il mantra del rilancio del turismo e ficcarlo in tutti i triti programmi politici se poi il Paese intero ha messo all’indice il divertimento, come mostra la classifica elaborata da Trip Advisor per Il Giornale. Certo, c’è la crisi a frenare la voglia di spassarsela, ma far vivere le città anche di notte non darebbe una spintarella alla nostra scassata economia? E non solo: popolare le strade quando sono buie le rende più sicure ed è un antidoto al male di vivere che ci portiamo tutti dietro come quei pesi che si legano alle caviglie per fare esercizio. Ma così esercitiamo solo quest’umore di piombo che è la vera palla al piede d’Italia. Non è un caso che sul podio delle movide più pallide Roma e Milano salgano insieme a Parigi. Quest’estate un sondaggio globale vedeva i francesi indossare la maglia nera di popolo più pessimista sui 51 sondati dalla Gallup. E la scorsa settimana Frank Bruni, italoamericano ex corrispondente dall’Italia del New York Times, ha firmato un pezzo dal titolo eloquente: «L’Italia ti spezza il cuore». Spiegava con rammarico che abbiamo l’aria di aver fatto festa per anni ed esserci risvegliato con una sbronza triste. E il sito del quotidiano si è riempito di commenti di stranieri che vivono nel nostro Paese, tutti col tono da innamorati delusi. Vogliamo riconquistarli? Cominciamo dal combattere quest’ultima sfumatura di cultura del «no» che ci soffoca, l’effetto «nimby» che, dopo il nucleare e i termovalorizzatori, ha contagiato pure la nostra vita notturna. Possibile che non ci sia via di mezzo tra orde di ubriachi che insozzano le strade e tengono sveglio chi vuol dormire e il mortorio generalizzato? La verità è che ci stiamo rassegnando all’incapacità di gestire i grandi fenomeni. Negli stadi ci sono i cori razzisti? E noi chiudiamo gli stadi anziché rinchiudere i «coristi». La nostra classe dirigente farebbe meglio a riflettere: se in Italia dovessimo chiudere tutto quel che non funziona, in tanti vorrebbero cominciare dai palazzi del potere.

La matematica diventa opinione

Sottolinea che il ministero dell’Economia e l’Istat hanno ”opinioni leggermente diverse” e che “la differenza modesta è dovuta alle attività del processo di riforma strutturale” e “alle misure sui rimborsi del debito delle pubbliche amministrazioni“. Il ministro Fabrizio Saccomanni, a Londra per l’incontro con il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne, a differenza di quanto rilevato dall’Istituto nazionale di statistica, precisa che ”l’economia entrerà in ripresa nel quarto trimestre” di quest’anno e “l’anno prossimo”. Tuttavia, secondo l’Istat, ”la caduta congiunturale del Pil avviatasi nel terzo trimestre del 2011 dovrebbe arrestarsi nell’ultimo trimestre dell’anno in corso”. E la variazione in media d’anno risulterebbe per il 2013 ancora fortemente negativa (-1,8%). Nel 2014, il Pil aumenterebbe dello 0,7%

Secondo l’Istituto, poi, la disoccupazione continua a segnare record negativi. Dopo i dati del 31 ottobre scorso quando l’Istat ha certificato il dato peggiore dal 1977, specie riguardo i giovani, arrivano le ‘Prospettive per l’economia italiana 2013-14‘ dove si registra un’ulteriore crescita del tasso di disoccupazione che raggiungerà, secondo le stime, quota 12,1% nel 2013. Nel 2014, pur stabilizzandosi, l’aumento continuerà a causa del ritardo con il quale il mercato del lavoro segue le evoluzioni dell’economia (+12,4%). Sottolineando che il mercato del lavoro è “ancora in sofferenza”, l’Istat spiega che “nei mesi estivi la caduta dell’occupazione che ha caratterizzato la prima parte dell’anno, si è arrestata, ma la situazione del mercato del lavoro permane fortemente deteriorata“. Le previsioni dell’Istat sono quindi peggiorate rispetto a quanto contenuto nella nota precedente, diffusa a novembre (11,9% in 2013 e 12,3% in 2014), mentre risultano sostanzialmente in linea con quanto previsto dal governo nel Documento di finanza pubblica (Def): 12,2% in 2013 e 12,4% in 2014.

Per quanto riguarda il Pil, la domanda interna al netto delle scorte tornerebbe a fornire un contributo positivo (+0,4 punti percentuali) che si accompagnerebbe a un aumento marginale della domanda estera netta (+0,2 punti percentuali) e a un lieve apporto delle scorte (+0,1 punti percentuali). Il miglioramento previsto per i trimestri finali dell’anno in corso si rifletterebbe in un ritorno alla crescita delle esportazioni nel corso del 2014. In media d’anno, le vendite totali in volume aumenterebbero del 3,7%. “Le esportazioni di merci beneficerebbero di un consolidamento della crescita nelle principali economie avanzate e di un miglioramento delle condizioni di domanda nelle maggiori economie dell’area euro” spiega l’Istat. Accanto al sensibile contenimento dei prezzi all’esportazione attuato da parte delle imprese, la competitività di prezzo delle esportazioni italiane beneficerebbe sia dell’atteso indebolimento del cambio dell’euro verso il dollaro, sia degli effetti delle misure di politica economica volte al contenimento dell’incidenza degli oneri sociali sul costo del lavoro. Anche la geografia degli scambi dovrebbe operare in senso favorevole all’export del nostro Paese, che crescerebbe sostanzialmente in linea con la domanda estera di prodotti nazionali. Per il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, i dati Istat che indicano una crescita del Pil inferiore nel 2014 rispetto alle stime del governo “sono previsioni e comunque rappresentano uno stimolo per fare ancora di più, la legge di stabilità deve incoraggiare l’economia”. L’Istat, osserva il ministro, indica che “se la fiducia crescerà si arriverà a una crescita intorno all’1% quanto previsto dal governo”. “Per la prima volta – aggiunge – la legge di stabilità non taglia ma aggiunge risorse”.

Mentre, per quanto riguarda le importazioni, la riduzione nel 2013 di quelle complessive (-3,4%) rifletterebbe il marcato deterioramento delle componenti interne di domanda e la debolezza delle esportazioni (+0,3%). Gli acquisti dall’estero tornerebbero a crescere nel 2014 (+3,5%), attivati dalla ripresa delle esportazioni e dal miglioramento delle condizioni interne di domanda. Alla luce di tali andamenti, e di un’evoluzione favorevole delle ragioni di scambio, si consoliderebbe il surplus della bilancia dei beni e servizi, previsto attestarsi al 2,9% del Pil nel 2014. Date le condizioni di debolezza del mercato del lavoro, le retribuzioni per dipendente continuerebbero a mostrare una dinamica moderata (+1,4%, sia nel 2013 sia nel 2014) dovuta al blocco retributivo nel settore pubblico e alla sostanziale equiparazione tra l’andamento delle retribuzioni di fatto e quelle contrattuali. Come risultato di questi andamenti la produttività del lavoro si stabilizzerebbe nel 2013 per tornare a crescere lievemente nel 2014, mentre il costo del lavoro per unità di prodotto è previsto in rallentamento in entrambi gli anni.

Nell’anno in corso la crescita della spesa dei consumatori risulterebbe in diminuzione (-2,4%). Nel 2014, le persistenti criticità sul mercato del lavoro e la crescita limitata delle retribuzioni, impedirebbero un aumento robusto dei consumi (+0,2%). Continuerebbe l’aggiustamento dei piani di spesa delle famiglie, che, tuttavia, beneficerebbero di un moderato recupero del potere di acquisto, dovuto a un aumento del reddito disponibile associato a un incremento contenuto dei prezzi al consumo. Il miglioramento del reddito disponibile contribuirebbe anche alla prosecuzione del recupero del tasso di risparmio in atto dalla seconda metà del 2012. Nel 2014, le prospettive di una leggera ripresa del ciclo produttivo determinerebbero un recupero dei tassi di accumulazione che tornerebbero su valori positivi (+2,2%). Gli investimenti privati risentirebbero dell’allentamento delle condizioni del credito determinate anche dal pagamento dei debiti commerciali accumulati dalle amministrazioni pubbliche nei confronti delle imprese. Gli investimenti in macchine e attrezzature dovrebbero costituire la componente più dinamica, mentre il ciclo degli investimenti in costruzioni risulterebbe in lieve ripresa. Avrebbe così termine la fase di contrazione degli investimenti che ha portato nel triennio 2011-2013 a una riduzione cumulata superiore al 15%.

Festa della Vittoria

Il 4 novembre 1918, 95 anni fa, si concretizzò l’unica grande vittoria militare in terra europea dell’Italia dai tempi delle imprese delle Legioni Romane.
Fu una vittoria sanguinosa, costosa che però mostrò il meglio della Nazione Italiana, soprattutto dopo Caporetto.
Nei giorni scorsi ho visto uno di quei manifesti che vengono affissi dalle amministrazioni comunali di sinistra nelle occasioni celebrative.
Con il solito abuso del Tricolore, era scritto “4 novembre 95° anniversario della liberazione e Festa delle Forza Armate”.
Quelli non esistono se non mettono la “liberazione” anche dove non importa.
Certamente fu anche una liberazione, per Trento e Trieste, ma il termine “liberazione” è totalmente inappropriato, per quel che evoca, in riferimento al 4 novembre.
Così come è sminuire il significato della ricorrenza, ricordarla semplicemente come Festa delle Forze Armate, alle quali va comunque tutto il nostro ringraziamento e tutta la nostra riconoscenza, perché il 4 novembre è la Vittoria in guerra, nella Grande Guerra.
Ma i comunisti e affini che operano sistematicamente per imporre una neolingua e per manipolare la Storia, cercando di impedirne lo studio libero e la circolazione delle idee in ordine a fatti esclusivamente storici, non a caso cercano di sviare l’attenzione, di confondere i meno preparati con le parole come “liberazione” senza precisare da chi e perché.
Nel 1915 la sinistra era il partito socialista e i socialisti furono contro l’ingresso in guerra dell’Italia.
La sinistra non ha mai avuto a cuore i destini della nostra Nazione, anzi ha sempre agito CONTRO gli interessi nazionali e così la Vittoria del 4 novembre 1918 rappresentò uno smacco per i socialisti perché fu anche una Vittoria contro il loro internazionalismo antitaliano.
Lo si vide chiaramente al ritorno dei nostri Combattenti, offesi e aggrediti dai socialisti che, nel frattempo, approfittando della debolezza interna, avevano promosso azioni violente contro i cosiddetti “latifondisti” e i “padroni”, provocando la reazione che poi sarebbe sfociata nella nascita del Partito Nazionale Fascista e nel Ventennio.
Che preferiscano quindi parlare di “liberazione” anziché di Vittoria è comprensibile, visto che loro vanno annoverati sicuramente tra gli sconfitti del 4 novembre 1918, così come è comprensibile che non siano in grado di precisare di quale “liberazione” si tratti dal momento che dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale i comunisti, nati nel 1921 da una costola del partito socialista e che da questo hanno ereditato il testimone dell’azione antinazionale, cercarono di lasciare ai loro compagni slavi titini anche Trieste, dopo che già si erano presi territori che erano e sono Italiani come Fiume, l’Istria e la Dalmazia, massacrando migliaia di Italiani e costringendone altre migliaia alla fuga vero l’Italia dove, ancora una volta, la sinistra li accolse con insulti e offese.
I comunisti e la sinistra non hanno quindi nulla da celebrare in questo 4 novembre, anche per la condotta tenuta sempre in linea con il loro internazionalismo antitaliano dal sostegno all’Unione Sovietica moscovita a quello all’unione sovietica europea di Bruxelles ma di osservanza germanica.
Dalla adesione alla Nato, alla installazione dei missili Pershing e Cruise.
Comunque vada la sinistra è sempre schierata contro gli interessi nazionali, a remare contro la crescita di uno spirito Nazionale, Sovrano, Indipendente.
Come vediamo sin nelle cronache dei giorni d’oggi con il sostegno continuo al meticciato incombente sull’Italia attraverso l’immissione di milioni di immigrati sulla nostra Terra.
Il 4 novembre, quindi, tra le tante ricorrenze che si celebrano in Italia, non potrà mai essere compreso, né appartenere alla sinistra proprio perché rappresenta e simboleggia il contrario della battaglia politica di ieri e di oggi della sinistra italiana costringendola a manipolare la Storia, a riscriverla per accreditarsi anche eventi che non solo non le appartengono, ma sono in constrasto con la sua stessa essenza.
Ma finchè resterà qualcuno che si ricorda del vero significato della celebrazione, la sinistra è destinata a continuare ad essere sconfitta.
Viva il 4 novembre, Festa della Vittoria !

ANNI PRECEDENTI:

4 novembre 2005 4 novembre Festa Nazionale

4 novembre 2009 Non passa lo straniero
4 novembre 2010 4 novembre nella memoria




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