Chiesa Cattolica e omosessualità

Il luogo comune è oggi il peggior nemico del cristianesimo: esso si diffonde a macchia d’olio, come una malattia il cui contagio avviene per trasmissione orale. Di bocca in bocca l’errore travestito da buonsenso circola nelle piazze, negli uffici, nelle case, e trova spesso il povero cattolico assolutamente impreparato. Come un lupo vorace si mangia […]

Ricordiamoci questi nomi

Libero ha pubblicato i nomi di 24 senatori che hanno sottoscritto un documento a sostegno della manovra di Letta che porta più tasse, depreda i risparmi (tassa sui depositi titoli) ed mira ad espropriare le case degli Italiani.
Riporto in calce i ventiquattro nomi, perchè non li dimentichiamo, soprattutto se, cambiando la legge elettorale, la loro elezione dipenderà dal nostro voto.
Non dobbiamo dimenticarli, come non possiamo dimenticare i nomi di Gianfranco Fini e di Mario Monti che si vantano di aver impedito al Cavaliere di governare.

Ecco la lista dei 24 secondo Libero:

Piero Aiello, 
Andrea Augello, 
Antonio Azzollini, 
Laura Bianconi, 
 Giovanni Bilardi, 
Antonio Stefano Caridi, 
Federica Chiavaroli, 
Riccardo Conti, 
Francesco Colucci, 
Luigi Compagna, 
Nico D’Ascola, 
Claudio Fazzone, 
Roberto Formigoni, 
Antonio Gentile, 
Carlo Giovanardi, 
Marcello Gualdani, 
Giuseppe Marinello, 
Bruno Mancuso, 
Paolo Naccarato, 
Giuseppe Pagano, 
Maurizio Sacconi, 
Francesco Scoma, 
Salvatore Torrisi, 
Guido Viceconte



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Pronti per altri prelievi forzosi?

Un commento: “Quando ero un ragazzo, esistevano lo stato, la provincia e il comune. La mutua era completamente gratuita, si andava in pensione con 35 anni, il debito era al 40%, si faceva un mese di vacanza e si sorrideva. Poi sono arrivate le regioni, l’europa, la globalizzazione e l’euro. E la m… è salita fino alle orecchie. Però i cetrioli sono certificati!”
Ue, allarme di Barroso: “A novembre finiremo i soldi per i finanziamenti”. Il presidente della Commissione avverte il numero uno dell’Europarlamento che senza un accordo non sarà più possibile erogare i fondi. Lo scoperto è dovuto a mancati introiti doganali, con un buco di 2,7 miliardi che ora Bruxelles chiede agli Stati di riempire immediatamente

Senza un accordo da metà novembre la Commissione Ue “non avrà più i soldi per pagare” le fatture con cui vengono erogati i finanziamenti europei, fondi strutturali compresi. E’ l’allarme lanciato dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso, in una telefonata fatta stamane al presidente dell’Europarlamento Martin Schulz. A dare conto della telefonata e dell’urgenza della questione sollevata da Barroso è stato lo stesso Schulz aprendo la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. “Barroso mi ha telefonato e informato che a metà novembre non avrà più soldi per pagare le fatture attraverso cui vengono erogati i finanziamenti Ue”, ha detto, sottolineando che “siamo arrivati fin qui perché gli Stati membri non hanno rispettato i loro impegni”. Per approvare in tempi rapidi un bilancio rettificato, il presidente del Parlamento ha quindi proposto una riunione straordinaria della commissione bilancio per domani e, qualora i nuovi conti venissero approvati, il via libera della plenaria mercoledì o giovedì. Lo scoperto è dovuto a mancati introiti doganali causati dalla crisi, con un buco di 2,7 miliardi che ora la Commissione Ue chiede agli Stati di riempire immediatamente. Fino ad ora si attendeva, su pressioni di Berlino, di modificare il bilancio una sola volta, includendo i 2,7 miliardi, i 3,9 miliardi aggiuntivi proposti proprio dagli eurodeputati e non ancora stanziati, oltre ai 400 milioni destinati a compensare i danni subiti dalle alluvioni. L’allarme della Commissione potrebbe ora scorporare il pacchetto, con il Parlamento che teme di veder così rimandato lo stanziamento aggiuntivo di 3,9 miliardi. “Come può la Commissione scoprire venerdì pomeriggio che non ha più soldi? E’ incredibile”, è la battuta finale del capogruppo dei verdi, Daniel Cohn Bendit. Mentre per il leghista Mario Borghezio “suona come un cattivo presagio sul futuro di questa Europa. Gli elettori premieranno le nostre forze cosiddette populiste, che hanno avuto il merito di denunciare profeticamente i guasti economici, sociali e finanziari del moloch di Bruxelles”.

Maradona è megl e Berlusconi

maradona-berlusconi

Infatti è un conto giudicare evasore un povero cristo bistrattato dalla giustizia, dalla sanità, dalle istituzioni, dall’economia mondiale; altro caso è giudicare un Maradona – che a quando dice ha sempre lasciato fare ai suoi manager e ai presidenti delle squadre di calcio (ma questo si verificherà nell’eventuale processo a suo carico)

Ipse dixit: "la luce in fondo al tunnel…."

Tutti ricordiamo le esternazioni di Monti (non ne ha azzeccata una) di qualche tempo fa, quando era al governo a dire che “già si vedeva la luce in fondo al tunnel” della crisi.
Qui sta andando tutto a rotoli. 
E non importa cosa blaterino gli Istituti di Statistica, quando pretendono che ci esaltiamo per un + 0,3 che non significa affatto “ripresa”, ma stagnazione.

Oggi,  riporta E-tv,  
Gabriele Morelli del CNA Emilia Romagna, risponde a tono alle formulette montiane:
“La luce in fondo al tunnel è…IL FANALE DEL TRENO contro cui stiamo andando a sbattere!”
Esatto, una fatale tranvata,
la “luce” è il fanale anteriore della locomotiva che sta per piombarci addosso e travolgerci. 

Josh



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Fondo salva-stati, italia e germania

L’Italia compra i Bund e finanzia Berlino. La Germania approfitta del fondo salva-Stati pensato per i paesi in difficoltà

Sembra incredibile ma è vero: il fondo «salva-Stati» Esm, creato per sostenere i Paesi europei in difficoltà, sta di fatto finanziando la già ricca Germania, che in base a un recente studio creerà nel 2014 500mila nuovi posti di lavoro. E l’indebitatissima Italia partecipa generosamente a questo paradossale finanziamento. Il meccanismo è il seguente: l’Esm raccoglie la gran parte dei 700 miliardi di deuro di cui dispone attraverso l’emissione sul mercato di bond, ma è il capitale versato direttamente dai diciassette Paesi di Eurolandia a costituire la sua base. Dietro Germania e Francia, che sono i due principali finanziatori con quote rispettivamente del 27,2 e del 20,4 per cento del totale, c’è proprio l’Italia, che contribuisce con un totale di oltre 125 miliardi, pari a una quota del 17,9 per cento. I contributi all’Esm ci sono costati quest’anno 11,4 miliardi di euro, e l’anno prossimo ne verseremo ben 14,3. Cosa viene fatto di tutti questi soldi? Vengono investiti, e per fare ciò si acquistano titoli «di alta qualità» (niente titoli italiani e spagnoli, perché hanno un rating insoddisfacente): quindi, in gran parte, i sicurissimi Bund tedeschi. Con una seriedi effetti sconcertanti. Prima di tutto, viene finanziato lo Stato tedesco con i soldi dei Paesi più poveri dell’Europa del Sud (che complessivamente contribuiscono all’Esm per oltre un terzo del capitale totale). Poi questi stessi Stati subiscono la beffa di non poter attingere al fondo salva-stati per sostenere le proprie banche, in base proprio alla pretesa tedesca, espressa dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, di non usare i fondi Esm per aiutare le banche in difficoltà prima che i loro creditori abbiano subito perdite in proporzione. E ancora, il massiccio acquisto di titoli di Stato tedesco da parte dell’Italia non fa che accrescere il famigerato spread, e con esso lo svantaggio competitivo per le aziende del nostro Paese. È già molto, ma non è tutto. Perché la Germania icassa denaro italiano anche da un’altra via. Sono i rendimenti dei 100 miliardi di Btp italiani provvidenzialmente (per noi: hanno salvato i nostri conti pubblici) acquistati dalla Banca Centrale Europea nel 2011. L’Italia ha onorato cedole per oltre 10 miliardi, e un terzo di quel guadagno della Bce finisce alla Bundesbank tedesca, che ne è il socio principale.

Non aumenteranno le tasse…

L’esproprio di Letta sui piccoli risparmi: salasso pure per i Bot. La legge di Stabilità arriva oggi in Senato. Ennesimo ritocco dell’imposta sul dossier titoli: così il governo vuole fare cassa ai danni delle famiglie. Esenti gli investimenti sotto i 17mila euro: pagano ancora il minimo. È contenta solo la Cgil di Antonio Signorini

Roma – Nessuno osa pronunciare la parola Bot, perché i titoli di Stato restano un tabù e solo evocare una tassa che intacchi il risparmio più antico e meno speculativo rischia di provocare reazioni difficili da controllare. Ma la sostanza c’è e non da oggi. La legge di Stabilità approvata la settimana scorsa dal governo e che oggi inizia il percorso parlamentare, incrementa la «imposta di bollo su comunicazioni relative a prodotti finanziari». La tassa c’era già e con il decreto montiano «Salva Italia» era stata incrementata dallo 0,1 per mille allo 0,15. La versione definitiva della legge che approda oggi al Senato la porta allo 0,2 per mille a partire dal 2014. Il governo ha preferito inasprire il bollo sugli investimenti all’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie di due punti percentuali, inizialmente inserito nelle legge. Paradossalmente, una misura che avrebbe risparmiato i titoli del debito pubblico italiano. Il balzello sulle comunicazioni, invece, include quasi tutte le forme di risparmio. Le azioni, le obbligazioni. Non c’è una esclusione esplicita per Bot, Cct, Ctz. Era stata proposta nei giorni scorsi, ma è stata esclusa per ragioni di copertura. Restano i limiti della legge già in vigore, come l’esclusione dei fondi pensione e sanitari. Sono compresi anche i buoni fruttiferi postali, per i quali vale però una franchigia di 5mila euro. In generale, sono esclusi gli investimenti complessivi sotto i 17.100 euro, che continueranno a pagare l’imposta minima annuale di 34,2 euro. L’aggravio del dossier titoli è una delle voci più importanti delle coperture. Vale, secondo il comunicato del governo che risale al giorno del Consiglio dei ministri, 900 milioni di euro. Nella relazione tecnica la cifra è calata a 527 milioni di euro. Possibile che questo sia uno dei capitoli della legge che il Parlamento modificherà. Ieri il presidente della Repubblica ha dato il via libera al testo, fresco di bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato. Oggi approda a Palazzo Madama, con le comunicazioni del presidente Pietro Grasso. Il centrodestra si appresta a dare battaglia sul fisco, in particolare quello che grava sulla casa. Ma anche sull’imposta sul risparmio potrebbero emergere proposte di maggioranza. Ufficialmente, tutti sono contrari a tassare i titoli di Stato, nessuno parla di questo inasprimento che, anche se non tocca direttamente i Bot, colpisce il «contenitore» nel quale il risparmiatore è obbligato a tenerli. Così com’è, la misura rischia di accontentare solo Susanna Camusso. Solo il segretario generale della Cgil si è schierata ufficialmente per tassare i titoli di Stato.

Quanto ci costano gli immigrati ?

Marine Le Pen sta ottenendo un consenso crescente in Francia perchè sostiene, tra l’altro, che i soldi dei francesi devono aiutare i francesi e dice che il costo degli immigrati arriva ad un miliardo di euro.
In Francia, però, non hanno necessità di salvare, andandoseli a prendere in mare aperto, i clandestini, ospitarli dando loro vitto e alloggio, cure e vestiti.
Non è quindi peregrina l’idea che il costo degli immigrati in Italia possa essere anche doppio: due miliardi di euro.
Se poi ci aggiungiamo le case popolari loro assegnate senza tenere in alcun conto il diritto degli Italiani e le proposte assurde che la Chienge sforna per i suoi simili ma sempre a carico del portafogli degli Italiani, vediamo come una mezza manovrina potrebbe essere recuperata dall’azzeramento di tale capitolo di spesa.
Una mezza manovrina che consentirebbe abbondantemente di non pagare la seconda rata imu sulle prime case.
Ci pensi Forza Italia/PdL …


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Vittoria Rossoblù contro il Modena Rugby

http://www.flickr.com/photos/54282112@N03/10385389224/in/set-72157636763728384/

Bologna (20/10/2013), Bologna Rugby 1928 vs Modena Rugby

Una vittoria netta per il Bologna Rugby 1928 contro il Modena: 39 a 0.

Ben sei le mete realizzate dai Rossoblù nella prima partita in casa: con iniziative veloci e predominanza in mischia.

Il Modena ha tentato di far vedere i muscoli, soprattutto nella primissima parte del primo tempo quando il Bologna viene ipotecato nella propria metà campo costretto dagli ospiti ad un gioco di strenua difesa.

Ma di lì a poco il Bologna cambia atteggiamento: seguono due azioni gemelle con cui si realizzano due mete in successione.

Il secondo tempo si apre in maniera noiosa: i tanti errori in attacco ed azioni di difesa da entrambe le parti.

Ma i padroni di casa sbloccano il risultato: una bella meta di forza al ventesimo del secondo tempo.

E poi un’altra dopo pochi minuti.

A tempo ormai scaduto, un’altra azione che sorprende la difesa e porta l’ultima meta.

Avanti così: quarto posto in classifica