Lo scouting autorizzato (facce come culi)

Letta: “Sia chiaro, oggi c’era comunque la fiducia”. A Montecitorio il premier minimizza il voto di fiducia del Pdl. E avverte: “Il governo ha bisogno che non ci siano ricatti” di Raffaello Binelli

Incassata la fiducia a Palazzo Madama, per Enrico Letta la strada a Montecitorio è in discesa. Il presidente del Consiglio si toglie un sassolino dalle scarpe e sottolinea che la fiducia ottenuta al Senato “sia chiaro che è un risultato che ci sarebbe stato comunque, per essere chiari in fondo”. E dunque anche senza il sostegno improvviso di Berlusconi. Letta tiene a precisarlo, con un pizzico di orgoglio, nel suo intervento alla Camera. Dunque “è importante che siamo qui, più forte e coesi, a patto che sia chiaro che il risultato sia un voto come lo intendo io, rispetto al quale intendo lavorare mantenendo fermo il punto della separazione tra governo e giustizia”. Dopo una settimana in cui “alcuni dentro la maggioranza hanno detto esplicitamente che preferivano il voto anticipato a fine novembre”, che sarebbe stato “un errore”, “ora siamo qui per riprendere il filo più forti e coesi”. E insiste con malcelato orgoglio: “L’Italia ha bisogno che non ci siano più ricatti, tipo ‘o si fa questo o cade il governo’, anche perché si è dimostrato che il governo non cade”. In un passaggio del suo discorso Letta cita il Santo Padre: “Metteremo al centro le parole che Papa Francesco ha pronunciato a Lampedusa sul tema dell’immigrazione”. Impassibili i deputati seduti tra i banchi del centrodestra. Applausi, invece, dal centrosinistra. “Si lavorerà con una maggioranza politica coesa – puntualizza il presidente del Consiglio – se questa maggioranza è diversa dalla maggioranza che mi dà fiducia, lavorerò lo stesso con la maggioranza politica. È essenziale che ci sia chiarezza”. Letta sottolinea l’importanza del voto di fiducia del Parlamento al governo: “Chi aveva sfiducia nei confronti del governo e nel presidente del Consiglio pensava che non sarei mai venuto qui. Quando dico non avrei governato a tutti i costi lo penso veramente, e quando a partire dalla settimana scorsa è stato chiaro che non si poteva andare avanti da parte mia non c’era altra possibilità che chiedere un chiarimento senza se e senza ma e che poi il Parlamento decidesse se appoggiare il governo o no”.

Il governo e la maggioranza, insiste il premier, dovranno dimostrarsi in grado di “dare risposte agli italiani”, altrimenti sarà Letta il primo a trarre le conseguenze: “Se non siamo in grado di dare risposte agli italiani non ci sono margini perché questo governo stia in piedi. Sono io il primo a tirare le conseguenze, come ho dimostrato quando ho deciso di venire qui in Parlamento senza avere nessuna certezza sulla fiducia”. E aggiunge: “Ho fatto l’elogio della stabilità, su questo sono spesso preso in giro. Ma vorrei ricordare cosa ha significato per il nostro paese la stabilità politica…”. Il premier ricorda che gli anni del “miracolo economico” hanno coinciso con un periodo di stabilità politica in Italia (“Abbiamo avuto tre primi ministri”) mentre “poi si è succeduto praticamente un governo all’anno, e anche quest’ultimo ventennio abbiamo avuto 14 governi. Nello stesso periodo in Germania hanno avuto tre cancellieri. Insisto su questo punto”. Letta finisce il suo intervento alla Camera e fa con le dita il segno della “V”  di vittoria. Poi, davanti alla lunga standing ovation di Pd e Sc (immobili i deputati di Sel, M5S, Lega e Pdl) il presidente del Consiglio fa un vistoso inchino, rivolgendosi anche ai banchi del Pdl. Una forte e prolungata stretta di mano, con le braccia tenute bene in vista, del vicepremier Angelino Alfano al presidente del Consiglio, al termine del suo intervento nell’aula di Montecitorio sul voto di fiducia al governo.

Il colpo di scena delle imbecillità

Ecco, ora sarebbe il caso che qualcuno, a noi che eravamo di centrodestra, ci venga a spiegare come mai si continua a governare con chi è convinto che si è il male assoluto. No, così, giusto per… e che sia una scusa che regga tutta ma proprio tutta l’impalcatura. Ho comunque deciso (giacchè non ci saranno MAI spiegazioni credibili) che la mia tessera elettorale la terrò per ricordo MA non andrò mai più alle urne.

Il governo NapoLetta succede a se stesso

Una cialtronata come questa non si era mai vista. Si fa perfino fatica a descriverla e sintetizzarla, tanto  è squallida e deprimente. Letta2 che succede a Letta1. Scrivo mentre nell’aula del Senato è in corso il dibattito parlamentare (lungo, noioso, prolisso), il cui esito è già scontato. Dietro alle quinte di questa sceneggiata, c’è sempre lui, il Grande Vecchio plenipotenziario ovvero Vecchia Napoli, il peggior presidente della repubblica della storia di questo sventurato Paese.
Ormai è chiaro che si consuma la scissione e lo spacchettamento del fu PdL. Ieri notte le ultime camarille, le ultime concitate consultazioni tra Alfano e Berlusconi, con un Lupi  già gongolante a Porta a Porta. Che succede?
Vecchie storie!voltagabbana e cambiacasacca che dopo essere stati ben pasciuti dal loro Satrapo, gli si rivoltano contro, insufflati opportunamente dai poteri marci. L’indegna pagliacciata nella pagliacciata  dei pidiellini dette “colombe”, non ha pari. Alfano, Lupi, Quagliariello, Giovanardi, Cicchitto & Co  sono stati comprati dal PPE ue, che vuole scaricare il Caimano e pretende due partiti “moderati”  del tutto simili e omologhi  (Pd e PdL)  alla maniera della GB o come in Germania dove, grazie alla poca differenza tra i due maggiori partiti si possono fare le Grosse Koalition, detti governi d’emergenza.  Firmare e consegnare  una lettera di dimissioni per poi pentirsene  qualche ora dopo,  è  stata una buffonata nella già conclamata cialtronaggine.
Per il resto, il governo Napo-Letta 2 (la vendetta) si farà. Si farà perché lo vuole la krukka Culona che fa il tipo sfegatato per Enrichetto, lo vuole Van Rompi, Draghi, Kapò-Schulz e pure l’Abbronzato della Casa Bianca che ora è alle prese col suo “shutdown” e cerca nuovi Alleati-vassalli a cui spillare un po’ di soldi. Lo vogliono i cosiddetti “mercati finanziari” ovvero le Bische che scommettono già sulla ricostituzione del Letta2. Si farà perchè l’Italia non è la Grecia ed è troppo grande per fallire (too big to fail).  E se andiamo a gambe all’aria noi, vanno a casa tutti i 27 stati-membri.
 
I cosidetti “mercati” sono tutti con Aspen-Letterberg: “La Borsa punta su scissione del Pdl e Letta bis. Balzo del 3 per cento, tiene lo spread. (che stamattina torna a scendere). Accelerazione dopo l’incontro tra premier e vicepremier. Piazza Affari la migliore in Europa”. Lo scrive anche la Repubblica dello Scudo Rosso.

Ma l’indegna pagliacciata dei pidiellini dette “colombe”  (pare che siano 25) che svolazzano last minute, verso il governo dello ius soli e del reato di omofobia, dell’ orgia di tasse ammazza-industrie e ammazza famiglie, della svendita dei nostri migliori gioielli industriali e artigianali made in Italy, è qualcosa di cui non si sentiva proprio la necessità.
A movimentare l’aula, anche una dissociata (ex)grillina che consuma il suo parricidio in diretta, contro Padre Beppe Padrone. Urla, vociacce, canea da stadio quando  la cambiacasacca a 5 stelle  annuncia la sua intenzione di dare la fiducia al Letta 2. Tutto il mondo è paese e ogni partito o movimento alla fine nasce col peccato d’origine di averci i suoi cavalli di Troia interni: c’est la vie.

Ultimo atto dello spettacolo Grand Guignol,  potrebbe essere ( ma qui il condizionale è ancora d’obbligo) il Cavaliere stesso, appena pervenuto a Palazzo Madama  col volto cupo, ad assistere al suo defenestramento,  che ritratta sé stesso per non perdere quel che resta del partito, e magari potrebbe pentirsi e dissociarsi da sé stesso votando la fiducia.  Scusate ma qui al ridicolo e al grottesco, non c’è più alcun limite.
Pensate un po’, come e quanto siamo liberi e sovrani! A quando i forconi?!?

Pubblicato alle 11, 18 Am, quando ancora era in corso il dibattito parlamentare al Senato

Che Dio ci aiuti

Subito dopo il discorso di Enrico Letta sono iniziate al Senato le dichiarazioni di voto. Il primo a parlare è stato Pier Ferdinando Casini che si era intrattenuto qualche istante con Silvio Berlusconi vicino al banco della presidenza alla fine delle comunicazioni del presidente del Consiglio; dopodichè il Cavaliere è uscito dall’Aula con Denis Verdini mentre il leader dell’Udc ha raggiunto i colleghi del suo gruppo.  “Obbedisco”, ha poi detto il leader Udc al presidente del Senato, Pietro Grasso, quando ha, di fatto, negato una sospensione di seduta dopo le comunicazioni del premier Enrico Letta all’aula di palazzo Madama. “Mi permetto di suggerire una sospensione dei lavori d’aula, visto che il gruppo del Pdl ha lasciato l’emiciclo per riunirsi e sarebbe opportuna una riflessione per tutti”. “Prosegua senatore” si è limitato a replicare Grasso, suscitando la risposta garibaldina di Casini. “Ci sarà un amplissimo consenso” al governo, “mi auguro che l’ampiezza non penalizzi la chiarezza”, ha detto poi Pier Ferdinando Casini intervenendo nell’Aula del Senato. Tuttavia, aggiunge, l’esecutivo di Enrico Letta non può essere “una sorta di rivincita permanente della campagna elettorale, il secondo tempo della campagna elettorale”.  Il Parlamento dia “una risposta chiara, limpida e netta. Sono convinto che il consenso al presidente del Consiglio sarà amplissimo e mi auguro che l’ampiezza non penalizzi la chiarezza perchè non possiamo più continuare in una sorta di campagna elettorale”. Casini ha chiuso l’intervento con un “che Dio ci aiuti”.

La sfiducia dei grillini – “No alla fiducia al governo Letta, elezioni subito per una svolta di civiltà”: lo ha detto nell’Aula del Senato Lello Ciampolillo del M5S nel dibattito sulla fiducia chiesta dal governo Letta. Ciampolillo ha dimostrato la ”imbarazzante incapacità di questo governo ad affrontare i problemi del Paese a partire dal caso Telecom. La maggioranza abbandoni il campo e vada a casa”, ha concluso il senatore grillino. Momenti di tensione si sono registrati al termine dell’intervento di Paola De Pin, fuoriuscita del M5S e oggi nel gruppo Misto, che ha annunciato il suo sì al governo dai banchi dei grillini le è stato urlato “Venduta”. Un senatore M5S si è avviato verso il banco dove De Pin sedeva, protetta dai senatori del Pd per contestarla: è stato necessario l’intervento dei commessi mentre il presidente Piero Grasso ha stigmatizzato il fatto, annunciando che sara’ posto all’attenzione dei questori. La tensione con il Pd non si è placata quando interviene un altro grillino, il senatore Santangelo, il quale chiede l’attenzione “del signor governo” e ha un battibecco con il presidente di Piero Grasso quando chiede silenzio (“all’ordine qui ci penso io”, dice Grasso) e lamenta il fatto che il 31 luglio “quando senatori del Pd mi contrastarono nessuno chiese l’intervento della presidenza”. Parole sottolineate da commenti duri del Pd.

La fiducia di Gal – “Mi auguro che grazie al voto del Parlamento il governo non debba rassegnare le dimissioni. E lo dico al vicepresidente del Consiglio che nelle ultime ore ha dovuto subire alcuni tackle. Non posso avere ragioni per ritenere Alfano poco berlusconiano. Io penso che il governo debba avere, a garanzia di un dibattito civile, un larghissimo consenso”. Lo afferma il senatore di Gal (ma eletto con il Pdl) Luigi Compagna, intervenendo in Aula al Senato dopo l’intervento del premier. ”Noi di Mpa, pur nel travaglio, faremo prevalere un voto di lealtà a ciò che ci ha consentito una rappresentanza qui in Parlamento”, ha detto in Aula Antonio Scavone, uno dei tre senatori dell’Mpa presenti nel Gal.

Il comico nipote dello zio

Il Capo dello Stato vuole un governo per tutto il 2014. Letta al Senato: «Italia corre un rischio fatale Sventarlo dipende da noi». Seguirà il voto di fiducia. Prima al Senato (9,30), poi a Montecitorio (alle 16). Niente faccia a faccia Alfano-Berlusconi prima del voto di fiducia

«L’Italia corre un rischio irrimediabile e fatale. Sventarlo dipende da noi e dalle scelte che assumeremo in aula, dipende da un si o da un no». Ha esordito così il presidente del Consiglio Enrico Letta, indirizzando all’aula del Senato le comunicazioni che si concluderanno con la richiesta del voto di fiducia. Il premier parla accanto al ministro per Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Il vicepremier Angelino Alfano è arrivato a discorso iniziato. Assenti i ministri Lupi e De Girolamo. Poco prima dell’inizio della seduta, Mario Monti si è avvicinato a Letta per un breve saluto. Tra i ministri, scambi di sorrisi e pacche sulle spalle.

«SPALLE LARGHE» – «Gli italiani ci urlano che non ne possono più di “sangue e arena”, di politici che si scannano e poi non cambia niente», ha detto il premier, chiarendo da principio lo spirito che anima la sua «comunicazione»: «Solo chi non ha le spalle larghe finisce ostaggio della paura del dialogo». La linea è chiara: «Il governo che guido – ha detto Letta – è nato in Parlamento e se deve morire lo deve fare qui, in Parlamento, alla luce del sole».

SEPARARE QUESTIONI GIUDIZIARIE -Netta anche la volontà di prendere le distanze dalle vicende personali di Berlusconi, la cui decadenza da senatore è vicina dopo la condanna definitiva per frode fiscale, evento che ha segnato il precipitare della situazione fino alla decisione dell’ex premier di rompere. separare le sorti del governo dalle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. «Si deve tracciare la separazione tra le questione giudiziarie di Berlusconi e le attività dell’Esecutivo, i due piani non possono essere sovrapposti, in uno Stato democratico le sentenze si rispettano e si applicano, senza dimenticare il diritto intangibile ad una difesa efficace senza trattamenti ad personam o contro personam». Niente «trattamenti né ad ad né contram personam», ha detto il premier. Che ha indicato la linea: «Questo governo può continuare a vivere solo se è convincente nel suo programma, con un nuovo patto per il futuro, con la prospettiva focalizzata sui problemi veri delle persone». «Tutto il resto, come le minacce, genera solo caos», ha aggiunto.

RISCHIO INGOVERNABILITÀ – E caos verrebbe dall’apertura di una crisi, dall’ingovernabilità, da elezioni anticipate, dal rinvio di riforme ineludibili: uno scenario che tra l’altro significherebbe «sedere sul banco degli imputati in Europa, e rinunciare alla riforma della politica e delle istituzioni».

LA FIDUCIA – La decisione di arrivare al voto di fiducia è arrivata dopo la convulsa giornata di martedì, culminata con la rottura da parte di Angelino Alfano dalla linea dura del suo leader Silvio Berlusconi. L’intervento alle Camere a sostegno dell’esecutivo di larghe intese si concluderà dunque con la richiesta di un voto di fiducia: prima a Palazzo Madama, poi (alle 16), a Montecitorio.

IL DISCORSO – Un discorso deciso, nel quale Letta ha ricordato le azioni dei primi cinque mesi di governo e chiesto tempi sufficientemente lunghi per affrontare i temi della crisi economica e sociale .

L’INTESA COL CAPO DELLO STATO – Forte dell’intesa con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – che vuole un governo fino a tutto il 2014 – e dell’appoggio di quei parlamentari del Pdl che hanno deciso di non seguire più Berlusconi, Letta ha dunque parlato al Senato, poi nel pomeriggio alla Camera. I deputati e senatori che voteranno la fiducia al governo Letta sono circa 40 «basta vedere le loro dichiarazioni pubbliche», ha affermato Carlo Giovanardi entrando in Senato mercoledì mattina. A Montecitorio il Pd, grazie al premio di maggioranza, è comunque autosufficiente. Berlusconi e i parlamentari che gli resteranno fedeli, i cosiddetti “falchi”, salvo colpi di scena dell’ultima ora, dovrebbero votare contro la fiducia al governo, mentre i cinque ministri Pdl le cui dimissioni sono state respinte da Letta, saranno a fianco del premier.

LO STRAPPO – In mattinata è stato cancellato l’incontro a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, ultimo tentativo di mediazione prima delle comunicazioni del premier in Senato, previste alle 9,30. E ultima prova di dialogo dopo il faccia a faccia nella notte. Il colpo di scena di martedì è stato lo strappo dell’ala moderata del Pdl, guidata dal “delfino” Angelino Alfano e dei 4 ministri. Anche l’incontro nella notte a Palazzo Grazioli non ha fatto arretrare quello che è ancora il segretario politico del Pdl: le posizioni dei due sono rimaste invariate con il segretario del Pdl pronto a votare la fiducia al governo Letta e il Cavaliere intenzionato a sfiduciarlo.

Del riuscire negli intenti e blaterare di ripresa

Disoccupati disorganizzati di Eugenio Orso

Ci sono riusciti. Hanno piegato la popolazione di paesi come l’Italia, dopo averla rimbecillita e infiacchita. Le giovani generazioni hanno perduto qualsiasi velleità di ribellione. Nessuno vuole più “cambiare il mondo” – saldamente nelle mani della classe globale – ma tutti ne hanno paura e accettano l’esistente come un destino inevitabile. La democrazia, che genera disoccupazione, de-scolarizzazione e marginalità di massa, la fa il mercato. I parametri finanziari e i vincoli di bilancio hanno sostituito la politica, anzi, sono la politica. Ci sono riusciti. I disoccupati ufficiali, in Italia, sono ben più di tre milioni (3,127 milioni in agosto) e il tasso di disoccupazione giovanile, dai 15 ai 24 anni, ha superato con un balzo, nel mese di agosto, il 40%. Lo vogliono il mercato e l’”europa”. Lo vuole la germania, per banchettare sui nostri resti. Lo vogliono i collaborazionisti politici locali, impegnati nella crisi del direttorio Letta-Napolitano. Ci sono riusciti. Questo bel risultato è stato ottenuto senza provocare il minimo scossone sociale, mentre gli idioti “di sinistra” tuonano contro l’irresponsabilità di Berlusconi, che farà cadere il governo, e gli imbecilli “di destra” si dividono fra i falchi della nuova forza italia e le colombe (o meglio, colombacci) del vecchio pdl. Ci sono riusciti. E’ prossimo il commissariamento dell’Italia, che darà il colpo di grazia allo stato sociale, all’impiego pubblico e all’occupazione in generale. In assenza di reazioni, continueranno a demolire pezzo per pezzo questo paese. Ci sono riusciti.

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Vergogna Bonino

Non è accertata la colpevolezza, e non è accertata l’innocenza. I processi servono a questo“.
Se fosse vera questa frase riferita ai nostri Marò sequestrati in India e attribuita ad una nota della Farnesina, la Bonino dovrebbe immediatamente rassegnare le dimissioni e se non lo facesse sarebbe un motivo in più per votare la sfiducia a Letta da parte non dico del Centro Destra, che dovrebbe sentirlo come un proprio dovere, nel proprio dna, ma per ogni Italiano vero.





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Destinazione (Svendita)Italia

Qualche commento: “Tangentopoli iniziò, perchè la sinistra oltre il potere, voleva regalere agli amici le aziende di stato! Da allora ogni governo di sinistra regala (a parte le tangenti) una parte dell’industria italiana! Vi risulta che ne sia una andata a finire bene? ahahahahahah forse ancora più divertente è immaginare chi ancora li vota perchè altrimenti con il Berlu finisce il mondo. Così i buoni regalano e intascano i soldi, i fessi li votano, e noi banas come ci chiamano i sinistri, osserivamo l’ostinazione della beonaggine, gongolare da saccenza! Addio Italia dovrebbero chiamare sti Saldi. all’inferno svenditori inetti del bene comune!”

“Continuiamo pure così. In un paese dove la classe politica, a tutti i livelli, anche quelli locali, si continuano a sprecare 10 mld/mese, si pensa di risolvere i problemi vendendo agli stranieri i patrimoni di famiglia trasformando la nazione in una infima colonia. Mi sembra di avere a che fare con quei debosciati che, per andare a giocare alle slot, vendono la casa di famiglia. Abbiamo a che fare con degli irresponsabili, aiuto sono pazzi, togliete loro la fiducia, tutti a casa”.

“pensare di vendere i gioielli di famiglia in un momento di crisi e di ricavarne il giusto prezzo è da folli. Oltretutto con le regole vigenti in termini di lavoro e la burocrazia ammazza-imprese pensare che qualche azienda straniera li acquisti è da sprovveduti. A parte il fatto che dopo averli venduti non rimarrà che ammazzare definitivamente di tasse quanto rimane. Però le sanguisughe del parlamento non vogliono rinunciare a niente, si vogliono tenere tutti i loro privilegi, e noi dobbiamo continuare ad ingrassarli. Posso dire che mi fanno schifo?” 

Poste Vita, Ansaldo, Finmeccanica Ecco le privatizzazioni in vista. Entro ottobre sarà completata la lista delle società che saranno messe sul mercato per far cassa e attrarre investitori

“Non sempre il privato è meglio del pubblico, ma ci sono cose che è giusto privatizzare”, Enrico Letta ha annunciato così ieri, durante la presentazione del documento “Destinazione Italia”, il primo ciclo di dismissioni delle aziende dello Stato per far cassa e attrarre investitori stranieri. La lista completa sarà messa a punto entro ottobre dal comitato privatizzazione, guidato dal direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via con l’aggiunta, rivela il Corsera, di due esperti, ma già alcuni dossier sono a buon punto. Come quella su Poste Vita (il ramo assicurazioni di Poste Italiane) che negli ultimi anni ha visto passare la raccolta sul mercato da 24 a 60 miliardi e per l’anno prossimo prevede una crescita di altri 7 miliardi: un boccone ghiotto per chi vuole entrare con forza nel nostro mercato assicurativo: qualche sondaggio riservato vede, secondo il Corsera, interessati alcuni gruppi stranieri come i tedeschi Alliance e i francesi di Axa. Poi c’è Ansaldo Breda, che costruisce treni, Ansaldo Sts, che si occupa di segnalamento per ferrovie e metropolitane, e Ansaldo Energia. Un passo più indietro c’è anche Finmeccanica. Le privatizzazioni, spiega Lorenzo Slavia, saranno possibili per società quotate e non. Potranno passare attraverso “procedure competitive”, cioè per un bando che fissi i requisiti per i possibili compratori, oppure metterndo sul mercato una parte del capitale. Tra un mese al massimo sapremo.

Ormai Francesco è un problema.

“Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo”

Adolf Hitler pensava di fare il bene della Germania. Stalin pensava di fare il bene del proletariato…