Finchè le opinioni non sono ancora reato

Il vescovo di Roma ha rilasciato una intervista a Civiltà Cattolica, nella quale ha espresso, tra l’altro, l’idea che la chiesa debba comprendere, perdonare, divorzisti, chi ha praticato aborto e omosessuali.
Questa uscita è stata interpretata come una rivoluzione, ma chi riflette sulle parole e non sugli slogan sa che, come il mio amico Starsandbars ha ripetutamente scritto, da sempre la chiesa non condanna il peccatore, ma il peccato.
Da agnostico ho un’altra prospettiva, non il peccato e il peccatore, ma il Male e il Bene per la nostra comunità e nessuno può contestare che la deriva morale della nostra società sia iniziata con l’introduzione del divorzio.
Sono poi seguiti tutti i pessimi esempiche ci vengono propinati come pettegolezzi quotidiani e modaioli su attricette (o aspiranti tali) che si prendono e poi si lasciano (in una orgia di voyeurismo e di autocompiacimento senza alcun rispetto per la dignità propria, prima ancora che altrui) con altri attorucoli (o aspiranti tali) calciatori e posano in autoscatto immagini che nulla lasciano all’immaginazione e che, per tale motivo, nulla hanno di fascinoso.
Il divorzio, dunque, come grimaldello contro il nucleo di base di ogni società civile e stabile: la Famiglia.
Non credo che i miei genitori, i genitori dei miei coetanei, avessero meno problemi di quelli di oggi, però non rinunciavano a combattere per tenere unita la loro famiglia.
Vero che mancava una legislazione sul divorzio, ma è anche vero che la scappatoia del divorzio rende più instabile qualsiasi unione, perché fornisce un comodo alibi e una via di fuga dalle responsabilità.
E come possono crescere i figli che hanno un tale esempio ?
Come si può pensare che vogliano, in futuro, lottare per una vera unione (che non è il semplice stimolo e rapporto sessuale) se hanno come esempio la fuga del divorzio ?
Poi venne l’aborto, millantato inizialmente come una necessità, ma già allora, dalla chiassosa minoranza delle femministe, definito un “diritto”.
E’ aberrante oggi sentire parlare di “conquista” .
Ma quale conquista è sopprimere una vita in formazione ?
E’ una tragedia !
A volte con una atroce scelta tra la vita del nascituro e quella della madre, ma mai una “conquista”.
Venendo alla terza gamba della “rivoluzione” dell’intervista rilasciata dal vescovi di Roma, vorrei dire che ho maggiormente apprezzato il quasi contemporaneo giudizio di Vladimir Putin sulle condanne contro Berlusconi: se fosse stato omosessuale, se invece di circondarsi di donne si fosse circondato di omosessuali, nessuno lo avrebbe condannato.
Verità assoluta e tragica.
La moda, indotta da quegli stessi “esempi” che ho citato a proposito del divorzio, proietta una immagine positiva dell’omosessualità e si cerca di introdurre, a forza, l’obbligo di considerarla un qualcosa di positivo e, cosa ancora più grave, la sanzione per chi dovesse esprimere opinione contraria a tale pratica.
Finchè ancora è possibile esprimere opinioni libere senza che siano reato (e non chiamandomi Berlusconi confido che non mi si applichi alcuna retroattività di una futura legge penale, come è sancito in tutto il diritto degli stati civili) vorrei evidenziare quanto la pratica omosessuale ispiri disgusto, quanto lo siano le scene omosessuali (come quella tra i due cardinali nello sceneggiato “I Borgia” che ho ovviamente smesso di guardare), quanto sia traviante il messaggio che viene così veicolato.
Non un qualcosa che deve vederci in aiuto di chi la pratica, perché ne possa uscire, bensì un compiacimento per quanto le persone possano abbruttirsi, svilendo e offendendo quella bellissima ed evocativa parola che è “amore”.



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Maschio e Femmina li creò

L’impossibile e suicida auspicio del femminismo è che la donna non sia più ciò che è, ma quello che potrebbe o che vuole essere. Con questo satanico attacco alla donna, descritto in maniera magistrale nel terzo capitolo della Genesi, la guerra alla tradizione cattolica viene fatta, oltre che attraverso la lotta delle idee, soprattutto corrompendo […]

La marchetta di Delrio

La proposta di Delrio: “Voglio un ministro di colore all’Economia”. Il ministro agli Affari territoriali vuole un ministri “neri e gialli” nei dicasteri chiave: “Solo così l’Italia può essere un Paese normale…”

“Cècile Kyenge dovrebbe guidare il ministero dell’Economia, solo così l’Italia può diventare un Paese normale”. Il ministro per gli Affari Territoriali, Graziano Delrio ha già iniziato il suo personalissimo “rimpasto” di governo. Secondo Delrio sulla poltrona di via XX settembre dovrebbe sedere un ministro di colore. “Siamo molto felici di avere un ministro all’Immigrazione come Cecile Kyenge, ma questo Paese sara’ ancora piu’ normale quando avra’ un ministro nero o giallo, all’Economia o in un altro dicastero simile”, ha affermato Delrio. A giudicare da come il ministro dell’integrazione sta gestendo il suo mandato, qualche perplessità sulle sue capacità di guidare un dicastero chiave come il Tesoro, è lecita.

Marketing Kyenge – La Kyenge ha interpretato il suo mandato come una grande operazione di “marketing”. Viaggi e visite in ogni città o piccolo comune d’Italia. Una sfilza impressionante di cittadinanze onorarie, e una serie di proposte di legge che , va detto, hanno trovato poco consenso nel mondo politico. Lo ius soli ha subito spaccato la maggioranza, poi è arrivata l’idea di abolire sui moduli scolastici le parole “padre” e “madre” con “genitore1″ e “genitore2” (il tutto per aprire un varco per le adozioni degli omosessuali), infine è arrivata anche la proprosta di dare “uno status giuridico” ai rom. Se queste sono le premesse, date qualunque ministero alla Kynege ma non quello dell’Economia o del Lavoro. Il ministro italo-congolese potrebbe ad esempio destinare risorse maggiori, come assegni familiari, oppure sussidi di disoccupazione agli immigrati. Ovviamente dimenticando, come spesso fa, le esigenze e soprattutto i bisogni degli italiani. L’integrazione deve esserci. Nessuno lo mette in dubbio. Ma come processo naturale, storico e socio-politico. Non per imposizione a colpi di decreti legge. O magari dando il ministero dell’Economia a un ministro solo per il colore della pelle.

Tutta colpa della stabilità…

… e un anno fa, la colpa era dello spread e, prima ancora la colpa era del cavaliere… Mai che dicano che la colpa è della loro incapacità o dell’aver perso completamente la sovranità nazionale e monetaria. Mai che dicano che la colpa è della criminale UE.
Governo, Letta: “Deficit al 3,1%? Non è colpa nostra, ma dell’instabilità”. Il presidente del Consiglio: “Sui conti pesano l’interruzione della discesa dei tassi e la ripresa delle tensioni nella maggioranza”. Ma assicura che entro la fine dell’anno si arriverà sotto il limite fissato dall’Ue. Bondi (Pdl): “Non è vero, la discussione tra i partiti non c’entra niente”

Il rapporto deficit/Pil è oltre il 3 per cento, ma la colpa non è certo del governo. E’ ciò che dice il presidente del Consiglio Enrico Letta che spiega l’impossibilità di rientrare entro il limite fissato dall’Unione Europea con “l’interruzione della discesa dei tassi” e “la ripresa dell’instabilità politica” che “pesa sui conti”: “Oggi – chiarisce – non siamo in grado di scrivere 3% e questo è figlio del fatto che i primi mesi di vita del governo hanno avuto una stabilità che non ha avuto seguito nelle altre settimane”. D’altra parte resta il fiato sul collo dell’Unione Europea: “Un impegno senza ambiguità per conti pubblici sani – dice il portavoce del commissario agli affari economici Olli Rehn – è fondamentale per ricostruire la fiducia dei mercati nell’Italia e per gettare le basi per una ripresa sostenibile”. E il suo portavoce aggiunge: “Aspettiamo di vedere i dettagli delle misure che andranno prese chiaramente nelle prossime settimane in modo tempestivo, siamo già a fine settembre”. Letta ha comunque confermato “l’impegno a stare sotto il 3% alla fine dell’anno”. Un obiettivo che è “alla portata” e che “non necessiterà di interventi particolarmente rilevanti”. A proposito della nota d’aggiornamento del Documento di economia e finanza, peraltro, il capo del governo ha spiegato che “dentro c’è anche l’impegno, confermato, a mantenere tutti i commitment (impegni, ndr) presi con Bruxelles”. Nella nota di aggiornamento, aggiunge il presidente del Consiglio, “emerge un quadro che vogliamo indicare come un quadro positivo per il futuro: ci sono elementi che ci consentono l’anno prossimo di avere stabilmente il segno più per la crescita e di avere a fine anno segnali già positivi”. Nel frattempo “è alla nostra portata convincere i mercati e i nostri partner a darci fiducia e far calare tassi interesse”. Un concetto – quello della stabilità – che Letta ribadisce a più riprese: i percorsi contenuto nel Def sono “ambiziosi ma raggiungibili, a patto che ci sia la volontà e la stabilità politica. La volontà nostra c’è, è piena e totale e lo si è visto anche nel consiglio dei ministri di oggi dove c’è stata una partecipazione corale e un impegno che mi conforta”. Il pareggio di bilancio, invece, potrebbe essere raggiunto “a partire dal 2015”. Il risultato viene raggiunto con il deficit netto strutturale, che tiene conto dell’andamento dell’economia. Il governo nel Def prevede un deficit netto strutturale allo 0,4% quest’anno e allo 0,3% nel 2014, prima di scendere allo zero. Ma anche il 2013 e il 2014, in base ai criteri europei per il pareggio di bilancio, sono considerati un close to balance perché interni ad una flessibilità dello 0,5%.

Il prodotto interno lordo per il 2013 è stimato dal ministero in riduzione dell’1,7% rispetto al 2012 (-1,3% la stima precedente ndr), si legge nella nota di aggiornamento al Def, che ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri. “Tenuto conto delle riforme adottate in passato e delle recenti iniziative tese a supportare la ripresa – si legge in un comunicato stampa del Governo – per il 2014 e il 2015 viene prefigurata una crescita pari rispettivamente all’1% e all’1,5 per cento”. Dalle tabelle contenute nel Def relative al 2015-17 risulta che nel 2014 saranno utilizzati 3,2 miliardi di maggiore spesa per finanziare, tra l’altro, cassa integrazione e missioni di pace. Mentre dal 2015 sono previste manovre per complessivi 20 miliardi in tre anni, da realizzare con la riduzione della spesa pubblica. Il ministero delle Infrastrutture ha fatto inoltre sapere che le esigenze finanziarie necessarie nel triennio 2014-2016 sono più di 11 miliardi di euro in tre anni per realizzare cinque priorità funzionali, tra cui rientrano tra l’altro interventi per le reti stradali e ferroviarie, Tav, Mose, completamento Salerno-Reggio Calabria. Nessuna risposta sulle questioni più complicate, peraltro, proprio dal punto di vista dell’instabilità politica, originata certamente non solo per il riverbero delle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, ma anche per il confronto serratissimo tra Pd e Pdl sul nodo dell’aumento Iva. “Affronteremo e discuteremo di tutte le questioni aperte” a partire da quelle fiscali, come l’Iva, sostiene il presidente del Consiglio: “Ne discuteremo con la nostra modalità, attenti alle cose concrete, alle cifre, ai dati”. Letta ha fornito anche alcuni dati, rivendicando l’impegno dell’esecutivo: “Dodici miliardi di interventi nel triennio che sono serviti e servono per rilanciare l’economia e far sì che il nostro Paese possa avere il segno più davanti agli indicatori giusti, vale a dire la crescita”. Una replica, sottolinea, a “chi dice che non é stato fatto nulla”. Accanto a questo il capo del governo ricorda “un intervento molto significativo” sulla spesa pubblica: “Nel 2013 – dice – abbiamo fatto 1,7 miliardi di tagli alla spesa pubblica. E’ una scelta significativa, importante”. Inoltre, secondo il presidente del Consiglio, gli incentivi in campo edilizio,quelli per il lavoro dei giovani e l’accelerazione sul pagamento dei debiti della Pa “daranno i loro effetti alla fine dell’anno e questo mi porta a pensare che il dato, moderatamente ottimista contenuto nel Def” sul Pil all’1% nel 2013 “sia effettivamente a portata di mano”.

Previsioni colorate di rosa alle quali si aggiungono quelle del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni: è possibile prevedere – sostiene – “la ripresa dell’economia” già a partire dal “quarto trimestre” del 2013 “che sarà positivo”. ”Prevediamo per il 2014 – conclude – un tasso di crescita, grazie all’impatto positivo delle riforme, dell’1%: non è una valutazione euforistica o trionfalistica, ma realistica”. Pronti-via e il presidente del Consiglio prende subito gli scappellotti del Pdl. “Sostenere che il superamento del 3 per cento nel rapporto deficit/pil sia la conseguenza dell’instabilità politica non fa onore a Enrico Letta – interviene il coordinatore Sandro Bondi – Il superamento del 3 per cento era ampiamente prevedibile a causa della recessione che quest’anno si attesta a meno 1,7 mentre le previsioni ottimistiche per l’anno venturo sono semplici vaticinii”. Il capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, fa meglio: “L’Europa non c’entra. L’Imu sulla prima casa e i terreni agricoli non sarà pagata per tutto il 2013 e l’Iva, l’aumento dell’Iva di un punto, non scatterà ad ottobre. Questi erano e sono gli impegni di governo e così sarà”.

Toh, serve una nuova stangata

Def, deficit-Pil Italia al 3,1%. Letta: “Rientriamo entro l’anno”. Via libera dai ministri. Il premier: “Colpa della discesa dei tassi e dell’instabilità politica. Ma rispetteremo i patti con l’Ue”. Sarà vero?

L’Italia sforerà il rapporto del 3% deficit/Pil per pochi giorni, ma poi riaggiusteremo tutto. Come dire: sì, sbandiamo, usciamo di strada ma torniamo in carreggiata. Niente incidente, per ora, ma dal meccanico (dall’Ue) forse ci dovremo passare comunque. Il governo ha dato il via libera alla nota di aggiornamento al Def ed è il premier Enrico Letta ad annunciare: “Trovate il deficit al 3,1% che a legislazione vigente è l’attuale deficit, e confermo l’impegno a stare sotto il 3% alla fine dell’anno. Il passaggio riguarda un aggiustamento di uno 0,1% che è assolutamente alla portata e che non necessiterà interventi particolari”. In sostanza: l’Unione europea si fidi, i patti verranno rispettati. “L’interruzione della discesa dei tassi e la ripresa dell’instabilità politica pesa sui conti e per questo non siamo stati in grado di scrivere oggi il 3%”. Nessun errore nei conti, dunque, la colpa è degli altri. Meglio, del mondo intero. Nell’attesa, assicura Letta, sono garantiti “12 miliardi di euro nel triennio di interventi in corso per rilanciare l’economia, aiutare l’occupazione, riuscire a far sì che il nostro Paese abbia il segno più davanti agli indicatori giusti”.

“Al 3% entro fine anno” – Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni è naturalmente in linea con il premier. “Crediamo che il lieve scostamento registrato venga corretto rapidamente, si tratta di un dato monitorato attentamente dalle stanze europee”. “Il 3% – continua – è il dato su cui noi intendiamo collocarci da qui a fine anno ed è il presupposto per soffocare gli elementi di tensione dei mercati finanziari”. Dalle ultime indicazioni, ha spiegato parlando dello spread, emerge che “il sosrpasso della Spagna è stato di breve durata”, mentre l’obiettivo alla fine del periodo è di arrivare a quota 100 rispetto ai Bund tedeschi. “I dati riportati su questo documento – precisa poi Saccomanni – si inscrivono nel contesto delle raccomandazioni Ue”. Il quadro comunque non è positivo: come conferma il ministro degli Affari regionali Graziano Delrio, le stime del Pil per il 2013 sono riviste al ribasso rispetto ad aprile, -1,7 per cento. Come farà il governo a recuperare quello 0,1% in eccesso da qui ai prossimi 3 mesi resta un mistero. L’ipotesi già prospettata nelle ultime ore da più ambienti, soprattutto vicini al Pd, è la solita: rivedere l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, reintroducendo la tassa e facendola pagare al 10% rappresentato da proprietari di abitazioni di pregio. Tanto più che proprio oggi i Comuni hanno avvertito che se non verranno rimborsati entro domenica prossima i 2,4 miliardi delle prima rata, i sindaci non avranno soldi per pagare i dipendenti. “A fine settimana arriveranno i rimborsi”, giurano da Palazzo Chigi.

Il rispetto si conquista coi fatti

Napolitano ieri ha fatto finta di essere imparziale, chiudendo la stalla dopo che i buoi sono fuggiti.
Dopo le sentenze contro Berlusconi, dopo venti anni di aggressioni contro il Leader del Centro Destra, dopo che si è formata una maggioranza che lo vuole estromettere dal parlamento nonostante il consenso di dieci milioni di Italiani, dopo l’esproprio finanziario che ha subito, ecco che scende da Marte Napolitano e dà un buffetto sulla guancia dei magistrati: siate bravi !
Poi alza il ditino alla Scalfaro e intima di rispettare i magistrati.
Dimentica che il rispetto non si concede a prescindere, ma sui fatti.
Ed è sui fatti che una persona, qualunque sia il suo ruolo, conquista il rispetto di un Popolo.
Chi occupa posizioni di doverosa terzietà istituzionale se vuole essere rispettato nel suo ruolo e nelle sue funzioni, deve comportarsi al di sopra di ogni sospetto di parzialità e non dare molto più che la semplice impressione di giocare sempre a favore di una delle parti in guerra.



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Altri 400 nuovi italiani

Un paio di commenti: “Non c’è più nemmeno la voglia di commentare. C’è solo una grande frustrazione nel vedere che l’Italia ha ufficialmente dichiarato la sua RESA di fronte agli invasori. Ne arriva qualcuno morto? Affari loro. Il problema, se permettete, non ci riguarda. Se non fosse per le nostre motovedette che da anni corrono in mezzo al mare a raccoglierli, allo squillo dei satellitari degli avidi scafisti, sai quanti sarebbero finiti in pasto ai pesci. Devono sono ringraziarci. Personalmente il mio atteggiamento di fronte a tutti questi sbarchi illegali è profondamente cambiato nel corso del tempo. La pena ha lasciato il posto ad un’insofferenza palpabile. Vedo il mio Paese invaso e questo mi irrita. In casa mia vorrei che entrasse solo chi è legalmente autorizzato a farlo DA NOI. Trovo intollerabile che siano i clandestini a decidere come, quando ed in quanti arrivare. Ma la colpa è essenzialmente della Politica, di quegli incapaci ed inetti che ci governano. Gli STOLTI hanno pensato che riempirci di immigrati clandestini favorisse l’integrazione. Sono riusciti solo a scatenare il sentimento opposto: l’insofferenza.”

” Gli argini hanno ceduto, non vi è più alcun freno all’immigrazione selvaggia il messaggio partito dall’Italia tramite il ministro Kyenge è arrivato forte chiaro, dall’altra parte del mediterraneo. I trafficanti di esseri umani hanno capito che siamo il ventre molle dell’Europa, la favoletta degli immigrati come risorsa non la raccontano più neanche i terzomondisti più convinti. “

Barcone con 400 migranti soccorso nel Canale di Sicilia. A bordo una donna morta. Quasi tutti di nazionalità siriana, decine di minorenni: intervento delle Guardia Costiera

Ancora sbarchi di migranti in Sicilia. E ancora una tragedia. C’è anche il cadavere di una donna sul barcone soccorso nel pomeriggio di venerdì nel Canale di Sicilia e sul quale viaggiavano circa 400 migranti siriani, tra cui donne e un’ottantina di minorenni. Sul posto sono intervenute due motovedette della Guardia costiera. L’imbarcazione è giunta poco prima delle 20 al porto di Siracusa. In corso le operazioni di sbarco. Il corpo privo di vita è stato trasportato sulla banchina dai marinari della Guardia Costiera. A bordo è salito il medico legale Francesco Coco che eseguirà l’ispezione.

C’era un tempo…

Ero piccola e, ogni paio di settimane, ci andavo coi miei, sia di sabato che di domenica. Mi piaceva andarci. C’erano dei negozi bellissimi. Il centro era stupendo coi suoi vicoli medievali, i palazzi signorili e la piazza coi caffè antichi e le logge, il corso, tutto molto pulito e curato e nel periodo natalizio era ancora più bello coi suoi addobbi particolari. La gente non aveva mai fretta, si attardava seduta davanti a quei caffè coi tavolini eleganti. Gli alberi di natale ai lati degli ingressi dei negozi, le luci a pioggia. Un tempo era un salotto. Un tempo, appunto. Ora, ogni volta che ci torno, tutta quella magia di quando ero piccola, non c’è più. In realtà, sono parecchi anni che quella magia è sparita. Da quando sono iniziate le chiusure dei negozi storici… e adesso? Bhe, adesso faccio a meno di andarci. Perchè non c’è più niente da vedere. Nè il centro, nè lo Sferisterio e nè tantomeno i giardini. E non è l’unica città ad aver fatto questa fine. Ma pare che nessuno, razzisti a parte, voglia aprire gli occhi e fermare tutto questo schifo.
Macerata: per FN è in atto una ‘sostituzione etnica’

C’era una volta Macerata, una tranquilla città marchigiana, italiana ed europea. Sembrerebbe l’inizio di una favola, in realtà il finale è tutt’altro che rassicurante e non c’è un lieto fine. Perché oggi Macerata non c’è più. Basta fare un giro in Piazza Mazzini, in Corso Cairoli, in piazza Garibaldi o alle Fosse per rendersi conto che questa simpatica città del Centro-Italia assume ogni giorno di più le sembianze di una casbah. Nel giro di un decennio gli extracomunitari regolari residenti in città sono triplicati, senza tener conto dell’imponente flusso dei clandestini, arrivando a rappresentare oltre il 10% della popolazione. E’ in atto una vera e propria sostituzione etnica: dove prima c’erano negozi storici, oggi stanno aprendo attività cinesi; dove prima c’era l’alimentari di fiducia, oggi proliferano bazar e kebab; ogni giorno ci arrivano segnalazioni di cittadini, diventati “ospiti sgraditi” nella propria città, costretti a subire angherie e soprusi da parte di immigrati senza che l’autorità politica/poliziesca locale muova un dito per risolvere la faccenda e senza che loro stessi possano reagire (se “osassero” farlo rischierebbero ritorsioni o magari la galera per eccesso di legittima difesa). Si continuano a promuovere costose politiche di accoglienza con la consapevolezza che non c’è lavoro per gli stessi italiani, che le nostre imprese stanno delocalizzando all’estero e che nelle condizioni in cui è ridotto il Paese non potranno che andare ad arricchire le file del lavoro nero e della criminalità. E infatti negli ultimi due anni lo spaccio di droga è triplicato, i furti sono raddoppiati e in provincia iniziamo ad assistere a episodi che fino a poco tempo fa guardavamo lontani in televisione, come il duplice omicidio dei coniugi di Montelupone. Insomma, le manie di integrazione a tutti i costi della nostra classe politica, locale e nazionale, stanno trasformando Macerata in una città di frontiera. E certo non sarà la sola, ne tantomeno la prima, è già stata preceduta e si trova in buona compagnia. E’ la sorte che toccherà a tutta l’Europa se non ci sarà un’inversione di rotta.

Tommaso Golini
FN Macerata
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