Un bel tacer non fu mai scritto

Di un comunista non mi fido mai.
In Napolitano non ho mai avuto fiducia, nè stima.
Le sue continue esternazioni che ne fanno un soggetto politico attivo, in campo, dimostrano come, aggravata dalla senilità, la sua anima comunista, la stessa che plaudì all’invasione dell’Ungheria, non è mai cambiata.
Non si può rispettare, neppure in funzione dell’età, chi svilisce in questo modo la funzione di terzietà che dovrebbe essere assunta da un capo dello stato.



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Alba Dorata, Barilla, Berlusconi, Forza Nuova, stadi

In Grecia i teoremi della locale magistratura cercano di escludere dal parlamento i parlamentari e l’intero partito di Alba Dorata, reo di sostenere la tradizione e la normalità sessuale in campo morale e la sovranità e l’indipendenza della Nazione in politica estera.
In Italia l’industriale Guido Barilla è assoggettato al tiro concentrico delle associazioni omosessuali e dei loro servi omolatri per aver espresso un concetto di assoluta normalità in positivo sulla Famiglia.
Sempre in Italia il caso Berlusconi è la più evidente dimostrazione di una coalizione tra comunisti, toghe rosse, poteri finanziari internazionali, stampa di regime per eliminare quello che è inteso come il sassolino che potrebbe far saltare tutti i piani di quella consorteria che trova nell’unione europea della Merkel il suo centro di comando.
Ancora in Italia e più precisamente a Bologna, mentre viene costantemente autorizzata ogni manifestazione di sinistra che viola la libertà di movimento dei cittadini, mentre non viene garantita la sicurezza nelle strade dove pullula una fauna pericolosa non solo a livello di incolumità personale, ma anche per l’igiene pubblica, le “autorità” si preoccupano di revocare o limitare il diritto di Forza Nuova a manifestare le idee della Tradizione.
Negli stadi, infine, vengono sistematicamente punite le manifestazioni di pensiero che si estrinsecano con ululati, cori e fischi nei confronti di giocatori e tifoserie avverse come da sempre accade.
L’attacco alla Libertà tout court è evidente e solo uno sciocco non è in grado di vedere come tutti gli eventi, pur separati tra loro, rappresentino un unico momento strategico che vuole calpestare i diritti dell’Individuo e la sua Libertà di Opinione, indottrinandolo secondo gli schemi utili agli gnomi di Bruxelles, attraverso il binomio tasse+repressione della libertà personale.
Ma tutto quel che accade ci dice anche che ci sono gruppi, sempre maggiori, che reagiscono.
E’ auspicabile che la reazione, che si manifesta anche con la vittoria delle forze della Tradizione in varie nazioni d’europa e dell’Occidente (ultime in Norvegia e Australia) possa trovare un coordinamento che sappia dare maggiore impulso all’azione di ciascuno, nella solidarietà reciproca contro le aggressioni del politicamente corrotto.





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Il blog in festa: Andreas e Romana si sposano…

Fra pochissimi minuti Andreas e Romana si sposeranno….  Non posso spiegarvi perché ho le lacrime agli occhi -no, stanno proprio scorrendo!- ma sono emozionata e felice per loro.  Dio ha creato l’essere umano maschio e femmina, con pari dignità, ma anche con proprie e complementari caratteristiche, perché i due fossero dono l’uno per l’altro, si […]

Riforma Fornero e donatori di sangue

Le follie della ministra. Riforma Fornero, pensione tagliata ai donatori di sangue. I giorni di assenza dal lavoro per donare sangue o midollo, vanno recuperati per raggiungere il tetto di giornate lavorative necessarie al pensionamento di Antonio Castro

La solidarietà si paga. In giorni di lavoro in più alla scrivania o in fabbrica. L’ultimo regalo della riforma Fornero è indirizzato a donatori di sangue, di midollo, ma anche (forse), a mamme che usufruiscono dei permessi maternità e ai familiari o congiunti che assistono i disabili (legge 104). Ad un anno dall’applicazione dell’ennesima riforma delle pensioni, si scopre che i giorni di assenza dal lavoro per donare sangue o midollo, vanno recuperati per raggiungere il tetto di giornate lavorative necessarie al pensionamento. Il tam tam allarmistico è partito nei giorni scorsi sui social network. Ed è stato un caso inciampare nelle nuove norme introdotte dalla legge. Chiedendo i conteggi per andare a riposo, alcuni donatori si sono sentiti rispondere: i giorni di permesso (retribuito al 100%) per donare il sangue (massimo 4 all’anno per gli uomini, 2 per le donne), non sono validi per maturare il diritto pensionistico. Insomma, sono andati a sbattere contro gli effetti perversi della riforma i lavoratori più anziani. Ovvero chi ha quasi raggiunto l’età pensionabile (anche con le nuove norme), e che, contando anche sulle giornate di permesso, in teoria avrebbe avuto il diritto a mettersi a riposo. Invece no: per non incappare nell’eventuale penalizzazione (che può arrivare fino a una decurtazione del 2% dell’assegno pensionistico),  bisogna fare i conti sulle giornate richieste e continuare a restare in servizio fino a quando non saranno stati “recuperati” i giorni di permesso goduti. In Parlamento – dove c’è una piccola pattuglia di parlamentari donatori – la mina a scoppio ritardato è arrivata solo da 48 ore e c’è già chi chiede al ministro dell’Economia e a quello della Salute (così come al collega del Welfare), di correre ai ripari per evitare che un atto di generosità vada a penalizzare quell’esercito di italiani (sono circa 1 milione e 600mila), che ogni anno consentono trapianti, operazioni,  interventi salva vita.

Il paradosso, stando ai dati di una ricerca Censis del 2012, è che gli italiani hanno un cuore generoso e la percentuale di cittadini che vanno a fanno periodicamente la fila per donare il sangue è addirittura in crescita negli ultimi anni. Tendenza che nell’immediato consente di fare fronte alle richieste di ospedali e cliniche.  Certo – stando alle indagini Fidas sulle motivazioni che spingono a donare  – anche se venisse confermata la penalizzazione pensionistica, la spinta che porta a farsi prelevare il sangue non è quella di usufruire del permesso lavorativo (solo lo 0,81 ha indicato questa facoltà come motivazione). Al ministero della Salute, il gabinetto del ministro Beatrice Lorenzin, è già al lavoro per di rimediare al caos creato dall’ex ministro del Lavoro. Sensibilizzato dalle associazioni dei donatori, si sta cercando di tamponare la falla anche perché senza il sangue dei donatori sporadici sarebbe quasi impossibile garantire l’approvvigionamento nazionale, dovendo pietire da altri Stati i quantitativi necessari.

Non si tratta neppure di un gran risparmio per le casse dell’Inps scomputare le giornate dei donatori. Stando al bilancio 2012 le giornate lavorative (e i contributi figurativi) dei donatori costano circa 79 milioni. Che su un bilancio di spesa previdenziale e assistenziale di oltre 261 miliardi è una percentuale infinitesimale. Basti considerare che il mancato invio dei Cud ai pensionati quest’anno ha fatto risparmiare all’Istituto ben 50 milioni (tra carta, allestimento e spese postali). Il problema, semmai, è la più estesa interpretazione della norma. Se, ai fini del conteggio previdenziali, varranno (dopo il 2017), soltanto le giornate effettivamente lavorate (e non i periodi di accredito figurativo dei contributi), potrebbero incappare nella penalizzazione anche le lavoratrici che usufruiscono dei permessi maternità, gli studenti lavoratori che chiedono i giorni di permesso per sostenere gli esami, ma anche i militari in ferma breve. Così come i dipendenti che – avendo un congiunto riconosciuto invalido (legge 104) – usufruiscono dei permessi mensili per assisterlo. All’Inps non sanno se interpretare in modo estensivo la norma capestro ideate per i donatori di sangue, oppure se attendere che Lorenzin, Giovannini e Saccomanni,  si pronuncino. E infatti nei mesi scorsi l’Istituto ha chiesto ai dicasteri competenti come comportarsi per l’accredito dei contributi e il conteggio delle giornate. L’Inps attende una risposta, e milioni di italiani di sapere se dovranno lavorare ancora qualche mese in più per compensare le giornate passate nei centri per donare il sangue. Proprio un bel regalo. Degno di Dracula.

Chi si iscriverà tra gli infami ?

Io sono personalmente contrario alle dimissioni.
Ritengo che i nostri parlamentari debbano far cadere il governo e bloccare con l’ostruzionismo ogni attività parlamentare, finchè non venga convocato di nuovo il Popolo a decidere da chi vuole essere governato.
Ma se il PdL/Forza Italia decide di far dimettere tutti i suoi parlamentari, chi non lo facesse si iscriverebbe per default, come si usa dire oggi, nella colonna degli infami, dei quaquaraqua, che, pur di acquisire qualche benemerenza (remunerata) tra le fila nemiche riduce la portata di una azione così evidente di protesta che potrebbe anche far (finalmente !) saltare questa vecchia Italia.



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Ce lo chiede la criminale ue

La bozza del decreto. Tensioni nel governo, rimandata la decisione sullo slittamento: aumento Iva «inevitabile». Senza un intervento prima di martedì l’aliquota salirà al 22%

L’ipotesi era che l’aumento Iva slittasse da ottobre a gennaio. Ora, con il passaggio del governo alle Camere tra lunedì e martedì per un nuovo voto di fiducia, del decreto che sanciva il passaggio dal 21% al 22% (e che doveva essere approvato in Consiglio dei ministri) si parlerà la settimana prossima. È stato il premier Enrico Letta a chiedere di non esaminare il rinvio. Il Cdm non ha approvato quindi alcun provvedimento prima del chiarimento in Parlamento. Sarebbe quindi «inevitabile», come ha detto il ministro degli Affari regionali Graziano Delrio al termine del Consiglio dei ministri, l’aggravio che scatterà martedì – a meno che non arrivi prima di lunedì una schiarita al momento improbabile.

IRES E IRAP – Lo slittamento dell’aumento dell’Iva emergeva dalla bozza del decreto legge secondo cui le coperture per il mancato rialzo arriveranno dall’aumento dell’acconto dell’Ires e dell’Irap per il 2013, oltre che dall’incremento delle accise sui carburanti. Si tratterà di un aumento di 2 centesimi al litro fino a dicembre 2013 e poi fino al 15 febbraio 2015 di 2,5 2,5 cent al litro.

CASSA INTEGRAZIONE – Rifinanziata, almeno secondo il testo della bozza, la Cassa integrazione in deroga per il 2013 con un’ulteriore somma di 330 milioni di euro «da ripartirsi tra le regioni». Le notizie sull’Iva hanno subito attirato le critiche dei consumatori. «Sono provvedimenti disastrosi – ha fatto sapere il Codacons – che, se varati, avranno effetti pesantissimi sulle famiglie. Solo queste due misure determinerebbero, a regime, una stangata pari a 275 euro a famiglia: 66 euro circa per i maggiori costi complessivi legati ai rifornimenti di carburante; 209 euro per l’aumento dell’Iva dal 21 al 22%. Senza contare gli effetti indiretti sui prezzi al dettaglio, considerati arrotondamenti e aumento dei listini dei prodotti trasportati. Aumentare l’Iva e le accise sulla benzina – ha precisato il Codacons – vuol dire impoverire ulteriormente i cittadini, con conseguente calo dei consumi, una ondata di chiusure nel settore del commercio, incremento della disoccupazione e danni immensi per l’economia nazionale».

Vietate le opinioni… (e del non avere altro da fare)

… ma del fatto che forse, e dico forse, questi progressisti radical-chic (comprese le madonne boldrini), non si rendono conto che hanno rotto le palle. E se loro hanno opinioni moralmente superiori, anche gli altri possono avere opinioni diverse. E non mi pare che Barilla abbia espresso una opinione negativa riguardo a gay e lesbiche. Il fatto è che LORO possono parlare come e quanto vogliono, gli altri invece no. E blaterano di libertà di pensiero e parola, eppure la loro, somiglia molto ad una dittatura della minoranza.
Roberto Vecchioni: “Barilla un poverino cretino, tesi inconsistenti”. Il cantante critica le parole del presidente di Barilla sulla famiglia omosessuale di Luisa De Montis 

“È un povero cretino, sono tesi inconsistenti”. Il cantautore Roberto Vecchioni commenta così le parole di Guido Barilla, al centro della polemica da ieri dopo le sue dichiarazioni alla Zanzara. Il presidente della società italiana aveva spiegato che “non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale”. Sottolineando di essere comunque a favore dei matrimoni omosessuali, Barilla aveva spiegato che probabilmente non vedremo fai uno spot con una famiglia gay come protagonista, al posto della coppia “tradizionale”. Vecchioni, a margine della presentazione di un libro a Milano, ha definito oggi le parole di Barilla tesi “che non so se fanno ridere o piangere”. Ha poi aggiunto: “Conosco la famiglia Barilla, e mi sembra strano che possano avere questo tipo di opinione”. In una lettera indirizzata a Guido Barilla, il premio Nobel Dario Fo ha ricordato che “oggi il nostro Paese è fatto di tante famiglie unite solo dall’amore delle persone che ne fanno parte” e che “può nascere tra un uomo e una donna, due donne, due uomini”.

Dopo le polemiche sulle famiglie gay. L’appello di Fo a Barilla: «Nei prossimi spot rappresenti tutte le famiglie». Il premio Nobel ricorda all’imprenditore lo stile del padre Pietro. E lancia una petizione su Change.org

Non si fermano le polemiche sull’infelice uscita di Guido Barilla sulle famiglie gay. Ora da Dario Fo gli lancia un messaggio: «Il gruppo Barilla rappresenti nelle prossime campagne pubblicitarie la famiglia nelle sue infinite e meravigliose forme di questi nostri tempi». L’appello arriva in una lettera aperta in cui sottolinea come l’azienda rappresenti l’Italia «nel nostro Paese e in tutto il mondo. Un’Italia che è fatta di coppie di fatto, di famiglie allargate, di famiglie con genitori omosessuali e transgender». «Oggi – scrive il premio Nobel – il nostro Paese è fatto di tante famiglie unite solo dall’amore delle persone che ne fanno parte».

LA PETIZIONE – Fo ricorda i primi spot tv di Barilla a cui aveva lui stesso partecipato, avendo modo di conoscere Pietro Barilla «una persona piena di creatività ed intelligenza, appassionato di arte e cultura»; quindi chiede al figlio Guido di «ritornare allo spirito di quegli spot degli anni ’50» dove lui interpretava «uno spaccato della società in profondo mutamento». «Ecco perché le chiedo – aggiunge – di uscire dalla dimensione delle polemiche e farsi ambasciatore della libertà di espressione di tutti». La lettera è iniziata a circolare sui social network sotto forma di petizione. L’appello è stato pubblicato anche sul sito Change.org e ha raccolto in pochissimi minuti oltre 7.700 firme.

Verso una nuova crisi di governo


 Sarebbe l’ennesima. Mentre scrivo queste righe non so ancora quali saranno gli scenari prossimi venturi. Posso solo dire quali sono gli scenari attuali che tutti noi abbiamo sotto gli occhi. Un Letta che corre in Usa per rassicurare gli investitori stranieri che l’operazione Destinazione Italia si farà. Che Destinazione Italia, sarà una capitolazione e una svendita definitiva di quel che resta dei nostri beni, del nostro paesaggio e dei nostri assetti industriali (caso Telecom docet). Che Napolitano vede naufragare quella creatura fantoccio che ha faticosamente messo in piedi (un governo di un nominato da lui ma non eletto che altro non è che un replay del governo Monti).

Il Pdl ha consegnato le lettere di dimissioni in mano al loro capogruppo e curiosamente Epifani del Pd parla di “manovra eversiva”. Ma dovrebbero essere contenti che ora gli odiati nemici se ne vanno e hanno tutta la scena politica a loro disposizione. In realtà tremano come foglie per almeno un paio di ragioni:

 
 
  • La dipartita politica ( detta decadenza) di Berlusconi è il collante che viene loro a mancare per essere tutti uniti contro il “Caimano”. E allora fatalmente si divoreranno tra di loro.
 
  •  Saranno costretti ad allearsi col Sel e grillini  sappiamo bene quali sono le strategie riviluzionarie ( anche se tarocche) di questi ultimi: usarli per poi tendere a un governo a 5 stelle interamente presidiato da loro. Ma poi scaricarli di brutto. Grillo non ne ha mai fatto mistero.  
    Intanto è tornato a rifarsi vivo lo spread e Milano-piazza Affari sprofonda. “Tutta colpa di Berlusconi”, dicono i soliti media appecoronati. Se avesse accettato la legge (retroattiva) Severino, se avesse accettato il gabbio, lo spread non sarebbe salito.
    Letta parla di grande umiliazione all’Italia tutta. Quale Italia?
    L’Italia dello spezzatino in svendita ai potentati stranieri? L’Italia sorvegliata speciale della Ue che apre sempre “procedure di infrazione” contro di noi? L’Italia eternamente nel mirino del FMI?
    Il teatrino delle marionette politiche lo conosciamo già: parlamentari del PdL che all’ultimo momento si dissoceranno e non vorranno firmare le dimissioni per “senso di responsabilità”, una maggioranza raccogliticcia di “avanzi” parlamentari che all’ultimo momento si metterà comunque in piedi per schivare nuove elezioni con vecchie leggi porcata.

Una cosa resta certa: le tasse, i balzelli e i prelievi forzosi chiamati “contributi di solidarietà”, i rincari dell’Iva, aumenteranno. E magari quel regaluccio esile che è l’esenzione IMU prima casa, verrà ritrattato. Con o senza governi.

Una piccola magra consolazione, in tutto questo marasma c’è comunque: i governi in questo paese sono il  vero problema e non la soluzione ai nostri mali. Perciò peggio di come già sta andando non può andare.

Autunno caldo

Le ventilate dimissioni di massa dei parlamentari di Centro Destra (che io non condivido ma non perchè voglia continuare con l’indegna alleanza con i comunisti, ma perchè vorrei che i miei parlamentari combattessero nelle aule, bloccando il parlamento e costringendo il rosso antico a convocare nuove elezioni) sembra siano effettivamente la scelta del PdL/Forza Italia, con l’appoggio dichiarato della Lega.
Mi auguro, ovviamente, che portino al risultato che è lo stesso che desidererei io: scioglimento di questo parlamento e nuove elezioni.
I comunisti faranno resistenza e probabilmente si appoggeranno ai grillini, ma non credo potranno andare lontano, provocheranno solo altri danni con leggi clientelari e devianti.
Intanto rimangono irrisolti i problemi concreti che, in sostanza, si racchiudono nei sempre meno soldi in tasca che abbiamo e sempre maggiori tasse.
Potremmo avere un nuovo autunno caldo e, come quello del 1969, potrebbe segnare una svolta.
Uguale ma contraria a quella impressa da quell’infausto autunno di 44 anni fa.





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