Il Pensiero Verde 2013-09-05 02:20:00

COMUNICATO STAMPA – LA LEGA E LA CITTADINANZA CIVICA

La Lega Nordha sempre ritenuto e ritiene tuttora che il concetto di cittadinanza condensi al proprio interno i valori fondanti di una società. La cittadinanza è sinonimo di appartenenza ad una comunità, intesa nell’ eccezione più alta di impegno e partecipazione. Cittadino è colui che sentendosi parte di una comunità ne condivide i valori e li mette in pratica quotidianamente nel corso delle proprie attività. Stiamo parlando di onestà, laboriosità, senso civico e amore per la propria città, per il proprio territorio, valori che hanno reso grande questo paese o almeno una parte di esso. Purtroppo da tempo questi valori si sono affievoliti negli stessi cittadini italiani per cui ad una forte crisi economica si associa una altrettanto drammatica crisi etico-morale. Per la Lega Nord la cittadinanza è il più alto riconoscimento che si possa attribuire ad un cittadino straniero, a fronte di un percorso di condivisione di diritti e doveri. Tale riconoscimento va oltre e prescinde dai diritti concessi ai cittadini stranieri regolari. Assistenza sanitaria, diritto allo studio, ecc. sono già garantiti ai residenti sul territorio italiano; la cittadinanza italiana è la “ciliegina sulla torta” che completa un processo di integrazione con il nostro paese e con gli altri cittadini. La cittadinanza si conquista giorno per giorno, non si può attribuire, sebbene simbolicamente, con un pezzo di carta.
E’ sotto gli occhi di tutti (tranne di chi non ha l’onestà intellettuale per ammetterlo) che in questo paese nella maggioranza purtroppo dei casi il processo di integrazione non arriva mai a compimento e forse nemmeno inizia. L’attribuzione cieca di diritti senza una pari richiesta di doveri non ha favorito l’integrazione anzi la ha impedita. Negli stati europei come Svizzera e Germania il rispetto delle leggi e dei valori della comunità è la condizione minima per la permanenza sul territorio. A chi non intende integrarsi si fa “gentilmente capire” che quello non il paese adatto per loro. Nessuno si è mai sognato di definire razzista o intollerante il comportamento di questi paesi. Il rispetto delle regole è da sempre alla base della convivenza civile.
La Lega Nord da sempre condanna l’ipocrisia di chi non vuole vedere i problemi, voltando lo sguardo da un’altra parte; l’immigrazione regolare, se controllata e rapportata alla capacità di assorbimento di una nazione può dare un contributo positivo alla crescita economica e sociale. Tuttavia è innegabile come in questo paese si sia messa la testa sotto la sabbia ignorando le problematiche causate da un immigrazione selvaggia. Questa nazione da tempo è diventata terra troppo accogliente per chi, non avendo alcuna intenzione di integrarsi, vive costantemente al di fuori delle regole, mettendo in atto comportamenti che impattano direttamente sulle vite dei cittadini onesti. Furti, spaccio, rapine, prostituzione, guida senza patente e assicurazione certamente non nascono con l’immigrazione ma è innegabile che la mancata integrazione di una pluralità di cittadini stranieri abbia ampliato enormemente le dimensioni del problema.
Ammettere che l’immigrazione, in particolar modo quella non gestita, non sia solo una risorsa ma anche fonte di problemi, non costituisce prova di razzismo o intolleranza.
I parmigiani non sono a priori né razzisti né intolleranti. L’intolleranza può nascere progressivamente nei cittadini proprio in quanto costretti ad assistere, impotenti, alla progressiva “conquista” della propria città da parte di un sempre maggior numero di persone che vivono al di sopra delle regole, in una condizione di totale impunità.
Pertanto, anziché proseguire con inutili operazioni di facciata, consigliamo al sindaco e alla giunta comunale di aprire una seria discussione su legalità e integrazione. Continuando a fare gli struzzi non si migliora la condizione di chi vuole integrarsi e si peggiora la vita dei cittadini di Parma.

Andrea Zorandi, Segretario sezione Lega Nord Parma città
Maurizio Campari, Commissario provinciale Lega Nord Parma
Fabio Rainieri, Segretario Nazionale Lega Nord Emilia

Alain Delon

“L’omosessualità è contro natura”.

Quando questa mattina ho letto quell’articolo che riportava la dichiarazione di Alain Delon ho pensato al futuro.
Allora c’è speranza per l’umanità se un soggetto che vive in quegli ambienti che più hanno contribuito a proporre modi di vivere fuori dalle righe e che è pure stato in odore di averla praticata, si esprime in questo modo ?
Vediamo se anche lui sarà costretto a rettificare …




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La Guerra Mondiale.

Si, c’è una GUERRA in corso. Una GUERRA tremenda, inumana, bestiale, che ha ucciso MILIONI di bambini in tutto il mondo, Italia compresa. Con metodi bestiali, criminali, con armi che vanno dalle pompe di bicicletta al forcipe ed al veleno. Una GUERRA i cui responsabili spesso sono governanti o ministrelle. Una GUERRA voluta anche da un partito chiamato Democrazia Cristiana e poi rivotata da sedicenti Cattolici. Una GUERRA per la quale bisognerebbe digiunare tutti i giorni. 
Questa GUERRA si chiama ABORTO.

Assad, in cerca di sosia, lo trova in Italia.

ULTIMA ORA. Guerra imminente, Assad in cerca di sosia, come in precedenza fecero Gaddafi e Saddam. 
Sembra che ne abbia trovato uno in Italia. 
E, come lui, molto ricco e comunista…
(nella foto, il sosia imbraccia la nuovissima arma segreta russa, il Kalashnikov invisibile…E chi è milanese, non parli di Pistola fumante…). 

Vuoto senza resa

Secondo la stampa allineata, prosegue la marcia trionfale dell’ormai stagionato putto fiorentino verso la conquista del pci/pds/ds/pd.
Appare singolare che un partito in cui l’apparato è comunista, l’elettorato è comunista, i militanti sono comunisti, possa trovarsi ad avere presidente del consiglio e segretario di estrazione democristiana.
Singolare ma non strano, perchè chi vota in quel partito è uso a votare quel che gli viene indicato (il famoso “svulazen” o il “non capisco ma mi adeguo” di note barzellette e battute televisive fondate su una realtà talmente drammatica da essere ridicola) e adesso la stampa dei poteri forti, quella che ha demolito il Cavaliere, è tutta per Renzi dopo un breve passaggio su Letta e dopo la cocente delusione di Monti.
E’ evidente che per evitare di bruciarlo hanno detto a Renzi di non prendere posizione su nulla e lui ci riesce benissimo, quasi fosse connaturato in lui l’essere una scatola vuota, senza alcuna resa.
Ci penseranno i poteri finanziari a riempirla con tasse e leggi ideologiche (che agli gnomi della speculazione non interessano, ma per una Nazione sana sì, eccome) da dare in pasto alla sinistra.
Naturalmente fanno sempre i conti senza l’oste che era e resta Silvio Berlusconi.





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Il Pensiero Verde 2013-09-03 11:02:00

La disoccupazione a luglio si ferma al 12%,

Invariata rispetto a giugno (-0,033 punti percentuali), anche se resta in aumento su base annua, con un rialzo di 1,3 punti. Lo rileva l’Istat (dati provvisori). Con luglio la disoccupazione tocca la soglia del 12% per la quarta volta consecutiva.
Il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre è pari al 12%, in crescita di 1,5 punti percentuali rispetto a un anno prima. Lo comunica l’Istat (dati grezzi). Per gli uomini l’indicatore passa dal 9,8% all’attuale 11,5% e per le donne dall’11,4% al 12,8%.
Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 39,5% a luglio secondo i dati provvisori dell’Istat. Aumenta di 0,4% punti rispetto al mese precedente e di 4,3 punti sul 2012. Nel secondo trimestre tra i 15-24enni il tasso sale al 37,3% (+3,4 punti), con un picco del 51% per le giovani donne del Mezzogiorno.
Crolla il numero degli occupati. soprattutto al Sud. Nel secondo trimestre, rileva l’Istat gli occupati in Italia sono diminuiti di 585.000 unità rispetto a un anno prima (-2,5%) ma il calo si concentra nel Mezzogiorno (-5,4%, pari a -335.000 unità).
Le simulazioni realizzate dalla Cgia riguardano tre tipologie famigliari (single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico, lavoratore dipendente con moglie e 2 figli a carico).
Per ciascun nucleo sono stati presi in esame 7 fasce retributive: in relazione alla spesa media risultante dall’indagine Istat sui consumi delle famiglie italiane, su ognuna è stato misurato l’aggravio di imposta in termini assoluti e l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva su ogni livello retributivo.
In queste simulazioni si sono tenute in considerazione le detrazioni e gli assegni familiari per i figli a carico, le aliquote Irpef e le addizionali regionali e comunali medie nazionali. A seguito dell’aumento dell’aliquota Iva al 22%, si è ipotizzata una propensione al risparmio nulla per la prima fascia di reddito, pari al 2,05% per il reddito annuo da 20.000 euro, del 4,1% per quella da 25.000 euro e dell’8,2% per le rimanenti fasce di reddito. Quest’ultima percentuale corrisponde al dato medio nazionale calcolato dall’Istat nell’ultima rilevazione su base nazionale. In buona sostanza si è ipotizzato che a fronte dell’aumento dei prezzi di beni e servizi a ridurre le spese saranno principalmente le fasce di reddito medio-alte. Infine, l’analisi della Cgia non ha considerato eventuali spinte inflazionistiche che una scelta di questo tipo potrebbe produrre.
Il numero di disoccupati continua ad aumentare e nel secondo trimestre 2013 raggiunge quota 3,075 milioni, 370 mila in più rispetto all’anno prima (+13,7%). Lo comunica l’Istat. L’incremento è diffuso su tutto il territorio e interessa in oltre metà dei casi persone con più di 35 anni. il 55,7% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o più.
Si accentua molto nel secondo trimestre il calo del lavoro atipico già registrato nei primi tre mesi dell’anno. La crisi brucia, secondo i dati Istat, 209 mila posti di lavoro «precari» nel secondo trimestre (-7,2%), tra lavoratori a termine e collaboratori. I lavoratori atipici sono 2,7 milioni di persone.
fonte Gazzetta di Parma

Sabato non digiunerò

Il vescovo di Roma ha indetto per sabato 7 settembre un digiuno per la pace in Siria.
Io non vi aderirò come non aderii al digiuno indetto da Giovanni Paolo II  il 5 aprile 2003 prima della campagna per la liberazione dell’Iraq.
In parte i motivi sono gli stessi.
Non vedo alcun significato nel digiunare, danneggiando solo me stesso e senza incidere in alcun modo sulla volontà dei contendenti.
Non credo che la lotta politica possa essere praticata con tali modalità.
Soprattutto non credo abbiano una qualche efficacia nel far pendere la bilancia da una parte o dall’altra.
Ma vi sono anche motivi profondamente differenti, con la situazione di dieci anni fa, che mi portano però alla medesima conclusione di non digiunare.
Allora ero favorevolissimo all’intervento in Iraq e mi è dispiaciuto che la prima fase non abbia visto impegnate truppe Italiane che, peraltro, si sono comportate benissimo nella seconda fase.
In Iraq era in gioco il nostro interesse (di Nazione, di Popolo, di Civiltà) economico e di sicurezza e se la diplomazia non riesce a trovare un modo per garantirlo, non sono pregiudizialmente contrario all’uso della forza.
In Siria non vedo alcun interesse in gioco, anzi credo che il nostro interesse sia avere un interlocutore certo e conosciuto.
Nel 2003 non feci alcun digiuno perchè stavo con Bush, sabato non farò alcun digiuno nonostante stia con Putin e non con Obama.
La chiesa cattolica ha (aveva …) una forte autorevolezza morale, ma non credo basti proclamare un digiuno per indurre i contendenti a non spararsi addosso avendo gli uni e gli altri due visioni diametralmente degli interessi da perseguire e delle soluzioni da proporre.
Vedrei molto meglio spesa l’autorevolezza della chiesa in una mediazione concreta, con proposte che mirino a risolvere il problema, non a formulare generici auspici di pace, quindi contro l’attacco in preparazione da parte di Stati Uniti e Francia, ma anche rimbrottando chi combatte una durissima guerra civile con ogni mezzo.
Come si può pensare di risolvere un problema di quel genere auspicando la pace, ricordando gli orrori della guerra e presagendo punizioni ultraterrene quando i problemi da affrontare e risolvere sono invece estremamente terreni e concreti ?
Questo è il limite degli appelli morali che portano alla inutilità del digiuno indetto per sabato.
Assad e i suoi indistinti e litigiosi oppositori se le stanno dando di santa ragione perchè vogliono tutti comandare per poi opprimere in ugual modo il loro popolo.
Solo che mentre Assad lo conosciamo e non ha trasformato la Siria in un santuario del terrorismo fondamentalista islamico, gli altri non sappiamo chi siano e cosa vogliano.
Mai lasciare il certo per l’incerto.



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Nell’inferno siriano

Parlare della Siria, è come parlare di un ginepraio nel quale  non si sa da che parte incominciare. Complessa è la sua composizione etnica:  Arabi o aramei arabizzati (in totale 89,3%); per il resto curdi (9%, a nord-est), armeni (1%, a ovest), turchi (al centro e a nord) e altri. La Siria è una repubblica dove convivono più religioni ed  è prevalentemente di fede sunnita, mentre il 13% della popolazione appartiene ad altre correnti musulmane come i drusi ( soprattutto a sud) e gli alauiti, un ramo degli sciiti; questi ultimi rivestono un ruolo politico particolare in quanto i comandi delle forze armate e lo stesso presidente appartengono alla minoranza alauita. Circa il 10% della popolazione è di fede cristiana, presente soprattutto nel nord del paese e aderente per metà alla Chiesa greco-ortodossa di Antiochia e per il resto divisi fra Chiesa cattolica, nelle sue varie comunità (melchiti, maroniti, siri, armeno-cattolici, caldei, ecc.). Vi sono 500 000 fedeli della Chiesa ortodossa siriaca.

Da un quadro  complesso del genere si può ben arguire, come e quanto sia facile destabilizzare soffiando sul mantice di un’etnia a detrimento di altre, sfilacciandone il tessuto sociale.  Come in tutte le guerre, la prima vittima è la verità e la faccenda dei gas nervini pompata dai media,  sta venendo a galla, come da questo articolo di La Porta “Siria intossicata di bugie”. 

«Secondo le fonti siriane, se gli Stati Uniti attaccano militarmente la Siria, il presidente russo Putin è deciso a prendere a bersaglio l’Arabia Saudita (…) il capo del Cremlino è pronto a dare ai bombardieri russi l’ordine di bombardare l’Arabia Saudita (…)». E ne avrebbe avvertito Washington.

Se è vero, Putin fa sapere che colpirà non le navi americane, non Israele, ma lo Stato criminale e petrolifero che l’ha minacciato di scatenare contro la Russia i suoi terroristi, che paga ed arma, e che – dunque – s’è auto-confessato in stato di guerra con Mosca.  (dall’articolo di Blondet comparso su Rischio Calcolato).

Con questo nuovo teatro di guerra,  siamo alla simil-bufala delle armi di distruzione di massa di Saddam, mai trovate. Siamo di nuovo a imprese devastanti come l’avventura in Libia, scatenata per interposta persona (Cameron e Sarkozy), ma sostenuta dalla Casa Bianca che ne era la cabina di regia.
Ora anche i ribelli anti-Assad ammettono che sono loro i responsabili dell’incidente sulle armi chimiche, ma che è stato un errore. Leggere qui tutto l’articolo tradotto da quello del sito di Alex Jones su Infowars.




I want you!
Il resto della grottesca messinscena, lo avete sentito questa sera nei notiziari: Obama (premio Nobel preventivo per la pace), ha fatto macchina indietro: prima  voleva giocare la sua partita guerrafondaia da solo, poi vuole il parere del Congresso; ora parla addirittura di un G20 a S. Pietroburgo. Cameron è stato, per fortuna,  fermato dal suo parlamento britannico. E’ già qualcosa…

Anche i duri di comprendonio,  però capiscono che dopo la Siria, sarà la volta dell’Iran eppoi della Russia e che l’Agenda mondialista degli Usa va avanti, col rischio dell’estensione globale del conflitto. Israele, si mostra apparentemente defilata, ma è parte integrante del gioco. Per capirlo, basta leggere gli articoli di Bernard-Henri Lévy e di Glucksmann, due vere prefiche guerrafondaie.
Ora che rullano i tamburi di guerra,  mi piacerebbe vedere all’opera i pacifinti de sinistra, ma tutto dorme e tutto tace. Da bruciatori di bandiere di professione, ad autentici leccapiedi.
Una cosa è certa: che partecipiamo o no a questo conflitto, come ponte sul Mediterraneo, all’Italia toccherà farsi carico dell’emergenza profughi. Come al solito.

Lavanda gastrica

Detersivo per piatti

Detersivo per piatti

Altra badilata di civiltà nella Bononia Docta.
Dotta una volta, se questo è l’andazzo.
E l’esempio lo fornisce, tanto per cambiare, l’emigrato afghano che dopo aver contratto matrimonio (combinato, ovviamente) con una minorenne a cui è fatto divieto di uscire di casa: l’uomo la chiude a chiave e se la scopre uscire di nascosto la obbliga a ingurgitare detersivo da piatti.
Come cantava la pubblicità “i piatti li vuol lavare lui”: avanti con l’integrazione, allora.
Se in più di un caso su questo blog si è trattato delle spose bambine – intrattenere rapporti sessuali con una minorenne è ancora reato in questo Paese – parimenti si è in più casi censurato condotte di questo genere.
È un fatto successo la settimana scorsa in zona Corticella.
Era uscita solo una volta di casa con il marito: per il resto, il coniuge combinato la teneva sempre chiusa a chiave in una casa.
E se sgarrava, giù botte e detersivo.
Nel tentativo di scappare dalla prigione domestica usando un mazzo di chiavi di scorta, è stata sorpresa dal marito alla stazione ferroviaria che durante una telefonata ha riconosciuto il rumore tipico dei binari: si è precipitato in stazione, ha aggredito la ragazza strappandole il biglietto di viaggio e sequestrandole la borsa.
La vicenda si è conclusa in viale Pietramellara solo grazie all’intervento dell’Ufficiale dell’Arma che l’ha soccorsa mentre veniva presa a calci e pugni dal pedofilo.
Ai Carabinieri la ragazza ha raccontato di avere 16 anni e non 32 come riporta il passaporto esibito dal marito: un documento falso per vivere a Bologna, senza poter svelare ad alcuno la sua vera identità.
La ragazza, con una prognosi di quattro giorni per contusioni multiple da percosse, è stata curata all’ospedale Sant’Orsola, al cui pronto soccorso era già stata ricoverata due settimane fa dicendo però di essersi procurata i lividi cadendo, per paura.
Lui – inutile ospite di questa città – accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali in sede di rito direttissimo, è stato condannato a un anno di reclusione previo patteggiamento.
In poche parole: non vedrà la galera.
Di sicuro questa volta.

QUANDO A NON VOLERE I CLANDESTINI SONO GLI IMMIGRATI STESSI. ALLA FACCIA DELLA KIENGE…

Pubblico in versione integrale l’intervista all’immigrato leghista Toni Iwobi, pubblicata sul sito di affaritaliani.it al seguente link:

http://www.affaritaliani.it/sociale/ius-soliboomerang-nuovi-schiavisti-toni-iwobi270813.html?refresh_ce

Qualsiasi commento in merito alle demenziali iniziative della Ministra Kienge in termini di razzismo degli italiani, “Jus Soli”, apertura dei CIE e di cancellazione del reato di clandestinità mi sembra superfluo…

di Alberto Maggi

Leghista da più di 20 anni, Toni Iwobi è nato il 26 aprile 1955 a Gusau, in Nigeria. Quinto di 11 fratelli, ha svolto i suoi studi nel suo paese e si è laureato in Scienze dell’Informazione negli Stati Uniti. È arrivato in Italia nel 1977, a Spirano (Bg), dove è assessore della giunta monocolore leghista: qui ha sposato una bergamasca e ha avuto due figli. Ora è nonno di due nipotini. Alle ultime elezioni in Lombardia ha sfiorato l’elezione al Consiglio Regionale con il Carroccio. Iwobi parla a tutto campo con Affaritaliani.it del problema immigrazione in Italia, del ministro Kyenge, dello ‘ius soli’, del reato di clandestinità e di razzismo. “Che cosa fanno il ministero degli Esteri e quello dell’Interno? Adesso c’è anche il ministero per l’Integrazione, che è irrilevante, quanto ci costa? Non possono farsi sentire nel mondo e in Europa per fermare il nuovo schiavismo?”

L’INTERVISTA COMPLETA
Che cosa pensa dei continui sbarchi di clandestini sulle coste italiane?

“Sono anni che parliamo di questo fenomeno. Bisogna cercare di contenerlo. Arrivare attraverso il mare e con i barconi in una nazionale non è assolutamente il modo ideale per migrare”.

Quindi?
“Ci vuole la volontà politica, soprattutto a livello italiano”.

Ad esempio? 
“Si potrebbero aprire le ambasciate. La metà dei soldi che i clandestini spendono per venire in Italia illegalmente sarebbe sufficiente per ottenere il visto e arrivare con il canale giusto e meno pericoloso. Non solo, le autorità italiane saprebbero chi viene, dove va e cosa fa”.

Però…
“Forse si vogliono agevolare i nuovi schiavisti, io li chiamo così. E tutto questo non è assolutamente giusto. E’ il buonismo senza senso. E lo schiavismo del nuovo millennio”.

Si vuole abolire il reato di clandestinità. Che cosa ne pensa? 
“In tutto il mondo, Nigeria compresa, la clandestinità è un reato. Io sono arrivato in Italia con visto regolare. E prima di sposarmi con un’italiana ogni anno andavo in Svizzera a rinnovare i documenti, perché una volta funzionava così”.

Non se ne esce…
“E’ inutile che si continui a parlare di agevolare e incentivare i clandestini, non è giusto che vengano in questo modo in Italia. Che cosa fanno il ministero degli Esteri e quello dell’Interno? Adesso c’è anche il ministero per l’Integrazione, che è irrilevante, quanto ci costa? Non possono farsi sentire nel mondo e in Europa per fermare il nuovo schiavismo?”.

Che cosa pensa del ministro Kyenge? 
“Io non ho niente contro la signora Kyenge, ma contesto la politica che lei rappresenta. Se la sinistra ha voluto dare una prova politica usandola come un modo per innovarsi e accattivarsi la simpatia degli extracomunitari può essere accettabile ma è sbagliato”.

Che cos’è l’integrazione?
“L’integrazione è rivolta alle singole persone. Una persona che viene a casa mia deve cercare di integrarsi e rispettare le mie abituduni e la mia cultura. Quando sono arrivato in Italia mi sono sbattutto perché mi piace questo Paese che mi ospita, il tutto con mille difficoltà. Non si può obbligare a integrarsi e quindi non c’è bisogno di un ministero ad hoc. La Kyenge è stata nominata parlamentare (nominata visto la legge elettorale), basta e avanza. Il suo ministero è demagogia politica”.

Che cosa pensa quando accusano la Lega di razzismo?
“In Italia c’è una grande necessità della riforma giudiziaria, ma anche di quella giornalistica. Quando conviene alcuni giornalisti usano la parola razzismo a dismisura. In più di 20 anni nella Lega non ho mai subito nessun atto di razzismo, tutti si sono sempre comportati bene con me. Il razzismo avviene quando si incontrano persone ignoranti o arrabbiate per la loro vita sociale. Non credo che in Italia ci sia questa emergenza”.

Che cosa pensa dell’introduzione dello ‘ius soli’ come vorrebbe la sinistra?
“Lo ‘ius soli’, pur nella misura minima, credo non sia la risoluzione del problema dell’immigrazione che incombe sul Paese in questo momento. Quasi tutti i paesi europei che in passato hanno adottato tale legge sono ricorso al riparo con emendamenti restrittivi cercando di mettersi al riparo, visti gli attuali cambiamenti sociali globali. Più che concentrarsi sullo ‘ius soli’, perché non impegnarsi maggiormente sulla legge attuale che regola l’ottenimento della cittadinanza italiana diminuendo la burocrazia che impedisce di averla in tempi brevi? La questione dello ‘ius soli’ è un tema che va discusso in modo adeguato con buon senso e senza fretta, poiché non possiamo concedere cittadinanza in modo automatica ai figli nati in Italia senza tener conto dei loro genitori (nuovi italiani con genitori stranieri) né possiamo ignorare il fenomeno che si creerebbe dopo l’approvazione di tale legge”.

Ovvero? 
“Maggiori flussi di clandestinità senza controllo, perché ci sarà più gente che mette a rischio la propria vita, specialmente donne incinta, solo per venire in Italia a partorire. Il tutto senza ovviamente dimenticare altri rischi che tale legge causerebbe. Per concludere, mi chiedo: se lo Stato non ha la capacità organizzativa di controllo per contenere l’attuale flusso di clandestinità, come può pensare di controllarlo dopo l’approvazione di tale legge? Bisogno riflettere”.

Ultima cosa. E quando sente i cori negli stadi contro i giocatori di colore… 
“Le tifoserie criticano chiunque sia di un’altra squadra, le parolacce non sono solo contro la gente di colore. Non facciamo diventare ogni cosa un problema, ovviamente va regolato il mondo della tifoseria. Non è razzismo in sé ma sono le tifoserie che insultano i giocatori anche non di colore. Ancora una volta è colpa dell’enfatizzazione politica e giornalistica”.