Libertà di opinione secondo gli stalinisti politicamente corretti

Forza Nuova continua a manifestare contro l’immigrazione.
Un tizio del pci/pds/ds/pd reclama l’intervento di Polizia e magistratura per sanzionare i militanti di Forza Nuova.
Secondo questi stalinisti del politicamente corretto si può offendere gli Italiani, pretendere lo ius soli, inneggiare al meticciato, ma non si può e deve essere punito, affermare la propria Identità Italiana, aspirare alla Sovranità ed alla Indipendenza della propria Nazione.
Solidarizzo con Forza Nuova che invito a sostenere nella sua, che è anche la mia, battaglia per l’Identità Nazionale.



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La sorella di Cecile Kyenge

Qualche commento: “La notizia più interessante è che la sorella occupa una casa popolare, così come la vicina albanese. Però la ministra dice che l’italia non è sufficientemente ospitale. Vorrei vedere se nel suo paese natale agli stranieri danno le case popolari. Chissà poi se nella pratica di assegnazione della casa popolare la ministra ha messo una buona parola. A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si prende…”

 “Un sindaco di colore se fa gli interessi dei cittadini ben venga, un ministro di colore lo stesso. Invece la sig.ra Kyenge non è il ministro dell’integrazione bensì il ministro degli immigrati clandestini quindi è tutt’altra cosa, ecco perché da quattro mesi ha scatenato un coro di proteste.”

 “38 fratelli e sorelle. Comincio a capire l’interesse della Kienge per i ricongiungimenti familiari.”

“38 fratelli? Tipica famiglia italiana di una tipica italiana, nostro ministro dell’integrazione.”

 Pugni e insulti alla vicina di casa albanese. A processo la sorella del ministro Kyenge. «Dora», 46enne, avrebbe aggredito la donna durante una lite per una bicicletta. Dovrà andare davanti al giudice di pace

Guai giudiziari per una sorella del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge: Kapya «Dora» Kyenge, 46 anni, è stata rinviata a giudizio davanti al giudice di pace di Pesaro con l’accusa di aver picchiato e insultato una vicina di casa albanese, Aferdita Bquiri, che come lei abita in una casa popolare dell’Erap a Ginestreto. Ad anticipare la notizia è il Resto del Carlino. La data del processo non è stata ancora fissata.

«UN PUGNO E MINACCE DI MORTE» – I fatti, già noti, risalgono al 18 aprile scorso, anche se la Bquiri, medicata al pronto soccorso con una prognosi di cinque giorni, aveva sporto querela per lesioni, minacce e ingiurie soltanto un mese dopo. I motivi della lite non sono noti: secondo il racconto della vittima, Dora Kyenge l’avrebbe colpita con un pugno al collo, minacciata di morte e insultata facendo anche riferimento al Paese di provenienza, l’Albania, per poi concludere dicendo: «Ho le spalle coperte, mia sorella è in Parlamento». Dieci giorni dopo il deputato Cecile Kyenge giurava come ministro del Governo Letta.

COLPA DI UNA BICICLETTA – Ci sarebbe una bicicletta all’origine della lite tra le due donne. La vicina albanese la voleva appoggiare sul muro di un complesso di villette a schiera di edilizia popolare, Dora invece non la tollerava perché considerava quel muro di sua proprietà e non del condominio, e per questo, almeno nel racconto della vicina, ogni volta litigava con lei. «La mia cliente ci tiene a dire che la vicenda non c’entra nulla con il ministro Kyenge, che stima molto condividendone le battaglie per l’integrazione», ha spiegato l’avvocata Rosaria Cipolletta che tutela la Beqiri.

QUANDO SI RIVOLSE ALLA LEGA – A Pesaro Dora Kyenge, uno dei 38 fratelli del ministro dell’Integrazione, ha lavorato con un contratto part-time all’Ipercoop e come sarta. La stampa locale si era occupata di lei anche nel maggio del 2008, quando si era rivolta alla Lega Nord perché la aiutasse a prendere possesso dell’alloggio di edilizia popolare che le era stato assegnato ma che all’epoca era occupato da una famiglia marocchina. Dora è spesso presente alle cerimonie con la sorella ministro: a Pesaro era in piazza anche il 28 maggio scorso, quando Cecile Kyenge ha consegnato la cittadinanza onoraria a 80 bambini e ragazzi figli di immigrati nati in Italia.

Pagliacci di governo

Il Pd blocca le nuove slot (per sbaglio). Ma la mozione del Senato è “inapplicabile”. Approvata contro il parere dell’esecutivo la mozione della Lega che impegna a fermare per 12 mesi nuove sale online e in luoghi pubblici. Il Mef avverte però che “compierebbe un atto illegittimo”. Nessun errore invece nella bocciatura del testo M5S che abrogava lo sconto previsto dal dl sull’Imu

No alle nuove slot machines nelle città italiane. “Per sbaglio” dice il senatore democratico Casson. Sì al condono per i concessionari delle macchinette mangia soldi. “Per astensione” denuncia il Movimento 5 Stelle. Nessun errore, quindi, quando si è trattato di approvare il provvedimento dei grillini, che avevano proposto di bloccare la norma contenuta nel decreto Imu che permette ai signori delle slot di risparmiare – e di tanto – sulla multa dovuta allo Stato per i mancati tributi versati allo Stato. Una nota del ministero dell’Economia precisa però che la mozione approvata oggi al Senato, “come ha spiegato il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti, è inapplicabile perché il governo compirebbe un atto illegittimo determinando: un contenzioso con i circa 200 operatori italiani ed esteri che hanno ottenuto la concessione; la riapertura del contenzioso comunitario, dopo due procedure di infrazione chiuse nel 2010 a seguito della regolamentazione del mercato; lo spostamento in massa di giocatori verso il mercato illegale; la perdita della possibilità di contrastare, con strumenti mirati, il gioco problematico e patologico e l’accesso dei minori al gioco”. La moratoria prevista nella mozione determinerebbe, inoltre, una “forte diminuzione delle entrate in una fase estremamente delicata per la finanza pubblica”.

Il governo è stato battuto in aula al Senato nella votazione di una mozione della Lega Nord a prima firma del senatore Bitonci che vieta per un anno l’apertura di nuovi centri per i giochi d’azzardo elettronico on line e nei luoghi aperti al pubblico. La mozione è stata votata ad ampia maggioranza. Il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti (Pdl) ha detto ai giornalisti che il documento in questione “presenta aspetti di conflitto con i diritti dei gestori che già si sono aggiudicati la concessione e il problema del mancato gettito per sei miliardi di euro”. Giorgetti, poi, ha annunciato che rimetterà la delega sui giochi. Felice Casson, senatore del Pd ha spiegato che “tutto è avvenuto in un momento di grande confusione in Aula. In pratica si è trattato di un errore di votazione. Quelli che avevano capito, come me, hanno votato contro la mozione, altri no”. Non la pensa così, però, il collega di partito Giuseppe Lumia. Toni e contenuti diametralmente opposti. “Finalmente il Parlamento detta regole chiare e incisive al governo per arginare il fenomeno del gioco d’azzardo nel nostro Paese – ha detto Lumia – Sul mercato dei giochi bisogna intervenire al più presto per contrastare il gioco patologico è combattere gli interessi che le mafie e la criminalità organizzata hanno nel settore”. Il capogruppo del Pd in commissione Giustizia e primo firmatario dell’odg unitario presentato ed approvato stamani al Senato si rivolge direttamente a Giorgetti: “Mi dispiace – ha aggiunto – che il sottosegretario all’economia abbia rimesso la delega sui giochi. La moratoria sulle nuove autorizzazioni è una proposta che il Pd e la maggioranza hanno avanzato a prescindere dalla Lega, tanto da inserirla nell’Odg unitario. Un ordine del giorno che, paradossalmente, è stato votato da tutti tranne la Lega”. Il documento della Lega è stato approvato anche da molti senatori del Pdl. Successivamente l’assemblea ha votato a favore di un ordine del giorno (il governo si è rimesso all’Aula) per precisare meglio il contenuto del documento del Carroccio: si impegna l’esecutivo a “prevedere una moratoria per le nuove autorizzazioni in attesa della riorganizzazione e pianificazione dell’intero sistema”. Rispetto al testo della mozione leghista si sottolinea che la moratoria riguarda solo le nuove autorizzazioni. L’ordine del giorno è stato approvato a vasta maggioranza. Contrari solo M5S e Lega Nord, con Calderoli che ha spiegato come l’odg rappresentava “una specie di contentino che non serve a nulla perché la nostra mozione pone condizioni precise”. Tanto precise che Maroni esulta: “Governo battuto da mozione Lega, ora vada a casa” ha detto il segretario federale.

“Siamo contenti che al Senato sia stato sconfitto lo Stato biscazziere. Non è possibile fare cassa sulla debolezza del vizio del gioco che riguarda moltissimi italiani. Insieme a Giorgetti si dovrebbero dimettere tutti coloro che hanno proposto l’apertura di nuovi centri scommesse che, per noi in alcuni casi, sono delle vere e proprie bische”. Parola del segretario nazionale dell’Italia dei Valori, Ignazio Messina, che annuncia una raccolta firme “in tutta Italia le firme per un disegno di legge di iniziativa popolare affinché sia vietato il gioco d’azzardo. Lo Stato continua a sottrarre alle famiglie 100 miliardi di euro l’anno, sfruttando la disperazione di chi, con la crisi, tenta la fortuna e di coloro che sono vittime della ludopatia”. Rispedita al mittente, invece, la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle, che proponeva la cancellazione dell’articolo 14 del decreto Imu, ovvero quello che prevede il condono per le società concessionarie di slot machines. A votare a favore solo in 76 (M5S, Lega, Sel, Scelta Civica, 6 del Pd e 2 del Pdl), astenuti Pd e Pdl, con l’astensione che nell’aula di Palazzo Madama vale come voto contrario. Durissima la nota diffusa dal non partito di Beppe Grillo. “Al Senato si è consumata l’ennesima vergogna a favore delle lobby del gioco d’azzardo. Pd e Pdl con il trucco democristiano dell’astensione hanno bocciato la mozione del Movimento 5 Stelle a prima firma Giovanni Endrizzi sui danni economici e sociali da decine di miliardi di euro causati dal gioco d’azzardo patologico – si legge nel comunicato M5S – Invece di pagare i 98 miliardi di multa, poi ‘scontati’ dalla Corte dei Conti a 2,5 miliardi, i ‘signori dell’azzardo’ grazie al governo Letta ora dovranno restituire allo Stato solo 611 milioni di euro. Il resto sarà ancora una volta a carico dei cittadini”.

BB, una vita per lo scandalo

E quando nel titolo parlo di scandalo BB, mi riferisco anche allo scandalo (senile) di aver affrontato la Francia perbenista legata al pensiero politicamente corretto e alle “idées reçues” della gauche au caviar che imperversano nell’ambiente del cinema e dello spettacolo francese. Infatti il suo matrimonio con Bernard d’Ormane, amico di Le Pen del Front National, le ha garantito

Discorso di Madre Teresa per il Premio Nobel per la Pace

Discorso in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Pace  Poiché ci troviamo qui riuniti insieme penso che sarebbe bello per ringraziare Dio per il premio Nobel per la pace che pregassimo con una preghiera di S. Francesco d’Assisi che mi sorprende sempre molto – noi diciamo questa preghiera ogni giorno dopo la Santa […]

L’inferiorità (morale) di certe persone… e la neolingua orwelliana

La Kyenge vuole cancellare anche “mamma” e “papà”. Il ministro appoggia la proposta di una delegata del Comune di Venezia di sostituire sui documenti le parole “madre” e “padre” con “genitore 1” e “genitore 2” di Chiara Sarra

“Mamma” e “papà” sono le prime parole pronunciate da un bambino. E “madre” e “padre” ci identificano fin da piccoli anche sui documenti (come non pensare al “fu” usato in passato per distinguere due omonimi?). Eppure questi vocaboli potrebbero presto sparire da certificati di nascita, stato di famiglia, moduli scolastici, ecc. Già perché a Venezia c’è chi vuole sostituire i termini con i più asettici “genitore 1” e “genitore 2”. È la proposta di Camilla Seibezzi, delegata “ai Diritti Civili e alla Politiche contro le discriminazioni” al Comune, che chiede di imitare una norma già adottata in altri Paesi, come Francia, Spagna e Usa. Un modo, secondo la delegata, di contrastare gli stereotipi di genere e lottare contro omofobia e discriminazioni. Ma quello che fa più scalpore è che l’idea è piaciuta a Cécile Kyenge. “Mi sono sempre battuta per le pari opportunità, se questa è una proposta che le rafforza, mi trova d’accordo”, ha detto il ministro per l’Integrazione, alimentando le polemiche già infuocate. “Mi spiace per la ministra Kyenge, ma la natura non si cancella. Nemmeno obbligando le persone a cambiare nome alle cose”, commenta Massimo Bitonci, capogruppo della Lega Nord al Senato, “Fatto salvo il diritto di ciascun essere umano, adulto e responsabile, di vivere la propria affettività e la propria sessualità come crede, per nessuna ragione un individuo ovvero lo Stato possono cancellare ciò che la natura ha stabilito: che i figli nascono da due genitori, madre e padre, maschio e femmina, e che tali devono continuare ad essere chiamati”. Rincara la dose Matteo Salvini, secondo cui il ministro Kyenge “è da ricoverare. Deve farsi curare. Lei e tutti quelli che la pensano come lei”.

Tornando a casa…

… in una giornata qualunque, ci si può sorprendere di un panorama così e di un cielo terso. Ci si sorprende così tanto da fermarsi, prendere dalla borsa l’ ipad, inquadrare e scattare…

Beata Teresa di Calcutta – vita

Beata Teresa di Calcutta – Fondatrice della Congregazione “Missionarie della Carità” Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia di genitori albanesi, di religione cattolica. All’età di otto anni perse il padre e la sua famiglia soffrì di gravi difficoltà finanziarie. A partire dall’età di quattordici anni partecipò a […]

La dittatura della troika e la grecia

Crisi Grecia, ora Atene rischia di perdere anche la Difesa. Dopo il trasferimento all’estero dell’ente per le privatizzazioni, la troika chiede la chiusura delle tre società militari del Paese che si trova a un passo dalla Siria di Francesco De Palo

Chiudete le tre società che si occupano della difesa nazionale e licenziate tutti i dipendenti. E’ questa l’ultima richiesta della troika alla Grecia. I rappresentanti dei creditori internazionali hanno infatti bocciato il piano di Atene per riformare Eas, Elvo e Larco, le tre realtà nazionali di difesa nazionale e di industria militare. E così, dopo la richiesta di far transitare l’ente nazionale preposto alle privatizzazioni, il Taiped, su un fondo lussemburghese ad hoc, adesso un ulteriore pezzo della ormai sottile sovranità nazionale ellenica rischia di passare in altre mani o di scomparire del tutto. Nel caso di Eas il ministero della Difesa aveva proposto la continuazione delle attività della società ad un costo annuo di circa 30 milioni di euro. Secondo il piano presentato ai finanziatori, le esigenze di hardware militare ammontano a 20 milioni, per far fronte alle quali il denaro necessario potrebbe venire dal bilancio dello Stato per almeno cinque anni, mentre i restanti 10 milioni verrebbero dai fondi di Eas provenienti dal mercato internazionale con i contratti di vendita. La troika non intende però avallare un piano la cui spesa gravi sul bilancio dello Stato,  in quanto ritiene che i numeri reali saranno alla fine superiori alle stime greche, considerate troppo ottimistiche alla voce “esportazione di materiale militare”.

Le prossime 24 ore saranno quindi cruciali per il futuro delle industrie statali e per preservare i relativi posti di lavoro. E,  visti i venti di guerra a poche miglia di distanza, non è ancora chiaro se la troika vorrà o meno riprendere il dialogo e ragionare sugli scenari possibili per lavoratori e sicurezza nazionale. L’unica certezza è che il viceministro della Difesa, Fofi Genimata, ha ricevuto la comunicazione dei creditori internazionali in una mail in cui si bollano le proposte greche di ristrutturazione delle tre società come “irrealistiche e insostenibili”, per cui l’unica via percorribile è la liquidazione immediata senza alcun indennizzo per i lavoratori. Immediatamente il viceministro ha informato il premier Samaras, dicendosi senza parole vista la delicatissima crisi in Siria. Immediata la protesta delle opposizioni. Panos Kammenos, leader degli Indipendenti greci ha attaccato il governo: “Con il mandato della troika, dopo aver consegnato loro la proprietà pubblica e privata, adesso vuole abrogare anche la difesa nazionale: vergogna”. Sulla stessa lunghezza d’onda i democratici di Fotis Kouvellis, fino a due mesi fa alleati di Samaras nell’esecutivo delle larghe intese, che hanno reagito con sdegno all’ipotesi di ulteriori licenziamenti, dopo che la lista dei 12mila dipendenti pubblici da tagliare è ormai divenuta definitiva: “Il Dimar propone di fermare questa situazione, in quanto non si può ignorare che l’industria della difesa greca è un fattore critico per il Paese”. Intanto, rispondendo ad una domanda sulle relazioni riguardanti le tre società di difesa in questione, Simon O’Connor, portavoce del commissario europeo Olli Rehn, ha osservato: “Il protocollo d’intesa prevedeva come condizione preliminare  l’adozione entro settembre di una decisione definitiva per ristrutturare le società in vista della privatizzazione o la liquidazione delle tre aziende. I colloqui con le autorità greche per l’espletamento di tali obblighi sono in corso”.

Quattro all’alba

Ancora quattro giorni e i comunisti voteranno la decadenza di Silvio Berlusconi confermandosi di essere quei piccoli esseri che noi che li combattiamo da sempre, da sempre sappiamo che sono.
Ancora quattro giorni e il PdL non potrà che uscire dal governo Letta, che con l’abolizione dell’imu ha esaurito il suo compito, riunendosi con gli altri movimenti di Centro Destra, scrivendo la parola fine ad una alleanza contro natura con la sinistra e, auspicabilmente, ad un lungo periodo nel quale venga archiviato ogni compromesso, ogni accordo, con i comunisti.
La sinistra, con la complicità di Napolitano, cercherà di realizzare governicchi traballanti e sostenuti da traditori e mercenari da foraggiare con i nostri soldi.
Come già accadde nel 1998 e nel 2006 non potrà avere speranza di durata e il voto che inevitabilmente arriverà, preciso come la Morte, ne sancirà l’ennesima sconfitta.





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