Riuscira’ la Boldrini a superare la Fornero?

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Ebbene, io direi di sì. Ancora un paio di prese di posizione contro i deputati a 5 stelle e a favore della Casta partitocratica che l’ha miracolata mettendola a fare il presidente della camera dei deputati, senza che lei fosse al corrente della penosa situazione degli Italiani (parole sue pronunciate durante la visita nelle Marche in occasione di quella coppia di marito e moglie disperati e del fratello della donna che si sono suicidati, leggi art. ) e ci riesce. Intendiamoci, si fa per dire… perché comunque è impossibile superare in antipatia, in bastardaggine, in pochezza, in troitudine (???) l’ex ministra del lavoro. Ma ce la sta mettendo tutta. Anche ieri in occasione della protesta dei deputati 5 stelle, che sono andati a occupare il tetto del parlamento ad esporre una bandiera contro la modifica dell’art. 138 della costituzione,  non si è fatta mancare di mettersi in mostra per meritarsi ancor più la simpatia e i favori di quei bei tipi della partitocrazia tutti tesi, oggi come non mai, a difendere con le unghie e con i denti i privilegi arraffati da un popolo che invece non si può più nemmeno permettere di vivere dignitosamente. Quindi dagli addosso ai 5 stelle […]

L’ integrazione vista da Kashetu Kyenge

Integrazione africana. La Kyenge e l’orgoglio congolese: “Mi chiamo Kashetu non Cècile”. Il ministro ordina al suo staff di cambiare il nome sui documenti e i comunicati ufficiali per rivendicare le sue origini

Non chiamatela infermiera e neppure Cècile. La Kyenge potrebbe offendersi. Il ministro dell’Integrazione ha dato ordine al suo staff che cura i rapporti con la stampa di “censurare” “Cécile” e di inserire nelle note ufficiali il nome di origine congolese: “Per favore, da oggi in poi io sono Kashetu Kyenge detta Cecile…”. Un messaggio chiaro, soprattutto per la stampa. La richiesta di anteporre il suo vero nome, di origine congolese, al nome francese acquisito dopo il suo trasferimento in Europa ha creato qualche malumore nel suo staff. Bisogna cambiare tutta la carta intestata e i comunicati ufficiali.

Orgoglio congolese – A quanto pare la Kyenge avrebbe voluto così esprimere il desiderio di ribadire pubblicamente l’orgoglio delle proprie origini etniche e la sua provenienza geografica. Così in uno degli ultimi comunicati del consiglio dei ministri, Kyenge compare già con il nome di Kashetu. La Kyenge è nata infatti a Kambove, nella provincia congolese del Katanga da una famiglia benestante e numerosa di etnia bakunda. Il padre, funzionario statale, era capo villaggio e aveva quattro mogli e 39 figli ha deciso di chiamarla Kashetu. Eppure in nome dell’“integrazione”, forse la Kyenge avrebbe fatto bene a farsi chiamare Cecilia.

Integratissima. L’accusa della Lega: “La Kyenge va al centro massaggi con la scorta”. La testimonianza del leghista: “Al centro benessere con la scorta”

Cècile Kyenge va “al centro benessere con la scorta. Due volanti per accompagnare il ministro a fare un massaggio relax”. A raccontare l’episodio è Fabio Rainieri, segretario regionale della Lega Nord in Emilia, che racconta di aver visto il ministro Kyenge andare in palestra con la scorta. “Alla fine dobbiamo ammetterlo – dice sarcastico Rainieri –, Letta ha designato Cecile Kyenge alla guida del ministero che maggiormente le si addice. In pochi sono riusciti a integrarsi come lei. Anzi di più, il ministro Kyenge ha imparato a muoversi nel Paese con una disinvoltura impressionante. Ieri sera, ad esempio, alle 20 si è presentata al centro benessere della palestra Roman sport center (Villa Borghese) in via del Galoppatoio accompagnata da due auto di scorta con tanto di lampeggiante sul tetto. Evidentemente – aggiunge – dopo una dura giornata di lavoro e dopo avere risolto molti problemi strategici del Paese, come ad esempio se in futuro la nonna e il nonno debbano chiamarsi avo 1 e avo 2, o se questo possa turbare la sensibilità di qualcuno, un massaggio rilassante era inevitabile e improrogabile”. A quanto pare la Kyenge segue l’esempio di Anna Finocchiaro, che un anno fa passeggiava all’Ikea con tanto di scorta e faceva spingere il carrello al suo autista. Beh almeno la Kyenge pensa al relax, non alle cucine componibili…

Sbarchi

Sicilia, arrivano due barconi dalla Libia. Soccorsi quattrocento migranti. Il primo a Lampedusa, l’altro si dirige verso le coste orientali. Entrambi soccorsi da pattugliatore e marina militare

PALERMO – Due barconi, uno con 207, l’altro con 202 migranti sono approdati a Lampedusa. Sul primo vi erano anche 6 bambini e 35 donne, di cui 2 in avanzato stato di gravidanza, di presunta provenienza nigeriana, siriana e ghanese. Sono sbarcati la notte scorsa sull’isola. Erano stati soccorsi e salvati da un pattugliatore della guardia costiera e dalla nave Bettica della Marina militare a 50 miglia a sud di Lampedusa in zona Sar Maltese. Le operazione erano scattate dopo una segnalazione arrivata ieri sera alla centrale operativa della Guardia costiera una telefonata dalla Libia da numero fisso, che riferiva delle presenza di un barcone in legno con motore in avaria, fornendo anche il numero di un telefono satellitare in possesso di uno dei migranti che erano sul natante. A bordo sono state trovate 4 persone malate e sono state inviate sul posto due motovedette classe 300 della Guardia costiera di Lampedusa con a bordo i medici del Cisom (Corpo italiano soccorso ordine di Malta) per prestare i primi soccorsi ai migranti, che sono stati poi condotti a Lampedusa. Un secondo barcone in difficoltà a 60 miglia da Lampedusa, con 212 persone a bordo, è stato soccorso la notte scorsa dal pattugliatore Bettica. Quattro migranti, con il supporto di due motovedette delle Capitanerie di Porto sono stati trasportati a Lampedusa per essere ricoverati. La nave Bettica, con a bordo 168 uomini, 32 donne e 8 bambini soccorsi, si dirige verso le coste orientali della Sicilia per il successivo sbarco dei migranti previsto per le 18. Sono in tutto 27 i barconi partiti dalla Libia il mese di agosto verso le coste italiane. Secondo le stime della delegazione in Libia dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), sono state complessivamente 3.044 le persone salite a bordo: di nazionalità eritrea, etiope e somala. La guardia costiera libica, aggiunge Unhcr, avrebbe inoltre intercettato un ulteriore numero non identificato di barconi al largo della costa libica e i sopravvissuti a bordo sono stati in seguito detenuti per aver lasciato il paese illegalmente.

Come sono tutti premurosi con Berlusconi

Da Napolitano a D’alema, passando per tutti i comunisti e loro serventi, è un richiamo alla “responsabilità” e una gara a chi fornisce il miglior consiglio per il Cavaliere e il suo futuro.
Silvio sei intelligente, hai fiuto, sei un leader responsabile … tutti preoccupati per il suo futuro e le conseguenze che gli vengono prospettate se non accettasse di farsi crocifiggere, novello Gesù Cristo, senza reagire e in cambio di NULLA !
Quali ipocriti , preoccupati solo e soltanto della loro posizione personale di burocrati di partito, incapaci di battere Berlusconi al voto ecco che vorrebbero eliminarlo, con il suo consenso perchè comunque lo temono, grazie alle consorterie finanziarie internazionali e alla persecuzione giudiziaria.
Ma perchè mai il Cavaliere dovrebbe immolarsi in cambio di nulla ?
Capirei che, se gli restituissero i 560 milioni versati a De Benedetti e gli garantissero la fine di ogni persecuzione, possa anche dire “ok il prezzo è giusto“, ma perchè mai dovrebbe accettare di essere torturato in cambio di nulla ?
E perchè mai dovremmo noi accettare che il nostro Leader venga dichiarato decaduto, continuando a governare assieme ai suoi aguzzini e carnefici ?
Dicono che l’economia subirebbe conseguenze devastanti: e allora ?
Merita, uno stato come l’Italia, di sopravvivere quando imperversano le Chienge, le Boldrini, i Pannella, i Grillo che ne vogliono distruggere le fondamenta con lo ius soli, la legalizzazione dell’immigrazione clandestina, l’assassinio della Famiglia, l’unica che sia tale, formata da un Uomo e una Donna, da un Padre, una Madre (che non possono essere ridotti a “genitori 1 e 2 ) , la legalizzazione della droga, il divorzio facile cui seguirebbe l’aborto facilissimo e l’eutanasia festa nazionale ?
Io credo di no, un simile stato non merita di sopravvivere.
Che Berlusconi, con la sua reazione, innesti la miccia per poter ricostruire la nostra Nazione, oggi devastata dal “politicamente corretto”.





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La ue, le pensioni e gli immigrati

L’Ue avrebbe bisogno di 11 milioni di immigrati per mantenere i suoi pensionati. Uno studio dell’International Longevity Centre suggerisce di aumentare ulteriormente l’età pensionabile e disincentivare direttamente a livello nazionale ogni forma di uscita preventiva dal mondo del lavoro di Alessio Pisanò

Troppi pensionati e troppo pochi giovani lavoratori, il mercato del lavoro europeo rischia di andare in tilt. È il risultato di uno studio dell’International Longevity Centre (ILC), un centro di ricerca britannico specializzato in demografia. L’aumento dell’aspettativa di vita media e quindi degli anni di pensione insieme all’insufficiente forza lavoro (e contribuente) attiva potrebbe mandare in rovina le casse pubbliche di molti Paesi se non si prendono i giusti provvedimenti. Quali? Secondo il centro, la soluzione migliore è la solita: aumentare ulteriormente l’età pensionabile. Presto i contributi pagati dai lavoratori non basteranno più a pagare le pensioni di chi ha smesso di lavorare. Secondo l’International Longevity Centre si passerà quindi rapidamente a una proporzione di quattro a due lavoratori per pensionato, una situazione insostenibile soprattutto in quei paesi, come Grecia, Spagna e Italia, con la più alta percentuale di disoccupazione giovanile. Le cause principali secondo gli esperti sono l’aumento dell’aspettativa di vita dei pensionati europei e il minor incremento demografico complessivo dei 28 Paesi Ue. Viene poco presa in considerazione, invece, la crescente disoccupazione giovanile che in alcuni Paesi, come la Spagna, ha superato la fatidica soglia del 50 per cento.

Ecco che secondo gli autori dello studio, la soluzione più papabile diventa sia aumentare ulteriormente l’età pensionabile che disincentivare direttamente a livello nazionale ogni forma di uscita preventiva dal mondo del lavoro, a prescindere da quanti anni di lavoro una persona abbia sulle spalle. Ad esempio “virtuoso” vengono portati i Paesi Bassi, che dal 1993 sono riusciti ad abbattere la percentuale di “non lavoratori senior” eliminando buona parte degli incentivi alla pensione anticipata e imponendo limiti ai sussidi per disoccupazione e malattie di servizio. D’altronde nel mondo imprenditoriale anglosassone la pensione viene sempre di più vista come un problema e l’innalzamento dell’età pensionabile come un indispensabile palliativo. Insomma, “70 or bust” (70 o fallimento) come intitolava qualche mese fa la copertina dell’Economist, bibbia del liberismo economico anglosassone, che da sempre spinge a favore dei 70 anni come età minima per godere del meritato riposo dopo una vita di lavoro. Non basterebbe nemmeno un aumento dell’immigrazione extraeuropea, almeno secondo lo studio ILC. I 60 milioni di immigrati previsti per i prossimi 50 anni in Europa (0,2 per cento della popolazione totale del Vecchio Continente), ammesso che trovino tutti lavoro, costituirebbero solo una goccia nel mare. L’Unione europea avrebbe bisogno di un’ondata immigratoria ben superiore per mantenere i suoi pensionati”, si legge nel rapporto, “almeno altri 11 milioni solo entro il 2020”.

Lo studio tratta solo in secondo piano la questione disoccupazione. Se infatti a luglio il tasso di disoccupazione nell’Eurozona è rimasto stabile al 12,1% (il quarto mese consecutivo che non cresce), quella giovanile continua a salire: 24,0% (23,9% a giugno, 23,8% a maggio). I dati sono Eurostat (ufficio statistiche dell’Ue) secondo il quale i disoccupati nei 17 paesi della moneta unica sono 19,231 milioni, con i tassi più bassi, in Austria (4,8%) e Germania (5,3%) e quelli più alti in Grecia (27,6%, dato di maggio) e Spagna (26,3%) e Italia (12%). Piaccia o meno, questa filosofia, predominante in Gran Bretagna, ha influenzato le politiche del lavoro anche di Bruxelles. Già nel 2000 il Consiglio europeo (istituzione che rappresenta i governi nazionali) aveva fissato l’obiettivo di portare dal 37 al 50 per cento la percentuale dei lavoratori attivi tra i 55 e i 64 anni. A questo proposito lo studio registra un lieve aumento dell’età media europea di pensione, da 60,1 a 61,4 anni. Insomma, l’obiettivo recondito restano i 70 anni.

Mosse e contromosse di Putin

La Russia sa di essere ancora una potenza di un certo rispetto, ma di aver perso il ruolo di superpotenza egemone che aveva durante il periodo della Guerra Fredda. Putin è il più attivo difensore del regime di Assad e come è noto, ha sfidato gli Usa a presentare le prove della responsabilità di Damasco nell’attacco chimico del 21 agosto. Prove che a tutt’oggi mancano all’appello. Ha aumentato la presenza di navi russe davanti alla Siria, dove Mosca ha i suoi porti di attracco. Putin sa che la rinuncia ad uno sbocco al mare, (specie se un mare strategico come il Mediterraneo) significa regredire come potenza di spicco. Tuttavia è fuori dubbio che la Russia è tornata ad essere strategica in questo conflitto.
Putin e Obama durante questo G20 sembravano due “separati in casa”. Una formale e glaciale stretta di mano all’inizio, eppoi entrambi fermi nelle loro posizioni. Alla fine il tanto atteso colloquio riservato finale tra i due c’è stato, ma non ne è sortito un granché. Permane il muro contro muro, nonostante che la maggioranza degli stati sfavorevoli ad un attacco militare della Siria,  avrebbe dovuto ammorbidire le posizioni di Obama.

“La Russia è convinta che, al di là della questione armi chimiche, gli Stati Uniti stiano sbagliando completamente strategia, rimuovendo i vari dittatori che fino a ieri assicuravano una certa stabilità nella regione. Gli insorti siriani sono sempre più infiltrati dagli estremisti musulmani, dice Putin dando del bugiardo al segretario di Stato John Kerry. Yurij Sheglovin, un esperto dell’istituto del Medio Oriente, va oltre: «La democrazia nelle odierne realtà del mondo islamico apre la strada verso il potere a degli Hitler musulmani». Allora tanto meglio tenersi i vari Saddam, Gheddafi e Assad. Ma a questo punto che bisogna fare? Già, perché questo è uno dei grossi problemi che la Russia ha e che l’Occidente non sembra voler tenere in conto: una vasta area musulmana all’interno del suo territorio. La vittoria di estremisti islamici in Siria sarebbe un pessimo segnale per il Daghestan e per la Cecenia appena «pacificata».Infine c’è l’avversione di fondo di Mosca, come di Pechino, a qualsiasi intervento per imporre la democrazia all’interno di altri Paesi. Entrambi pensano che un’America particolarmente forte non ci penserebbe due volte a mettere nel mirino anche Mosca o Pechino”. (articolo di Fabrizio Dragosei Corriere della sera di venerdi 6 settembre attraverso Liberazione).

Su altri fronti, Putin ha lavorato per tutti questi giorni  e con un certo successo, per allargare la coalizione contraria all’intervento armato: le dichiarazioni della Ue, della Cina, di altri importanti paesi emergenti, l’intervento di Papa Francesco che il portavoce di Putin ha prontamente (e astutamente) inserito tra gli interventi favorevoli a una “soluzione politica” da parte del piccolo stato del Vaticano.
L’asilo politico ad Edward Snowden è stata un’altra mossa putiniana abilissima per mettere a fuoco le contraddizioni di chi si definisce “nazione democratica”, mossa  mal digerita dalla Casa Bianca. Si dice che a S. Pietroburgo, nella splendida dimora zarista, fatta restaurare espressamente da Putin, sia andato in onda un vero e proprio duello a distanza tra lui Obama. Ma il premier russo non ha perso tempo nel condannare l’eventuale attacco alla Siria, come una grave violazione del diritto internazionale, aggiungendo pure che per tutti i paesi emergenti, avrà ripercussioni negative, per l’economia mondiale. Il resto è cronaca di queste ore: 11 paesi condannano Damasco anche  senza prove relative alle armi chimiche, e Putin parla apertamente di aiutare ancora la Siria in caso di aggressione militare.


Frattanto, il New York Times ha  deciso di pubblicare foto e video choc dei ribelli legati ad Al Qaeda durante una spietata esecuzione nei confronti dei soldati di Assad. Queste foto cadono nel pieno del dibattito del Congresso  in corso,  circa l’opportunità di attaccare la Siria.
Per Putin, è tutto grasso che cola. 


Qualcuno se ne accorge ora…

Oltre allo ius soli, all’assunzione degli extracomunitari nelle pa, alla cancellazione delle parole “madre” e “padre”, ecco l’ennesima sfilza di immani cazzate della signora congolese: 1, 2 e 3. E, sappiamo bene che i leghisti infondo non avevano tutti i torti a criticarla.
La senatrice del Pd contro la Kyenge: “E’ incapace, non fa nulla, è antipatica non è adatta a fare il ministro”

“Non mi sembra proprio all’altezza di fare il ministro”. Chi l’ha detto? Un leghista? Un esponente di Forza Nuova? Un falco del Pdl? No. Una renziana doc come la senatrice democratica Laura Cantini. Le parole della renziana, pubblicate sul suo profilo facebook hanno scatenato polemiche. Qualcuno parla già di “fuoco amico” sul ministro dell’Integrazione. Uno sfogo, quello dell’esponente renziana, dopo la proposta della Kyenge di abolire i termini “madre” e “padre” dai documenti per annullare le distinzione fra coppie di genitori eterosessuali e omosessuali. Ma l’insofferenza della senatrice empolese verso il ministro di colore non sfugge al Pdl. E scoppia una bufera: “Ci compiacciamo del fatto che anche nel Pd comincino a emergere posizioni critiche nei confronti delle uscite provocatorie del ministro”, affermano Macallè e Borgherini, i giovani del Pdl toscano. E così Cantini, dopo una giornata bollente, ha tentato una mezza marcia indietro: “Era un commento superficiale, non ho approfondito quel che ho scritto”.

“E’ antipatica” –  Poi quando le acque si calmano, la Cantini ritorna alla carica: “Non nego quel che ho scritto: credo che il ministro dovrebbe iniziare a fare cose concrete prima di parlare, anche sulle pari opportunità, i diritti civili, lo ius soli. Questo stillicidio di annunci teorici e questo approccio sbagliato rischiano di renderla antipatica anche a sinistra”. Insomma ora la Kyenge ha i nemici in casa. E per lei l’esperienza di governo diventa sempre più difficile.

11 buffoni senza prove

Siria, da 11 paesi un documento condiviso che condanna Assad. Tra i firmatari anche l’Italia. Mercoledì un primo voto al Senato negli Stati Uniti di Andrea Cortellari

“Condanniamo con forza l’orribile attacco chimico del 21 agosto nei sobborghi di Damasco, che ha causato la morte di molti uomini, donne e bambini. Le prove puntano chiaramente a una responsabilità del governo siriano, all’interno di uno schema di utilizzo delle armi chimiche da parte del regime”. Undici paesi del G20, Italia compresa, hanno firmato oggi un documento che contiene anche queste parole e che richiama il governo di Damasco alle sue responsabilità, di fronte alle numerose vittime causate da un attacco chimico a Jobar, nella periferia della capitale siriana. Leader e rappresentanti di Australia, Canada, Francia, Italia, Spagna, Giappone, Repubblica di Corea, Arabia Saudita, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti hanno siglato di comune accordo una dichiarazione che colma il vuoto di un G20 che si è concluso senza che la dichiarazione ufficiale dei Grandi dedicasse una sola parola alla crisi internazionale in corso a Damasco. La Siria è stata comunque argomento di molte delle conferenze stampa, da quelle di Barack Obama e François Hollande a quella di Enrico Letta. Nel documento un appello perché “la missione degli osservatori Onu presenti i suoi risultati il prima possibile”, perché il Consiglio di sicurezza possa agire di conseguenza. Gli esperti che stanno indagando in Siria non dovranno puntare il dito su un colpevole, ma piuttosto fornire chiare prove sull’utilizzo di armi chimiche, che hanno ucciso centinaia di persone – numeri più alti nelle stime Usa – vicino a Damasco. La riunione dei Venti non ha potuto ricucire lo strappo inevitabile tra Russia e Stati Uniti, su due fronti contrapposti. Vladimir Putin si è incontrato con Barack Obama, ma dal testa a testa non è scaturita una posizione condivisa. Fumosa anche la posizione del presidente statunitense in caso di voto contrario all’intervento da parte del Congresso: alla domanda dei giornalisti ha preferito non rispondere. Un primo voto arriverà mercoledì 11, a due giorni dal ritorno in Aula dei parlamentari.

E’ l’ora del "vaffa" per Napolitano

Il PdL non deve lasciarsi ingannare dalle reiterate querimonie di Napolitano.
Non è accettabile continuare ad essere “responsabili” per mandare avanti Letta quando la responsabilità di una crisi è, nell’ordine, esclusivamente:
– della magistratura che ha condannato Berlusconi;
– di Napolitano che pretende l’umiliazione del nostro Leader prima di concedergli una grazia che sarebbe solo parziale;
– del pci/pds/ds/pd incapace di vincere nelle urne e che rispolvera metodi stalinisti per eliminare chi lo ostacola.
E ricordiamoci che dopo Berlusconi la stessa sorte toccherebbe a chiunque diventasse Leader del Centro Destra.
Diamoci un taglio con questa “responsabilità” a senso unico e “vaffa” a chiunque se ne facesse scudo per coprire le proprie, esclusive colpe.



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Quando dottrina era Dottrina, porca paletta ! Con premi e castighi.

Oggi, in preparazione al digiuno di domani, vedo fiorire in ogni angolo spiegazioni sul come e perchè. Giusto, perchè oggi le idee sono forse confuse: bravi sacerdoti insegnano ai ragazzotti ben altre cose, tipo parallelismi con il buddismo siddhartiano, le modalità del ramadàn ed il sentimento religioso di Che Guevara. Avendo una certa età, purtroppo, ho studiato davvero il Catechismo, quello di cui si imparavano a memoria le risposte. 
E se non le si sapeva, niente cinema parrocchiale e dunque, neppure gazzosa e liquirizia…
Che ricordi, quei film ! Western, Fantascienza, Mitologici ed, immancabile, La Città dei Ragazzi. Un film imperdibile, con un grande Spencer Tracy nella parte di Padre Flanagan, un Don Bosco americano , e Mickey Rooney, un teppista così odioso da spaccargli la testa, ma che poi si redime e diventa persino il Sindaco di quella città meravigliosa, e che alla fine ogni ragazzino, uscendo dalla Sala Parrocchiale, avrebbe voluto come miglior amico. Ecco, ne parlo, di questo film, e mi corrono i brividi… Non cose mielense, baggianate odierne da multisala mordi e fuggi. No, qualcosa che aiutava a crescere. Con il condannato a morte iniziale che spinge Padre Flanagan a dedicare la vita a salvare quei ragazzi di strada, senza implicazioni socio-politiche e teologie della liberazione strampalate. Con le lacrime che scendevano come acqua, quando il piccolo amico di Whitey Marsh (il teppista…) gli muore tra le braccia. Porca paletta, eri, lì, con la tua gazzosa in una mano ed il pop corn nell’ altra (o la liquirizia a stringa…), e l’ avevi già vista quella scena, forse cinque volte, ed avevi giurato che non avresti più pianto, porca paletta ! Ed invece, dopo mille sforzi, per non farlo giù a manetta come un bambino(che cretino, che sono, ERO un bambino !) !!! Mica c’era l’ accoglienza, allora, a spiegarti cosa fare, ma il senso della sana amicizia e della normale immedesimazione verso il peccatore pentito. 
Come Ringo, l’ eroe dal passato discusso di “Ombre Rosse”, interpretato da un incredibile John Wayne.
Erano film con tagli incredibili, passati di Sala in Sala, ma che facevano sognare.
Ed allora, perche allora a Dottrina si faceva sul serio, altro che storie, giù a studiare il Cathechismo, tutto a memoria, per poi essere premiati da un film, una gazzosa ed una liquirizia a stringa. 
Poi, venne il ’68, ed anche questa gioia infinita, la perdemmo…