L’agibilità politica di Berlusconi è fondamento di libertà

Il vertice del PdL ad Arcore di sabato ha messo a punto la prossima strategia del partito e del Centro Destra.
La condivido almeno per quel che è apparso sulla stampa, anche se nessuno può esattamente indicarci la strategia che verrà adottata perchè, come è logico che sia, nessuno dovrebbe spiattellare in pubblico” cosa farà se …“.
Per quel che se ne è saputo o interpretato, il PdL sfiducerà Letta se il 28 agosto non sarà abolita l’imu o se, pur abolita l’imu, il 9 settembre sarà dichiarato decaduto il Cavaliere.
Sull’imu è ovvio: la sua aboliziione è l’unica ragion d’essere di questo governo.
Sulla sorte di Berlusconi, invece, i comunisti cercano di accreditare l’idea che si tratti di una vicenda esclusivamente personale e giudiziaria.
E’ l’ennesima manipolazione, l’ennesimo imbroglio della sinistra che è la più grande revisionista della Storia anche se vorrebbe punire chi osa mettere in dubbio le “verità” da lei stessa conclamate.
Mezza Italia non crede alla sentenza di condanna, non crede ai teoremi dei magistrati e preferisce farsi guidare dal Cavaliere che dai giudici.
E’ grave non che mezza Italia abbia una così totale e irreversibile sfiducia nei magistrati cui non attribuisce alcuna affidabilità nè credibilità, ma è grave che la giustizia italiana sia caduta così in basso da essere rappresentata da operatori che non riescono ad ispirare fiducia e credibilità.
E questo non solo per la vicenda Berlusconi che, di suo, inchioda i teoremi dei magistrati politicizzati come un’azione politica e non di giustizia, ma anche se andiamo a vedere tutte le principali vicende giudiziarie che hanno interessato l’opinione pubblica.
Unabomber, Garlasco, Perugia le prime che mi vengono in mente.
E mi secca dire che quella ragazza americana verso la quale non nutro alcuna stima nè fiducia, ha ragione nel non voler tornare in Italia per l’ennesima tappa del suo interminabile processo.
Ha ragione nel ricordare che ha già subito quattro anni di detenzione, ottantasette udienze, tre processi e che sono più che sufficienti.
O ci sono le prove, non i teoremi, per dichiararne la colpevolezza, o non ci sono.
E se le “prove” sono così labili da consentire valide argomentazioni contrarie deve essere assolta, perchè è evidente che i pubblici ministeri hanno fallito nel processare un soggetto che deve essere considerato innocente finchè non sia provata la sua colpevolezza, secondo la concretissima definizione degli Stati Uniti, “al di là di ogni ragionevole dubbio“.
La vicenda di Berlusconi, quindi, riguarda tutti noi e non è solo una questione personale, sotto un duplice aspetto.
Riguarda il diritto di Libertà di un Popolo di poter eleggere e farsi guidare dalla persona che ritiene migliore per il conseguimento dei propri scopi, indipendentemente dal pronunciamento dei magistrati che deve essere necessariamente subordinato al volere del Popolo stesso.
Ma ci riguarda anche come punto di svolta per rivoluzionare il nostro sistema giudiziario, perchè noi 
non si debba temere di essere perseguitati, 
non si debba temere di essere incriminati se spariamo ad un ladro che ci entra in casa, 
non si debba temere di ricorrere al magistrato perchè non si otterrebbe mai giustizia in tempi ragionevoli tanto da incentivare la “giustizia fa da te”, 
non si debba temere di essere processati per delitti in relazione ai quali le condanne vengono espresse su teoremi e non prove tangibili.
L’agibilità politica di Berlusconi è la chiave che ci consentirà di dire se noi viviamo in uno stato civile, libero e democratico, oppure se siamo al livello dell’Egitto, della Birmania, dell’Ucraina.





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La siria

E con questo, mi aggancio prima al post di Johnny Doe e poi anche a questo post, ancora tratto dal sito Comedonchischiotte.
Potrebbe avere conseguenze ancora peggiori delle “solite” l’attuale, ancora virulenta, campagna condotta da numerosi media mainstream (in testa, ovviamente, le “anime belle” della “sinistra”) sull’uso di gas nervini da parte del governo Assad. Le solite stantie “notizie” sulle “Armi di distruzioni di massa” in mano al Saddam di turno per giustificare un ennesimo intervento dell’Occidente, una guerra? Forse, questa volta, non è così. Partiamo dalle considerazioni più ovvie. Intanto, Cui prodest? Che interesse avrebbe oggi Assad, sotto gli occhi degli osservatori dell’ONU appena arrivati in Siria, a usare i gas alla periferia di Damasco? E poi per ottenere militarmente cosa? Dopo due anni di guerra l’esercito siriano sta riconquistando tutte le roccaforti prese dai “ribelli” (che, tra l’altro si stanno, letteralmente, scannando tra di loro ) e gli stessi media mainstream occidentali sono costretti a riprendere, sempre di più, il vero volto di questa guerra di invasione. Per non parlare poi dei cattolici che si stanno finalmente mobilitando contro questa guerra di invasione (si veda a tal riguardo, la presentazione del video dell’ottimo Micalessin al Meeting di Comunione e Liberazione). Tra l’altro, per Assad sferrare un attacco con i gas (incomprensibile dal punto di vista militare, considerata l’area che secondo i media sarebbe stata colpita) avrebbe significato superare quella “linea rossa” minacciata da Obama oltre la quale ci sono fly zone e bombardamenti: una conseguenza certamente fatale per lo stato siriano, ma che lo stesso Occidente (si vedano a tal riguardo, dopo le prime dichiarazioni iperbelliciste, le macchiavelliche reazioni di Hollande), dopo il sostanziale fallimento della sua guerra alla Siria e, sopratutto, la sua débacle in Egitto, sembrerebbe oggi disdegnare. Ma allora, perché questa nuova bufala dei gas nervini, così diversa da altre più articolate campagne finalizzate all’ottenimento di precisi obiettivi, e per la quale il solitamente bellicista Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha chiesto solo una generica “chiarezza” senza dare il via a nessuna farloccata Commissione di inchiesta? Una ipotesi. Perché questa volta la campagna sulle Armi di Distruzioni di Massa è stata gestita, non già dalla Hill & Knowlton o altre agenzie di pubbliche relazioni strapagate dal Pentagono, ma direttamente dai “ribelli” per spingere (o minacciare) l’Occidente ad agire più risolutamente. Non a caso, dopo un “boom” iniziale, la campagna sta già languendo sui mass media.

E anche la “qualità” della bufala questa volta propinata sembrerebbe confermare questa ipotesi. Intanto, a suffragarne la “veridicità” testimonianze anonime. Fa eccezione Repubblica che, in mancanza di meglio si affida a quella del presidente di una oscura associazione fondata nel marzo del 2013, la quale, riportando la testimonianza telefonica di alcuni medici della sua associazione (1300 morti!), ripete ciò che tutti sanno sugli effetti dei gas nervini sui sopravissuti: incontenibile rilascio di urine e feci. Peccato che nessuno degli innumerevoli video che affollano la Rete mostrino questo effetto sui vestiti (evidentemente non cambiati) delle presunte vittime; per non parlare, poi delle altre sintomatologie ascrivibili ai gas nervini che si pretendono rappresentate qui o qui; per non parlare delle terapie che si pretenderebbe di dare ai colpiti, come l’iniezione ad un bambino “morto”, ripresa in questo altro video. Bufale. Bufale realizzate malissimo, in economia. Con sceneggiature, cast e scenografie davvero improvvisate. Che, tra l’altro, mostrano evidentissime incoerenze: Perché non compaiono mai i genitori dei bambini? Perché non ci sono donne nel film? Perché sono spogliati tutti i ragazzi e le ragazze vestite? Perché, addirittura, molti di questi video risultano caricati su internet il giorno prima della data del presunto attacco? Ma su questo rimandiamo ad una già dettagliata analisi riportata su   Sibialiria. E ora una precisazione, che mi sento di fare, essendomi occupato per molto tempo di Difesa Civile NBCR. Verosimilmente in Siria, in questi due anni di guerra, sono stati usati gas tossici: probabilmente gas antisommossa (verosimilmente per stanare o uccidere qualche combattente asserragliato in edifici o in tunnel), che in alta concentrazione sono velenosi, o gas letali di produzione “artigianale”. Ma mai gas nervini, che hanno una letalità abominevole (basta una gocciolina sulla pelle e si muore), che permangono nell’ambiente per moltissimo tempo (sono, quindi, facilmente evidenziati da analisi sul campo), che sono impiegati lanciandoli dall’alto (nebulizzatori di quota, bombe d’aereo, missili…) e che necessitano, non già di una “maschera antigas”, ma di una vistosissima tuta – solitamente in TYVEK C-3 rinforzato per uso militare -, mai vista nei pur innumerevoli video e foto provenienti dalla Siria. Non credo, perciò, che l’esercito di Assad (che pure ha dichiarato di possedere un consistente stock di armi chimiche) abbia mai fatto uso di gas nervini e non credo, nemmeno, che i “ribelli siriani” (con buona pace di quanto dichiarato dalle autorità russe o dalla “>Del Ponte) lo abbiano mai fatto. Perchè questa precisazione? Perchè ora, con l’allentamento con i loro vecchi sponsor, con gli arsenali di stati – quali, poniamo, il Quatar o la Turchia – e con la pur modesta campagna di opinione che sono riusciti a creare, qualcuna delle tante formazioni dei “ribelli” – invece, o prima. di tornarsene a casa – potrebbe veramente utilizzare gas nervini in Siria. La stessa logica che, su direttiva del Quatar, ha spinto i Fratelli Mussulmani in Egitto a prendere per prima le armi nella speranza (oltre che delle famose 72 vergini in Paradiso) di essere ricordati non già come inetti perdenti ma come martiri.

La colpa di tutti… tranne che dei genitori

Cercasi colpevoli per la morte di Tito. Il 12enne scalatore è caduto nel vuoto. Nel mirino chi ha prodotto l’attrezzatura, ma anche chi l’ha assemblata di Simona Lorenzetti

Torino – Una «grave carenza tecnica» e tanta «superficialità» avrebbero provocato la morte di Tito Traversa, il dodicenne campione di free-clymbing, precipitato il 2 luglio scorso da una parete di roccia alta 20 metri ad Orpierre, in Alta Provenza. Ne è convinto il procuratore Raffaele Guariniello che ha indagato cinque persone per omicidio colposo. L’avviso di garanzia presto verrà notificato al titolare della ditta che produce i gommini di plastica che si sono spezzati durante la scalata, al titolare del negozio che ha venduto i gommini, al titolare della palestra B-Side che avrebbe organizzato la scalata e ai due istruttori che accompagnavano i ragazzi.

Ma la lista degli indagati è destinata ad allungarsi nei prossimi giorni, non appena verrà fatta luce su chi materialmente quel giorno assembló l’attrezzatura usata dal giovane talento: chi lo ha fatto avrebbe eseguito il montaggio senza le necessarie istruzioni e competenze. Si tratterebbe di un parente della bambina a cui apparteneva l’attrezzatura, che nell’occasione l’avrebbe prestata a Tito chiedendogli di prepararle la strada lungo la parete. L’iscrizione nel registro degli indagati è maturata dopo che in procura è giunta la prima relazione della gendarmeria francese sull’incidente. Secondo il magistrato, infatti, il ragazzino sarebbe morto perché i ganci e i moschettoni usati per ancorarsi alla parete non erano assemblati in modo corretto. Nel gergo tecnico vengono chiamati «rinvii» e sono l’unione di due moschettoni e una fettuccia fermata da un gommino in plastica. I rinvii di Tito però erano stati montati in modo errato: in particolare sembra che la fettuccia, invece di passare nei moschettoni e di essere fissata con i gommini, fosse stata inserita solo nei gommini, a loro volta poi agganciati ai moschettoni. Non appena il giovane ha iniziato la discesa i gommini non hanno retto al peso e si sono spezzati uno dopo l’altro. Su dieci rinvii otto sono risultati difettosi, gli unici che non si sono spezzati erano quelli montati in modo corretto e ancorati nel punto più basso della discesa.

Da qui i cinque indagati: la ditta milanese che ha prodotto i gommini e li ha messi in commercio senza istruzioni sul loro utilizzo e il proprietario del negozio che li ha messi in vendita. Con loro sotto accusa il titolare della scuola e i due istruttori che hanno accompagnato i ragazzi a scalare, per non aver preso tutte le misure necessarie per garantirne la sicurezza. Istruttori che, secondo la procura, non erano preparati per scalate in parate in esterna, ma solo per le cosiddette scalate indoor, ossia in palestra. L’indagine è ancora in corso e rimangono alcuni punti da chiarire. Resta il fatto, secondo il magistrato, che l’intera giornata ad Orpierre, per la scalata, era stata organizzata in maniera superficiale. Il padre di Tito, Giuseppe Traversa, per voce del suo legale Michele Chicco fa sapere che il suo interesse è che si restituisca verità al dramma che li ha travolti. «Da troppe parti – spiega il legale – sono stati espressi giudizi improvvisati e disinformati. Abbiamo assoluta fiducia nel lavoro della magistratura. Siamo certi che il procuratore Guariniello e i suoi collaboratori riusciranno a fare luce su quanto è successo e sulle rispettive responsabilità».

Senza patente e senza assicurazione…

Calabria, travolto da un suv. Morto un ragazzino di 12 anni. È accaduto a Sellia Marina. Il conducente guidava con la patente sospesa. Ferito un altro automobilista

Drammatico incidente in Calabria, a Sellia Marina. Un ragazzino di 12 anni, che stava sistemando delle cassette di frutta e verdura davanti al negozio dei nonni sulla strada statale 106 a Sellia Marina, è stato investito da un suv ed è morto sul colpo. L’uomo, fermato nella serata di sabato, guidava con la patente sospesa da qualche mese.

L’INCIDENTE – La vittima è Matteo Battaglia, di 12 anni, morto sul colpo, davanti agli occhi della madre che si trovava nel negozio assieme agli anziani genitori. In pochi secondi, il dramma: il fuoristrada fuori controllo, condotto da un operaio ventiseienne domiciliato a Botricello, altro centro della costa ionica catanzarese poco distante, è piombato come un razzo centrando il 12enne. La folle corsa del mezzo, che ha travolto il tendone del negozio, si è arrestata solo a poche decine di metri di distanza, all’altezza di un bivio che conduce nella frazione di Calabricata, nello scontro con un’altra vettura in attesa di immettersi sulla statale. Nell’impatto il suv è praticamente salito, schiacciandola quasi, sull’altra vettura a bordo della quale c’era un uomo di 49 anni del luogo. Quando sul luogo dell’incidente, davanti alle scene strazianti dei familiari del bambino, sono giunti i soccorsi, per il piccolo Matteo non c’era più niente da fare. Due i feriti: oltre al conducente del suv con una ferita alla spalla, anche e soprattutto l’altro automobilista che ha riportato seri danni ed è attualmente in coma farmacologico anche se non dovrebbe essere in pericolo di vita. Entrambi sono stati ricoverati nell’ospedale civile di Catanzaro.

SENZA PATENTE – Dalle indagini dei carabinieri, che sono giunti sul posto assieme a due ambulanze del Suem 118, è emerso che al ventiseienne romeno alla guida del suv, nei mesi scorsi, era stata ritirata la patente perchè risultato positivo all’alcoltest. Sempre secondo quanto accertato dai militari non sarebbe chiara al momento la proprietà del fuoristrada che risulta essere in una fase di passaggio dal concessionario all’acquirente. I risultati degli esami emato-chimici cui il giovane romeno è stato sottoposto si sapranno solo lunedì prossimo, ma intanto, il pm Vincenzo Russo, dopo gli accertamenti compiuti dai carabinieri della Compagnia di Sellia Marina, ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti dell’uomo. L’uomo è adesso piantonato in ospedale per omicidio colposo e guida senza patente per il pericolo di fuga, visto che non è residente in zona e perchè l’auto non era coperta da assicurazione. All’origine dell’incidente, secondo gli investigatori, potrebbe esserci stata l’alta velocità ed una distrazione.

Adesso diranno che l’applauso ironico è razzismo ?

Erano pronti a crocifiggere Tosi e Mandorlini, squalificando Verona e il Bentegodi.
Probabilmente nel cassetto erano già scritti articoli e servizi televisivi grondanti demagogia antirazzista.
Non si può dire che la Chienge e Balotelli non ci abbiano provato a provocare i Veronesi con le loro dichiarazioni, ma non è riuscita.
Il Bentegodi ha risposto con applausi e cori di ironico sostegno a Balotelli e neppure i telecronisti che attribuirono al tifo laziale connotazioni razziste nella Supercoppa sono riusciti a trovare motivo per sommergerci di retorica buonista.
A mente fredda, magari, attribuiranno ugualmente al razzismo gli applausi e così, in futuro, gli stadi dovranno essere silenziosi, come durante la Messa, visto che non sarà più possibile nè fischiare, nè applaudire e saranno ammessi solo striscioni che dileggino Berlusconi.





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Il Telefono, la Sua Voce….

Mi ha appena chiamato una famosa compagnia telefonica nazionale, chiedendomi di cambiare gestore.
Tra le varie offerte, una particolarmente interessante:abbonamento con chiamate illimitate verso l’ Argentina e Gerusalemme con omaggio di telefono cordless modello Sanpietrino, colore giallobianco, compreso di doppie chiavi per chiusura contro intrusione estranei e leaks vari. 
Con linea diretta con Santa Marta. 
Sto valutando….

Firenze e gli zingari

I rom invadono Firenze e il sindaco non fa nulla. Nelle più belle piazze di Firenze rom ed extracomunitari lavano i panni sporchi e si fanno il bidet nelle fontane storiche accanto a turisti esterrefatti. Mentre Renzi pensa a pedonalizzare e a mettere i vasoni pieni di fiori in centro e il ministro Kyenge allo ius soli. Torselli (FdI): “Quel tabernacolo del ‘500 diventato vasca da bagno e lavanderia” di Fabrizio Boschi

Chissà cosa avrebbero detto Girolamo e Giovanni Della Robbia, autori della vasca cinquecentesca con fontana del Tabernacolo delle Fonticine sull’asse di via Nazionale, a pochi passi dal mercato di San Lorenzo. Due zingare, come se fossero al chiuso di una lavanderia, sciacquano una secchiata di panni. Non contente, li stendono, incuranti, di occupare un luogo pubblico. Un uomo, con totale indifferenza, prima l’ha fatta “fuori dalla tazza” e poi ha utilizzato la fontana come un bidet. L’ennesimo fermo immagine di questo album delle figuracce che Firenze sta regalando al mondo. Alcuni commercianti della zona postano su Facebook anche foto di chi si fa lo shampoo e chi si lava i denti. “Una vergogna – racconta una esercente-. Sta per partire una raccolta firme, una situazione del genere è intollerabile”. A fare da cornice anche l’odore: disgustoso. “Spesso chiamiamo l’azienda di pulizie Quadrifoglio – sottolinea l’esercente – ma serve a poco: questo angolo è stato scambiato per un wc”. Intanto il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di ritorno dalla sua vacanza in America, pensa a cambiare il simbolo della città di Firenze. Di questo passo sarà costretto a scegliere una toilette. Mentre il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge si è fissata sullo ius soli, col rischio di un’invasione di stranieri in Italia. “Si metta fine allo scempio del tabernacolo dei Della Robbia in via Nazionale usato come bagno pubblico dai rom”, tuona in Palazzo Vecchio il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Francesco Torselli. “Chi può anche solo immaginare di possedere una stanza da bagno o una lavanderia realizzata da Girolamo e Giovanni Della Robbia? Nessuno. Eppure il tabernacolo di via Nazionale, le cosiddette Fonticine pare proprio abbiano assunto tali, svilenti, funzioni per alcuni rom ed extracomunitari della zona”, denuncia Torselli. “Alcuni commercianti e lavoratori della zona mi hanno segnalato il problema – spiega Torselli – ma ho stentato a crederci fino a quando non ho visto coi miei occhi alcune donne rom avvicinarsi in pieno giorno alle Fonticine e con la massima disinvoltura, prima spogliarsi e lavarsi parti del corpo utilizzando addirittura bottiglie d’acqua (?) prese dalle loro borse, poi addirittura sciacquare nel tabernacolo del 1522 i propri abiti”. “La cosa grave è che – prosegue il consigliere di centrodestra – in risposta a chi faceva notare alle donne il cattivo gusto del loro gesto, abbiamo ricevuto solo offese e sfottò. Ci dispiace che la parola degrado urti la sensibilità del nostro sindaco, ma noi conosciamo pochi altri termini per definire simili comportamenti. Possiamo dire scempio, offesa o mancanza di rispetto verso Firenze, i fiorentini e la nostra storia, ma a prescindere dalle parole, pretendiamo una sola risposta: che si ponga fine a questi deplorevoli comportamenti veramente disgustosi nel pieno centro di Firenze, di fronte agli occhi di tutto il mondo”. E oltre al danno, c’è sempre la beffa. Dal 2004 ad oggi il centrosinistra ha speso 14 milioni e 703.819 euro per la gestione dei campi rom a Firenze. A cosa sono serviti tutti questi soldi dei fiorentini? Il Comune di Firenze ha in vigore un regolamento per la gestione dei due campi: è stato rispettato, o il Comune non ha fatto ciò che è previsto? I soldi sono serviti per accogliere i rom e integrarli e superare in maniera graduale la logica dei campi, o soltanto a dimostrare una falsa accoglienza e a far lavorare le cooperative? Tutte domande che per il momento non hanno una risposta.

Delirio Delrio

I comunisti hanno raccattato ministri nelle loro retrovie, tra  le quarte, quinte file.
Così accade che alcuni (quello della “cultura”) si propongono di aumentare il già infinito esercito dei dipendenti pubblici con nuove assunzioni.
Altri (Idem) cadono sull’ici, quello stesso strumento persecutorio che altri ancora (Delrio) si propongono di usare per punire capacità e meriti.
Altro non è, infatti, la volontà di far pagare l’imu sulla prima casa solo “ai più ricchi” e, dalle analisi dei vari giornali, vediamo come la fascia degli “esentati” che il ministro per caso ha quantificato sparando la percentuale del 70%, vada via via restringendosi fino a poco più di sei milioni di Italiani.
Un autentico delirio.

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