Festa popolare nella nuova Roma

Marino chiude i Fori imperiali e si dà ai festeggiamenti: la serata costa 220mila euro. Per la kermesse di questa sera, organizzata per festeggiare la chiusura dei Fori imperiali, è stato stanziato un budget di 220mila euro. Ma chi paga? Marino tace di Laura Muzzi

“L’inizio di un sogno”. Così questa mattina il sindaco Marino ha commentato la pedonalizzazione dei Fori imperiali. E si sa, i sogni non hanno prezzo e così la per la kermesse di questa sera è stato stanziato un budget di 220mila euro. Ma chi paga? A pubblicare l’articolato elenco spese della serata è stato Affaritaliani che non ha ricevuto ancora risposta dal Campidoglio su chi sarà a saldare il conto. E che conto! Solo funamboli e saltimbanchi costeranno oltre 30 mila euro per pochi minuti di spettacolo. 10mila euro è il compenso di chi camminerà su una corda durante i 10 minuti di silenzio che ricorderanno lo scomparso inventore dell’Estate romana, Renato Nicolini. Per rendere più suggestivo lo spettacolo è previsto ma non ancora definito il lancio di simboliche lanterne dei desideri. 20mila euro, invece, è il cachet delle compagnie di teatro di strada che eseguiranno 2 mini spettacoli durante l’arco della serata. 9mila euro è invece il prezzo per avere la certezza dell’apertura dei Mercati di Traiano, e dei Fori di Augusto e Cesare dalle 22 alla mezzanotte passata. Nel costo sono compresi i custodi e le guide. 4 mila euro andranno all’associazione La Bilancia che, all’interno del Foro di Cesare metterà in scena lo spettacolo “Shakespeare loves Rome”. 25 mila euro è invece il prezzo da pagare per permettere a sindaco e ospiti di salire sul palco insieme a ospiti e testimonial e per dare un posto visibile al concerto finale dell’Accademia di Santa Cecilia, ai quali vanno aggiunti 10mila euro di mini palco per i saltimbanchi. 4mila euro a chi è stato incaricato di spulciare nelle teche per selezionare e montare filmati e immagini che ritraggono Renato Nicolini. 12mila euro è il costo da aggiungere alla precedente voce per l’impianto di proiezione delle immagini e del video, insieme alla pratiche burocratiche. 8 mila euro è il costo del lavoro dell’Ufficio Stampa del Campidoglio (a proposito ma non sono dipendenti?), ai quali vanno aggiunti security, hostess e steward per altri 8mila euro più 5mila per diritti Siae ed Enpals per gli artisti. 2mila euro per l’assicurazione di tutti coloro che saranno impegnati nella notte. Tra le spese più consistenti ci sono poi Acea e Ama. In particolare, 25mila euro ad Ama per l’installazione dei bagni chimici e la pulizia delle aree a notte fonda e 4 mila euro all’Acea per accendere e spegnere le luci dell’area. Infine, 34mila euro è il costo della “macchina organizzativa” tra vigili urbani (10mila euro), impiegati del Comune (6mila euro), assistenza 118 (10mila euro) e il coordinamento della Protezione Civile.

Schizofrenie di governo

‘Svuota carceri’, per finanziamento illecito e stalking reintrodotta custodia cautelare. La Commissione Giustizia alla Camera ha votato la reintroduzione del carcere preventivo, dopo che al Senato era stato approvato un emendamento che, innalzando il tetto di pena minimo per la misura da 4 a 5 anni, aveva tagliato fuori una serie di reati gravi

La commissione Giustizia della Camera ha votato la reintroduzione della possibilità di custodia cautelare per lo stalking ed il finanziamento illecito ai partiti. Lo ha reso noto il capogruppo Pd in commissione Giustizia, Walter Verini. Nei giorni scorsi, nell’ambito della discussione del dl ‘svuota carceri’, il Senato aveva approvato un emendamento di Gal (Grandi autonomie e libertà) che, innalzando il limite di pena per il carcere preventivo da 4 a 5 anni, aveva tagliato fuori una serie di reati gravi, quali appunto lo stalking e il finanziamento illecito ai partiti, ma anche il favoreggiamento, la falsa testimonianza e l’abuso d’ufficio.

“La commissione Giustizia della Camera approva l’emendamento di Fratelli d’Italia sull’aumento della pena da 4 a 5 anni per lo stalking. Grazie a questo provvedimento viene corretta l’incredibile modifica del Senato al dl ‘svuota carceri’ che prevedeva l’esclusione della custodia cautelare per questo reato. Avevamo detto che non saremmo rimasti a guardare e abbiamo mantenuto la parola presa con tutte le vittime che meritano giustizia e con tutti i cittadini onesti ai quali lo Stato deve garantire la sicurezza. Attendiamo ora l’approvazione definitiva di Montecitorio“, ha dichiarato il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Ostriche e champagne (punti di vista)

Coglioni a bischero sciolto di Gianfranco La Grassa

Non farò come il cane di Pavlov, buttandomi sull’osso mollato da una magistratura ormai oltre il margine che separa la realtà dalla virtualità. Quando si mise in moto “mani pulite”, non ebbi grandi esitazioni nel dire l’essenziale su quell’inizio della funzione assegnata ad un corpo dello Stato che apparentemente orientava, distorcendola, la politica; ma era invece manovrato dagli Usa e dalla “confindustrietta” agnelliana in quanto supina (per interesse “cotoniero”) a tale paese, rimasto solo al comando del mondo dopo l’implosione dell’Urss e la lontananza (non solo geografica) della Cina. Mi soffermai, tuttavia, spesso a meditare su quell’operazione anche negli anni successivi poiché il suo significato si appalesò gradualmente. Per quanto riguarda il giudizio sull’operazione finto-giudiziaria di allora, ero in ogni caso favorito da una conoscenza non proprio del tutto indiretta del fatto che il Pci era implicato in tutte le operazioni, di cui furono accusati gli altri partiti (in testa Dc e Psi) per farli fuori e mutare il regime, ponendo al suo vertice dei rinnegati dell’altro “campo” (quello crollato): individui abietti, assai più docili, corrotti e incapaci dei precedenti, anche perché ricattabili e con mille scheletri negli armadi. Ero anche abbastanza edotto delle mene condotte da questi opportunisti per mutare campo di appartenenza da ben prima dell’ufficiale “compromesso storico”, quando giocavano agli “eurocomunisti”; e non mi era possibile, nemmeno lo avessi voluto, non capire il senso di certi “viaggi culturali” negli Usa di alcuni personaggi, alcuni morti altri ancora “à la page”. Quindi, ripeto, ero facilitato nell’afferrare il reale significato di “mani pulite”. Ciononostante, pure allora diedi subito un giudizio nell’insieme corretto della manovra politica mascherata da “giustizia”; stetti comunque attento ai successivi sviluppi, assai complessi e durati vent’anni. Effettivamente, all’inizio pensai ad un periodo assai più breve di “transizione”, comunque orientato ad una nostra più aperta e decisiva “colonizzazione” da parte degli Usa. L’incapacità dei dirigenti ex-piciisti una volta morto Berlinguer (uomo di indubbia superiorità rispetto a questi decerebrati) è stata però superiore ad ogni mia peggiore previsione. Perfino quello che, in mezzo ai deficienti dei dirigentucoli pidiessini, poi diessini, poi piddini, sembra quasi un notevole dirigente dei processi in corso, è in realtà rimasto un mediocre come lo era negli anni ’70.

Adesso, in mancanza dei riscontri diretti di allora, è d’uopo essere ancora meno impulsivi. I coglioni – quelli del popolo, che meritano di essere sempre bastonati come sono; anzi è necessario lo siano per la maggior gloria di chi deve comandarli e trattarli come bambini – si sono gettati sull’osso lanciato loro. Le teste di cazzo hanno ricominciato le loro danze rituali; quelli definiti “progressisti” credendo che, eliminato Berlusconi, fiorisca un’era in cui avranno il potere e la “buona Pasqua”; le altre teste di cazzo, definite “moderati”, si sfogano ancora contro i “comunisti”. Questo rinsalda il mio disprezzo generale per simile plebaglia, un insieme di “enti” irritanti del tipo delle meduse, di cui occorrerebbe infine una sana e generale disinfestazione. Per il momento, dunque, non intendo perdere molto tempo. Noto solo che, come sto mettendo in rilievo da tempo, il “nano” non può ormai fare nulla salvo rimetterci qualcosa (molto!) in più perfino rispetto alla libertà personale. Invita alla moderazione nei confronti del governo, che è esattamente messo in piedi per la “transizione” di cui ho spesso parlato, orientata dagli Stati Uniti e dal loro referente presidenziale in Italia; il quale, non a caso, assume di fronte alla sentenza un atteggiamento volutamente e studiatamente ambiguo, perfino lodando con cautela il comportamento meditato del condannato, facendo intuire che potrebbe non essere rimasto contento dell’esito giudiziario. Un gioco ben preparato da tempo e che deve far vedere il “rieletto” – e lo è stato proprio per svolgere i compiti che sta svolgendo (a partire dal “prendere tempo” con la nomina dei “saggi” e altre commedie varie) – al di sopra delle parti. In un certo senso lo è, se s’intende questo come un condurre le danze della crescente subordinazione italiana in un frangente in cui la strategia obamiana va incontro a difficoltà in cruciali aree mondiali. Danze che escludono dalle decisioni… decisive i politicantucoli decerebrati e lo stesso “nano”, cui si chiede (cioè ordina) soltanto di non abbandonare l’atteggiamento di complicità nemmeno in simile contingenza di condanna.

E’ a partire dall’ottobre 2009 (mi sembra questa la data) che il “bruco” ormai esegue solo i comandi obamiani (e “presidenziali”); in quella data andò da Putin accompagnato da una sola persona. Lo fecero passare per un viaggio legato a questioni energetiche; in effetti, nella dacia (mi sembra) dove erano li raggiunse Schroeder, già allora presidente del Northstream. Penso che il viaggio avesse tutt’altri intendimenti, rimasti oscuri a tutt’oggi. E’ solo chiaro che dal 2010 iniziò un assedio all’allora premier italiano, assedio favorito dai Servizi e quindi da ben altri personaggi e gruppi (stranieri, e italiani come servitori). Il bruco non se ne è più liberato, pur mettendosi viepiù nelle loro mani con atteggiamenti che sono apparsi (almeno apparsi) piuttosto stupidi e autolesionisti. In ogni caso, da allora è iniziata la nuova strategia mirata a modificare profondamente i regimi esistenti in Nord Africa e ci si è spinti pure più a oriente. Era ormai indispensabile un “cambiamento di ritmo” in Italia e forse in altri paesi mediterranei (difficile adesso emettere giudizi su quanto accaduto ad es. in Grecia e sulle complicazioni sorte in Spagna). Nell’ultimo anno quella strategia sembra soggetta a crescenti difficoltà; probabilmente è necessario “spianare” ancor di più l’Italia. L’impressione è che sarebbe stata più utile una condanna del “nano” che lo mettesse fuori gioco politicamente (interdizione dai pubblici uffici), lo premesse per un “buen retiro”, ma senza la galera. Tuttavia, siamo di fatto all’inizio del “dopo sentenza”; dunque non sentenziamo subitamente cosa accadrà. Certamente continua la “transizione” di cui ho parlato più volte nel blog e per cui è stato “rieletto” Napolitano – dopo apposita commedia per farla digerire come unica soluzione possibile – e nominato, anche in tal caso con apparente travaglio, il governo delle “larghe intese”, che adesso i fan berlusconiani vedono come fumo negli occhi mentre il loro “capo” si fa “martire” e pure molto “saggio e moderato”, ricevendo approvazione da Napolitano e dunque, sicuramente, da Obama e soci. Per il momento fermiamoci qui. Non facciamoci trascinare dall’orda dei cretini di sedicente “sinistra” (sempre i peggiori e più delinquenziali) e di “destra” (che fanno comunque da “controcanto”). La condanna di Berlusconi ha ben altre valenze e significati di quelli che i corti di vista (politica) vogliono far digerire agli esaltati “sinistri” e agli incazzati “destri”. Quando sarà possibile eliminarli in massa? Se arrivasse quel giorno, a tutti i lettori del blog offrirò ostriche e Champagne. E reciterò la poesia di “Jenny dei pirati”: “a ogni testa che cade, oplà!”.

Mps

Gli ex sindaci di Siena Cenni, Ceccuzzi e Piccini e l’ex presidente della provincia Ceccherini avevano già confermato che nelle nomine e nella gestione di Mps i partiti di riferimento a Roma – prima Ds e Margherita e poi Pd – avevano molta voce in capitolo. E adesso a ribadire l’esistenza di una guida politica per la banca più antica del mondo arriva anche la versione data ai pm toscani dal presidente di Fondazione Mps, Gabriello Mancini. Interrogato il 24 luglio del 2012, l’uomo tuttora al vertice della Fondazione, braccio politico del Monte Paschi, mette a verbale la genesi del suo incarico, ricevuto il 9 maggio del 2006, senza giri di parole: «La mia nomina, come quella di Mussari alla guida della banca, fu decisa dai maggiorenti della politica locale e regionale, e condivisa dai vertici della politica nazionale». Anche il passaggio di Mussari dalla Fondazione alla banca, dunque, per Mancini avvenne su input «romano»: «(Mussari, ndr) mi confermò di avere il sostegno del partito a livello nazionale». Alle toghe Mancini racconta che il suo «sponsor» era Alberto Monaci, oggi presidente Pd del consiglio regionale toscano, all’epoca nei Dl. E da lui il futuro presidente della Fondazione Mps seppe che «era stato trovato un accordo con i Ds». Le riunioni per le nomine erano locali e nazionali. Quel giro di poltrone della primavera 2006 non fece eccezione. Nei meeting a Siena, ricorda Mancini, «partecipavano Franco Ceccuzzi (indagato con Mussari a febbraio scorso nell’inchiesta salernitana sul crac del pastificio Amato, ndr), il segretario provinciale della Margherita, Graziano Battisti, il sindaco (Maurizio Cenni, ndr) e il presidente della provincia di Siena (Fabio Ceccherini, ndr)». Ma il vertice decisivo si tenne a Roma, spiega Mancini, in una riunione «con l’onorevole Francesco Rutelli, partecipai io ed erano presenti Monaci, Battisti e l’onorevole Antonello Giacomelli». All’ex leader della Margherita «venne prospettato l’accordo raggiunto» e «diede il suo assenso». Che anche i Democratici di sinistra fossero d’accordo con la sua nomina, racconta poi Mancini ai magistrati senesi, lo confermò Ceccuzzi: «Mi riferì che anche per i Ds vi fu un assenso a livello nazionale». In uno slancio bipartisan, Mancini ricorda poi d’aver concordato con Gianni Letta – che gli comunicò il placet di Berlusconi – la nomina di Andrea Pisaneschi nel Cda in quota Pdl. Ma dopo le nomine, a farsi sentire era l’azionista politico di riferimento: i Ds. Mancini racconta continue «sollecitazioni politiche» che riceveva in Fondazione per la concessione di progetti, «dagli uomini di riferimento di Ceccuzzi che indicò in Luca Bonechi (ex segretario senese dei Ds, ndr) e Alessandro Piazzi (componente della deputazione amministratrice della Fondazione, ndr)».

Il comizio di Madonna Boldrini

E la commemorazione della Strage di Bologna è diventata il palcoscenico per il comizio politico della Laura Boldrini. Dagli insulti al ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge alle svastiche per il centenario dell’ex SS Erich Priebke, il presidente della Camera strumentalizza il due agosto per una polemica tutta di parte che non ci si aspetta dalla terza carica dello Stato. “Oggi, ancora noi questa giustizia completa non la abbiamo – ha scandito dal palco, in occasione del 33° anniversario della strage di Bologna – allora come si fa ad innamorarsi delle istituzioni? Come? Bisogna pretendere chiarezza completa, giustizia e trasparenza”. A 33 anni di distanza dalla strage alla stazione di Bologna la Boldrini è tornata a chiedere giustizia per le vittime: “Abbiamo gli esecutori ma mancano i mandanti, i burattinai, gli strateghi, che hanno pianificato la carneficina”. Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei armati rivoluzionari (Nar), tra cui Giuseppe Valerio Fioravanti. Quello che però la Boldrini non dice è che Fioravanti, sebbene abbia rivendicato tutte gli attentati di cui è accusato, ha sempre preso le distanze dalla Strage di Bologna. “Quella mattina ero qui a Bologna – ha raccontato la Boldrini – avevo 19 anni, come giovane studentessa marchigiana ero alla ricerca di una casa in affitto per iniziare l’università e ricordo perfettamente lo sgomento, il dolore, il senso di smarrimento di tutti”. Dal palco che domina la piazza antistante la stazione, il presidente della Camera ha ricordato il 2 agosto 1980, giorno della strage nello scalo felsineo che costò la vita a 85 persone e il ferimento ad altre 200. “Ci si chiedeva che cosa fosse successo – ha ricordato – non c’erano le risposte in quella mattinata. Forse eravamo ancora troppo giovani, noi di quella generazione per comprendere il significato di Piazza Fontana, nel ’69, dell’Italicus, di Piazza della Loggia, però – ha sottolineato – quel 2 agosto del 1980 fummo trascinati a forza dentro l’età della consapevolezza da tre eventi tragici che ancora oggi sono circondati da ombre e misteri: il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, la strage di Ustica e la strage di Bologna. Questi – ha concluso la Boldrini – sono i tre eventi che hanno segnato la nostra vita”. Dalla commemorazione della strage al comizio politico, però, il passo è stato davvero breve. “Possiamo pensare che questo Paese sia pacificato se ancora oggi vi sono uomini delle istituzioni che offendono deridono una donna nera che fa bene il suo mestiere di ministro?”. Il presidente della Camera ha, quindi, fatto notare che “l’intolleranza genera mostri e a questi mostri dobbiamo sempre sapere opporre il senso alto della nostra civiltà rifiutando le provocazioni e non cadendo nella trappola dell’odio”. “Il paese ha bisogno di più coesione non di più odio”, ha continuato sottolineando che la democrazia deve essere sempre custodita vigilando sui valori della Costituzione. “Possiamo ricordare la strage di Bologna e tacere sulle  svastiche comparse a Roma qualche giorno fa per festeggiare i 100 anni del criminale nazista Priebke?”, ha chiesto retoricamente alla piazza la presidente della Camera.

Solo punti di vista

 Prima, uno sguardo a ciò che è successo in italia e continua a succedere in italia. Qui. Un de profundis.
La giustizia italiana consegna a Berlusconi il potere assoluto

Così era stato deciso. Così è stato. Fiumi di champagne – festeggiare col prosecco sarebbe stato troppo nazionalista è evidente – trombette, cappellini, stelle filanti, a passeggiar per le strade d’Italia sembra quasi che sia capodanno o carnevale. Ecco, l’idea del carnevale si avvicina forse di più alle pagliacciate organizzate da quella parte d’Italia che festeggia qualcosa che in realtà non è avvenuta. La fine politica di Berlusconi.
Per intenderci, che sia chiaro, parliamo delle stesse persone che a novembre del 2011 festeggiavano con tanto di orchestra davanti al Quirinale le dimissioni dell’allora presidente del Consiglio. Forse a queste persone che hanno tirato fuori gli avanzi conservati da quel dì nel frigorifero bisogna ricordare come sono andate le cose. Già allora lo davano per finito, già allora credevano nella liberazione dal “tiranno”, ma dopo essersi mangiati anche i tappi dello champagne con cui avevano festeggiato, vista la fame che ci ha fatto patire il governo Monti, cosa è successo? Nuove elezioni. E lui era ancora lì, ma non da spettatore, bensì da protagonista della scena politica. Tanto protagonista da entrare nell’attuale governo con gli uomini a lui più vicini. Dopo che saranno ricalcolati i tempi di interdizione in Appello, l’ex premier non potrà entrare fisicamente in Parlamento, ma lo farà in altro modo. Basti pensare a Beppe Grillo, leader di un movimento ma nemmeno candidato. E crediamo che nessuno possa negare la sua influenza politica. Quindi, popolo in festa, spiegate a tutti perché questo non sia possibile anche a Berlusconi. Tra un trenino e l’altro ricordate che l’elettorato del centrodestra è un po’ pigro, poco disciplinato e difficilmente indottrinabile, ma c’è una sola cosa che riesce a ricompattarlo. Ed è appena avvenuta. Chi non sta festeggiando, in questo momento aspetta con ansia il momento di votare, unica risposta concreta a ciò che reputa come un sopruso. Perché in un Paese in cui i magistrati sono famosi, qualcosa non funziona come dovrebbe. A settembre rinascerà Forza Italia in una situazione politica nazionale che vede il PD allo sfascio, il M5S indebolito da una attività parlamentare dei suoi grillini paragonabile allo zero assoluto (a fine legislatura il ricavato della vendita degli apriscatole sarà devoluto in benificienza) e ad una destra che balbetta tremendamente nel trovare la sua strada. Per non parlare del famoso “centro” la cui morte clinica pare dichiarata da tempo. Quindi? Il potere che questa condanna dà a Berlusconi è probabilmente superiore a quello che ha avuto negli ultimi vent’anni all’interno della scena politica italiana. Ed ora tornate ai vostri trenini… Pe pe pe pe pe pe pe

Quando si dice della puntualità

Spesso e volentieri, magistratura, giudici e/o pm, tirano fuori di cella pericolosi mafiosi, assassini, stupratori, rapinatori perchè non hanno tempo di definire sentenze e quant’altro. Allora scadono i termini e blabla. Stavolta… sono stati solerti, in tutto. Chissà come mai però. Ah, ricordiamoci anche che la dirigenza Mps non ha fatto nulla di male. Kabobo è pazzo… gli assassini dei signori Pellicciardi rischiano di uscire, i grandi evasori restano impuniti e alcuni capi mafia sono tornati alle proprie abitazioni. E tralascio gli altri casi di stupro, stalking e omicidi stradali.

Un commento: “Dopo le ore 17,00 di ieri, quando si è diramata la notizia che la sentenza sarebbe arrivata più tardi, ho avuto la netta sensazione che il collegio giudicante stesse perdendo tempo per far apparire meditata e sofferta la sentenza che era stata già scritta da tempo. Sarebbe bello vedere i tabulati telefonici dei giudici in camera di consiglio e la cronologia delle loro visite sul web. La lettura del dispositivo ha effettivamente dimostrato le mie sensazioni. Tutto comunque procede in maniera perfettamente preordinata, troppo precisa per essere casuale. La trasmissioni già ieri sera della condanna a Milano è soltanto uno dei tasselli che compongono il puzzle. Questa mattina i giudici non avrebbero avuto niente da fare – non c’erano udienze in calendario – avrebbero quindi avuto tutto il tempo di fare quanto sopra con calma, ma vigeva un ordine superiore, che imponeva la massima rapidità. A quale scopo poi? Cara corte di cassazione, da 16 anni giace presso un tribunale una denuncia di 5 probabili infanticidi. La pratica sarebbe ancora in fase d’indagini.”

È già partita la caccia al Cav. Bruciando tutti i tempi, la procura di Milano farà consegnare a Berlusconi l’ordine di carcerazione già oggi pomeriggio di Luca Fazzo

È già partita la caccia a Silvio Berlusconi. Bruciando i tempi e surclassando in rapidità tutti i casi precedenti, la Cassazione ha trasmesso già ieri sera alla procura di Milano la sentenza di condanna a carico del Cavaliere, e la procura milanese si prepara a consegnare ai carabinieri l’ordine di carcerazione. Nel pomeriggio i militari dell’Arma dovranno localizzare l’ex presidente del Consiglio e consegnargli il provvedimento della magistratura. Insieme all’ordine di carcerazione a Berlusconi verrà consegnato il provvedimento di sospensione della pena, che gli dà trenta giorni di tempo per chiedere misure alternative alla detenzione. E non è tutto. Già nel pomeriggio partiranno dalla procura milanese anche i dispacci per il Senato perché provveda alla decadenza di Berlusconi dalla carica, in base alla legge del governo Monti che prevede la decadenza per i condannati a pene superiori ai due anni, e un provvedimento analogo partirà per la questura di Milano perché valuti se provvedere al ritiro del passaporto a Berlusconi. Quest’ultimo provvedimento è complicato dal fatto che il Cavaliere è titolare anche di un passaporto diplomatico rilasciato dal ministero degli esteri. In sostanza, accadrà che la questura di Milano provvederà già oggi alla revoca del passaporto ordinario e trasmetterà il provvedimento alla questura di Roma, dove Berlusconi risulta attualmente residente, che provvederà a farsi consegnare materialmente il documenti. Per il ritiro del passaporto diplomatico sarà invece necessario un provvedimento del ministero degli Esteri.

Si tratta di una brusca accelerazione della pratica di esecuzione della pena, perché fino a ieri si pensava che la sentenza sarebbe arrivata a Milano per posta ordinaria nel giro di qualche giorno. Invece la Cassazione ha deciso di accelerare i tempi. Tutti i provvedimenti milanesi portano la firma del pubblico ministero Ferdinando Pomarici, dell’ufficio esecuzione. In ogni caso, il termine di trenta giorni concesso a Berlusconi per presentare domanda di pene alternative decorre dal 16 settembre, quando finirà la pausa feriale della giustizia. È un termine che Berlusconi potrebbe abbreviare presentando già da subito una istanza di affidamento, che in tal caso verrebbe immediatamente trasmessa al tribunale di sorveglianza.

Vogliono le Suore in Burqa ? Ridiamoci sopra…

Creata la Novissima Congregazione delle Mantellate Azzurre del Congo.
Il Ministro per l’ Integrazione si è mostrata soddisfatta ed augura una fattiva collaborazione con il nuovo ordine, nel segno dell’ ecumenismo e dei diritti delle donne….

Sotto il segno di Berlusconi

Se c’è un aspetto positivo dalla squallida
sentenza di ieri è il vedere compatti a far quadrato attorno a
Berlusconi tutti gli esponenti del PdL, futura Forza Italia
.
Bene anche Maroni che ha confermato la
solidarietà al Cavaliere, mentre mi stupisce il silenzio della
Meloni
che, almeno sino al momento in cui scrivo, sul suo sito ha preferito ricordare la strage del 2 agosto
invece di esprimere una solidarietà doverosa all’ultimo Primo
Ministro eletto e voluto dagli Italiani
.
In passato, comunque, ci sarebbero
stati ben maggiori e più rilevanti sfarinamenti.
Ricordo che Craxi fu abbandonato anche
dal suo “fidatissimo” Amato, per non parlare dello “squagliamento” dei tanti beneficiati del “Cinghialone”, alla ricerca di un salvacondotto.
E non vale la pena ricordare quanti,
nel giro di una notte, cambiarono la loro, evidentemente immeritata,
camicia nera con una, evidentemente a loro più congeniale anche dal
punto di vista morale, camicia rossa.
Questa è la forza, oggi, del Centro
Destra, la compattezza attorno al Leader che tale resterà scornando
il tentativo di decapitarlo per spianare la
strada ai comunisti.
Purtroppo restano le differenze tra
“colombe” e “falchi”
e non importa insistere sul
fatto che io mi iscrivo tra i “falchi”.
Non mi piace ascoltare Schifani,
Cicchitto, Alfano, Bondi
che parlano di “responsabilità“,
perchè la maggiore responsabilità verso l’Italia e gli elettori del
Centro Destra è combattere strenuamente per ribaltare questo sistema
fondato sull’ ingiustizia legalizzata e che porta alla deriva morale,
politica, sociale, economica
.
Galleggiare come andreottianamente si
propone Letta, non basta perchè gli untori rossi sono sempre pronti a
proporre leggi aberranti, liberticide, inventandosi nuovi reati (oggi
ho letto che, come se non bastasse la campagna per considerare reato
le opinioni omofobe e negazioniste, adesso vorrebbero anche istituire
il reato di “depistaggio”
per cui ogni ricostruzione non
gradita di eventi, verrebbe sanzionata con un’ulteriore limitazione
della libertà di espressione e comunicazione dei cittadini
) e
proponendo leggi devastanti il sentire tradizionale sul piano morale,
sociale, economico
(ad esempio l’elevazione a “matrimonio”
dei rapporti contro natura o l’introduzione dello ius soli
).
Mi piacciono invece le dichiarazione
delle varie Santanchè e Biancofiore
e mi auguro che la linea che
vorrà perseguire il partito e tutto il Centro Destra, sia quella
dello scontro.
Berlusconi, ormai, avrà capito che non
può affidarsi alle promesse
di tutti coloro che, negli anni, gli
hanno fatto balenare la possibilità di una cessazione delle
persecuzioni in cambio di una maggiore disponibilità a trattare con
i comunisti.
Sono imbrogli che, oggi, si sono
manifestati in tutta la loro falsità.
Tanto vale che Berlusconi sia e faccia
quello che i suoi nemici dicono essere e fare.
Le leggi vigenti gli impediscono di
guidare in parlamento il partito e la Coalizione, ma, come è capitato in molte
altre nazioni dove gli omicidi reali e quelli virtuali hanno
eliminato un leader e come anche in nazioni con radicate tradizioni democratiche,  il suo nome potrà continuare ad essere punto di
riferimento, catalizzatore di tutte le istanze di Centro Destra, tramite un proprio parente, dando vita ad una dinastia politica che nulla avrebbe da invidiare ai Bush, ai Kennedy, ai Clinton.
Non mi interessa se sarà il fratello
Paolo o i figli
Marina, Piersilvio, Barbara, Eleonora o l’ultimo di
cui non ricordo il nome, mi interessa che ci sia ancora un Berlusconi
da votare e la cui sola presenza e candidatura vada di traverso e provochi un travaso di
bile nei comunisti
.
Mi interessa che Forza Italia a
settembre vada allo scontro senza sconto.
Mi interessa che non si ammaini
bandiera, anzi  rilanci e aumenti la posta.

Mi interessa che venga contrastata senza tregua questa Italia che
condanna Berlusconi
, che vuole imporre nuove leggi liberticide contro
il diritto di opinione, che vorrebbe
elevare i capricci a legge,
che si lascia invadere dagli
immigrati, addirittura andandoseli a
prendere in acque territoriali straniere, per trasformarsi in quella Italia sognata dai nostri Avi e che non può aver dimenticato
cosa sia
l’Onore, la Tradizione, la Giustizia.




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L’ italia di Piazzale Loreto non cambia mai.

Non entrerò nel merito, se non forse più tardi, della sentenza annunciata di condanna del Primo Ministro Cavalier Silvio Berlusconi, ma voglio parlare delle reazioni dei comunisti di ogni specie. Incominciando da Guglielmo Epifani, socialista di tessera, ma comunista “dentro”, ora segretario del PD, che con le sue dichiarazioni “la sentenza va eseguita” ha ricordato l’ articolo di Giorgio Amendola del 29 Aprile 1945 (di cui mi occupai più volte in passato) apparso sull’ Unità: Con risolutezza giacobina il coltello deve essere affondato nella piaga, tutto il marcio deve essere tagliato. Non è l’ora questa di abbandonarsi a indulgenze. Pietà l’è morta.  
Giacobina, appunto. 
Passando per i vari giornalisti di regime che da ieri sputano ancor più odio e veleno di prima, liberi di scrivere i titoli più infami. O per i pagliacci e le ballerine che già pregustano torbidi spettacoli in televisione, al cinema o in teatro.
Arrivando infine a quei poveri imbecilli che come corvi a Piazza Loreto o tricoteuses davanti alla ghigliottina hanno gioito davanti alla Corte di Cassazione, pieni di odio ed invidia, prima di tornare alle loro squallide vite di sempre. 
Non ci sarà mai pacificazione, finchè l’ italia di Piazzale Loreto non cesserà di covare odio tribale. 

(naturalmente non ho inserito le immagini da macelleria che disonorano la memoria italiana…, ma solo la targa della piazza.)