Pidiellini terminali e l’ex Gran Cav. della Sorca

berluscamanifestazione

Ma l’ex Cavaliere della Sorca, gran ciambellano del bungabunga, possiede tv, giornali e onorevoli fighe servizievoli che sono disposte a tutto pur di mantenere la loro posizione e la loro rendita prelevata dalle pensioni dei poveri cittadini e degli esodati

Il Pensiero Verde 2013-08-05 11:07:00

RISPONDO all’ On Maestri sulla gazzetta di Parma di oggi :Egregio direttore,

Mi sento in dovere di rispondere alle parole pronunciate dall’onorevole Patrizia Maestri perché la polemica politica e lo scontro, anche acceso, sono una cosa, la falsità e la menzogna, un’altra. 
Affermare che il ministro Kyenge non ha avuto comportamenti offensivi nei confronti della Lega Nord e’ mentire sapendo di mentire. Come ho avuto occasione di ricordare, proprio il ministro ha – per prima – scelto di non stringere la mano al capogruppo della Lega Nord a Milano che voleva incontrarla. Lei ha continuato a non rispondere alle domande che il quotidiano LaPadania le poneva. Lei ha più volte affermato che gli attacchi che le venivano rivolti dalla Lega, guarda caso solo quelli, erano legati alla sua persona, alla sua storia e quindi anche al colore della sua pelle, invece che alle sue scellerate politiche immigratorie. 
Ora, davvero basta!
I cittadini non sono pecore e si accorgono benissimo di quello che accade sia nelle aule parlamentari che fuori. Perche’ il ministro Kyenge non risponde alle domande che le pongo? Perche’ non ci dice come e’ arrivata in Italia? Perche’ invece di spiegare lascia che al suo posto sia l’onorevole Maestri a correre in sua difesa?
Quanto alle parole dell’onorevole Maestri secondo la quale io sarei ricordato nelle cronache parlamentari per le mie qualità di pugile, la invito ad andare a vedere il lavoro da me svolto. Un lavoro che ho portato avanti con passione e dedizione intervenendo sui temi che mi vedevano giocare un ruolo di primo piano: la lotta alla contraffazione e ai falsi, e la difesa del sistema agricolo. Se per farlo ho dovuto battere i pugni sul tavolo ne sono orgoglioso. 
Io per prima cosa difendo la mia gente, i suoi posti di lavoro e la sua storia. Poi gli altri. Evidentemente tanto il ministro Kyenge quanto l’on. Maestri la pensano diversamente.

Fabio Rainieri
Segretario nazionale Lega Nord Emilia

M5s, Pd, Rodotà, Strada e Zagrebelsky

Qualche commento: “Interessante l’osservazione di Paola Pinna che “tornare alle urne ora non ha senso, si ripeterebbe la situazione attuale”. In realtà è palesemente falsa: molti degli elettori di M5S hanno cambiato idea. È quindi chiaro che gli eletti attuali han paura di tornare alle urne prima di aver dimostrato di saper fare qualcosa di buono. Occasione ghiotta per il PD: sa che il PdL non può mollare ora, perché il M5S avrebbe tutto l’interesse a sostituirlo. Profezia: non solo il governo non cadrà, ma andrà avanti per una buona fetta della legislatura.”

“Inversione ad U. Non è facile staccarsi dalla Nutella!”

“Ma come mai queste “fughe di notizie” di ipotetiche aperture da parte dei grillini, tranquilli, oggi o domani verranno negate sul blog del capo. Che poi, a leggerle bene bene, continua il solito ritornello…”

“Il potere con la “P” maiuscola piace a tutti… non vedo perchè non debba piacera anche al movimento 5 Stelle e poi una volta arrivati ai palazzi, diventano tutti uguali!”

“Mai s’era visto un partito buttare nel secchio dell’ immondizia i voti e le speranze di tanta gente. Un partito che classifica se stesso a stelle come un albergo è il partito dell’ eterna vacanza. Do not disturb.”

Retroscena Pinna: insensato un nuovo voto. E ora i 5 stelle aprono «Con nuovi ministri e punti condivisi non saremmo ostili». Pronti a sostenere il governo Letta: a un esecutivo con Rodotà, Zagrebelsky e Strada «sarebbe complicato dire no»

MILANO – Alla finestra, senza fretta. Con l’asso nella manica del colpo che non ti aspetti: un aiuto al governo Letta. I Cinque Stelle osservano l’evolversi degli scenari politici in sordina con l’aria di chi ha in mano le proprie carte da giocare, ma aspetta le mosse dell’avversario. Così nelle ultime ore, mentre si alternano indiscrezioni e smentite su possibili alleanze con il Pd, deputati e senatori sono di nuovo schierati sul territorio, nonostante la canicola agostana. Lontano da Roma (per lo più) e immersi tra i militanti, anche per testare i loro umori. Nessuna riunione congiunta all’orizzonte per varare (con il voto) cambi di rotta o strategia. Anzi, molti commenti lapidari sulla questione. «Governo in crisi? Non cambia nulla, non è cambiato niente rispetto a tre mesi fa», assicura Vito Crimi. «La situazione è la stessa di aprile», gli fa eco Sebastiano Barbanti. Che però ammette: «In questo momento è tutto in divenire, tutti sanno che il nostro intento è portare avanti il nostro programma». C’è anche chi guarda oltre come Francesco Molinari: «Speriamo che sia arrivata la volta buona. Speriamo che, se cade il governo, il presidente Napolitano affidi a noi l’incarico: ora abbiamo esperienza». L’ipotesi di un varo in Aula, insieme ai democratici, di una nuova legge elettorale, non viene scartato a priori. Anzi, riformare il Porcellum è secondo il senatore «certamente un punto di passaggio nevralgico in caso di nuove elezioni. È nei nostri venti punti di programma, perché è necessario reintrodurre la possibilità per i cittadini di scegliere con le preferenze». «Prima di tutto a mio avviso – chiarisce Molinari – c’è il reddito di cittadinanza perché la gente sta soffrendo la crisi». «Tornare alle urne ora non ha molto senso – spiega Paola Pinna -. Si ripeterebbe la situazione attuale». Per la deputata sarda è venuto il tempo che «ognuno si prenda le proprie responsabilità», compresi i pentastellati. Pinna «condivide» la linea di chi vede indispensabile il varo di una nuova legge elettorale.

Proprio il programma potrebbe diventare la chiave di volta di uno scenario fino a poco tempo fa fantascientifico. Nel Movimento si considera ogni chance. Se il Pdl dovesse abbandonare l’esecutivo e proporre una mozione di sfiducia in Aula cosa farebbero i pentastellati? «Una decisione la prenderemmo tutti insieme – fanno sapere fonti vicine ai Cinque Stelle -. Ma non è detto che voteremmo la sfiducia. Sarà necessario prima valutare scelte e nomi dell’esecutivo». Già, perché se i ministri di centrodestra venissero rimpiazzati da personalità di alto profilo – come Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Gino Strada – care ai Cinquestelle potrebbe sorgere un bel rebus politico. Difficile non vedere un segnale di avvicinamento al Movimento in questa ipotesi. E qui entra in gioco il programma. Se l’avvicinamento fosse supportato anche dalla volontà di mettere in calendario anche alcuni punti cardine dei Cinquestelle, proprio a partire dalla riforma della legge elettorale (ma non solo quella) sarebbe «complicato e controproducente», come sostengono nel Movimento, votare la sfiducia. Si aprirebbe una nuova fase politica che coinvolgerebbe tutti i provvedimenti già in discussione, dove i Cinquestelle rimarrebbero a dare il loro sostegno sotto traccia per quegli atti che li troverebbero concordi. Fantapolitica, almeno per ora. Ma un’idea che non dispiace ad alcuni parlamentari, sia tra i fedelissimi sia tra i dissidenti. Orizzonti di mezza estate. Almeno per ora. Intanto, (mentre sul blog Beppe Grillo dà spazio a un intervento di Roberto Fico sul mancato invio della documentazione chiesta in Vigilanza alla Rai) su Facebook, c’è chi già guarda alle prossime elezioni. «A me interessa poco che il Movimento sia al 20% o al 40% nei sondaggi. Io spero che il Movimento possa rappresentare invece un’opportunità di partecipazione per quel 47% (la metà degli italiani) che non sa chi votare – scrive il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio -. Iniziamo a fargli capire cos’è il Movimento. Facciamo in modo che non decidano chi votare nelle ultime due settimane prima delle elezioni. Perché anche se in quel caso votassero per noi, sarebbe un voto frivolo che inevitabilmente li deluderà. Sostituiamo alla delega la partecipazione. E vinciamo noi».

Nuovi arrivi

Oltre 300 migranti al largo della Libia. Tre barconi intercettati da Guardia Costiera

ROMA, 5 AGO – Ancora emergenza sbarchi nel canale di Sicilia. Tre diverse imbarcazioni in difficolta’ in acqua libiche sono state segnalate alla centrale operativa della Guardia Costiera, che ha provveduto ad inviare i soccorsi in zona. Il primo barcone, con a bordo 102 migranti, e’ stato intercettato da un mercantile che li sta ora portando a Malta. Un altro barcone, con a bordo 205 migranti, e’ stato soccorso dalla guardia costiera. Un’altra motovedetta sta raggiungendo una terza imbarcazione in difficolta’.

Nel nome di Berlusconi

L’abisso di ignoranza e malafede dei
comunisti e affini
continua a sorprendermi e nonostante da decenni li
combatta, persevero nell’errore accreditandoli di più quoziente
intellettuale e onestà di quanta in realtà non abbiano
.
La decisione di rimuovere per via
giudiziaria Berlusconi dall’attività politica,
ha scatenato un coro
infame di insulti
che, se solo fossero indirizzati alla loro Chienge,
solleverebbero continue manifestazioni e ondate di sdegno.
L’epiteto più gettonato, sdoganato dai
capi mandria degli ignoranti è “delinquente“.
Nella Storia decine, centinaia di
“delinquenti” furono condannati in base alle leggi al loro tempo e territorio vigenti
.
GANDHI, nume tutelare di tutti i
pacifisti, fu ripetutamente condannato e imprigionato degli Inglesi
per la sua attività sovversiva, tendente cioè a sovvertire l’ordine
dell’Impero Britannico.
La TIMOSHENKO, bionda ex premier
dell’Ucraina libera, pasionaria della “rivoluzione arancione”,
è stata condannata ed è in prigione, guarda un po’, per frode
fiscale
, come voluto dal suo eterno avversario il comunista di
osservanza sovietica Yanukovic.
MANDELA fu arrestato e imprigionato per
le sue attività antinazionali e i magistrati locali lo condannarono
definitivamente all’ergastolo da cui poi uscì dopo oltre venti anni
per governare il Sud Africa divenendo poi un Padre della Patria.
ERDOGAN per attentato alla laicità della Turchia, fu privato preventivamente dei
diritti politici dai militari turchi che gli impedirono di candidarsi
alle elezioni in cui il suo partito era dato per sicuro vincitore.
Poco male, il partito mise Gull come candidato premier, vinse le
elezioni, cambiò le leggi, sciolse il parlamento e alle elezioni
successive Erdogan si candidò, vinse, divenne primo ministro carica
che ricopre tuttora.
HAVEL era un letterato, drammaturgo
ceco che ambiva alla libertà di opinione. Fu condannato e imprigionato negli ultimi rigurgiti comunisti.
Con la caduta del muro, cambiarono le leggi e Havel divenne
presidente della Repubblica Ceca che aiutò a dividersi pacificamente
dalla Slovacchia ed ora è ricordato anche lui come Padre della
Patria.
CAIO GIULIO CESARE che osò rivolgere
le armi
(e non a parole come Bondi) contro Roma e le sue magistrature
che lo condannarono ma furono costrette alla fuga e poi alla
sconfitta.
I PARTIGIANI. Sì, delinquenti pure
loro secondo le leggi vigenti nel territorio sul quale operavano contro il governo della RSI e dell’Armata Tedesca e
condannati fino ad ottenere una riabilitazione ex post
avendo vinto, la loro parte politica, la guerra.
Quanti “delinquenti”, allora
che fanno compagnia al Cavaliere e dimenticavo il “delinquente”
più importante della Storia
, quello che i sacerdoti e magistrati
della sua stessa gente preferirono crocifiggere, liberando un vero
ladrone.
Comunisti e affini, nella loro
ignoranza e malafede (per i più è la prima, ma per alcuni la seconda)
credono alla condanna basata su un teorema “non poteva non
sapere”
.
Ma non c’è una registrazione, una
ripresa filmata, un documento
che provi la personale e diretta  partecipazione o
addirittura l’ideazione di un reato da parte di Berlusconi.
Hanno tolto di mezzo, con i mezzi
ampiamente usati nel corso della Storia, un nemico politico,
cucendogli addosso un vestito per poterlo qualificare “delinquente”.
I precedenti ci dicono che simili
“delinquenti” hanno sempre conseguito la vittoria  finale sui loro
nemici
, pur patendo violenza e limitazione della libertà personale e
politica come accadrà al Cavaliere che spero rifiuti ogni
compromesso e non vada nè ai domiciliari, nè ai servizi sociali, nè
richieda alcuna grazia.
La Storia ci dice anche che la bandiera
che viene strappata dalle mani di chi è perseguitato dal regime,
viene spesso raccolta dai suoi eredi anche di sangue.
Vediamo quindi in paesi lontani come
India e Pakistan che la famiglia Nehru-Gandhi è salita al rango di
dinastia governante, mentre in Pakistan questo doloroso percorso è
toccato ai Bhutto.
E per arrivare al massimo livello della
democrazia
, ricordiamo alle labili menti di comunisti e affini, le
grandi dinastie politiche degli Stati Uniti d’America.
I Bush che hanno governato per dodici
degli ultimi venticinque anni con padre e figlio, i Clinton con
marito e moglie e i loro (dai comunisti e affini) amatissimi Kennedy,
la cui dinastia partecipa a determinare le scelte degli Stati Uniti sin da prima della presidenza
di John, grazie al vecchio patriarca Joseph.
Non ci sarebbe quindi nulla di strano,
nulla di anomalo, nulla di antidemocratico se, come negli Stati
Uniti, anche in Italia una dinastia politica desse l’impronta al
partito più votato negli ultimi venti anni.
Se il Cavaliere andrà in prigione o
gli verrà impedito di candidarsi, di fare campagna elettorale, ci
sono cinque figli e un fratello pronti per “l’uso”, abbiamo
solo l’imbarazzo della scelta
.
Bene dunque le manifestazioni di
solidarietà, male l’assenza dei ministri, ma comunque, dopo il
momento della commozione deve esserci il momento dell’azione che può
significare solo: nuove elezioni !
Ribaltare quindi il governo per
rivoltare l’Italia come un guanto, fregandosene di Napolitano e
dell’europa.

Vincere la maggioranza assoluta per
cambiare le leggi, liberare Berlusconi e trasformare i “delinquenti” di
oggi nei Padri della Patria di domani
, nel solco della Tradizione
storica.





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Berlusconi non arretra

Bel discorso.
Appena terminato e trasmesso anche in televisione.
Più breve del solito, centrato sul problema giustizia (che non c’è) ma, soprattutto, con un fortissimo segnale di carattere, determinazione e coraggio per restare nel gioco e pronto a combattere ancora.
Carattere, determinazione e coraggio che anche i comunisti e affini che lo odiano sono costretti, in coscienza – se ne hanno … – a riconoscergli, attribuendogli quindi quella dote che manca a tutti i politici italiani: la forza.
Quella Forza di cui l’Italia ha necessità per contrastare personaggi ambigui come la Merkel, gli oscuri funzionari europei e i maggiorenti delle principali organizzazioni finanziarie internazionali che decidono sui destini dei popoli da dietro una scrivania, con un incarico al quale sono stati nominati e non eletti dal Popolo.
Berlusconi ha la Forza per impedire la deriva delle nazioni europee.
E’ per questo che i potentati finanziari internazionali temono il suo ritorno e sono oggettivamente alleati di quei comunisti e affini che, senza l’aiuto delle toghe rosse, non sarebbero mai riusciti a scalzarlo.
Bravo Cavaliere, avanti così.





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Mai al governo col pd… incoerenze grilline in una mail

Le linee guida dei Cinque Stelle: “Se Letta cade, contatto col Pd”

La mail del capogruppo Nuti: “Un governo su cinque punti al primo posto legge elettorale”

Qual è l’interesse del Paese? Secondo il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, che lui e i suoi ministri rimangano al loro posto. «Il lavoro dell’esecutivo dà frutti, fermarlo sarebbe ingiustificato. Uno stop al governo sarebbe un delitto». Secondo l’ex segretario del partito democratico, Pier Luigi Bersani, che i soci di maggioranza scarichino Silvio Berlusconi. «Vorrei che si chiedesse al Pdl se intende essere guidato da chi è stato condannato per evasione fiscale». (Posizione che scatena la rabbia dell’onorevole Cicchitto: «L’attacco di Bersani dimostra quanto è stretto il rapporto politico fra alcune procure e un pezzo del Pd»). Secondo Brunetta e Schifani, capigruppo del Popolo delle Libertà/Forza Italia a Montecitorio e Palazzo Madama, che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, conceda la grazia al loro Capo. «Diversamente difenderemo la democrazia». In nome di chi? Di che cosa? E in che modo? Secondo Silvio Berlusconi che «si faccia la riforma della giustizia e poi si vada a votare». Secondo Guglielmo Epifani che non si parli di voto. Secondo Beppe Grillo che «nessuno si azzardi a modificare la giustizia insieme a un partito guidato da un delinquente. Il M5S non starà a guardare, ma mobiliterà i suoi elettori». Dunque, pare di capire. O scendono in piazza i nove milioni di elettori del centrodestra o gli otto e mezzo del Movimento. Davvero i supposti capopopolo hanno questa forza trascinatrice? E davvero è questo l’unico orizzonte possibile?  Forse. Magari non l’unico. Perché da ieri sera c’è una mail che manda in confusione i parlamentari Cinque Stelle. L’ha firmata il capogruppo alla Camera Riccardo Nuti, d’accordo con il gruppo comunicazione di Montecitorio. Non è chiaro se fosse d’accordo anche con i Referenti Supremi di Genova e Milano. Che cosa dice la posta interna? Testualmente: «Che cosa dovrebbe fare il Pd? Chiudere con il governo, fare una legge elettorale con noi e andare a votare. E se Napolitano non volesse sciogliere le Camere allora toccherebbe a noi, dopo questo fallimento. Un governo su cinque punti: legge elettorale, reddito di cittadinanza, misure PMI, abolizione finanziamento pubblico ai partiti, legge conflitto interessi. Le risorse vanno trovate nel taglio dei costi della politica, su F35, Tav ed Expo». Un manifesto programmatico. Confuso. Vagamente ambiguo. Ma a suo modo sorprendente. Va interpretato come una apertura al Pd? 

 Secondo il cittadino-parlamentare Nicola Morra, no. «la linea non cambia». Secondo il cittadino-parlamentare Tancredi Turco, moderato della prima ora, sì. «Io l’ho presa per un avvicinamento al partito democratico». Cosa buona e giusta? «Cosa che vorrei sottoporre al giudizio dei nostri elettori, chiedendo risposte sul blog». Sono in molti a pensarla come lui. Idea potrebbe piacere a Grillo. Ma farebbe infuriare Casaleggio («Se ci alleiamo col Pd lascio il Movimento»). E allora sono credibili le voci sempre più insistenti che corrono tra i parlamentari pentastellati relative a una (momentanea?) difficoltà di relazione tra il Caro Leader e il suo Guru? Si capirà meglio a settembre. Nel frattempo sembra di essere tornati ai giorni di Rodotà. Con una domanda, l’ennesima, che torna ossessivamente: c’è a qualcuno che vuole abbracciare il centrosinistra? Il dibattito rischia di mandare nuovamente in crisi il Movimento. Soprattutto al Senato. Là dove i numeri pesano. La pressione in queste ore atterrisce. È fatta di così tanta gente. Così tante aspettative. Così tante opinioni. E poi c’è questa mail che in fondo, per loro, i cittadini-parlamentari, è come se fosse scritto in sanscrito, la lingua magica dell’India. Ipnotica e incomprensibile. Da che parte si va, ragazzi?

Ancora su Mps

Mps, “Draghi disse che sarebbe stato con noi nell’acquisto di Antonveneta”. L’ex direttore generale Antonio Vigni rivela ai pm che Bankitalia avrebbe appoggiato l’operazione e parla di un incontro a cui avrebbe partecipato l’allora governatore di via Nazionale, l’ex dg di Palazzo Koch Tarantola, i dottori Saccomanni e Clemente

Bankitalia avrebbe appoggiato l’acquisto di Antonveneta da parte di Monte dei Paschi di Siena. E’ quanto ha detto ai pm l’ex direttore generale della banca senese, Antonio Vigni, in uno degli interrogatori: “Ricordo che Mario Draghi (allora numero uno della Banca d’Italia, ndr) disse che sarebbero stati al nostro fianco”. Vigni parla poi di un incontro in via Nazionale a cui avrebbe partecipato anche l’allora governatore della Banca centrale. L’inchiesta su Antonveneta si è già chiusa senza nessun addebito agli organi di vigilanza e a Bankitalia. Vigni è indagato insieme ad altre otto persone e a due banche, Mps e Jp Morgan, quest’ultime sulla base della legge 231 sulla responsabilità d’impresa. In uno dei lunghi interrogatori davanti ai magistrati (Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso) ai quali è stato sottoposto, Vigni ricorda la riunione tenutasi a Roma nella sede di Banca d’Italia. “A quella riunione partecipammo io e Giuseppe Mussari (ex presidente dell’istituto, ndr) per la banca, Draghi, la dottoressa Anna Maria Tarantola (ex vicedirettore generale di Bankitalia, ndr), i dottori Saccomanni e Clemente”. Mussari, racconta Vigni, spiegò l’operazione nei dettagli, “anche sotto il profilo del finanziamento e dell’aderenza al piano industriale”. Sempre l’ex dg continua ricordando che “la dottoressa Tarantola poneva l’accento sui profili organizzativi. Ricordo, inoltre, che ci dissero di non mettere loro fretta nella valutazione dell’operazione e nella procedura di autorizzazione, che dovevano essere rispettati i ratios patrimoniali” e che “in mancanza di questo non ci avrebbero autorizzato”. Infine Vigni sostiene che fu Tarantola a riferire che Antonveneta “sul lato crediti, grazie all’opera di Montani, non aveva scheletri negli armadi”.

Nuovi arrivi…

In porto Crotone gommone con 22 migranti. Individuati ieri a largo Calabria, 2 sospettati essere scafisti

CROTONE, 4 AGO – Sono giunti nel porto di Crotone nella notte i 22 migranti di origini siriane intercettati a bordo di un gommone nella serata di ieri a 25 miglia dalla costa calabrese. Stanno bene e sono stati portati nel Cara di Isola Capo Rizzuto. Due di loro sono sospettati di essere gli scafisti. Il gommone era stato individuato da un aereo maltese del dispositivo Frontex e poi raggiunto da un pattugliatore e due vedette della guardia di finanza e da una vedetta della guardia costiera.

84 su gommone soccorsi in Canale Sicilia

Operazione di soccorso questa notte nel Canale di Sicilia, dove 84 migranti sono stati localizzati a bordo di un gommone a circa 70 miglia dall’isola di Lampedusa e soccorsi dalla Marina militare italiana. Tra loro anche 9 donne di cui una incinta. Sul posto si è diretta la motovedetta delle capitanerie di porto partita da Lampedusa. Intorno alle cinque di questa mattina i migranti sono giunti a terra a Lampedusa, tutti in buone condizioni di salute.

Immigrazione: 90 somali a Lampedusa raccontano: «Tre donne morte in mare». Soccorsi prima da un mercantile e poi dalla Guardia di Finanza

Un gruppo di 90 somali tra cui 14 donne su un gommone alla deriva nel Canale di Sicilia, sono stati soccorsi da una nave mercantile. I profughi, una volta giunti a Lampedusa dopo essere stati trasbordati su una motovedetta della Guardia di Finanza, hanno raccontato che tre donne sarebbero morte durante la traversata.

Il gioco vuoto. La liturgia come simulacro

L’uomo non può «farsi» da sé il proprio culto; egli afferra solo il vuoto, se Dio non si mostra. Quando Mosè dice al faraone: «noi non sappiamo con che cosa servire il Si­gnore» (Es 10,26), nelle sue parole emerge di fatto uno dei principi basilari di tutte le liturgie. Se Dio non si mostra, l’uomo, […]