Il no di Malta al diktat ue

 Malta si ribella ai diktat ue e non lascia sbarcare i clandestini (nell’articolo vengono chiamati erroneamente “naufraghi”. Ma non sono naufraghi, sono clandestini punto e basta), ed è giusto così. Però, a farne le spese della negazione maltese, siamo noi che dobbiamo accoglierli forzatamente perchè, è evidente non sappiamo ribellarci allo stesso diktat.
Immigrati, l’Ue: “Lasci sbarcare i naufraghi”. Ma Malta: “No all’attracco”. Un centinaio di clandestini soccorsi al largo e portati a Malta. Il governo della Valletta vieta l’attracco al porto. L’Ue: “la priorità è salvare la vita degli immigrati soccorsi” di Sergio Rame

Braccio di ferro tra l’Unione europea e Malta. Al largo un centinaio di immigrati clandestini che chiedono di poter sbarcare sull’isola. Ma il governo della Valletta non vuol sentir ragioni. “È dovere umanitario delle autorità maltesi lasciar sbarcare queste persone. Rinviare la nave in Libia sarebbe contrario alle leggi internazionali”, ha spiegato il commissario europeo agli Affari interni Cecilia Malmstrom dopo che è statp impedito l’attracco nel porto della Valletta al capitano di una nave soccorsa in mare. “La priorità è salvare le vite delle persone soccorse”. Mentre il governo di Malta continua a ribadire che la nave non può attraccare al porto della Valletta, l’Unione europea fa di tutto perché i clandestini non siano costretti a tornare in Libia. “Qualsiasi disputa sull’autorità responsabile della ricerca e del soccorso, incluso il coinvolgimento delle autorità italiane e libiche – ha spiegato la Malmstrom – così come il posto giusto per lo sbarco, non aiuta le persone in immediata necessità di aiuto. Queste questioni saranno chiarite in seguito”. Secondo le informazioni della Commissione europea, il proprietario della nave Salamis avrenne portato a compimento i doveri umanitari per salvare la vita di 102 clandestini naufragati in mare. Tra questi ci sarebbero quattro donne in stato di gravidanza, una donna ferita e un bimbo di circa cinque mesi. Dopo il soccorso, il proprietario della nave ha fatto rotta verso il porto della Valletta. La nave è vicina a Malta in attesa di far sbarcare gli immigrati. “È assolutamente importante salvare le loro vite”, ha spiegato la Malmstrom in una nota in cui “sollecita le autorità” della Valletta a intervenire. Il commissario ha, inoltre, evidenziato che “il capitano della nave ha diffuso una richiesta medica urgente poich‚ la donna ferita ha necessità di un immediato ricovero in ospedale”.

Giustizia a confronto

225 milioni: De Benedetti diversamente evasore. L’editore di Repubblica condannato in appello per un enorme danno al fisco Ha detto: sentenza illegittima. Ma i giudici non l’hanno trattato come Berlusconi di Alessandro Sallusti

«Questa sentenza è irricevibile, manifestamente infondata e palesemente illegittima». Parole di Silvio Berlusconi? No. Bondi, Santanchè, Brunetta? Macché. L’ingegnere Carlo De Benedetti nella sede della CirParole di Carlo De Benedetti, diffuse dal suo portavoce un annetto fa, il 25 maggio 2012. Oddio, ma è lo stesso Carlo De Benedetti tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica, il giornale che in queste ore sta facendo un mazzo così a Berlusconi sul fatto che in democrazia le sentenze si accettano e non si discutono e perché i magistrati vanno rispettati? Certo che è lui. Ed è stato condannato per una evasione fiscale da 225 milioni di euro. Impossibile. Vuoi vedere che lo stesso Carlo De Benedetti tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica, il quotidiano che scrive che Berlusconi è ladro perché chi evade le tasse frega soldi pubblici, è un mega super ladrone e nessuno, dico nessuno, lo scrive e lo dice? Ebbene sì, almeno stando alla sentenza di appello emessa dal tribunale tributario del Lazio. Per bollarlo a vita bisognerà aspettare la sentenza della Cassazione, che a differenza di quanto avvenuto con Berlusconi, ci metterà non pochi mesi ma tanti anni, tre o quattro ancora, dicono. Non c’è fretta quando di mezzo c’è il Carlo De Benedetti tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica perché lui si difende nei processi, non dai processi. Questo è iniziato nel ’95. Vent’anni sono passati e ancora non c’è fretta di concludere. Ci credo che Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica non scappa. È che nessuno lo insegue, nonostante la vicenda sia identica nella dinamica (infinitamente superiore nelle cifre) a quella che ha portato agli arresti di Berlusconi: plusvalenze su affari. Anzi no, una differenza c’è. Per gli inquirenti la tessera numero uno del Pd ed editore di la Repubblica poteva non sapere del pasticcio, quindi non c’è truffa ma solo danno erariale sanabile con soldoni (225 milioni). Tanto che non siamo in sede penale ma di giustizia tributaria. La stessa cosa che l’avvocato Coppi aveva chiesto, inascoltato, alla Cassazione per il suo imputato Silvio Berlusconi. Vuoi vedere che la giustizia in Italia non è uguale per tutti? No, impossibile, come dice tutti i giorni la Repubblica, quella del condannato (in silenzio) per 225 milioni di evasione.

Posso almeno dire che sono lavativi ?

Mattinata dal Medico di Base per un controllo sul mio colesterolo altuccio…
Bravissima persona, paziente e, manco a dirlo, di Destra ed oltre. Anche se chiude alle 13, spesso ha protratto l’ apertura anche fino alle 15 e passa (mi dicono anche più tardi, dopo le 16…) per visitare coloro già dentro l’ ambulatorio alle 13. Giusto. 
Dopo lunga attesa, entro alle 13,15. Dietro di me c’era solo un ragazzo. Ebbasta !
Quando esco, dopo le 13,25 mi accorgo della presenza in sala d’aspetto di  due arabucci, che prima non c’erano assolutamente. Per loro, nessuna coda come noi italiani. Ed il Medico (troppo buono) fregato. Poi  però piangono e strepitano sul razzismo. Impari opportunità, direi, Sign. ra Ministro del Congo. O no ?
 (io li avrei fatti uscire, ma sono un peccatore…)

Siamo tutti Maltesi !

L’ Unione Sovietica Europea (UE) cerca, per l’ ennesima volta, di intervenire ed interferire negli Affari Interni di un proprio membro. Questa volta se la prende con Malta, da anni alle prese con i tentativi di invasione dei clandestini fuorilegge trasportati dai mercanti di schiavi. E da sempre il piccolo stato de La Valletta si oppone con fermezza all’ invasione, come ai tempi dei Cavalieri Ospitalieri. Malta, Stato Cattolicissimo dove è proibito l’ aborto. Dove il 98 % della popolazione si dice Cattolica, percentuale tra le più alte al mondo. Il Cattolicesimo è Religione di Stato. Ma non tollera l’ immigrazione clandestina e selvaggia. Non vuole essere la Nuova Lampedusa. Saranno sanzionati ?
Saranno Commissariati come i Francescani dell’ Immacolata ?
http://www.ilgiornale.it/news/esteri/immigrati-lue-lasci-sbarcare-i-naufraghi-malta-no-941600.html 
 

Ancora schizofrenie di governo

“Ai primi segnali di inversione del ciclo colti dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, si sono aggiunte nuove conferme negli ultimi giorni”. Così durante il vertice a Palazzo Chigi, spiegano fonti di governo alle agenzie di stampa, il premier Enrico Letta e il governatore di Bankitalia Ignazio Visco sono arrivati alla conclusione che la ripresa economica è alle porte, sottolineando che “le banche italiane sono solide, anche se nel sistema persistono aree di difficoltà”. Non è chiaro, però, quali siano le “conferme” in questione. Le novità degli ultimi giorni sul fronte economico, infatti, sono tutt’altro che rassicuranti. Soprattutto per quanto riguarda gli istituti di credito. Un report diffuso da Mediobanca settimana scorsa avverte che i crediti a rischio dei primi cinque gruppi bancari italiani sono saliti a 144 miliardi, mentre è cresciuta nei bilanci degli istituti anche la quota di titoli emessi dai governi, che di questi tempi non sono di certo una garanzia. Sempre dallo studio è emerso che l’immobiliare, un settore sempre più traballante, costituisce il 69% delle garanzie sui crediti. La conferma, d’altronde, è arrivata propro dagli ultimi bilanci delle banche. Tra le peggiori è stata Intesa Sanpaolo, che ha registrato un crollo degli utili del 75% nel secondo trimestre. E i bilanci preoccupanti non riguardano solo il settore bancario. Il gruppo Telecom ha infatti chiuso il semestre con un rosso di 1,4 miliardi e proprio oggi è stato declassato dall’agenzia di rating Fitch, arrivando a un passo dal livello “spazzatura”.

Ma i numeri più preoccupanti sono quelli pubblicati due giorni fa da Confindustria. Viale dell’Astronomia ha analizzato la “spending review” delle famiglie italiane, stimando una riduzione della spesa media annua nel 2012 a 26.100 euro, con un taglio di 3.660 euro rispetto al 2007, pari a quasi un mese e mezzo di consumi svaniti, con grossi risparmi su beni di prima necessità come pane e medicinali. Sembra ancora presto, quindi, per parlare di ripresa. Anche se a Palazzo Chigi regna l’ottimismo. Durante il vertice “si è verificato, dati e analisi alla mano, che i segnali di ripresa dell’economia italiana sono reali, in particolare per l’autunno”. C’è dunque la “consapevolezza che sono necessarie politiche di continuità con le scelte sinora fatte”, che sono “ritenute necessarie per agganciare e favorire questa ripresa”. Ripresa – si sottolinea nel governo – che “è figlia anche della stabilità sui mercati, che dunque bisogna sforzarsi di mantenere e consolidare”. Nel corso della colazione di lavoro si è poi analizzato il contenzioso Monte Paschi Siena con Bruxelles, che ha sostanzialmente bocciato il piano di ristrutturazione, “arrivando alla conclusione che la tesi italiana è valida e che sia in errore Bruxelles”. Il governo sembra quindi ignorare la lettera che il commissario alla concorrenza, Joaquin Almunia, ha scritto a Saccomanni avvertendo che il piano di ristrutturazione di Mps è troppo morbido sul fronte dei compensi dei manager, il taglio dei costi e il trattamento dei creditori.

Sul Pd e l’Mps (un pò di sano gossip)

Il nuovo presidente Mps? Scelto dal Pd. Altro che rinnovamento: ai vertici della Fondazione andrà il prodiano Pizzetti, ex garante della Privacy di Gian Maria De Francesco

«Pronto, presidente, vuol venire a fare il presidente della Fondazione Monte dei Paschi?». Magari il sindaco renziano di Siena, Bruno Valentini, non ha usato queste parole nella telefonata con l’ex premier Romano Prodi, ma la sostanza dell’invito è tutta lì. Scontato il «No, grazie» del Professore che di prendersi un’altra patata bollente – dopo l’Iri nella stagione delle privatizzazioni – non aveva nessuna voglia. In area prodiana, tuttavia, è stato reperito il nominativo del candidato numero uno a ricoprire la guida dell’azionista di maggioranza relativa dell’istituto di credito più antico del mondo. Si tratta di Francesco Pizzetti, costituzionalista dell’Università Luiss di Roma e presidente del Garante della Privacy dal 2005 al 2012. Sia detto per inciso, è colui che cercò di inasprire le pene per la pubblicazione di dati sensibili quando il Giornale e altri quotidiani impaginarono le foto della gita sulla via Salaria a Roma (con annesso stop presso un transessuale) del portavoce del Professore, Silvio Sircana. Analogo zelo fu mostrato quando sanzionò la pubblicazione delle immagini di Villa Certosa scattate indebitamente. La questione è un’altra. Il Monte dei Paschi, con la gestione del presidente Alessandro Profumo e dell’amministratore delegato Fabrizio Viola, sta cercando di voltare pagina, dopo le tribolazioni di Antonveneta, che al contribuente italiano sono costate 4 miliardi di euro. L’acquisizione pagata cara (10,1 miliardi) ha affossato la redditività della banca che, negli anni scorsi, per continuare a distribuire un dividendo all’azionista di maggioranza ha stipulato i derivati Alexandria e Santorini subendo perdite potenziali per oltre 700 milioni.

È il combinato disposto del vecchio «sistema-Siena», certificato anche dai verbali di interrogatorio del presidente uscente dell’ente Gabriello Mancini: il partito e il Comune nominano la maggioranza dei componenti della Fondazione che controlla la banca che finanzia il territorio. Da quando è arrivato Alessandro Profumo, le cose sono un po’ cambiate. Non foss’altro perché oggi l’ente detiene solo il 33% della banca e, dopo l’aumento di capitale da realizzare entro il 2015 per restituire in parte i Monti-bond, potrebbe scendere verso il 20 per cento. A questo si aggiungono le moral suasion di Bankitalia (che ha imposto l’allentamento dei vincoli col Monte) e del Tesoro che ha caldeggiato il cambiamento di statuto della Fondazione. Ora il Comune di Siena può nominare solo 4 consiglieri su 14 e il suo ruolo, pur preponderante, non è più maggioritario. Eppure da quando Bruno Valentini, seguace di Matteo Renzi, si è insediato a Piazza del Campo la sua battaglia è stata il ripristino dello status quo ante. Lo si può notare nelle 4 nomine per la Fondazione: un ex segretario nazionale Cisl già consigliere di Unipol, un esponente della Legacoop e due professionisti senesi. Il mantra dei «renziani» è mantenere il rapporto organico tra il Monte e il territorio senese. Magari anche quello di cercare di evitare nuovi esuberi nella banca che è nel mirino dell’Ue proprio per l’«aiutino» ricevuto con i Monti-bond. Certo, proprio ieri il premier Enrico Letta e il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, hanno ribadito che la Commissione ha commesso «un errore di valutazione» nel giudicare insufficienti le misure adottate. Mps, tuttavia, è la banca di una città governata da un Pd a volte «eretico» nei confronti di Roma. Non a caso, i piddini senesi «osservanti» contestano al sindaco renziano di aver gestito in proprio le designazioni (inclusa la telefonata a Prodi). I renziani, dal canto loro, controbattono agli avversari di essersi fatti «teleguidare» da D’Alema & C. nella scelta di Profumo. La lotta delle contrade, però, stavolta rischia di nuocere al Monte e anche al Paese.

Trasfigurazione del Signore

La Trasfigurazione, che nel Vangelo di san Luca segue immediatamente l’invito del Maestro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua!” (Lc 9,23). Questo evento straordinario, è un incoraggiamento nella sequela di Gesù. Luca non parla di Trasfigurazione, ma descrive quanto è avvenuto attraverso due […]

Imu, iva e poi il voto

Mentre  i burocrati rossi si scannano sulle regole per eleggere il loro funzionario capo, mentre il sindaco di Roma davanti al Centro Destra che parla di Libertà, Giustizia, Benessere per gli Italiani si preoccupa di timbri a autorizzazioni, Berlusconi si dimostra l’unico statista italiano vivente.
Nonostante la immediata caduta del governa sarebbe ampiamente giustificata dalla persecuzione che vorrebbe decapitare il Centro Destra, il Cavaliere tiene i nervi saldi.
Conseguire l’obiettivo di cancellare l’imu sulla prima casa e l’aumento dell’iva.
Dopo resta solo il voto.



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Solo la sinistra è autorizzata…

ROMA – Il giorno dopo la manifestazione del popolo Pdl in via del Plebiscito pro-Berlusconi (e dopo le polemiche e gli attacchi) giunge la denuncia. «In seguito all’accertamento del danneggiamento del suolo pubblico, la polizia municipale ha proceduto a dare notizia di reato alla procura della Repubblica nei confronti degli organizzatori della manifestazione di ieri in via del Plebiscito, secondo l’articolo 635 del codice penale». La nota giunge direttamente dal Campidoglio. «Non c’è limite alla faziosità» ha risposto subito il deputato del Pdl Fabrizio Cicchitto.

IL SINDACO, CICCHITTO E LE ACCUSE – Già nella mattinata di lunedì era continuata la polemica iniziata domenica tra i vertici del Comune di Roma (Pd) e il Pdl. «Mai autorizzato il palco» avevano detto dal Campidoglio. «Il sindaco Marino è un cretino» aveva replicato Cicchitto. Il giorno dopo la manifestazione in difesa di Silvio Berlusconi, condannato al processo Mediaset in Cassazione, il vice- sindaco Nieri aveva incalzato. «Cicchitto prova ad operare una goffa marcia indietro, dando indirettamente dei “cretini” agli agenti di Polizia Municipale di Roma Capitale».

MAI RISPOSTO ALLE MAIL – Il Pdl aveva fatto sapere che «abbiamo inviato fax e nessuno ci ha risposto». «Mentre il comando dei vigili urbani ha attivato la viabilità, inviando numerose pattuglie a fare da sostegno all’organizzazione». Il Pdl sostiene che il Comune di Roma non ha risposto alle mail: «Il giorno 3 agosto, cioè quello precedente alla manifestazione, abbiamo inviato 3 e-mail al Comune di Roma e un fax alla Questura per chiedere l’autorizzazione all’utilizzo del suolo pubblico e alla manifestazione; il Comune non si è preoccupato di rispondere (e oggi ci dicono che non c’era nessuno in ufficio, malgrado anche i muri sapessero della manifestazione del 4), mentre la Questura ha dato le prescritte e necessarie autorizzazioni; il Pdl ha dettagliatamente descritto alla Questura le modalità organizzative della manifestazione e la Questura ha attivato le procedure di rito. Tant’è vero che la mattina di domenica il comando dei vigili urbani ha attivato la viabilità, inviando numerose pattuglie a fare da sostegno all’organizzazione». «Per elementari motivi di sicurezza – viene ancora aggiunto – sono state rimossi, con l’assistenza dei vigili urbani, tutti gli ostacoli possibili, pali compresi, per evitare che ci potessero essere pericoli per le persone; alle 21,30, sempre con l’assistenza dei vigili urbani, tutto – pali compresi – è stato ripristinato esattamente com’era prima».  

L’AFFONDO DI CICCHITTO – «Il sindaco Marino sta mostrando di non essere un sindaco ma un capo fazione, che non perde occasione per alimentare scontri politici». Il messaggio viene dal Coordinamento nazionale del Pdl che entra nel merito delle «polemiche strumentali e politiche alimentate dall’amministrazione Marino» per la manifestazione a via del Plebiscito. La nota ringrazia per «la collaborazione delle forze dell’ordine e della polizia di Roma capitale stigmatizzando però l’assenza di un ringraziamento da parte dello stesso Marino: «Nonostante, infatti, la delicatezza del momento democratico, la tensione che ha accompagnato queste difficili giornate, l’organizzazione del Pdl ha permesso che la manifestazione si svolgesse in un clima sereno, di festosa solidarietà al presidente Berlusconi, senza il minimo incidente».

Almirante, Berlusconi e tanti altri

Oggi Marcello Veneziani non ha scritto un “Cucù”, ma ha preso lo spunto dalla persecuzione contro Berlusconi per tracciare una sintesi della storia dei “delinquenti” in Italia, da Almirante a Berlusconi.
Con il suo articolo odierno Da Almirante a Craxi chi tocca la sinistra muore ricorda le persecuzioni subite dall’indimenticabile Leader dell’Msi Giorgio Almirante, da Edgardo Sogno e Randolfo Pacciardi (partigiani anticomunisti e mai schierati a sinistra), dai Presidenti Giovanni Leone e Giuseppe Cossiga, fino a Bettino Craxi, Giulio Andreotti e, oggi, Silvio Berlusconi.
Uomini coerenti con la loro storia politica e dotati di una visione antitetica a quella comunista.
Tutti perseguitati, a volte processati, comunque danneggiati.
Tutti accomunati dal loro sforzo per dare rappresentanza all’Italia maggioritaria, che vuole crescere, che vuole produrre, che non si rifugia nell’assistenzialismo e nelle furberie.
Tutti rigorosamente anticomunisti.
Solo due tra loro hanno resistito, uno sino alla prematura morte, Giorgio Almirante, e un altro ancora sulla breccia nonostante abbia subito inauditi e ripetuti attacchi: Silvio Berlusconi.
Un ottimo articolo sul quale riflettere e che ci fornisce ulteriori motivazioni a sostegno del Cavaliere.





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