Berlusconi Nobel per la Pace.

Venti di Guerra Fredda soffiano nuovamente sul mondo, in gran parte per colpa del premio nobel anomalo Obama. 
Come sono lontani i tempi di questa fotografia, quando, grazie alla propria abile diplomazia, Silvio Berlusconi era riuscito a formare un’ asse stabile tra George Bush e Vladimir Putin, portando pure il nostro paese ai vertici mondiali, nonostante diverse forze eversive tramavano tafazzianamente contro di lui, per invidia ed odio. Ed allora, con tutti i farlocchi premi nobel pacifinti distribuiti, incominciando da Obama, passando per Mandela fino ad Arafat, mi sembra giusto proporre, per quanto fatto nell’ interesse italiano e mondiale durante la propria carriera di Grande Statista, il Premio Nobel per la Pace a Silvio Berlusconi, da vent’anni perseguitato ingiustamente nel nostro paese ben più del leader terrorista sudafricano, che mai rinnegò la lotta armata. Con buona pace di Bindi, Epifani, Grillo, Benigni e compagnia avariata.

Istigazione alla violenza razzista

Chi ha, stoltamente, autorizzato l’accesso in Italia dei 102 illegali respinti (giustamente) da Malta, dovrebbe essere perseguito in base alla legge Mancino.
Con tale comportamento, infatti, ha vieppiù esacerbato gli animi degli Italiani, con tutte le conseguenze che ne possono derivare, che non ne vogliono più sapere di accogliere immigrati, siano essi regolari o clandestini.

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Di sopruso in abuso e viceversa

Una delle cose angoscianti delle crisi economiche-finanziarie (e in particolare di questa) è la perdita dei diritti civili  e sociali. E’ la raffica di soprusi e di abusi che si rovesciano addosso al cittadino inerme e privo d’ogni protezione sociale e civile. Chi lo aiuta? I partiti fanno comunella insieme in nome della cosiddetta “stabilità”. I sindacati si riempiono la bocca di futili tormentoni come la “lotta all’evasione”. Nel mentre l’Agenzia delle Entrate la fa da padrona: spia conti correnti, spese effettuate, viaggi, spostamenti ecc.
Mentre tutta la gente è assopita (il nostro tormentone) è arrivato il Redditometro 2. Ovvero la Vendetta. Befera ci riprova per la seconda volta, dopo la bocciatura della Consulta sul primo Redditometro.

Sentite questa:
Se le prove prodotte dal contribuente non fossero sufficienti, il fisco deciderà di andare più a fondo e chiederà conto anche delle spese più comuni, come quelle per il vitto ed i trasporti, che vengono stimate sugli indici Istat. (fonte Corsera)

Non è finita. Ora Befera accorpando l’Agenzia delle Entrate all’agenzia del Territori, diventerà il signore assoluto, l’imperatore del Catasto con poteri mai visti in nessun paese di Eurolandia. Tutto il potere ai Soviet? Macché! Tutto il potere a Equitalia (L’immenso potere di Beferaora controllerà l’agenzia del territorio). Ovvio quindi che il riaccatastamento delle case e l’IMU saranno di sua pertinenza : 

È da lì che il nostro irradia il suo potere sull’Agenzia delle Entrate, su cui regna dall’ormai lontano 2008, ed è sempre da quella comoda posizione che discende il suo nuovo potere sull’Agenzia del Territorio e la presidenza di Equitalia: insomma Befera contemporaneamente accerta, impone e riscuote e ora governerà pure la fondamentale partita della riforma del catasto in una confusione di ruoli e poteri che non ha eguali in Europa. I ministri del Tesoro vanno e vengono, solo “Artiglio” resta imperterrito al suo posto controllando il rubinetto delle Entrate: dei risultati si può discutere , ma è inarrivabile come presenza sui media e rapporto alla pari con i politici.
I frutti velenosi delle Agenzia delle Entrate non si sono fatti attendere dato che, il fisco non va mai in vacanza. Avete sentito che estate rovente per le boutiques di Portofino e di Capri coi blitz della GdF? Vogliono che quel che resta della Bella Italia faccia baracca e burattini e  se ne vada. Che si trasferisca via, all’estero. I found my love in Portofino? Vecchi ritornelli! Ora a Portofino vi si trova solo la Guardia di Finanza. Capri c’est fini. Ma ovviamente anche per il resto d’ Italie c’est fini.
Baia di Portofino

Meno male che poi si riempiono la bocca di termini come “crescita”, “ripresa”, “stabilità”  “uscita dal tunnel”  “rilancio dell’economia” e via con le panzane…

Capri
Intanto  per gli utenti  c’è la faccenda delle prescrizioni. Cartelle esattoriali con notifiche datate di sei, sette anni che in prescrizione non ci vanno mai, anche se dovrebbero. Era, fino a poco tempo fa,  buona usanza recapitare a mezzo raccomandata le notifiche. Ma attenzione! Ora il fisco sa che si può anche non firmare la ricezione di una delle sue raccomandate. Perciò ecco un’altra pesante angheria: recapitare a mezzo posta ordinaria, così non c’è nemmeno bisogno della presa visione. Ai sensi della legge 544 del 24 dicembre 2012 comma 1 (legge di stabilità 2013) , non importa che il destinatario firmi o non firmi la raccomandata:  ora c’è il plico ordinario senza manco il timbro. Ergo, l’utente “non poteva non sapere”. O meglio “non poteva non leggere la notifica”. E tanto peggio se era in ferie, se ha cambiato residenza o domicilio. Le more vanno avanti, gli aggi esattoriali, pure. Il salasso è garantito,
Hanno deciso di trasformarci in schiavi e di farci vivere nell’eterna paura. Primavera, estate, autunno, inverno.

Argomento correlato: “Vogliono soldi. I tuoi” di Debora Billi dal blog Crisis? What crisis? 

Da malta a siracusa…

…ringraziando il premier Letta che s’è prostrato alla ue. Di nuovo. Sapevamo benissimo come sarebbe andata a finire la ribellione di malta.
Malta non si piega ai diktat Ue: Letta fa sbarcare a Siracusa i clandestini naufragati in Libia. Il governo maltese non acconsente l’attracco alla Valletta dell’imbarcazione con a bordo 102 immigrati. L’Ue è impotente. Alla fine tocca a Letta spalancare le porte della Sicilia di Sergio Rame

Dopo un lungo braccio di ferro tra il governo maltese e i vertici dell’Unione europea, l’Italia ha deciso di accogliere i 102 clandestini salvati dalla nave cisterna Salamis alla quale Malta ha rifiutato l’attracco nel porto della Valletta. Il Salamis è, quindi, sbarcato a Siracusa oggi pomeriggio dopo che il governo italiano ha dato il suo via libera al termine un intenso negoziato diplomatico che è durato tutta la notte. Il primo ministro Joseph Muscat ha ringraziato Palazzo Chigi per l’impegno e l’assistenza dati dal premier Enrico Letta per aver capito l’emergenza maltese dopo gli arrivi di centinaia di immigrati in poche settimane che hanno mandato in tilt le strutture di accoglienza dell’isola. I 102 naufraghi, soprattutto eritrei, sono statoi soccorsi dalla nave cisterna Salamis a 45 miglia nautiche dalla Libia. Qui sono rimasti bloccati per un giorno intero dopo che le autorità maltesi hanno rifiutano l’ingresso in porto. Tra loro ci sono anche quattro donne in stato di gravidanza, una ferita che necessita di ricovero, e un bimbo di cinque mesi. Sin dalle prime battute del braccio di ferro, per il commissario europeo Cecilia Malmstrom la priorità è stata quella di “salvare le vite” dei clandestini. Da qui il diktat a Malta di lasciar sbarcare gli stranieri perché respingerli in Libia sarebbe “contrario alle leggi internazionali”. Il premier Joseph Muscat si è rifiutato spiegando di “essere in possesso di prove” che attestano come Leopoldo Manna, capitano del Salamis, “abbia ignorato le indicazioni del Centro soccorsi italiano” di sbarcare i clandestini nel porto più vicino, e cioè in quello libico di Khoms, “per considerazioni di carattere commerciale”. “Malta soddisfa i suoi obblighi internazionali – ha spiegato – ma non ci si aspetti che intervenga per proprietari di navi irresponsabili che si beffano delle regole”. Così, mentre Bruxelles ha invitato a rimandare a un momento successivo “qualsiasi disputa sull’autorità responsabile della ricerca e del soccorso”, il ministro degli Esteri maltese Manuel Mallia ha sottolineato come il “no” all’ingresso in porto alla nave fosse un “punto di principio”. “Altrimenti – ha chiosato – si creerebbe un grave precedente”. Secondo il capo della diplomazia maltese, infatti, “l’Ue dovrebbe assistere i suoi stati membri, Italia e Malta, che sono dalla parte della legge” e non una nave che le ha infrante. Durante un colloquio la Malmstrom ha dimostrato di non avere il quadro completo della situazione. A bordo della nave infatti, non c’era alcuna emergenza. Le forze armate hanno subito distribuito viveri e prestato cure mediche ai naufraghi. Anche i proprietari del Salamis, che batte bandiera liberiana ma è gestita dai greci della Hellenic shipping, hanno scritto al governo della Valletta, al centro italiano di coordinamento dei soccorsi, e al commissario Ue, per raccontare la propria versione dei fatti. L’Ue, però, è stata irremovibile. E, al termine di una lunghissima notte di trattative diplomatiche, Malta l’ha spuntata. E i 102 clandestini sono stati dirottati sulle coste siciliane.

Le lagnanze degli zingari

I rom: «C’è poca privacy nelle case». Abbiamo speso oltre 600mila euro ma alle famiglie nomadi la nuova sistemazione non piace. Auto di lusso posteggiate nel campo di Chiara Campo

Il presidente dell’associazione Aven Amentza, che nella lingua zingara si traduce con «Dio è con noi», ha seguito la fase del trasloco dalle 5 del mattino e scuote la testa. «Non ci siamo». Il Comune ha appena trasferito dal centro della protezione di via Barzaghi al nuovo «villaggio rom» di via Lombroso, zona Ortomercato, 90 rom che prima ancora erano abusivi in via Dione Cassio. Palazzo Marino ha allestito un’area attrezzata con una grande zona mensa e relax (c’è la tv al plasma, qualche sedia, cuscinoni per stare più comodi), aria condizionata, presto arriveranno altri tre moduli per cucinare in autonomia senza dipendere dai pasti distribuiti dall’associazione Arca che gestisce lo spazio. E ci sono le stanze-dormitorio dove circa 4 famiglie devono convivere. «Era meglio via Barzaghi -il giudizio tranchant del «sindacalista» dei rom, Cristian Lorita -, noi difendiamo i loro diritti e qui innanzitutto è violata la loro privacy». L’assessore alla Sicurezza Marco Granelli si avvicina ma il presidente di Aven Amentza non si fa problemi e spara a zero: «Servivano container più piccoli, uno per famiglia, qui i bambini devono stare con troppi adulti». Lo avevano denunciato mesi fa persino i capigruppo del centrodestra, che pure hanno manifestato duramente contro il nuovo campo rom. Ma i nomadi in questione mettono in dubbio anche «la promessa del Comune di aiutarci a trovare casa e lavoro, vedremo» e «se non possiamo prendere qui la residenza, chi ce lo dà un impiego?» e ancora «i bimbi iniziano la scuola e la cambiano dopo tre mesi?». Le famiglie fanno capannello, annuiscono. Bisognerebbe ricordagli che è tutto gratis. Seicentomila euro spesi per affittare 18 mesi i container. Più 7 euro al giorno per ogni persona ospitata (la capienza massima è di 148). Dopo i primi 40 giorni verrà chiesto alle famiglie un contributo di 1-2 euro come nei dormitori, ma se non avranno raggiunto la famosa autonomia? Il «pacchetto» prevede che possano rimanere fino a 160 giorni. L’area sarà monitorata 24 ore su 24 da una pattuglia di vigili. Una decina di famiglie assicura Granelli già lavorano e sono pronte a uscire in poche settimane, per passare agli alloggi messi a disposizione dal Terzo settore. Forse una di quelle famiglie che ha un’auto Bmw o un’Audi posteggiata fuori dai container. Anche il trasloco nelle case sarà soft, visto che Palazzo Marino garantisce anche lì agli enti un contributo di 7 euro a persona (fino a 600 euro al mese per famiglie di 4 persone) «loro daranno un contributo graduale all’affitto – assicura Granelli – ma ci sarà un servizio di accompagnamento al lavoro fornito da operatori laureati e mediatori culturali».  In via Barzaghi rimarrà in funzione uno dei due attuali centri di emergenza, da 100 posti, l’altro a giorni sarà demolito: l’area diventerà strada per Expo. Con i 150 letti in via Lombroso, il Comune ha a disposizione 250 posti «a rotazione» per gli abusivi via via sgomberati, i prossimi della lista sono i 400 che occupano aree in via Montefeltro e Brunetti. Ad oggi tra campi regolari e non in città sono tra 2.500 e 2.800. I milanesi, attaccano il capogruppo di Fdi Riccardo De Corato, «aprono il portafogli per dare casa ai rom, invece quanti di loro hanno perso il lavoro, non possono permettersi nè affitto nè mutuo, ma chi li aiuta?».

No amnistia

Berlusconi è un perseguitato.
Berlusconi ha diritto alla agibilità politica reclamata dai milioni di elettori che da venti anni lo votano.
Napolitano deve darsi una svegliata e garantire al Centro Destra la sua rappresentanza tramite il suo Leader.
Andrebbe bene se i parlamentari di Centro Destra si dimettessero in massa dal parlamento, dal governo.
Andrebbe ancora meglio se si dimettessero dal governo e poi facessero un ostruzionismo senza sconti su ogni provvedimento.
Andrebbe bene anche un Aventino con continue manifestazioni di piazza.
Tutto, ma non l’amnistia.
Lasciate che simili sciocchezze che liberebbero autentici criminali che andrebbero ad ingrossare la già consistente criminalità “spicciola” (quella che non interessa chi pensa solo ai grandi processi mediatici per bearsi della luce dei riflettori)  restino “patrimonio” dei radicali.





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I soldi (buttati) del canone rai (Orwell era un dilettante)

Ringraziamo Madonna Boldrini per l’inutile e inopportuno spreco di soldi nostri per il nostro lavaggio del cervello sull’immigrazione. Ma si sa, la sofferenza dell’immigrazione porta tanti, tanti miliardi, l’ unhcr e le altre associazioni (a delinquere) umanitarie ne sanno molto più che qualcosa.
 
Oltre 8mila firme in pochi giorni contro la messa in onda di “The Mission”, il reality show umanitario in programmazione sulla Rai a fine novembre per raccontare la sofferenza dei rifugiati attraverso gli occhi di vip come Emanuele Filiberto o Al Bano. A tentare l’impresa di cambiare il palinsesto ci ha pensato Andrea Casale, studente 25enne della facoltà di Farmacia di Parma, che a inizio agosto ha lanciato la petizione online sul sito Change.org, raccogliendo migliaia di adesioni in poche ore. “Ho scoperto per caso su Facebook dell’esistenza di questo programma e sono rimasto sorpreso e poi indignato nel sapere che la Rai aveva deciso di produrre insieme ad alcune importanti organizzazioni che si occupano di diritti umani un format del genere, che fa di tragedie umane come quelle dei rifugiati una spettacolarizzazione” ha raccontato lo studente originario di Taranto a ilfattoquotidiano.it. Andrea da alcuni anni si occupa di immigrazione e diritti civili con l’Italia dei valori, ma la decisione è stata quella di fare qualcosa da singolo cittadino per evitare strumentalizzazioni. Di qui l’idea di lanciare in Rete la campagna #NoMission. “Fermiamo questo scempio – ha scritto Andrea – chiediamo alla Rai, all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e a Intersos di annullare questa operazione lesiva della dignità umana e di non mandare in onda “The Mission”. Il reality umanitario è prodotto dalla Rai in collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) e l’organizzazione non governativa italiana Intersos, vi prenderanno parte personaggi del mondo dello spettacolo tra cui Emanuele Filiberto, Paola Barale, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi, Al Bano, che dovranno raccontare le esperienze dei rifugiati in Sud Sud Sudan, in Repubblica Democratica del Congo e in Mali. La messa in onda dei primi due episodi è prevista il 27 novembre e 4 dicembre, ma la petizione online chiede di bloccare la programmazione e di annullare il programma.

Alcuni dei protagonisti del reality hanno già risposto alle critiche, ma il 25enne ci tiene a precisare che non ha nulla contro di loro: “Non voglio ledere la dignità di nessuno, quello che metto in discussione sono la modalità di realizzare il reality e le persone scelte, che da quanto mi risulta non si sono mai occupate di queste tematiche, a differenza di altri loro colleghi come Claudio Baglioni o Fiorella Mannoia – spiega – La Rai è in grado di fare prodotti di qualità, ma in questo caso penso non abbia scelto le modalità giuste”. Nella petizione il dito è puntato proprio sulle responsabilità della Rai e delle organizzazioni che hanno collaborato al progetto: “Mai mi sarei aspettato che la Rai – si legge nel testo – con tutto il patrimonio di giornalisti ed esperienza sul campo, e alcune tra le più importanti organizzazioni umanitarie avessero il coraggio di proporre un reality show, con personaggi di dubbio gusto, come unico modo per  raccontare la tragedia dei rifugiati in prima serata. Ripensateci, annullate questa operazione oscena!” Lo studente ha criticato non solo il format, ma anche il periodo scelto per la messa in onda, che andrebbe a cadere in concomitanza con le festività natalizie: “Credo sia vergognoso ideare un’operazione che proprio sotto Natale, il periodo in cui vengono lanciate le grandi campagne di raccolta fondi delle organizzazioni non governative, venga messo in scena uno spettacolo grottesco e umiliante come quello di vedere raccontata la sofferenza umana dei rifugiati da personaggi estremamente discutibili e che probabilmente mai l’avrebbero fatto se non avessero visto un’immediata convenienza in termini di immagine e commerciale”.

In pochi giorni la raccolta firme è lievitata e si è tradotta in un’ondata di sdegno da tutta Italia e non solo, come testimoniano le centinaia di messaggi lasciati sotto la petizione: “I diritti umani non sono un business da prima serata! Questi temi meritano di più di un approccio da fiction televisiva” ha scritto Ketty Campi da Roma. “I rifugiati hanno bisogno di protezione e assistenza – fa eco Tarak Bach dall’Olanda – non di essere usati in uno show televisivo come se gli spettatori televisivi si trovassero al circo”. L’appello termina poi con alcune domande alla Rai sui costi del programma e sui compensi dei personaggi che vi prenderanno parte. “I vari vip parteciperanno senza prendere un gettone di partecipazione da parte della Rai? – chiede Andrea – Quanto spenderà la Rai per questo reality, sul campo e in studio, e quanto prevede di incassare con la vendita degli spazi pubblicitari durante le due puntate? A chi andranno quei soldi?”. E ancora: “I vip partecipanti hanno chiuso accordi o prevedono di farlo per ‘vendere’ servizi sulla loro esperienza ‘umanitaria’ a qualche settimanale o altra trasmissione televisiva? Se sì quanto incasseranno?” Tutti quesiti rimasti fino ad ora senza risposta.

Non è tardata anche la risposta dell’Unhcr: “Il nostro ruolo nell’ambito del programma Rai Mission – si legge sul sito dell’organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati – alla luce del suo mandato di protezione e assistenza ai rifugiati e in quanto responsabile della gestione dei campi dove verrà girato il programma, è quello di fornire assistenza e consulenza sui temi in questione”. E difende la scelta: “L’Unhcr ritiene che Mission rappresenti un’importante opportunità per far conoscere al grande pubblico il dramma di 45 milioni di persone nel mondo costrette ad abbandonare le proprie case, un’opportunità per dare visibilità a crisi umanitarie troppo spesso dimenticate” si legge ancora sul sito dell’Unhcr, che si dice infine “fiducioso che la Rai tratterà l’argomento con la massima sensibilità e delicatezza evitando ogni spettacolarizzazione”.

Mps… e nuove nomine

Mps, i 14 membri della Deputazione: ci sono (tanto) Pd, Università e Chiesa. Come nel Gattopardo tutto cambia perché nulla cambi. Ai nuovi componenti dell’organo di indirizzo della Fondazione che controlla il Monte – legati per lo più al Partito democratico – spetterà il compito di eleggere il successore del presidente della Fondazione, Gabriello Mancini, il cui mandato è scaduto. In pole position Pizzetti, ex garante Authority di Marco Franchi

Tutto cambia, affinché nulla cambi. A Siena citano il Gattopardo per commentare i nomi dei 14 nuovi membri della deputazione generale della Fondazione Mps, ovvero l’organo di indirizzo dell’ente che ancora controlla il Monte dei Paschi. Nomine quasi tutte politiche e quasi tutte targate Pd. Segno che il groviglio non si è ancora sciolto. Almeno a Palazzo Sansedoni. Prendiamo i consiglieri indicati dal nuovo sindaco di Siena, Bruno Valentini: due uomini e due donne, tutti senesi, scelti “senza alcuna contrattazione con i partiti”, ha assicurato il primo cittadino. Sarà. Di certo Alessandra Navarri è iscritta dal 1986 al Pd che allora si chiamava Pci. Dopo anni di politica attiva, sia a livello locale che nazionale, è stata anche responsabile provinciale della Legacoop di Siena. Non solo . Nel 2007 ha fatto da assistente al presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia, la senatrice nonché consorte di Piero Fassino, Anna Maria Serafini. Barbara Lazzeroni è avvocato civilista, si occupa di società e di diritto di famiglia ma è anche membro del direttivo comunale del Partito socialista-riformisti, alleato di Valentini alle ultime elezioni, con la sorella Silvia segretario comunale della stessa fazione. E poi c’è Egidio Bianchi, consulente amministrativo che in passato è stato anche nel collegio dei revisori del Comune di Siena, che oggi ricopre un incarico anche nel collegio sindacale dell’Azienda ospedaliera senese e che – dicono nelle contrade – è amico personale del sindaco. Quanto a Sergio Betti, di area cattolica con una lunga carriera come sindacalista della Cisl, c’è chi maligna che la sua nomina sia frutto di un compromesso fra un’ala del Pd e l’Udc locale.

La Provincia di Siena ha invece indicato Vincenzo Cesarini, avvocato legato al Pd provinciale, e Simonetta Sancasciani, che la vox populi etichetta come una dei “fedelissimi” dell’ex sindaco Franco Ceccuzzi insieme a Carlo Guicciani suggerito dalla Camera di Commercio e a Vareno Cucini indicato dalle associazioni del volontariato. Pochi gossip sul grossetano Amedeo Alpi indicato dalla Regione Toscana, su Riccardo Campa proposto dall’Università degli Stranieri di Siena e su Sergio Daolio, presidente della Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa, indicato dal Cnr. Mentre fa già discutere la riconferma dell’avvocato Alessandro Grifoni, in quota all’Arcidiocesi, membro del consiglio diocesano per gli affari economici e uomo di fiducia dell’arcivescovo di Siena Antonio Buoncristiani. Bettino Campedelli indicato dall’Università di Siena in città è considerato un docente di area berlingueriana, nel senso dell’ex ministro nonché ex rettore dell’ateneo senese, Luigi Berlinguer. Di ispirazione renziana è invece vista la nomina di un altro ex ministro (ai Beni Culturali), Antonio Paolucci indicato dal Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici. Paolucci è stato Soprintendente per il Polo museale fiorentino e oggi è direttore dei Musei Vaticani. Ai 14 componenti della Deputazione spetterà il compito di eleggere nei prossimi giorni il successore del presidente della Fondazione, Gabriello Mancini, il cui mandato è scaduto sabato scorso. La scelta potrebbe ricadere sulla figura di Francesco Maria Pizzetti, l’ex presidente dell’Authority per la privacy e dal ‘96 al ’98 ex consigliere costituzionale dell’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, nonché ex consigliere giuridico di Franco Bassanini quando quest’ultimo era ministro per la Funzione pubblica prima di diventare presidente della Cassa Depositi e Prestiti. Pizzetti è anche membro dell’associazione Astrid, il think tank specializzato nello studio delle riforme, di cui lo stesso Bassanini e Giuliano Amato sono soci fondatori. L’uomo giusto per il Pd, insomma.