Libertà di pensiero e parola

Chi tocca la Kynege si brucia. Rischia il posto di lavoro, infatti,  il consigliere circoscrizionale ex della Lega Nord del Trentino, poi Upt, che insultò il ministro Cecile Kyenge. Su facebook scrisse che doveva ”tornare nella giungla” e attaccò il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e la presidente della Camera, Laura Boldrini. Paolo Serafini, autista di Trentino Trasporti Esercizio, si è infatti visto arrivare una lettera di contestazione in cui viene affermato “che sarebbe venuto meno il rapporto di fiducia”. Insomma per un insulto ora rischia di restare senza lavoro.

Fatto fuori da tutto – Subito dopo quel suo post su facebook, il consigliere è stato espulso dal suo movimento. E mentre il consigliere provinciale del Pd Mattia Civico ha presentato un esposto in Procura, è scattata una denuncia da parte della Digos e il pm ha attivato l’iter per oscurare la sua pagina facebook. Quel post “torni nella giungla” era corredato da una serie di foto di scimmie e da molte altre frasi analoghe, anche prima delle affermazioni del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli che nei giorni stessi le aveva riferito l’appellativo di orango. Serafini, autista dell’azienda di trasporto pubblico locale, sulla stessa pagina del social network ha foto di Mussolini e scritte con parole del duce e non risparmia, come evidenzia lo stesso quotidiano, il presidente della Camera, Laura Boldrini, “che scorrazza in giro per l’Italia insieme alla sua compare nera”. Ora però pagherà quelle sue parole sulla Kyenge col posto di lavoro.

Cantus sponsae

La chair est pure lorsqu’elle dit: j’ai soif; elle ment quand elle crie: je t’aime! Ah! cette chair lasse et irritée, ce n’est pas sa pesanteur qui nous menace le plus, ce sont ses rêves ailés. Ce ne sont pas ses limites, mais sa révolte contre ses limites, Ce goût du nouveau mêlé à ce […]

Risultati Elettorali Senato Elezioni Agosto 2013

ULTIMA ORA. Risultati Elettorali Elezioni Straordinarie per il Senato della Repubblica: il centrosinistra travolge con un sonoro 4 a 0 il centrodestra, aggiudicandosi tutti i seggi in palio.
Il capo del governo, Giorgio Napolitano, ed il suo vice, Enrico Letta, si dichiarano pienamente soddisfatti del risultato. 
Epifani ha reso nota la propria disponibilità per la carica di Ministro degli Interni e delle Carceri.
Berlusconi risulta piantonato in ogni residenza. 

Cotinuano gli sbarchi

Sbarcati 130 immigrati, molti siriani. A bordo peschereccio soccorsi da Guardia finanza e Capitaneria

ROCCELLA JONICA (REGGIO CALABRIA), 31 AGO – Oltre 130 immigrati sono sbarcati stamane a Roccella Jonica, nella locride. Gli immigrati erano a bordo di un peschereccio che e’ stato intercettato nella notte dalla Guardia di Finanza e dalla Capitaneria di porto. L’imbarcazione e’ partita cinque giorni fa da un porto della Grecia. Gli stranieri, le cui condizioni sono buone, sono di nazionalita’ siriana e somala. Dopo le prime cure sono stati trasferiti in una scuola comunale di Roccella.

Immigrazione, altro sbarco in Sicilia. Un centinaio su barcone precario, trainato da Gdf a Catania

CATANIA, 31 AGO – Continuano gli sbarchi di migranti nel versante orientale della Sicilia. Una barca con a bordo un centinaio di extracomunitari e’ stato intercettato dal guardiacoste Zanotti del gruppo aeronavale della Guardia di Finanza a largo di Capomulini. Militari delle Fiamme Gialle sono saliti a bordo e il natante, in precarie condizioni, e’ stato trainato nel porto di Catania dove ad attenderlo c’era un dispositivo di uomini e mezzi del comando provinciale della guardia di finanza etnea.

Quattro stampelle per il Letta bis

In totale spregio verso mezza Italia che pure dovrebbe rappresentare, Napolitano nomina quattro signori al senato con il preciso compito di fungere da stampella a nuova maggioranza senza il PdL.
Questi quattro signori non sono scesi da Marte, ma hanno in passato rilasciato dichiarazioni di parte, sbilanciando così la scelta a dimostrazione che di un comunista non ci si può MAI fidare.
Ma Napolitano ha sbagliato non solo nel mancare di equilibrio tra le parti, ma anche nella fretta di rimpinguare i senatori a vita, un anacronismo che i recenti decessi (e la malferma salute di Ciampi) avrebbero consentito di rivedere.
Napolitano con nomine squilibrate e poste a carico di tutti (perchè i quattro dell’Ave Marie non rinunceranno certo alle prebende della carica che paghiamo noi !) ha commesso un atto riprovevole che il PdL dovrebbe sanzionare accelerando la crisi di Letta e sfidando così Napolitano a rendere operative le quattro stampelle nominate oggi che rivelerebbero così davanti a mezza Italia la vera natura della loro investitura.
Il 9 settembre non è lontano …
La guerra continua.





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Miserabili cronachette dall’Alto Adige

Ovvero, come  riuscire a perdere sovranità perfino nelle nostre regioni. Ci trasferiamo in Alto Adige, regione a statuto speciale alla quale già dedicai un post nell’ormai lontano 2007. Ci vuole una notevole perizia politica per farsi camminare in testa perfino dagli altoatesini in funzione anti-italiana. Ma il governo burLetta , già uso  a fare da scendiletto alla Merkel, a Hollande e sempre in affannosa tournée per le cancellerie di Bruxelles, ci riesce appieno.  Inetti, pusilli e incapaci di ricordare  agli amministratori di quella regione a statuto speciale  che già ricevono cospicui trasferimenti in denaro dallo stato centrale. Nessuno nega il fatto che in Alto Adige i soldi sappiano spenderli con criterio e che la qualità dei servizi da quelle parti, sia egregia:  posti stupendi che la gente di quei luoghi ha saputo rendere accoglienti e curati, salvaguardando la natura e il paesaggio. Tuttavia è davvero singolare il concetto  di “autonomia espansionista” (mi si perdoni l’ossimoro) di Luis Durnwalder (governatore della regione autonoma e leader della SVP) che mira alla ritedeschizzazione linguistica del territorio. Quelle pretese di cancellazione della toponomastica italiana già rivendicata dal presidente della provincia autonoma nel 2007, ora diventano realtà, grazie ad uno scellerato patto segreto fra lui e il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio. Peccato per loro che quel patto sia il segreto di Pulcinella e che le notizie corrono veloci sulla stampa. 

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Le parti hanno convenuto che, tanto per iniziare, 135 toponimi tra cime, laghi, sentieri, verranno espressi solo in lingua tedesca. Perché 135? Perché, per ora, sono questi i nomi individuati in base a un approfondito studio (ma quanto buon tempo!) che ha stabilito degli errori nelle attribuzioni di nomi italiani. Le attribuzioni di nomi italiani ad alcune località dolomitiche risale, si badi bene, al 1906, dopo studi effettuati dal geografo Ettore Tolomei. Il resto delle miserabili cronachette dall’Alto Adige nel salace commento di Paolo Deotto.

Resta da sottolineare che le lingue sono due, che il bilinguismo è cosa utile se ci si ricorda che la provincia di Bolzano è territorio italiano,  che i gruppi etnici sono due più quello minoritario ladino. Che scuole, insegne di negozi , cartelli turistici, pannelli di indicazioni di sentieri devono recare il doppio nome nelle due lingue di ordinanza.

Orsù, l’Italia è un grande Paese, dove c’è posto per tutti. Immigrati clandestini, minoranze linguistiche, viandanti imprecisati, danzatrici orientali e cigni bianchi, ognuno con le sue pretese. Speriamo che resti un po’ di posto anche per le esigenze degli Italiani. (art. cit.).

E per chi se ne fosse dimenticato,  vale la pena di ricordare lo speciale ribasso che in Sudtirolo ottennero dal governo Prodi sulle forniture energetiche. Ma a quanto pare, a dare una mano a certa gente, si rischia di rimetterci il braccio. Specie se ad amministrare il nostro Paese c’è chi è abituato a stare  ovunque con la schiena curva. E’ il caso di dire che Durnwalder ha trovato l’America (pardon, quell’Austria a cui vorrebbe annettersi) in Italia.

L’idiozia che non ha confini

Basta con mamma e papà. «Sui moduli? Secondo genitore». Venezia, idea della neo delegata ai diritti gay: domande per le scuole, si cambia

VENEZIA — Addio alla dicitura «mamma» e «papà» dai moduli per l’iscrizione agli asili nido e alle scuole dell’infanzia. Al loro posto comparirà «genitore 1» e «genitore 2». E nei bandi per l’assegnazione delle case popolari di Venezia sarà presto specificato che possono partecipare anche coppie non eterosessuali. È il programma della delegata del sindaco Giorgio Orsoni ai Diritti Civili e alle Politiche contro le discriminazioni, la consigliera comunale Camilla Seibezzi. Lo ha presentato ieri, fresca di nomina. Ma il suo programma scatena subito la polemica, anche all’interno della stessa maggioranza di Ca’ Farsetti. A partire dal primo cittadino, caduto dalle nuvole: «Parte male», dice secco. Camilla Seibezzi, consigliera della lista «In Comune», lavora da anni sui temi dei diritti. E spiega che il linguaggio è un obiettivo fondamentale per contrastare gli stereotipi: «La modulistica costruisce una categoria di pensiero, una prassi quotidiana», dice. Ecco perchè nel suo programma la modifica dei bandi del Comune è tra i primi punti.

Non c’è solo quello nelle linee progettuali della nuova delega, che può contare su uno stanziamento di 40 mila euro per il 2013 e 120 mila nel 2014 e punta ad azioni concrete per valorizzare i diritti civili, con la collaborazione dei vari assessorati e di organismi nazionali e internazionali, come il «Master europeo in Diritti Umani e democratizzazione del Lido» e il Consiglio d’Europa. «Con l’assessorato alle Politiche giovanili lavorerò ai progetti contro omofobia e discriminazioni razziali ed etniche — dichiara Seibezzi —. Insieme all’assessorato all’Istruzione mi occuperò di testi per l’infanzia, in cui la differenza venga presentata come una realtà esistente e di pari dignità. Altri campi d’azione sono l’integrazione di persone affette da disagio mentale, la discriminazione di genere, la mobilità sociale, piaga che affligge l’Italia». Ma sono i primi atti concreti annunciati per moduli e bandi a scatenare subito le proteste a Venezia. In realtà Ca’ Farsetti da oltre un decennio non fa distinzioni tra coppie eterosessuali o omosessuali nell’assegnazione degli alloggi popolari, usando un concetto ampio di «famiglia». E già quest’anno sui moduli di iscrizione scolastici, se gli uffici non avessero ritardato gli atti finali, sarebbero dovute sparire le parole «madre» e «padre» su indicazione dell’ex assessore alla Cittadinanza delle donne, Tiziana Agostini. «La riflessione sulla cancellazione delle “gerarchie”, prima padre poi madre, ci aveva spinto a prendere la decisione l’anno scorso», conferma Agostini. Un conto però è una decisione presa senza tanta pubblicità, un altro è una scelta politica dichiarata.

Non a caso il primo contrariato è il sindaco: «Non ne sapevo nulla. I delegati prima di lanciare qualche iniziativa ne devono parlare con me». Orsoni però difende la delega: «Lo abbiamo fatto per la tutela dei diritti. Nelle politiche del nostro Comune c’è una particolare attenzione ai diritti di tutti». Meno diplomatico Simone Venturini, capogruppo dell’Udc in Consiglio comunale: «La delega ai diritti civili è un provvedimento personale del sindaco non concertato con la maggioranza, per cui ogni iniziativa verrà valutata o bocciata. Non ci sentiamo vincolati dal patto di maggioranza su questa delega». E aggiunge: «Per noi la famiglia resta formata da uomo e donna, ma questo non vuol dire togliere diritti agli altri. La modifica dell’etichetta non credo dia sostanza ai diritti. Prima risolviamo le emergenze, la lotta di bandiera non è un buon servizio alla città, non cerchiamo punti che ci dividono». A difendere il programma di Seibezzi è l’assessore alle Politiche Giovanili Gianfranco Bettin. «Sono pienamente d’accordo—dice— nei moduli della scuola dell’infanzia la qualifica di genitore è più che esaustiva per specificare questo tipo di rapporto ». Da Roma Giancarlo Galan, parlamentare Pdl, lancia un affondo a Orsoni: «E’ un’operazione propagandistica, che il sindaco si candidi in Parlamento nazionale se vuole occuparsi di altro rispetto alla politica locale. Mi fa ridere che un sindaco si occupi di discriminazioni razziali o di matrimoni omosessuali».

Coi soldi dei contribuenti, alla faccia della spending review

Senatori a vita, quattro nuove nomine. La scelta del Quirinale: Claudio Abbado, Renzo Piano, Carlo Rubbia e la neurobiologa Elena Cattaneo

Il Quirinale ha nominato quattro nuovi senatori a vita. Sono il direttore d’orchestra Claudio Abbado, l’architetto Renzo Piano, il fisico nucleare Carlo Rubbia e la neurobiologa del San Raffaele Elena Cattaneo. Si tratta di personalità che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico, artistico e sociale. I decreti sono stati controfirmati dal Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Enrico Letta. Il Presidente Napolitano ha informato delle nomine il Presidente del Senato della Repubblica, senatore Pietro Grasso. Quindi ha dato personalmente notizia della nomina ai neo senatori, porgendo loro i più vivi auguri. «È anche per dare un segno di serena continuità istituzionale che ho ritenuto di dover colmare i vuoti tristemente determinatisi, nel breve giro di un anno, nelle fila dei senatori a vita di nomina presidenziale», ha spiegato il presidente.

CLAUDIO ABBADO – Nato nel 1933, Claudio Abbado si è diplomato al Conservatorio di Milano. Ha acquisito meriti artistici nel campo musicale attraverso l’interpretazione della letteratura musicale sinfonica e operistica alla guida di tutte le più grandi orchestre del mondo. A tali meriti si è congiunto l’impegno per la divulgazione e la conoscenza della musica in special modo a favore delle categorie sociali tradizionalmente più emarginate. Ha avuto la responsabilità della direzione stabile e musicale delle più prestigiose Istituzioni musicali del mondo come il Teatro alla Scala e i Berliner Philharmoniker; ha ideato istituzioni per lo studio e la conoscenza della nuova musica. Si è in pari tempo caratterizzato per l’opera volta a valorizzare giovani talenti anche attraverso la creazione di nuove orchestre, come la European Union Youth Orchestra, la Chamber Orchestra of Europe, la Mahler Chamber Orchestra, la Orchestra Mozart.

CARLO RUBBIA – Nato nel 1934, si è laureato presso la Scuola Normale di Pisa e ha svolto il suo dottorato alla Columbia University. Ricercatore al Cern di Ginevra dal 1961, ne è stato Direttore Generale dal 1989 al 1993. Per diciotto anni ha svolto l’attività di Professore di Fisica presso la Harvard University. Nel 1984 ottiene il Premio Nobel insieme a Simon van der Meer per la scoperta dei particelle W e Z, responsabili delle interazioni deboli. Membro delle più prestigiose accademie scientifiche, detiene 32 lauree honoris causa. Attualmente svolge le sue attività di ricerca fondamentale al CERN e ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

RENZO PIANO – Nato nel 1937, Renzo Piano si laurea al Politecnico di Milano nel 1964. Vincitore, tra l’altro del Premio Pritzker (Washington), Praemium Imperiale, (Tokyo), Erasmus (Amsterdam), Leone d’Oro, (Venezia). Dal 1994 è Godwill Ambassador dell’Unesco per la Città. Ha costruito spazi pubblici per le comunità, musei, università, sale per concerto, ospedali. Tra i suoi più importanti progetti il Centro Culturale Georges Pompidou a Parigi, l’aeroporto Kansai in Giappone, l’auditorium Parco della Musica a Roma, il museo dell’Art Institute a Chicago, il nuovo Campus della Columbia University a New York. Nel 2004 istituisce la Fondazione Renzo Piano, con sede a Genova, organizzazione no-profit dedicata al supporto dei giovani architetti, che accoglie a «bottega».

ELENA CATTANEO – Nata nel 1962, Elena Cattaneo si laurea in farmacia all’Università di Milano dove successivamente consegue il dottorato e dal 2003 insegna come professore ordinario. Ha operato come ricercatrice per tre anni al MIT di Boston nel laboratorio del Prof. Ron McKay, dove ha avviato studi su cellule staminali cerebrali. Rientrata in Italia, ha fondato e dirige il Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative del Dipartimento di bioscienze dell’Università di Milano, dedicandosi allo studio della Corea di Huntington. È stata Rappresentante Nazionale presso l’Unione Europea per la ricerca Genomica e Biotecnologica. Ha coordinato il progetto europeo NeuroStemcell e, da ottobre 2013, coordinerà il progetto NeuroStemcellrepair nell’ambito del 7 Programma Quadro della Ricerca Europa.

Napolitano ha perso l’ultima occasione di pacificazione nazionale.

Certo, non c’era da aspettarselo, ma sarebbe stato un gesto eclatante e decisivo, che avrebbe potuto mettere una pietra tombale sull’ antiberlusconismo e sulla voglia di criminalizzare il leader anticomunista di milioni di italiani. Più della Grazia, da non chiedere assolutamente, Napolitano avrebbe potuto abilmente risolvere l’ impasse che rischia ancora oggi di far cadere il Governo Letta; e cioè nominare Silvio Berlusconi Senatore a Vita, piuttosto che uno dei quattro scelti oggi.
Così non è stato: purtroppo, se uno è stato comunista, quasi sempre lo rimane a vita. 



Forteto

Forteto: chiesto commissariamento azienda ma Coop e PD alzano barricate di Massimo Martini

Minori abusati e schiavizzati sul luogo di lavoro, intervengono gli ispettori per chiedere il commissariamento della azienda- comunità, ma il partito di governo locale e le centrali delle cooperative si schierano a difesa degli accusati e non delle vittime. Questo accade al giorno d’oggi nella civilissima Toscana. Il 4 ottobre inizierà il processo a carico di tutto il gruppo dirigente de Il Forteto, la comunità mugellese finita in un drammatico scandalo di abusi su minori. Alla sbarra Rodolfo Fiesoli accusato di violenze sessuali ed altri 22 membri e dirigenti della Comunità imputati di maltrattamenti su minori. I media nazionali si sono occupati più volte delle violenze sui bambini affidati dal Tribunale alla Comunità di Vicchio nonostante Fiesoli avesse già negli anni ’80 ricevuto una condanna passata in giudicato per violenze sui minori e anche la Corte di Strasburgo avesse condannato l’Italia per gli stessi reati. Nel frattempo però è emerso un altro filone di questa drammatica vicenda. Le vittime, fuggite dalla setta, hanno iniziato a prendere coraggio e durante i lavori della Commissione di inchiesta, aperta sul caso dal Consiglio Regionale della Toscana, oltre a raccontare gli abusi sessuali hanno anche portato alla luce le loro condizioni lavorative all’interno del Forteto. “Dai verbali della commissione emerge che nella cooperativa vengono sistematicamente calpestate le più elementari norme a tutela del lavoro, dei diritti umani e delle norme fiscali – Spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia in Toscana Giovanni Donzelli- bambini costretti a lavorare la notte prima di andare a scuola, lavoratori chiusi per punizione nelle celle frigorifere, donne in gravidanza costrette a lavorare fino al giorno del parto, uomini sani e portatori di handicap a lavoro 365 giorni l’anno senza ferie compreso Natale o ferragosto, stipendi mai visti, finti periodi di sospensione dal lavoro per incassare contributi statali, nessun orario e nessuno straordinario riconosciuto economicamente. Il tutto accompagnato da sommari processi popolari serali, abusi fisici e psicologici. Di fatto è un luogo di schiavismo.” Lo stesso Donzelli era stato promotore lo scorso gennaio di una richiesta ufficiale della Regione Toscana al Ministero dello sviluppo economico per inviare alla cooperativa Il Forteto degli ispettori al fine di verificare il rispetto della legge vigente. Gli ispettori, in seguito alla richiesta, sono arrivati ad aprile e dopo aver svolto la loro indagine in pieno agosto hanno fatto formale richiesta al Governo di commissariare l’Azienda. Immediata però la reazione a difesa del Forteto di Legacoop e Confcooperative. Secondo le centrali delle coopertaive toscane la proposta di commissariamento avanzata dagli ispettori ministeriali appare “Non comprensibile né giustificata”. Non solo, ma per le coop toscane “occorre tutelare il patrimonio industriale e di lavoro di un’importante realtà agricola e produttiva toscana”. A ruota delle coop sono anche usciti i vertici comunali, provinciali e regionali del Partito Democratico auspicando “che il commissariamento della cooperativa Il Forteto possa essere evitato e che i rilievi posti dagli ispettori possano trovare soluzioni mantenendo l’attuale gestione”. Sembra incredibile, ma purtroopo è proprio così. Al momento noi di Sostenitori non siamo in grado di raccontarvi con precisione il contenuto delle irregolarità riscontrate e verbalizzate dagli ispettori ministeriali. Gli stessi soci della cooperativa che hanno denunciato gli abusi non riescono ad avere copia formale degli atti, nonostante che ne abbiano fatto richiesta motivata ai vertici del Forteto. Solo Patrizio Mecacci, segretario metropolitano del Partito Democratico, in una intervista ad una radio locale si è lasciato scappare, sollevando le ire del comitato vittime del Forteto, di aver letto i verbali. Ma questo non è l’unico “lapsus” del sergretario PD utile a svelare lo stretto rapporto tra le Istituzioni locali e Il FORTETO. Mecacci, infatti, in queste ore ha più volte affermato che la cooperativa non deve essere commissariata anche perchè nel frattempo si è resa protagonista di un radicale cambiamento dei vertici aziendali e del CDA (Lo scorso aprile l’ex-vicepresidente Stefano Morozzi ha sostituito alla presidenza del CDA Stefano Pezzati coinvolto nell’inchiesta. ndr) ma al tempo stesso lo stesso Mecacci, intervistato dalla cronaca del Corriere della Sera si è anche lasciato scappare “Questo è quello che so, che mi ha detto anche il Pezzati”, lasciando intendere sia che si consulta abitualmente con Il Forteto ma soprattutto che al di là degli sbandierati cambiamenti di facciata nel CDA a tirare realmente le fila della Azienda sarebbe sempre l’ex-presidente Pezzati, formalmente rimosso in nome di un ipotetico “nuovo corso” del Forteto. “Ma quale cambio della guardia! A Mecacci è scappata dalla bocca la verità – sbotta una vittima del Forteto socia della cooperativa- Quando oggi sono andata con un avvocato in cooperativa a cercare di ottenere copia degli atti ispettivi come mi spetterebbe per legge ho visto il Pezzati dietro la scrivania del suo storico ufficio di presidente de CDA.” Abbiamo chiamato Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia per chiedergli cosa ne pensasse degli scivoloni del segretario metropolitano del PD e della difesa a oltranza del Forteto da parte di Coop e della sinistra di governo locale. Il consigliere regionale di opposizione ci ha risposto “Purtroppo non mi stupisco, ricordo che Il Forteto non solo fornisce di bistecche e salsicce le feste dell’Unità, ma ha anche comprato casa all’ex segretario locale del PD e l’ex Governatore Martini apriva le proprie campagne elettorali proprio al Forteto. Per loro è una seconda casa.”

Le Iene, il Forteto e i bambini affidati ai pedofili
http://www.giornalettismo.com/archives/902973/le-iene-il-forteto-e-i-bambini-affidati-ai-pedofili/