“Brutta negra”,sì, “mi ricorda un orango”, no ???

Leggo su “Libero” un episodio che mi ero dimenticato, e cioè l’ intervista in cui Dolce e Gabbana raccontarono nel 2006 che, durante una vacanza a Stromboli, la sig.ra Clio Napolitano, disturbata dalla musica troppo alta durante una festa degli stilisti(erano vicini di casa), avrebbe (condizionale d’obbligo, maresciallo…) prima apostrofato con insulti i vicini ed i loro ospiti, eppoi avrebbe dato(sempre condizionale…) della “brutta negra” a Naomi Campbell.
Se la notizia fosse vera, io mi sentirei COLPITO ed INDIGNATO…

http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1281187/Quando-Clio-urlava-a-Naomi—Sporca-Negra–e-Napolitano-non-diceva-nulla.html   

Avevamo dubbi?

La decisione presa dal Gip. Domiciliari al pirata della strada. Il padre di Bea: «Uccisa due volte». L’uomo si era costituito mercoledì, una settimana dopo l’incidente: ha detto di essersi confidato con l’imam

Gabardi El Habib, il pirata della strada che il 10 luglio ha travolto e ucciso a Gorgonzola la 16enne Beatrice Papetti, venerdì, è stato scarcerato.

IL PADRE DI BEA – Dura la reazione del padre di Beatrice, Nerio Papetti: «Le leggi italiane hanno ucciso mia figlia per la seconda volta», ha esternato il volontario alla guida dell’ambulanza, il primo a soccorrere la figlia travolta dall’auto. Papetti ha inoltre definito «assolutamente inaccettabile» la decisione del giudice di rimettere il libertà Babardi El Habib.

LA SCARCERAZIONE – A disporre gli arresti domiciliari è stato il gip di Milano. Il 39enne, operaio e ambulante, separato, con un figlio di 7 anni, risiede a Roncello, in Brianza. Dopo l’arresto il pm di Milano, Laura Pedio, titolare delle indagini condotte dai carabinieri, aveva chiesto il carcere come misura cautelare per il marocchino, mentre la difesa, con l’avvocato Giovanni Marchese, aveva chiesto i domiciliari, spiegando anche che l’uomo «non è un pirata della strada». Il gip di Milano, Alessandro Santangelo, dopo l’interrogatorio di garanzia di giovedì nel quale l’uomo ha risposto alle domande, ha deciso per gli arresti domiciliari, perché, da quanto si è saputo, è una misura idonea a garantire le esigenze cautelari: principalmente il pericolo di reiterazione del reato e poi quelli di fuga e di inquinamento probatorio. L’uomo, infatti, è accusato di omicidio ma nella forma colposa e c’è da dire anche che l’altro reato contestato, l’omissione di soccorso, non prevede la misura cautelare.

COSTITUITO – Una settimana dopo l’investimento, l’uomo si era costituito ai carabinieri ed era stato portato in carcere. Aveva detto di essersi confidato, durante il Ramadan, con l’imam della moschea che frequenta abitualmente: il religioso l’aveva invitato a costituirsi. In precedenza l’uomo si era preoccupato di mettersi al riparo e aveva nascosto l’auto con i segni dell’incidente – una Peugeot Ranch blu metallizzato – nel garage di un amico, perché nessuno potesse vederla, notarla, o ricollegarla a lui. Il cerchio degli inquirenti si stava comunque stringendo: colore e modello dell’auto erano stati già individuati ed era questione di giorni prima che l’uomo fosse comunque rintracciato.                  

L’INCIDENTE – Beatrice, 16 anni ancora da compiere, studentessa al liceo artistico, era stata travolta mentre, in bicicletta con il cugino 18enne Giovanni, stava tornando a casa. Beatrice e Giovanni avevano trascorso una serata con gli amici a Gorgonzola, poi come sempre si erano diretti verso casa, a cascina Mirabello, un complesso residenziale ricavato da un’antica cascina, al di là della statale Padana Superiore, dove la famiglia Papetti, papà, mamma e due figlie, si era trasferita un anno e mezzo fa. Per attraversare la statale e raggiungere il viottolo che porta alla Cascina Mirabello non ci sono attraversamenti protetti, e nemmeno illuminazione; esiste un sottopassaggio, a una certa distanza, ma evidentemente i due cugini hanno pensato di attraversare direttamente la statale, anche se non è consentito. La bicicletta di Giovanni è passata indenne, mentre Bea, che lo seguiva a ruota, è stata travolta. Dopo lo schianto, il passaggio è stato sbarrato dai vigili.

Letta, che bluff !

Nonostante la crisi che morde (aumenta il debito pubblico
anche se aumentano le entrate tributarie, cioè le tasse
) e tutti gli indicatori
dicono che la linea di politica economica della sinistra è dannosa e unicamente
ideologica (l’aumento dell’iva ha portato solo ad un crollo degli incassi per
tale voce, mentre l’introduzione dell’imu ha comportato un analogo crollo nelle
imposte di registro e ipotecarie che vengono pagate da chi compra una case che,
con simili tasse, non compra più
) Letta, incalzato dai suoi nemici interni come
il putto fiorentino (non è una offesa, ma forse qualcuno potrà trovare una
connotazione razzista anche a tale definizione
) non trova nulla di meglio che
ruggire contro Calderoli , dopo aver squittito verso tutti gli altri (anche
questa figura non è offensiva e comunque è rivolta
verso un bianco …
).
Addirittura Letta manda un messaggio trasversale a Maroni
quasi a voler minacciare l’appoggio del governo all’Expo di Milano.
Ma chi se ne frega ?
Se Letta pensa di aiutare l’economia italiana boicottando
l’Expo, che lo faccia, sarà solo una spintarella ulteriore verso il baratro in
cui prima finiremo, prima riusciremo a risalire.
  





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Prove tecniche di resistenza

“Anche un popolo tradizionalmente cattolico può (…) avvertire in senso negativo, o assimilare quasi inconsciamente, i contraccolpi di una cultura che finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il messaggio evangelico”. Sembra trascorso qualche decennio da queste parole. In realtà sono state pronunciate da Benedetto XVI poco […]

Di notte come i ladri (doppi incarichi)

Parlamento, ok alla norma “salva sindaci”: via libera alla doppia poltrona. Blitz nella notte salva i doppi incarichi dei parlamentari che guidano anche i Comuni. Ok all’emendamento trasversale Pd-Pdl-Sel al decreto “del fare”. Sul quale il governo metterà la fiducia. De Luca (Salerno) “rischia” di restare in sella. Ira della Carfagna: “E’ una vergogna, non voterò” di Sara Nicoli

Il favore delle tenebre induce in tentazione. E la tentazione, stavolta, ha avuto il sopravvento nell’istinto di conservazione della casta sul fronte dei doppi incarichi. Siamo alla Camera, in commissione Affari costituzionali e Bilancio. E’ notte fonda di martedì, la seduta va avanti da ore, sul tavolo il decreto “Del fare”. All’improvviso, quando ormai sono le due di notte passate, il pidiellino Ignazio Abrignani tira fuori un emendamento che con lo sviluppo e con la disoccupazione ha davvero poco a che fare. L’emendamento è firmato anche da Nico Stumpo del Pd e da Martina Nardi di Sel. Nel mirino c’è la legge con cui Tremonti aveva sancito l’incompatibilità di ruoli di governo per chi ricopriva la carica di sindaco. Con un tratto di penna, i tre parlamentari hanno ottenuto l’obiettivo non solo di cancellare questa incompatibilità, ma anche di salvaguardare il ruolo di sindaco per chi è stato eletto parlamentare a patto che il Comune superi i 5mila abitanti. Una sorta di “tana libera tutti”, per intenderci. Di questi tempi, un passo non da poco.

Altro trucco. Nel 2011 era stato previsto di far scattare la norma “dalle prossime elezioni politiche”, cioè quelle che si sono svolte a febbraio. L’emendamento approvato nel blitz notturno, stabilisce invece che l’incompatibilità scatterà solo con le prossime elezioni comunali. In sostanza si permette ai sindaci, attualmente incompatibili, di concludere il loro mandato da primo cittadino. Restando, ovviamente, in Parlamento. Bella mossa. Rivendicata con soddisfazione dallo stesso Abrignani che, comunque, si è schermito sulle reali conseguenze del colpo di penna pro casta: “In realtà – ha sostenuto – i sindaci-parlamentari interessati dalla nuova norma sono in tutto 18, una cifra molto modesta”. Ma come è stato possibile inserire questo tipo di norma in un decreto di matrice economica? Semplice: l’emendamento “salva-sindaci” prevede che “ai fini del contenimento della spesa pubblica per lo svolgimento delle elezioni”, l’articolo 13, comma 3, “del decreto-legge 13 agosto 2011 dovrà essere letto nel senso che la causa di incompatibilità si applica solo per quei sindaci la cui elezione si sia tenuta dopo la data di entrata in vigore del decreto”. Dunque, per chi è stato eletto dopo l’agosto del 2011 l’incompatibilità resta, ma se le elezioni si sono svolte prima , il sindaco potrà restare in sella fino alla fine del mandato. In sostanza si “salvano” tutti quei sindaci-parlamentari che sono stati eletti nel 2009.

A dire il vero, tra i nomi di rilievo che potevano beneficiare della norma, due su tre hanno già portato a compimento l’iter di decadenza dall’incarico comunale, come Flavio Zanonato (ex sindaco di Padova) e Graziano Delrio (Reggio Emilia). Vincenzo De Luca, viceministro ai Trasporti e primo cittadino di Salerno, è invece ancora in ritardo e ora “rischia” di conservare anche la poltrona di sindaco della città campana. Questione che ha fatto saltare la mosca al naso a Mara Carfagna, portavoce del Pdl: “Ritengo sbagliata questa norma – ha sottolineato livida – in aula voterò contro”. Carfagna, che è anche commissario provinciale del partito a Salerno, ha precisato che non è “una posizione contra personam, ma solo di buon senso, visto che proprio De Luca rientra nel novero di chi è beneficiato; consentire di cumulare più cariche è un errore in un momento così delicato della vita pubblica del nostro Paese. E poi, far passare il messaggio che sia opportuno e conveniente concentrare posizioni di potere – ha ribadito ancora – è deleterio; uno schiaffo a tutti coloro che chiedono maggiore trasparenza e correttezza”. Ora, però, la parola passa al governo. Che, molto probabilmente, venerdì metterà la fiducia al decreto. E proprio sul testo (guarda caso) uscito dalla commissione.

L’ignoranza

La terribile ignoranza dei governanti di Ida Magli

Siamo costretti a constatare, come purtroppo è già avvenuto molte volte in passato, che siamo governati da persone la cui ignoranza è pari soltanto al disprezzo che nutrono nei confronti dell’Italia e degli italiani. Si sono mai chiesti i nostri politici come mai adoperano i termini latini per affermare lo jus soli? Perché non lo traducono in italiano quando parlano di questo argomento? I tempi dello jus soli erano quelli in cui nessuno si avventurava fuori dal proprio paese. L’arrivo di uno straniero era perciò un avvenimento talmente raro ed eccezionale da essere considerato un fatto “magico”, una sorte felicissima, portatrice di ogni bene per il “terreno” (il suolo) su cui lo straniero era approdato. Si trattava perciò sempre di un singolo individuo, mai di un gruppo. L’esempio più famoso di questa eccezionalità magica portatrice di bene è l’approdo sulle spiagge d’Egitto del canestro con dentro il neonato Mosè il quale divenne consigliere del Faraone in base al presupposto che una dote di straordinario sapere si accompagnasse alla sua straordinaria fortuna. Anche per Ulisse si verificò qualcosa del genere quando, apparso naufrago e nudo a Nausicaa e alle sue compagne, fu subito circondato dalla loro ammirata curiosità e fu condotto dal Re nella certezza che le sue felici virtù sarebbero state utili nel governo del regno. Insomma, era l’assoluta eccezionalità di una fortuna magico- divina a dare valore al “suolo” sul quale lo straniero era comparso.

 Mai in nessun tempo, in nessun luogo, l’essere umano è stato considerato un “nulla”, una tabula rasa alla quale è il suolo sul quale si trova casualmente a nascere ad assegnare nome e identità. È questo invece quanto affermano i nostri governanti. Non è un caso, però, se sono soprattutto le donne che proclamano l’irrilevanza della storia nel momento in cui dichiarano: “Chi nasce in Italia è italiano”. Nessuna legge è più certa di quella che è racchiusa nel detto: “I simili con i simili”. Le donne fino ad oggi (senza discutere qui quali ne possano essere stati i motivi) hanno contribuito molto poco alla scienza, all’arte, al diritto, alla filosofia, al sapere, alla politica, ossia a ciò che caratterizza la storia della nazione, della civiltà italiana. Sono abbastanza simili, perciò, a coloro che oggi giungono in Italia e pretendono di appropriarsi di questa civiltà malgrado non abbiano fatto nulla per costruirla. Il passato per costoro non esiste così come – per quanto possa apparire incredibile – non esiste per molti dei nostri governanti, contrariamente a quello di cui siamo sempre stati certi e che George Gadamer ha affermato con limpida sicurezza quando ha scritto nel suo saggio sull’ Occidente: “È qui e soltanto qui che è avvenuta la più importante delle rivoluzioni, l’apparizione di una presa di coscienza storica, la consapevolezza della storia come coestensiva alla vita”. Dire che chi è nato in Italia è italiano significa invece proprio questo: che l’Italia non possiede nulla, che la sua storia non vale nulla, che l’orizzonte nel quale l’individuo viene al mondo è vuoto e che soltanto il caso lo contraddistingue. Se la barca fosse approdata in Spagna sarebbe stato spagnolo, se fosse approdata in Argentina sarebbe stato argentino…

È molto significativo, però, il fatto che il governo Letta, nato come il governo Monti per mettersi al servizio dell’Ue, sia formato da molti ministri propensi al disprezzo dell’italianità. L’Ue è il tramite a quell’omologazione dei popoli che è indispensabile a un governo mondiale. Per ottenere una massa di individui tutti uguali bisogna eliminare le differenze dei popoli d’Europa; annullare la ricchezza delle loro lingue, della loro letteratura, della loro arte, della loro musica, del loro patrimonio storico di nazione. Un’operazione che però si è dimostrata, lungo il fallimentare percorso dell’unificazione europea, molto difficile da realizzare. Fino a quando infatti sarà impossibile anche al più ignorante dei governanti confondere l’italianità della musica di Verdi con la tedeschità della musica di Wagner, nessuno potrà negare l’esistenza del carattere dei popoli europei, la loro meravigliosa peculiarità e non riconoscere il profondo, quasi del tutto inesplicabile mistero di questa civiltà pluriforme che si esprime e si rivela attraverso la grandezza dei suoi numerosissimi geni: sono loro che hanno “tradotto” e traducono nell’assoluto dell’arte la storia del gruppo.

Ma si, facciamo tacere tutti… per legge dittatoriale, congolese

Web e censura. Odio e razzismo sui social network, Kyenge annuncia nuovi strumenti legislativi. Il ministro rilancia la proposta di Boldrini. La rabbia degli utenti: «Non ha senso, Calderoli non l’ha insultata in rete»

Si torna a parlare di social network, odio e insulti. Già, perché è polemica dopo un tweet del ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, che annuncia: «Stiamo studiando nuovi strumenti legislativi per prevenire e reprimere l’istigazione all’odio razziale anche su internet e i social network».

PAURA E PREGIUDIZI – Il ministro – che nei giorni scorsi è stata bersaglio di insulti razzisti da parte del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli – riprende un discorso lanciato dal presidente della Camera Laura Boldrini che già a suo tempo aveva fatto parecchio discutere. L’idea sarebbe infatti quella di sanzionare e limitare l’uso dei social network per insultare e minacciare (qui, il nostro sondaggio). Kyenge, intervenendo alla presentazione, al Cnel, del rapporto sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, ha spiegato «che l’istigazione all’odio sta aumentando soprattutto attraverso Internet e i social network: serve un cambio culturale per sgomberare il campo da paure e pregiudizi».

ANONIMATO IN RETE – Già, peccato che, come era stato fatto notare da più parti a Boldrini, non solo non esistono dati per fare una simile affermazione. Ma l’unico modo per raggiungere questo obiettivo sarebbe abolire l’anonimato in rete, andando così a minare uno dei principi fondamentali della rete. E cioè, la libertà. Come dire che per punire un gruppo di scalmanati si va a colpire la libertà di tutti. E se Boldrini a suo tempo aveva specificato di non aver mai parlato di censura, ora che Kyenge rilancia l’idea, su Twitter in tanti l’attaccano. Da chi le fa notare che gli strumenti per segnalare e bloccare gli utenti che insultano ci sono già, a chi le chiede maggiore chiarezza sugli strumenti legislativi, passando per chi le fa notare come Calderoli non l’abbia insultata su internet ma in pubblico, fino a chi le intima di non dire «sciocchezze». il tono dei cinguettii non è certo clemente. Insomma, se Boldrini aveva posto il problema a proposito degli insulti alle donne e agli attacchi di tipo sessista, anche la proposta di Kyenge – che sembra invece puntare a contenere le offese di tipo razzista – l’idea che lo Stato regolamenti i social network proprio non va giù.

Mandela approvò l’ attentato di Church Street.

Il 20 maggio 1983, il gruppo terroristico Umkhonto we Sizwe, braccio armato dell’ African National Congress di Nelson Mandela, fece esplodere a Pretoria una bomba in Church Street, uccidendo 19 persone e ferendone oltre 200, sia bianche che negre. L’ uso del terrorismo attraverso le mine antiuomo e le “collane” (fil di ferro x legare la vittima, pneumatico per incendiarla con benzina: “Con le nostre scatole di fiammiferi e le nostre collane libereremo questo paese” – Winnie Mandela.”) fu prassi voluta dal Partito Comunista Sudafricano di Joe Slovo, un lituano comunistissimo, qui nella foto con Willie e Nelson Mandela. Ed anche quest’ultimo, si dichiarò più volte comunista. 
Centinaia furono le vittime del terrorismo dell’ UwS in Sudafica. Inoltre, dal 1994 fino ad oggi un numero stimato tra i 30 ed i 40.000 bianchi sono stati ammazzati nei modi più orribili. E c’è chi, come per Arafat, oggi celebra il premio ignobel Nelson Mandela…

Boldrini: “Ampliare soccorsi a immigrati”, fino al Polo Sud?

In un’intervista, miss 2% Laura Boldrini, ha rilasciato l’ennesima bizzarra e irresponsabile dichiarazione affermando che “Il soccorso in mare verso gli immigrati deve essere rafforzato e le leggi debbono essere chiare sul fatto che aiutare, soccorrere è un dovere giuridico ed etico”. Certo, abbiamo il dovere etico di favorire l’invasione in ogni modo. La legge dovrebbe … continua