Razzismo?Omofobia?Negazionismo?Perché invece non legiferate su cose serie ?

Ha ragione la Gelmini che ha chiesto una “moratoria” sui
temi eufemisticamente definiti “etici” ma che, in realtà, sono il rifugio di
chi non sa portare contributi concreti alla soluzione dei problemi italiani
e
allora preferisce strologare sul nulla, come i bizantini discutevano sul sesso degli angeli quando i musulmani stavano conquistando Costantinopoli.
Peggio ancora quando queste elucubrazioni solipsistiche
assumono i toni da crociata talebana che si risolve, unicamente, con la
limitazione e repressione della Libertà di Pensiero, di Parola e di Stampa.
Vietare, cioè distruggere, è più facile che costruire e
molto più facile che tagliare la spesa pubblica.
Ecco, allora, che vengono additati al pubblico ludibrio
quanti si permettono di esternare, tramite gli strumenti altrimenti considerati
di “democrazia diretta”, quelle battute che si sprecano con gli amici.
Avete voluto i “social media” ?
Adesso quel che prima restava nell’ambito di una risata tra
quattro amici diventa una risatona tra quattrocento amici e ancora maggior
diffusione la ottengono proprio grazie a chi riprende le battute in libertà e
le rilancia con chiose ridondanti di severe reprimende, grondanti becero
moralismo e piatto conformismo
.
Se non vi piace quello che si scrive, quello che anche io
scrivo, avete migliaia di altri siti dove trovare il vostro appagamento senza
pretendere di proibirmi di esprimere le mie idee e di fare le mie battute su
chiunque e qualunque evento storico o contemporaneo
.
Questa caccia al babau razzista, omofobo, negazionista, sta assumendo toni da
persecuzione stalinista verso chiunque manifesti qualcosa di non conforme ai
desiderata delle madamine politicamente corrette
.
Calderoli confida in un comizio rivolto ai leghisti che
quando guarda la Chienge pensa ad un orango ?
Crocefisso e costretto a chiedere ripetutamente scusa
(perché una volta sola non basta ?).
Un consigliere veneto di sel esprime una battuta (simpatica,
soprattutto se letta e recitata in lingua Veneta)
sulla Dolores che, a sua
volta, si era chiesta (venendo addirittura condannata in meno di un mese neanche fosse un pericolo pubblico !)
perché nessuno “la” stuprasse (dove il “la” era spiegato da una fotografia
della Chienge
) ?
In corso la procedura di espulsione dal suo partito con
tanto di sermone, con la penna rossa, di madonna Boldrini.
Il rabbino di Roma di cui non ricordo il nome, in occasione
dell’anniversario del bombardamento di Roma, insiste nel chiedere una legge che
proibisca e punisca il “negazionismo”: forse per poter poi scrivere, senza
contraddittorio, che il bombardamento fu opera dei “nazzifassisti” ?
Ma stiamo scherzando ?
In parlamento pensate, piuttosto, ad affrontare i temi seri:
ordine pubblico, sicurezza interna, meno tasse, abolizione imu, riduzione iva,
taglio delle spese statali e del debito pubblico, come incrementare il
benessere individuale, proteggere la proprietà privata, creare nuovi posti di
lavoro, incentivare l’imprenditorialità, incrementare il turismo, rivoluzionare
l’ordinamento giudiziario per riportare finalmente Giustizia nei nostri
tribunali
.

Fateci stare bene, ricchi e sicuri, poi potrete anche, per usare un
sobrio francesismo, cazzeggiare come vi pare !





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Cosa scrivevo nel 2007. Sulla Casta.

mastella

In questo momento la classe politica italiana è alla stregua dei nobili francesi nel 1789, e direi che la similitudine è propria.
Quindi un consiglio alla classe politica: fate retromarcia da soli, non aspettate che arrivi qualche altro Robespierre, magari più risoluto e che faccia meno ridere dei vari Grillo e Crozza.. perchè sarebbe troppo tardi.

Dopo gli eritrei, tutti gli altri

LAMPEDUSA – Prima la protesta, poi la vittoria. Niente impronte digitali, come chiedevano i circa 200 immigrati, quasi tutti eritrei, che ieri sono usciti dal Centro di accoglienza per far sentire la loro voce. E’ questo l’esito di una giornata di trattative, speranze e paure. Fino all’esultanza finale. Saranno trasferiti tutti, in piccoli gruppi, verso altre località italiane e senza prendere le impronte digitali. “Zeinagebriel nella mia lingua significa Arcangelo Gabriele. Ma tu puoi chiamarmi Zeina”. Zeina ha ventisei anni e aspetta paziente seduto all’ombra di piazza Garibaldi. Insieme a lui ci sono circa altri duecento ragazzi del Corno d’Africa. Si tratta degli eritrei, etiopi e somali – tra cui molti minori – arrivati nelle ultime settimane qui a Lampedusa. Per due ore va avanti la trattativa. Da una parte, Giusi Nicolini come rappresentante delle istituzioni italiane, e il parroco Don Stefano Nastasi. Dall’altra, i portavoce della protesta eritrea. In mezzo, a mediare via telefono, Don Mosé Zerai, sacerdote eritreo e direttore dell’agenzia Habeshia, punto di riferimento per la maggior parte dei migranti che attraversano il Mediterraneo.
Zeina è stanco. Fa caldo. Ma aspetta. Ieri è scappato insieme ai suoi connazionali dal centro di primo soccorso e accoglienza di Lampedusa che, in modo pacifico e compatto, hanno sfilato per l’isola, spiazzando forze dell’ordine e turisti. Hanno passato la notte dormendo nella piazza. E stamattina presto, hanno iniziato a pregare con il volto rivolto verso la facciata della chiesa, mentre i primi fedeli lampedusani iniziavano ad affluire per la messa domenicale. “Noi protestiamo per un motivo molto semplice – spiega Zeina – ci rifiutiamo di rilasciare le nostre impronte digitali. Non vogliamo essere identificati in Italia perché, se lo facciamo, poi siamo costretti a chiedere asilo qui”. Questo, infatti, è quanto stabilisce il regolamento di Dublino, secondo il quale l’asilo politico può esser richiesto nel primo paese dell’Unione Europea in cui si viene identificati. Ma perché queste persone non vogliono rimanere in Italia? “Abbiamo amici e parenti sparsi nelle città italiane: ci dicono di guardare a questo paese solo come a una terra di transito, perché qui c’è troppa povertà e i diritti non vengono garantiti, né per gli italiani né per noi stranieri. Per questo motivo noi non vogliamo rimanere qui. Vogliamo essere liberi di continuare il nostro viaggio verso i paesi del nord Europa. Vogliamo chiedere asilo nei paesi che sono veramente in grado di accoglierci. Se rimarremo qui, che futuro avremo? Finiremo a vivere per strada!”
Zeina è arrivato a Lampedusa lo scorso 8 luglio. Proprio il giorno successivo alla visita di Papa Francesco. Con lui, sul gommone partito dalla Libia, c’erano anche altre novantaquattro persone, tra cui quattro bambini di circa tre anni e trentaquattro donne, di cui quattro incinte. “Eravamo ancora in alto mare quando la Guardia Costiera è arrivata e ci ha fatti salire a bordo. Hanno preso solo le nostre vite mentre il gommone lo hanno rotto e lasciato lì”. Appena arrivati sulla banchina di Lampedusa hanno ricevuto un po’ di acqua. “Subito dopo, ci hanno portati tutti al centro di accoglienza” spiega Zeina, continuando “senza fare distinzione tra malati e minori. Con noi c’era anche una donna diabetica e un mio caro amico di sedici anni con la tubercolosi”. Nel centro sono rimasti più di dieci giorni. Intanto gli arrivi via mare non si sono mai fermati, mentre i trasferimenti da Lampedusa al resto d’Italia diventano sempre più lenti e sporadici. Attualmente nel centro di Lampedusa ci sarebbero più di settecento persone. Tra questi, un numero significativo di minori. “Siamo rimasti nel centro più di dieci giorni. Qui abbiamo dormito sul terriccio, sotto gli alberi, su lenzuola improvvisate a letti. I malati e i bambini stavano sempre peggio. Ma niente, non li trasferivano. Dicevano: se ci date le impronte digitali vi trasferiamo in un posto migliore di questo”. Alcuni parenti di Zeina vivono come rifugiati in Svezia e gli raccontano che lì l’accoglienza è fatta di percorsi scolastici e abitativi dignitosi e che, dopo qualche anno, i rifugiati riescono a sentirsi membri della società a tutti gli effetti. “Io non voglio stare in Italia perché, se anche gli italiani non hanno lavoro, come posso sperare di averlo io? Provate a capirci! Abbiamo bisogno di umanità!”
Intorno alle cinque del pomeriggio il sole è ancora alto. All’improvviso, dal retro della chiesa escono i portavoce eritrei, il sindaco Giusi Nicolini e i funzionari della polizia a cui da ventiquattro ore è stata affidata la mediazione con la piazza. Tutti i manifestanti si siedono sul sagrato. Zeina si unisce a loro. In silenzio, ascoltano i loro portavoce che, in tigrino (la lingua parlata in Etiopia), fanno il resoconto della mediazione. Passano pochi minuti ed esplodono in un lungo applauso. Sono felici. Chiedono di fare una foto con il sindaco Nicolini. I manifestanti si alzano e iniziano a pulire la piazza che hanno occupato fino a quel momento. Zeina si avvicina: “Abbiamo vinto! Ci trasferiranno tutti, in piccoli gruppi, verso altre località italiane e senza prendere le impronte digitali”. L’accordo raggiunto prevede il rientro immediato e volontario dei migranti nel centro di accoglienza dell’isola. In cambio, le autorità italiane si sono impegnate a non identificarli attraverso la rilevazione delle impronte digitali. “Lo so, potrebbero non mantenere la promessa” dice Zeina. Poi sorride e aggiunge: “Ma io voglio fidarmi”.

Niente impronte digitali agli eritrei

Effetto Bergoglio? Certamente.  C’era da immaginarselo. Da quando Lampedusa è diventata l’isola sacra e perciò suolo calpestabile da parte di chiunque provenga da ogni angolo del continente nero, non si sono fatti attendere dimostrazioni, disubbidienze, fughe dai centri d’accoglienza d’ogni tipo. Ora i cattolici immigrazionisti (alcuni dei quali leggono anche questo blog) saranno soddisfatti: pur sempre di cristiani trattasi, dato che molti eritrei lo sono. Non siamo forse tutti uguali di fronte all’Altissimo? Ma certo.

Non capisco però perché non si rimane a  pregare ciascuno a casa propria, invece di invadere terre altrui. Ovviamente i TG per commuovere l’opinione pubblica hanno mostrato gli eritrei intenti  ad assistere alla Messa. Creando così un precedente pericoloso: perché i cristiani sì, e i mussulmani no? O magari anche confuciani, zoroastristi, eccetera. Dopotutto, quale che sia la confessione “siamo tutti migranti”, non è così?
Gli eritrei rivendicano il diritto di lavorare in paesi più  progrediti e appetibili della nostra disastrata Italietta: lo sanno anche loro che qui non c’è più trippa per gatti. Nemmeno per gatti nativi. E allora cosa vogliono?

Semplice. Andare in altri paesi europei e non venir trattenuti nei Cie o Cara o come vogliamo chiamare i centri d’accoglienza. Fosse per me, li porterei tutti alla Merkel o all’Eliseo da  Hollande per vedere l’effetto che fa. Ma come ben si sa, ogni volta che c’è una crisi migratoria, i “più forti” sospendono il trattato di Schengen e a noi ci tocca invece il Lazzaretto,  tanto per finire di svenarci e  di ridurci al collasso: sta scritto nel destino dei Pigs.
Sentite l’ultima: dopo le furiose dimostrazioni, non saranno più prese le impronte digitali agli eritrei (e si suppone poi che tale benefit venga esteso ad altre etnie). Hanno vinto, ce l’hanno fatta. E giornali come Repubblica esultano, riportando soddisfatti la vittoria. Un po’ più prudente il Corrierone riporta anche  malumori e mal di pancia da parte dei poveri pescatori lampedusani: 
Contro la manifestazione dei migranti, che sono in agitazione da giorni sotto lo sguardo dei tanti turisti che affollano Lampedusa in questo periodo scende in campo Totò Martello, responsabile dell’associazione pescatori delle Pelagie. «Quando siamo noi a manifestare perché non c’è la nave e i nostri prodotti vanno a male la polizia ci identifica, invece i migranti vengono persino scortati -attacca- le istituzioni stanno distruggendo la nostra isola, i responsabili nazionali e locali dovrebbero andare tutti a casa».

Per il resto Bergoglio è riuscito nel singolare intento di far proclamare Lampedusa un porto franco dove tutto è permesso. Perfino quanto in Vaticano non si può fare. Si legga in proposito le norme sui respingimenti presso il piccolo stato pontificio.   Saranno felici la Kyenge e la Boldrini. 

Immigrazione: il tradimento dei Sindacati

La seconda parte dell’800 e buona parte del ’900 (  fino al declino dei sindacati come organizzazioni dei lavoratori e alla sparizione della difesa di questi dalle piattaforme politiche della cosiddetta Sinistra trasformatasi in ‘taxi’ ideologico per varie microminoranze privilegiate ) sono stati i secoli delle lotte sindacali e al centro della lotta c’era la … continua

Libertà di opinione sempre!

Questa legge sull’omofobia è una legge contro l’uomo e non si ha da fare. Chi del governo si sta opponendo subisce un mobbing pesante. Sacerdoti, vescovi, dove siete? Avete chiaro in mente che parte delle Sacre Scritture non potrete più citare durante la Santa Messa se la legge dovesse passare? Non possiamo attendere che i […]

Azzerare questo stato

L’ultima fantasia di Saccomanni (puntualmente smentita) è la
vendita della partecipazione dello stato in Enel, Eni e Finmeccanica, cioè i
“gioielli di famiglia”.
I titoli azionari hanno immediatamente perso valore.
Io non sono contrario alla vendita del patrimonio di questo
stato
, al contrario credo che lo stato debba uscire quanto più è possibile da
ogni partecipazione e da ogni proprietà che non sia strettamente connessa con
la difesa della Sovranità, dell’Indipendenza nazionale e della Sicurezza
Interna.
Non sono d’accordo con il vendere i gioielli di famiglia,
cioè le partecipazioni produttive, per ridurre il debito pubblico senza che
questa operazione sia preceduta da un importante taglio della spesa
(e
tralasciamo in questa sede la colonizzazione dei nostri migliori marchi da
parte degli stranieri interessati a comprare il meglio dell’Italia).
E’ infatti inutile ridurre il debito pubblico, se si
continua a sostenere la stessa spesa che quel debito pubblico ha prodotto
.
Vendere i gioielli di famiglia significherebbe solo rinviare
il problema, scaricandolo su un governo successivo, riducendo momentaneamente
il debito, salvo poi trovarsi dopo pochi anni o anche mesi allo stesso livello
di prima e senza più i “gioielli” da vendere.
Vediamo di essere più chiari con i numeri (arrotondati).
Il nostro debito pubblico è di 2100 miliardi di euro.
La spesa annua … non riesco a capire bene se sia di 800
miliardi o di 2500
come ha scritto ieri Libero, comunque tanta.
Il patrimonio dei beni mobili e immobili dello Stato era pari al debito pubblico con Berlusconi (1800 miliardi) poi è arrivato il “genio” con il loden, Monti e secondo Libero di ieri il nostro patrimonio oggi non arriva a 1000 miliardi (meno della metà del debito pubblico che nel frattempo il “salvatore della patria” ha lasciato lievitare nonostante la repressione fiscale imposta agli Italiani). 
Enel, Eni e Finmeccanica valgono 35 miliardi euro sul
mercato azionario attuale (quindi valori molto al di sotto di quello reale di
simili aziende).
Appare evidente che ridurre il debito pubblico di 35
miliardi di euro una tantum, senza tagliare la spesa, è inutile.
Quei 35 miliardi potrebbero servire unicamente ad allungare
la vita a Letta, pagando imu, iva e parte dei debiti della pubblica
amministrazione, poi tutto tornerebbe come prima, peggio di prima.
Tutti riconoscono che il macigno italiano è la spesa
pubblica
, dilatatasi in modo mostruoso per il clientelismo della prima
repubblica, particolarmente negli anni settanta e ottanta, che ha elargito a
tutte la varie lobbies che, ora, condividono l’idea dei tagli, purchè siano
effettuati su “altri”, perché le loro attività sono essenziali.
Così dicasi per i dirigenti pubblici e le pensioni d’oro,
difese dalla corte costituzionale i cui componenti evidentemente, sanno che
finito il novennato rientreranno in tale categoria, per i magistrati, gli
insegnanti, le spese sanitarie, per l’istruzione, per gli enti locali (anche
qui la corte costituzionale ha impedito la miseranda decimazione delle
provincie).
Sì ai tagli, purchè colpiscano il mio vicino.
Così non si arriva da nessuna parte e il debito pubblico
continuerebbe ad aumentare e per pagare gli impegni pubblici i cittadini
vengono sempre più oppressi da controlli e tasse, trasformandoci in schiavi.
E’ ragionevole pensare che un governo composito possa
risolvere i problemi nell’unico modo concepibile, cioè impugnando la daga per
tagliare brutalmente le spese ?
No.
Infatti in Grecia gli scontri sono all’ordine del giorno per
aver licenziato il 5% dei dipendenti pubblici (in Italia significherebbe
licenziare 250mila persone circa
) e decurtando i loro stipendi del 35%
(ve
l’immaginate la reazione di magistrati, insegnanti, commessi parlamentari,
impiegati del catasto a tale taglio ?
).
In ponderosi articoli di giornali e nelle trasmissioni di
approfondimento giornalistico della televisione, ci illustrano con numeri
concreti i costi di questo o quel settore, intervento, attività pubblici.
I giornalisti, con i loro servizi, snocciolano milioni,
miliardi di euro “recuperabili” dalla spesa pubblica: perché alle parole non
seguono i fatti ?
Non è pensabile che Letta, Saccomanni e i loro predecessori
vicini e lontani non siano in grado di conoscere tali spese, come non è
pensabile che non sappiano che SOLO tagliando le spese possono rimettere in
carreggiata l’Italia, rendendo utile la vendita non solo di Enel, Eni e
Finmeccanica, ma anche di immobili e beni dello stato
.
E’ invece ragionevole pensare che NON POSSANO tagliare
perché agire su un solo settore (ad esempio la sanità) risulterebbe
insufficiente (oltre che ingiusto) e, comunque, provocherebbe una reazione lobbistica tale da far cadere il governo.
Analogamente per ogni altro settore e, quando si cerca di
toccare un po’ ovunque, allora c’è qualche magistrato che interviene e blocca
tutto con una sentenza nel nome della costituzione o di qualche principio
teorico ma privo di qualsivoglia concretezza e utilità pratica
.
Un governo che tagliasse la spesa pubblica come dovrebbe, si
troverebbe rapidamente in minoranza davanti al primo Grillo che passa e che
istigherebbe alla rivolta tutti coloro che fossero danneggiati da tali
iniziative, manipolandone la volontà e illudendoli che sono “gli altri”, magari
“i ricchi” categoria quanto mai evanescente e dal perimetro incerto, a dover
pagare.
Dovrebbe essere completamente ripensata la forma di rappresentatività,
di stato,
a cominciare dai sistemi di formazione della volontà popolare, dalla
loro traduzione esecutiva, della tutela giurisdizionale e di chi la esercita.
Questo stato, come lo conosciamo, con i suoi parrucconi, le
sue liturgie, le sue regole scritte e non scritte, dovrebbe essere azzerato e
sostituito da una concezione moderna, efficiente, fondata su Valori solidi,
universali
, non economici e momentanei che cambiano con il cambiare dei
costumi.
Dovrebbe … ma come possiamo immaginarci un cambiamento così
radicale e necessario
attraverso la attuale dialettica politica ?





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Crisi, disoccupati ed esodati sono meno importanti

Stop alla discussione in Parlamento sui temi etici e politici perché è necessario dare la priorità all’economia. La proposta arriva dai parlamentari Pdl Maurizio Lupi, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Maurizio Sacconi che al termine della Summer School di formazione politica Sorrento 2013 organizzata dalla fondazione Costruiamo il Futuro, “interpretando il pensiero degli oltre 400 giovani partecipanti e dei numerosi parlamentari presenti”, hanno deciso di lanciare una moratoria sui temi etici. ”Nel momento in cui l’Italia affronta una straordinaria depressione civile, economica e sociale combinata con una persistente fragilità politico-istituzionale – spiegano – appare necessario evitare l’introduzione di elementi divisivi nel senso comune del popolo con particolare riferimento ai principi della tradizione, dalla vita alla famiglia naturale, alla libertà educativa”.
Pd: “A breve sarà introdotto il reato di omofobia” – Una proposta bocciata dal Partito democratico dove Walter Verini, capogruppo democratico in commissione Giustizia alla Camera e Ivan Scalfarotto che, al contrario, spiegano come ci siano “tutte le condizioni per una rapida e unanime approvazione del testo che introduce finalmente in Italia il reato di omofobia. Il lavoro svolto in commissione Giustizia – aggiungono – è stato molto approfondito e costruttivo. Siamo davvero all’ultimo miglio e la Commissione potrà licenziare un testo di grande civiltà che tiene conto di tutte le sensibilità”. Verini e Scalfarotto, quindi non ritengono “che siano necessarie moratorie di alcun genere: siamo alla fine e non all’inizio del percorso. Il testo è già calendarizzato in Aula per il prossimo 26 luglio, prima la stessa Aula approverà il ‘dl del fare‘ e riteniamo che questo traguardo di civiltà possa e debba essere obiettivo condiviso da tutti”.
Parlamentari Pdl contro la moratoria – Il Pdl, però, non è compatto sulla proposta di sospensione dei temi etici. Tra le voci critiche ci sono Sandro Bondi, Giancarlo Galan, Stefania Prestigiacomo e Maurizio Gasparri e per il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri “i temi non possono essere elusi” . ”La mia convinzione personale – dice Bondi – è che un confronto aperto e costruttivo anche sui cosiddetti temi etici, per ricercare soluzioni ragionevoli e punti di equilibrio, non sia affatto divisivo del ‘senso comune del popolo”. Anche Galan insiste sull’importanza del dibattito perché, spiega, “è nostro preciso dovere trovare soluzioni, dare risposte, predisporre misure in grado di abbattere le barriere che quotidianamente incontrano i cittadini. Questo vale tanto in termini economici che civili”. Prestigiacomo, infine, concorda con Bondi e Galan ed evidenzia che il confronto “rientra fra i compiti che la politica non può evitare. Se non è la politica ad occuparsene saranno la cronaca ed il legislatore”.
Pd: “Proposta bacchettona” – Contro la moratoria proposta dal Pdl anche il deputato Dario Ginefra trova “anacronistica e bacchettona. La Chiesa di Papa Francesco – prosegue – è molto più moderna di certa politica”. In più, aggiunge, “non sono i ministri, per fortuna, a determinare l’agenda del Parlamento e come dice Bondi un confronto aperto e costruttivo anche sui cosiddetti temi etici, per ricercare soluzioni ragionevoli e punti di equilibrio, non è affatto divisivo, ma restituisce al legislatore il suo compito: ammodernare la legislazione al senso comune degli italiani”. Interviene sul tema anche il deputato Pd Sandro Gozi. ”Adottare una legge contro l’omofobia -scrive su TazebaoNews – o riconoscere le unioni civili non è una questione etica, ma di civiltà minima. Peraltro – conclude Gozi su TazebaoNews – una moratoria sul tema rischia di essere un boomerang proprio per l’attuale maggioranza. Al Parlamento deve essere lasciata autonomia d’azione”. Infine per Andrea Marcucci, presidente Pd della Commissione cultura a Palazzo Madama “sui temi etici e sui diritti civili, altro che moratoria, serve una marcia in più. Le leggi contro l’omofobia e per il riconoscimento delle coppie di fatto attendono da troppo tempo”.

Hanno ragione gli Americani

Alcuni magistrati hanno condannato Berlusconi, Mora e Fede a
sette anni
per aver organizzato cene alle quali partecipavano, consenzienti
(anzi ben felici di esserci !) giovani e belle donne dipinte come prostitute.
Altri magistrati hanno condannato al massimo a due anni e
dieci mesi i coimputati per il disastro della Costa Concordia che ha
provocato
32 morti
.
Per non citare tutti i magistrati che mandano agli arresti
domiciliari chi uccide con la macchina guidando ubriaco o libera rom e zingari
non considerandoli imputabili delle loro stesse rapine.
E tanti sarebbero gli esempi del genere.

Allora hanno ragione gli Americani che, ancora una volta, hanno
sottratto a questa “giustizia” un loro concittadino
.



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Alle 3,32…

Tintinnavano le abatjour e si muoveva il letto. Abbiamo pensato: “vogliamo morire sotto le macerie o la nostra vita finisce nel crollo di casa”. Non so esattamente quanto sia durato nel dormiveglia. Non siamo scesi in strada, probabilmente non ne avevamo manco la forza. Poi, abbiamo sentito alzarsi le tapparelle di alcuni nostri dirimpettai. E per stavolta ci siamo salvati. Stiamo bene. E qui, nelle marche centrali pare non ci siano danni. La seconda scossa, quella delle 5 non l’abbiamo sentita. Ma alla prossima, il pensiero di cui sopra resta lo stesso.