Stupro di gruppo

Dicono, il carcere non automatico non è buonismo… e, bontà loro, la colpa è delle donne che si fanno stuprare e, ci spiegano perchè sia anche giusto che i giudici valutino caso per caso dopo aver letto quel mucchio di stronzate, auguro a chi la pensa come gli articolisti una sola cosa. Semplicemente di poterci passare.
Che cosa c’è dietro alla decisione della Consulta di Maria (Milli) Virgilio

Nuovamente si discute di misure cautelari coercitive che limitano la libertà personale degli stupratori prima della sentenza definitiva. Chi chiede la condanna anticipata della custodia in carcere e chi invoca la presunzione di non colpevolezza. La polemica si ripete oggi dopo la sentenza 232 della Corte Costituzionale, così come nel 2012 dopo la sentenza di Cassazione n. 4377. La Corte costituzionale infatti sta proseguendo lungo la linea di smantellare il duro e rigido trattamento delle misure cautelari coercitive previste per gli autori di violenze sessuali dal pacchetto sicurezza Maroni/ Carfagna, che nel 2009 era intervenuto con la mano pesante sull’onda della percezione del cd allarme sociale dello stupro di strada. Per raggiungere l’obiettivo e giustificare la urgenza del decreto legge il Governo non aveva messo mano a una riforma specifica e dedicata alla violenza maschile contro le donne, ma aveva operato all’interno delle norme speciali previste per i delitti di mafia.

Aveva così dovuto operare una doppia parificazione, la prima tra la violenza sessuale base (che raccoglie in una unica figura di delitto tutti gli atti sessuali violenti, nella loro ampia e differenziata gamma) e la violenza di gruppo (oltre altri reati cd. a sfondo sessuale ) e la seconda tra questi e i delitti di mafia (associazione di tipo mafioso e delitti posti in essere con metodi o per finalità mafiose). Instaurando così delle presunzioni indifferenziate e assolute –anziché relative – di adeguatezza della sola custodia in carcere, senza alcuna possibile alternativa. Da allora il giudice in tutti tali casi doveva applicare obbligatoriamente sempre e solo la custodia cautelare in carcere, senza più poter esercitare una scelta nel ventaglio delle varie misure previste dal codice di procedura penale e senza poter più graduare secondo il criterio della adeguatezza al caso concreto. La svolta fu operata in nome del bene collettivo “sicurezza pubblica”, come indica il valore dichiarato nel titolo stesso di quella legge (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori) e delle altre leggi intervenute in materia.

E pensare che faticosamente avevamo spostato la collocazione della violenza sessuale entro il bene giuridico individuale della “persona”, sganciandolo dal bene collettivo della moralità pubblica e del buon costume!
Orbene, proprio in nome della sicurezza pubblica, ogni atto di violenza sessuale, stupro semplice, stupro di gruppo, prostituzione minorile, pornografia minorile, turismo sessuale assunsero un trattamento severo, quello riservato alla mafia, giustificando la “straordinaria necessità e urgenza” –, indispensabili per scavalcare il Parlamento – con “l’allarmante crescita di episodi collegati alla violenza sessuale” (assunto indimostrato per mancanza di un Osservatorio nazionale). Non può allora meravigliare che la norma fosse presto portata alla Corte costituzionale che nel 2010 (n. 265) la dichiarò illegittima proprio nella parte in cui aveva disposto l’obbligatorietà della misura di custodia in carcere per i casi di prostituzione minorile, violenza sessuale e atti sessuali con minorenni (la sentenza si riferiva a giudizi per questi tipi di delitti).

Pur ritenendo corretto assoggettarli ad un regime cautelare speciale, riteneva tuttavia ingiusto e irragionevole averli trattati alla pari dei delitti di stampo mafioso, tanto più che altri delitti pur sanzionati con pene ben più elevate restavano assoggettati alla regola generale della custodia in carcere “soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata”. Si trattava di una presunzione assoluta di adeguatezza della misura della custodia cautelare in carcere che violava il quadro costituzionale di garanzie riservate alla libertà personale. Come non concordare!? Infatti la sentenza non provocò dissensi. Con successive sentenze lo stesso principio è stato applicato ad altri delitti inseriti nel pacchetto sicurezza dalla L.38/2009, tra cui l’omicidio volontario (sent. n. 164/2011) e ora ha investito la violenza di gruppo.

Ha senso discutere della validità di una assimilazione tra violenze sessuali e violenze mafiose per la loro pericolosità sociale? O dell’accorpamento in una unica figura di reato di violenza sessuale di una gamma assai differenziata di comportamenti violenti? Occorre andare oltre oltre il discusso tema del trattamento cautelare carcerario (prima della sentenza definitiva di condanna) e investire tutti i casi di violenza maschile, non solo sessuale e non solo di gruppo. Ma il problema è proprio qui: in termini di politica del diritto e di libertà femminile. Le sentenze fanno polemizzare, tuttavia confondendo spesso diritti e desideri. Ma con quale risultato a favore della libertà femminile? Ancora una volta la attenzione si focalizza sui delitti di violenza sessuale, occultando il più vasto l’ambito della violenza maschile contro le donne (“di genere”) che non è solo sessuale, bensì anche fisica, psicologica, economica e alligna prevalentemente nelle relazioni di prossimità e intimità, nonché trova origine nei rapporti di potere uomo/donna che nella famiglia trovano il luogo privilegiato di costruzione.

La violenza maschile contro le donne esige di trovare modi nuovi per essere affrontata, svincolandosi dalla contrapposizione tra uguaglianza e differenza, liberandosi dalla strettoia tra garantismo e giustizialismo e intraprendendo strade ad oggi inedite che sappiano contenere assieme libertà femminile e diritto.

Io ho un sogno, Francesco…

Caro Francesco, ho un sogno. Vorrei che Lei durante questa GMG, con tutti gli occhi del mondo addosso, mi smentisse, dissipando tutti i miei dubbi. Vorrei discorsi tosti. Vorrei che condannasse l’ aborto con un omicidio, senza se e senza ma, e che i politici Cattolici che non lo dicano non vadano votati. Vorrei che Lei mandasse a quel paese Hollande e la polizia francese che massacra i militanti Cattolici della Manipourtous (e noi italiani, saremo i prossimi ?). Vorrei che Lei denunciasse, in Brasile, lo scandalo del reclutamento di poveri proletari destinandoli ai porci di mezzo mondo, italia in testa, trasformandoli in squallide macchiette da marciapiede spesso eroinamane o cocainomani (cosa che le organizzazioni LGBT se ne guardano bene di ricordare…), poveri infelici trans. Vorrei che Lei che urlasse che i Cristiani oggi sono perseguitati, torturati e uccisi, invitando simpaticamente i vari guru islamici, induisti, buddisti a vigilare sui loro seguaci. Magari consigliando una rapida conversione al Cattolicesimo, unica Vera ed Unica Fede (rispetto ma fermezza: ghe n’è minga…). Vorrei che ricordasse ai Cattolici Adulti ma pure ai vari “amoGesùmanonipreti” e “laChiessapagassel’imu”, che Cristo è morto lasciandoci però San Pietro, istituendo la Chiesa Gerarchica, come Gerarchico è il Creato; e San Giovanni come Fratello nella Fede e Figlio di Maria, sempre per l’importanza del Magistero; con pure l’ Apocalisse, che non è un cartone di Disney, ma quello che accadrà veramente. Eppoi Cristo si è andato a cercare San Paolo, a dimostrazione che il suo messaggio è Cattolico, Universale; quel San Paolo che sprofondava all’ inferno i peccatori.
Vorrei che Lei ricordasse che non si possono fare patti coi Principi Non Negoziabili. Che non solo l’ aborto è un omicidio, ma pure Fivet, Favet, Fuvet; e l’ eutanasia, e chi uccide guidando,magari ubriaco o drogato.
Lei ieri ha detto “no alle droghe”, anche se mi sarebbe piaciuto, come dire, più tosto, mandando spacciatori, trafficanti e TUTTI i mafiosi all’ inferno. Compresi quelli che importano i clandestini.
Mi aspetto di più, Cristo ha bisogno non di “vivalagente” e “volemmossebbene”, ma di militanti che non mollino, come in Francia, per ribadire che NON PRAEVALEBUNT !!!
Siamo in tanti, sa, a rimpiangere i Santi Guerrieri (e non per nulla, il Timone di luglio/agosto ne ha fatto il suo “speciale centrale”…). Il nemico è alle porte ogni dove. Non consegniamo le Chiavi di Roma e Gerusalemme con un bacio…
Prego per Lei e per questo sogno…E che Dio mi perdoni se sbaglio…

Decreto svuotacarceri

Svuota carceri, ok del Senato. La Lega protesta: “Escono gli stalker”. Il testo, che passa ora all’esame della Camera, è stato approvato con 206 sì e 59 no. La norma che evitava il taglio del personale carcerario grazie a 35 milioni prelevati dalla tassa sulle sigarette elettroniche è stata tolta dal ddl. Il Carroccio contro la Cancellieri: “Vergogna ministro”

L’Aula del Senato approva il decreto sull’esecuzione della pena ormai noto come ‘svuota-carceri‘. Il testo, che passa ora all’esame della Camera, è stato approvato con 206 sì e 59 no. La norma che evitava il taglio del personale carcerario grazie a 35 milioni prelevati dalla tassa sulle sigarette elettroniche è stata tolta dal ddl. Il relatore D’Ascola ha ritirato ora la proposta di modifica che era stata approvata dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama la settimana scorsa. Che prevedeva tra l’altro che non ci sarà nessun ci sarà il taglio per la polizia penitenziaria. La Lega ha protestato con una serie di cartelli: “Polizia e Carabinieri beffati”, “Polizia arresta, governo assolve” e “Donne, attenzione escono gli stalker“. Il più agguerrito tra i parlamentari, il senatore Jonny Crosio, ha gridato più volte nei confronti del Guardasigilli Cancellieri: “Vergogna ministro!!”. I commessi sono accorsi per strappare i cartelli dalle mani dei senatori del Carroccio, ma, non appena terminato e fatto ritorno ai banchi della presidenza, gli esponenti della Lega ne hanno tirati fuori degli altri con identiche scritte. Così agli assistenti parlamentari è toccato risalire le scale dell’Aula e intervenire una seconda volta. La protesta è avvenuta praticamente alla fine della dichiarazione di voto della senatrice leghista Erika Stefani che aveva bocciato senza appello il provvedimento del governo.

Per i recidivi specifici restano limitazioni. I recidivi specifici infraquinquennali, cioè coloro che tornano a compiere lo stesso reato nel giro di 5 anni, continueranno ad avere vita dura. Per loro non ci sarà più alcun beneficio. La legge attualmente in vigore prevede infatti che questa categoria di detenuti non possa beneficiare né della sospensione della pena, né possa godere di benefici come gli arresti domiciliari, semilibertà e permessi premio. Il decreto del governo aveva tolto tutte queste limitazioni per trattare anche questo tipo di recidivi come tutti gli altri detenuti, ma ora l’Aula del Senato ha deciso di togliere queste modifiche ripristinando così quanto previsto dalla legge attuale. No benefici per stalking per maltrattamenti in famiglia. Dopo una complessa serie di ritocchi al testo del governo alla fine il Senato decide per impedire che possano avere benefici come la sospensione della pena chiunque (recidivo e non) commetterà i reati di incendio boschivo, furto aggravato e in appartamento, stalking e maltrattamenti in famiglia. Custodia cautelare scatta per pene non inferiori a 5 anni. In Aula è stata confermata la modifica al ddl (introdotta in commissione dall’emendamento di Lucio Barani (Gal)) che fa scattare la custodia cautelare in carcere per i delitti per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni. La norma vigente parla di quattro anni. No al commissario immobiliarista. Il Commissario per le Carceri non dovrà più occuparsi della “destinazione e valorizzazione dei beni immobili penitenziari anche mediante acquisizione, cessione e permuta e forme di partenariato pubblico privato…”. Insomma la parte che faceva del Commissario per le carceri un “agente immobiliarista”, per dirla con le parole dei 5S, è stata tolta dal testo.

Sul metodo Grillo ha ragione

Se credessi che quando parla di ripulire la politica dal
letame
, Grillo pensi agli stessi personaggi e partiti che vengono in mente a
me, allora direi
anche in alcuni contenuti, per ora, però, approvo i decibel
con i quali Grillo attacca, “meritandosi” i rimbrotti della
Boldrini che,
evidentemente, non capisce quanto risulti stonata a molte orecchie la sua
petulante voce a difesa degli immigrati, degli omosessuali e di tutto ciò che
rappresenta il contrario del mio (e non solo mio …) concetto di Nazione sana
.
Approvo l’ostruzionismo parlamentare che, inchiodando la
camera ad una eterna seduta, impedisce l’approvazione di un provvedimento
sopravvalutato.
Un ostruzionismo che è di insegnamento per il Centro Destra
che voglia opporsi all’infame disegno di legge sull’omofobia e, soprattutto, al
Centro Destra che voglia dare un segnale forte ai propri elettori e ai propri
nemici, qualora la cassazione dovesse confermare la condanna a Silvio
Berlusconi
.
Sì, perché non possiamo dimenticarci che il 30 luglio il
Leader del Centro Destra potrebbe subire l’ennesimo tentativo di rimozione dal
suo ruolo per mano giudiziaria
nonostante i dieci milioni di voti che lo
sostengono.

In tal caso mi aspetto che il PdL esca dal governo e faccia,
assieme a tutto il Centro Destra,
lo stesso, identico ostruzionismo
esemplarmente prodotto da Grillo, ma su tutti i provvedimenti, anche i più
marginali, bloccando il parlamento e costringendo a nuove elezioni
.
Infatti sul metodo Grillo ha ragione: se ci si oppone a qualcosa, bisogna farlo con tutti gli strumenti e le forze disponibili.







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Le specie protette: gli assassini extracomunitari

Kabobo ha ucciso tre persone a colpi di piccone. Ma per gli esperti non è capace di intendere Secondo gli psichiatri che dal 6 giugno lo seguono il ghanese sarebbe incapace di intendere e di volere. Per questo, oltre al carcere, potrebbe addirittura evitare il processo di Franco Grilli

L’orrore compiuto da Mada Kabobo, il ghanese che l’11 maggio scorso a Milano ha ucciso tre persone a colpi di piccone, è ancora davanti ai nostri occhi. Difficile dimenticare una violenza così brutale. Eppure l’autore di quella terribile strage potrebbe riuscire a evitare il carcere. Gli psichiatri che su incarico della Procura dal 6 giugno si occupano di lui non hanno ancora depositato la relazione finale, ma secondo quanto anticipa il quotidiano il Giorno, Kabobo potrebbe essere giudicato incapace di intendere e di volere. E, proprio per questo, evitare il carcere con un proscioglimento per vizio mentale. Poche ore dopo il suo arresto Kabobo disse: “Sento le voci, voci cattive”. Qualcuno pensò subito: è la prova che è pazzo. Altri commentarono: tenta di alleggerire le sue colpe e spera, spacciandosi per pazzo, di farla franca. Tra poco sapremo come andrà a finire. Le immagini delle telecamere di sorveglianza agli angoli delle strade dov’è avvenuta la strage di Niguarda mostrano un uomo che, apparentemente, non si muove come un folle.  Kabobo pare tranquillo fino al punto di provare a sbarazzarsi del piccone non appena si rende conto di essere braccato dalle forze dell’ordine. Una persona incapace di intendere e di volere potrebbe aver agito in quel modo, provando a occultare l’arma del delitto?

Giustizia malata

Un immigrato già ripetutamente espulso ma con provvedimenti mai eseguiti e che non avrebbe, da tempo, dovuto trovarsi a calpestare la nostra terra, è stato ferito a Padova dal proprietario della casa che stava svaligiando.
Agli arresti domiciliari è però finito il nostro connazionale che ha legittimamente difeso la sua proprietà ed al quale dovrebbe invece essere concesso un riconoscimento pubblico di merito.
Totale solidarietà ad un onesto cittadino che ha difeso la sua proprietà.



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Salutiamo il "Royal Baby"

Come ormai sappiamo tutti è nato il “Royal Baby”, il figlio di William e Kate ed erede al trono d’Albione.

Quello che pochi sanno è che l’attuale casata reale, e quindi anche il futuro Giorgio VII, sono saliti al trono in maniera non propriamente “legale” dal punto di vista dinastico. Nel 1688 il Parlamento Britannico si rivoltò al re cattolico Giacomo II Stuart e costrinse il re ad abdicare in favore della figlia protestante Maria II e del di lei marito Guglielmo III d’Orange, tagliando fuori dalla successione il legittimo erede Giacomo, colpevole d’essere di religione cattolica come la madre italiana Beatrice d’Este. Quando le sorellastre protestanti di Giacomo, Maria e Anna, morirono senza lasciare eredi il trono, secondo la nuova linea di successione designata per eliminare il ramo cattolico degli Stuart, passò alla famiglia tedesca e protestante degli Hannover. Il “Vecchio Pretendente”, Giacomo, Giacomo III secondo la linea ereditaria “giacobita” (ovvero i sostenitori del ramo cattolico degli Stuart), tentò due volte di sbarcare in Inghilterra per reclamare il trono, fallendo ambo i casi.

L’ultimo serio tentativo di restaurazione della casata originaria si ebbe nel 1745 quando il figlio di Giacomo, Carlo (Carlo III secondo la “linea giacobita”) tentò nuovamente l’impresa. Sfruttando l’impopolarità della casata tedesca la campagna di Carlo ebbe inizialmente successo, tanto che riuscì a scacciare gli inglesi dalla Scozia riprendendo possesso del dominio originario del casato. Quando però Carlo tentò di invadere anche l’Inghilterra venne duramente sconfitto a Culloden. Il pretendente al trono fu quindi costretto a tornare nel continente e a riporre per sempre le pretese al trono.

L’iniziale successo di Carlo aveva ottenuto grande consenso nella cattolicissima Irlanda in vista di una possibile restaurazione del papismo nel Regno Unito. Quando queste aspettative vennero deluse il poeta irlandese Sean McDomnhaill scrisse il componimento in gaelico “Mo Ghile Mear” dedicato proprio al principe Carlo che tante speranze aveva donato all’Isola di Smeraldo. Qui sotto l’interpretazione della bravissima Mary Black, che dedichiamo ironicamente al futuro Giorgio VII di Sassonia Coburgo Gotha Windsor (1)

(1) Ulteriore curiosità. La famiglia reale britannica è nota come “Casato di Windsor” ai giorni nostri, ma sono e restano la famiglia di Hannover. O più precisamente la famiglia di Sassonia Coburgo Gotha, a seguito del matrimonio di Vittoria di Hannover con Alberto di Sassonia Coburgo Gotha. Il nome della famiglia reale è stato cambiato per ragioni di convenienza politica durante la I Guerra Mondiale, per simboleggiare una sorta di totale distacco dalle origini tedesche in un momento di feroce scontro militare tra Inghilterra e Germania

Le specie protette, i gay e le lesbiche

 Prima questa notizia e poi il post di Nessie.
La legge pro gay è illiberale. Perché ci serve una norma speciale a tutela dei gay, degli islamici o dei neri e non degli anziani o degli indigenti? di Marcello Veneziani

Ci sono due precise ragioni contro la legge sull’omofobia e non c’entrano affatto né l’omofobia né l’omolatria, ossia il culto dei gay, che è oggi tendenza assai più pervasiva dell’altra. La prima ragione è che quando si introduce un reato d’opinione, come è il caso di questa legge, si restringe la sfera della libertà, della democrazia e del diritto, e si introduce un pericoloso germe ideologico nella giurisprudenza. La stessa cosa vale per i reati contro il razzismo, contro le altre religioni o contro le apologie di alcuni regimi passati; anche le opinioni peggiori vanno combattute con le opinioni e non a colpi di galera. Se si colpiscono penalmente i reati d’opinione, e poi solo alcuni, si entra in una brutta spirale che è l’anticamera del dispotismo. Già è infame la legge Mancino, che punisce col carcere l’apologia di alcune ideologie totalitarie e sanguinarie e non di altre. Ora si vuole proseguire in questo passaggio dal canone ideologico al codice penale, dal linciaggio mediatico al carcere. La seconda ragione è che quando si introduce per lo stesso reato una pena più grave per alcune categorie protette anziché per altre, si ferisce l’universalità delle norme e il principio della legge uguale per tutti. Perché ci dev’essere una norma speciale a tutela degli omosessuali, degli islamici o dei neri e non degli anziani, dei malati, dei credenti in Cristo o degli indigenti? Non è ripugnante prendersela con un vecchio, un malato o un poveraccio o lo è solo se si tratta di omosex, neri, rom, ebrei o islamici? Perché non è più un reato bestemmiare, irridere, essere blasfemi verso Dio, Gesù Cristo, la Madonna, i santi, i simboli e i princìpi della religione cristiana e invece lo diventa se si compiono le stesse profanazioni verso altre religioni? Anche il femminicidio è un abominio giuridico e una violazione elementare della parità dei diritti della persona; ci sono persone che contano il doppio e persone che contano la metà?

Se omicidio è parola di sesso maschile, chiamatela uccisione, e si taglia la testa al toro e il sesso al crimine. Ma se vogliamo restare, almeno sulla carta, una civiltà del diritto, il principio di fondo su cui regge la giustizia è l’universalità della norma, senza eccezioni. Poi sarà facoltà del magistrato applicare la legge nel caso specifico e considerare eventuali aggravanti e contesti di luogo e di tempo. Ma stabilirlo a priori con una legge ideologica e ruffiana che sancisce corsie preferenziali e classi tutelate, significa violare la giustizia e la sua equità. A ben vedere, dunque, la norma sull’omofobia viola in un colpo solo i due principi tanto conclamati di giustizia e libertà. Mica male per una norma che viene venduta come necessaria, non più rinviabile, che ci verrebbe richiesta dall’Europa, dalla modernità e probabilmente anche dall’hi-tech e dal digitale. Che vi sia una fetta del centrodestra incline ad accogliere questa legge è uno schiaffo a tanti propri elettori, una resa al conformismo radical o un furbo accomodamento. Capisco che «s’ha da fa’ pe’ campà», e per far campare il cagionevole governo; ma questo mi sembra il modo peggiore per sopravvivere inserendo cellule cancerogene nella coalizione che lo sorregge. Chi si oppone a questa legge ha il coraggio del non conformismo. Ma è inutile farsi illusioni: tutto cospira in senso opposto, la battaglia è solo per tamponare e tardare. L’istinto del gregge e lo spirito del tempo uniti vinceranno. Per forza di gravità.

Manifesto contro l’omolatria et similia

Oggi, finalmente, sia Il Giornale che Libero hanno
pubblicato due solidi interventi contro la proposta di legge che, calpestando il diritto alla libertà di
opinione
, vuole compiacere le lobbies omosessuali.
Con due articoli di Davide Giacalone su Libero (di cui non ho ancora rinvenuto il link) e di Marcello Veneziani ne Il Giornale finalmente si legge sulla stampa qualche
considerazione sensata e sana.
Entrambi prendono chiara posizione contro le leggi che,
volendo punire le opinioni in contrasto con la vulgata politicamente corretta
sul razzismo, l’omofobia, il negazionismo, di fatto rendono qualcuno più uguale
di altri.
Ottimo Veneziani che definisce “infame” la legge Mancino e
che giustamente si domanda “perché ci deve essere una norma speciale a tutela
degli omosessuali, degli islamici, e dei neri e non degli anziani, dei malati,
dei credenti in Cristo o degli indigenti ?
”.
Come se uccidere o picchiare un omosessuale, negro,
islamico, sia più grave dell’uccidere o picchiare un bianco, un cristiano, un
eterosessuale.
Mi piace Veneziani perché, oltre a definire tutta la
consorteria messa in piedi dalle lobbies omosessuali, comprensiva anche di chi
omosessuale non è, come “omolatria”, cioè il culto dell’omosessuale al pari
dell’idolatria di biblica memoria

espone a trecentosessanta gradi l’insofferenza verso un andazzo
miserabile della nostra società
, comprendendovi tutto quel che porta ad una
soppressione della libertà di opinione e ad una “giustizia” (se così si può
chiamare …) squilibrata perché non più “uguale per tutti”.
Giustamente Veneziani osserva che “la norma sull’omofobia
viola in un colpo solo i due principi tanto conclamati di giustizia e libertà
”.
Ma Veneziani riesce anche a dare voce ai tanti elettori del
Centro Destra, del PdL, disgustati e allontanati o a forte rischio di allontanamento
definitivo dai vari Bondi, Prestigiacomo, Galan
: “Che vi
 sia una fetta del
centrodestra incline ad accogliere questa legge è uno schiaffo a tanti propri
elettori, una resa al conformismo radical o un furbo accomodamento. … s’ha da
fa’ pe’ campa’ … il modo peggiore per sopravvivere inserendo cellule
cancerogene nella coalizione …
”.
Non condivido, però, la chiusa pessimista di Veneziani.
Spetta infatti a noi tutti, a cominciare da Veneziani e
Giacalone, guidare la reazione a questa deriva illiberale, passando dalle belle
parole ai fatti
, anche a costo di rischiare in proprio per le leggi staliniste
che le madamine politicamente corrette vogliono imporre per impedire la
manifestazione e la legittima diffusione delle idee, delle opinioni e degli
scritti non conformi alla nuova inquisizione.
Purtroppo siamo ancora al punto da dover rischiare in proprio e quindi ad aver bisogno di eroi e martiri per far prevalere il principio di
Libertà e Giustizia, che si affermerà unicamente quando le vestali talebane
impareranno che
anche le opinioni peggiori vanno combattute con le opinioni e
non a colpi di galera”
.





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