Chi va e chi arriva… (e non se ne può più)

Immigrati, sempre più sbarchi ma i regolari fuggono dalla crisi. Ieri a Lampedusa sono approdati quasi 100 migranti, un’altra cinquantina vicino a Noto. I numeri crescono nonostante molti se ne stiano andando di Tiziana Paolocci

Le nostre isole continuano a essere prese d’assalto dagli immigrati. Una situazione esplosiva in un’Italia dove il numero di stranieri continua a lievitare vertiginosamente, tanto che in un solo anno le presenze sono aumentate di 334 mila unità. Questo, senza considerare che nel 2012 per effetto della crisi economica sono aumentati del 17,9 per cento gli immigrati che hanno fatto rientro nel loro paese d’origine, o si sono trasferiti in altro stato estero. Non c’è da stare allegri quindi. Ieri un nuovo sbarco si è registrato lungo le coste siciliane dove sono approdati 94 migranti di probabile nazionalità siriana, tra i quali ventisei donne, una delle quali portatrice di handicap, e trentatré minori. Tra questi anche un bambino in fasce, di appena due mesi. L’avvistamento è stato fatto l’altra notte alle 3,40 da alcune guardie di un villaggio turistico vicino Noto, in provincia di Siracusa, che hanno allertata la struttura provvisoria di Portopalo di Capo Passero. Più tardi, nel pomeriggio, altri 49 extracomunitari di presunta nazionalità afgana, irachena, ucraina e pachistana sono stati individuati al largo delle coste Portopalesi. Su un’imbarcazione a vela di 16 metri lasciata alla deriva, c’erano 29 uomini, dieci donne e altrettanti minori. Trasferiti a bordo di un pattugliatore della Guardia di finanza di Messina, anche loro sono stati portati accompagnati al molo, per essere poi trasferiti.

Intanto il Centro di Primo soccorso e accoglienza di Contrada Imbriacola dopo gli ultimi tre sbarchi a Lampedusa, ha toccato nuovamente la punta di oltre mille migranti, per una capienza massima di 250. Il report su «La popolazione straniera residente in Italia» presentato ieri dall’Istat del resto non lascia spazio a dubbi. L’Italia è ancora molto appetibile. Al primo gennaio 2013 gli immigrati risultano essere 4.387.721, ovvero l’8,2 per cento in più rispetto a 12 mesi prima. E continua a crescere la quota di stranieri sul totale dei residenti (italiani e stranieri) che è passata dal 6,8 per cento del 1 gennaio 2012 al 7,4 del 1 gennaio 2013. A far aumentare il numero di quanti risiedono nel nostro paese non è solo l’immigrazione dall’estero, che ha portato 321mila individui in più, ma in parte le nascite di bebè stranieri (80mila), che costituiscono il 15 per cento sul totale dei nati. Nella classifica delle presenze, comunque, vincono ancora le donne, che costituiscono il 53,1 per cento del totale. Ma i dati messi a punto grazie all’aggiornamento delle anagrafi derivante dal censimento 2011 svelano che 38.218 persone hanno lasciato la nostra penisola, dove le presenze restano elevate: 4.387.721 stranieri a inizio 2013. Di questi l’86 per cento risiede al Nord e al Centro mentre il restante 14 per cento nel Mezzogiorno. Da non sottovalutare, infine, che nel 2012 circa 65.383 persone hanno acquisito la nostra cittadinanza, divenendo a tutti gli effetti nuovi cittadini italiani.

Sanno solo disporre divieti e obblighi

Dal governo ci aspettiamo la riduzione delle tasse, l’abolizione dell’imu la revoca dell’aumento dell’iva, la revisione (in calo) della tares.
Invece sanno solo inventarsi nuovi divieti e obblighi.
Mentre continuano a perseguire il divieto dell’opinione e la sua diffusione sulla ripugnanza dell’omosessualità, hanno pensato bene di allargare il divieto di fumare “nei cortili” delle scuole: all’aria aperta !
E, per ora, non hanno imposto il divieto di fumo nella propria auto, ma con la demagogia dilagante delle madonnine talebane del politicamente corretto, il divieto di fumo nei parchi imposto da un sindaco comunista in provincia di Bologna, rischia di essere esteso a tutta Italia e persino nelle proprie, private abitazioni,  come nella peggiore America.
Vergogna doppia che il ministro della sanità che ha apposto la sua firma assumendosi la responsabilità di tali nuovi divieti sia del PdL, Beatrice Lorenzin: da non votare più.





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Coi soldi dei contribuenti… la benefica Bonino

Le paghette della Bonino agli enti dei politici e dei potenti di cui anche lei fa parte. Visto che abbiamo abbondanza di risorse, ci possiamo permettere anche di distribuire soldi agli enti dei potenti – Il ministero degli Esteri della Bonino ha dato 1,4 milioni di euro a una lunga lista di enti, fra cui l’Istituto affari internazionali e l’Aspen institute, di cui anche lei fa parte… Stefano Sansonetti per “La Notizia”

Una mancetta niente male che va a finire dritta nelle tasche di 15 tra associazioni e fondazioni piene zeppe di politici. Il ministro degli esteri, Emma Bonino, ha appena trasmesso al parlamento un decreto che distribuisce 1,4 milioni di euro. Parte dei quali, e qui viene il bello, andranno nelle casse di due enti dei quali fa parte la stessa Bonino. Un assegno da 103 mila euro, per esempio, sarà staccato per lo Iai, Istituto affari internazionali, nel cui comitato direttivo compare proprio il ministro degli esteri. Affiancato da una folta pattuglia di politici come Margherita Boniver, Piero Fassino, Alfredo Mantica e Adolfo Urso. Altri 20 mila euro, poi, sono stati destinati all’Aspen institute Italia, autentico think tank dei potenti di mezzo mondo di cui la Bonino risulta componente del consiglio generale e socio ordinario (almeno secondo l’elenco soci aggiornato al 1° aprile 2013 svelato da La Notizia del 9 aprile).
 

Per carità, non è certo la prima volta che il ministero degli esteri dà soldi ai cosiddetti “enti internazionalistici”, ovvero quelle associazioni che si occupano di approfondire i temi legati alla politica estera. Periodicamente, infatti, la Farnesina stila un elenco di organismi tra i quali poi spartisce soldi iscritti in un apposito capitolo del suo bilancio. Il tema, semmai, è un altro. Possibile che in un momento di crisi il dicastero degli esteri (con altri ministeri) continui a elargire milioni di euro a enti infarciti di politici e manager pubblici e privati? Si dirà che si tratta di finanziamenti previsti dalla legge, ma sarebbe sin troppo facile replicare che una legge può sempre essere modificata. Anche perché se agli 1,4 milioni distribuiti oggi dalla Farnesina si aggiungono anche gli stanziamenti che verranno messi nero su bianco dagli altri ministeri, si finisce con il raggiungere somme ragguardevoli. Che potrebbero magari essere messe a disposizione di “iniziative” più urgenti.

La lista degli enti premiati dalla Bonino, trasmesso alla presidenza della camera lo scorso 11 luglio, come detto è lunga. Un altro finanziamento da 103 mila, per esempio, è stato erogato all’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) presieduto dall’ambasciatore Giancarlo Aragona e animato da un consiglio di amministrazione in cui siedono i manager delle più ricche aziende italiane: Franco Bernabè (Telecom), Paolo Andrea Colombo (Enel), Enrico Tommaso Cucchiani (Intesa Sanpaolo), Alessandro Pansa (Finmeccanica), Carlo Pesenti (Italcementi), Giuseppe Recchi (Eni), Marco Tronchetti Provera (Pirelli) e Giuseppe Vita (Unicredit). Ancora, altri 103 mila euro sono stati assegnati alla Sioi (Società italiana per l’organizzazione internazionale), presieduta dall’ex ministro del Pdl Franco Frattini. A seguire troviamo un finanziamento da 54 mila euro per l’Ipalmo (Istituto per le relazioni tra l’Italia, i paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente), guidato dall’ex ministro degli esteri Gianni De Michelis con vicepresidente Piero Fassino.

Nella lista ci sono 40 mila euro per il Cespi (Centro studi politica internazionale), il cui consiglio di presidenza pullula di presenze Pd, come quelle di Piero Fassino (vero recordman), Enrico Letta, Lapo Pistelli, Livia Turco e Gianni Pittella. Scorrendo l’elenco spuntano anche 20 mila euro per la fondazione De Gasperi, presieduta ancora da Franco Frattini. Stesso gettone per il Comitato atlantico presieduto dall’ex ministro del Pdl Enrico La Loggia. Non poteva mancare un gettone da 11 mila euro per il Centro studi americani di Giuliano Amato. E così via, fino ai 15 finanziamenti complessivi. Per arrivare agli 1,4 milioni, infine, bisogna contare i 555 mila euro versati alla Società Dante Alighieri e i 100 mila a Unidroit, ossia l’Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato.

KIENGE: FUORI DALLA FINESTRA, LA MINESTRA DELLA MINISTRA BUONISTA!

Mi dissocio dagli insulti razzisti che sono piovuti addosso alla nuova Ministra per l’Integrazione Cecile Kyenge, una donna che, venuta in Italia dal Congo, è riuscita a specializzarsi in medicina, ha intrapreso una brillante carriera politica ed è arrivata fino ai vertici dello Stato Italiano. Devo anzi dire che ho provato sincera ammirazione per la compostezza con la quale la Ministra ha saputo reagire agli insulti. Il che le fa onore pur inducendo, nel contempo, ad una riflessione dolce-amara: magari fossero tutti come lei, gli immigrati!

Ed è appunto questo, il problema: che gli immigrati NON sono tutti come lei, nonostante gli sforzi fatti per farci credere il contrario da parte di una sinistra alla disperata ricerca di voti. E ce lo ha puntualmente ricordato la cronaca recente: ironia della sorte, pochi giorni dopo l’insediamento della Kyenge alla carica di ministro dell’integrazione, un bel saggio di integrazione ce l’hanno dato proprio alcuni immigrati, con l’africano omicida di Livorno di una ragazza italiana, bianca, e il suo omologo di Milano, il picconatore assassino di tre italiani, anche loro bianchi.

Non sarà il caso di parlare di omicidio con l’aggravante razziale, cosa che sarebbe stata sicuramente tirata in ballo se a picconare negri o cinesi fossimo stati noi?

Macché, le ultime notizie danno addirittura il picconatore di Milano incapace di intendere e di volere perché pazzo, dunque non andrà incarcerato ma curato a spese nostre e, appena dimostrerà segni di miglioramento, probabilmente dimesso. A quel punto, gli verrà trovato anche un lavoro, si capisce…

Tutto questo per restare in Italia.

Perché in Inghilterra, pochi giorni dopo, un musulmano di origine nigeriana ha decapitato un soldatino di leva, bianco anche lui e suo concittadino (il nigeriano era cittadino inglese, nato e cresciuto in terra di Albionistan): altro fulgido esempio di quell’integrazione etnica che, come ci viene salmodiato ogni giorno, sarà la panacea dei mali del mondo.

Mentre scrivo i sobborghi di Stoccolma e Malmo, nella civilissima Svezia, stanno andando a fuoco, devastati da bande di immigrati e richiedenti asilo politico, quasi tutti musulmani, esattamente come nella Banlieu parigina di qualche anno fa

Quanto gli islamici si siano bene integrati si nella vicina e altrettanto civile Norvegia ce lo racconta l’articolo di Max Ferrari, al quale volentieri vi indirizzo:

http://maxferrari.net/author/ferrarimax/

Màh, poveri popoli scandinavi: da Vikinghi a Socialdemocratici, grazie a massicce iniezioni di quel pestifero progesterone ideologico che è il Politically Correct!

E non sarebbe l’ora che anche la Presidente della Camera Boldrini, che proprio ieri ha usato parole molto dure nei confronti dell’Italia per via del sovraffollamento carcerario, si ricordasse che per svuotarle ci sarebbe un sistema infallibile e molto pratico: rispedire immediatamente a casa loro i detenuti extracomunitari, magari usufruendo subito di un’amnistia che, tanto, prima o poi arriverà per tutti. Per inciso: la Boldrini ha costruito un’intera carriera politica col parlar male del proprio Paese, come ci ha ricordato la Mariagiovanna Maglie in un suo ottimo articolo.

Ricordo che i detenuti extracomunitari, come dai da anni ci viene riportato dalle statistiche ufficiali, sono ormai la maggioranza nelle carceri italiane, in alcune si arriva addirittura a percentuali del 70%. Naturalmente “Repubblica”, che non perde occasione per sguazzare nella retorica degli immigrati buoni a prescindere, sottolinea, riportando altri dati statistici, che a delinquere sono più i clandestini che i regolari: ne consegue che, regolarizzando tutti, si dovrebbe abbassare anche il tasso di criminalità. Si noti l’implicazione ricattatoria di tale ragionamento: o li regolarizziamo, ossia li mettiamo nella condizione giuridica di restare qui vita natural durante, o loro continueranno a delinquere.

La Ministra Kienge non ha mai pensato che gli insulti razzisti dei quali è stata bersaglio siano la spia di un malessere diffuso nei confronti dell’immigrazione incontrollata, un malessere impensabile solo qualche anno fa, quando ad esempio venne eletta la prima Miss Italia di colore? E il politico intelligente non dovrebbe anzitutto saper captare il malessere, anziché mettere la testa sotto la sabbia, come lo struzzo?

(Attenzione! A tutti i cacciatori di teste razziste dichiaro fin da ora che con la suddetta frase non ho inteso assolutamente paragonare la Kienge ad uno struzzo, ma ho solo riportato una tipica espressione italiana che sta a significare: rifiutarsi di guardare in faccia alla realtà…)

Dunque non posso non condividere i principi di fondo che hanno innescato le polemiche seguite alla nomina del neo-ministro, assolutamente legittime nei contenuti, anche se non nella forma nella quale sono state espresse.

Eleggere un’extracomunitaria africana ad un ministero delicato come quello dell’integrazione sarebbe un po’ come nominare il fratello di Totò Riina a capo dell’antimafia: per carità, magari una bravissima persona, ma il popolo bue, mentre rumina quel poco che gli resta nella mangiatoia, non avrebbe il diritto di fiutare uno sgradevole odore sospetto? Voglio dire: pazienza se l’avessero fatta ministro, che so, dello sport o delle pari opportunità, ma proprio ministro dell’integrazione…

Forse che in Italia siamo a corto di persone in grado di ricoprire incarichi così delicati?

Nel caso in questione, poi, a dar manforte alle sacrosante accuse politiche lanciate da Matteo Salvini della lega Nord contro la Kyonge, ci si è messa la Ministra stessa, dimostrando una miopia politica a dir poco imbarazzante: subito dopo la sua nomina, anziché tenere un basso profilo e far capire di essere innanzi tutto al servizio degli italiani, la disinvolta Ministra ha subito messo in chiaro le priorità della sua agenda: cancellazione del reato di clandestinità, chiusura dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), concessione del diritto di voto a tutti gli immigrati, a prescindere dalla cittadinanza e, dulcis in fundo, concessione dello “Jus Soli”, ovvero immediata cittadinanza, ai figli degli immigrati che nascono da noi. Perfino Beppe Grillo, rompendo un tabù, ha avuto finalmente il coraggio di dire che lo “Ius Soli” sarebbe un errore clamoroso, che in Europa nessuna nazione lo adotta, eccetto la Francia: che infatti ora si trova le Banlieu sempre in stato di guerra, e che comunque vedrà abolito lo Jus Soli, se appena appena la Destra di Marina Le Pen andrà al governo, come mi auguro e come sta diventando probabile. Con lo Jus Soli ci ritroveremo migliaia di cittadine extracomunitarie che verranno a partorire qui per avere il figlio italiano e dunque inamovibile, come è già successo negli USA con gli immigrati latinoamericani.

Non bastasse, la Kienge adesso pretenderebbe pure di cancellare il reato di clandestinità. La stessa minestra riscaldata, buonista e terzomondista, regalataci da Laura Boldrini il giorno del suo insediamento, ha lasciato una scia brodosa nelle parole della Ministra per l’Integrazione, che suona il tam tam solo per i diritti degli immigrati, mai per i doveri, come giustamente ha fatto notare Matteo Salvini.

Per non tediare il lettore riporto a fondo pagina un corposo elenco di alcuni di questi doveri che molti immigrati ignorano troppo disinvoltamente: non tutti gli immigrati, certamente, ma comunque troppi.

Conosco la monotona risposta delle immancabili anime belle della sinistra: anche noi siamo stati un popolo di emigranti, e poi, diamine, quanto a delinquenti, mafiosi e malavitosi mica scherziamo!

Argomentazione scorretta e illogica: scorretta perché, come già aveva fatto notare la Fallaci, i nostri emigranti sbarcavano a New York col passaporto in mano, stavano in quarantena a Ellis Island nei termini di legge e, se per qualsiasi motivo veniva loro negato l’ingresso negli USA, se ne tornavano a casa senza fiatare. Illogica perché, dato che i delinquenti abbondano anche da noi, non si vede per quale motivo si debbano collezionare anche quelli di altri paesi. Come dire: dal momento che una casa è impolverata, tanto vale trasformarla in una discarica!

Stendo poi un velo pietoso sulle esternazioni della Presidente Boldrini, che si è sentita attaccata, unitamente alla Kyonge, sopratutto “in quanto donna”: vale la pena ricordare che nessuno ha mai attaccato così violentemente la Pivetti o la Jotti, benchè ricoprissero lo steso ruolo istituzionale. Qui il sessismo non c’entra nulla: c’entra semmai il fatto che gli italiani, e sempre più anche quelli di sinistra, si sono rotti i coglioni di sentirsi ripetere lo slogan piagnucoloso (basta vedere la faccia lacrimosa della Boldrini quando parla) del povero migrante buono ed emarginato .

Ma si sono sopratutto rotti i coglioni di un’integrazione perennemente a loro carico, perché la nostra società ha già dato, e abbondantemente, agli immigrati: alloggi a condizione di favore, massima disponibilità a scuola, servizio sanitario gratuito, ecc. Che siano LORO, almeno ogni tanto, a farsi carico dell’onere dell’integrazione, LORO che ci entrano in casa senza tanti riguardi, scaricando sulle spalle di un’Europa ormai satura le conseguenze di politiche demografiche demenziali, di miseria atavica, di corruzione endemica, di fallimenti politici e sociali, di conflitti religiosi e tribali ormai secolari.

Troppo facile appuntarsi al petto medaglie al “valore della civile accoglienza”, quando le conseguenze sgradevoli dell’immigrazione se le beccano i milioni di italiani che sono costretti a vivere in condizioni di degrado.

Vorrei anche chiedere alla Ministra Kienge se non sarebbe stato il caso di dedicare una parola anche alle vittime del picconatore di Milano, alla giovane uccisa a Livorno, ai disordini in Svezia e, pochi giorni fa, in una banlieu parigina, solo perché la polizia aveva perquisito una donna coperta dal velo integrale, illegale in Francia. Questi sì sarebbero stati esempi incoraggianti di integrazione.

Macché: ancora pochi giorni fa la Ministra si è detta sdegnata per la percezione negativa che gli abitanti di Prato hanno per la loro forte comunità cinese. Ma la ministra sa che i cinesi, con sistemi di lavoro come quelli sopra accennati, hanno disintegrato la florida industria tessile pratese, fiore all’occhiello della sinistra toscana? Venne perfino il giovane Clinton, allora politico rampante, a studiate il sistema cooperativistico dell’industria pratese, oggi praticamente spazzata via dalla concorrenza dei cinesi. Delle due l’una: o la Kienge ignora queste cose, e allora non dovrebbe nemmeno sognarsi di sedere sulla poltrona da Ministra. Oppure, se le conosce ma continua a parteggiare per i poveri cinesi vittime dell’emarginazione degli italiani, vuol dire che è in mala fede. In entrambi i casi inadatta a ricoprire la carica che le è stata assegnata.

Se questo è il biglietto da visita col quale il “diverso” si presenta nel nostro paese, facciamo più che bene a diffidarne, come impongono del resto le sane leggi biologiche ataviche, che se ne fottono del “Boldrini pensiero”: prima di tutto viene la difesa del territorio dai consimili in concorrenza, pena l’estinzione, come razza (Darwin, Lorenz) o come cultura (Fallaci).

Il meticciato razziale e culturale, tanto auspicato dalla Kienge, viene ormai apertamente rifiutato da milioni di europei, sopratutto dopo che il fallimento della società multietnica è stato riconosciuto da leaders del calibro della Merkel e di Cameron.

Niente da fare: una sinistra ormai in sfacelo tenta di proporre il multiculturalismo al popolo bue, ultima patacca ideologica da “Vu cumprà” della politica, spacciandola per giunta come conquista di civiltà, pur di accaparrarsi quei voti utili solo a prolungarne l’agonia. Una sinistra che, ormai da decenni, sta truffando il suo stesso popolo con slogan tanto banali quanto idioti: esaltando la diversità, quando gli altri ne sono portatori, ma bollandola come razzista, quando a reclamarla sono i nostri concittadini.

Qui urge una domanda, rivolta alle “Anime belle” della nostra politica: come mai, se davvero “diverso è tanto bello”, ci viene poi imposto di mescolarci, geneticamente e culturalmente, nella brodaglia interetnica del “melting pot”? Cosa che gli stessi neri o i cinesi, giustamente, non vogliono, orgogliosi come sono delle loro caratteristiche sia razziali che culturali, fregandosene del fstto che a noi, ma solo a noi, si imponga di negare il concetto stesso di razza, riferito alla specie “Homo Sapiens”. In barba alle teorie dello stesso Darwin, il cui merito indiscusso è stato quello di dimostrare l’appartenenza dell’uomo ad un’unica SPECIE, ma che nel concetto di RAZZA ci credeva eccome, tanto da sottotitolare “L’origine delle specie per selezione naturale” con la seguente frase:

…o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita”

senza contare i frequentissimi richiami, nelle sue opere, ai “popoli barbari e incivili” e alle “razze inferiori”. Povero Darwin, citato e incensato dalla sinistra quando fa comodo, ma censurato quando non è funzionale al pensiero unico.

Un esempio di quanto gli stessi appartenenti ad altre razze o etnie siano orgogliosi della loro diversità ce lo offre del resto la stessa Kyenge, la quale, subito dopo essere stata proclamata Ministra, ha dichiarato di sentirsi orgogliosa di essere nera.

Bene, allora due considerazioni sono d’obbligo: la prima, dove andrebbe a finire l’orgoglio della sua negritudine, una volta canalizzata nel minestrone spappolato del meticciato?

La seconda: stando così le cose, non avremmo noi altrettanto diritto di proclamarci fieri dei essere bianchi?

A meno che non si voglia far passare il messaggio (come temo accada), che “nero è bello e virtuoso”, mentre “bianco è brutto e immorale”.

Questo sì sarebbe razzismo della peggiore specie, da condannare senza se e senza ma, e che è cosa ben diversa dal sacrosanto razzialismo, al quale faccio riferimento: ovvero dal legittimo orgoglio di appartenere ad una determinata razza, senza per questo disprezzare le altre o desiderarne addirittura la scomparsa.

Ma per la distinzione tra razzismo o razzialismo, alla prossima puntata!…

Appendice all’articolo:

DOVERI, INNANZI TUTTO!

Per esempio, quello di non sbarcare in massa a Lampedusa come “Invasori” (Fallaci docet!), altro che “Migranti”, come si affannano a definirli mentre i giornalisti di regime.

Il dovere di non incendiare il centro di accoglienza di detta isola, forse perché non corrispondente ad un hotel cinque stelle che tali “migranti” pretenderebbero, per il solo fatto di farci l’immenso onore di calpestare il nostro patrio suolo.

Fino a quando nostro?

Fino a quando patrio?

Il dovere, quando si riceve un decreto di espulsione, di prendere il primo volo e tornare al proprio paese, senza se e senza ma, invece di restare qui a delinquere, a progettare attentati o a lavare il cervello all’ennesimo italiano minchione e annoiato, convertirlo ad Allah e mandarlo al macello in Siria.

Il dovere di accettare le nostre leggi e non pretendere di portare qui Sharia e moschee che ormai nessuno vuole più, né in Italia e tanto meno nel resto d’Europa.

Il dovere, da parte degli Stati che ci hanno gentilmente inviato migliaia di clandestini, di riprenderseli indietro, sopratutto quelli che hanno passato anni a farsi mantenere da noi nelle patrie galere.

Il dovere di mandare a casa la propria famiglia quando non si è più in grado di mantenerla, anziché andare a rubare nei supermercati con la scusa che “i bambini hanno fame”, sperando poi di trovare un poliziotto così generoso da pagare il conto della merce rubata dal “povero migrante”. E’ successo a Siena poco più di un anno fa: il poliziotto avrebbe dovuto ricordarsi che mantenere una famiglia in Africa costa un quarto rispetto a qui, pertanto rinunciare ai ricongiungimenti familiari nell’epoca dei voli low cost, di Internet, di Skype e dei cellulari che ci collegano con il mondo intero non è poi un’immane tragedia, si evitano i reati e si riesce mantenere dignitosamente la famiglia nella propria Nazione d’origine.

Il dovere di pagare il biglietto sugli autobus, cosa che molti “migranti” non fanno, al punto da costringere i controllori a far finta di niente, salvo poi rivalersi con multe, denunce e verbali sull’italiano beccato in castagna.

Il dovere di smettere di vendere merce e souvenir “Made in Italy” contraffatti, facendo concorrenza sleale a quelle aziende e a quei negozianti che le tasse le pagano e, con i tempi che corrono, rischiano la chiusura e il fallimento.

Il dovere, e questo vale per i cinesi, di far lavorare i propri operai con turni umani e rispettando la normativa sindacale, anziché sfruttarli come bestie per paghe da fame e in condizioni da Rivoluzione Industriale inglese dell’8oo, e tutto questo a pochi decenni di distanza dalla gloriosa Rivoluzione Comunista di Mao.

Nessun Compagno che abbia qualcosa da eccepire?

Il dovere di smettere di taglieggiare gli automobilisti in parcheggi abusivi.

Il dovere di smettere di sfruttare le proprie donne sui marciapiedi di mezza Italia, o di trasformare mogli e figli in accattoni, e questo vale ovviamente per i Rom.

Mi fermo qui, ma la lista potrebbe continuare con chissà quanti altri esempi.

Quando un governo è incapace…

Palombari fiscali di Davide Giacalone

Gli evasori fiscali sono i salvatori dei governi che non riescono a governare: nel momento del bisogno è sufficiente scagliarsi contro di loro, dipingerli come disonesti affamatori del popolo, promettere di sterminarli e dirigersi felici verso la pausa pranzo. Trattare l’evasione fiscale senza inforcare gli occhiali colorati del moralismo, del resto, espone a un rischio scontato: essere additati quali complici e affiliati alla setta dei sottrattori di gettito. Pagliacciate tristi, veniamo ai fatti: ieri Confcommercio ha diffuso dati non inattesi e non clamorosi, ma pur sempre drammatici. La domanda è: visto che siamo il Paese europeo con la più alta pressione fiscale reale e la più alta evasione, che ci sia un nesso, fra le due cose? Il conformismo fiscale lo considera alla stregua di una bestemmia, a me pare evidente. Confcommercio quantifica l’evasione: 272 miliardi l’anno di gettito mancante. Questa cifra, assai consistente, fa sbavare governanti ed esattori: riprendiamoci quei soldi. Ma non ci riescono. Non ci riuscirono. Non ci riusciranno. Trovo più interessante la seconda quantificazione di Confcommercio, dalla quale deriva la prima: l’economia sommersa equivale al 17,4% del prodotto interno lordo. Mettiamo che i calcoli siano esatti, ciò significa che se quella succosa fetta di ricchezza emergesse noi ci troveremmo con un debito pubblico (in percentuale sul pil) enormemente più basso, con un deficit già al di sotto dei paesi con cui ci confrontiamo, quindi con un bilancio pubblico in buona salute e patrimoni privati al di sopra della media europea. Potremmo far le boccacce ai tedeschi. Ma è vero? No.

Non lo è perché a comporre quella quota di mercato sommerso ci sono i sottomarini dell’evasione altolocata, ben difficilmente coartabili alla riemersione, ma anche i palombari dei mercati rionali e di contrada. Questi ultimi crepano, se gli strozzi il tubo dell’aria. Riemergono cadaveri, facendo così diminuire la ricchezza nazionale reale. Ciò perché la guerra fiscale ai ricchi comporta la difficoltà di superare collaudati e internazionalizzati sistemi anti-missile, mentre i poveri si difendono con le padelle ed è piuttosto facile sgominarli. Stefano Fassina ha riconosciuto ieri quel che qui ripetiamo da tempo: una parte consistente dell’evasione è finalizzata alla sussistenza. E’ difensiva, non offensiva. Nell’immaginario collettivo gli evasori sono tutti ricchi e lestofanti, nella realtà sono in gran parte normali e circolanti per ogni dove. Nella realtà c’è ciascuno di noi, arrivando a grandi cifre in virtù della matematica di Totò: è la somma che fa il totale. Per queste ragioni credo che Enrico Letta abbia ragione ad annunciare (e aridaje con gli annunci) che ogni centesimo recuperato dall’evasione fiscale dovrà essere retrocesso in riduzione della pressione totale, ma faccio fatica a credergli, specie dono avere sentito l’altra sua affermazione: paghiamo troppe tasse perché in troppi non le pagano. Falso, gentile presidente. Falso: paghiamo troppe tasse perché abbiamo una spesa pubblica fuori controllo, capace di superare la metà del pil, e un debito pubblico che non viene abbattuto mediante dismissioni. Se continuate a confondere le cause con gli effetti è ovvio che non retrocederete mai nulla: a. perché nulla recupererete (fa quasi ridere, ma la più fruttuosa lotta all’evasione la fece il governo Berlusconi, usando metodi di cui, giustamente, si vergogna); b. perché se qualche tallero vi cade in tasca ce l’avete bucate, quindi lo perdete prima di toccarlo.

Posto che, secondo Confcommercio, la pressione fiscale reale è giunta al 54% del pil, e posto che quella reale sui produttori di ricchezza (compresa la pressione previdenziale) supera alla grande il 60, in tutti questi dati si nasconde un’opportunità: proviamo non a sterminare, ma a valorizzare quel 17,4 di economia sommersa. Ma si deve fare il contrario di quel che pensa Letta: non abbassare le tasse dopo avere strangolato le galline, ma abbassiamole per spingerle a pigolare gioiose e produttive. Accanirsi contro i palombari costa più di quel che rende e produce rivolte popolari. Ai sommergibili va segnalata la convenienza, più convincente della minaccia. Non mi impressiona affatto che Dolce & Gabbana abbiano una società lussemburghese (cosa del tutto lecita), m’inorridisce che nessun olandese ne abbia una in Basilicata. I bau-bau fiscali fanno paura solo alle persone per bene, palombari compresi, inducendole a maggiore prudenza, quindi aggravando il precipitare dei consumi. Il moralismo fiscale serve solo ad alimentare la rabbia sociale e il desiderio di confusa vendetta. Mentre una sana rivoluzione fiscale, figlia di tagli alla spesa pubblica e abbattimento del debito, fa schizzare il pil. L’ultima volta che lo abbiamo fatto superammo gli inglesi. L’alternativa è tassazione&recessione, la cui follia già paghiamo.

Dell’avere le mutande in faccia

Ok ai rimborsi elettorali: 56,3 milioni ai partiti. L’Ufficio di Presidenza della Camera ha suddiviso i rimborsi per le spese sostenute in campagna elettorale. Il «no» dei 5 Stelle

Via libera dell’Ufficio di presidenza della Camera a 56,3 milioni di euro di rimborsi elettorali ai partiti previsti per l’anno 2013. La quota comprende la prima rata per le spese sostenute per le elezioni per l’Assemblea di Montecitorio; per le Regionali di Sicilia, Lazio, Lombardia, Molise, Friuli Venezia Giulia e Val d’Aosta e le rate relative alle legislature regionali ancora in corso e l’ultima riferita alle Europee del 2009.

LE CIFRE – Ai partiti rappresentati alla Camera andranno 48 milioni 664 mila 725 euro così divisi: 18 milioni 674 mila 106 al Pdl; 18 milioni 74 mila 55 al Pd; 5 milioni 479mila 71 alla Lega; 3 milioni 111mila 184 all’Udc; un milione 351 mila 895 a Scelta civica; un milione 123 mila 912 a Sel; 442 mila 868 a Fratelli d’Italia.

NO DEL M5S – Il Movimento 5 stelle, che in Ufficio di presidenza ha votato contro al decisione di attribuire i rimborsi, ha rinunciato alla sua quota, non presentando la relativa richiesta, che per quanto riguarda le elezioni per la Camera del febbraio scorso sarebbe ammontata a 4 milioni 189 mila 991.

IL TOTALE – A tutte queste cifre occorrerà poi aggiungere le somme relative alle elezioni per il Senato che dovranno essere deliberate dagli organismi di Palazzo Madama, ricordando che la legge prevede che la somma annuale da ripartire tra partiti e movimenti a titolo di contributo pubblico sia complessivamente pari a 91 milioni.

Meglio tardi che mai

Fassina, dopo pochi mesi di governo, sull’evasione la pensa adesso come Berlusconi e, più modestamente, come me. sdoganando l’evasione di sopravvivenza causata dall’eccesso di tasse.
Meglio tardi che mai.
Adesso vediamo se sono solo parole o se seguiranno i fatti: abolizione imu, nessun aumento dell’iva, riduzione delle aliquote irpef, museruola a Befera ed ai suoi sceriffi.



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Politiche sociali (bipartizan) per immigrati

 Un commento: “Enunciati terzomondisti sono sempre circonfusi da un alone di fascino irresistibile. Il concetto di accoglienza, poi, è in grado di inorgoglire in maniera bipartisan l’intero consesso parlamentare. Manca solo il parere, un po’ più prosaico, di qualche umile ragioniere in grado di quantizzare le risorse disponibili alla realizzazione di questi evangelici progetti. Atteso che la popolazione italiana stenta a reperire le risorse per arrivare alla fine del mese.”

Accordo bipartisan sui bimbi immigrati. «Garantiamo accoglienza e tutela». Il disegno di legge di Save The Children è stato accolto dal Pd, Pdl, M5S, Scelta Civica e Sel

ROMA – Uniti per tutelare i minori che giungono in Italia. La prima fase di proposta per una nuova legge che tuteli i diritti fondamentali dei minorenni, in fuga da paesi in guerra, afflitti dalla crisi economica o perseguitati per varie ragioni (politiche, razziali, discriminatorie) si presenta carica di ottimismo per una buona riuscita. Scritta e proposta da Save The Children è stata accolta da deputati e senatori di destra e sinistra, tra cui: Sandro Gozi e Sandra Zampa (PD), Mara Carfagna (PDL), Manlio Di Stefano, Silvia Giordano e Matteo Dall’Osso (M5S), Antimo Cesaro (Scelta Civica) e Nicola Fratoianni (SEL). «Un disegno di legge con due aspetti principali: l’accoglienza e la protezione nei confronti dei minori» ha detto Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children durante la presentazione giovedì mattina alla Sala Stampa del Parlamento a Roma.             

«BIMBI NOSTRO FUTURO» – L’Italia è un paese nel quale la legislazione attuale ammette il respingimento. «Save the children ci offre una risposta importante» ha detto Sandro Gozi (Pd), «abbiamo bisogno di procedure più rapide, abbiamo bisogno di sostegno e uscire dall’illegalità». Mentre Dell’Osso del Movimento 5 stelle ha detto: «I bambini sono il nostro futuro? No: siamo noi adulti che con le nostre azioni pensiamo al loro futuro». E poi ancora Gozzi, citando Eugenio Montale: «Usciamo dalla dittatura dell’emergenza, cioè non possiamo essere donne e uomini che non si voltano. Dobbiamo vedere».

A LAMPEDUSA IL PIU’ PICCOLO HA 11 ANNI – «Ogni anno arrivano via mare in Italia almeno 2000 minori stranieri non accompagnati, nel 2013 sono già 1257, il doppio dello stesso periodo nel 2012» ha detto Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. Degli 800 migranti nel Centro di Accoglienza di Lampedusa, che ha una capienza massima di 250 posti, ci sono 127 minori. Tra di loro solo 33 hanno uno o due genitori, i rimanenti 94 sono soli. Si tratta prevalentemente di adolescenti, ma vi sono anche 42 ragazzi più piccoli, di 14-15 anni. Il più piccolo in assoluto, non accompagnato, viene dalla Somalia e ha solo 11 anni. Gli altri vengono in prevalenza dall’Eritrea, Somalia, Gambia, Etiopia, Ghana, Siria, Nigeria, Guinea bissau, Bangladesh, Algeria. Il sovraffollamento li costringe a dormire all’aperto per terra, li espone ai conflitti frequenti e li fa vivere in condizioni igienico-sanitarie precarie.

IL DISEGNO DI LEGGE – «Accoglienza stabile, regole certe, pari condizioni di accesso a tutti i minori non accompagnati. Ma anche una rete di accoglienza e di tutela e l’ottimizzazione delle risorse pubbliche che in gestione di emergenza è sempre elevata» ha detto Gabriela Milano. Il ddl proposto da Save the Children recepisce anche i principi fondamentali della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. In 26 articoli, la proposta parte «dalle procedure di identificazione e accertamento dell’età, all’integrazione sociale, scolastica e lavorativa. Attraverso l’istituzione della figura dei “tutori volontari”, adeguatamente formati».