Strabismo del politicamente corretto

Gli stessi che ululano disperati, gridando alla lesa maestà, per l’attività di ascolto degli Stati Uniti sulle comunicazione europee e la chiamano “spionaggio“, fino a ieri difendevano, con ululati ugualmente sonori, l’attività dei magistrati italiani di ascolto delle comunicazioni tra cittadini italiani, chiamandola “intercettazione” e stanziando fior di miliardi per la sua esecuzione.
Personalmente non vedo alcuna differenza.
O sono legittime entrambe, oppure sono entrambe una violazione dei diritti fondamentali della Persona.





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I blitz estivi silenziosi

Prove tecniche di colpo di mano, sulla Costituzione. Da piazzare nel cuore dell’estate, quando le spiagge sono piene e l’attenzione sul Palazzo crolla. La strana maggioranza del governo Letta ha fretta, tanta fretta di approvare il disegno di legge che prevede una deroga all’articolo 138 della Carta: la norma che pone precisi paletti temporali e di metodo alle leggi di revisione costituzionale. E allora, l’obiettivo è quello di approvare entro la prima settimana di agosto il ddl che abbatte i tempi del 138. “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni a intervallo non minore di tre mesi” recita l’articolo. Il disegno di legge vuole ridurre l’intervallo a un mese, ma solo per questa volta, senza modificare l’articolo. Una deroga , insomma, con cui spianare la strada al comitato per le riforme costituzionali di 40 parlamentari, che dovrebbe riscrivere un bel pezzo di Costituzione nello spazio di soli 18 mesi. Il comitato non è stato ancora composto, e sui titoli da modificare è ancora lite. Ma la certezza è che Pdl, Pd e Scelta Civica corrono. Tanto da voler ridurre al minimo anche i tempi di approvazione del ddl. Ce la dovrebbero fare al Senato, dove hanno già applicato la procedura d’urgenza. E così il via libera al testo a Palazzo Madama potrebbe arrivare già entro il 15 luglio. Ma il regolamento della Camera non prevede la procedura d’urgenza per un ddl che incide su una norma costituzionale.
Come rimediare? “Forzando” sui tempi nella conferenza dei capigruppo, come è accaduto il 27 giugno. L’esito lo racconta Riccardo Nuti, capogruppo di 5 Stelle a Montecitorio: “Hanno calendarizzato la discussione del testo in aula a partire dal 29 pomeriggio. Ma sanno che non ce la faremo mai entro fine mese. Il loro vero obiettivo è far slittare tutto ad agosto, ottenendo così il contingentamento dei tempi, per approvare il testo prima della chiusura estiva della Camera. Una vergogna”. Venerdì scorso, con un post sul blog di Grillo, il gruppo alla Camera di M5S aveva già parlato di “colpo di mano del governo, con l’assist della presidente Boldrini”. Nuti aggiunge: “Daremo battaglia in commissione, anche se gli strumenti a disposizione non sono tanti. Io e Luigi Di Maio (vicepresidente della Camera, ndr) abbiamo mosso tutta una serie di obiezioni nella capigruppo, mettendo in luce come non si possa andare di corsa su un tema così importante. Nessuno, a cominciare dalla presidente Boldrini, ha replicato nulla: sanno che non possono farlo. Solo Renato Brunetta si è impegnato a non applicare il contingentamento dei tempi: ma come possiamo credergli?”.
Dallo staff di Laura Boldrini, replicano: “Nessun assist, la presidente non può certo decidere quando va calendarizzato l’esame di un ddl: spetta alla capigruppo”. Resta il fatto che la fretta della maggioranza non piace neanche a Sel. “Su un argomento così delicato non si possono bruciare i tempi” sostiene Gennaro Migliore, capogruppo del partito alla Camera. Che spiega: “Nella capigruppo ho fatto notare che sarebbe stato più urgente mettere in calendario la riforma della legge elettorale. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini mi ha risposto che il governo era anche disposto a farlo. Ma Brunetta è andato nel senso opposto: a suo dire viene prima il ddl costituzionale”.
Il problema principale per Migliore però non sono i tempi: “Il vero tema è che la maggioranza vuole stravolgere la Costituzione, quando il 138 non dà questo mandato. E più d’uno pensa anche di toccare la parte sulla Giustizia, cosa inammissibile. Noi risponderemo con i nostri emendamenti. Vorremmo la riduzione dei parlamentari e un bicameralismo diverso, con un Senato delle autonomie”. Fuori del Parlamento, a opporsi alla riforma c’è Azione civile di Antonio Ingroia. L’ex pm annuncia: “Tra il primo e il 3 luglio manderò una lettera a Epifani, Vendola e Grillo, in cui chiederò loro di organizzare assieme primarie per consultare l’elettorato su questo tema. Non si può cambiare la Costituzione senza ascoltare prima il parere dei cittadini: i partiti che vogliono il cambiamento devono bloccare il ddl con una moratoria”. Sulla riforma, Ingroia ha opinioni chiare: “Il Pdl vuole il presidenzialismo, con lo stravolgimento di tutti gli equilibri tra i poteri, e sogna di subordinare la magistratura al governo. Vedo riapparire la maschera golpista della P2, dietro questo progetto. E purtroppo nel Pd sono in pochi quelli che dissentono”.

Le aziende non hanno più scuse

… disse qualche giorno fa il signor Enrico Letta dopo la “grande” vittoria al vertice Ue. E, infatti, i lavoratori della Indesit molto presto se ne andranno in “ferie”…
Chiudere tre stabilimenti: quello di Ginosa in provincia di Taranto, di Jesce 1 e La Martella a Matera. E’ l’obiettivo del piano industriale quinquennale presentato questa mattina nella sede di Confindustria a Roma dai dirigenti della Natuzzi cui è seguito l’annuncio dello sciopero immediato proclamato dai sindacati. L’azienda di divani di Santeramo ha definito il numero esatto di esuberi: 1726 di cui 146 impiegati. Rimarrebbero a lavoro, dunque, tra le sedi di Santeramo e di Laterza in 733. E, ha annunciato la dirigenza, partiranno da subito le procedure di mobilità vista l’imminente scadenza della cassa integrazione a ottobre.
SCIOPERO IN TUTTI GLI STABILIMENTI – L’immediato sciopero in tutti gli stabilimenti della Natuzzi è stato annunciato, in un comunicato congiunto, dalle segreterie nazionali Fenael Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, “unitamente alle segreterie regionali di Puglia e Basilicata, alle segreterie territoriali di Bari, Taranto, Matera, ed alle rsu del gruppo”. Per i sindacati è “inaccettabile la decisione della direzione aziendale di aprire una procedura di mobilità per 1.726 lavoratori”.
“AZIENDA SCORRETTA SU MOBILITA'” – E’ un piano duro quello illustrato ai sindacati nel corso della riunione nella Capitale. A presentarlo però non c’era il patron dei salotti, Pasquale Natuzzi, ma i dirigenti dell’azienda. Il piano licenziato dal consiglio di amministrazione del gruppo prevede la chiusura dello stabilimento di Ginosa in cui lavorano circa 400 operai che è praticamente il doppione di quello di Santeramo: a Ginosa si fa cucitura e assemblaggio dei divani. “E’ scorretto, se dicono che questo è il primo incontro e vogliono trovare insieme soluzioni, far partire già le procedure di mobilità – attacca il segretario della Fillea Cgil Puglia Silvano Penna – non si avviano così le procedure di mobilità, non si gioca con il coltello alla gola. Poi nel piano non c’è in nessun modo uno straccio di progettualità sull’accordo di programma da 101 milioni di euro firmato a febbraio per il rilancio del distretto”.
VENDOLA: ‘PIANO LACRIME E SANGUE, LO STATO INTERVENGA’ – Il governatore pugliese Nichi Vendola ha rassicurato sul fatto che “la task force regionale per l’occupazione, e la giunta regionale nel suo complesso, saranno sempre al fianco degli operai per percorrere insieme tutte le strade possibili e necessarie per l’individuazione di soluzioni positive”. Il presidente della Regione chiede un tavolo al governo. “Ho chiesto al ministro per lo sviluppo economico Flavio Zanonato – ha fatto sapere Vendola – l’immediata convocazione, presso il ministero, di un tavolo nazionale dedicato alla ricerca di possibili soluzioni per la vertenza Natuzzi che, in queste ore, sta prendendo una piega assolutamente inaccettabile e pericolosa”. Il piano industriale “è un piano di lacrime e sangue, che va oltre ogni ragionevole condivisione. La chiusura di ben due stabilimenti e la messa in mobilità di oltre 1700 dipendenti non può che destare preoccupazione e allarme. E’ però indispensabile, a questo punto, che intervenga il governo nazionale e che intervenga con serie e credibili proposte di politica industriale che, fino a questo momento, hanno più brillato per assenza che non per efficienza e concretezza”.
LA POSIZIONE DELL’AZIENDA – “Gli attuali organici in Italia non sono più sostenibili e tecnicamente non possono più essere gestiti attraverso la cassa integrazione straordinaria, che ha già coinvolto circa 1.450 collaboratori nel 2012, dei quali 674 a zero ore”. E’ questa la posizione dell’azienda, illustrata con la presentazione del piano industriale. “La risposta a questo scenario è la riorganizzazione dell’assetto italiano del Gruppo, che coinvolgerà complessivamente 1.726 dipendenti (1.580 negli stabilimenti produttivi, 146 negli uffici centrali) per i quali la società si vede costretta ad avviare le procedure di mobilità in vista della scadenza della cassa integrazione straordinaria prevista per ottobre 2013. Attraverso questa riorganizzazione la società intende salvaguardare la posizione di 2.789 lavoratori, di cui 1.449 interni e 1.340 nell’indotto.”
“E’ un piano di salvaguardia del Polo Italia – spiegano dal gruppo Natuzzi – volto a riportare la società in condizioni di redditività e a creare i presupposti per un solido percorso di crescita futura, salvaguardando, quanto più possibile, l’occupazione nel territorio pugliese e lucano. Il Piano presentato alle parti sociali è il risultato di un’approfondita analisi condotta sui cambiamenti strutturali in atto nel settore dell’arredo, e conferma il ruolo strategico per Natuzzi spa delle produzioni “made in Italy” di qualità e delle competenze professionali presenti nel territorio”. Il “Distretto del mobile imbottito in Puglia e Basilicata – va avanti l’azienda in una nota – ha visto calare le aziende del settore da 520 dei primi anni del 2000 a 100 nel 2012, mentre gli addetti sono scesi da 14.000 a soli 6.000, di cui circa 4.500 rivenienti dalle attività del Gruppo Natuzzi (3.175 dipendenti di Natuzzi spa e 1.340 dell’indotto). In questi anni il settore è stato fortemente impattato dagli effetti della globalizzazione, dal forte apprezzamento dell’euro verso le principali valute, dalla crescente pressione sui prezzi esercitata dei paesi emergenti con produzioni a basso costo di manodopera e dal dilagare del fenomeno della concorrenza sleale e del ricorso al lavoro nero”.
“Oggi la situazione si è ulteriormente aggravata – va avanti la società – nonostante gli investimenti e gli sforzi della società negli ultimi anni, la crisi del mercato immobiliare e l’ulteriore calo dei consumi in Europa e in Italia impongono al Gruppo Natuzzi un obiettivo prioritario: la salvaguardia dell’azienda. Le linee guida strategiche del Piano prevedono, da un lato l’allineamento dell’attuale struttura operativa alle effettive esigenze dei mercati, e dall’altro un ritorno alla competitività, da realizzarsi attraverso forti investimenti in innovazione di prodotto e di processo, in marketing e comunicazione e nello sviluppo dei punti vendita Natuzzi Italia nel mondo. Il tutto per un investimento complessivo di oltre 190 milioni di euro. Tuttavia, il gap che attualmente separa i costi industriali di Natuzzi da quelli dei principali competitors stranieri e di alcuni concorrenti sleali insediati nel distretto è enorme, come dimostrano i risultati registrati negli ultimi sei anni (2007-2012) in cui il Gruppo ha registrato un reddito operativo aziendale negativo per circa 140 milioni di euro, largamente imputabile agli elevati costi industriali e all’altissimo costo del lavoro. Il Gruppo Natuzzi, che in tutti questi anni ha sempre agito in virtù della sua responsabilità sociale, è pienamente consapevole dell’impatto nel territorio derivante dalla riorganizzazione e auspica che attraverso il dialogo e l’intervento congiunto di istituzioni, sindacati e di Natuzzi possa scaturire un percorso condiviso per trovare soluzioni efficaci e sostenibili”.

Del far parlare di se… il ministro più famoso del west

Eh, signora mia, si sbaglia dicendo che gli insulti che si becca lei sono insulti anche per le istituzioni e per i cittadini italiani. Gli insulti che si becca sono solo esclusivamente suoi, visto che a sua volta, insulta tutti gli italiani non considerandoli tali o pensando alla maniera “congolese”. Quindi, non insista con queste manfrine perchè ogni volta ci da l’impressione di non avere argomenti diversi da coloro che la insultano. Svendere la cittadinanza italiana, non è forse un insulto all’italia stessa e a tutti noi cittadini italiani?

Inoltre, un paio di commenti: “Fatevi un giro sui siti delle varie ambasciate di “paesi in via di sviluppo” e vi renderete conto che senza investimenti notevoli o rendite sicure (da 2000 euro al mese in su, a seconda del paese) col fischio che vi fanno entrare. Senza parlare di paesi come l’India dove, per un italiano, avere il visto lungo è praticamente impossibile. E quanti di questi paesi pretendono che se tu ci apri un business il 51% sia intestato ad un locale! Senza dire che se ci vuoi andare a lavorare devi essere assunto all’interno delle quote di stranieri previste per legge… ecc. ecc. ecc.”

“In Congo e per lavoro, per ottenere il visto dovete avere un “atto di chiamata” e presentare

– Passaporto valido
– 24 fotessere
– Certificato penale pulito
– carichi pendenti in ordine
– Certificato di studio o specializzazione
– curriculum Vitae tradotto almeno in inglese
– Patente guida internazionale (se doveste guidare mezzi o vi capitasse di farlo)
– Certificato medico di buona salute
– Analisi sangue attestanti assenza HIV e malattie veneree
– Vaccinazione anticolera ed antitifo
– Vaccinazione febbre gialla
– Biglietto valido di andata e ritorno, open
– Denuncia dei contanti che si hanno e divise rispettive
– infine, a carico di ci vi ha chiamato a lavorare, c’è l’obbligo di garantire il vitto e l’alloggio ed il pagamento delle tasse d’ingresso e residenza temporanea per il periodo richiesto, che può essere trimestrale, semestrale od annuale; al termine del permesso di soggiorno, l’uscita dal Paese E’ OBBLIGATORIA.”

Nevvero, signora Kyenge? Tutti dovrebbero entrare liberamente in italia ma non tutti entrano liberamente ovunque nel mondo. Compreso il congo sua patria natia.

Il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge puntualizza, precisa le sue affermazioni sull’abolizione del reato di clandestinità. Dopo le polemiche suscitate dalle sue affermazioni di qualche giorno fa quando aveva sottolineato come “il reato di ingresso clandestino e di soggiorno illegale dovrebbe essere abolito in sede di revisione del Testo Unico sull’immigrazione da parte dei ministeri dell’Interno e della Giustizia e dal Parlamento”. La Kyenge inoltre aveva detto che il “trattenimento delle persone da espellere nei Cie dovrebbe rappresentare solo l’estrema ratio e comunque 18 mesi sono un periodo eccessivamente lungo”.
Le reazioni – Parole che avevano scatenato moltissime reazioni, forse anche per questo oggi, lunedì primo luglio, il ministro è tornato sulla questione. Lo ha fatto a Bologna, intervenendo a un convegno sull’immmigrazione organizzato dalla Regione Emilia Romagna. Il ministro ha spiegato che la sua posizione “è quella di cercare, prima di tutto, di recepire bene le normative europee”. Ed ha puntualizzato poi che qualunque progetto in questo senso deve essere discusso con il ministro dell’Interno. “In generale per quanto riguarda l’ immigrazione – ha concluso Kyenge – il mio ministero deve seguire la via dell’accoglienza e dell’integrazione per cui deve dare un’opportunità alle persone di cominciare un percorso di inclusione all’interno della società”. Insomma, una retromarcia, uno smussamento delle posizioni che tanto avevano fatto discutere.
Il passo indietro – . “Il punto – ha puntualizzato il ministro – è individuare quale modello potrebbe essere adatto per l’Italia”. Kyenge ha poi chiarito che “pur non essendo tra le priorità di Governo”, questo tema è affrontato, dal suo ministero, in termini di “semplificazione” burocratica ad esempio per quanto riguarda il diritto di cittadinanza dei neomaggiorenni. Per quanto riguarda lo stato dell’iter legislativo sullo ius soli, il ministro ha spiegato che “la settimana scorsa, per la prima volta, sono state affrontate nella commissione Affari costituzionali, le diverse proposte di legge depositate in Parlamento da tutte le forze politiche”.
Le offese – La kyenge, poi si sofferma sugli insulti ricevuti via facebook da una consigliera comunale leghista di Bologna: “Gli insulti quando vengono fatti non sono indirizzati alla sottoscritta ma prima di tutto alle istituzioni e poi anche ad ogni cittadino. Per cui non li considero strettamente personali ma vanno al di là della persona”.

Ditelo alla Kyenge, i clandestini in Congo vengono espulsi subito! di Carlo Cagliani

In Italia, la neo-ministra congolese Cécile Kyenge lo ha messo tra i punti inderogabili del suo programma: “Il reato di clandestinità va abolito”. In Congo – il paese d’origine della militante piddina – se non hai il visto regolare viene cacciato immediatamente. Non vi stiamo raccontando una barzelletta, nella quale il principio di reciprocità diventa una chimera bella e buona, ma il risultato di un’informazione ottenuta da Lucio Chiavegato – il pirotecnico presidente della L.I.F.E. Veneto -, che ha telefonato all’ambasciata congolese che ha sede a Roma. Fingendosi un ricercatore dell’Università di Verona ha chiesto all’impiegata che si occupa di immigrazione, quale fosse il trattamento per coloro che entrano senza un regolare visto a Brazzaville e dintorni. La risposta (ascoltate l’audio sotto) non lascia adito ad alcun dubbio: il trattamento per chi entra irregolarmente in Congo è l’espulsione immediata. “Non si può entrare senza visto – spiega la solerte impiegata – chi entra senza visto viene rispedito al suo paese subito”.

La telefonata all’ambasciata del Congo

I ‘profughi’ di Lampedusa, costano 100€ ad ogni famiglia italiana

Dall’inizio dell’anno, sono sbarcati circa 6.500 clandestini – meglio dire: invasori – come saprete ad ognuno di questi personaggi ‘spetta’ quello che invece non spetta ai nostri giovani disoccupati: 45€ al giorno.Il calcolo è semplice, e lo abbiamo ripetuto molte volte, ma repetita iuvant: 1.350€ al mese.Un ottimo stipendio, non c’è che dire.Ed è uno … continua

Forza Italia

Con l’annuncio in diretta televisiva, Silvio Berlusconi ha certificato che la politica del Centro Destra continuerà con Forza Italia come partito trainante nell’ambito di una alleanza che si chiamerà Popolo della Libertà.
Capisco il mal di pancia di alcuni, soprattutto provenienti dall’Msi, ma un partito non è il fine, bensì solo un mezzo per conseguire il fine e se chi, valutando sondaggi e analisi, è in grado di determinare l’appeal di un nome piuttosto che di un altro, ha deciso per Forza Italia, allora che Forza Italia sia.
Del resto, oggettivamente, non c’è nome che possa meglio rappresentare le aspirazioni dell’elettorato di centro Destra.
Forza Italia significa porre l’Italia, la nostra Nazione, in primo piano.
Non alla pari con altre nazioni, magari di origine, come fa una ministra africana, con solo la cittadinanza italiana ma senza la nascita e priva dell’appartenenza alla Nazione Italiana, del governo Letta.
Italia prima di tutto e, di conseguenza, Italiani davanti e prima di tutti.
La Destra che sembra timidamente cercare una unità tra Storace, la Meloni, La Russa e un Alemanno che è riuscito a perdere Roma contro Marino, dovrebbe essere contenta di questo nome che rappresenta la massima espressione verbale di Identità per un Popolo.
Gli Italiani chiedono ad un partito di Centro Destra di rappresentare nel modo più efficace possibile alcune idee fondamentali, all’interno delle quali poi lasciano ampia delega operativa avendo da occuparsi dei propri affari.
Quindi meno tasse, meno immigrazione, più sicurezza, più benessere, evitando le derive perverse di proposte come lo ius soli o il riconoscimento legislativo dei capricci degli omosessuali.
Come raggiungere questi obiettivi è compito della politica, del parlamento,  della maggioranza, del governo.
Quindi anche il mezzo, cioè il partito, deve essere idoneo allo scopo e il nome “Forza Italia” mi sembra il più azzeccato tra tutti, persino rispetto a “Fratelli d’Italia”, anche perchè verso un comunista mi sento ben poco “fratello” e neppure un lontanissimo cugino di millesimo grado.
Il nome del mezzo, quindi, ma anche le persone che dovranno condurlo.
Dando per scontato (anche se per alcuni aspetti valoriali ed etici così non è e ci sarà da combattere all’interno del nuovo contenitore) che le Idee ci siano e il mezzo pure, mancano le gambe  sulle quali far veicolare le quelle idee e le mani che devono comandare il mezzo.
Nella fase bipolare che abbiamo vissuto dal 1994 ad oggi, abbiamo assistito ad unioni e scissioni, nuove presenze e fallimenti di terze vie, con una costante che ha visto sempre più raggrupparsi la sinistra intorno al pci/pds/ds/pd e il Centro Destra attorno al PdL/Forza Italia, mentre ogni tentativo di centrismo è miseramente fallito alla prova delle urne.
Questo comporta che tanto nel partito guida del Centro Destra quanto nel suo omologo e antagonista di sinistra, convivono ali e mezze ali, estremisti e moderati, falchi e colombe.
E se i falchi d’ambo i lati hanno ben presente la caratterizzazione ideale della loro parte politica, dalle colombe di entrambi i partiti promana un odor di sacrestia, un olezzo di vecchio, più che di antico, di fregatura, più che di chiarezza.
Sono gli ex democristiani che si sono sparsi ovunque.
Così non vedrei molta differenza tra gli Alfano, i Letta Gianni, i Quagliarello, i Lupi con i loro omologhi Renzi, Franceschini, Letta Enrico.
Allora se Forza Italia dovesse essere a guida Alfano e soci, meglio lasciar perdere.
Tanto se dovesse contrapporsi ad un partito guidato dagli estremisti (Cuperlo, Fassina, Serracchiani) quanto se dovesse confrontarsi con i moderati Renzi o Letta Enrico.
Nel primo caso perchè sarebbe indifeso davanti alle sciabolate del nemico, nel secondo perchè darebbe vita ad una indigeribile melassa di cui vediamo alcuni esempi con il governo Letta Enrico che ha fatto del rinvio e dell’andreottiano “tiriamo a campà” la bandiera, senza risolvere alcun problema, senza proporre alcun progetto di società, senza decidere nulla di rilevante per la navigazione in mare aperto della nave Italia.
Se, invece, i timonieri di Forza Italia saranno i falchi (le Santanchè, i Brunetta, i Gasparri, le Biancofiore) allora Forza Italia, al di là della riproposizione di un nome di successo del passato, rappresenterà finalmente un ottimo viatico per il futuro del Centro Destra, in grado di combattere ad armi pari con un partito comunista che fosse retto dagli estremisti, essendo in grado di usare la sciabola come e meglio di loro, ma anche verso un partito comunista annacquato nel brodo democristiano, rappresentando una alternativa determinata e con forte caratterizzazione ideale al nulla del galleggiamento lettiano ed al vuoto ideale del parolaio fiorentino.
Idee.
Mezzo.
Uomini.
Le Idee ci sono, basterebbe, per un programma completo, raccogliere Cucù di Marcello Veneziani sul piano valoriale e riassumere le tesi di Milton Friedman per il programma economico.
Il Mezzo, almeno nel nome, c’è ed è il migliore sul mercato (poi sarà necessario anche organizzarlo localmente).
Gli Uomini ci sarebbero, ma sono presenti (e fanno rumore) anche i rappresentanti del compromesso che porterebbe a vanificare i primi due punti.
Berlusconi, questa volta, se vuole realmente un ritorno al futuro, scelga bene le persone cui affidare la sua creatura, rinunciando ai pessimi consiglieri che predicando moderazione, in realtà si propongono di disinnescare un partito ad alto potenziale.











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La lunga notte dell’Italia

Rieccomi. Confesso che riprendo a bloggare con fatica. Forse perché il periodo di sospensione nel quale mi sono autoimposta l’ignoranza informatica e informativa di quotidiani, tv,  web è durato troppo poco. A che punto è la notte-Italia? Le cose con il mio ritorno non sono certo migliorate, ma scegliere nel mazzo delle disgrazie di questo che si autodefinisce “il governo del fare” quale sia la peggiore, è una bella impresa. Inizierò con le dimissioni della Idem. Intendiamoci, non mi è affatto simpatica con le sue mattane esibizionistiche sul gay pride. E certamente le sue, sono dimissioni “dovute”, vista la faccenda della palestra. Ma è certo che se c’era da sacrificare una “tedesca” bionda alla Kyenge (che di fesserie ne dice e ne fa altrettante), è la bionda e bianca che salta.  Rimuovere la Kyenge sarebbe stato considerato “razzista”. Avete visto che pandemonio è toccato a Sartori al Corriere per averla giustamente criticata nel suo articolo? Sembra intoccabile, la signora. Eppure costei non ha il minimo pudore nel mostrarsi pro Africa invece che pro Italia. E lo dice papale papale senza il timore di sembrare “antibianca” e pure contraria ai vecchi: “La priorità è l’integrazione intesa anche come ringiovanimento demografico dell’Italia”. Largo ai giovani allora! Sottinteso: morte ai vecchi. Specie se poi  questi sono quei rompic… dei “nativi”.

Qui tutto il pezzo sulle sue gravi dichiarazioni.

La questione immigrazione– ha concluso- rappresenta un nodo di estremo rilievo, un fenomeno che non può essere governato fra individualismi ed egoismi politici”.
Tradotto: l’Italia è da considerarsi un paese di vecchi e per ringiovanirla occorrono altri milioni di immigrati, che però con le leggi vigenti faticherebbero ad entrare. Per la sostituzione rapida del vecchio col nuovo (il ringiovanimento) occorre aprire le frontiere a tutti. Chi critica è un egoista razzista da mettere al bando.
Se è così, si chiama rimpiazzo demografico: lo ha usato Stalin,lo usano i cinesi in Tibet, ne abbiamo visto gli effetti in Ruanda. Adesso è il turno dell’Italia. Questo è il governo del “fare”. Nel senso del fare la fame. Per chi non lo sapesse la Kyenge è riuscita già a ottenere una forma di ius soli mascherato e mimetizzato all’interno di decreti che ovviamente non citano direttamente la norma, ma la applicano nei fatti.
Qui sul tema della sostituzione demografica anche l’amico Bisquì del blog Diavoli Neri. Non saremo mai in troppi a parlarne per denunciare queste sconcezze.

Poi è ovvio che questa non è la sola porcheria di questo governicchio ridicolo degli “annunci” e dei “rinvii”, delle promesse fasulle sull’occupazione giovanile e delle riscossioni di tasse anticipate (Tares in testa). Secondo Evans Pritchard sembra che tra sei mesi chiederemo un prestito Ue. Leggere qui. Inoltre si torna a parlare di “prelievo forzoso” nei conti correnti secondo la soluzione cipriota, per poi smentire. O…fingere di smentire.   A che punto è la notte-Italia?… Meglio non pensarci.