In Italia comandino gli Italiani

Pare che l’FMI pretenda che resti l’imposta sulla prima casa.
Pare che Letta e Saccomanni si facciano interpreti della volontà straniera.
Chi accetta i diktat dall’estero non è migliore di chi li redige.
L’iva e l’imu sulla prima casa se la paghino loro per compiacere l’amichetta di Sarkozy.
Se non viene abolita l’imu sulla prima casa e se aumenterà l’iva dal 1° ottobre (e se non sarà eletta la Santanchè alla vicepresidenza della camera per il veto comunista), non vi sarà più alcuna ragione perchè questo governo continui a vivere.



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Mummie nostrane e golpe d’Egitto



Niente è più immutabile del Nilo, eppure scorre. In Egitto si passa dalle Autocrazie militari alle Teocrazie islamiche, e ora da questa alla ritrovata Autocrazia dei militari. Mohammed Morse è finito in galera, piantonato dai militari. Il giudice  Adli Mansour giura  fedeltà al governo, al posto suo. Ovviamente la piazza esulta, si agita, ulula alla maniera beduina con la lingua che vibra contro il palato,  ma la manina che la dirige da lontano è sempre la stessa: quella che pretende esportare “la democrazia”. Che è un po’ come l’Araba-Fenice, che ci sia ognun lo dice…
Ma mentre in Egitto infuria un golpe per “acclamazione popolare” (il che è perlomeno un’antinomia) , è il caso di ricordarci che  anche noi abbiamo i nostri  faraoni Tutankamon che manovrano al di là della costituzione, lo straccio più vilipeso del pianeta. O meglio, Mummie, ma di quelle feroci da film horror del filone archeologico-fantascientifico; di quei  film che han sempre un immancabile sequel: il Ritorno. E questa Mummia dispotica chiamasi Giorgio Napolitano. E’ estate, e i colpetti di stato (oltre a quelli di sole),vanno sempre messi in conto. Ecco l’ultimo raggiro…napoletano sugli F35 nell’articolo di Gianni Petrosillo dal blog  Conflitti e strategie. 
Nel frattempo, ecco un’altra perlina estiva  dell’ultima ora: l’FMI ci consiglia (leggi: ci ordina) di non abolire l’IMU. Ce lo chiede la Lagarde, un’altra Mummia rinsecchita.

Ma quale Golpe d’Egitto! Certo, ci troviamo di fronte ad eventi epocali, in un’area caldissima e strategica per i futuri assetti internazionali come il Mediterraneo orientale. Tuttavia, occorrerebbe pensare con maggiore preoccupazione ai colpetti di stato  di casa nostra.
Quest’ultimi dovrebbero suscitare più ampia indignazione – in quanto attuati in un sistema di sedicente democrazia dove il popolo con i suoi rappresentati eletti sarebbe, almeno sulla carta, ancora sovrano – dei carrarmati  dispiegati di fronte alle Piramidi. Del resto, lì sono abituati alle messinscene allestite dai soliti registi statunitensi che fanno e disfano a loro piacimento. Morsi e rimorsi storici camuffati da rivoluzioni colorite più che colorate, a seconda delle esigenze del Presidente di turno (se non è bianco è nero, così come se non è zuppa è pan bagnato comunque nel sangue altrui) e delle urgenze geopolitiche mondiali.
Ma c’è un’altra piramide, questa volta di potere, dinanzi alla quale si può soltanto rabbrividire.  Non si trova lungo le Rive del Nilo ma sulle sponde del Tevere, nella ex città eterna dove eterni sono ormai unicamente i Capi di stato.  Come Il neo faraone della Repubblica, autoproclamatosi tale dopo aver ufficialmente esautorato il Parlamento che, a suo dire, non avrebbe nessuna competenza in questioni centrali per la vita istituzionale, come l’acquisto dei velivoli da combattimento F35, fortemente voluti dalla Nato e dai suoi Alleati.
L’Italia ripudia se stessa, altro che la guerra! Non che ci interessi molto, non essendo noi né pacifisti, né innamorati della carta più logora e calpestata che si sia mai vista in un Paese cosiddetto “civile”, ma teniamo a precisarlo a quanti, in questi anni d’infervoramento legalistico e giustizialistico, si sono stretti intorno a presunti  padri della patria, i quali sventolavano le insegne della Costituzione per affossarla meglio. Bene, adesso che Ramsete il Grande vi ha confermato che il Parlamento non conta niente, ed evidentemente anche chi lo elegge, perché lui è lui e voi non siete lui, come la prenderete? Non so come la prenderete ma posso immaginare dove ancora lo prenderemo tutti.
 
 

Veloci nelle nomine… il resto può aspettare

Le ultime due sono arrivate ieri sera in un comunicato del ministero dell’Economia. Il ministro Fabrizio Saccomanni ha designato per la presidenza di Finmeccanica «il prefetto Giovanni De Gennaro» e per il consiglio di amministrazione della stessa società «l’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo». Sono le nomine numero 73 e 74 del governo guidato da Enrico Letta in appena 67 giorni. Più di una nomina al giorno, con un record assoluto negli ultimi lustri, che vale a mostrare almeno un settore in cui Letta non sta con le mani in mano rinviando le decisioni più in là: l’occupazione delle poltrone. Se in 67 giorni Letta e i suoi hanno insediato i propri prescelti su ben 74 poltrone, nello stesso identico arco di tempo iniziale del loro governo Mario Monti (novembre 2011-gennaio 2012) si limitò a 51 poltrone; Silvio Berlusconi (maggio-luglio 2008) si accontentò di 44 poltrone e perfino Romano Prodi (maggio-luglio 2006), che nei suoi primi 67 giorni fece solo 47 nomine nonostante avesse il giovane Letta sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Poltronissime – Naturalmente le abbondanti nomine del governo attuale sono – a sentire chi le vara – di grandissima qualità. Lanciando De Gennaro e Minuto Rizzo sul ponte di comando di Finmeccanica il ministro dell’Economia ha tenuto a precisare che «le designazioni sono state individuate sulla base dei criteri e delle procedure ispirati a meritocrazia e trasparenza indicati dalla direttiva del 24 giugno». A fine maggio la stampa birichina si interrogava: «Chi faranno a Finmeccanica?». E si rispondeva quasi all’unisono: «De Gennaro!», sottolineando come il prefetto tenesse tantissimo a quella poltrona. Ma per farlo meglio Saccomanni si è fatto una bella direttiva, dove è scritto che le nomine si possono fare solo con criteri di «meritocrazia e trasparenza». Poi ha nominato a capo di Finmeccanica quello stesso De Gennaro che qualunque governo avrebbe dovuto nominare, e si è fatto pure i complimenti per la decisione «trasparente» (e ci mancherebbe: Finmeccanica è una società quotata…) e «meritocratica». Nel pacchetto di 74 nomine ci sono anche poltronissime, come quella del presidente «provvisorio» dell’Istat, Antonio Golini, vista la vacanza lasciata dal ministro del Lavoro Enrico Giovannini. O quella del nuovo (e definitivo) ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, preso dalla Banca d’Italia. È poi toccata a Letta la nomina insieme al Quirinale e al ministero dell’Economia del nuovo direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, che ha preso il posto lasciato vacante da Saccomanni. Importanti anche le nomine della sicurezza: Letta ha scelto insieme al ministro dell’Interno Angelino Alfano il nuovo capo della polizia, Alessandro Pansa, e insieme al ministro della Difesa, Mario Mauro, il nuovo vicecomandante generale dei Carabinieri, Antonio Girone. Alfano ha anche scelto Leonardo La Vigna alla guida dell’ispettorato di polizia della Camera, ruolo delicato e assunto all’onore delle cronache la scorsa estate, per la decisione sulla scorta e relativo albergo vacanziero dell’ex presidente dell’assemblea di Montecitorio, Gianfranco Fini.
Da Paoli a Treu – Sempre il presidente del Consiglio ha fatto approvare dai suoi ministri la nomina di Gino Paoli alla presidenza della Siae. Porta la sua firma pure la scelta anche la scelta di Alessandra Gasparri come nuovo commissario per la prevenzione della corruzione, e pure la scelta di Giuseppe Sala, nuovo commissario unico governativo per l’Expo di Milano 2015. Di peso anche la nomina di Enrico Bondi a commissario dell’Ilva. Accompagnata poi dalla scelta da parte del ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, di un ex parlamentare verde come Edo Ronchi a sub commissario. A proposito di ex, grazie a Letta e a Giorgio Napolitano anche Tiziano Treu ha ottenuto una poltroncina al Cnel. Nell’elencone ci sono poi raffiche di promozioni e di avanzamenti di incarico dei militari, e qui svetta la nomina congiunta fra Mauro (che lo ha prima promosso di grado) e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, di Felicio Angrisano all’incarico di comandante generale delle Capitanerie di Porto.
L’istruzione – Nel pacchetto ci sono le numerose nomine del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, dei responsabili regionali degli uffici scolastici. O di quelli dei beni culturali e paesaggistici promossi dal ministro titolare, Massimo Bray. E anche qualche scelta per le carie strutture ministeriali per cui è stato necessario informare le Camere: lo stesso Letta ha comunicato così di avere nominato Armando Varricchio suo consigliere diplomatico e Carlo Deodato capo degli affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio dei ministri. Nelle 74 nomine non sono invece ricompresi gli staff del presidente del Consiglio e dei suoi ministri, che ad ogni cambio di governo vengono profondamente rinnovati per avere collaboratori di stretta fiducia. Non ci sono nemmeno le 35 nomine, pure rese pubbliche dal premier che ne è stato regista assoluto, dei membri tecnici della commissione per le riforme costituzionali: non saranno poltrone stabili, e non godranno di alcuno stipendio, per cui nella tabellona non le abbiamo considerate.
di Franco Bechis

Di quella del commissariamento ufficiale…

A fare sponda a Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni sulla prudenza sulla riduzione delle tasse sono arrivati gli ispettori del Fondo Monetario Internazionale. “La tassa sulla proprietà sulla prima casa dovrebbe essere mantenuta per ragioni di equità ed efficienza e la revisione dei valori catastali accelerata per assicurare l’equità”, si legge nell’ultima valutazione dell’economia della Penisola svolta dal Fondo a conclusione della sua missione in Italia ai sensi dell’Articolo IV dello statuto del Fmi. Un’affermazione condivisa anche dal premier italiano, che ribadisce la complessità di intervento sulle due tasse più discusse, l’Imu e l’Iva: “Da qui ai prossimi 18 mesi il primo obiettivo, quello più difficile, è il tema della soluzione sulle cose più complicate, cioè l’Imu e l’Iva – ha ammesso Letta -, perchè avvengono con il bilancio 2013 ancora rigido e che non gode di flessibilità. Quindi, la copertura di questi interventi va trovata tutta dentro il bilancio e non è semplice”, ha detto Letta. Anche perché il verdetto dei commissari di Christine Lagarde è inequivocabile. ”Le prospettive di crescita restano deboli, la disoccupazione è a livelli alti in modo inaccettabile e la fiducia del mercato è ancora debole”. L’Fmi ha infatti tagliato dal -1,5% al -1,8% le stime sul Pil italiano del 2013. Ha invece alzato quelle per il 2014 dal +0,5% al +0,7 per cento. “La ripresa è attesa a fine 2013, sostenuta dall’export e da una modesto miglioramento degli investimenti”, si legge nell’analisi che ricorda poi che sono state adottate “azioni decise dalla fine del 2011 per rafforzare i conti pubblici”, ma “il lavoro non è ancora completato” e “accelerare il passo delle riforme sarà essenziale per rilanciare la crescita e creare lavoro”.
Il nuovo governo ha iniziato a costruire passi per fronteggiare i problemi strutturali italiani”, proseguono gli ispettori che hanno annotato come l’Italia aveva bisogno “di riforme forti per restituire fiducia e portare fuori il Paese dalla crisi”. Secondo i commissari, però, ”la priorità deve essere data ad aumentare la bassa occupazione dell’Italia, soprattutto di giovani e donne”. Dimezzare il gap con il resto dell’Europa, “potrebbe alzare il Pil di circa il 2,5% entro il 2018”. Ma è necessario agire “per migliorare la bassa produttività e competitività dell’economia”. E proprio sul tema del lavoro, gli ispettori puntano dritti su un tema caro alla Troika. ”Indirizzarsi verso un contratto unico, più flessibile per i nuovi lavoratori che gradualmente aumenta la protezione del posto di lavoro all’aumentare dell’età potrebbe ridurre il costo delle nuove assunzioni e sostenere l’apprendistato”. Quindi “incoraggiare aziende e lavoratori alla contrattazione di secondo livello consentirebbe di unire in modo migliore stipendi e produttività”.
Il settore bancario italiano, hanno aggiunto gli ispettori, “ha mostrato una certa resistenza”, anche se la recessione ha “eroso” la qualità dei loro attivi e la redditività. Nel rapporto viene evidenziato poi che le banche italiane dispongono di livelli patrimoniali superiori ai minimi regolamentari. Il Fondo tuttavia sottolinea la necessità di rafforzare l’erogazione del credito all’economia reale e di migliorare le regole di governance delle banche in particolare per quanto riguarda le Fondazioni “che dovrebbero disporre di un adeguata struttura di governance”. Per quanto riguarda il risanamento fiscale, invece, un ribilanciamento ”è assolutamente necessario per supportare la crescita attraverso tagli di spesa e tasse più basse”, prosegue la nota, che apprezza “i rinnovati sforzi” per discutere la delega fiscale che “migliorerà l’efficienza del sistema fiscale”. Il Fondo affronta poi il caso Mps, segnalando che le autorità italiane “dovrebbero monitorare attentamente l’attuazione del piano di ristrutturazione di Mps e di essere pronti ad agire rapidamente se la banca non riesce a raggiungere i suoi obiettivi”.
Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che in questi giorni parla di luce in fondo al tunnel, ha fatto buon viso a cattivo gioco cercando di mettere in risalto gli aspetti positivi della relazione: “Siamo lieti che le opinioni dell’Fmi confermino una linea leggermente diversa da quella che si sente sottolineare da osservatori internazionali: il sistema ha retto bene all’impatto della crisi ed è in grado di fronteggiare le sfide che restano di fronte”, ha detto per poi ribadire: “Ci aspettiamo che la ripresa si materializzi verso la parte finale dell’anno e l’anno prossimo. Quanto prima riprendiamo il sentiero della crescita, più facile sarà il processo di aggiustamento della tassazione nel senso indicato”. Sull’Imu, invece, Saccomanni ha dichiarato che il governo terrà conto dei “suggerimenti” del Fmi: “Stiamo valutando. Abbiamo indicato un orizzonte di tempo da completare prima delle vacanze di agosto e terremo in considerazione le valutazioni del Fondo”. Quest’ultima affermazione ha però scatenato una durissima reazione da parte del Pdl: “L’indicazione di lasciare l’Imu è un attentato alla nostra sovranità nazionale“, ha subito replicato Daniela Santanché. “Se il ministro Saccomanni dovesse, come pare, darvi seguito si prepari a cercare un’altra maggioranza per il suo governo”. Più diplomatico Renato Brunetta, capogruppo alla Camera del Pdl: “Il Fondo Monetario ha la sua visione del mondo. Il governo italiano ascolterà quello che ha da dire, ma va avanti sulla base del programma votato dalla sua maggioranza. Un po’ di autonomia e capacità di decidere ci è rimasta”.

Un’aggressione

2 giorni fa ero all’ospedale con mia madre e una zia anziana,
e parlavo al cellulare con mio padre,
che era all’esterno, per incontrarci (visto che a Bologna è impossibile parcheggiare in zona ospedali, era in giro tentando di mollare l’auto da qualche parte).

Mentre mio padre (77 anni), finalmente parcheggiata l’auto,
era su un marciapiede al cellulare con me all’altro capo,
3 signorine nomadi lo accerchiano:
una gli mette le mani nelle tasche posteriori dei pantaloni,
una gli mette le mani nelle tasche davanti dei pantaloni,
una gli mette le mani nei taschini della camicia.
E frugano.

Mio padre molla il telefono, grida e inizia a minacciare di chiamare i Carabinieri,
agita le braccia, al che le zingare mollano la preda, ma dicono stupite ed esterrefatte:

“ma perchè ci tratti così male?”

Fatemi capire:

E’ l’assalitore che è “trattato male” o il derubato??
Mio padre viene aggredito,
e frugato da capo e piedi,
ma sono loro che si sentono “non abbastanza benvolute” mentre stanno tentando un furto.

Loro si sentono cioè legittimate all’aggressione. 
Lo strano 
è non accoglierle al 100% della disponibilità mentre ti stanno rubando.
Noi dovremmo quindi, se aggrediti 3 contro 1 (per di più anziano), 
svuotarci le tasche al loro cospetto in automatico, e privarci dei nostri beni,
ma adesso mooolto più di buon grado, farsi derubare cioè 
con manifesta esultanza et gajezza.
Farsi derubare dunque con più condiscendenza ed entusiasmo.

Chi ha causato questa situazione? Un’idea l’avrei.

Il tutto tra le 13 e le 13.30, a Bologna, zona Ospedale S.Orsola-Malpighi, Via Pelagio Palagi colma sia di traffico sia di gente a piedi.

Josh

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Matrimonio e Adozioni Omosessuali: il Card. Caffarra e il Comunicato della Curia Bolognese

Il Cardinale Arcivescovo di Bologna interviene a proposito delle recenti  dichiarazioni del Sindaco Merola sul riconoscimento di matrimonio e adozioni per le coppie omosessuali


Le affermazioni fatte dal Sindaco di Bologna riguardanti il matrimonio e diritto all’adozione per le coppie gay sono di tale gravità, che meritano qualche riflessione.

Quanto da lui profetato come ineluttabile destino del Paese a diventare definitivamente civile riconoscendo alle coppie omosessuali il  diritto alle nozze e all’adozione è una battuta a braccio che costa poco: tanto non dipende dal Sindaco. Ma ciò non toglie la gravità di tale pubblica presa di posizione da parte di chi rappresenta l’intera città. E dove mettere il cittadino che non per fobia ma con motivate ragioni ritiene matrimonio ciò che è stato definito tale fin dagli albori della civiltà o ritiene non si possa parlare di un diritto ad adottare ma del diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre?

Davvero questo cittadino, con la sua cultura e le sue ragioni, è da giudicare incivile e fuori dalla storia, condannato a sentirsi estraneo in casa sua, perché non riesce a stare al passo del sedicente progresso?

Naturalmente ci sarà chi, riempiendosi la bocca di laicità dello Stato (che è cosa ben più seria!), ci accuserà di voler imporre una dottrina religiosa. Ma qui non c’entra religione o partito, omofobia o discriminazione: sono i fondamentali di una civiltà estesa quanto il mondo e antica quanto la storia ad essere minati; e forse non ci si accorge dell’enormità della posta in gioco.

Affermare che omo ed etero sono coppie equivalenti, che per la società e per i figli non fa differenza, è negare un’evidenza che a doverla spiegare vien da piangere. Siamo giunti a un tale oscuramento della ragione, da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose. Ad un tale oscuramento del bene comune da confondere i desideri degli individui coi diritti fondamentali della persona.


+ Carlo Card. Caffarra
Arcivescovo di Bologna
1° luglio, 2013

Qui Comunicato Curia

(nell’immagine in alto, 
Crocifisso fra la Madonna e S. Giovanni Evangelista in legno del sec. XII,

alla Cattedrale Metropolitana di S. Pietro a Bologna)

 

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Partita di (rag)giro

La battuta è di Renato Brunetta che ha commentato il rinvio dell’aumento dell’iva con l’aumento di una serie di anticipazioni sulle tasse: partita di raggiro.
Ma la partita di raggiro maggiore è quella che da un lato porta a chiedere al governo, cioè allo stato, cioè a tutti noi, di innestare “stimoli” economici (agevolazioni, detrazioni, sconti, incentivi, contributi, detassazioni mirate, finanziamenti …) e dall’altro vede il governo cercare il modo di “pareggiare” quelle maggiori uscite (o minore entrate) tassando i cittadini, cioè sempre noi.
Ma non sarebbe più semplice ridurci le tasse in modo che tutti avessimo più soldi in tasca da spendere, quindi per far ripartire i consumi, invece di togliere a tutti con una mano per dare solo ad alcuni con l’altra ?





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Le provincie non si toccano!

… ma inventarsi tasse e aumentarle, è assolutamente costituzionale…
La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel decreto Salva Italia e il loro riordino, che ne prevede la riduzione in base ai criteri di estensione e popolazione. Non è materia da disciplinare con decreto legge, hanno stabilito i giudici costituzionali. Secondo la Consulta, ”il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio”. Per questo motivo, si legge in una nota, la Corte costituzionale nella camera di consiglio di oggi “ha dichiarato l’illegittimità costituzionale: dell’articolo 23, commi 4, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 bis del decreto-legge del 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214; degli artt. 17 e 18 del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135 per violazione dell’art. 77 Costituzione, in relazione agli artt. 117, 2 comma lett. p e 133, 1 comma Costituzione”. La Consulta aveva esaminato nel corso dell’udienza pubblica di martedì i ricorsi presentati dalle Regioni contro il decreto Salva Italia (decreto 201) del dicembre 2011 che con l’articolo 23 ha di fatto “svuotato” le competenze delle Province e ne ha profondamente modificato gli organi di governo: non più di 10 componenti eletti dai Comuni e il presidente scelto all’interno del consiglio provinciale. Sotto la lente della Corte anche il decreto 95 del 2012 sul riordino delle Province in base ai due criteri dei 350mila abitanti e dei 2.500 chilometri di estensione in base ai ricorsi avanzati dalle autonomie.
“La sentenza della Consulta ci dice con chiarezza che avevamo ragione noi quando dicevamo che una riforma come quella dell’abolizione della Province non poteva essere fatta per decreto”. Andrea Pieroni, presidente della Provincia di Pisa e di Upi Toscana, commenta così la bocciatura del decreto Salva Italia, nella parte riferita alle Province, decisa dalla Corte Costituzionale. “Ora – ha aggiunto – si riparte da capo, quindi il Parlamento dovrà decidere cosa fare, ma di sicuro servirà una legge costituzionale e questa decisione della Consulta consentirà a governo e Parlamento di prendere una strada precisa”. Pieroni ha poi sottolineato che il pronunciamento della Corte “interrompe anche il presupposto del trasferimento delle funzioni ai Comuni” e che il “tema reale da affrontare ora è quello delle risorse economiche, perchè noi continuiamo ad avere tutte le funzioni e tutte le competenze, ma non abbiamo più i soldi necessari per esercitarle in maniera adeguata”. “Credo – ha concluso Pieroni – che adesso il legislatore dovrà prendere atto del fatto che in attesa di una riforma costituzionale seria e organica dovranno essere assegnate le risorse necessarie per operare in maniera adeguata nell’interesse dei territori e delle comunità”. “L’odierna sentenza rende ancora più importante intervenire attraverso le riforme costituzionali sull’intero Titolo V, in particolare per semplificare e razionalizzare l’assetto degli enti territoriali”, ha detto invece il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello.

I nuovi italiani (2)

BARI – Tornano gli scontri al Cara di Bari e questa volta c’è un morto. Un giovane immigrato curdo di 26 anni è stato ucciso la notte scorsa durante una rissa scoppiata tra gruppi di varie etnie nel centro di accoglienza per richiedenti asilo. Altri tre ragazzi, della stessa nazionalità, hanno riportato ferite lievi ritenute guaribili in massimo dieci giorni. A quanto pare la rissa è scoppiata tra immigrati curdi, afghani e pachistani. Sul corpo del ragazzo sono state rilevate ferite da arma da taglio e numerose lesioni dovute a percosse.
GLI INTERROGATORI – Gli immigrati sono stati ascoltati dalla squadra mobile di Bari. Sul posto, dopo i primi segnali della rissa, sono arrivate pattuglie dei carabinieri e della polizia. Nella struttura convivono oltre mille migranti di 40 differenti nazionalità. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari Renato Nitti. L’esame esterno del corpo del giovane ucciso è stato eseguito dal medico legale Biagio Solarino al quale nei prossimi giorni verrà affidata l’autopsia.
IL TWEET DI MARONI – «Flash -immigrati: rissa nel Cara di Bari, un morto e 3 feriti- flash. Stop immigrazione selvaggia!!!»: lo ha scritto su Twitter il presidente della Regione Lombardia e segretario della Lega Nord Roberto Maroni in riferimento all’uccisione di un immigrato curdo di 26 anni.
IL PRECEDENTE – Bari ricorda ancora la giornata di guerriglia di due anni fa quando alcune centinaia di immigrati, sempre del Cara, bloccarono le strade e binari nei pressi del Centro di accoglienza per protesta contro le lungaggini burocratiche che ritardano il rilascio dello status di rifugiato. I manifestanti armati di spranghe attaccarono i poliziotti danneggiando anche auto della polizia.