Su magistratura, carceri e amnistia

Amnistia e guerra togata di Davide Giacalone
L’amnistia trova uno sponsor eccellente, il ministro della giustizia. Non mi scandalizzano né l’ipotesi (a favore della quale i radicali conducono una coerente campagna) né l’altolocata adesione. Ma supporre di usare quello strumento per rimediare al sovraffollamento carcerario è, al tempo stesso, un errore e un’illusione. Il nostro problema è una giustizia penosa, negata, lenta al punto di cancellare sé stessa. Il troppo alto numero di detenuti non è il frutto di una dura politica repressiva, ma la conseguenza della malagiustizia. Qui ho già fatto i conti, non li ripeto: se anziché scarcerare i condannati scarcerassimo gli innocenti, vale a dire coloro i quali non stanno scontando una pena, avremmo risolto il problema dei posti. L’incapacità di discernere fra innocenti e colpevoli, fra pericolosi e no, non è un problema di spazi disponibili, ma di giustizia inesistente. Illusorio fu anche l’indulto: escono i condannati, restano in galera quelli in attesa di processo, si ristabilisce un numero accettabile e nel giro di qualche mese si torna al punto di partenza. L’amnistia ci vorrà, ma dovrà servire a non uccidere la riforma della giustizia, dopo che la si sarà fatta. Attenzione, perché la nostra condizione d’inciviltà precipita ogni giorno di più, senza che i mezzi di comunicazione ne avvertano la drammaticità. Nei palazzi di giustizia si gioca una spietata guerra di potere, intrecciata di ricatti e istituzionalmente devastante.
Dalle mie parti non troverete rammarico per la perdita alla giustizia di Antonino Ingroia. La toga stonava sulle sue spalle, non all’attaccapanni. Epperò segnalo che da quando il suo agire divenne politicamente non allineato agli stessi che, altrimenti, non avrebbero mosso un dito, attorno a lui s’è stretta una tenaglia che ha stritolato l’intera procura di Palermo. Tenaglia fatta d’inchieste giudiziarie e interventi di un sempre più inquietante Consiglio superiore della magistratura. Essendo allergico alla faziosità e non avendo ragione alcuna di personale avversità, quel tipo di metodi mi fanno orrore sia che Ingroia li usi sia che li subisca. Quel che considero ancora più inquietante è che il presidente del Senato, Piero Grasso, non aveva ancora consumato l’iniziale emozione di pavoneggiarsi nelle sue nuove vesti, non aveva ancora appieno dimostrato di esservi inadeguato (ad esempio supponendo di potere esprimere giudizi preventivi sull’attività legislativa dei singoli senatori, che è cosa gravissima), che già spunta un verbale del 1999, nel quale Gaspare Spatuzza non solo gli dice che l’intero processo per l’uccisione di Paolo Borsellino (in quel momento ancora in corso) è basato su prove fasulle, ma fa anche il nome di chi organizzò quel potente depistaggio (La Barbera). Posto che le successive risultanze processuali diedero ragione a Spatuzza, il Grasso di allora fu un incapace. In alternativa un connivente. Ma il Grasso odierno somiglia molto a un ricattato. E il Csm ha appena mandato via il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, perché ricattabile. Non sono in grado di dire come stiano realmente le cose, vedo, però, che da quelle parti si agita un poderoso pozzo nero.
Senza dimenticare che in un paio di procedimenti penali sul banco degli imputati siedono dei singoli cittadini, ma figurativamente il Ros, se non direttamente l’Arma dei Carabinieri. Si può pure essere ipocriti al punto di credere che stiano processando Mario Mori, ma è solare lo scontro fra apparati di sicurezza e di giustizia facenti capo al medesimo Stato. E ciò suggerisce che nessuno controlla più nulla. E’ un errore credere che il problema più grosso sia la politicizzazione di diversi magistrati, perché quello gigantesco consiste in un corpo separato e autoreferenziale, a sua volta in preda a una selvaggia guerra intestina. Tutto ciò per dire che se si fa l’amnistia solo per sfollare le celle non solo non si risolve il problema, ma si pratica l’aerosol lasciando progredire il cancro ai polmoni. Può darsi che l’aroma sia avvincente, ma di sicuro il resto è asfissiante.

Prima fiducia

Il governo Letta supera la prima prova alla Camera. L’aula di Montecitorio ha dato il via libera alla legge di conversione del decreto sulle emergenze ambientali con 336 voti favorevoli e nessuno contrario. Sono stati 133, invece, gli astenuti. La Lega e il Movimento 5 Stelle, che nelle dichiarazioni di voto avevano espresso la propria intenzione di votare “no” al provvedimento, nella votazione finale hanno deciso di astenersi. In aula il deputato pentastellato Massimo De Rosa ha annunciato che la decisione è stata maturata per “rispetto delle popolazioni” colpite dal terremoto. “Ma sempre per il rispetto verso quelle popolazioni – aggiunge – non accettiamo lo sciacallaggio pseudo legislativo” che è in atto contro il M5S, con l’accusa di aver cercato di affossare il provvedimento. De Rosa ha accusato poi Pd e Pdl di essere “uguali”: “bande che stanno spolpando il Paese a suon di ipocrisia. Siete il peggior governo nella storia della Democrazia cristiana”. Il ricorso al voto di fiducia è arrivato dopo un lungo braccio ferro tra la maggioranza e il movimento 5 stelle. Fino all’ultimo l’esecutivo ha cercato di evitare il ricorso al voto, ma lo scontro con il movimento, che sembrava essersi risolto in giornata, si è acutizzato all’ultimo. Il tavolo è saltato sulla richiesta del movimento di stralciare dal decreto anche gli articoli su Tav e terzo valico di Giovi. E così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ha dovuto annunciare il ricorso alla fiducia. La polemica finale, con il Movimento 5 stelle che ha criticato Franceschini, definendolo uno “sciacallo”, è arrivato dopo un aspro dibattito, focalizzato soprattutto sull’ accusa di ostruzionismo ai pentastellati. Proprio su questo tema la discussione a Montecitorio si è fatta tesa, gli animi si sono surriscaldati e il deputato Angelo Cera ha rivolto parole molto dure nei confronti del M5s. E il richiamo alle polemiche degli ultimi giorni è stato presente anche nelle dichiarazioni di voto alla Camera.
FRATELLI D’ITALIA – Il primo a prendere la parola è Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia. E per Letta arriva il primo pollice verso: “Votiamo contro la fiducia a questo governo distratto, inefficiente, demagogico come i governi precedenti”. Rampelli critica l’azione dell’esecutivo e lo invita a “prendere di petto” le vicende legate alla crisi economica. “Se lo farà saremo ben disponibili a sostenerlo”, conclude.
LEGA – Anche il Carroccio si schiera contro l’esecutivo di larghe intese. “Siamo stufi di un governo delle parole e delle promesse. Da Letta e dai suoi ministri solo enunciazioni e niente fatti. Tante promesse mai realizzate”. E’ Massimiliano Fedriga ad annunciare il no della Lega Nord al decreto emergenze. Un provvedimento che, sottolinea è stato “usato come merce di scambio con i gruppi al Senato, dove è stato cannibalizzato”.
M5S – “L’ennesimo ricatto di un governo degli inciuci verso un Parlamento di nominati”. Il discorso alla Camera di Riccardo Nuti, non lascia spazio a dubbi. Il voto negativo del Movimento 5 stelle alla fiducia sul dl emergenze era già annunciato, ma il capogruppo alla Camera pronuncia parole di forte critica per le decisioni del governo: ”La scatola del Parlamento è vuota”, aggiunge il capogruppo stellato, “voi ancora non lo avete capito, ma è finita. Avrete la fiducia, sì, ma solo la vostra. A farvi pagare il conto saranno i cittadini italiani. Ora siamo noi a dirvi: scongelatevi”. E rincara la dose: “Non abbiamo dimenticato la truffa del ddl sul finanziamento ai partiti – sottolinea Nuti – con i cittadini colpiti dal terremoto siete avari, con i vostri partiti siete invece sempre molto generosi. Il 31 luglio intascherete 91 milioni di euro. Bravi, complimenti. E voi sareste i responsabili? Ancora ci chiede qualcuno perchè non abbiamo fatto il governo con il Pd. C’è ancora bisogno di spiegarlo? Avremmo dovuto farlo per far passare queste porcate?”. E ancora: ”Questo governo dice di voler risolvere le emergenze ambientali ma in realtà le aggrava e ne crea di nuove. Al governo l’emergenza conviene, per continuare a fare quello che è stato fatto negli ultimi venti anni. E’ talmente falsa l’accusa a noi di voler bloccare i fondi per i terremotati, da fare schifo. Siete dalla stessa parte da chi rideva al telefono la notte del terremoto all’Aquila. Per dare soldi agli amici passate sui cadaveri del sisma in Emilia”.
SEL – Il gruppo guidato da Nichi Vendola era stato accusato proprio dal M5s di doppio giochismo. E proprio al movimento che si rivolge il capogruppo di Sinistra ecologia e libertà Gennaro Migliore: “Perchè il vostro gruppo non ha fatto ostruzionismo al Senato, quando era il momento di bloccare questo decreto in cui stavano inserendo di tutto?”. Poi annuncia il “no” del suo partito: “Questo provvedimento contiene luci e ombre e troppi provvedimenti che non hanno carattere emergenziale. Introdurre la decretazione d’urgenza per fare un testo omnibus è una responsabilità che il Governo deve prendersi. Sel non voterà la fiducia”.
PDL – Per Letta arrivano anche parole di conforto. A pronunciarle è Paolo Alli, deputato del Popolo della Libertà: ”Spiace che non si sia riusciti ad evitare questo passaggio che ha portato alla prima fiducia al governo, quando ve ne erano le possibilità. Questo voto però non è un capriccio o una prova di forza, ma è un momento necessario per un decreto che è fondamentale per il futuro del nostro Paese”. E poi annuncia il sì “convinto” a nome del suo gruppo.
SCELTA CIVICA – E l’appoggio arriva anche da Scelta civica. ”Sc voterà a favore della fiducia con convinzione, per la condivisione dei programmi e dei progetti di questo governo. Ma con rammarico per il fatto che si sia dovuti ricorrere a un voto di fiducia per il via libera al decreto emergenze”, annuncia Lorenzo Dellai. Poi esprime “solidarietà a Franceschini per le accuse molto pesanti che ha ricevuto ieri” dall’opposizione, dopo l’annuncio del voto di fiducia.
ANCORA SCINTILLE TRA M5S E MAGGIORANZA – Durante il voto degli ordini del giorno in Aula è di nuovo polemica. Al centro, sempre un deputato del movimento 5 stelle, Gianluca Vacca, che insinua il sospetto che in Aula si proceda troppo spediti nei lavori per dedicarsi all’imminente weekend. “Chiedo scusa ai colleghi che forse non sono abituati a stare in Aula di venerdì…”, esordisce Vacca. Ma la presidente di turno Marina Sereni non ci sta e lo interrompe: “Lei sa bene che ieri tutti i gruppi hanno condiviso il calendario dei lavori che prevede alle 14 l’inizio delle dichiarazioni di voto con diretta tv”. E il deputato insiste: “Evidentemente la diretta tv è più importante della discussione sugli ordini del giorno”. A quel punto prende la parola dai banchi del Pdl Simone Baldelli: “Il regolamento prevede che il governo dia pareri non nel disinteresse generale dei colleghi e che chi li deposita presti attenzione a quei pareri – ricorda – Non è questione di volontà di rimanere in Aula, è questione di regole, di rispetto dei ruoli e di convivenza civile. Il governo ha dato i pareri con grande accuratezza, non è permesso a nessuno un atteggiamento arrogante in quest’Aula – aggiunge Baldelli, raccogliendo un forte applauso del Pdl ma anche del Pd – il calendario è stato approvato dai capigruppo all’unanimità e la richiesta della diretta tv è stata fatta dall’opposizione”.
ALCUNI PUNTI DEL DECRETO EMERGENZE – Dal rilancio dell’area del Porto di Piombino all’Expo 2015, alle aree terremotate dell’Emilia e de L’Aquila, e alla gestione dei rifiuti. Questi alcuni punti del decreto Emergenze ambientali (il numero 43 del 2013), approvato con il voto di fiducia. Ecco i punti principali del decreto:
PIOMBINO: Il testo (art.1) parla di “riconoscimento” dell’area industriale di Piombino come area “in situazione di crisi industriale complessa”: il presidente della Regione Toscana viene nominato commissario straordinario per “assicurare la realizzazione degli interventi” del “nuovo Piano regolatore portuale”. Anche a Trieste viene riconosciuto lo status di “area di crisi industriale”.
RIFIUTI: Viene prorogata l’emergenza e la gestione commissariale sui rifiuti a Palermo fino al 31 dicembre 2013. Viene prolungato da 24 a 36 mesi il mandato dei commissari straordinari per i siti per lo smaltimento dei rifiuti in Campania.
DEPURAZIONE: Norme per la prosecuzione dell’emergenza per la depurazione in Campania (Acerra, Marcianise, Napoli nord, Foce Regi Lagni, Cuma) e dell’impianto di derivazione di Succivo. L’emergenza nella tutela delle acque viene prolungata anche per la Puglia fino al 31 dicembre 2013.
EXPO: L’articolo 5 reca una disciplina speciale per l’Expo 2015, per garantire il rispetto dei tempi e l’adempimento degli obblighi internazionali; inoltre prevede l’istituzione di un commissario unico (già nominato da Enrico Letta).
TERREMOTO: Vengono disposte alcune proroghe per le aree terremotate in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto: lo stato di emergenza dal 31 maggio 2013 passa al 31 dicembre 2014 (c’è anche un allentamento dei vincoli del Patto di Stabilità interno). Completa attuazione dei Piani per la ricostruzione dei danni causati dal terremoto del 2002 in Molise. Sono previsti interventi per il sisma in Abruzzo: misure economiche di assistenza per le case, attività di ricostruzione, concessione di contributi a privati per la ricostruzione di immobili, rimozione delle macerie.
GENOVA E TAV: Nel decreto è stata inserito il ripristino dell’efficienza e dell’operatività della Sala operativa e del Centro Vts (Sistema di controllo del traffico marittimo) della Capitaneria di porto–Guardia costiera di Genova, in seguito ai danni causati dall’incidente del 7 maggio. Esclusione dai vincoli del Patto di Stabilità interno degli interventi di riqualificazione territoriale per la Tav Torino-Lione.

Le continue provocazioni della Kyenge

… poi si lamenta se viene insultata e derisa.
Un paio di commenti: “Se l’Italia non le sta bene, se ne ritorni nella giungla, e, sopratutto, non doveva accettare di essere Ministro. Forse lei non sa delle umiliazioni che gli Italiani subirono come immigrati dopo la I e la II guerra mondiale come anche dei continui stereotipi che moltissimi stranieri hanno nei nostri riguardi. L’Italia ha bisogno di politici costruttivi e non distruttivi come e lei che cercano di usare la proprio carica istituzionale per i loro porci comodi o per esternare le proprie frustrazioni. Se ne vada che ha già rotto fin troppo le scatole con i suoi “razzisti” discorsi nei riguardi di un popolo che continua a sopportare con infinita pazienza ingiustizie e la prostituzione intellettuale di molte persone che sono d’accordo con le sue malsane idee.”

“Vorrei fare una domanda alla Ministro Cecile Kyenge. Quando parla che gli immigrati sono trattati come animali le viene mai in mente come furono trattati i nostri paracadutisti a Kindu da suoi connazionali congolesi? Le è stato mai raccontato che i suoi connazionali sono stati cannibali? Signora Ministro la smetta per favore e chieda perdono dei misfatti dei suoi connazionali.”

“Violenza e insulti contro di me”. E’ questo il bilancio che fa Cecile Kyenge della sua, ancora breve, esperienza da ministro. “Quando sono diventata ministro non mi sarei aspettata questa serie di insulti e violenza contro di me, sarebbe stato impensabile per chiunque. Una tale violenza va al di là della mia immaginazione”, afferma la Kyenge, in un’intervista fiume a Radio Capital. La Kyenge si sfoga e attacca: “In questo contesto è uscito un problema sommerso, la difficoltà di alcune persone di accettare il cambiamento. E’ una brutta violenza che esce ma questo ci mette di fronte a un problema da affrontare, il razzismo sommerso”.
Immigrati trattati come animali – Secondo il ministro gli immigrati delinquono perché trattati come animali. “Un crimine è sempre un crimine e va condannato, ma si deve anche capire il disagio da dove proviene, capire le cause perchè questo poi permette di fare buone leggi che mettano l’individuo al centro. Se gli immigrati vengono trattati come animali dipende dalle condizioni, dal luogo. E non penso solo ai migranti, ma anche agli italiani, alle nuove povertà che nascono. I deboli in questo Paese vengono trattati male. La maggior parte delle persone non vengono considerate come tali. E’ un concetto che deve cambiare perchè la nostra Costituzione dice che si devono rimuovere gli ostacoli per i più deboli”.
Ho subito violenze – E parlando di reati, la Kyenge racconta anche quella volta che subì una violenza: “L’unica volta che ho denunciato qualcuno è stato perché mi aveva messo le mani addosso, ma non ho fatto in tempo a ottenere giustizia perché la persona denunciata nel frattempo è morta. Da quando sono arrivata in Italia ho subito tanto razzismo – ha aggiunto – ma con una risposta violenta non si arriva da nessuna parte. La miglior risposta è la non contrapposizione e il mostrare un modello di comportamento positivo”. Infine per andare sul sicuro e assecondare la retorica antirazzista, la Kyenge cita per la centesima volta Martin Luther King: “Lui sognava che i nostri figli potessero essere considerati proprio per la competenza e la professionalità. Non per il colore della pelle”. In Italia tutto ciò già avviene. Lei è un ministro di colore. Non per la sua etnia, ma per le sue presunte capacità.

Dal decreto del fare

Occhio ai prezzi della benzina. Alla vigilia dell’inizio delle vacanze estive, i carburanti potrebbero subire nuovi aumenti a colpa di un provvedimento contenuto nel “decreto del Fare” che prevede un “mini-rialzo” sulle accise. Il governo autorizza di fatto l’Agenzia delle entrate a recuperare, tramite l’aumento delle aliquote, ben 75 milioni di euro. Un rincaro che si aggiungerà all’1,5 centesimi in più al litro derivante dall’aumento dell’Iva, se il governo non troverà le risorse per stopparlo. “Ci sarà un ulteriore crollo dei consumi e delle entrate”, commenta il presidente di Assopetroli-Assoenergia Franco Ferrari Aggradi, “Francamente tutto questo ci lascia attoniti. Ancora una volta invitiamo il governo a percorrere altre strade per dare realmente fiato all’economia tra cui, la primaria è la revisione della spesa. Tutto il resto è ripercorrere una strada che in questi mesi ha aggravato l’avvitamento recessivo ma almeno, prima, i sacrifici erano necessari e indirizzati a mettere in sicurezza il Paese”.

Come distruggere le nostre Radici

Ieri leggevo le tracce per la prova di Italiano della maturità.
Magris, Zingales, paesi “in via di sviluppo”, i “Brics”, “Mercato e democrazia”.
Il tema storico sugli omicidi politici (chissà se sarebbe stato accettato quello virtual-giudiziario di Berlusconi?).
Però mi domandavo: e Dante ? Manzoni ? Ariosto ? Tasso ? Petrarca ? Foscolo ? Carducci ? D’Annunzio ?
Cioè i GRANDI della nostra Letteratura, quelli che hanno contribuito a coltivare e far crescere il nostro essere Italiani, ponendo le radici della nostra Civiltà, la migliore mai esistita.
Amara la constatazione.
Attraverso la cancellazione dei Grandi della nostra Letteratura, i comunisti che hanno occupato anche il ministero della (d)istruzione, vogliono bruciare le nostre Radici, per fare spazio all’orda di immigrati che, confidando anche in quelle che Marcello Veneziani ieri ha descritto come Le tre divinità del politicamente corretto , sta già calando sulla nostra terra per occuparla con le loro usanze, religioni, ricordi, radici.
Quousque tandem, Letta, abutere patientia nostra ? 





Entra ne

Finchè non vi entrano in casa…

FIRENZE – Bufera sulle frasi scritte su Facebook da una consigliera di circoscrizione a Prato che è anche componente della segreteria provinciale Pd, Caterina Marini, 30 anni: «Extracomunitari ladri stronzi dovete morire subito». Dopo la diffusione del post pubblicato da Notizie di Prato (nella foto), poi cancellato, il segretario pratese del Pd, Ilaria Bugetti, ha chiesto l’espulsione dell’iscritta: «Con quelle dichiarazioni – dice – è di fatto fuori dal Pd. Ho già chiesto l’apertura di un procedimento disciplinare».
Il messaggio contro gli extracomunitari è stato postato nei giorni scorsi, e poi rimosso, dopo un tentativo di furto subito dalla sorella della consigliera di circoscrizione: «Mentre andava in camera si è trovata faccia a faccia con un ladro. Che città di merda è questa. Extracomunitari ladri stronzi dovete morire subito». Nei commenti seguenti, rispondendo ad una amico che la interrogava sulla gravità delle sue affermazioni, Caterina Marini ha aggiunto: «Sconvolta. Era un magrebino. Agile come un gatto. E datemi di razzista non me ne frega. La gente ha solo discorsi». Immediata la reazione della rete. Nel condannare il post, il segretario pratese del Pd Bugetti scrive che quelle dichiarazioni «violano chiaramente i nostri principi fondanti che da sempre si rispecchiano nell’anti-razzismo, nella non-violenza e nel rispetto della convivenza. Tali affermazioni hanno giustamente colpito la sensibilità delle forze politiche, associative e civili che tutti i giorni lavorano a quell’idea d’integrazione irrinunciabile in una moderna ed evoluta società». «Non spetta direttamente a me emettere delle sanzioni – conclude la segretaria cittadina del Pd – e ho già chiesto l’apertura di un procedimento disciplinare presso la commissione di garanzia. Tuttavia appare evidente la violazione del codice etico che Caterina Marini ha sottoscritto».

(Scendi)Letta

Roma, 20 giu. (TMNews) – Enrico Letta è soddisfatto dei primi due mesi del governo. Parlando alla stampa estera, il presidente del Consiglio ha spiegato: “Vi do una sensazione, un sentimento di partenza a 50 giorni dall’inizio, a me sembra una vita: un sentimento molto positivo, sento che le cose stanno andando bene, come speravo. Sento che c’è energia positiva che si sta liberando. Vedo tantissime difficoltà ma vedo tanta determinazione, tanta voglia di fare”.
Il premier ha poi detto ai corrispondenti esteri a Roma che è necessario cambiare il modo di raccontare l’Europa, anziché parlarne male bisogna sottolineare che si tratta di una “storia di successo” ed è fondamentale che “la Gran Bretagna rimanga a bordo”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta alla stampa estera: “Continuiamo tutti, sbagliando, a usare la logica del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Anzi, oggi si parla sempre male dell’Europa. Al G8 mi sono permesso di dire che dobbiamo cominciare a raccontare la vicenda europea di questi tempi come una storia di successo: ci sono delle difficoltà che dobbiamo superare, ma in questi giorni sta succedendo che la Lettonia entra nell’euro, la Croazia entra nell’Ueà L’Italia supporterà l’accelerazione dell’inizio del processo di adesione della Serbia. E’ una storia di successo se tre capitali come Riga, Zagabria e Belgrado vivono l’avvicinamento all’Ue come la grande prospettiva alla quale stanno legando le loro politiche. Questo dimostra il successo dell’euro e dell’Ue”. Infine Letta ha aggiunto: “E’ interesse dell’Italia e dell’Ue che la Gb rimanga a bordo dell’Ue e farò di tutto per dare messaggi che riescano a dimostrare alla business community britannica e alla pubblica opinione come è un interesse britannico, europeo e italiano che la Gb rimanga nell’Ue”.

Come si perdono voti… ebbravo Angelino Jolie!

Il ministro dell’Interno delira: “Lampedusa è il checkpoint Charlie del nuovo millennio. Aumenteremo i posti dello Sprar e le commissioni per le domande d’asilo”. “Il fenomeno degli sbarchi è in evidente ripresa. Dal 10 giugno di quest’anno sono stati trentacinque gli sbarchi, che si aggiungono agli altri ottantasei registratesi dall’inizio del 2013”. Una situazione dovuta in parte alle “migliori condizioni meteo marine”, ma soprattutto a “circostanze geopolitiche recenti”, tra le quali giocano un ruolo fondamentale “la crisi politica che sta attraversando la Libia”, ma anche la situazione nei Paesi del Corno d’Africa e dell’Africa subsahariana “interessati da conflitti interetnici o dalla assenza di istituzioni solide ed affidabili”. E quindi cosa facciamo, importiamo in Italia i loro ‘conflitti inter-etnici’?
“I dati in nostro possesso – ha detto il titolare dell’Interno – evidenziano come il flusso migratorio interessi ormai in consistente quantità profughi provenienti da Paesi in condizioni di grave instabilità politica e non solo migranti economici”. Quale guerra, Angelino Jolie, quella in Libia finita due anni fa? Alfano chiede quindi una revisione del regolamento di Dublino, che intervenga sul principio secondo il quale spetta allo Stato di primo approdo la responsabilità dell’accoglienza. Lampedusa non è solo la frontiera italiana, ma è la frontiera che segna il confine laddove finisce l’Italia e comincia l’Africa, e, per converso, laddove comincia l’Africa e comincia non solo l’Italia, ma l’Europa”. Ed “è necessario proseguire ed intensificare ogni utile sforzo sotto l’egida dell’Unione europea e degli organismi delle Nazioni Unite per pacificare quelle aree del continente africano ed assecondare i sofferti processi di stabilizzazione e di consolidamento democratico”. Le frontiere si difendono, e non sono luoghi di passaggio e di accoglienza dell’invasore. Parlando di Lampedusa, Alfano ha detto di considerarla “come il checkpoint Charlie del nuovo millennio, non quello che separava l’Est e l’Ovest del mondo, ma quel passaggio a livello che separa il nord e il sud del mondo, un passaggio a livello superato il quale vi è libertà, democrazia e benessere”. Libertà, democrazia e benessere? Ma dove vive questo qui, a Villa Certosa?
“Nel centro accoglienza di contrada Imbriacola sono stati ospitati, in questo periodo di ripresa degli sbarchi, mediamente circa mille stranieri; oggi sono 1.051 . Indubbiamente la struttura di Lampedusa è sottoposta ad una notevole pressione, che va oltre le capacità effettive di accoglienza. Considero di vitale importanza, dunque, mantenere in efficienza un sistema di alleggerimento continuo basato sulla disponibilità di altre strutture che siano pronte a ricevere gli stranieri trasferiti”. In pratica verranno sparpagliati nelle nostre città: preparatevi all’accoglienza. Poi l’accoglienza dei sedicenti profughi – 45€ al giorno di stipendio – che secondo Angelino Jolie è ”basato su una fitta rete di solidarietà civile assicurata tramite convenzioni con gli enti locali”, è stato “recentemente incrementato di 1.500 posti”. Alfano ha annunciato che “entro il prossimo anno un ulteriore consistente aumento che porterà lo SPAR ad accogliere circa 8 mila stranieri, quasi raddoppiando l’attuale disponibilità”. Altro fronte su cui è necessario impegnarsi è quello della velocizzazione delle procedure di esame delle domande di protezione umanitaria e di richiesta di asilo, e in quest’ottica verranno istituite dieci ulteriori sezioni delle commissioni territoriali, “raddoppiando così le capacità operative degli organismi esistenti”. Certo, tagliamo le pensioni e aumentiamo i posti per i clandestini, definiti in neolingua “profughi”.
Poi il delirio finale degno di una Boldrini: “le procedure che riguardano i minori dovranno sempre orientarsi alla sacralità della persona umana, è un impegno che avverto e che avvertiamo verso le giovani generazioni. Qualunque sia la loro provenienza, in omaggio ai valori universali della nostra Costituzione, che ci richiama allo sposalizio tra l’accoglienza umanitaria e il diritto, insopprimibile, sicurezza delle nostre frontiere e dei nostri concittadini”. Forse per mandarli/e ad Arcore e a Firenze. Questo non è un ministro degli interni, questo è lo zerbino dell’immigrazione. Svuotacarceri e accoglienza sono le sue priorità.

Decreto del (non) fare…

Decreto del fare ancora da fare di Davide Giacalone
Il decreto del fare è ancora da fare. La sera di sabato scorso, conclusa la riunione del Consiglio dei ministri, è stato diramato un comunicato stampa con il riassunto dei contenuti del decreto. Si sono anticipati anche i contenuti di due disegni di legge, uno dei quali è stato esaminato, però, ieri (ne riparliamo fra un anno). Su quei contenuti s’è aperto un ampio dibattito, però manca ancora l’articolato. La prassi di approvare dei decreti, salvo sistemarli dopo il Consiglio non è bella, ma neanche nuova. E’ cattiva condotta, ma diffusa. Diciamo che non ci sarebbe stato scandalo se il decreto avesse preso corpo lunedì. Gliecché siamo a giovedì.
Un Colle occhiuto e severo, già solo per questo, avrebbe ragioni per prendere il testo e rimandarlo indietro, suggerendo la più attenta lettura di due commi dell’articolo 77 della Costituzione: il secondo stabilisce che il decreto legge può essere adottato dal “governo”, non dal suo ufficio legislativo, sicché il testo deve essere approvato dal Consiglio, non scritto dopo la sua riunione, e che, comunque, quel testo deve “il giorno stesso” essere presentato alle Camere. Formalmente la cosa si risolve: dato che il testo non c’è, dato che non è stato pubblicato, è segno che il decreto non esiste, ma quando esisterà lo si presenterà prontamente al Parlamento. Sostanzialmente non si risolve un bel nulla, perché se una misura è necessaria e urgente poi non si può temporeggiare e, in ogni caso, avendo immediato effetto di legge, ed avendolo dettagliatamente descritto sabato, qui si crea una settimana di limbo. Sicuramente non coerente con il dettato costituzionale. Il testo è fermo al Quirinale? Mancano notizie ufficiali. Se così fosse ne deriverebbe che al Colle hanno dei dubbi (fondati). Ma non potendo chiedere modifiche, che sarebbero uno sfregio alla Costituzione e alla sovranità parlamentare, che stanno facendo? Lo rispediscano al Consiglio dei ministri. Ma c’è anche il terzo comma, che prevede una validità massima di 60 giorni, trascorsi inutilmente i quali il decreto perde valore fin dall’inizio. Come non fosse mai esistito (ma è esistito e quel che è stato non può essere rimediato). Mettiamo che lo presentino oggi, 20 giugno, i 60 giorni scadrebbero il 20 agosto. Che fanno, passano il ferragosto a convertire? Non me ne commuoverei punto, ma non ci credo. Potrebbero provare a sbrigarsi prima, ma sono pur sempre 80 articoli, alcuni dei quali lunghi delle pagine. Basta che un paio di parlamentari si mettano in testa di discuterli e ti saluto termini. E, del resto, il costituente non immaginava i decreti fossero scritti in quel modo. Vabbe’, risolveranno mettendo la fiducia e tagliando il dibattito. Ma la fiducia va messa articolo per articolo, che si fa: la mettono 80 volte, per due Camere, che fanno 160, o fanno un bel maxiemendamento con un articolo di centro pagine? Questo a voler tacere sulla coerenza interna del testo e della sua univocità tematica. Napolitano lanciò alti moniti, a tal proposito. Tanto alti che si persero.
Fin qui senza entrare nel merito, perché altrimenti si scopre che la gran parte di quei contenuti poteva essere sbrigata con dei decreti ministeriali, facili e veloci, altra parte appartiene al mondo del già fatto (dal wi-fi ai risarcimenti per inadempienze della pubblica amministrazione), alcuni capitoli dovranno ancora essere scritti (come quello dei minuscoli sgravi nella bolletta energetica), mentre in qualche caso si cammina sul terreno minato, essendo materia già bocciata dalla Corte costituzionale (come per la mediazione obbligatoria prima del processo civile). Un giungla, che il decreto non solo non disbosca, ma rende ancora più fitta. Talché il decreto del fare non solo è ancora da fare, ma si dovrà poi rifare. Il tutto adottando una tecnica legislativa che umilia la decisione politica, consegna il potere normativo ai magistrati che scrivono i testi al posto dei governanti (a proposito: vedo che nessuno intende dare ascolto a Roberto Giachetti, circa il rispetto della norma sui comandi ad altro incarico dei magistrati), salvo poi creare meccanismi così complessi e illeggibili che finiscono con il consegnare il potere di governo ai magistrati giudicanti, chiamati a dirimere le innumerevoli cause che ne derivano. Criticare è facile, stando davanti allo schermo di un computer e con il testo della Costituzione a portata di mano. Me ne rendo conto. Ma è piuttosto fastidioso che taluno pretenda d’essere applaudito per avere chiamato decreto del fare un testo che ricalca un metodo e una dottrina da abbandonare.

Sfoghi a confronto

I precedenti: uno e due. C’è stato uno sdegno unanime e la cacciata conseguente. Vediamo cosa succederà con questo ennesimo sfogo. Scommettiamo che non succederà niente?

“Extracomunitari ladri stronzi dovete morire subito”. A scriverlo sulla propria pagina Facebook e finire alla gogna non è un esponente leghista (come spesso accaduto nelle ultime settimane, riguardo al ministro Kyenge e non solo) ma una giovane consigliera del Partito democratico di Prato, Caterina Marini, renziana della prima ora e attiva in una città-laboratorio in fatto di immigrazione, in Toscana e in Italia. A finire nel mirino della scatenata Marini non sono i cinesi, attivissimi, ma un “maghrebino”, così l’ha identificato la stessa Marini, che avrebbe svaligiato la casa della sorella della consigliera. “La telefonata di mia sorella mi ha lasciato senza parole – recita il post della democratica -: mentre andava in camera si è trovata faccia a faccia in casa con un ladro…. Che città di merda è questa… Extracomunitari ladri stronzi dovete morire subito”. I commenti alla sua condanna sono tutti accorati e comprensivi, ma questo non la trattiene da alzare ancora i toni: “Era un maghrebino – puntualizza -. Agile come un gatto. E datemi di razzista non me ne frega un cazzo. La gente ha solo discorsi”. Si attendono le reazioni sdegnate dai compagni di partito. Nessuno, nel Pd, ha mai fatto sconti nei confronti delle sparate di qualche padano. Ma qui siamo nella civile Toscana, non nel profondo Nord. Roccaforte di sinistra, benpensante e tollerante. Sarà stato solo uno sfogo giovanile, bisognerà capirla.