Quanti sono gli immigrati in carcere?

Gli immigrati sono 7 volte più propensi al crimine degli italianiCirca il 7% della popolazione residente, gli immigrati, genera quasi il 36% dei detenuti.Cinque volte la loro presenza. Gli italiani invece, con il 93% dei residenti, generano meno del 65% della popolazione carceraria, circa 0,7 volte la loro incidenza nella popolazione generale. L’evidenza dei numeri … continua

Il sogno neocomunista dei bolivariani e soci si infrange in Brasile.

Eccomi nuovamente a commentare l’ ennesima sconfitta del tentativo di far rinascere il comunismo, questa volta in salsa sudamericana. Le violente manifestazioni di questi giorni che stanno accompagnando le amichevoli inutili chiamate Coppa della Federazione dimostrano che i Governi nati da ex-terroristi come Lula, Dilma, De Oliveira e Gabeira

http://santosepolcro1.blogspot.it/2009/02/quel-buon-governo-del-brasile_01.html 

sono la dimostrazione dell’ incapacità dei partiti bolivariani o similari di risolvere la situazione economica attraverso lo statalismo piuttosto che agevolare lo sviluppo delle micro e piccole imprese. Il Brasile, a dispetto di quanto promesso dal PT, non riesce a risolvere i propri enormi problemi, spesso creati dalla mania di grandezza sinistra, che volle cattedrali nel deserto come l’ inutile Brasilia (Kubitschek era di centrosinistra, non fatevi infinocchiare…) fino ai prossimi Mondiali del 2014 ed Olimpiadi 2016. 
Ed il Venezuela, oltre ad essere una pericolosa dittatura, è messo peggio…

Politica d’estate

L’estate è, al fine, giunta, smentendo
per l’ennesima volta gli untori del catastrofismo che ipotizzavano un
“anno senza estate”.
Con il caldo, con i fine settimana
estesi, con il tempo libero dedicato maggiormente alle uscite in
famiglia, la politica appare meno intrigante e più lontana.
Ma i problemi restano, come, purtroppo,
restano i magistrati che, unicamente in forza di un concorso, si sono
arrogati il diritto di dettare i tempi agli eletti dal Popolo,
autoassolvendosi persino per la presunzione che sia più importante una loro udienza di una riunione di governo.
In questo mese di giugno abbiamo già
avuto l’ennesima conferma della inaffidabilità della giustizia
italiana
con la decisione della corte costituzionale che ha assolto i
magistrati che non hanno riconosciuto a Berlusconi il “legittimo
impedimento” derivante da una riunione del consiglio dei
ministri da lui presieduto.
Ormai non vale neppure più la pena
commentare simili facezie, sarebbe invece necessario coprirle con una
cupola di oblio.
Attendiamo con un sorrisino di
sufficienza le sentenze su Ruby e il prosieguo della indagini sullo
“scouting” (che, quando riguarda Berlusconi, si chiama “compravendita”)
di parlamentari, nonchè i successivi capitoli dei processi risibili
ancora in corso o in appello/cassazione.
Comunque vadano, però, è certo che in
Italia si sta riformando un bipolarismo
con il crollo di fiducia e
consensi nei confronti del movimento di Grillo, la scomparsa
sostanziale dei montiani e la crescita parallela nei sondaggi di PdL
e pci/pds/ds/pd.
Il Centro Destra ha un Leader, voluto e sostenuto dal
voto di un Popolo che non crede e non ha più – da tempo – alcuna fiducia nei magistrati che cercano di liquidare il suo Leader.
E’ un Leader indebolito da tante
battaglie, dalle continue aggressioni, dalla ostilità di molti capi
di stato stranieri che vorrebbero un’Italia prona e serva invece di
un’Italia protagonista, da un’età ormai venerabile, ma Silvio Berlusconi è e resta il Leader del
Centro Destra
.
I suoi risultati sono indiscutibili:
  • con Berlusconi, per la prima
    volta, il Centro Destra ha saputo presentarsi sostanzialmente unito;
  • con Berlusconi non ci sono state
    devianze e fughe verso la concessione della cittadinanza e voto agli
    immigrati o per assecondare i capricci degli omosessuali;
  • con Berlusconi non sono state
    inventate e applicate nuove tasse e, anzi, alcune riduzioni sono
    state individuate e applicate;
  • con Berlusconi si è inquadrato un
    primo, rudimentale, passo verso un reale federalismo;
  • con Berlusconi l’Italia ha avuto
    una propria politica estera, sovrana e indipendente
    .
Si poteva fare meglio, si poteva fare
di più
.
Facile a scriverlo, molto più
difficile realizzarlo con tutte le ostilità e le pressioni dei
molteplici interessi che circondano ogni azione di governo.
Abbiamo visto i disastri di Monti e
vediamo le vuote chiacchiere di Letta che, finora, ha saputo, solo per le pressioni del PdL di Berlusconi,
rinviare l’imu
sulla prima casa.
Nella consapevolezza che Berlusconi
resterà il faro del Centro Destra
sia che venga dichiarato
“ineleggibile” (dopo essere stato in parlamento per venti
anni !), sia che venga condannato in via definitiva, sia che venga
costretto all’esilio per salvarsi dalla persecuzione giudiziaria,
nella certezza, quindi, che in qualunque condizione Berlusconi venga
posto dagli storici nemici in toga saprà dare linea e coesione al
Centro Destra, spetta a tutti noi sviluppare e far crescere le idee
che Berlusconi incarna.
Spetta a noi con i nostri commenti
(cioè nel modo più facile) , a noi se ci volessimo impegnare
attivamente
in politica (con un costo personale piccolo o grande), a
quelli di noi che in politica ci sono da tempo e ricoprono incarichi
direttivi e di rappresentanza.
Ed è proprio alla rappresentanza di
quegli elettori, come il sottoscritto, che possono formare un nuovo
blocco elettorale
che i dirigenti del PdL devono guardare, lasciando
perdere le senili esternazioni di un Galan o i rigurgiti
veteromarxisti di un Bondi.
Berlusconi, per ragioni di età, non
può occuparsi di dettare la linea, rappresentarla in pubblico e,
anche, dare corpo alla struttura del partito.
Questo deve essere compito di una
classe dirigente
che organizzi una struttura sul territorio e
centrale e che focalizzi la sua azione su grandi battaglie ideali (no
all’immigrazionismo, no ad assecondare i capricci omosessuali,
riduzione delle tasse, difesa e valorizzazione della proprietà
privata
, sovranità monetaria e in politica estera, rivoluzione della
struttura giudiziaria, contrasto al fisco predatore e spione ..
.) e
importanti battaglie locali (sicurezza, pulizia delle città,
controlli, contrasto del degrado delle piazze e vie storiche,
viabilità
…).
Una classe dirigente che accantoni il
fioretto spuntato
dei Letta, dei Bonaiuti, degli Alfano, per usare
sciabole taglienti.
Per i dirigenti PdL, infatti, il “breviario” è pronto ed è scritto, quasi quotidianamente, da Marcello Veneziani ne Il Giornale.





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Su Josefa Idem

Intanto, il metodo: attaccata dalla ’stampa avversaria’ (quella di destra) Idem decide di rilasciare un’intervista a quella che presume essere una testata a lei più vicina (’Repubblica’). Crede che ‘giocare in casa’ le offra qualche vantaggio. Invece l’immagine che ne esce è quella di una persona che ha paura di confrontarsi davvero (in qualsiasi altro modo, dall’incontro stampa aperto alle domande dei giornalisti di ogni testata alla conferenza on line aperta a tutti) e quindi sceglie un ‘terreno amico’, dunque appare come paurosa. Ma transeat. Quello che è veramente sbagliato è il merito della reazione e il suo apparato argomentativo.
Primo: «Ho fatto otto olimpiadi e intanto due figli». Non c’entra niente. Sembra Berlusconi quando per difendersi dai processi dice di aver costruito un impero e vinto cinque coppe dei campioni. Si sta parlando di un’altra vicenda, decisamente.
Secondo: «Non mi sono mai occupata personalmente della gestione di queste cose, non le saprei nemmeno dire di che cifre stiamo parlando». Qui il messaggio è del tipo ‘io sono sempre stata parte della casta fortunata di chi non deve sporcarsi le mani con la realtà, le bollette da pagare, le dichiarazioni dei redditi da presentare, cose così: c’è sempre stato qualcun altro che l’ha fatto per me’. Gran brutto segnale, mediaticamente: noi umani, invece, siamo costretti a star dietro alle scadenze anche se sono delle rotture di coglioni e magari perdiamo un giorno per pagare un divieto di sosta. Senza dire, ovviamente, che “non occuparsene” non solleva di un grammo dalla responsabilità, anzi fa ricadere nel gorgo grottesco dell’«a mia insaputa».
Terzo: «Se il gioco al massacro abituale intorno a noi prevede che questo sia il mio turno per essere fatta a pezzi io dico: la poltrona non mi interessa, mi interessa il progetto per cui sono stata chiamata». Ecco, ministro Idem, questo si chiama prendere a pretesto i toni degli attacchi per non comportarsi in modo limpido. Il ‘gioco al massacro’, se c’è, è responsabilità di altri e qui il problema politico consiste invece nelle eventuali responsabilità sue: nel caso, una scorrettezza compiuta nei confronti della comunità (aver aggirato una tassa, questo mi pare assodato) emersa la quale si lascia l’incarico, con tranquillità, proprio per impedire l’eventuale gioco al massacro che danneggia la sua immagine e la sua parte politica.
Quarto: «La denuncia di irregolarità a Ravenna è emersa solo dopo che sono diventata ministro». Signora, questo in una democrazia aperta è normale, anzi sano. Nessuno aveva messo il naso sulle scappatelle di Gary Hart prima che si presentasse alle primarie. E se Scajola fosse stato un casellante anziché un ministro non sarebbe sorto uno scandalo sulla casa al Colosseo. Fa parte del gioco. Lamentarsene è, quanto meno, un po’ naif. In altre parole: quello che ha fatto Idem non è cosa “da massacro” e non si tratta di un comportamento paragonabile a quello dei farabutti di ogni partito che vediamo ogni giorno all’opera. E’ stata però una scorrettezza che – proprio per non essere né sembrare tutti uguali e proprio per non mostrare attaccamento alla poltrona – andava fatta seguire subito da una serena, dignitosa e nobile letterina di dimissioni. Sottolineando così la propria dirittura morale e la propria superiorità nei confronti degli evasori e dei delinquenti che stanno in politica. E giovando quindi anche alla propria reputazione, sul medio-lungo termine, in modo molto più robusto rispetto a quella che pare una disperata arrampicata sugli specchi.
Alessandro Giglioli

Ancora deliri e provocazioni congolesi

CASERTA – Circondata da bambini, mischiata alle senegalesi e nigeriane. E chiamata per nome da chi ha dieci anni e il suo stesso desiderio di battersi. “Per favore, Cécile. Per favore, ministro, impegnati. Te lo chiedo a nome di tutti i bimbi stranieri che sono nati in Italia. Conto su di te, per questa cittadinanza”, le chiede Fatu. “Non prometto miracoli. Ma sono qui per testimoniare che farò la mia parte”, sorride il ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge. Poco prima, a chi le mostrava solidarietà dopo le recenti offese, risponde: “Quegli insulti non sono rivolti solo a me, ma colpiscono la grande maggioranza degli italiani accoglienti, e chiunque rifiuti il razzismo: che è una questione culturale. Da parte mia, devo dare esempi di non violenza e, come istituzione, anche risposte”.
Il ministro sceglie Caserta per una giornata di testimonianza e riflessione. Come quella promossa, su questi temi, dalla quindicesima conferenza europea della Fondazione Rodolfo Debenedetti. Il convegno su “Carriere legali e illegali” è aperto in mattinata dall’ingegner Carlo De Benedetti e dal professor Tito Boeri nella reggia vanvitelliana. Due report al centro del dibattito. Ma un dato si impone, nella ricerca su “Politica migratoria e criminalità”: nel paese in cui dopo le sanatorie calano i crimini, e l’80 per cento degli stranieri che commette reati è sempre “irregolare”, va superata l’equazione “più immigrati uguale meno sicurezza”. Sottolinea De Benedetti, presidente della Fondazione: “Che la Bossi-Fini abbia fallito lo ammette anche Fini. Ma in troppi continuano a pensare che più immigrazione significhi più criminalità: e non è così. Solo con le restrizioni, con lo status di clandestini, crescono i crimini, spesso compiuti da chi dovendo sopravvivere diventa manovalanza”.
Una fotografia condivisa dal ministro. Che incontra prima il sindaco di Caserta, Pio del Gaudio e il consiglio, poi si ferma alla sartoria “new hope” con donne di varie nazionalità che lavorano al fianco di Mirella e di suor Rita Giarretta, poi all’ex canapificio da Mimma D’Amico e Mamadou Sy, infine con docenti e studiosi impegnati nelle analisi della Fondazione RDB. E dalla Caserta dell’immigrazione “a rischio”, dove le esperienze pilota devono vedersela con una delle più alte concentrazioni di irregolari – e la bomba Castel Volturno è a due passi – la Kyenge lancia “la sfida culturale che riguarda il rapporto tra crimine e stranieri”. Punta il dito su alcuni comportamenti. “Spesso i media danno molta enfasi ai crimini commessi dagli immigrati mentre il crimine non va etnicizzato”, dice il ministro. Una critica limpida alla consuetudine, molto italiana, di indicare la nazionalità di chi delinque. “Davanti alla legge si è tutti uguali, va giudicato il crimine per quello che è, a prescindere da chi lo commette”. Alla fine, immersa tra le stoffe africane in sartoria, qualcuno le porge, e la Kyenge lo indossa, un grembiule coloratissimo. “Lo abbiamo offerto spesso ai politici che però non l’hanno infilato – le dice Mirella – Il grembiule è: servizio. Le auguro che possa vantarsi di averlo indossato”.

Sono una donna non sono una santa

La penosa difesa della ministra dai natali ddr (come la Merkel) deve aver preso spunto dalla vecchia canzone di Rosanna Fratello: sono un’atleta, non una commercialista.
Idem per Valentino Rossi, Giorgio Pavarotti, Diego Maradona.
A ben vedere “io non sapevo” era anche la difesa di Scajola e di tutti quelli accusati di una qualche irregolarità.
Se si trattasse di Berlusconi sapremmo già la conclusione: non poteva non sapere.
Però, questi commercialisti, quanti errori !



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Josefa Idem, i rom assassini e l’esposto contro il giornale

Ricordate? Un giovane rom senza patente alla guida di un suv inve­stì volontariamente e uccise un vi­gile urbano di Milano. Era il 12 gennaio del 2012. Poche settimane fa il ragazzo è stato condannato a 15 anni di reclusio­ne, una pene lieve se paragonata ai 26 chiesti dall’accusa. Lo sconto è stato mo­tivato dai giudici così: «È cresciuto in un contesto di vita familiare caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento e in una so­stanziale assenza di scolarizza­zione». Noi titolammo, sintetiz­zando la questione: «Se il killer è rom, l’omicidio è meno gra­ve», perché ci era parso che tra le righe si dicesse chiaramente che era stata riconosciuta un’attenuante specifica carat­teristica di quella etnia. Bene, la ministra alle Pari op­portunità, Josefa Idem, ha fat­to fare dal suo dirigente un esposto all’Or­dine dei giornalisti considerando la no­stra sintesi offensiva dei rom. Punite quei razzisti, chiede la signora, politicamente corretta con noi del Giornale quando si tratta di rom assassini, ma molto scorret­ta in quanto a etica personale. Già, per­ché è lei quella che ha fatto la furba per non pagare l’Imu, inventandosi finte resi­denze in palestra e non solo. Visto che an­che io, alla pari dei rom, voglio godere di pari opportunità, le chiedo, signora: a chi mi rivolgo per non avere al governo un ministro evasore visto che io l’Imu l’ho pagata?

Stasera l’ Italia contro il Brasile

Un classico del calcio.
Si affrontano le squadre nazionali con
il maggior numero di titoli mondiali: quattro per l’Italia e sei
(purtroppo) per il Brasile.
La Confederations cup è un bidone
costruito a tavolino solo per motivi economici e finanziari.
Non ci sono le squadre migliori, anche
se ci sono sempre alcune tra le squadre migliori.
Quando una formazione, sia pur la
Spagna, vince dieci a zero, significa che l’avversario (Thaiti) non
doveva neppure essere invitato alla competizione.
Ciononostante stasera credo saremo in
milioni davanti alla televisione
per guardare la partita, magari in
compagnia di quegli stessi amici con i quali vedemmo altre
Italia-Brasile, che sono restate nella memoria.
E nei miei ricordi ce ne sono tre, due
amare ed una dolcissima.
Il ricordo più bello è quello
riferito al mondiale di Spagna del 1982, quando un’Italia in cui
nessuno aveva fiducia, riuscì ad eliminare Argentina e Brasile, per
poi sconfiggere la Polonia in semifinale e la Germania in finale.
Fu un campionato anomalo, con un primo
girone eliminatorio e quindi, invece delle partite ad eliminazione
diretta come sempre accaduto prima e dopo, con un secondo girone a
tre squadre, nel quale l’Italia si trovò ad affrontare i campioni
uscenti dell’Argentina e il Brasile.
Quell’Italia-Brasile fu l’apoteosi di
due campioni: Paolo Rossi e Dino Zoff
, il primo per i goals e il
secondo per le parate.
Dei miei tre ricordi su scontri
importanti tra le due nazionali, è il ricordo migliore, più
soddisfacente perchè fu l’unico ad essere vinto dall’Italia.
Dodici anni dopo, nel 1994 al mondiale degli
Stati Uniti
, affrontammo in finale il Brasile.
I tempi regolamentari e supplementari
terminarono in parità.
La delusione arrivò dai rigori.
E’ la partita che ricordo meno, forse
perchè volutamente cancellata per una sconfitta immeritata e
sfortunata.
Ma la partita che paradossalmente
ricordo meglio, con un pizzico di nostalgia, ma con tanta passione, è
la finale mondiale del 1970 in Messico.
Non ci fu storia se non nel primo
tempo.
Il Brasile vinse quattro a uno e ci
strappò definitivamente la coppa Rimet.
Stavamo sostenendo l’esame di terza
media e la finalissima seguiva la memorabile Italia-Germania 4-3.
Avevamo ancora negli occhi l’impresa
contro i crucchi e
certi in cor dell’antica virtù” ci
apprestammo a guardare la finalissima in quella che, con la
conoscenza del poi, fu l’ultima occasione in cui ci trovammo, tutti
assieme, noi ormai quattordicenni, che avevamo giocato ed eravamo
cresciuti assieme per una decina di anni.
Italia-Brasile fu uno spartiacque, ad
ottobre ognuno di noi avrebbe fatto una scelta differente ed avrebbe
poi preso la sua strada, anche se ogni volta che ci incontriamo,
ritroviamo quella complicità che solo il ricordo di un’infanzia felice passata assieme, possono far scattare.
Il goal di Boninsegna nel primo tempo
ci illuse.
Il secondo tempo fu una sofferenza e
una delusione
.
C’è ancora chi sostiene che ” se
avessi guardato da solo la partita come le altre precedenti, avremmo
vinto
“.
Sarà forse per i risultati non
esaltanti delle partite “che contano” contro il Brasile
ma, per me, la classicissima del calcio resta Italia-Germania, con
quei poveri crucchi che pensano sempre di farci fessi e finiscono
sistematicamente con il fare la fine dei pifferi di montagna.
Chissà che dal calcio non arrivi un
insegnamento anche per la vita politica ed economica
.

Buona visione di Italia-Brasile.





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Autoblù

Autoblu amore mio. Austerity prima di tutto diceva il Prof in Loden quando era a palazzo Chigi: “tagliamo le auto blu”. Il suo allievo e attuale premier Enrico Letta è anadato a prendersi l’incarico con l’auto di servizio della moglie per dare un segnale (debole) di cambiamento. Ora invece si torna alle origini. Un bando da 80 milioni di euro per un totale di 3.775 vetture da noleggiare. Un secondo bando da 133 milioni per un totale di 6.450 vetture da acquistare. Il tutto in soli cinque giorni, come racconta l’Espresso. La Consip (azienda partecipata al 100% dal ministero dell’economia) non bada a spese. Quanto ci costerà pagare in totale per le auto blu della casta? Il conto è presto fatto: oltre 213,5 milioni di euro (base d’asta per la gara) per 10.225 veicoli. Nonostante il parco auto delle PA conti già più di 59 mila macchine.
Spending e basta – Eppure qualcuno aveva parlato di tagli. La spendig review di Monti si è trasformata in una “spending…e basta”. Secondo l’ultimo rapporto su “Le auto di servizio della PA” datato 13 febbraio 2013, alla fine del 2012 il parco auto degli enti pubblici ammontava a 59.202: una diminuzione del 3,1% (-1.823 vetture) rispetto allo stock di auto censito al 31 dicembre 2011. Ma nonostante la piccola riduzione, i due nuovi bandi e le spese per benzina, acquisto, noleggio e manutenzione hanno portato via alle tasche degli italiani ben 561 milioni.
Due bandi in 5 giorni – Il bando dello scandalo che ha indetto la Consip risale al 17 maggio scorso. Nel testo si parla di un bando “per la prestazione del servizio di noleggio a lungo termine di autoveicoli senza conducente per le pubbliche amministrazioni”. Cinque lotti, un totale di 3.775 autovetture per un periodo di soli dodici mesi (rinnovabili di ulteriori dodici) e un costo di oltre 80 milioni di euro. Entrando nel dettaglio ecco le cifre per ogni singolo lotto: “Primo lotto: 2.550 vetture operative ad alimentazione tradizionale ed elettrica per un valore di 46 milioni di euro. Secondo lotto: 580 vetture intermedie ad alimentazione tradizionale ed elettrica per un valore di 14 milioni circa. Terzo lotto: 520 vetture commerciali ad alimentazione tradizionale ed elettrica (poco più di un 11 milioni). Quarto lotto: 240 vetture a doppia alimentazione benzina/gpl (quasi 5 milioni). Quinto lotto: 185 vetture a doppia alimentazione benzina/metano (poco meno di 4 milioni).
Anche pick up 4×4 – Dopo solo cinque giorni dal primo bando la Consip ci ripensa e nota di aver speso ancora poco. Così ecco la seconda gara, datata 22 maggio. Questa volta si parla di “acquisto” di auto blu. Undici lotti per un totale di oltre 133 milioni di euro. Non manca nulla: 650 city car compatte, 2.200 city car “semplici”, 550 berline piccole, 300 berline medie, 250 city car gpl, 250 city car metano, 450 autovetture 4×4 piccole, 450 autovetture 4×4 medie, 450 autovetture 4×4 grandi, 750 “furgoni medi, autocarri e minibus e veicoli multifunzione trasporto”, 150 pick up 4×4. Dall’ufficio stampa della Consip precisano che “oggetto della gara sono vetture di servizio, senza conducente, destinate per gran parte alle forze di polizia e in generale di tutela della pubblica sicurezza, vigili del fuoco, ai servizi della sanità pubblica (trasporto sangue, auto mediche). In particolare la gara prevede nei vari lotti autoveicoli tipicamente di servizio, quali autovetture 4×4 per usi di pubblica sicurezza, furgoni, autocarri e minibus, veicoli per trasporto merci, pick–up oppure autovetture adattabili ad usi essenziali”.

Clandestini, ancora sbarchi

Continuano i tentativi di sbarco di migranti sulle coste meridionali italiane. La Guardia Costiera annuncia di aver salvato, venerdì sera, 163 persone, per la maggior parte eritree, che erano stipate su un barcone in legno di circa 10 metri al largo delle coste siciliane.
IMBARCAVA ACQUA – A localizzare il natante, a sud di Pozzallo, è stata la centrale operativa di Roma, che ha ricevuto una telefonata di aiuto: lo scafo era alla deriva e stava, infatti, imbarcando acqua. Dopo aver raggiunto l’unità, il pattugliatore Cigala Fulgosi della Marina militare, una motovedetta della Guardia Costiera e un altro mezzo navale della Guardia di Finanza, hanno provveduto al trasbordo di tutti gli occupanti – tra i quali 22 donne, di cui una incinta, e 12 bambini – e al trasferimento fino a Siracusa. Nella mattinata di venerdì erano stati soccorsi altri 45 migranti, portati a Lampedusa, dove il Centro d’accoglienza al momento vede ospiti circa 500 persone.