Dalla vittoria alla gratitudine – J. Ratzinger

Festa della gratitudine per il trionfo di Cristo sulla morte. Questo è il Corpus Domini Che significa per me il Corpus Domini? Anzitutto il ricordo di un giorno di festa, nel quale era presa assolutamente alla lettera l’espressione che Tommaso d’Aquino ha coniato in uno dei suoi inni per il Corpus Domini: «Quantum potes, tantum […]

Choc a Milano: omosessuale arrestato, violentava il “figlio” di 10 anni “legalmente adottato”

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Un omosessuale di sessant’anni è stato arrestato a Milano. L’uomo viveva con un bambino thailandese di dieci anni che aveva “adottato” e fatto riconoscere come suo al termine di un viaggio nel Paese, dove si recava spesso. In Italia da sette anni, da quando ne aveva tre, il bambino viveva con l’imprenditore, che in Thailandia era stato arrestato per avere molestato dei minori. L’omosessuale utilizzava il bambino come suo “oggetto sessuale”. Ci si domanda come sia stato possibile che un uomo e non una coppia, abbia potuto “legalmente” adottare un bambino. Ovviamente questo ora, quando saranno approvati i matrimoni gay sarà la norma.

I matrimoni gay non interessano nemmeno ai gay: flop in tutta Italia

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Per i politici e le varie associazioni entropiche, sono l’emergenza nazionale. Mica la disoccupazione, i matrimoni gay! Le unioni di fatto! Ma ecco che, là dove esistono quelle “semi-ufficiali”, sono un flop. Non interessano nemmeno ai gay, che, come sa chi ha studiato il tema, tutto sono, tranne che “sessualmente monogami”. E non interessano di certo alle coppie normali, che se vogliono “ufficializzare” la loro unione si sposano. Infatti il numero delle coppie – comprese quelle normali non sposate – che si sono registrate negli appositi registri comunali istituiti dalle varie amministrazioni a guida Pd, non sono nemmeno 2000. In 137 comuni. Una media di 14 coppie di fatto, per comune. I NUMERI – Li ha raccolti Repubblica, disperandosi. Napoli, 20 le coppie iscritte al registro. Torino, 165, Milano solo 650, Pisa 56, Firenze 97 e a Bologna appena 4. A Gubbio, dopo che in dieci anni si era registrata una sola coppia – UNA – hanno chiuso il registro per disperazione. Anche a Bari – record italiano – sono solo 729 su 313.000 residenti, statisticamente irrilevanti. Intanto ci sono oltre 3 milioni di disoccupati: qual è l’emergenza Bondi?

Il mix di Zanonato…

Intervenendo sul tema delle aperture domenicali degli esercizi commerciali, il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha detto in principio di essere favorevole ad un modello «tedesco», che prevede la chiusura totale nel giorno di sabato. Salvo poi aggiungere che l’ideale sarebbe un mix con il sistema americano, che prevede l’apertura non stop 24 ore su 24.
«PIU’ CENTRI COMMERCIALI, PIU’ ANZIANI NEGLI OSPIZI» – «Il sabatoaveva innanzittuto ricordato Zanonato in un incontro ad Oderzo parlando dell’apertura di grandi centri commerciali nel Nordest che penalizzerebbero ancora di più i piccoli esercenti dei centri abitati – la gente non si lagna, va nei parchi, fa il barbecue, va a sentire i concerti». Poi ha aggiunto: «Il problema si genera nella concorrenza, non fra i consumatori». Rispetto all’apertura di nuovi centri commerciali, Zanonato ha anche detto di ritenere che «più si aprono grandi esercizi, più aumenta l’ingresso negli anziani nelle case di riposo» per la difficoltà di essere autosufficienti negli approvvigionamenti alimentari.
LA PRECISAZIONE – Il ministro è poi ritornato sulle sue dichiarazioni, aggiungendo che «in Italia sarebbe opportuno adottare un giusto mix – secondo quanto è scritto in un comunicato del suo ufficio stampa- tra il sistema tedesco e quello degli Stati Uniti per stabilire gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali»

Idiozie comunitarie

L’oscena Convenzione di Davide Giacalone
Spiace mettersi a fare il bastian contrario su una cosa che la Camera dei deputati ha approvato all’unanimità, ma la “Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” è una roba oscena. Che, oltre tutto, fa a cazzotti con la nostra Costituzione. Solo chi non l’ha letta può applaudire, accontentandosi dei riassunti fatti da altri che non l’hanno letta e dei titoli dei giornali, improntati alla più soave superficialità. Accetto il rischio di passare per un fautore della violenza sulle donne, tanto lo corro solo presso gli analfabeti.
Per cominciare, stiamo parlando del Consiglio d’Europa (mica l’Onu!), quindi è escluso in partenza che la logorrea contro la discriminazione sessuale vada a incidere sui paesi che la praticano abitualmente. Nell’ambito del Consiglio è già vigente, dal 1950, la “Convenzione europea dei diritti dell’uomo”, che largamente ricomprende la condanna della violenza sugli altri. Non conosco la legislazione interna di tutti e 47 gli stati membri (non ho idea di come si regolino in Bosnia o Azerbaigian), ma se sono stati ammessi è ragionevole supporre che quel genere di violenza è già reato, grave. Certamente lo è da noi, come nella totalità dei paesi civili. E il punto centrale è proprio questo: la violenza di un essere umano sull’altro è sempre non solo esecrabile, ma perseguibile. Cosa succede, però, se creo una categoria particolare, quella della violenza sulle donne? Le difendo meglio? No, intanto violo l’articolo 3 della nostra Costituzione, che stabilisce l’uguaglianza di ciascuno, senza distinzione alcuna. Poi metto il piede su un terreno scivolosissimo: se è particolarmente nefanda la violenza del maschio sulla femmina, al punto da richiedere una legislazione specifica, ciò significa che il maschio che picchia (o ammazza) la femmina commette un reato più grave della femmina che picchia (o ammazza) il maschio? La violenza del cittadino A su quello B è più grave (al netto delle aggravanti già previste dalla legge) dell’identica violenza messa in atto dal cittadino B su quello A. Stupendo. E, visto che la Convenzione di Istanbul precisa della violenza contro il “partner” (articoli 3, 36 e 46), giusto per non limitarsi ai coniugi e restare nel politicamente corretto, come considero la violenza fra due omosessuali maschi? Irrilevante? E quella fra due omosessuali femmine? Doppiamente aggravante, o vale l’esimente? Per reati quali le mutilazioni sessuali o la costrizione all’aborto vale la procedibilità d’ufficio. Significa che il reato è perseguito anche se la vittima non lo denuncia. Ma posto che la Convenzione ricomprende anche lo stalking (a noi vecchi studenti insegnavano che si chiamavano “molestie”), e posto che già il presidente di Telefono Rosa ne chiede l’eguale procedibilità, vuol dire che ti ritrovi il giudice a casa sol perché l’amico, l’amica, il cugino o i suoceri ritengono che il proprio caro sia stato maltrattato o insolentito? E se la “vittima” non si ritiene tale si contesta l’aggravante della subornazione?
Visto che si scende nei particolari di ogni possibile imposta inferiorità alle femmine, è lecito chiedere perché non si condanna la poligamia? Faccio osservare che, ove la si pratica, è solo maschile. Fra i festanti ratificatori e i giubilanti compilatori di articoli, temo non sappiano due cose. La prima: si stabiliscono regole nuove anche per la cittadinanza, l’asilo e il divieto di respingimenti. Quelli che si riempiono la bocca facendo i “duri” manco lo sanno, mentre quelli che si fanno belli facendo i “buoni” dovrebbero spiegarlo ai cittadini. La seconda: grazie alla Convenzione, con i soldi dei contribuenti, dovremo anche finanziare le Organizzazioni non governative (Ong) che s’incaricano di proteggere le donne. Voi ne avete notizie? Bé, pagherete lo stesso. Così come pagherete il risarcimento alle donne che hanno subito violenza, ove i violenti non abbiano soldi per pagarli. La solita bontà messa in conto ad altri. Non perdetevi il meraviglioso articolo 4, quarto comma: ai fini di questa Convenzione non sono discriminatorie le norme che servono a evitare la discriminazione. Così s’introduce il concetto di discriminazione buona, a fin di bene. E potrei continuare per pagine, anche perché il testo è scritto con i piedi. Mi prendo tutti gli insulti che volete, ma questo luogocomunismo buonista mi dà l’orticaria. Passi per la retorica, che tanto va via un tanto al chilo, ma in questo modo si scardina il diritto e si crea discriminazione, vale a dire l’opposto dell’unica cosa che i parlamentari approvanti hanno letto della Convenzione: il titolo. Fin qui l’hanno ratificata solo il Montenegro, l’Albania, la Turchia e il Portogallo. Si sentiva proprio il bisogno dell’accorre italico. Ora vediamo se al Senato ce almeno un parlamentare capace di leggere.

Dalla parte di un padre

Alcuni giorni fa un ragazzino di sedici anni ha tentato il suicidio, lanciandosi dalla finestra, ma riuscendo solo a rompersi le gambe.
I giornalisti pavloviani hanno strombazzato ai quattro venti che tale tentativo di suicidio era frutto del dileggio subito a scuola in quanto omosessuale.
E via con il dare fiato ai tromboni del politicamente corretto e della lotta alla “omofobia”.
Si è poi saputo che a scuola nessuno vessava il ragazzino, anche perchè nessuno conosceva la sua condizione e che  il suicidio era stato tentato per reazione ai tentativi del padre di modificare le sue tendenze.
I giornalisti pavloviani hanno così ottenuto il risultato di informare tutti gli studenti della scuola che il ragazzino era omosessuale.
Ma sono anche riusciti a trovare un povero Cristo da crocifiggere: il padre.
Avendo la fortuna di non trovarmi nelle condizioni di gestire un figlio omosessuale, posso solo cercare di immaginare la sofferenza di un padre che viene a conoscenza delle tendenze del figlio.
Posso immaginare che cercherei, anche io, di aiutarlo ad uscirne, con il bastone e con la carota.
Posso intuire che, da solo, non ci riuscirei.
Ed ancor meno ci riuscirei quando tutti messaggi nella stampa, nella televisione, nel cinema, nella politica, cercano di condurre a normalità ciò che normale non può essere.
Insomma, sarei solo.
E questo è il grave errore che, da quando sotto le pressioni della lobby omosessuale, l’omosessualità non è più annoverata tra le malattie, viene compiuto.
Da allora, tranne private ed encomiabili eccezioni come quella del prof. Nicolosi, non viene più affrontata l’omosessualità per curarla, bensì per farla “accettare” in primis allo stesso soggetto che ne è vittima.
I genitori vengono quindi lasciati soli ad affrontare l’emergenza, senza indicazioni se non quelle di “accettare” la presunta natura dei figli.
I genitori che non ci stanno a piegarsi alla massificazione del messaggio globale, avanzano per tentativi e, senza esperienza, senza conoscenza, senza strumenti, a volte eccedono nel loro rigore o nella loro tolleranza e si sentono frustrati nel loro tentativo non vendendone i risultati sperati.
Se, invece, si rivedesse la “teoria dell’accettazione” affrontando l’omosessualità con le dovute ricerche per cercare di riportare la tendenza del soggetto nell’alveo del suo sesso di nascita, allora anche i genitori, assistiti ed informati, eviterebbero di sbagliare per troppo amore e i casi come quello del ragazzino di Roma non accadrebbero più


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