Il dopo Berlusconi può iniziare con Berlusconi presente

Da tempo, ormai, Marcello Veneziani ridendo castigat mores.
Ne Il Giornale con la sua quasi quotidiana rubrica Cucù Marcello Veneziani ci indica problemi e la strada per risolverli (tranne quanto parla del Sud e del Nord).
Così ha affrontato, delineando la corretta posizione dell’Uomo di Destra, il tema della Famiglia, dell’omosessualità, dell’immigrazione, del lavoro, dell’euro e dei rapporti con la Germania (con o senza Merkel), dei Marò ancora sequestrati dagli indiani, della mancanza di un partito di Destra e di come (riunendo le varie anime sulle battaglie classiche della Destra) si possa ricostituire quella comunità umana, prima ancora che politica, che ha salvato e salvaguardato negli anni dell’arco costituzionale, la Libertà di Pensiero e di manifestare Idee difformi dal coro.
Qualche giorno fa ha espresso quel che in tanti pensiamo: che mosceria senza Silvio !
Ed è proprio così.
Se manca Berlusconi, non solo il Centro Destra arretra (lo avevamo già visto dopo il golpetto di stato che portò a Palazzo Chigi il maggiordomo della Merkel, oggi desaparecido) ma anche il dibattito politico langue e i giornali sono costretti a dare spazio agli urletti di Grillo o ai doroteismi del furbetto fiorentino.
Ancora peggio accade nel PdL quando, senza Silvio, alzano la testa i Galan e i Bondi, con le loro baggianate utili solo (e comincio ad avere il sospetto che sia proprio quello lo scopo) ad allontanare gli elettori di Destra dal partito.
Quale differenza con la arrembante campagna elettorale che ha impedito la vittoria della sinistra.
Quale differenza con i comizi di Roma, Bari e Brescia, quando Berlusconi ha compattato elettori, militanti e dirigenti dietro la sua figura riportando il PdL ad essere il primo partito nei sondaggi.
Personalmente sono convinto che se anche Berlusconi venisse ripetutamente condannato, se anche venisse incarcerato, se anche fosse costretto all’esilio per sfuggire alla persecuzione giudiziaria, otterrebbe ugualmente il consenso popolare, forse anche di più.
Ma Berlusconi a settembre compirà 77 anni e non possiamo aspettarci che le sue energie aumentino.
Il problema del Centro Destra, ma anche quello dell’Italia, è tutto qui.
Non esiste un Leader per il Centro Destra e non esiste una figura autorevole per l’Italia, dopo Berlusconi.
Ci sono tanti aspiranti, è vero, ma sono i soliti mediocri burocrati di partito che non sono in grado di avere una visione progettuale.
E lo vediamo con le iniziative di Letta.
Gli unici provvedimenti che scaldano gli animi sono quelli proposti da Berlusconi: via l’imu, niente aumento dell’iva, meno tasse per chi assume, presidenzialismo.
Poi ci sono le iniziative ideologiche e distruttive tipiche della sinistra come la concessione della cittadinanza e voto per gli immigrati (che ha trovato anche il sostegno del furbetto fiorentino) o il “matrimonio” tra omosessuali e poichè sul piano economico e istituzionale il governo ha fatto proprie le linee guida del Centro Destra (in totale assenza di realistiche alternative) è contro quei due provvedimenti che il PdL deve marcare la sua identità di partito, trainando tutto il Centro Destra a cominciare dai vari frammenti della Destra e da una Lega che prima ritroverà la guida di Bossi, meglio sarà.
Contro la deriva “politicamente corretta”, ecco che si apre la possibilità di una grande battaglia identitaria che possa, anche in assenza di Berlusconi, marcare la differenza con la sinistra.
E’ l’occasione per testare il “dopo Berlusconi” quando ancora il Cavaliere è ben presente sulla piazza ed è ancora la guida indiscutibile del Centro Destra.









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Panis Angelicus

La ragione della nostra vita, Cristo. Ave verum corpus! Archiviato in:Do-re-mi-fa-sol-la-si, Feste cattoliche, In Cristo Re e Maria Santissima, LA SANTA MESSA

L’ennesimo utile idiota sinistro

Una festa della Repubblica italiana pensando a chi lo è di fatto, ma non di diritto. Così Matteo Renzi, sindaco di Firenze ha lanciato un appello al Parlamento perchè si intervenga al più presto sul diritto di cittadinanza agli immigrati nati in Italia. “E’ con rispetto che da Firenze torniamo a chiedere al Parlamento e alle autorità centrali che sia presto approvata la legge sullo ius soli, perchè chi nasce in Italia deve essere cittadino italiano”. Per l’occasione è stata consegnata anche la cittadinanza italiana ai tre senegalesi feriti a Firenze nella sparatoria del 13 dicembre 2011 nella quale morirono due loro connazionali. Per ribadire l’importanza di una nuova legge sulla cittadinanza, il sindaco Matteo Renzi ha sottolineato come non debba più succedere che un giovane Mario Balotelli, “che parla italiano con accento bresciano, non possa andare alle Olimpiadi perchè minorenne e quindi impossibilitato ad essere cittadino italiano”. Per questo Renzi ha ribadito che, pur riconoscendo l’autonomia al parlamento e alle autorità centrali, “da Firenze parte la richiesta di una legge sullo ius soli”.
Il tema è tra i più discussi dentro e fuori il Parlamento, scatenando diverse reazioni. Al primo cittadino risponde subito Maurizio Gasparri, Vicepresidente del Senato : ”Renzi e’ un demagogo. Non si potrà mai dare la cittadinanza automaticamente a chi nasce in Italia. Questa propaganda crea illusioni, può attirare più clandestini nelle nostre città e, in una fase di crisi economica e occupazionale, può alimentare tensioni sociali”. Secondo l’esponente del Popolo della Libertà, Renzi cavalca un discorso irrealizzabile solo per attirare consensi: “Basta con questa litania” ha aggiunto Gasparri, “un conto sono aggiustamenti tecnici e limitati a leggi già troppo generose, altro è auspicare assurdi automatismi. Piuttosto rendiamo più efficaci i meccanismi di espulsione dei clandestini. Abbiamo già tanta criminalità italiana che non c’è necessità di apporti esteri”. La festa della Repubblica è stata l’occasione in tutta Italia per conferire la cittadinanza onoraria a stranieri in Italia. Così il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge ha inviato una lettera a un gruppo di figli di immigrati che a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, sono stati riconosciuti simbolicamente “italiani”. “Per la mia storia personale posso comprendere i vostri turbamenti: la fatica di far valere un’ identità complessa, la difficoltà di stare in bilico tra più mondi, di fronteggiare una burocrazia non sempre amichevole”, ha scritto il ministro.
“Intuisco la rabbia che a volte vi prende per non essere considerati italiani, pur sentendovi tali, quando il vostro nome viene storpiato, quando la gente si sbalordisce che pur avendo un volto ‘stranierò parlate bene l’italiano. Ma mi auguro che reagiate fieri delle vostre origini e con responsabilità verso la terra dove vivete. Le istituzioni oggi vi sorridono. Voi siete mediatori naturali fra le vostre famiglie e la società italiana, siete ambasciatori tra il paese dei vostri avi e l’Italia, conoscete più lingue e frequentate più universi culturali, siete nati per il dialogo e di tale vostro talento questo Paese ha bisogno. La democrazia, infatti, non è ostacolata dalle differenze, ma le differenze sono la ragione e la linfa della democrazia. Certo, occorre uno sfondo comune di valori e di principi inderogabili, che sono, poi, quelli custoditi nella nostra Costituzione. Vi invito, allora, a leggere e a innamorarvi della Costituzione italiana”.

Superiorità morale

Sindaco, si candida o no alla segreteria del Pd? «Aspetti che la signora qui vuol farsi una foto con me». Intervistare Matteo Renzi è un po’ come intervistare una rock star in tournée: bisogna inseguirlo tra manifestazioni, taxi, stazioni e Frecciarossa Roma-Firenze, interrotto a ogni passo da gente che lo saluta, lo invoca, lo contesta, lo abbraccia o vuol farsi fotografare con lui. «Piaccio tanto alle signore attempate, con le ragazze vado meno forte», scherza lui.
Ci dice o no se si candida, che tutti la stanno tirando per la giacchetta? «Il tormentone su cosa fa Renzi è non solo insopportabile ma anche inutile e non coglie il punto centrale, che è cosa farà il Pd: farà un congresso serio o no? Accetterà la sfida del cambiamento e della novità o no? Perché questa è la questione in ballo, su cui non decido io.
Se Renzi vuol fare il premier deve scalare il partito? La domanda che faccio io al Pd è: ha capito di avere perso le elezioni di febbraio? E ha voglia di provare a vincere le prossime? Dipende tutto dalle risposte a queste domande, quel che farà Renzi».
E se dunque lei – a certe condizioni – farà il leader del Pd, costituirà un pericolo o una risorsa per il governo Letta? «Questa contrapposizione forzata non la capisco, lo dico anche al Giornale e al direttore Sallusti, che mi ha rimproverato di volere far cadere Letta. Enrico ha tutte le caratteristiche istituzionali, politiche e personali per governare, e io faccio il tifo per lui. Per carattere, io non tramo. E neanche tremo: se ho qualcosa da dire lo dico in faccia, chiaramente. Peraltro non capisco perché, se dico che il governo non deve “vivacchiare”, le mie parole vengano così drammatizzate: è una banalità che pensano tutti, credo. Questo governo è una bicicletta che sta in piedi solo se si pedala forte. Il ruolo del Pd non è quello di essere pro o contro governo, è quello di farsi sentire sulle sue istanze, come ha saputo farsi sentire Berlusconi sull’Imu».
Sull’Imu ci sono state molte proteste, a sinistra. «Lo so, e l’ho scritto anche nel mio libro Oltre la rottamazione: fui l’unico in campagna elettorale, mentre tutti a sinistra si stracciavano le vesti perché Berlusconi aveva proposto di abolirla, a dire che il problema del Paese non erano certo quei 2,9 miliardi, che sono meno di quanto si è speso per le quote latte della Lega. Si trovano, e non c’è niente di male ad abbassare la tassazione. Mi hanno dato tutti addosso perché ho detto che l’Imu è stata una vittoria di Berlusconi, ma è la verità. E quando arriveranno sul tavolo del governo le proposte del Pd, il Pd deve essere altrettanto forte nel difenderle. Invece di lamentarsi per l’Imu, abbia il coraggio di fare le sue battaglie».
A proposito di operato del governo, è soddisfatto dell’abolizione del finanziamento pubblico annunciata da Letta? «Non commento gli atti del governo proprio per evitare tensioni. Ma diciamo che quello è un primo passo, per molti aspetti un passo dovuto. E sono ben contento di vedere che ora sono a favore dell’abolizione anche quei tanti che nel Pd, quando alle primarie dicevo che il finanziamento pubblico andava eliminato, mi replicavano che era impossibile e sbagliato».
Eppure sospettano sempre di lei, quando c’è qualche guaio per il governo. L’hanno accusata anche di essere la manina dietro la mozione Giachetti contro il Porcellum. «Chi lo dice non conosce né Roberto Giachetti né me. Siamo due persone libere, che fanno le cose dietro le spalle di nessuno ma conducono le loro battaglie a viso aperto e mettendoci la faccia. Giachetti non solo quella: è stato l’unico parlamentare che nella scorsa legislatura ha condotto una solitaria e coraggiosa battaglia contro il Porcellum, anche con un lungo sciopero della fame. Non è il mio metodo di lotta, ma gli va riconosciuto uno straordinario valore morale e politico. Lui ha avuto il coraggio di fare quella battaglia mentre nessuno ne parlava. E ora sarebbe un grande errore verso l’opinione pubblica non capire che la riforma della legge elettorale è centrale e prioritaria: se i parlamentari non dimostrano di essere in grado di cambiare le regole che riguardano loro, come possono essere credibili su qualsiasi altra riforma?».
La legge elettorale e poi? «Il messaggio più forte che il Parlamento potrebbe dare, sulle riforme, è partire subito dall’abolizione del Senato: sarebbe un segnale chiarissimo all’opinione pubblica che si è recepito il messaggio “anti-casta” del 25 febbraio. Trasformare il Senato in una Camera delle autonomie, nella quale siedono – senza indennità – sindaci e presidenti di Regione».
Sul governo grava un’altra incognita: che succederà se Berlusconi verrà condannato in Cassazione e sospeso dai pubblici uffici? «Non lo so, ma io ho sempre sognato un finale politico per la querelle tra anti e pro Berlusconi, non giudiziario. Mi sarebbe piaciuto batterlo nelle urne, non aspettare i tribunali. Di certo, il centrosinistra che ora guarda alla Cassazione ha la responsabilità di aver rilanciato il Cavaliere, e portato al governo di larghe intese. A Natale neanche lui si immaginava di poter tornare in gioco in quel modo: è stato il centrosinistra a fare il clamoroso errore di sottovalutare il “Giaguaro”, e a sbagliare tutta la campagna elettorale dal punto di vista mediatico e politico. Onore al merito del combattente Berlusconi, ma se siamo qui è perché il Pd ha perso la sua sfida».
A prescindere dal caso Berlusconi, non crede che anche sulla giustizia e il ruolo dei magistrati servano riforme? «Non c’è magistrato che non lo riconosca, che bisogna riformare profondamente il sistema, con serenità e superando le esigenze particolari di un singolo come Berlusconi. Di certo, le ultime elezioni hanno segnato una clamorosa sconfitta per la sinistra più barricadiera e giustizialista, il cui emblema è Antonio Ingroia. Neppure Berlusconi, se avesse voluto inventare uno spot anti toghe avrebbe saputo farlo meglio di Ingroia: l’immagine del pm che, sconfitto in una campagna elettorale giocata in prima linea, vuole tornare a fare quel che faceva prima e subito si mette in ferie per un mese, è insuperabile».
È preoccupato per i sondaggi, Renzi? Qualcuno la dà per la prima volta in discesa. «Non è la prima volta. E comunque mi accontento di venire dopo Napolitano. Comunque no, non mi preoccupo: un vero politico non corre dietro ai sondaggi, se mai prova a cambiarli».

Liberare i partiti dalla sudditanza allo stato

Nonostante ben più importanti questioni, il governo Letta ha presentato un disegno di legge sul finanziamento pubblico dei partiti, millantandone l’abolizione graduale.
A raglio i quotidiani allineati lo hanno seguito, facendo “sì” con la testolina come i cani di stoffa che una volta venivano posti sul lunotto posteriore delle automobili.
La gradualità sarebbe una scelta logica e di buon senso (come sempre quando si cambia un sistema) , ma a non essere colto è il traguardo finale.
Abolizione del finanziamento pubblico significa che lo stato non deve più versare una sola lira ai partiti.
Letta, invece, accolla allo stato i costi per una sede in ogni provincia, per le comparsate televisive, per le utenze delle sedi, per le spese di spedizione della propaganda.
Come se non bastasse istituisce il 2 per mille a favore dei partiti che, ancora una volta, di suo non sarebbe sbagliato, ma che invece rappresenta un ulteriore costo per lo stato perchè:
– è sottratto alle tasse che comunque il cittadino paga e non rappresenta un due per mille in più, volontario, che viene destinato al partito preferito;
– se uno non indica preferenze, il suo due per mille viene ugualmente ripartito tra i partiti.
Non è così che si abolisce il finanziamento pubblico ai partiti.
E’ inoltre opportuno sottolineare che quello licenziato dal consiglio dei ministri è solo un disegno di legge che dovrà fare il suo percorso in parlamento dove i partiti dovranno decidere, con emendamenti e votazioni, se a loro sta bene.
E’ come chiedere all’oste di fare lui, senza contraddittorio, il prezzo del suo vino.
Ridicola la opposizione di alcuni esponenti di partito, anche del PdL che, invece di contestare l’interferenza statalista su un soggetto privato (con la richiesta di pubblicità di conti e statuti) lamentano il taglio del finanziamento.
Personalmente credo che, come per i fondi per lo “spettacolo” e per l’editoria, per la “cooperazione” internazionale e per le miriadi di “piccole” spese che svenano lo stato per interessi privati di lobbies varie, anche i partiti non debbano ricevere neanche una lira dal pubblico, nè devono essere soggetti ad alcun controllo pubblico, per garantirne indipendenza e assoluta libertà di azione e di opinione.
I partiti (come i sindacati, del resto) devono finanziarsi esclusivamente con i contributi delle tessere e con le elargizioni di singoli o gruppi di sostenitori.
Così, quando un governo unico (e mi auguro ultimo) nel suo genere che vede Centro Destra e comunisti assieme avrebbe la possibilità di regalare agli Italiani riforme epocali, Letta preferisce saltellare da un problema all’altro senza risolverlo, tirando a campare.
A questo punto ci sono solo due provvedimenti che Letta deve prendere:
– abolire l’imu
– sospendere l’aumento dell’iva previsto per luglio
e tornare al voto ad ottobre.







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Intervista ad Ida Magli

Oh, Goldman Sachs: “Nonostante la prospettiva cupa, in Europa non esiste alcun piano d’emergenza per dare a queste persone un lavoro. I paesi del sud Europa dovranno tagliare ancora la spesa pubblica, ridurre i salari e i prezzi, fino a quando non torneranno ad essere competitivi. Secondo uno studio di Goldman Sachs, se gestita in questo modo, la crisi potrebbe durare altri 10 anni.”
I governanti ci vogliono uccidere di Ida Magli – Marco Calafiore 
Minimalista, depressa, costantemente sull’orlo del baratro. E’ questa l’Italia che vuole l’Europa? O è la conseguenza di errori politici? Ne discutiamo con Ida Magli, antropologa e saggista italiana. Nel suo lavoro ha applicato il metodo antropologico alla cultura occidentale, pubblicando i risultati delle ricerche in numerosi saggi dedicati al cristianesimo, alla condizione delle donne, agli strumenti della comunicazione di massa. Ida Magli, nel 1997, con il suo saggio “Contro l’Europa”, ha previsto ciò che oggi sta accadendo in Europa, in Italia.
Dal 1997 lei afferma che l’Europa, questa Europa, è dannosa per l’Italia. Come spiega l’europeismo italiano a tutti i costi? “Sono i governanti, i politici, i sindacalisti, più qualcuno dei grandi industriali per ovvi motivi di allargamento del mercato, ad aver imposto l’europeismo italiano a tutti i costi. Lei fa bene a sottolineare che è ‘italiano’: in tutti gli altri paesi, sebbene i governanti spingano verso l’unificazione europea, non c’è l’assolutezza che c’è in Italia, naturalmente anche a causa dell’obbedienza dei mezzi d’informazione nel tenere il più possibile all’oscuro i cittadini sugli scopi dell’Europa e sui suoi aspetti negativi, un’obbedienza quasi incredibile. Faccio un solo esempio: tanto Mario Monti quanto Emma Bonino sono stati compartecipi del più grosso scandalo avvenuto in seno al governo europeo (La Commissione Santer: Commissione Europea in carica dal 1995 al 1999, quando è stata costretta alle dimissioni perché travolta da uno scandalo di corruzione – ndr) e costretti alle dimissioni con due anni di anticipo dalla scadenza del mandato per motivazioni ignobili quali nepotismo, contratti illeciti, enorme buco di bilancio, come recitala Gazzettaufficiale dell’UE. Ma nessun giornalista lo dice mai e nessuno l’ha mai sottolineato, neanche quando Mario Monti è stato capo del governo e oggi in cui Emma Bonino è ministro degli esteri nel governo Letta.”
Quali sono gli interessi in gioco? “I motivi di esclusivo interesse per i governanti sono molti, ma mi fermo a illustrarne soltanto due. Il primo è di carattere politico: distruggere gli Stati nazionali e per mezzo dell’unificazione europea, distruggere i popoli d’Europa, ossia i ‘bianchi’, facilitando l’invasione degli africani e dei musulmani per giungere a un governo ‘americano mondiale’. Naturalmente per la grande maggioranza degli italiani, quella comunista, l’universalizzazione era già presente negli ideali marxisti ed è persistita, malgrado le traversie della storia, fino ad oggi in cui vede finalmente realizzati i propri scopi nel governo Letta. Si spiega soltanto così la lentezza e la tortuosità che sono state necessarie per giungere al governo Letta: era indispensabile creare le condizioni che giustificassero il vero governo ‘europeo’, abilitato a distruggere l’Italia consegnandola all’Europa. Il secondo motivo è esclusivamente d’interesse personale: si sono costruiti, spremendo e schiacciando il corpo dei sudditi, un grande ‘Impero’ finto, di carta, che non conta nulla e non deve contare nulla in base ai motivi che ho già esposto, ma che per i politici dei singoli Stati è ricchissimo. Ricchissimo di onori, di benemerenze, di poltrone, di soldi. Governare oltre cinquecento milioni di persone, con tanto di ambasciate aperte in tutte le parti del mondo, fa perdere la testa a questi politici che vengono dal nulla e che non sono nulla e che, quando manca una poltrona in patria, la trovano in Europa per se stessi, parenti, amici, amanti, con un giro immenso di possibilità e libero da ogni controllo. Non c’è praticamente nessuno dei politici oggi sulla scena che non sia stato parlamentare europeo: Napolitano, Bonino, Monti, Prodi, Letta, Rodotà, Bersani, Cofferati e tanti altri ancora, con un ricchissimo stipendio e benefici neppure immaginabili per i comuni lavoratori. Essere parlamentare europeo significa anche impiegare il poco tempo passato a Bruxelles a tessere i legami e scambiare i favori utili per la futura carriera in patria, godendo anche alla fine di questi ben cinque anni di dura fatica, di una cosa strabiliante: la pensione per tutta la vita.”
In un suo recente intervento ha affermato che non c’è nessuna luce al termine del tunnel della crisi. Il tunnel è dunque la realtà alla quale dobbiamo abituarci? “Sì, il tunnel è la realtà. Non dobbiamo abituarci, però, anzi: dobbiamo guardarla in faccia come realtà. Niente di ciò che dicono i politici prospettando un futuro miglioramento nel campo economico è vero e realizzabile, perché non possiamo fabbricare la moneta, come fa ogni Stato sovrano (Come fanno in questi giorni il Giappone e l’America per esempio – ndr). Una moneta uguale fra paesi diversi è una tale aberrazione che non è possibile credere a un errore compiuto dai tanti esperti banchieri ed economisti che l’hanno creato, fra i nostri Ciampi e Prodi. E’ stato fatto volutamente per giungere a una distruzione.”
Per distruggere cosa? “L’introduzione dell’euro ha sferrato il colpo di grazia all’economia degli Stati. Se viceversa si fosse trattato davvero di un errore, allora perché, invece di metterli alla gogna, continuiamo a farci governare da quegli stessi banchieri ed economisti che non sopportano la minima critica all’euro? Dunque la situazione economica continuerà ad essere gravissima e il solerte Distruttore si prepara a consegnarci all’Europa sostenendo che mai e poi mai potremo mancare agli impegni presi e che per far funzionare l’euro bisogna unificarsi sempre di più. Questa è la meta cui si vuole giungere. Visto che la moneta unica non funziona, perché sono diverse le produzioni dei singoli Stati, cambieranno forse queste produzioni unificando le banche e le strutture economiche? Bisogna farsi prendere per imbecilli non reagendo a simili affermazioni. L’unica possibilità che abbiamo per salvarci è che sorga qualcuno in grado di organizzare una forza contraria. Io non lo vedo, ma lo spero. Lo spero perché l’importante è aver capito, sapere quale sia la verità, guardare in faccia il nostro nemico sapendo che è ‘il nemico’.”
In Italia, come in altri paesi colpiti da questo nuovo assetto di mercato che tanti chiamano crisi economica, spesso il suicidio è visto come una soluzione. Come si spiega antropologicamente che è meglio morire invece di ribellarsi? “La spiegazione si trova in quello che ho detto: i governanti ci vogliono uccidere, lavorano esclusivamente a questo scopo, obbligandoci a fornire loro le armi per eliminarci il più in fretta possibile. Questo è il ‘modello culturale’ in cui viviamo. In base alla corrispondenza e l’interazione fra modello culturale e personalità individuale, chi più chi meno, tutti gli italiani percepiscono il messaggio di condanna a morte che i governanti hanno stabilito per noi in ogni decisione che prendono, in ogni discorso che fanno, in ogni persona che scelgono, in ognuno dei decreti, delle leggi che emanano e delle tasse che impongono. E tuttavia non se ne può parlare: la condanna a morte è chiara ma implicita, sottintesa, segreta, nascosta perché ovviamente l’assassinio individuale così come il genocidio di un popolo, è un delitto e non si può accusarne il governo, il parlamento, i partiti: nessuno. E’ questo il motivo per il quale ci si uccide: l’impossibilità a parlarne, a dirlo chiaramente perfino a se stessi, a fare qualsiasi cosa per evitarlo e ad accusare il proprio ‘padre’. Neanche Shakespeare sarebbe stato in grado di descrivere la tragedia che stiamo vivendo, per la quale stiamo morendo. Qualcuno riesce forse a rendersi conto di che cosa significhi eliminare volontariamente i ‘bianchi’, la civiltà europea, invece che tentare di allontanare il più possibile questa fine, di imprimere nella storia lo sforzo per la salvezza? Qualcuno riesce a concepire un delitto più nefando di questo: che si siano assunti il compito di agevolare questa morte soprattutto gli italiani, i governanti italiani, quando viceversa avrebbero dovuto essere loro a impedirlo, a voler conservare il più possibile l’immensa Bellezza che gli italiani hanno donato al mondo?”

Sequestrate case abusive a Orta d’Atella

Stemma di Orta d’Atella

2 Giugno, festa della Repubblica, a simboleggiare l’Unità d’Italia. E non è certo una bella notizia da festeggiare per l’Unità d’Italia, quella riportata dal Fatto Quotidiano del 30 maggio scorso. E, per inciso, scommetto che se ci fosse stato di mezzo il PDL, a quest’ora la notizia sarebbe stata di dominio pubblico, trasmessa su tutti i giornali, le radio e le televisioni, e invece, … e invece nell’articolo appare il nome DS. Sarà quindi per questo che della notizia, pur essendo stata di giorni fa, non è stato fatto quel frastuono che un normale cittadino si sarebbe potuto aspettare? E così, io personalmente, ne sono venuto a conoscenza solo oggi, casualmente, e grazie alla replica del programma di giovedì 30 maggio 2013 di Radio Padania: 1400 appartamenti sequestrati, in un paese di circa 20-25.000 abitanti, non è certo una bazzecola.
 
Ma veniamo al fatto. 
 
A Orta d’Atella, comune della provincia di Caserta di circa 25.000 abitanti, con circa 67 dipendenti comunali, i carabinieri hanno sequestrato 1444 unità immobiliari, ponendo i sigilli ad 8 fabbricati nuovi appena ultimati. Il tutto, abusivo, a quanto pare. La mattina di giovedì scorso, come ho potuto appurare dalla replica della trasmissione di Radio Padania, Matteo Salvini e il conduttore Pansa hanno cercato di contattare il sindaco o, a quel punto, data la sua irreperibilità, qualcuno a caso di quei 67 dipendenti, per avere delucidazioni in merito alla notizia, ma invano. L’unico a rispondere, dopo lunga attesa, e peraltro avendo risposto solo a qualche domanda di rito, è stato il centralinista.

Notizia correlata: Il Fatto Quotidiano

Immigrazione e cittadinanza

“Per la mia storia personale posso comprendere i vostri turbamenti: la fatica di far valere un’identità complessa, la difficoltà di stare in bilico tra più mondi, di fronteggiare una burocrazia non sempre amichevole, intuisco la rabbia che a volte vi prende per non essere considerati italiani, pur sentendovi tali”. Il ministro per l’Integrazione, Cecile KyengeIl ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge parla ai 51 bambini stranieri che ieri sono diventati cittadini onorari di Perugia, grazie a una iniziativa voluta dall’amministrazione comunale. “Occorre uno sfondo comune di valori e principi inderogabili, che sono poi quelli custoditi nella nostra Costituzione”, ha detto il ministro invitando gli immigrati a leggere e ad apprezzare la Costituzione italiana. E ancora: “Apprendete la storia di questa magnifica terra affinché essa possa diventare più vostra”. Da qui l’appello ai più giovani a impegnarsi nello studio e nel lavoro per “aiutare l’Italia a essere ancora più bella”. Anche la presidente della Camera Laura Boldrini ha inviato un messaggio sottolineando i valori della democrazia e della Costituzione alla vigilia della festa della Repubblica. I due messaggi sono stati letti dal sindaco Wladimiro Boccali durante la cerimonia che si è svolta nella Sala dei Notari, dove sono state consegnate le pergamene con la cittadinanza onoraria ai 51 bambini nati a Perugia da genitori stranieri, in rappresentanza delle diverse comunità che la città ospita. Era questo il senso della campagna di Unicef e Anci Io come tu alla quale l’amministrazione comunale perugina aveva aderito. Una manifestazione multietnica, aperta dall’Inno nazionale, con lo sventolio di bandierine con il tricolore e con il Grifo. Boccali ha ricordato che alla campagna dell’Unicef hanno aderito molti Comuni italiani, piccoli e grandi: “Non poteva mancare Perugia che è una città con una forte vocazione internazionale ed è tradizionalmente attenta al tema dei diritti”. “La cittadinanza onoraria ha ovviamente un valore puramente simbolico, e serve anche a sottolineare che per quanto riguarda il diritto di cittadinanza, quella effettiva, molte cose devono cambiare – ha concluso – non occorrono demagogia né, tanto meno, litigiosi dibattiti salottieri; occorre che il Parlamento italiano discuta su nuove norme e che lo stesso faccia l’Europa, che è terra di immigrazione”. Alla manifestazione hanno partecipato anche il presidente del Comitato regionale dell’Unicef Paolo Brunetti e l’ex Grifone Marco Materazzi.

Sars

Due nuovi casi di Coronavirus, noto anche come Nuova Sars, in Italia. La notizia è stata confermata dal ministero della salute. «La regione Toscana -si legge in una nota del ministero- ha comunicato nel tardo pomeriggio che due soggetti, già sotto sorveglianza sanitaria perché entrati in contatto stretto con il primo caso italiano di infezione da MERS CoV, hanno sviluppato una forma clinica di infezione respiratoria, che al momento si presenta per entrambi con un quadro non grave». Stando sempre alla stessa nota: «Le indagini di laboratorio, condotte in collaborazione tra le autorità sanitarie della Toscana e l’Istituto Superiore di Sanità, hanno confermato la diagnosi di infezione da MERS CoV. I due nuovi casi -viene precisato- si riferiscono ad una bambina di circa due anni, facente parte della famiglia del primo paziente, e ad un collega di lavoro dello stesso. Entrambi i pazienti sono ricoverati in isolamento presso strutture sanitarie di Firenze». Il Ministero della Salute segue «con attenzione la situazione, in contatto stretto con le autorità sanitarie toscane».
NUOVA SARS – Il primo caso di nuova Coronavirus era stato segnalato sempre in Toscana. Si tratta di un paziente straniero di 45 anni che vive nel nostro paese di rientro dalla Giordania. Il paziente è ancora in isolamento ed è in «buone condizioni». Si tratta tecnicamente di un caso «importato»: l’uomo che vive in Italia era stato recentemente in Giordania per 40 giorni, dove uno dei suoi figli sembra soffrisse di una forma influenzale non meglio specificata. Il paziente al ricovero aveva febbre alta, tosse e segni di insufficienza respiratoria.