Casi disperati

Le motivazioni della sentenza di condanna – UNICA NEL SUO CASO – contro Berlusconi per la pubblicazione delle intercettazioni di Fassino e Consorte (“abbiamo una banca !”) indicano un concorso morale del Cavaliere nella pubblicazione in quanto lesiva della avversa parte politica.
Aspettiamo ora l’incriminazione e la condanna dei funzionari di partito, tempo per tempo “compagni segretari” del pci/pds/ds/pd per tutte le intercettazioni pubblicate ai danni di Berlusconi.

Le “vittime” non si considerano tali.
Ne’ Ruby, nè i funzionari di Polizia che confermano, sotto giuramento, come Berlusconi avesse solo fatto una telefonata informativa, mentre Ruby ha confessato, ugualmente sotto giuramento, che si è inventata tutto, che non c’è stato sesso e che nascondeva (e poteva farlo eccome !) la sua minore età.
Insomma dichiarava più anni di quelli che aveva come facevamo noi per entrare al cinema e guardare i film vietati ai  minori di 14 anni o, un paio di anni dop, quelli vietati ai minori di 18 anni.
Però Berlusconi DEVE essere condannato.
A prescindere.

Il governo commissaria l’Ilva.
Praticamente un esproprio.
Ma chi pagherà la bonifica ambientale e i salari ?
Sì, perchè se io fossi il proprietario espropriato e senza più la possibilità di comandare, COL CAVOLO che sborserei ancora soldi.
Non vorrei che ci appioppassero una tassa per l’Ilva

Emma Bonino, immeritatamente ministro degli esteri, invece di preoccuparsi di riportare a casa i Marò sequestrati dagli indiani, si mette a fare la maestrina dalla penna rossa (e senza titoli) per bacchettare Erdogan e la Turchia.
Bocciata senza ripassare a settembre.

In parlamento pare emerga la volontà di approvare l’abominio dello ius soli.
Sarebbe la rottura del contratto sociale che lega i cittadini Italiani allo stato.



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Ma ditelo sottovoce che i cinesi… evadono le tasse

All’appello mancano 4 miliardi. E’ questa la somma che manca nelle casse dell’erario secondo la procura di Firenze che indaga su una maxi evasione fiscale di diversi imprenditori cinesi che lavorano nel nostro Paese. Secondo la procura 4 miliardi negli ultimi 5 anni hanno seguito la via della seta fino ad arrivare in Cina. Ovviamente senza lasciare traccia in Italia. Per gli imprenditori cinesi di Prato e provincia l’accusa è di maxi-riciclaggio. Secondo la procura i soldi che mancano nelle casse dello Stato sarebbero stati guadagnati nel nostro Paese da imprenditori cinesi grazie allo sfruttamento di manodopera in nero, alla contraffazione di marchi italiani e soprattutto grazie all’evasione fiscale. Del caso se n’è occupata Repubblica qualche giorno fa ricostruendo le transazioni che dall’Italia partivano per la Cina. Tutti piccoli versamenti da 1999 euro per evitare i controlli che automaticamente scattano per transazioni dai 2000 euro in su.
L’Imu cinese – Ma a vigilare su questo mare di denaro che viaggiava da ovest a est c’era anche la Banca d’Italia che ha ravvisato diversi flussi sospetti negli ultimi anni, soprattutto nel periodo che va dal 2006 al 2010. Da Prato sono partiti in un solo anno 430 milioni di euro. Gli indagati dalla procura di firenze sono 287, in maggioranza sono imprenditori cinesi. Considerando tutto il denaro che dall’Italia è andato a finire nelle banche di Pechino, il conto presentato dalla procura di Firenze fa paura: 4.501.198.227,58 miliardi di euro. Una somma che equivale al gettito dell’Imu sulla prima casa. In un momento in cui lo Stato ha difficoltà a trovare le risorse per mettere in moto la crescita e con fare invadente svuota le tasche degli italiani, 4 miliardi di euro recuperati dalla presunta evasione degli imprenditori cinesi di certo farebbero comodo. La lotta all’evasione va detto va fatta anche sul fronte interno. Ma considerando i bilanci perennemente in attivo delle aziende cinesi che operano sul nostro territorio, una maggiore attenzione su queste potrebbe arrestare l’illegale fuga di denaro che da Roma porta dritti dritti a Pechino. L’Imu cinese non vorremmo più pagarla.

Dejavù, altri 35 imbecilli pagati dai contribuenti…

Mentre si lavora al testo del ddl sull’iter delle riforme, con l’obiettivo di vararlo nel Consiglio dei ministri di venerdì, il premier Enrico Letta firma la nomina dei 35 esperti del diritto (10 donne) con funzione consultiva rispetto al governo. Il primo organo a entrare in campo nella nuova partita per le riforme, è dunque la commissione di teorici e pratici del diritto incaricata di fornire i suoi input nel merito delle modifiche da apportare alla Costituzione. Gli esperti, che saranno ricevuti giovedì al Quirinale, lavoreranno nel tempo necessario al Parlamento per approvare il ddl costituzionale che definirà l’iter delle riforme. Fino a quando, insomma, saranno le Camere a entrare nel merito. Probabilmente dopo l’estate. Dai nomi appare evidente lo sforzo di rappresentare tutti gli orientamenti e le anime politiche. Si va da Lorenza Carlassare, nota costituzionalista vicina agli ambienti di sinistra, a Nicolò Zanon, che nel Csm è un laico espressione del Pdl. Ci sono poi i ‘saggi’ Valerio Onida e Giovanni Pitruzzella. C’è Luciano Violante, ma anche l’ex ministro di Berlusconi Franco Frattini e l’Udc Francesco D’Onofrio. E ancora: l’ex rettore della Bocconi Guido Tabellini, il costituzionalista Michele Ainis e il politologo Angelo Panebianco. Stavolta niente gaffe, dopo le polemiche sui “saggi” di Napolitano tutti al maschile: le donne sono 10 su 35, da Nadia Urbinati a Elisabetta Catelani. Intanto, i tecnici limano il testo del ddl costituzionale che disegnerà il percorso delle riforme. I contenuti saranno quelli indicati nella mozione di maggioranza approvata in Parlamento. Di seguito i nomi che compongono lacommissione di saggi:
Michele Ainis – Università Roma 3
Augusto Barbera – Università di Bologna
Beniamino Caravita di Toritto – Università la Sapienza Roma
Lorenza Carlassare – Università di Padova
Elisabetta Catelani – Università di Pisa
Stefano Ceccanti – Università Roma 3
Ginevra Cerrina Feroni – Università di Firenze
Enzo Cheli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
Mario Chiti – Università di Firenze
Pietro Ciarlo – Università di Cagliari
Francesco Clementi – Università di Perugia
Francesco D’Onofrio – Università La Sapienza Roma
Giuseppe de Vergottini – Università di Bologna
Giuseppe Di Federico – Università di Bologna
Mario Dogliani – Università di Torino
Giandomenico Falcon – Università di Trento
Franco Frattini – Presidente Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale
Maria Cristina Grisolia – Università di Firenze
Massimo Luciani – Università La Sapienza Roma
Stefano Mannoni – Università di Firenze
Cesare Mirabelli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
Anna Moscarini – Università della Tuscia
Ida Nicotra – Università di Catania
Marco Olivetti – Università di Foggia
Valerio Onida – Presidente Emerito Corte Costituzionale
Angelo Panebianco – Università di Bologna
Giovanni Pitruzzella – Università di Palermo
Anna Maria Poggi – Università di Torino
Carmela Salazar -Università di Reggio Calabria
Guido Tabellini – Università Bocconi di Milano
Nadia Urbinati – Columbia University
Luciano Vandelli – Università di Bologna
Luciano Violante – Università di Camerino
Lorenza Violini – Università di Milano
Nicolò Zanon – Università di Milano.

Il Gatsby di Luhrmann

 

 

 

Jay Gatsby è un personaggio che continua ad attrarre, se non altro perché riviviamo una crisi anche peggiore di quella del ’29. Personalmente, però, sono contraria ai remake continui e sistematici.  Oltretutto rivelano una mancanza di fantasia. Ricordo che quella di cui parlo è la terza versione filmica.  Il minimo che si rischia è il raffronto non solo con l’opera narrativa, ma con

Mangeremo brioches e ius soli

Roma – 4 giugno 2013 – Il momento è adesso. E guai a farselo sfuggire. Alla Camera dei Deputati la riforma della cittadinanza per le seconde generazioni trova sostenitori in tutti gli schieramenti, Lega Nord esclusa. E ci mettono la faccia, come hanno fatto stamattina partecipando a una riunione dell’intergruppo parlamentare promosso dal deputato del Pd Khalid Chaouki, nel corso della quale ognuno ha spiegato la sua proposta. Le formule sono diverse, ma non distanti come si potrebbe immaginare. Ruotano intorno all’anzianità di residenza regolare dei genitori e alla frequenza della scuola. E hanno l’obiettivo comune di riconoscere anche per legge quella che è ormai la realtà del Paese, fatta anche di nuovi italiani. Fuori dalle ideologie, senza scontri strumentalmente politici, puntando sul lavoro del Parlamento e non su un’iniziativa del governo che comunque, attraverso la ministra dell’integrazione Cècile Kyenge, garantisce appoggio esterno al dibattito e un’opera di “sensibilizzazione”.
“È indispensabile un confronto tra le forze politiche, anche per dare al Paese un messaggio di concretezzza e consapevolezza” dice Khalid Chaouki, creatore dell’intergruppo e promotore dell’incontro di oggi. “Siamo in una fase di maturità e disponibilità diversa rispetto alla scorsa legislatura, noi crediamo che la riforma possa andare in porto. E vogliamo che ci siano dentro tutti, anche il Popolo della Libertà e il Movimento cinque Stelle, perché è un tema nazionale che riguarda la sorte, l’identità del futuro dell’Italia”.
“L’Italia è già cambiata e questa legge è una necessità nazionale, siamo alla fine di un lungo percorso finalmente arrivato a maturazione” sottolinea Mario Marazziti (Scelta Civica). La proposta che ha presentato insieme alla collega Milena Santerini prevede che sia italiano chi nasce qui da genitori residenti da almeno cinque anni o chi arriva da piccolo e conclude un ciclo di studi. Proprio il passaggio attraverso la scuola, sostiene l’ex portavoce della Comunità di sant’Egidio, “è una risposta alla predicazione della paura, secondo la quale la riforma distruggerebbe l’italianità. Invece la forza d’attrazione della cultura italiana ha un valore fondamentale, e quindi si finisce per accrescere l’italianità”. “Questa battaglia – aggiunge Marazziti – si vince solo se non diventa scontro ideologico. Non è materia della quale si deve occupare il governo, che è vincolato a un programma dove c’è convergenza e ne uscirebbe indebolito. Serve quindi un percorso che nasca dal Parlamento, magari con un testo già condiviso da portare in commissione. Se perdiamo questa possibilità non so quando potrà ripetersi”.
Renata Polverini (Popolo della Libertà) parla di “battaglia principe per l’integrazione”, in nome di “ragazzi che si considerano già italiani e che i nostri figli e nipoti considerano italiani come loro”. “Il Paese deve confrontarsi con la realtà, vedo che per la prima volta ci stiamo indirizzando verso qualcosa di concreto”. Anche l’ex governatrice del Lazio ha presentato una proposta di legge, secondo la quale è italiano “chi è nato nel territorio della Repubblica”, ma la cittadinanza va “confermata entro il sedicesimo anno di età, o, in alternativa, il diciottesimo, con assolvimento dell’obbligo scolastico”. Chi nasce in Italia, si trasferisce all’estero e poi torna, dovrà sostenere un “approfondito esame che attesti la conoscenza della cultura, della lingua e delle regole basilari del nostro ordinamento”. Polverini sottolinea che la sua è “un’iniziativa personale”, ma rivela che nel Pdl ci sono altri pronti ad appoggiare pienamente la riforma (cita ad esempio Laura Ravetto, ma anche Carlo Giovanardi ha presentato una sua proposta). “Credo che questo governo ha un programma faticoso, però il Parlamento può accompagnare con garbo, con discrezione, ma anche con forza la sua azione. E non credo che il governo si romperà sulla cittadinanza”.
La riforma raccoglie consensi tra i banchi dell’opposizione. Sinistra Ecologia Libertà è da sempre schierata su questo fronte, ma è in arrivo anche una proposta del Movimento Cinque Stelle. “Dobbiamo riconoscere anche per legge come è cambiato il Paese e quanto viene arricchito dalle differenze. L’Italia è un fiume al quale affluiscono tanti torrenti che lo ingrossano. Dobbiamo farlo capire alla gente con una grande operazione culturale, spiegare bene che non vogliamo uno ius soli secco e che parliamo di diritto di cittadinanza alle seconde generazioni” dice Giorgio Girgis Sorial, deputato del M5S figlio di immigrati egiziani. Senza quel diritto, “bambini e adolescenti possono essere costretti a lasciare il loro Paese, quello in ci sono nati o cresciuti, per tornare in quello dei genitori, che non conoscono. Oppure devono fare le file in Questura, sentendosi violentati, estromessi dalla società” sottolinea Sorial, che vorrebbe anche un’azione dell’Italia nell’ue per aprire un dibattito europeo sulla cittadinanza.
Cosa prevederà la proposta dei Cinque Stelle? “Italiano chi nasce qui da genitori residenti regolarmente da almeno tre anni. Poi cittadinanza per formazione: chi è arrivato a tre, quattro anni, quando ne ha dodici ed è andato a scuola è già italiano al cento per cento. E può festeggiarlo con orgoglio. A diciotto anni deve esserci poi la possibilità di rinunciare alla cittadinanza”. “Non inventiamoci paure degli italiani. Sul territorio c’è grande consenso e i sondaggi dicono che quattro italiani su cinque sono favorevoli allo ius soli” sottolinea Filippo Miraglia (Arci), intervenuto insieme a Mohamed Talimoun (Rete G2) in rappresentanza dei promotori della campagna l’Italia sono Anch’io. La loro proposta di legge popolare, che ha raccolto oltre 100 mila firme, dice che è italiano chi nasce qui da un genitore straniero regolarmente residente da almeno un anno e chi arriva da piccolo ma completa un ciclo scolastico. Ma l’Italia sono anch’io punta anche a una riforma che affidi le competenze ai Comuni, e che passi dalla “concessione”, che dipende dalla valutazione di questo o quel funzionario, al “diritto soggettivo” alla cittadinanza.
“Noi spingeremo perché la riforma assomigli alla nostra proposta” dice Miraglia. “Certo servirà una mediazione, ma non vorremmo compromessi al ribasso che non modifichino, di fatto, la situazione delle seconde generazioni: se potranno diventare italiani a sedici anni anziché diciotto non avremo ottenuto nulla. La mediazione guardi al futuro del Paese e non al presente degli equilibri politici”. Khalid Chaouki, spiega che la proposta del Partito Democratico ( italiano chi nasce in italia da genitori residenti regolarmente da almeno cinque anni) “è una mediazione che punta al radicamento familiare e permetterebbe comunque ai bambini di arrivare all’iscrizione alla scuola dell’obbligo già con la cittadinanza”. “È anche l’antidoto all’obiezione abusata dell’”Italia-sala parto”, che tra l’altro lede la dignità delle donne” sottolinea. Per chi arriva da piccolo si richiederebbe il completamento di un ciclo scolastico o di formazione professionale. Che ne sarà del lavoro dell’intergruppo? “Nei prossimi giorni dovremo vedere come incardinare al più presto la discussione sulla riforma in Parlamento. Credo che dovremo stilare un documento che definisca le priorità e affermi la necessità di un cambiamento, raccogliere firme in Aula e presentarlo ai capigruppo e alla presidente della Camera, per far iniziare subito i lavori della commissione affari costituzionali. Laura Boldrini – nota Chaouki – si è già dimostrata molto sensibile a questo tema”.

Riorganizzazioni all’estero…

Indesit Company annuncia 1.425 esuberi. Si tratta di 25 dirigenti e 150 impiegati di staff; gli altri sono lavoratori nelle fabbriche, così suddivisi: 480 a Fabriano, 230 a Comunanza, 540 a Caserta.
SETTANTA MILIONI – Indesit Company, tra i leader in Europa nella produzione e commercializzazione di grandi elettrodomestici (lavabiancheria, asciugabiancheria, lavastoviglie, frigoriferi, congelatori, cucine, cappe, forni e piani di cottura), ha presentato ai sindacati il piano di salvaguardia e razionalizzazione dell’assetto in Italia: previsti 70 milioni di euro di investimenti, l’efficientamento e snellimento delle direzioni centrali e la razionalizzazione dell’assetto produttivo. La riorganizzazione dell’assetto italiano del Gruppo, che attualmente impiega circa 4.300 addetti coinvolge appunto 1.425 persone nei cui confronti saranno applicati degli ammortizzatori sociali.
RIORGANIZZAZIONE – Il piano, spiega la società, prevede una razionalizzazione dell’assetto produttivo e il ruolo cruciale dell’Italia per l’industrializzazione e produzione dei modelli ad alta innovazione e contenuto tecnologico destinati alle fasce medio alte della domanda. La riorganizzazione si rende necessaria come risposta all’attuale scenario competitivo europeo che vede il mercato ancora negativo rispetto ai volumi del 2007 (Europa Occidentale -10% e Italia -25%) e la continua espansione di nuovi produttori provenienti dai Paesi a miglior costo, che operano con una forte aggressività di prezzo e prodotto, con conseguente deterioramento di prezzi e margini e una sovraccapacità produttiva ormai strutturale. Negli ultimi anni, con intensificazione nel 2012 e nel primo semestre del 2013, la situazione di mercato ha fortemente impattato le produzioni italiane di Indesit, con il conseguente ricorso a cassa integrazione ordinaria per gli stabilimenti (25% delle giornate lavorate) e da aprile 2013 anche per gli uffici centrali (20% delle giornate lavorate).
MIDDLE EST E NORD AFRICA – La missione strategica dei 3 poli industriali italiani del Gruppo, si legge nella nota Indesit, sara’ ridisegnata con interventi di riassetto produttivo che verranno implementati nel periodo 2013-2016. Il sito produttivo di Fabriano sarà driver dell’innovazione per i forni da incasso, il sito produttivo di Comunanza (AP) sara’ driver dell’innovazione per le lavabiancheria a carica frontale e il sito di Caserta sara’ dedicato alla produzione di frigoriferi e i piani cottura a gas da incasso destinati principalmente ai mercati ad alto valore aggiunto italiano e dei Paesi dell’Europa occidentale. Nel sito di Fabriano, che diventa l’unico polo produttivo del Gruppo per i forni, saranno concentrate anche le produzioni oggi realizzate in Polonia mentre le produzioni italiane non più sostenibili (principalmente destinate ai Paesi dell’Est) saranno riallocate in Paesi a miglior costo, con la saturazione della capacita’ produttiva di Indesit in Polonia e il rafforzamento delle capacità produttive in Turchia (anche per cogliere le opportunità dei mercati in forte espansione del Middle East e Nord Africa).

Dio c’è, ma l’ Inferno,pure.

Ufficio Postale, dicesi luogo dove capita di tutto, specie nei borghi e nei paeselli che frequento.
Oggi mi è successo di (come spesso mi accade, mi faccio sempre gli affari altrui…) ascoltare la vicina di sportello. Porella, brutta era brutta, ma almeno fosse stata buona…invece ce l’ aveva col marito (separato o divorziato, non so…) colpevole di non passarle più una lira, pensando alla sua nuova bella (Tina Pica sarebbe bastata…). Ma invece di rivolgersi ad un avvocato, la chiattona dichiarava urbi et orbi che prima o poi l’ avrebbe ammazzato. Dico proprio, mica pantomime o burlamacchi, ma così ! Al mio suggerimento di pensar all’ avvocato, neanche un pensiero. Evvabbè. Ma il fatto è che dopo l’ uscita della simpatica madama ammazzasette, lo stupore dei numerosi astanti era dato non dalla pseudominaccia maritocida, ma il mio commento, che più o meno avrebbe fatto piacere a Guareschi, sintetizzandolo così: “Il problema non è tanto la galera (paventata dai presenti alla pulzella), ma quello che vien dopo, l’ Inferno, che è eterno, orrendo e pieno. Da cui, poche menate, quando si è dentro non si scappa. Per sempre. Oh, dico per l’ ETERNITA !” . Ma a veder le facce che mi scrutavano, il matto dovevo esser io, non la minacciatrice scortese, perchè all’ alba del 2013 credo ancora a Messer Satanasso, Berlicche, l’ IraddIddio e la Genna e lo stridor di denti.
Poi alla sera, tutti davanti al TG a chiedersi perchè ci son terremoti, uragani e baruffe…

Un burocrate per presidente

Si discute di presidenzialismo.
La Destra lo sostiene da cinquanta anni, come al solito la sinistra arriva in ritardo.
Ed ha la faccia tosta di porre dei paletti.
D’accordo far eleggere il presidente dal Popolo, però deve essere un inetto, un burocrate senza seguito e senza volontà propria.
Finocchiaro e compagni pretendono una legge sul “conflitto di interesse” che escluda Berlusconi.
Grillo paventa (ma è un incubo o un sogno ?) che Berlusconi voglia farsi Duce.
Insomma il presidenzialismo va benissimo, purchè si elegga un Re Travicello.
Hanno capito tutto della Libertà e della Democrazia di cui si riempiono quotidianamente la bocca.





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Il Pensiero Verde 2013-06-04 01:28:00

Raccolta firme, la Lega Nord fa centro ancora una volta.

Sabato e Domenica, nonostante l’assoluto silenzio dei media seppur informati dell’evento, si sono svolti a Parma con una enorme adesione i banchetti per la raccolta firme contro l’abolizione del reato di clandestinità e l’introduzione del cosi detto “ius soli” cioè l’acquisizione della cittadinanza per tutti gli emigrati che nascono sul territorio Italiano. La Lega nord è rimasto ormai l’unico baluardo di una politica cieca e ottusa che vuole annullarci come popolo, che vuole distruggere le nostre origini, la nostra storia.