Punti di vista sulla Turchia

Meno di due settimane fa il Primo Ministro turco Erdogan dichiarava di prevedere una rapida caduta del regime di Assad in Siria, ad opera dei “ribelli”. La dichiarazione era in linea con l’atteggiamento ostile verso Assad tenuto dal governo turco in tutta la crisi siriana; ma lanciarsi in auspici così plateali rappresentava sicuramente una chiusura a qualsiasi possibilità di interlocuzione con un avversario presentato come politicamente già morto. Il fatto che in questi giorni sia invece proprio Erdogan a veder messa in questione la propria legittimità politica dalle manifestazioni di piazza, rappresenta qualcosa di più di un’ironia del destino, ma potrebbe configurarsi come una logica conseguenza della politica anti-Assad.Ogni teatro di guerra tende ad esportare la propria instabilità ai Paesi vicini, e ciò non avviene per un semplice “contagio”, ma per il fatto che spesso la posizione di “alleato” si dimostra più insidiosa di quella di nemico.
Riguardo alle motivazioni delle manifestazioni, appare strano questo concentrarsi della rivolta contro la presunta svolta “autoritaria, integralista e populista” di Erdogan, mentre soltanto da parte di gruppi dell’estrema sinistra si accenna al fatto più macroscopico che la Turchia stia partecipando all’aggressione contro un Paese vicino e tradizionalmente amico. Mancano inoltre i riferimenti a tutti i pericoli che comporta l’interventismo in Siria. Togliere il divieto del velo islamico è certamente meno allarmante del fatto che Erdogan abbia deciso di asservire il proprio territorio alle esigenze dell’aggressione della NATO contro la Siria, lasciandolo trasformare in una base per le milizie mercenarie del Qatar e dell’Arabia Saudita, ed esponendolo così a tutte le possibili fregature connesse alla posizione di alleato troppo servile e servizievole. Infatti una delle conseguenze più gravi della posizione di alleato subordinato riguarda la perdita del controllo del proprio territorio a causa della crescente invadenza dei cosiddetti “alleati”. Sarà una banalità ricordarlo, ma mettersi in posizione supina è sempre un invito all’aggressione. Il colonialismo è sempre più schematico che strategico, e spesso l’alleato può costituire una preda molto più facile e disponibile del nemico. Non è un caso che la cosiddetta guerra in Afghanistan sia diventata (sempre che non lo fosse sin dall’inizio) soprattutto una guerra degli USA contro un loro “alleato” tradizionale come il Pakistan.
Erdogan dovrebbe perciò cominciare a preoccuparsi del fatto che i media occidentali denotino un atteggiamento sin troppo “comprensivo” nei confronti dei tafferugli in Turchia, e si tratta degli stessi media che in Italia considerano il sampietrino di un manifestante come un caso di para-terrorismo. Altri commentatori ufficiali intanto già descrivono Erdogan come se fosse un Fratello Musulmano, mentre i rapporti di Amnesty International sono presi per oro colato, esattamente come per la Siria. Analogamente, i capi di governo occidentali, a cominciare da Angela Merkel, hanno espresso posizioni “equidistantiste” che rappresentano una mortificazione diplomatica per un alleato fedelissimo come il regime turco. Insomma, sembra mancare poco che persino ad Erdogan venga affibbiato quell’epiteto di “dittatore” che implica la morte civile a livello diplomatico. L’occupazione del territorio turco inoltre non ha riguardato soltanto la presenza di basi di truppe mercenarie straniere, ma anche di servizi segreti, e persino di quelle nuove agenzie della provocazione e dei colpi di Stato che sono le Organizzazioni Non Governative. La Open Society Foundations del finanziere “filantropo” George Soros – che si dimostrò decisiva nella destabilizzazione di tutta l’Europa dell’Est e dell’Asia ex sovietica -, risulta ora presente in modo massiccio anche in Turchia.
A scorrere i programmi ed i progetti della fondazione di Soros per la Turchia, impressiona il loro tono educazionistico e civilizzatore, come se la Turchia stessa andasse rapidamente convertita al vangelo occidentalista. Particolarmente pretestuosa appare la questione dell’estensione dei diritti della donna in un Paese che è stato tra i primi a riconoscere loro il diritto di voto; addirittura dal 1923. Il governo Erdogan inoltre non ha mai messo in questione i diritti acquisiti dalle donne nel periodo dei governi laici, né vi è traccia di islamizzazioni forzate; persino le norme che limitano la vendita degli alcolici sono più miti di quelle dei Paesi scandinavi. Non si capisce allora perché Soros non vada a salvare la Svizzera, che ha concesso il voto alle donne soltanto nel 1971, o la Svezia, che raziona gli alcolici. Come è già avvenuto in Tunisia ed in Egitto, ed all’inizio anche in Siria, non c’è dubbio che la rivolta in Turchia convogli, o fagociti, anche istanze e rivendicazioni autentiche di un Paese che ha attraversato una notevole fase di sviluppo economico a costi sociali durissimi. Ma occorre tener presente che la tecnica della “rivoluzione colorata” elaborata dal team di Soros, non implica solo aspetti di mistificazione, ma anche di manipolazione. Anche l’adesione alla rivolta turca di un grande scrittore come Orhan Pamuk è sicuramente sincera; ma lo stesso Pamuk, sempre lucidissimo nello smascherare le magagne interne alla Turchia, si dimostra troppo spesso supinamente credulone nei confronti dei miti del Sacro Occidente.
La fondazione di Soros afferma anche di adoperarsi per l’entrata della Turchia nell’Unione Europea, cosa che sino a qualche anno fa avrebbe potuto costituire l’ammissione ad un club di eletti, mentre oggi suona come una minaccia di ingresso in un campo di concentramento. La “deriva autoritaria” di Erdogan fa tenerezza se confrontata con l’attuale situazione europea, nella quale un organismo come il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), vanta uno statuto che – agli articoli 32, 33, 34, 35 e 36 – conferisce ad una ristretta oligarchia finanziaria dei privilegi inauditi ed un’assoluta immunità giudiziaria. Il tutto avviene nella completa disinformazione di una pubblica opinione convinta invece di sapere tutto grazie ai finti eroi del giornalismo d’assalto come i Santoro, le Gabanelli ed i Saviano. Tra l’altro il MES, mentre si arroga poteri assoluti sulle finanze e sui parlamenti dei Paesi europei, confessa nel suo stesso statuto – al punto 8 del preambolo – la propria totale dipendenza da un’istituzione come il Fondo Monetario Internazionale, controllata dagli USA che ne costituiscono il socio di maggioranza. Intanto, un’altra di quelle ONG no profit specializzate nella destabilizzazione internazionale, la Bertelsmann Foundation, comincia a discutere di obiettivi molto più ambiziosi, cioè l’inserimento della Turchia nel nuovo “ordine” transatlantico del commercio e della finanza, una forca caudina imposta dagli USA e contrassegnata dall’acronimo TTIP, che dovrebbe andare in vigore dal 2015, ma di cui l’opinione pubblica del libero Occidente non è stata ancora informata. L’integrazione nell’ordine transnazionale – cioè il dominio incontrastato delle multinazionali – prevede l’eliminazione di quei meccanismi di mediazione sociale che sono tipici dello Stato nazionale; e si tratta di innocue politiche di garantismo sociale, che però le organizzazioni transnazionali etichettano come “populismo”. Tutto ciò che possa minimamente ostacolare lo strapotere delle multinazionali viene perciò catalogato come minaccia autoritaria e degenerazione morale. Il fatto di essere “alleati” non salva nessuno da questa sorte, anzi, espone ancora di più all’aggressione coloniale. Se ne stanno accorgendo ora i Paesi del Sud Europa, ed anche la Turchia potrebbe rendersene conto di qui a poco.

Incapaci parassiti

Sovratassare le cosiddette “pensioni d’oro” è incostituzionale. Lo dice la Corte costituzionale, che pone lo stop ai prelievi di natura fiscale che tocchino i pensionati titolari di assegni annui superiori a 90mila euro. lordi. La stessa consulta, qualche mese fa, aveva giudicato irregolare pure lo stop agli stipendi nella pubblica amministrazione superiori a 90mila euro.
La norma che “tocca” le superpensioni è un comma del decreto legge 98 del 2011, che dispone che, dal primo agosto 2011 fino al 31 dicembre 2014, i trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie, i cui importi superassero 90 mila euro lordi annui, fossero assoggettati a un contributo di perequazione del 5% della parte eccedente l’importo fino a 150 mila euro; pari al 10% per la parte eccedente 15 0mila euro; e al 15% per la parte eccedente 200mila euro.. Contributo in cui la Corte ravvisa “un intervento impositivo irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini”. Una decisione che potrebbe provocare qualche grattacapo al ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Il responsabile del Welfare nei giorni scorsi aveva infatti annunciato che i futuri provvedimenti sull’occupazione sarebbero stati finanziati anche tassando le pensioni d’oro. A sollevare la questione di legittimità costituzionale era stata la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, a seguito del ricorso di un magistrato presidente della Corte dei conti in quiescenza dal 21 dicembre 2007 e titolare di pensione superiore a 90mila euro.
La Consulta ha giudicato questa norma in contrasto con gli articoli 3 e 53 della Costituzione, rispettivamente sul principio di uguaglianza e sul sistema tributario. “Al fine di reperire risorse per la stabilizzazione finanziaria – si legge nella sentenza della Corte Costituzionale n. 116 depositata oggi, relatore il giudice Giuseppe Tesauro – il legislatore ha imposto ai soli titolari di trattamenti pensionistici, per la medesima finalità, l’ulteriore speciale prelievo tributario oggetto di censura, attraverso una ingiustificata limitazione della platea dei soggetti passivi”.

Troppo semplice con l’infermità mentale

Avranno novanta giorni di tempo, a partire dal prossimo 10 giugno, i periti medico-legali nominati dal gip di Milano Andrea Ghinetti per effettuare la perizia psichiatrica sulla capacità di intendere e di volere di Mada Kabobo, il ghanese di 31 anni che lo scorso 11 maggio aggredì a colpi di piccone alcuni passanti, uccidendone tre. La relazione dello psichiatra Ambrogio Pennati e della criminologa Isabella Merzagora, entrambi nominati oggi dal gip, dovrebbe essere pronta per settembre prossimo. “Kabobo è uno schifoso assassino che deve marcire in galera – ha commentato il vicesegretario della Lega, Matteo Salvini – non è un matto come qualcuno vuole farlo passare”.
Il gip, che ha accolto la richiesta di perizia formulata dal pm di Milano Isidoro Palma, ha anche richiesto l’ausilio di un mediatore culturale per seguire i lavori degli esperti, perché serve soprattutto una persona, ancora da reperire, che sappia parlare il dialetto ghanese di Kabobo, perché l’uomo parla molto male l’inglese. Il pm non ha nominato propri consulenti per gli accertamenti, mentre i difensori del ghanese, gli avvocati Francesca Colasuonno e Benedetto Ciccarone, si sono affidati, come consulente di parte, a Edoardo Re, psichiatra, ex direttore del dipartimento di psichiatria del Niguarda e che segue da anni anche i temi e i problemi dell’immigrazione. La perizia verrà effettuata con la formula dell’incidente probatorio, per cristalizzare la prova in vista del processo, ed è “finalizzata” all’accertamento della “capacità dell’ indagato di partecipare coscientemente al procedimento”, all’“accertamento della capacità dell’indagato di intendere e di volere al momento del fatto” e alla sua “pericolosità sociale”. La richiesta di perizia era stata avanzata dal pm tenuto conto del fatto che dalle “dichiarazioni rese dall’ indagato in sede di interrogatorio di convalida dell’arresto, nonché dalla documentazione medica trasmessa dalla Casa Circondariale di Milano”- Kabobo è detenuto nel carcere di San Vittore, nel reparto psichiatrico – “emergono segni inequivocabili di una situazione di infermità mentale riguardante l’indagato, tale da minarne la sua cosciente partecipazione al processo e la sua capacità di comprendere il disvalore degli atti compiuti”.
L’accertamento psichiatrico è un passaggio “centrale” per il destino giudiziario di Kabobo: se, infatti, al termine del processo, e sulla base della perizia, venisse riconosciuto incapace di intendere e volere al momento del fatto verrebbe assolto e non finirebbe in carcere, ma in un ospedale psichiatrico giudiziario. “È una persona con problemi evidenti, che ha una comunicazione elementare – hanno spiegato gli avvocati Francesca Colasuonno e Benedetto Ciccarone – è analfabeta, non parla molto, ascolta e risponde a monosillabi”. Il padre di Daniele Carella, ucciso a 21 anni a colpi di piccone lo scorso 11 maggio, ha nominato come consulente di parte per la perizia psichiatrica disposta dal gip sul ghanese il criminologo Massimo Picozzi. “Ieri hanno condannato cinque tifosi della Pro Patria alla reclusione perché hanno fatto un ‘bu’ – ha commentato Salvini – se c’è la galera per loro, non ci deve essere per Kabobo?”.

Noi, innamorati del Papato. Ma con dubbi leciti…

Ho visto che continua la sterile faida tra Cattolici coi Dubbi e Santosubitisti. Purtroppo chi cerca, anche attraverso critiche (Lecite ? Lo dirà la Misericordia…) che vorrebbero aprire un dialogo su certi dubbi creatisi intorno al nuovo Pontefice, vengono messi all’ indice dai santosubitisti. Nemmeno l’ uso dell’ ironia, è concesso. Eppoi, orfani di 2 Papi Guerrieri, ci sentiamo spiazzati, le Nostre Passate Buone Battaglie, anche interiori, per restare Fedeli a Roma, ci sembrano orpelli messi in solaio per far posto al volemmosebbene. Ci dicono “Vergogna, non capite la semplicità.” No, continuiamo non capirla, vorremmo che qualcuno, con garbo ce la spiegasse, invece che urlarci vuote frasi assordanti. Ci dicono, maledetti, guardate che è il nuovo che avanza, razza di polverosi formaioli… Guardate che piace, conquista, stravolge, è un vero sturm und drang travolgente.
Già, per tutti. Ma non eravamo rimasti a “Per Molti, non per Tutti” ?
Non era il nostro amatissimo Ratzinger che appena eletto ci esaltò con il suo: “Non abbiate paura di diventar minoranza…”.
Ma ora il Peccato non esiste più, se non quello di Lesa Maestà di noi dubbiosi; colpevoli di essere più Realisti del Re, come il Principe Capece Minutolo di Canosa, mirabile Reazionario con le ghette.
L’ Inferno è nuovamente vuoto, ed il Purgatorio è una caramellina al miele, dura un tot, e tutti salvi in Paradiso. Nessuna Misericordia, per noi parrucconi.

Li manda Soros: referendum radicale contro reato clandestinità

I radicali, mosche cocchiere dei poteri globalisti, hanno depositato in Cassazione la richiesta per un referendum di abrogazione del reato di clandestinità “per ingresso e soggiorno illegale” degli immigrati.Il comunicato della Cassazione è apparso sulla Gazzetta Ufficiale di ieri.L’ennesima dimostrazione di quanto gli adepti della setta pannelliana siano, negli ultimi anni, totalmente scollegati dalla realtà … continua

Tutti insieme appassionatamente per il “checca pride"

La notizia è di quelle che ti fanno sentire la vicinanza dello Stato al popolo; il beneamato governo “scendiLetta” delle banche e dei poteri forti, ha fatto sapere attraverso il ministro tedesco “Giuseppa Idem” che sarà presente al gay pride di Palermo.
Insomma, non ai funerali dei lavoratori e imprenditori che i politici regolarmente “suicidano”, né tanto meno ai funerali degli italiani vittime della strage di uno dei loro idoli; no, non sono questi gli avvenimenti a cui le massime istituzioni nazionali devono presenziare.  Esse devono presenziare alle sfilate di qualche “checcha isterica” in giarrettiera.
La manifestazione palermitana si terrà dal 14 Giugno, e su di essa si sono sprecate le parole di elogio dei vari parassiti che manteniamo.
Scegliendo tra le tante, particolarmente interessanti sono quelle  di Rosario Crocetta, il governatore omosessuale della Sicilia:
La nostra  è una battaglia per una società fuori da qualsiasi ghetto. Stiamo lavorando, insieme al sindaco Orlando, all’idea di Palermo Capitale della Cultura, una società dove siano riconosciuti i diritti di cittadinanza per tutti.”
No, la vostra è una distopia derivante da una visione individualista, degna della modernità e del più bieco capitalismo liberista ( che magari a parole, criticate). L’idea che gli individui debbano avere tutti le stesse libertà e diritti, è folle, per un semplice motivo: non tutti gli individui sono uguali.
Quella che per qualcuno è una libertà data, per altri è una tutela tolta; quello che per alcuni può essere un diritto in più, per altri è un diritto in meno.
Lo pseudo diritto dei gay di fare ricorso ad aberrazioni come l’”utero in affitto” è togliere il diritto ad un bambino di vivere con la propria madre; qual è il vero diritto?
La vostra è la visione  di una libertà che “divora e corrompe ogni regola ed ordine”, per asservire essi   all’egoismo e ai capricci dell’uomo post-moderno.
E non è un caso che per tentare di convincere il popolo ad accettare le vostre “idee”, lo corrompiate con il denaro.
Difatti, già tali pride ( che costano anche soldi pubblici) vengono venduti come occasioni per il turismo, e quindi per i piccoli imprenditori di “fare cassa”.
Questa volta poi si è andati oltre: Confindustria ( in collaborazione con la Camera di commercio, Confartigianato e Confcommercio)   ha avviato un’iniziativa, la “pride card” che permetterà agli imprenditori che ne fruiranno ( attraverso offerta) di avere sconti e offerte speciali in un circuito di alberghi, ristoranti e negozi  che hanno aderito. La “pride card” è quindi un convenzionamento, nato dall’accordo con le associaizoni imprenditorali suddette, e il comitato nazionale del Gay  Pride ( quindi, associazioni come arcicay, ecc.).
Ne parla entusistata,  il presidente di Confinustria Palermo, Antonio Albanese:
Il convenzionamento apre nuovi mercati, e consente all’imprenditore, sia esso del commercio, dell’industria o dell’artigianato, di attrarre nuovi e interessanti flussi di clientela”.
Insomma, comprare la “tolleranza” ( indifferenza) delle persone alle derive liberiste della società, sfruttando anche  la forte crisi.
Gente come Albanese, non può che gioire ovviamente dell’estendersi delle relazioni di mercato,  e del diffondersi di una mentalità individualista e “capitalistica”, del tipo:” che mi frega se sono giusti o sbagliati il gay pride o le adozioni gay, a me non mi fanno nulla, e anzi, ora mi fanno pure guadagnare e accumulare ricchezza”.;per Albanese, per i “pesci grossi”, tutto ciò è il top.
E’ evidente qui la connivenza tra le associazioni omosessualiste e il grande potere capitalistico; hanno in mente la stessa idea di società “libertina”, in cui poter soddisfare i propri capricci. E fa nulla che questo contrasti con ogni regola e giustizia.
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Dobbiamo sperare nei magistrati ?

E’ sempre più difficile scegliere un argomento da evidenziare in un commento, tanti sono i segnali di una deriva accelerata non solo in Italia, ma in tutto il mondo occidentale.
Se in Italia tre signore (due delle quali di nazionalità straniera) si dimostrano  ostili all’Italia e agli Italiani con le loro provocazioni in materia etica e con la voluttà di concedere la cittadinanza al primo arrivato snaturando la nostra base sociale ed etnica, in Francia hanno già approvato e in Inghilterra stanno per approvare una legge che eleva a dignità di legge l’inesistente “matrimonio” degli omosessuali e in Italia c’è chi, da provinciale, cerca di imitare il peggio che arriva dall’estero e almeno due delle signore di cui sopra presenzieranno al festival degli omosessuali.
Come se non bastasse, leggiamo che un gruppo di manifestanti, a Terni, si muove per occupare i binari della stazione e, giustamente, la Polizia li ferma a tutela dei cittadini che hanno il diritto di circolare senza ostacoli, ma ad essere messa sotto accusa è la Polizia, non chi ha organizzato la manifestazione.
Si stravolge così il diritto a manifestare, cercando un nuovo “diritto”, quello di occupare e di impedire la libertà di circolazione altrui.
E non mi sono piaciute le ultime dichiarazioni di Berlusconi, comprensibili in attesa di alcune sentenze, ma che non tengono conto dello sbandamento della nave Italia, perchè non basta il presidenzialismo o l’abolizione dell’imu, ma deve anche essere contrastata la deriva sopra evidenziata.
Allora, forse, dovremmo sperare che continuino le condanne contro il Cavaliere, per dargli quella carica necessaria che emerge sempre, con beneficio per tutti,  quanto più cercano di metterlo all’angolo.







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Del non avere un cazzo da fare… insieme a Crocetta

Gay pride con la benedizione del governo Letta. Dopo l’annuncio del presidnete della Camera Laura Boldrini, anche il ministro per le Pari opportunità Josefa Idem ha deciso di partecipare al Gay pride nazionale che si terrà a Palermo il 14 giugno. “È necessario un forte impegno nazionale e europeo – ha spiegato – per garantire parità di trattamento e dignità delle persone”.
“Il Pride nazionale punta al Sud, risorsa fondamentale di contaminazione e dialogo. Solo la parità dei diritti può far crescere il nostro paese e farlo uscire dalla crisi”, ha spiegato la presidente del comitato organizzatore di Palermo Pride Nazionale, Titti De Simone. Nel segno dei diritti civili la kermesse si aprirà il 14 giugno con convegno al quale sono attese la Boldrini e la Idem al convegno. Mentre in parlamento si riaccende il dibattito sui diritti alle coppie omosessuali, la Idem giustappone il timbro dell’esecutivo sul corteo di Palermo. Una decisione che dà un segnale molto chiaro sia della posizione della titolare delle Pari opportunità sia del governo nel “contrastare ogni tipo di discriminazione” e “garantire parità di trattamento e dignità delle persone” omosessuali. Dal corteo al parlamento, il passo è breve. Nella Capitale, intanto, si muove anche la politica: in discussione in commissione Giustizia alla Camera la legge contro l’omofobia, mentre Giancarlo Galan ed altri esponenti del Pdl hanno presentato un disegno di legge sulle unioni omoaffettive. Ma la chiave di volta, ribadisce il portavoce del Pride romano Andrea Maccarrone, deve essere una parità vera: “Noi chiediamo piena uguaglianza, noi chiediamo il matrimonio ugualitario per le coppie omosessuali”. Destra e sinistra si dividono da sempre sull’opportunità di concedere determinati diritti alle coppie omosessuali o se riconoscere legalmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Mentre la politica discute nel tentativo di sciogliere un nodo annoso, la Idem ha fatto sapere che ha già iniziato a lavorare con il collega ministro all’Integrazione Cecile Kyenge per prevenire e contrastare gli odiosi episodi discriminatori attraverso un piano biennale nazionale contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza“. “Molto è stato fatto ma c’è ancora tanto da fare – ha concluso la titolare alle Pari opportunità – ma nulla è impossibile, proprio in un momento di crisi come quello che stiamo affrontando è necessario intervenire sul tema dei diritti”.
Il gay pride di Palermo, che ha per madrine Maria Grazia Cucinotta e Eva Riccobono, è stato presentato questa matttina alla Camera dal presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta. “La nostra – ha spiegato il governatore – è una battaglia per una società fuori da qualsiasi ghetto”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando: “Il Pride è un respiro di cittadinanza. È come un mosaico formato da una serie di cocci di colore diverso: il collante deve essere l’uguaglianza”. A Roma, intanto, gli organizzatori del Pride fanno sapere che si sfilerà per “liberare il Paese dai bigottismi e dagli integralismi che lo hanno frenato” e per rivendicare “pari dignità”.

Ecco perchè non starò mai con questa sinistra

Cari sinistrorsi, dalla vicenda che segue – a proposito del vostro sentirvi moralmente superiori – non avete nulla, ma proprio nulla di cui sentirvi orgogliosi.
 
Andrebbe fatto un monumento a Giulio Cainarca di Radio Padania: tra oggi e domani (quella di oggi si può riascoltare in replica questa sera – cercando le frequenza della Radio per la vostra zona)scandaglierà la vicenda Unipol-BNL (quella della famosa telefonata “abbiamo una banca”) mettendo a fuoco le responsabilità dei vari leader DS coinvolti nella vicenda. Oggi è stato il turno dei giri di telefonate intercettate nel 2005 dalla magistratura, e diventate di dominio pubblico. Ho perso il filo della prima telefonata, avvenuta tra Fassino e …? (quella per la quale la giudice Clementina Forleo era stata redarguita dai vertici superiori, per aver creato turbative con le sue rivelazioni (pensate un pò, in qualità di magistrata aveva diffuso i retroscena di porcherie, e per questo era stata ripresa e punita. Infatti, a seguito della nota vicenda era stata trasferita a Cremona), ma sulla seconda telefonata ho tenuto le antenne delle orecchie ben drizzate, ed ho appurarato che si trattava di una telefonata tra Conforte e Nicola La Torre (che nella telefonata viene spesso chiamato Nicò). Da questa e dalla prima telefonata appaiono chiaramente le “porcherie” di cui si sono resi responsabili quelle belle anime dei vertici DS: aggiotaggio ed insider trading, in primo luogo, reati dei quali Fassino, D’Alema, La Torre, Consorte, stando a quel che si dicono al telefono, ne erano ben consapevoli. E per uno che si occupa da anni di vicende borsistiche, sà benissimo come sono deleteri per i mercati i reati di aggiotaggio e insider trading di cui si sono resi responsabili i personaggi citati nel post. Le porcherie di cui sopra scoraggiano i risparmiatori, li tengono lontani dalla borsa, percepita come una bisca o tuttalpiù un casinò.
 
Poi, però, vanno a condannare Berlusconi per non avere a suo tempo impedito (e come avrebbe potuto?) la pubblicazione della telefonata intercettata a Fassino.
 
E se queste non sono porcherie, quali altre lo sarebbero???