Moralisti…

Se Zanda incontrasse uno Zanda sul suo cammino, oggi nessuno gli toglierebbe una richiesta di ineleggibilità, una mozione di dura reprimenda morale, o almeno un’interrogazione sull’etica. Di cui Zanda è impareggiabile custode. Le giornate storte capitano a tutti, ieri è toccata a Luigi Zanda. Non solo il neo capogruppo dei senatori Pd ha dovuto fare autocritica e avviare un rapido dietrofront (il secondo in una settimana, se continuano così gli verrà il mal di mare) sulla sua contestatissima proposta di regolamentazione dei partiti, letta subito dai maligni – ossia tutti gli altri – come un dispetto a Grillo, e di cui ieri Zanda (che l’aveva presentata il giorno prima) ha annunciato il ritiro: «Non volevo punire nessuno, ma se questa è l’interpretazione non ho alcun interesse a mantenere il provvedimento». Ma è pure spuntata, sulle colonne del Corriere della Sera, una sua letterina di raccomandazione a Giovanni Hermanin, allora presidente, nominato dal centrosinistra, dell’Ama (l’azienda municipalizzata che teoricamente smaltisce i rifiuti della Capitale, e i cui uffici si riempiono ad ogni sindacatura di nuovi raccomandati). Da Zanda non ce lo saremmo mai aspettato. Proprio lui che, nel 2010, tuonava: «Alemanno si deve dimettere: ha una responsabilità diretta per gli interventi con i quali ha fatto assumere i suoi protetti». Come la mettiamo col fatto che, tre anni prima, il medesimo si rivolgesse ad Hermanin per chiedere l’assunzione di un tal «dottor G.B., di cui ti allego il curriculum» e del quale «mi vengono garantite le capacità professionali e la correttezza istituzionale?». Chiedendo oltretutto di «farmi avere notizie sulle fasi istruttorie attraverso cui l’istanza verrà esaminata», tanto per chiarire che non avrebbe mollato l’osso. Di certo i fan zandiani, oggi duramente colpiti, verranno rassicurati: il senatore chiederà una perizia grafologica e dimostrerà che la sua firma era stata falsificata da qualche antipatizzante interno al Pd (la scelta è ampia). Nel frattempo, tocca pensare che anche il Guardiano della Virtù Zanda a volte si distragga.
Non quando si tratta di Berlusconi, però. Nell’intervista ad Avvenire di quattro giorni fa non solo assicurava che il Cavaliere «secondo la legge italiana non è eleggibile» («Ricordate a Zanda che Berlusconi è già stato eletto, e governa insieme a lui», notò Jena sulla Stampa), ma si sdegnava pure per l’ipotesi di una sua nomina a senatore a vita: «In 67 anni di Repubblica non è mai stato nominato nessuno che abbia condotto la propria vita come Silvio Berlusconi». Sorvolando su stimatissimi senatori a vita (Emilio Colombo, Gianni Agnelli) che pure non hanno condotto la propria vita esattamente come Maria Goretti. O come Zanda. Il quale poi ha dovuto specificare di aver parlato solo «a titolo personale». Dei costumi erotici di Berlusconi il senatore però si è sempre fatto un cruccio, tanto che nel 2009, quando si cominciava a parlare del caso D’Addario, mise nero su bianco, in un ordine del giorno, una sorta di codice etico che prevedeva per l’allora premier la «coerenza tra comportamenti privati e vita pubblica».
Toccò al segretario Bersani sconfessarlo, ricordandogli che «noi non siamo l’autorità morale di Berlusconi». E dire che di ragioni di gratitudine, verso il Cavaliere, Zanda ne avrebbe: fu grazie ad una gentilezza di Berlusconi, su richiesta pressante di Cossiga (di cui Zanda è stato per molti anni il segretario), che l’attuale capogruppo Pd entrò in Senato. Nel 2003 morì il senatore della Margherita Severino Lavagnini, e nel suo collegio di Frascati vennero convocate elezioni suppletive: Rutelli (allora riferimento di Zanda, poi passato nelle truppe di Franceschini) lo candidò, e Cossiga chiese a Berlusconi, come favore personale, di dare una mano all’esordiente. Benignamente, ma con scarsa lungimiranza, l’allora premier fece in modo che il candidato di centrodestra non raccogliesse le firme necessarie, e così Zanda rimase solo a contendere il seggio di Frascati. E vinse, naturalmente: praticamente col 100% dei voti. E con il 6,7% di votanti: la più bassa partecipazione nella storia repubblicana. E forse mondiale.

Sinistre generosità

Milano è città di stilisti. E anche se la settimana della moda è passata da un pezzo, c’è sempre l’occasione per far debuttare un giovane emergente, magari un futuro Armani. O, nel caso di oggi, per dare spazio a qualcosa di ancora più inaspettato, una sfilata di «costumi e creazioni di moda rom». Con l’unica differenza che a investire nell’iniziativa non è un’azienda in cerca del nuovo Valentino, ma un’agenzia governativa dipendente dai Ministeri per le Pari opportunità e per l’Integrazione. L’Ufficio nazionale anti discriminazione razziale (Unar) ha finanziato la data, ultima di cinque tenutesi tra la seconda metà dello scorso anno e l’inizio del 2013, per sensibilizzare e «combattere i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti dei rom e sinti e camminanti», con la campagna «Dosta!», termine romanes che significa «Basta». Un’intera giornata, patrocinata dalla Commissione europea e anche dalla giunta arancione di Giuliano Pisapia, dedicata alla cultura di un popolo che in Italia conta 140mila persone.
Le iniziative previste comprendono un dibattito, la proiezione del docufilm «Miracolo alla Scala», un «aperirom», un concerto e «una sfilata di moda con costumi rom e macedoni». L’idea dell’Unar, nata nel 2011 e concretizzatasi durante il 2012, quando nei Ministeri di competenza sedevano Elsa Fornero e Andrea Riccardi, è nata con l’intenzione di favorire l’integrazione aumentando il livello di conoscenza della cultura rom e sinti da parte della cittadinanza. L’investimento è stato di «poche decine di migliaia di euro», soldi necessari per coprire i costi di organizzazione. Avrebbero potuti essere di più, ma i Comuni interessati dal tour (Catania, Reggio Calabria, Napoli, Roma e Milano) hanno contribuito fornendo gli spazi gratuitamente. E anche gli artisti coinvolti non hanno richiesto compensi. Oggi, per la chiusura a Milano, ci saranno, oltre ad alcuni gruppi rom e sinti, Marco Ferradini e Massimo Priviero.
La giornata, a ingresso libero, si aprirà con la proiezione dello spot «E tu quanti zingari conosci?», promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Subito dopo, sempre nella sede delle Officine creative Ansaldo in via Tortona, zona Navigli, seguirà un dibattito al quale parteciperanno alcuni studenti universitari e di istituti superiori e gli assessori per la Coesione e per le Politiche sociali di Milano, oltre ad alcuni rappresentanti delle comunità sinti e rom italiane. A chiudere la mattina sarà la visione di «Miracolo alla Scala», storia (vera) di una ragazza dello storico campo rom di Triboniano che diventa ballerina di flamenco in una scuola milanese. L’iniziativa di oggi è stata studiata appositamente per Milano e da lì nasce l’idea dei due eventi principali del pomeriggio. L’aperitivo e la moda sono due simboli della città e così si è pensato alla sfilata, con costumi e vestiti creati da ragazze rom milanesi, e all’aperitivo a buffet con prodotti tipici delle comunità rom e sinti, durante il quale suoneranno Ferradini e Priviero. Prima sarà invece il turno di Jovica Jovic, fisarmonicista al quale nel 2010 l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni consegnò personalmente il rinnovo del permesso di soggiorno. Non è certo se l’iniziativa avrà un seguito: anche se, tra i 37 milioni di fondi europei appena stanziati per l’Unar, è difficile che non se ne riesca a ricavare una parte per rinnovare le politiche di integrazione per rom e sinti.

23 maggio 1992

Statua di Sciascia a Racalmuto – da Wikipedia – autore Davide Mauro

Giornata buia quella del 23 maggio di 21 anni fa: con La strage di Capaci l’Italia sembrava ritornare indietro di 20 anni, al periodo degli Anni di piombo. Nella strage, compiuta dalla mafia, perirono il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani.
Anni prima un grande scrittore descriveva cosa fosse la mafia moderna nel suo più celebre dei romanzi: Il giorno della Civetta. Romanzo divenuto famoso anche per quella frase messa in bocca al boss don Mariano: “gli uomini si dividono in cinque categorie: uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianc*lo, e quaquaraquà”.
Chi volesse risentire la celebre frase, interpretata da Orso Maria Guerrini, non ha che da sintonizzarsi questa sera su Rai5, dove, dal Teatro di RacalmutoSebastiano Somma, e il regista Fabrizio Catalano – nipote di Leonardo Sciascia – metteranno in scena Il giorno della civetta, uno spettacolo che da tre anni sta facendo il giro dell’Italia.


 

Quanto è bella la Pax Napolitana

pax-napolitaniana

Ma l’immagine più commovente era quella di Franceschini e Quagliarello intenti a fare una dichiarazione congiunta davanti ai microfoni dei tg con relativi gesti affettuosi l’uno nei confronti l’uno dell’altro, tipo mano sulla schiena dell’altro a mo’ di approvazione delle cose dette da questo

Machete a Londra, piccone a Milano

A poca distanza dalla strage di Kabobo col piccone a Milano, dove Pisapia non si è sentito nemmeno in dovere di sentirsi in colpa coi familiari delle vittime per il degrado in cui versa la città, ecco un’altra strage di matrice multietnica: a Londra. Come ho sempre scritto (e sempre scriverò) con quello che ci si ostina a chiamare con il termine edulcorato di “multiculturalismo” entra di fatto il tribalismo. E i machete nei territori africani vanno per la maggiore. In Ruanda, nella Sierra Leone e in varie altre località africane  si squartano in due come cocomeri e si sbudellano, quasi una comune prassi durante gli scontri tribali. Se poi tutto questo è accompagnato dall’esortazione islamica “Allah akbar” è un sovrappiù, un corollario religioso, diciamo.
Come di consueto, quando ci sono questi efferati delitti multikulti, scatta immediato il silenziatore omertoso (la cosiddetta “prudenza” per evitare quella che Amato quand’era ministro dell’Interno chiamava “la tigre della reazione”, dato che ci si preoccupa più di questa che dei delitti in sé e per sé). La notizia è ancora allo stadio assai generico e i particolari filtrano col contagocce,  qui sul Corriere e su altri quotidiani. Ma già si preferisce optare per la pista “terrorista” (sarà, ma non ci credo molto) o per quella del “pazzo isolato” (ci credo ancor meno).
L’unica cosa sensata che si potrebbe dire, non la si dice. Si tace pavidamente e con codardia globale davvero sconcertante. E non la si dice in Italia, come si tace in Francia dove lo storico Dominique Venner si è suicidato  per protesta nella cattedrale di Notre-Dame (non solo per i matrimoni gay imposti da Hollande, ma anche per la grave situazione migratoria in cui versa la Francia); non la si dice in Gran Bretagna, si tace in Svezia dove sono in atto violenti scontri multietnici, né altrove nel cosiddetto Occidente: non facciamone entrare più, e mandiamo a casa gli esuberi. Rifiutiamo lo ius soli e tempestiamo di lettere di protesta  il governo, perché ciò non accada. Ecco quel che va detto chiaro e tondo.
Il mio pensiero corre al povero soldato  Lee James Rigby,  barbaramente trucidato e ai suoi familiari, un altro martire di questa Europa complice e scellerata.

Questo il video raccapricciante: http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/mondo/2013/05/22/Londra-aggressore-mani-insanguinate_8750152.html

Lee  James Rigby, martire d’Europa

 

Perchè il Centro Destra è superiore

Contrariamente alla vulgata propagandistica, la superiorità del Centro Destra, sotto ogni profilo, sulla sinistra è evidente anche da questo primo scorcio di legislatura e di governo dell’inciucio.
Mentre la sinistra cavalca l’ideologia che non solo divide gli Italiani, ma comporta anche costi che si traducono in tasse ed impoverimento generale (“matrimonio” tra omosessuali, cittadinanza e voto per gli immigrati, assistenzialismo con elargizioni di denaro pubblico) il Centro Destra si è concentrato su temi che portano direttamente benefici alle tasche degli Italiani.
Ecco quindi la sospensione del pagamento imu sulla prima casa a giugno e la prospettiva della sua definitiva abolizione.
Ieri le linee guida della commissione finanza che se non taglia lima le unghie al mostro costruito dal signor Befera, Equitalia.
L’offensiva per evitare l’aumento dell’iva dal 1° luglio, probabilmente con il rinvio di sei mesi per riuscire a rivedere, come per l’imu, la materia.
La detassazione e la sburocratizzazione per chi inaugura una impresa o assume personale.
Insomma, ancora una volta, per chi sa vedere e non solo guardare, la sinistra pensa a spendere i nostri soldi con iniziative che almeno metà Italia non condivide, mentre il Centro Destra pensa a lasciarci in tasca i nostri soldi perchè ognuno di noi possa spenderli come meglio crede.
La sinistra, insomma, ci considera sudditi, il Centro Destra cittadini.
Ognuna scelga chi ritiene di essere.





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E’ l’unione europea che lo vuole…

Qui il video di uno dei due assassini… Una scena raccapricciante, ripresa con un telefonino. Uno dei due uomini che hanno appena aggredito e decapitato a colpi di machete un giovane soldato si fa riprendere da un passante. Urla frasi sconclusionate: Queste cose nella mia terra succedono ogni giorno. Nessuno è al sicuro. Cacciate il vostro governo, non si cura di voi”. Siamo a Woolwich, nella zona sud orientale di Londra. I due assalitori, al grido di “Allah è grande”, hanno ucciso un militare: il suo corpo è a terra, a pochi metri di distanza. Dopo pochi attimi arriva la polizia che blocca e ferisce i due uomini.
Un soldato britannico è stato ucciso a Londra a colpi di machete, da due uomini poi feriti (uno in maniera grave) da agenti di polizia intervenuti sul posto. Il fatto di sangue è avvenuto a pochi metri da una caserma della Royal Artillery, reparto di artiglieria di sua maestà. Secondo un testimone, citato da Sky News, l’uomo ucciso indossava una t-shirt dell’associazione di volontariato «Help for Heroes», che aiuta i militari feriti in battaglia. Numerosi testimoni riferiscono che il soldato ucciso sarebbe stato decapitato dai suoi aggressori.
ATTACCO – La polizia britannica sta trattando l’uccisione del soldato come un «attacco terroristico di matrice islamica». La polizia di Londra ha affermato che i due aggressori avrebbero cercato di filmare l’assassinio e avrebbero invitato anche altre persone presenti sulla scena a filmare l’omicidio gridando ogni tanto «Allah è grande». L’arrivo degli agenti ha poi fermato lo scempio: i due aggressori sono stati colpiti e portati in ospedale. Il premier David Cameron ha definito l’accaduto «davvero sconvolgente» e ha convocato il Comitato di crisi del governo il cosiddetto Cobra, una prassi che si segue solo nei casi che possono avere implicazioni con la sicurezza nazionale. L’uccisione del soldato britannico in strada a Londra è «il delitto più spaventoso, una cosa mai successa prima e ci sono forti indicazioni che l’episodio sia collegato al terrorismo» ha aggiunto Cameron in una conferenza stampa a Parigi, prima di incontrare il presidente francese Hollande.
LA TESTIMONIANZA – Anche testimoni citati dalla Bbc hanno raccontato che gli aggressori hanno urlato «Allah u Akbar» (Allah è il più grande) mentre attaccavano. Secondo un testimone identificato come James, l’uomo morto aveva una ventina d’anni circa, così come i suoi aggressori. «Erano impazziti, veri e propri animali. Lo hanno trascinato lungo il marciapiede e hanno lasciato il suo corpo per terra», ha spiegato. Poi «brandivano coltelli e una pistola e hanno chiesto alle persone presenti di essere fotografati. Sembrava questa la loro unica preoccupazione», ha aggiunto. Un altro testimone, Thomas, ha detto di essere accorso dopo aver udito esplodere «colpi di pistola. Due persone – ha raccontato – hanno aggredito con un’ascia o qualcosa del genere un militare dell’esercito. Poi è intervenuta la polizia che ha risposto all’aggressione».

Ma vah, Penati… che culo!

Penati=sinistra. Incondannabile?
I giudici del Tribunale di Monza hanno dichiarato la prescrizione per il reato di concussione contestato a Filippo Penati, imputato per il cosiddetto “Sistema Sesto”. L’ex presidente della Provincia di Milano era accusato per presunte tangenti legate alle aree ex Falck e Marelli, due grandi aree industriali del milanese. Restano a suo carico le accuse di corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Penati, assente in aula, ha comunque fatto sapere che “come annunciato, già nei prossimi giorni, farò ricorso in Cassazione per annullare la sentenza di prescrizione voluta dai Pm per i fatti di 13 anni fa”. La prescrizione arriva per effetto della nuova legge varata dal governo Monti, che riforma proprio il reato di concussione, prevedendo una distinzione tra concussione per costrizione (il pubblico ufficiale che obblighi un cittadino a pagare una tangente) e concussione per induzione (la semplice richiesta di tangente). La seconda ipotesi prevede un abbassamento delle pene, con conseguente riduzione dei tempi di prescrizione.
Nella scorsa udienza, i legali di Penati si erano opposti alla prescrizione, ma non ci avevano rinunciato esplicitamente. Si era aperta una questione procedurale, sulla quale i giudici si sono pronunciati oggi. Il processo è giunto alla seconda udienza con il rito immediato e vede imputato Penati per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti insieme al suo ex segretario di presidenza Antonino Princiotta, accusato di corruzione per atti contrari ai dovere d’ufficio, Penati non verrà quindi processato per concussione. Al momento di pronunciare la conferma dell’avvenuta prescrizione dei reati, il giudice ha sospeso l’udienza in attesa che l’avvocato difensore dell’ex Presidente della Provincia di Milano Matteo Calori, lo contattasse per avere conferma circa le sue intenzioni di presentarsi in aula e pronunciarsi circa la volontà di opporsi alla sentenza di prescrizione, eventualmente ricorrendo anche in Cassazione. “Penati non c’è ed io non posso al momento assumere la responsabilità di una sua decisione a riguardo”, ha detto il legale. Il processo continua per i reati di corruzione finanziamento illecito ai partiti relativi alla Milano-Serravalle e a Milano-Metropoli.

25 anni dopo Almirante

Venticinque anni fa moriva Giorgio Almirante, Leader storico della Destra post bellica.
Il suo venir meno fu una ferita per la Destra e solo oggi possiamo comprendere quanto grave.
Venticinque anni dopo il suo erede designato è scomparso dopo aver distrutto tre partiti e ribaltato completamente i Valori e i Principi per i quali fu nominato nel 1988.
La Destra è frazionata in una miriade di microentità di cui la più consistente racimola appena l’1,9% dei voti.
Uomini di Destra sono rimasti nel PdL non credendo nell’avventura iniziata da La Russa e Meloni che, tra l’altro, hanno avuto alcune uscite poco felici (come l’anatema contro la divertente presa in giro che due dirigenti di Padova postarono su you tube nei confronti dei due omosessuali cui era stato dato spazio persino a Sanremo) ed una incomprensibile ostilità verso il ritorno di Berlusconi che, unico, è riuscito a contenere i danni alle elezioni.
Marcello Veneziani, da tempo, sostiene che tutti questi movimenti dovrebbero trovare unità (e già con i risultati elettorali rappresenterebbero un 3% di base) per interpretare, aggiungo io, l’ala valoriale e identitaria del Centro Destra, riconquistando quei temi (immigrazione, morale, tradizione) di cui si è impossessata la Lega e facendone propri altri (libero mercato, meno stato, meno tasse) che rappresentano il meglio del messaggio liberista.
Oggi Marcello veneziani ha commemorato, a modo suo, Giorgio Almirante prendendo spunto da quel modo di salutare, con il braccio teso, che tanto fa schiumare, ancora oggi, i sinistri.
Il ricordo di Almirante non deve essere nostalgico, ma di insegnamento, per indicarci la strada da percorrere che è quella sempre da lui perseguita: l’unità.
E’ ora che i vari Fiore, Romagnoli, Storace, La Russa, si mettano attorno ad un tavolo e ricostituiscano l’Msi che manca ormai da troppo tempo nell’offerta politica italiana.





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Documenti – L’era della formica

formica

Ripropongo un mio post del 26/11/2008, epoca in cui si iniziavano a sentire forti segnali di crisi, ma ancora non si poteva credere che si sarebbe arrivati al punto in cui siamo arrivati subito poco dopo