Crisi maro’: perche’ non poteva che andare cosi’

Che la vicenda dei due marò italiani trattenuti in India da ormai 14 mesi sia stata una pièce  senza copione, recitata da attori improvvisati ed improvvisatori e con una regia pari alla recitazione, è chiaro a tutti. Che sulla tragicomica accelerazione delle ultime settimane abbiano pesato calcoli pre-elettorali è molto probabile. Che il giornalismo investigativo … continua

Imparare dagli omicidi di boston

Quale sarà l’impatto a lungo termine dell’attentato alla maratona di Boston e della conseguente caccia all’uomo in stile film d’azione svoltasi fra il 15 e il 19 aprile, in cui hanno perso la vita quattro persone e 265 sono rimaste ferite? Cominciamo con quelli che non saranno gli effetti di quest’atto terroristico. Esso non unificherà … continua

Non fu certo il peggior DC, ma non incensiamolo…

Come sempre, l’ Italia si divide sui politici, e non solo. In questi momenti accade lo stesso con Giulio Andreotti. Mai una via di mezzo. Il quale non fu certo il peggior DC del dopoguerra. Fu meglio di De Gasperi, che regalò pavidamente alla Jugoslavia l’ Istria e che osteggiò i Comitati Civici di Luigi Gedda fortemente voluti da Pio XII. Fu meglio decisamente di Fanfani e Moro, veri cattocomunisti. Ma non posso dimenticare che mancò del necessario coraggio. Per esempio, avrebbe potuto essere il Dolfuss italiano, appoggiando Junio Valerio Borghese, che sarebbe stato il Pinochet, nel 1970. Cosa che avrebbe potuto evitare all’ Italia gli anni di piombo, il terrorismo e tanti misteri irrisolti. Non ebbe poi coraggio, mettendo in frigorifero i voti del MSI, preferendo piuttosto l’ arco costituzionale ed altre paccottiglie. Non ebbe coraggio nella lotta all’ aborto, potendo far naufragare la legge 194. 
Ebbe in compenso tante disavventure giudiziarie (da cui uscì), da rendermelo umanamente simpatico.
Credo infine che più per l’ arcinota battuta sul potere, dovrebbe essere ricordato per questa frase:
“Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.  Che non sarebbe piaciuta a Leo Longanesi…

Il ritorno di Carosello

Per venti anni, dal gennaio 1957 al gennaio 1977, Carosello rappresentò lo spartiacque per generazioni di bambini con il momento di “andare a letto“.

Come tutti quelli della mia età, più vicino ai sessanta che ai cinquanta, sono cresciuto con Carosello, con le sue storie che hanno allietato i nostri sogni bambini.
Avevo poco più di venti anni, era la seconda metà degli anni settanta, forse il peggior periodo che abbiamo vissuto, quando, obbedendo all’iconoclastia degli anni di piombo, Carosello fu mandato in pensione.
Non l’ho mai dimenticato tanto da averne già scritto anche in questo blog e, alla prima occasione, ho acquistato la collezione dei dvd con i vari racconti suddivisi per anno (due anni ogni dvd) e adesso attendo la sua riesumazione che avverrà questa sera alle 21,10.
Mi aspetto di rimanere deluso come è accaduto lo scorso anno per il Nero Wolfe di Pannofino e Sermonti che ha cercato di riportare in vita il “vero” Nero Wolfe di Buazzelli e Ferrari.
Non ci sono più i grandi attori di una volta (Calindri, Volpi, Polacco, Tognazzi, Bramieri, Govi e il già citato Buazzelli …) e da quel che leggo sarà una versione riveduta e corretta con un minutaggio alquanto misero.
Ma lo guarderò ugualmente, non sia mai che possa ricredermi.
In fondo il nuovo Carosello sarà prodotto da chi era bambino quando c’era il vero Carosello e magari saprà in qualche modo ricrearne l’atmosfera gioiosa e le storie semplici e allegre.
Perchè il Carosello dei miei anni infantili e giovanili rappresentava l’ottimismo di una società che credeva nel proprio futuro e cresceva nella convinzione di poter raggiungere quell’obiettivo comune che si chiama Benessere.
E mi piace pensare che da stasera una nuova generazione di bambini possa crescere andando a letto dopo Carosello, senza perdersi e rincitrullirsi in tanti giochi elettronici, ma con una bella storia da ricordare nei propri sogni e nella quale specchiarsi come diretti protagonisti.



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Madonna Boldrini e la soluzione al problema

ROMA – Senza lavoro, senza protezione: la condizione delle donne in Italia è sempre più difficile, quasi insostenibile. A lanciare nuovamente l’allarme è il presidente della Camera, Laura Boldrini, durante un incontro pubblico a Venezia: “In Italia solo il 47 per cento delle donne lavora – ha detto Boldrini – , una delle percentuali più basse d’Europa. Se una donna non lavora, in caso di violenza, non ha autonomia. Per arrivare a proteggerle va rilanciata l’occupazione femminile”.
Ma la discriminazione nel mondo del lavoro non è il solo fattore di ‘indebolimento’ della donna. Boldrini ha toccato un altro tema caldo, quello dell’uso del corpo femminile nella comunicazione, per il quale la presidente invoca dei limiti di legge. Secondo Boldrini, infatti, principale responsabile della mercificazione della donna è la pubblicità che in Italia, diversamente dal resto d’Europa, utilizza il corpo delle donne senza freni. “E’ inaccettabile che in questo paese – ha detto Laura Boldrini – ogni prodotto, dallo yogurt al dentifricio, sia veicolato attraverso il corpo della donna. In Italia le multinazionali fanno pubblicità usando il corpo delle donne, mentre in Europa le stesse pubblicità sono diverse. Dall’oggettivazione alla violenza il passo è breve. Serve più civiltà ponendo delle regole. Basta all’oggettivazione dei corpi delle donne perché passa il messaggio che con un oggetto puoi farci quello che vuoi”. In mattinata, parlando ad Arcevia, Boldrini si era complimentata per l’iniziativa del ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem, di avviare una task force contro il femminicidio: “Penso che sia una misura che dovrebbe essere messa in atto il prima possibile – ha detto – perchè la situazione in Italia purtroppo da questo punto di vista è grave. Troppe donne sono oggetto di violenza ad ogni livello, una violenza che si estende dalle famiglie e che arriva anche al web. E’ importante attenzionare questo odiosissimo fenomeno e cercare di dare risposte adeguate”.

Nigel Farage, altro che grillini…

Due anni fa lo scoprii e scrissi su di lui. Oggi è il giorno del suo primo trionfo elettorale nelle amministrative inglesi e gallesi. Il leader inglese dell’ UKIP, il partito indipendentista britannico, ultra-conservatore ed euroscettico, è il vincitore delle elezioni appena terminate con il 26 %, lasciando basiti gli altri 3 partiti inglesi. Farage da sempre segue il pensiero popolare, è contro l’ immigrazione clandestina, contro l’ Euro, ha attaccato casta, poteri forti, banche, Prodi, Monti e centralismo europeo; ha pure difeso Berlusconi dagli attacchi interni ed esterni. Ma non chiamatelo grillino, potrebbe spaccarvi una pinta di birra in testa (metaforicamente…) perchè è fortemente identitario, conservatore, contrario ai matrimoni strani (e per questo ha sorpassato i tories, che hanno tradito l’elettorato…). 
Ha promesso un referendum per uscire dall’ europa. 
Bene così….

Il congo ha bisogno di lei. Gli italiani no.

“Il reato di clandestinità andrebbe abrogato”. È una bomba la dichiarazione che Cecile Kyenge, neo ministro per l’Integrazione, ha sganciato a In mezz’ora, alla corte di Lucia Annunziata. Un padre cattolico e poligamo, 38 fratelli figli di diverse madri: si è raccontata così davanti alle telecamere di Raitre. E ha spiegato che in Italia è arrivata da irregolare: “Il vescovo della mia città mi aveva trovato una borsa di studio alla Cattolica di Roma”, ma questa borsa non è mai arrivata e l’attuale ministro ha passato un anno in cui ha dovuto cercare un lavoro per poter restare in Italia. Poi è tornata sulla politica: “A chiedere che sia il principio dello ius soli a ispirare il legislatore sul conferimento della cittadinanza italiana è la società”, ha ribadito il ministro aprendo poi alla possibilità di presentare un ddl di riforma in tema di immigrazione. Nel mirino della Kyenge sono finiti anche i Cie: “Bisogna guardare alla direttiva europea che l’Italia ha ratificato in modo sbagliato, rivedendo la struttura dei Cie perché la direttiva non chiede all’Italia di mettere nei Cie persone malate, fragili, minori ma solo le persone che sono pericolose e i criminali”.

Un ministero per l’Identità Nazionale

Ventun ministeri, possono diventare tranquillamente ventidue.
Abbiamo un ministero, istituito da Monti, sull’integrazione perchè non dovremmo avere un ministero dell’Identità Nazionale ?
A fronte di un dicastero affidato ad una signora di nazionalità congolese, dobbiamo affiancare un ministero affidato ad un soggetto di nazionalità Italiana.
La prima dovrebbe favorire l’integrazione, ma pensate che la sua azione tenda ad integrare gli stranieri perchè assimilino cultura, usi, costumi, religione, cucina della Nazione che li ospita, oppure pensate che costei voglia forzare la mano perchè gli immigrati possano conservare tutte le loro caratteristiche e, al contrario, siano gli Italiani a dover cambiare per adattarsi ai nuovi venuti ?
Le premesse, cioè l’attività svolta e le prime proposte di legge come il passaggio allo ius soli, dicono che la strada che intenderebbe percorrere sia la seconda.
A maggior ragione, quindi, è necessario un ministero che conservi, valorizzi, diffonda l’Italianità come modo di vivere, di pensare, di agire, di lavorare.
Leggendo i commenti dei lettori nei quotidiani online, leggendo i blog, non mi pare che la nomina di un ministro di nazionalità straniera al ministero dell’integrazione, sia stata accolta bene: troppo evidentemente a favore degli immigrati con il rischio che faccia pagare agli Italiani le velleità dei nuovi arrivati.
Libero ha svolto un interessantissimo sondaggio tra i lettori nel quale si chiedeva di votare “il ministro che NON volevi“.
La ministra di nazionalità africana ha staccato tutti con quasi il 40% dei voti.
Dietro di lei (ma solo al 12% !!!) Franceschini e la Bonino.
E’ opportuno ricordare come sia ben diverso il concetto di nazionalità da quello di cittadinanza e che possiamo riassumere brevemente e brutalmente dicendo che io, anche se rinunciassi alla cittadinanza Italiana, resterei sempre un Italiano più della ministra dell’integrazione che di Italiano ha solo la cittadinanza concessa per un atto amministrativo.
Non dobbiamo quindi abbandonare la cultura della Nazionalità che è la cultura della Identità e rispetta i Valori delle nostre Radici, del nostro essere, della nostra Storia.
E queste devono essere le parole chiave: Nazione – Identità – Valori – Radici – Storia.
E’ un atto di rispetto e di continuità verso i nostri Padri che hanno fortissimamente voluto l’Italia, con grandi sacrifici che non possono essere dispersi per includere persone che questi sacrifici non hanno fatto, che a quella Storia non appartengono, che quelle Radici non riconoscono, che quei Valori non condividono, che quella Identità non posseggono, che, insomma, a questa Nazione NON appartengono.
Solo chi ha la Nazionalità Italiana può decidere se rinunciare a parte della propria Sovranità per condividere l’Identità Nazionale e la terra sulla quale si estrinseca, con altri, nuovi arrivati, concedendola a chi possa essere assimilato e a chi voglia e possa essere assimilato, ma non a chi vorrebbe conservare la sua Identità, i suoi costumi, pretendendo addirittura che siamo noi a rinunciare a qualcosa della nostra essenza “per non offendere“.
Solo quindi un referendum potrebbe sancire il passaggio dal millenario ius sanguinis di origine Romana, al barbaro ius soli di origine germanica.
Un referendum perchè se si deve rinunciare ad un diritto, ad una proprietà, gli unici legittimati a farlo sono i titolari di quel diritto, di quella proprietà.

E per salvaguardare tutto ciò, non c’è nulla di meglio che istituire un Mnistero dell’Identità Nazionale.




P.S. Proprio mentre veniva pubblicato questo post le agenzie diffondono le dichiarazioni della ministra di nazionalità congolese:
– abolire il reato di immigrazione clandestina
– disegno di legge per lo ius soli.
Non mi preoccupa.
E’ solo una provocazione per istigare alle reazioni verbali di chi è contrario e quindi scatenare la repressione preventiva dell’unar (l’equivalente di Equitalia nel campo della libertà di opinione e di manifestarla).
Però mi domando se Letta non ritenga di ritirare la delega all’immigrazione, visto che la ministra ha sparato una sciocchezza non condivisa e, quindi, come è stato imputato alla Biancofiore, ha violato le regole imposte del “gioco di squadra”.



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