La marchetta del governo ai clandestini

I tedeschi avevano ragione: l’Italia ha pagato 500 euro ai 13mila profughi rimasti nei centri d’accoglienza (i Cie, centri di identificazione ed espulsione) creati dopo la guerra in Libia per far fronte all’emergenza sbarchi a Lampedusa e non solo. E’ il Viminale stesso, con una circolare, a confermare l’indiscrezione firmata dal quotidiano Die Welt: si tratta in sostanza di una buonuscita per gli … continua

Gli Ogm violano la sovranità alimentare dei popoli

Premetto che quando sento la parola “mondiale” o “globale” sono presa da cronica diffidenza. Troppe volte i padroni dei veleni, sono anche quelli che ci rifilano gli antidoti, i loro.   Pertanto anche le manifestazioni di protesta su scala “mondiale”, vengono da me guardate con diffidenza. E comunque mi stupisce come in Italia non ci sia alcun dibattito e alcuna sensibilità sulla sempre più palese volontà della Ue di introdurre gli Ogm nelle nostre  già disastrate colture. Negli Usa già da tempo si rifiutano di mangiare cibi frankenstein. E noi? Qualcuno insinua già che finiremo per mangiare quanto essi schifano. Qui su Ecoblog, la manifestazione contro gli Ogm che si è tenuta di recente a Zurigo nella vicina Svizzera. Mancava, ovviamente, l’Italia tra i partecipanti. Eppure già non mangiamo più nemmeno una mela né un pomodoro cresciuto qui.

Una manifestazione globale, la Marcia contro Monsanto e gli OGM si è svolta ieri 25 maggio sotto totale black out mediatico e supportata solo da quanti hanno usato twitter per raccontare cosa stava accadendo dagli Stati Uniti, al Canada all’Austria, alla Germania, al Giappone. L’hastag per seguire la timeline della protesta è #MarchAgainstMonsanto ma è stato RT a seguire gli eventi in tempo reale con lo storify.

March against Monsanto nel mondo

La manifestazione si è tenuta anche in Europa, in Svizzera a Zurigo come rileva Ticino on line mancava proprio l’Italia, mentre Austria, Olanda, Regno Unito, Germania e Russia erano presenti con cortei di protesta. In Italia è accaduto che si era dato l’appuntamento a Roma in via Via Marsala a 14, come recita l’invito su Fb ma i pochi che sono passati hanno trovato i poliziotti e nemmeno l’ombra di una manifestazione che non c’è stata perché ufficialmente non c’erano i permessi. L’organizzatrice è Tami Canal con l’associazione MAM – March Against Monsanto da lei fondata e sopratutto mamma di due bambini. Sono loro, i due figli, la motivazione che ha spinto Tami a organizzare la manifestazione a livello mondiale perché preoccupata per la salute delle generazioni future. Ma a far scattare definitivamente la manifestazione l’approvazione in Usa del Monsanto Protection Act firmato dal presidente Barack Obama nonostante 250 mila persone abbiano firmato una petizione per chiedere di annullare la legge di protezione.

Sullo stesso tema: La Francia chiede il divieto per il mais Monsanto di Marina Perotta

 

Elogio alla Miseria

Vittorio Sgarbi, ospitato ieri sera da Santoro nel programma Servizio Pubblico, ha dato sfoggio della sua vasta cultura in campo artistico. Per l’introduzione ha citato un passo di Leo Longanesi tratto da “La sua signora. Taccuino 1957″. La frase può senzaltro essere classificata come elogio alla miseria. DaWikipedia, alla voce Leo Longanesi, ecco il testo della frase citata da Sgarbi. 
 
“La miseria è ancora l’unica forza vitale del Paese e quel poco o molto che ancora regge è soltanto frutto della povertà. Bellezze dei luoghi, patrimoni artistici, antiche parlate, cucina paesana, virtù civiche e specialità artigiane sono custodite soltanto dalla miseria. […] Perché il povero è di antica tradizione e vive in una miseria che ha antiche radici in secolari luoghi, mentre il ricco è di fresca data, improvvisato […] La sua ricchezza è stata facile, di solito nata dall’imbroglio, da facili traffici, sempre o quasi, imitando qualcosa che è nato fuori di qui. Perciò quando l’Italia sarà sopraffatta dalla finta ricchezza che già dilaga, noi ci troveremo a vivere in un paese di cui non conosceremo più né il volto né l’anima”.

Visitazione della Beata Vergine Maria

Magnificat anima mea Dominum. Et exsultavit spiritus meus in Deo salutari meo. Quia respexit humilitatem ancillae suae: ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes. Quia fecit mihi magna qui potens est: et sanctum nomen eius. Et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum. Fecit potentiam in brachio suo dispersit superbos mente cordis […]

Un uomo solo al comando

Il governo non ha fatto quasi niente.
A parte la sospensione del pagamento imu di giugno sulla prima casa e le due cambiali a scadenza fissa (31 agosto per l’abolizione della tassa imu sulla prima casa e 18 mesi per la riforma costituzionalelettorale) non c’è nulla.
Letta è subissato di richieste che richiederebbero un forziere capiente e ricolmo, che non c’è.
Paradossalmente questa è l’occasione unica per ribaltare cinquanta anni di invasione statalista nell’economia e nella vita di tutti noi.
Privatizzare i servizi.
Quindi tagliare i dipendenti pubblici che verrebbero privatizzati con i loro uffici e, quindi, efficientati.
Tagliare le elargizioni.
Non solo ai partiti, ma anche alla “cooperazione”, ai giornali, al cinema ed al teatro.
Vendere, anche a spezzatino, la rai conseguendo un triplice vantaggio: abolire il canone, non essere più obbligati a ripianarne i debiti e incamerando denaro fresco.
Ridurre le tasse per restituire capacità economica ai cittadini e alle aziende private.
Tutto questo Letta non lo farà.
E mentre il pci/pds/ds/pd si preoccupa di trovare fonti di finanziamento (a carico generalizzato dei cittadini) il PdL, assente Berlusconi, si occupa di perdere quanti più voti possibile con le baggianate (eufemismo) dei Bondi e dei Galan.
Contrariamente a quel che dice lo smacchiatore di Bettola, ci vorrebbe “un uomo solo al comando”.
Purchè non sia il furbetto fiorentino (e neppure qualche suo compagno di partito).



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Essere cattolico – cosa significa?

Non avendo ottenuto che gli uomini mettano in pratica quello che insegna, la Chiesa di oggi si è rassegnata a insegnare quello che mettono in pratica. La Chiesa un tempo assolveva i peccatori, oggi assolve i  peccati. (N. GòmezDavila) S. Tommaso diceva che basta non credere in una sola delle verità cattoliche per non essere […]

Ma vaffanculo, vah

L’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero non perde le buone abitudini. Nel mirino delle sue parole ci sono sempre i lavoratori italiani che questa volta definisce come “poco produttivi e troppo costosi”. In sintesi la Fornero elegantemente accusa gli italiani di essere “lavativi” e di pretendere salari elevati. Peccato che milioni di suoi connazionali lavorano dieci ore al giorno pern 600-800 euro al mese. Lei comunque con la sua busta paga da docente universitario costa abbastanza e con lei anche sua figlia che come “mamma” ha intrapreso la carriera accademica.
Da choosy a lavativi – L’ex ministro torna a farsi sentire con un’intervista a Class Tv. Così dopo aver chiamato i giovani “choosy”, ovvero con poco spirito di adattamento, dopo aver consigliato a tutti di “tornare a lavorare la terra” ora è giunto il momento di essere tacciati come “scansafatiche”. La sua riforma che avrebbe dovuto incentivare l’occupazione è stato un flop clamoroso. E ora anche lei si rende conto che quella riforma forse va rivista, come ha già annunciato il nuovo ministro del lavoro Giovannini: “Sono d’accordo con il ministro Giovannini che vada modificata, nessuna norma nasce perfetta, si fanno esperimenti”. Se poi gli esperimenti sono sulla pelle degli italiani alla Fornero poco importa.
Fiera del suo flop – Lei non rinnega la sua esperienza di governo e prova un pò di nostalgia: “Nonostante il grande carico di sofferenza sento ancora l’orgoglio di essere appartenuta al governo Monti, Era facile criticare un governo senza appartenenza politica, Mario Monti era molto impegnato come tutti noi. Abbiamo scontato nel nostro operato assenza di risorse e credo che anche l’attuale governo avrà i medesimi problemi”.
Esodati – Intanto in dote al nuovo governo la Fornero ha lasciato la grana esodati. Anche su questo punto l’ex ministro pensa di non avere colpe: “Abbiamo salvaguardato 130 mila esodati, su tutti gli altri non mi posso esprimere, spero che il nuovo governo trovi la copertura finanziaria”. Poi sempre sugli esodati attacca l’Inps: “L’istituto non ha alcun diritto di rispondere in modo soggettivo su questo tema. Se una persona è stata riconosciuta come salvaguardata non c’è nessuno, nemmeno ai vertici, che possa dare un’opinione diversa. Se non si adegua ritengo debbano esserci delle sanzioni”.

La tristezza e la stupidità

Avete presente le bagnine di Baywatch che correvano sulla sabbia dorata di Malibù, esibendo le loro generosissime forme strizzate in costumi rossi? Be’, dimenticatevele. A Jesolo il sindaco Valerio Zoggia, di comune accordo con la Federconsorzi, ha deciso che nella prossima stagione balneare gli steward sulla spiaggia locale saranno soltanto uomini. Niente donne, niente hostess, niente bagnine. La ragione? Le rappresentanti del gentil sesso, nella veste di controllori da litoranea, si farebbero rispettare poco da bagnanti e venditori abusivi di religione musulmana. Nella passata stagione addirittura alcuni immigrati islamici avrebbero offeso e sputato le ragazze del servizio d’ordine, che intimavano loro di rispettare le regole. «Ai loro occhi», ha spiegato il presidente della Federconsorzi Renato Cattai, «non godevano della necessaria autorità, perché i musulmani, per la loro cultura, non ascoltano le donne quando danno ordini o anche solo consigli. Anzi, si agitano e finiscono per offenderle». Quindi la morale è che, per tenere buoni i musulmani, tra l’altro venditori abusivi, il sindaco e la Federconsorzi hanno pensato bene di «far fuori» le donne. Un gran bell’esempio di democrazia e di rispetto. Della civiltà altrui, certo, mica della nostra.
La notizia appare ancor più irritante perché la spiaggia è uno dei luoghi dove si esprimono al meglio la civiltà di un popolo e la sua evoluzione nel tempo. Andare a mare in bikini, costume intero o velo integrale fa la differenza tra l’Occidente e molti Paesi musulmani e segna il discrimine tra il mondo contemporaneo e gli anni del Dopoguerra. L’esibizione del corpo in battigia e l’invenzione stessa del «due pezzi» sono stati un passaggio fondamentale nella crescita del nostro modo di considerare la donna, molto di più della rivoluzione sessuale degli anni Sessanta. Dove non riuscì la liberazione dei costumi, poté la libertà di indossare il costume. Tornare a impedire alle donne di frequentare la spiaggia perché malviste dai musulmani, considerarle inadeguate al servizio d’ordine perché prive di autorità, come ha fatto il sindaco di Jesolo, ci sembra una regressione delirante, un conformarsi al pregiudizio altrui, nell’incapacità di segnare la differenza tra due civiltà, la nostra e la loro, peraltro in un luogo dove in passato si sono molte spesso scontrate: il mare.
E poi, diciamola tutta, la spiaggia con bagnini soltanto uomini fa un po’ tristezza. È una discriminazione non solo verso le povere donne scartate, ma anche verso noi maschietti che magari andiamo in spiaggia apposta per godere della soave beltà di queste Veneri che vengon fuori dall’acqua in costumi risicatissimi, e apprezzare la meraviglia del mondo – tanto più in una stagione come l’estate – che ci ha donato insieme il sole, il mare e le donne. Guardare una femmina che si fa un bagno sotto il Solleone è un tributo alla bellezza, un ringraziamento al Creatore, una salvezza insieme erotica e spirituale. Insomma, sindaco di Jesolo, non ci tolga il piacere di simulare l’annegamento per venire salvati, dipoi, da una bagnina con le sue attrezzature e i suoi «gommoni». Non ci sottragga il gusto di fare i monellacci con i racchettoni e i fischi di apprezzamento, per ricevere il dolcissimo rimbrotto di una hostess succinta. Suvvia, lei che è stato eletto prima di Letta con le larghe intese (PdL, Pd e Udc tutti insieme, come in un’ammucchiata da spiaggia), non avrà problemi ad intenderci. A buon intenditor…

Dell’essere insistenti

La Germania torna a fare la maestrina. Stavolta non sull’economia. Pretende di farci la morale in materia d’immigrazione, come se il flusso di disperati proveniente dai paesi poveri dell’Africa, o dilaniati dalle guerre, fosse un problema solo nostro e non (anche) dell’Europa.
Dopo la protesta della città-stato di Amburgo contro le autorità italiane, ora interviene il ministero dell’Interno tedesco, che per rassicurare i propri concittadini dice che l’Italia si riprenderà i profughi che, fuggendo dalla Libia, dal Ghana e dal Togo, sono arrivati in Germania passando dall’Italia. E ricevendo, da Roma, cinquecento euro e i documenti che autorizzano a viaggiare nei Paesi dell’area Schengen. È da inizio maggio – scrive il quotidiano tedesco Bild – che il ministero tedesco tratta con le autorità italiane. E cita cita un portavoce del ministero dell’Interno tedesco “Abbiamo la promessa dell’Italia, che si riprenderanno i fuggiaschi”. Ma di quante persone stiamo parlando? Sarebbero circa 300 profughi sbarcati ad Amburgo ed altrettanti a Monaco di Baviera. Bild scrive che dovrebbero rientrare nei loro paesi in aereo “a spese dei Paesi coinvolti”. Con il rientro in treno o autobus sussiste il pericolo – avverte il tabloid tedesco – di fuga durante il tragitto. Già a fine marzo, il ministero dell’Interno aveva avvertito le autorità dei Laender tramite una circolare: “Nel territorio federale, in particolare sui bus e treni che oltrepassano il confine della Baviera meridionale, è segnalato l’arrivo crescente di appartenenti a Stati terzi dall’Italia”. Sprezzante il commento del ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Herrmann (Csu), citato dalla Bild: “Il comportamento del governo italiano è sfacciato”. Secondo il giornale tedesco l’Italia avrebbe dato documenti e soldi a 5.700 profughi originari del Nordafrica, a condizione di lasciare la Penisola.
L’Italia per ora non commenta. Una nota diffusa dal ministero dell’Interno precisa che “la somma forfettaria di 500 euro” è stata corrisposta agli immigrati “al fine di contribuire alle spese di prima necessità e a supporto di un percorso di integrazione in Italia”. “Ovviamente – si legge ancora – qualora lo straniero sia in possesso di un valido permesso di soggiorno e siano soddisfatti i requisiti di ingresso e soggiorno previsti dall’art. 5 della Convenzione Schengen, lo straniero può circolare e può rimanere nel territorio tedesco, come nel territorio di uno degli altri Stati membri, per un periodo di tre mesi trascorsi i quali le autorità tedesche devono rinviarlo in Italia”. Piaccia o no ai tedeschi, il problema immigrazione riguarda tutta l’Europa, non solo i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sulle cui coste approdano i disperati provenienti dall’Africa. Servono risposte comuni. Non ci vuole molto a capirlo.